Arti marziali e l’uccello dalle piume di cristallo

Il maestro Oci sei Oci Fai, stava seduto in posizione yoga, immerso in profonda meditazione, ai piedi di un grande albero secolare di cui non conosceva il nome perché non aveva mai studiato botanica. In verità il maestro non aveva studiato nemmeno altre materie perché, fin da piccolo, si era dedicato esclusivamente alle arti marziali. Aveva trascorso l’intera vita perfezionando le pratiche di difesa ed ora, quasi centenario, ne conosceva tutte le mosse, i trucchi, i segreti, la potenza micidiale ed era considerato invincibile.

La sua fama si era diffusa nella regione e nessuno avrebbe mai avuto il coraggio e la temerarietà di provocare, offendere, minacciare o aggredire il maestro. Infatti, nel corso della sua lunga vita, il maestro non ebbe mai occasione di mostrare le sue tremende capacità e di mettere in pratica la sua micidiale tattica difensiva, perché nessuno ebbe mai la temerarietà e l’ardire di minacciarlo e obbligarlo a difendersi.

Ed ora il maestro Oci sei Oci Fai, seduto in posizione yoga, immerso in profonda meditazione ai piedi di un grande albero secolare di cui non conosceva il nome perché non aveva mai studiato botanica, si sentiva solo, relegato in un rifugio segreto nella foresta, che solo pochi allievi privilegiati conoscevano; lontano da tutti, senza famiglia, senza figli, senza amici, perché, dedicandosi completamente al perfezionamento delle arti marziali, non aveva mai avuto tempo per coltivare le relazioni sociali. Non aveva fatto altro che allenarsi per difendersi da eventuali attacchi di eventuali nemici. Ma nessuno minacciò mai il maestro; il pericolo era del tutto inesistente.

Ecco perché il maestro Oci sei Oci Fai, seduto in posizione yoga,  immerso in profonda meditazione, ai piedi di un grande albero secolare di cui non conosceva il nome perché non aveva mai studiato botanica, fu improvvisamente assalito da un dubbio: “Vale la pena di dedicare tutta la vita alle arti marziali, per difendersi da un pericolo immaginario e da un nemico che non esiste?”. Nella grande foresta, che percepiva telepaticamente i pensieri del maestro Oci sei Oci Fai,  cadde il silenzio; tacquero gli animali di terra, gli uccelli dell’aria, le foglie cessarono di stormire e le acque di gorgogliare.

Solo una voce si sentì all’improvviso rimbalzare di ramo in ramo, di albero in albero, lungo gli intricati sentieri della foresta ed arrivò alle orecchie del maestro Oci sei Oci Fai. Era il meraviglioso uccello dalle piume di cristallo (che ispirò un famoso regista del brivido), di cui si favoleggiava l’esistenza, anche se nessuno lo aveva mai visto;  un uccello parlante che non aveva mai studiato arti marziali, ma era di grande saggezza. Con la sua voce melodiosa così rispose al maestro: “Non vale la pena, ma è possibile, se ti chiami Oci sei Oci Fai, e se non ci fai, ma ci sei…scemo“. Così parlò l’uccello dalle piume di cristallo.

pavone

#matteostaicalmo

Diffidate dei mattinieri fanatici e degli iperattivi cronici, possono rovinarvi la vita. Sono quelli che si alzano quando è ancora buio pesto; più che alle prime luci dell’alba, all’ultimo buio della notte. Come un novello Demiurgo, il mattiniero iperattivo si sente pervaso dallo spirito divino, investito di una missione speciale; mettere ordine nel caos dell’universo, cambiare il mondo e farlo a sua immagine e somiglianza. Nella sua fervida mente creativa sogna di riscrivere la Bibbia e sostituire Yahweh con il proprio nome. Se avete un dirigente di quel tipo correte il rischio di fare la fine di Fantozzi e colleghi, obbligati dal capo mattiniero, iperattivo e fanatico dello sport, a sottoporvi a estenuanti gare di atletica, ciclismo e canottaggio.

Matteo Renzi è un tipico rappresentante di questa specie umana. Il giorno dopo la sua elezione a segretario del PD, convoca la usa prima riunione di segreteria a Roma; alle 7.30 del mattino. Quasi un insulto alle proverbiale pigrizia, pacatezza e indolenza dei romani,  al cui confronto i flemmatici inglesi sembrano in preda al ballo di San Vito. I piccioni ed i passeri, appena svegliati, si stropicciavano gli occhi con le alucce, osservando questi personaggi che al buio, come antichi carbonari, percorrevano a passo svelto le vie ed i vicoli di Roma, e si chiedevano increduli: “M chi sono questi matti che vanno in giro a quest’ora?”. Erano i congiurati…pardon, i fedelissimi renziani che si affrettavano verso la sede del PD.

Ancora ieri il nostro Matteo “sempre in piedi” come Ercolino, in attesa di affrontare la Camera, dopo aver incassato la fiducia al Senato, non resisteva alla tentazione di comunicare al mondo che era già sveglio, in piedi e pronto ad affrontare la nuova fatica. E lancia il suo primo Tweet della giornataOk il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio“: alle 7 del mattino. Ha fretta di mostrare al mondo tutta la sua carica innovatrice.  Vuole cambiare il mondo ed è convinto di riuscire a farlo in brevissimo tempo (una riforma al mese, dice). Ecco perché, sia al senato che alla Camera, ha dimostrato tanta sicurezza che sfiora la spavalderia, la sfrontatezza. quasi un atteggiamento provocatorio, con le mani in tasca, da smargiasso, da bulletto di periferia.

 Sarà dura per i componenti del suo governo stargli appresso con questi orari e questi ritmi. I primi segnali non sono proprio rassicuranti, Ieri alla Camera si è presentato tenendo bene in mostra sul tavolo un libro dello scrittore giapponese MurakamiL’arte di correre“:  tutto un programma. Temo che i suoi collaboratori, siano della segreteria o del governo,  faranno la fine di Fantozzi. Immagino già i suoi ministri, compreso l’anziano Padoan e la Madia col pancione, in tuta tricolore (con tanto di griffe “Presidenza del Consiglio“), alle 7 del mattino fare jogging a Villa Borghese.

Siamo passati dal premier Letta, impassibile, “Faccia da zen“, lento, compassato e con l’aria quasi assente da asceta ad un premier così mattiniero che quando si alza lui il gallo ancora dorme e che alle 7 del mattino già cinguetta a tutto spiano svegliando i passeri che sonnecchiano sui platani del Lungotevere. Bisognerebbe suggerire al nostro iperattivo Matteo di darsi una calmata. Anche le ultime ricerche scientifiche dicono che oggi si dorme sempre meno e che sarebbe più salutare dormire almeno un’ora in più: specie i ragazzi che, a causa del poco sonno, soffrono di stanchezza e difficoltà di concentrazione a scapito del rendimento scolastico. Altro che svegliarsi col gallo, forse dormire un’ora in più e stare più calmi sarebbe meglio per tutti. A lui che ama tweettare (Il suo “#enrico stai sereno” passerà alla storia come simbolo dei voltagabbana,  dell’inaffidabilità e del  tradimento; come il bacio di Giuda), bisognerebbe lanciare un nuovo hashtag: “#matteostaicalmo“, nell’interesse suo e nostro.

A proposito di quelli che vogliono cambiare il mondo, vedi “Ma ci conviene cambiare il mondo?“.

Faccia da Zen

Il premier Letta è in scadenza, come lo yogurt. La sua poltrona, sotto gli attacchi dell’arrembante neo segretario PD Matteo Renzi, traballa pericolosamente. Ma lui, incurante del pericolo incombente, dice che prosegue sul suo cammino. Anzi, visto che fino ad oggi non è riuscito a realizzare niente di quello che aveva promesso, fischiettando, fa finta di niente, annuncia un nuovo “Patto di coalizione” e  lancia un nuovo programma “Impegno Italia“, dove ci sarà tutto ed il contrario di tutto. Tanto non realizzerà nemmeno questi buoni propositi, ma già metterli per iscritto sembra una cosa seria, la gente ci crede e magari tira avanti ancora un annetto.

E’ la solita strategia del far finta di cambiare qualcosa, fare nuove promesse per prendere tempo e tirare a campare. Come ho ripetuto spesso, i nostri politici ogni tanto cambiano programmi, segretari, stemmi, bandiere, inni, alleanze, coalizioni, danno una mano di tinteggiatura alla facciata e sembra che la casa sia nuova. Ma sono sempre gli stessi, inventano un nuovo slogan che li caratterizzi (“rottamazione” va benissimo), si presentano come il “nuovo che avanza“, illudono i cittadini e salvano le poltrone. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti. Ma non è scontato che l’inganno funzioni. Proprio oggi l’incontro fra Renzi e Letta è finito, sembra, in maniera non proprio amichevole e rassicurante. E già domani, giovedì, alla riunione della direzione PD, si attendono le dichiarazioni del segretario Renzi. E tutto lascia pensare che non saranno proprio dei segnali di pace e di sostegno al governo in carica.

Ma Letta è fiducioso. Continua a dire che il peggio è passato, che la crisi è superata, che vediamo la luce in fondo al tunnel, che ci sono segnali di ripresa, che il suo governo ha operato bene, che hanno rilanciato l’economia. E lo dice con tale sicurezza che quasi quasi viene voglia di credergli davvero. Poi ci si guarda intorno e si leggono le notizie del giorno; aziende che continuano a chiudere, imprenditori che si suicidano, disoccupazione in aumento, povertà in crescita. E si capisce che quell’uomo, con quella faccia e “quella espressione un po’ così…” è completamente fuori dal mondo; almeno dal mondo nostro, della gente comune, quello che conosciamo. Può darsi che viva in un mondo parallelo.

Quello che mi lascia perplesso, l’ho già detto in passato, è proprio la sua faccia; impassibile, immobile, inespressiva, imperscrutabile, capace di dire le cose più inverosimili senza battere ciglio. La sua faccia è un autentico enigma. Ne parlavo tempo fa nel post “Signor Palle d’acciaio” in cui, fra l’altro dicevo: “Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

letta zen

Ma oggi è lo stesso Letta che ci viene in aiuto e ci svela il segreto di quella espressione facciale. Dice che lui è “Zen“. E’ così zen che afferma: “Dopo questa esperienza (alludendo all’esperienza di governo)  potrei  perfino insegnare pratiche zen  in qualunque monastero». Non è detto che già domani non si trovi in condizioni di mettere in pratica la sua vocazione zen. Forse è quello che si augurano Renzi, una parte del PD e molti italiani: vedere Letta che va a fare il monaco in un monastero tibetano. A proposito di zen mi viene in mente che anni fa scrissi qualcosa, dopo aver letto una classica storiella zen in rete. Mi sa che il caro Letta farà la stessa fine di questo maestro zen…

Lo Zen e la mazza

La storia del pensiero filosofico occidentale, dai presocratici ai giorni nostri, è talmente vasta che affronta tutte le possibili domande che l’uomo si pone da sempre. Ce n’è d’avanzo per chiunque. Eppure ci sono delle persone alle quali non basta. Così, per avere risposte soddisfacenti, si rivolgono alle dottrine orientali. Prima o poi capita di avere a che fare con questi cultori dell’oriente. Sono quelle persone che hanno sempre l’aria di saperla lunga, di essere depositari di antiche e segretissime verità rivelate, che guardano tutto e tutti con distacco e sembrano commiserare chiunque non segua le dottrine zen. Qualunque argomento voi stiate trattando, immancabilmente, si intromettono nel discorso sentenziando e chiosando con aneddoti, citazioni e storielle ortofrutticole, ovvero del cavolo. Queste storielline zen hanno una caratteristica; di solito non c’entrano assolutamente niente con il vostro discorso, sono incomprensibili ai comuni mortali e sono talmente surreali che i presenti si guardano fra loro chiedendosi “Ma che cavolo vuol dire?”. Certe volte ho il sospetto che anche Prodi abbia frequentato un corso zen. Ma non infieriamo sul “più grande premier cadente”. Torniamo alle nostre storielle zen. Eccone un esempio:

Il patriarca shou shan brandì la mazza davanti alla congregazione dei monaci, dicendo: “Se la chiamate mazza ne insultate l’essenza. Se non la chiamate mazza volgete le spalle alla realtà. Ditemi voi tutti, ditemi allora come la chiamerete!”

Bella domanda vero? Noi abbiamo i nostri bei problemini a cercare di capire i discorsi di politici, opinionisti e vari maestri del pensiero, ma anche questi poveri orientali non se la passano poi tanto bene; specie se sono monaci ed hanno a che fare con shou shan e le sue domande della mazza. Immagino la perplessità di questi poveri monaci. Comunque rispondano sbagliano. Non c’è scampo, lo zen è così. Allora immagino che la storiella potrebbe avere questo seguito.

Allora i monaci presero l’oggetto che il patriarca shou shan teneva in mano, che alcuni chiamavano mazza ed altri non sapevano come chiamare, e con quello cominciarono a colpire ripetutamente il patriarca.
Ed infine chiesero: “Patriarca, tu che sai come chiamare le cose, dicci: come chiameresti questo oggetto col quale ti abbiamo colpito?“.
Ed il patriarca, stoicamente insensibile alle bastonate ricevute, rispose: “Se lo chiamassi mazza insulterei l’essenza dell’oggetto. Se non lo chiamassi mazza volterei le spalle alla realtà.” E tacque.
Allora i monaci ripresero a randellarlo con più forza, fino a ridurlo quasi in fin di vita.
E ancora chiesero: “Patriarca, dicci, con che cosa ti abbiamo randellato?”
Il vecchio e saggio patriarca, con un filo di voce, rispose: “Non so come chiamarlo, ma…fa un male boia!”.
Da quel giorno i monaci seppero come chiamare quell’oggetto: “Quella cosa che fa un male boia!”.
Ringraziarono il patriarca per aver dato un nome a quella mazza che non è una mazza ed
il patriarca, da quel giorno, si guardò bene dal fare domande del ca… pardon, della mazza!

Lo Zen e la mazza

La storia del pensiero filosofico occidentale, dai presocratici ai giorni nostri, è talmente vasto che affronta tutte le possibili domande che l’uomo si pone da sempre. Ce n’è d’avanzo per chiunque. Eppure ci sono delle persone alle quali non basta. Così, per avere risposte soddisfacenti, si rivolgono alle dottrine orientali. Prima o poi capita di avere a che fare con questi cultori dell’oriente. Sono quelle persone che hanno sempre l’aria di saperla lunga, di essere depositari di antiche e segretissime verità rivelate, che guardano tutto e tutti con distacco e sembrano commiserare chiunque non segua le dottrine zen. Qualunque argomento voi stiate trattando, immancabilmente, si intromettono nel discorso sentenziando e chiosando con aneddoti, citazioni e storielle ortofrutticole, ovvero del cavolo. Queste storielline zen hanno una caratteristica; di solito non c’entrano assolutamente niente con il vostro discorso, sono incomprensibili ai comuni mortali e sono talmente surreali che i presenti si guardano fra loro chiedendosi “Ma che cavolo vuol dire?”. Certe volte ho il sospetto che anche Prodi abbia frequentato un corso zen. Ma non infieriamo sul “più grande premier cadente”. Torniamo alle nostre storielle zen. Eccone un esempio:

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