Omofobia, xenofobia, razzismo

Al di là della facile ironia la verità è che ormai si è andati oltre il limite del buon senso. Ci sono ormai delle categorie intoccabili, come i fili dell’alta tensione, “chi tocca i fili muore“. Sono i neri, gli immigrati, i Rom, i musulmani e gli omosessuali. Se ne deve parlare solo bene. Qualunque affermazione non sia più che benevola nei loro confronti è considerata un insulto e marchiata come “omofobia…xenofobia…razzismo“. Sono categorie “protette” dal WWF, come il panda.

Così se date del “buffone”  ad un italiano (per esempio Berlusconi)  è un epiteto quasi innocuo, ha una “valenza sociale“, come ha stabilito la Corte di Cassazione nel lontano 2006. Ma se fate lo stesso con un nero è un insulto razzista. Se dite che preferite le bionde alle brune è una semplice questione di gusti, tutto regolare. Se dite che preferite le donne bianche alle nere è razzismo. Se preferite Monica Bellucci a Luxuria è transfobia. Se dite che è meglio avere la passione delle belle ragazze, piuttosto che essere gay non è più una questione di gusti, ma è una gravissima affermazione di omofobia e scatena la reazione di tutte le associazioni di categoria. Già, proprio così. Sembra incredibile, ma stiamo diventando ridicoli.

Proprio di recente è stato presentato in Parlamento un ddl sull’omofobia. Se venisse approvato, qualunque accenno critico ai “plurisessuali” sarà considerato reato e si rischierà non solo di pagare multe salatissime, ma addirittura di finire in galera. Sull’accoglienza degli immigrati siamo a buon punto. Per evitare complicazioni sui criteri di accoglienza apriamo le porte a tutti; avanti c’è posto. Insomma, ci stiamo velocemente avviando da un mondo di omofobi, xenofobi e razzisti ad una dimensione parallela, una specie di universo dell’antimateria in cui tutto è capovolto ed invertito (ad hoc), come le cariche elettriche. Così non saremo più omofobi e razzisti, ma omofili e terzomondisti; per legge. Neri, zingari, gay, lesbo, trans ed equiparati costituiranno una classe privilegiata e nei concorsi pubblici gli verranno riconosciuti dei punteggi di merito; avranno una corsia preferenziale e posti riservati, come gli invalidi.

Come una volta si festeggiava il sabato fascista, d’ora in poi si festeggerà il sabato sessista, il Gay pride diventerà settimanale, sarà festa riconosciuta e tutti, ma proprio tutti, anche i vecchietti dell’ospizio “La pace“,  saranno tenuti ad indossare deliziosi e svolazzanti completini rosa in stile vedo-non vedo, coprirsi di piume di struzzo e sfilare sui carri facendo la danza del ventre. Olè!

Allo stesso modo diventeremo xenofili e faremo a gara ad accogliere qualunque straniero di passaggio per ospitarlo in casa, dargli vitto e alloggio, la paghetta settimanale e garantirgli tutti i diritti ed i confort possibili, a costo di farci aumentare le tasse per mantenerli e di toglierci il pane dalla bocca. Sarà un segno distintivo di modernità, uno status symbol. Se non dovessero più arrivare via mare spontaneamente, andremo a prenderli direttamente in Nigeria, Senegal, Marocco e ovunque ci siano disperati da portarci in casa. Più ne avremo, meglio sarà, perché, dice la Kyenge, gli immigrati sono una risorsa (Arrivano le risorse).

Scimmie, serpenti e presidenti

Calderoli dice che quando vede il ministro Kyenge pensa ad un orango. E scatta immediatamente lo sdegno di Stato. Tutti a condannare il gravissimo insulto razzista del leghista Calderoli. In primo piano, ovviamente, lo sdegno del Presidente Napolitano che, come riferiscono “fonti del Quirinale“, è “colpito ed indignato“. Anche quando non interviene direttamente ci pensano le “fonti” a comunicare alla stampa ed al mondo il quotidiano pensiero presidenziale. Sembra che per i nostri commentatori italici la realtà sia vista non per quello che è, ma in funzione della reazione  del Presidente Napolitano. Qualunque sia la notizia, in prima pagina finisce sempre, come apertura, il commento di Napolitano.

L’uomo è misura di tutte le cose...” diceva il buon Protagora. Oggi modificherebbe il suo famoso detto in “Napolitano è la misura di tutte le cose; di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“. Sì, abbiamo un Presidente che funge da metro dell’universo, da geometra del cosmo, da giudice unico e supremo dello spazio-tempo.

Il dubbio, però, riguarda la frase di Calderoli. Non possiamo fare a meno, infatti, di ricordare quanti insulti ed epiteti di ogni genere siano stati indirizzati a Berlusconi. Ci vorrebbe un intero libro per elencarli tutti. Da psiconano a mafioso, da criminale a pedofilo, da “serpente a sonagli” (Di Pietro) a “cancro” (Vendola).

Allora il dubbio è questo. Perché dire che la Kyenge ricorda una scimmia è un gravissimo insulto razzista e scatena la reazione indignata e bipartisan di tutti i partiti e delle alte cariche dello Stato, e dire che Berlusconi è un serpente a sonagli non è un insulto e nessuno si indigna? Presidente Napolitano, lei che ha l’indignazione facile, ci spiega la differenza?

Perché se Borghezio dice che la nomina della signora congolese come ministro dell’integrazione  è stata una scelta “del cazzo“, l’affermazione è gravissima e Borghezio viene espulso dal suo gruppo al Parlamento europeo e se Vendola dice che Berlusconi è un “cancro della politica” è semplice dialettica e nessuno si indigna? Presidente Napolitano ci spiega la differenza?

Perché Sabina Guzzanti, quella che è convinta di far satira e di essere simpatica e divertente (la gente ha strane convinzioni) sul palco in piazza Navona, qualche anno fa,  disse che Mara Carfagna era diventata ministro perché “succhiava l’uccello a Berlusconi” e nessuno si indignò (nemmeno il Presidente), anzi applaudirono? (Guarda il video). Perché paragonare la Kyenge ad una scimmia è un gravissimo insulto razzista e dire che la Carfagna fa i pomp… i servizietti alla Monica Lewinsky  è satira? Presidente, ce lo spiega?

Perché dare della scimmia a qualcuno è un insulto e dare del serpente è un complimento? Perché dire che la nomina di Kyenge ministro è stata una scelta sbagliata è un insulto razzista e dire che Berlusconi è un cancro è una semplice battuta, un’opinione? Avere tratti scimmieschi è una sensazione devastante, mentre avere un cancro è una piacevole sensazione? I serpenti a sonagli sono molto più carini, simpatici, miti e mansueti delle scimmie? Preferire i serpenti alle scimmie non è una ingiustificata discriminazione nei confronti delle povere scimmie? E le pari opportunità e l’uguaglianza, concetti così cari alla sinistra buonista? Un altro illustre esponente del socialismo europeo, l’ex premier spagnolo Zapatero, riteneva che le scimmie ci somiglino tanto che voleva addirittura estendere ai primati il riconoscimento dei diritti umani (vedi “Zapatero e le scimmie“). E allora perché essere paragonati alle scimmie è un insulto?  Anzi, da buoni socialisti lo si dovrebbe considerare un onore. Ma allora, Presidente, da buon ex/post comunista, perché si indigna? Ce lo spiega?

Già, il nostro Presidente ha l’indignazione facile. Ma deve essere una caratteristica acquisita di recente. In passato era meno suscettibile a queste indignazioni. Per esempio non si indignò quando, da europarlamentare,  dei cronisti della televisione tedesca gli chiesero spiegazioni sui rimborsi di viaggio. La questione passò sotto silenzio. Nessuno dei solertissimi giornalisti d’inchiesta nostrani, da Santoro a Gabanelli, da Annunziata a Iacona, da Ruotolo a Travaglio, se ne occuparono. Strano, vero? Vedi sotto…

Non si indignò neppure quando, in pieno processo “Mani pulite” sui finanziamenti illeciti ai partiti, Bettino Craxi  lo tirava in ballo a proposito dei lauti finanziamenti che il PCI riceveva da Mosca e di cui Napolitano non poteva non essere a conoscenza. Vedi sotto…

In Italia abbiamo l’indignazione elastica, a tempo, col timer. Si attiva o si spegne secondo i luoghi e personaggi. Non c’è una regola fissa. Ci si indigna o meno secondo le circostanze; dipende. Ora, per tornare a Calderoli, bisogna riconoscere che ha sbagliato. E giustamente provoca l’indignazione generale, dal Presidente super indignato speciale a tutte le altre anime belle del Bel Paese. Io stesso mi sento indignato, non avrei mai pensato di paragonare la Kyenge ad una scimmia per una ragione semplicissima; le scimmie mi sono simpatiche, tanto che ne ho scelta una, nelle vesti di Amleto, come avatar.

Priorità

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

Mamme, babbi e bebè

Le belle famiglie moderne: due mamme, tre papà, otto nonni e uno stuolo di zie, cugini e fratelli sparsi che non sanno nemmeno, finché qualcuno non organizza una bella riunione di famiglia, di essere parenti. Le chiamano “famiglie allargate“. Che bello quando si riuniscono tutti per il pranzo di Natale. Si perde un po’ di tempo all’inizio per le presentazioni, visto che non si conoscono fra loro, ma poi è tutta una festa generale. Se poi si fa un po’ di confusione con le parentele, pazienza. Ma vuoi mettere la soddisfazione di essere una famiglia moderna, progressista, aperta?

Magari c’è il fratello gay, la cugina lesbica, lo zio trans, ma c’è posto per tutti: aggiungi un posto a tavola. Magari il posto a tavola è per la nuova “compagna” di mamma (che ha scoperto di essere lesbica), così il pargoletto avrà due mamme. E forse un altro posto è riservato al nuovo “compagno” di papà, che nel frattempo è diventato gay, e porta a casa la nuova “mamma” che però ha i baffi. Che importa, tempi moderni, l’imperativo categorico è “cambiamento“, basta con regole e regolette del passato. Buttiamo tutto nella spazzatura, tradizioni, morale, usi e costumi, distruggiamo il passato. Sembra questa la soluzione per tutti i guai. Ma ne siamo davvero sicuri? Ci conviene davvero cambiare il mondo? Vedi “Il Papa mi copia il blog”.

Questa mania del cambiamento ad ogni costo mi ricorda una frase di Raffaele Morelli, quello che una volta stazionava in permanenza in TV (ora, per fortuna, sembra scomparso)  sempre pronto a dispensare saggezza in pillole o supposte. Quello che dovrebbe essere psicologo, psicanalista, psichiatra, psicoterapista o psicoqualcosa che non ho mai capito. Disse in televisione: “I giovani hanno il compito di distruggere i valori della generazione precedente. Se non fanno questo hanno fallito”. Forse la prima cosa da fare, invece, per avere una società decente, sarebbe quella di distruggere la gente come Morelli. Ne parlavo anni fa nel post ” Come vivere felici con 5 euro“.

Stiamo cambiando così rapidamente che facciamo fatica a seguire i tempi e adeguarci.  Basta seguire le notizie di cronaca ed ogni giorno se ne scopre una nuova. In Francia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti hanno abolito, addirittura, anche i termini “Mamma e papà“.  Sarebbe imbarazzante, qualora si abbiano due mamme o due papà. Chi è la mamma e chi è il papà? Difficile stabilirlo, se la mamma ha barba e baffi ed il papà porta il reggiseno.

Per ovviare a questo imbarazzante dilemma i Paesi progressisti, che più progressisti non si può, si sono già adeguati ai tempi.  Negli USA, grazie al “progressista” Obama, è già in vigore la legge che  elimina nei documenti ufficiali i termini “padre e madre“. La Spagna dell’allora premier socialista Zapatero, per non sembrare meno progressista di Obama,  si è subito adeguata. Non c’è da meravigliarsi, sotto il governo del “calzolaio” socialista, si era così aperti alle innovazioni che si volevano estendere i diritti umani alle scimmie (Zapatero e le scimmie), per consentire l’arruolamento dei trans nell’esercito si stabiliva che per essere considerati maschi arruolabili non è necessario avere il pene (La Spagna ed il pene superfluo) e nelle scuole della Catalogna venivano distribuiti opuscoli per spiegare ai ragazzi tutti i segreti della masturbazione. Una specie di Kamasutra del “Fai da te” (vedi “La Spagna si masturba“).

Così, per non essere secondi a nessuno, anche in  Francia gli illuminati progressisti socialisti di Hollande hanno deciso di abolire i vecchi ed anacronistici “padre e madre“:  si chiameranno “Genitore Uno e Genitore Due“. Olè! In Svezia, invece, hanno fatto ancora di più e meglio: hanno abolito addirittura anche le differenze fra maschietti e femminucce. Si chiamano con pronomi “Neutri“, hanno abolito i classici colori rosa e blu, hanno inventato giocattoli unisex ed abolito le favole che possono creare problemi sull’identificazione sessuale : “Egalia, l’asilo infantile che ha abolito maschi e femmine“.  Sembrano battute, barzellette,, le solite leggende metropolitane. Invece, purtroppo, è tutto drammaticamente vero.

Queste innovazioni, che sconvolgono le vecchie tradizioni consolidate da secoli, partorite dalle fervide menti dei progressisti d’assalto, hanno conseguenze anche nella vita sociale,  nelle relazioni interpersonali e nelle strutture pubbliche; per esempio la scuola e gli asili. Succede così che in una scuola materna di Roma ci sia un bambino che ha “due mamme“. Già, perché accontentarsi di una sola mamma quando se ne possono avere due?  Specie in tempo di crisi, una mamma di scorta fa sempre comodo. Viva l’abbondanza. E succede che domani sia la festa del papà.

Oh, perbacco, e adesso che si fa? Ovvio che il bambino con due mamme si troverà in imbarazzo perché lui un papà non ce l’ha e non può festeggiarlo. No problem, notoriamente noi italiani siamo dotati di una grande fantasia, siamo maestri nell’arte di arrangiarsi e risolvere i problemi e, quando ci troviamo di fronte ad ostacoli ed imprevisti, sfoderiamo la nostra rinomata creatività “che tutto il mondo ci invidia“ (così si dice) e diamo prova del più puro genio italico.

Arriva la festa del papà e c’è un bambino che il papà non ce l’ha? Ecco la soluzione: “Il bambino ha due mamme: l’asilo annulla la festa del papà“. Semplice, aboliamo la festa. Geniale, vero? E adesso cosa si potrebbe dire di questa ultima trovata dei nostri “progressisti” del piffero? Niente, si resta senza parole. E’ davvero questo il mondo che vogliamo? Questo è progresso? E’ progresso chiamare la mamma “Genitore Due“?  E’ progresso affittare un utero, come ha fatto Elton John, e farsi fare su ordinazione (questo è, come se ordinasse una credenza al mobiliere) due bambini e farli crescere fra due “babbi” o  due “Genitore Uno e Due“?

Ma poi, nel caso di coppie gay o lesbiche, come si riconosce il Genitore Uno dal Genitore Due? Si applicano una targhetta o portano un ciondolo al collo con l’indicazione? E se la coppia si allargasse (oggi, in tempi di famiglia allargata, tutto è possibile) e i genitori diventassero tre? Aggiungiamo ancora un posto a tavola per il “Genitore Tre“? Povero bambino, dovrà imparare presto l’aritmetica se vuole chiamare per numero il genitore giusto, perché rischia di fare confusione con tutti quei numeri genitoriali. A questo punto dovremmo essere sinceri e smetterla di giocare a fare i piccoli rivoluzionari per il gusto di sembrare moderni ed al passo coi tempi.  Siamo davvero così rincoglioniti o facciamo solo finta di esserlo per non turbare la sensibilità di un bambino senza papà, ma con due mamme?

Perché una società deve necessariamente adeguare i propri principi alle esigenze di una esigua minoranza, invece che a quelle della maggioranza? Ma in democrazia non è sempre valido il concetto che sia la maggioranza a decidere? E’ un cardine del sistema democratico. E allora perché in certi casi non è più valido? Oppure è valido solo quando ci fa comodo?  Oppure i nostri progressisti del cavolo sono una lobby così potente che riescono a condizionare l’intera società? Perché dobbiamo abolire la festa del papà perché c’è un bambino che ha due mamme, invece che una mamma ed un papà, come tutti gli altri? Perché dobbiamo smettere di fare il presepe e cantare i canti di Natale?  Perché dobbiamo abolire il Natale e sostituirlo con una generica “Festa d’inverno” e sostituire (come ha deliberato il Parlamento europeo) il classico “Buon Natale” con un generico “Auguri di stagione“?

Se festeggiare il Natale gli dà tanto fastidio (ma quanto sono sensibili!), possono restare a casa loro (non mi risulta che li abbiamo obbligati noi a venire in Italia) e festeggiare Maometto, Budda, Manitù e fare la danza della pioggia intorno al Totem. Per non urtare la sensibilità di immigrati che non sono cristiani, stiamo distruggendo principi e tradizioni.  Stiamo rinnegando le nostre radici e la nostra cultura millenaria. Ci stiamo rendendo ridicoli.

Perché dobbiamo cambiare le leggi naturali che regolano il mondo da millenni per consentire a Vendola di sposare in chiesa il suo amato Eddy e di considerare questa unione una “famiglia” normale? E’ davvero normale che sia la società ad adeguarsi alle paturnie sessuali di pochi? E’ come colorare di nero un intero gregge di pecore bianche per evitare che l’unica pecora nera del gregge si senta a disagio e diversa. Eppure è proprio questo che stiamo facendo. E’ proprio questo che stiamo diventando: un gregge di pecoroni bianchi che si adeguano ai ghiribizzi dell’unica pecora nera.

Con questa mania del cambiamento e della distruzione di tutto ciò che consideriamo vecchio e superato dai tempi finiremo per distruggere noi stessi, la società e l’umanità.  Diventeremo noi stessi degli automi inutili da rottamare o gettare dalla finestra, come si fa con gli oggetti rotti ed inservibili a Capodanno. Non saremo più persone umane, ma più verosimilmente somiglieremo a delle merdacce fantozziane. Rifiuti umani, da gettare nella spazzatura. L’unica consolazione è che, essendo materia organica, siamo riciclabili. Diventeremo compost per concimare fiori, piante e prati verdi. Almeno saremo di qualche utilità al pianeta.

Come si diventa intolleranti

Natale: festa degli alberi

Buone e cattive notizie

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L’Islam mi rende nervoso

Immigrati: c’è un limite?

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Stiamo diventando tutti razzisti?

Il telefonista di Al Qaeda

Mi presta l’utero?

Silenzio Spagna

Quando Zapatero vinse le elezioni fu salutato con grande entusiamo dalla stampa di sinistra che lo osannava come grande riformatore che avrebbe portato giustizia, prosperità e ricchezza. Una specie di faro di riferimento per l’Europa intera. E , per lungo tempo, tutto ciò che lo riguardava trovava ampio spazio nelle prime pagine. Poi, col passare del tempo, l’entusiasmo iniziale è un po’ scemato, quando si sono resi conto che quella specie di sosia spagnolo di Mr. Bean non era quel grande statista che sembrava e che il governo socialista si dimostrava un fallimento totale.

Di recente in Spagna si sono svolte le elezioni. Il partito socialista è crollato, toccando il minimo storico, ed il partito popolare ha stravinto ottenendo la maggioranza assoluta in Parlamento. La notizia è stata data senza troppo clamore, nemmeno in apertura, ma a metà pagina. Ed il giorno dopo era scomparsa del tutto. In rete non c’è più traccia. Il fatto è che se vince il centro destra non si deve dare troppo spazio, meglio minimizzare e non parlarne. Così hanno decretato il silenzio stampa. O meglio, il silenzio Spagna.

La Spagna si masturba…

La Spagna di Zapatero non smette di stupirci. Che menti, una ne fanno e cento ne pensano. Non ci siamo ancora ripresi dalla notizia del riconoscimento dei dritti umani alle scimmie (vedi “Zapatero e le scimmie“) ed ecco una nuova “trovata”. L’ho appena letta fra le Flash News del Corriere: “Spagna: regione finanzia corso su masturbazione“.

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La foto proibita.

E’ diventata un affare di Stato la foto ricordo di Zapatero e famiglia, insieme ad Obama e la moglie Michelle. Era finita nell’album dei visitatori del Dipartimento di Stato USA. Ma il premier spagnolo non ha gradito e ne ha chiesto la cancellazione. Beh, forse perché non è venuta molto bene, non è un gran bel vedere; c’è di meglio. Ma il motivo ufficiale è un altro. Sembra che questa foto abbia scatenato reazioni in patria, dove ci si interroga sui viaggi ufficiali del premier Zapatero con famiglia al seguito. Ma c’è anche un’altra ragione, lo riferisce oggi un articolo sul Corriere.it: "Le figlie di Zapatero e la foto proibite con Obama".

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El Gobierno sombra

Da quando si è insediato il nuovo Governo sembra che si stia diffondendo, in Italia e nel mondo, uno strano virus: un sacco di gente sente l’irrefrenabile istinto e necessità di dare consigli a Berlusconi ed ai ministri. Ha cominciato proprio il premier uscente Prodi, il quale, al momento di passare le consegne ed il famoso campanello, non ha resistito alla tentazione di dare al nuovo premier dei buoni consigli. E già ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate nel vedere Prodi, che non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio, e per questo è caduto il suo Governo ed hanno preso una batosta micidiale alle elezioni, dare dei “consigli” a Berlusconi. Ma, evidentemente, fra le tante carenze del premier uscente c’è anche una totale mancanza del senso del ridicolo.

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