Isis for dummies

Il terrorismo spiegato agli idioti. Molti anni fa, nel secolo scorso, circolava un interessante volume, “Windows for dummies“, che spiegava ai principianti tutti i trucchi e le regole per usare in maniera corretta e soddisfacente quel cervellotico, contorto ed astruso programma che era Windows. Dopo la strage di Parigi, da giorni su stampa, Tv e internet, uno stuolo di esperti e tuttologi di professione si affannano a cercare di spiegare i meccanismi dell’attentato, cosa sia l’Isis, come e perché agisce e cosa si nasconda dietro il terrorismo islamico. Sono quasi certo che qualcuno, sfruttando il tema di attualità, stia già pensando di scrivere un libro, una specie di “Isis for dummies“,  per spiegare tutto l’Isis minuto per minuto a chi non ha ancora capito bene cosa stia succedendo, compresa la casalinga di Voghera, lo scemo del villaggio, gli idioti per natura e diversi esponenti della nostra classe politica i quali non hanno ancora capito nemmeno come e perché siano finiti in Parlamento, figuriamoci se hanno capito il pericolo del terrorismo islamico. Diamo tempo al tempo, di solito le mie previsioni si avverano.

Sembra, però che la preoccupazione maggiore sia quella di spiegare il terrorismo ai bambini. Su La7 avantieri pomeriggio, nel solito talk show su temi politici e di attualità, si discuteva della strage di Parigi ed il tema era proprio quello “Come spiegarlo ai bambini”. Anche oggi, nello stesso programma,  si riprende l’argomento, la necessità di parlarne con i bambini e spiegare loro le ragioni dell’attentato e del terrorismo. Lo stesso ministro dell’istruzione ha invitato ufficialmente gli insegnanti a discutere dell’argomento a scuola con bambini e ragazzi. Non riescono a spiegarlo nemmeno ai grandi e pretendono di spiegarlo ai bambini.  I bambini hanno altro da fare, lasciateli giocare in pace, finché è possibile. Spiegatelo ai grandi, senza ipocrisia e giri di parole, se ci riuscite. Ma siamo sicuri poi che gli insegnanti che dovrebbero spiegarlo ai bambini abbiano le idee chiare? Ho qualche dubbio. Ma siccome siamo italiani, qualunque sia l’argomento, noi siamo in grado di discutere per ore. “Quanto ci piace chiacchierare“, diceva un vecchio spot della Ferilli. E infatti, specie in televisione, le chiacchiere dilagano, ad ogni ora del giorno. L’importante non è cercare di capire il problema o trovare una soluzione, ciò che conta è parlarne e far finta di occuparsene.

Fra gli ospiti in quel programma pomeridiano c’era anche un autorevole psichiatra, il prof. Luigi Cancrini il quale ha dato la sua spiegazione dell’attentato. Dice che il terrorismo nasce dal disagio dei ragazzi delle banlieue, dal sentirsi emarginati perché la società non dà risposte alle loro domande, non dà opportunità di lavoro e crescita, non li aiuta a migliorare la loro condizione lavorativa e sociale. Quindi finiscono per isolarsi e covare rancore e odio verso quel mondo e quella società che non li capisce, non li aiuta e li respinge. Chiaro, per il nostro illustre psichiatra la colpa del terrorismo islamico è della società. Ovvero, l’Isis ha scatenato l’inferno in Iraq, Siria e dintorni, creando lo stato islamico ed il califfato perché…i ragazzi delle banlieue parigine si sentono emarginati.

Per dare una spiegazione simile non c’era bisogno di scomodare un professorone, bastava un qualunque imbecille di borgata al bar dello sport. Ho sempre nutrito una sana e concreta diffidenza nei confronti di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, psicopatici, psicolabili, psicofarmaci e… psicoche? Talvolta, viste certe loro affermazioni strampalate, penso che certi psicologi dovrebbero farsi vedere da uno psicologo, ma che sia bravo. In una scena da “Io e Annie“, Woody Allen si lamentava del fatto che nonostante fosse in cura da un analista da quindici anni, non avesse avuto ancora risultati apprezzabili. E concludeva amaramente: “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes“. (Vedi clip “La psicanalisi)

Ieri, invece, sul Corriere.it, mi ha incuriosito un articolo di Alessandra Coppola: “Con gli attacchi di Parigi torna l’islamofobia. Ma questa è la strategia dell’Isis“. Ho capito bene? La strategia dell’Isis sarebbe quella di istigare l’islamofobia? Sembra una sciocchezza, ma spesso i titoli sono fuorvianti. Non resta che leggere il pezzo. E infatti ho la conferma, il significato è proprio quello. Esordisce dicendo che dopo gli attentati di Parigi sono aumentato gli atti “islamofobi” e l’intolleranza nei confronti dei musulmani. Ma va, dopo che hanno fatto una strage con 130 morti, si aspettava che gli portassero fiori, dolciumi e bigliettini di congratulazioni? E per documentare la sua geniale scoperta si serve di diverse tavole e statistiche dalle quali risulta che dopo attentati terroristici aumenta la paura e l’intolleranza. Prosegue con alcuni dati dai quali risulta che la presenza musulmana “percepita”, è molto superiore ai numeri reali; come dire che la paura è ingiustificata. Ed ecco la spiegazione del terrorismo secondo Gilles Kepel, considerato come massimo esperto di radicalismo islamico. Secondo Kepel l’intento degli attacchi dell’Isis è “scatenare i gruppi xenofobi della destra europea contro i migranti e contro il mondo islamico tout court“.

Ecco la spiegazione, perché nessuno ci aveva pensato? Tutti credevano che i terroristi fossero animati da odio verso l’occidente, verso la Francia, verso gli infedeli, verso gli ebrei, verso la nostra civiltà, verso la nostra religione. Invece, niente di tutto questo. Ammazzano la gente per scatenare l’odio della destra xenofoba verso il mondo islamico, ovvero verso se stessi. Geniali questi islamici, ne sanno una più del diavolo. Ed infine l’articolo si chiude con un’altra rivelazione che tanto vale riportare per intero: “La trappola dell’Isis, allora, si rivela più complessa e alimenta da una parte la xenofobia dall’altra – di conseguenza – il radicalismo dei musulmani, in particolare dei figli degli immigrati che si sentono ingiustamente accusati, ancor più incompresi, «e cercano di difendersi mettendosi in contrapposizione, rinchiudendosi in un ghetto anche nel web». Ed è questo che dovrebbe fare più paura. “.

Ora è tutto chiaro. Secondo Coppola, il fine e l’effetto degli atti di terrorismo è alimentare la xenofobia dei francesi, e degli europei in genere, nei confronti dei musulmani (ovvero verso se stessi) che, per conseguenza, alimenta il radicalismo degli stessi musulmani nei confronti degli europei xenofobi che, per contro, ri-alimentano la propria xenofobia che, a sua volta, ri-alimenta il radicalismo islamico che…chiaro? Un micidiale circolo vizioso senza via d’uscita; un piano veramente diabolico. Ma la cosa veramente grave è che questi ragazzi, sentendosi sotto accusa, poverini, si isolano e “si rinchiudono in un ghetto, anche nel web“. Ed ecco la conclusione degna di una menzione speciale; questo rinchiudersi in un ghetto è il vero pericolo che dovrebbe farci paura. Non le bombe, non le raffiche di kalashnikov, non centinaia di morti, ma il “ghetto nel web” dei poveri ragazzi incompresi delle banlieue. Credo proprio che anche qualche giornalista dovrebbe farsi vedere da uno bravo.

Ecco, questi sono solo due esempi di come gli “esperti” cercano di spiegare il terrorismo. Ma non credo che scriveranno un manuale per spiegare le ragioni del terrorismo agli idioti. Il manuale “Isis for dummies” lo scriveranno altri per loro, sperando che capiscano. E poi vorrebbero spiegarlo anche ai bambini.

Eppure, nonostante ormai sia molto chiaro chi siano e cosa vogliano questi criminali, c’è ancora gente che continua a cercare disperatamente di trovare giustificazioni, scusanti e colpe sociali, facendo passare i terroristi come “vittime” anziché carnefici. C’è ancora chi si scaglia contro chi denuncia il pericolo islamico, perché dicono che parlarne alimenta l’odio contro l’islam. E allora non bisognerebbe parlarne. C’è ancora chi continua a dire che non tutti gli islamici sono terroristi, che la maggioranza dei musulmani sono moderati. Continuano a ripetere queste belle favolette sperando che la gente ci creda. La dobbiamo smettere con questa sciocchezza che “Non tutti i musulmani sono terroristi“. Nessuno, dico nessuno, ha mai affermato che lo siano. Ma si continua ad usare questo slogan che, in qualche modo, sminuisce il pericolo islamico, lasciando intendere che i fondamentalisti islamici siano una minoranza e che il terrorismo islamico sia un’aberrazione di un piccolo gruppo di fanatici, che non è una guerra di religione, non è uno scontro di civiltà, non è la “guerra santa“. Non è così, e la cronaca lo dimostra ogni giorno.

Se il terrorismo non c’entra niente con la religione, perché quando fanno le stragi urlano “Allah è grande”? Perché nei servizi in televisione che mostrano interviste fatte in strada o nei pressi di moschee, i musulmani evitano di rispondere per non dover esprimere il loro pensiero, e non solo non condannano chiaramente la violenza ed il fanatismo islamico, ma spesso giustificano le stragi? Perché nei paesi musulmani, ad ogni nuova strage, esultano?  Perché alla notizia della strage del Bataclan i musulmani in carcere esultano? (Vedi: jihadisti in carcere esultano). Perché pochi giorni fa, in occasione della partita Turchia – Grecia,  nello stadio di Istanbul durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi, si è sentito l’intero stadio esplodere in Buuhhh, fischi, urla e perfino cori che gridavano “Allah è grande”? (Vedi qui il video) E’ questo l’islam moderato?

L’islam moderato non esiste. Possono esistere musulmani non praticanti, così come esistono cattolici non praticanti, che possono essere moderati e che non giustificano la violenza, ma l’islam in quanto tale non è moderato. Quella che può essere scambiata per moderazione è semplice dissimulazione, arte in cui eccellono. Non sentite mai un musulmano, di quelli che sono ospiti fissi nei vari salotti televisivi, condannare apertamente, esplicitamente e senza mezzi termini, il fondamentalismo musulmano, l’uso delle moschee come centri di indottrinamento, finanziamento e reclutamento dei terroristi, la violenza ed il terrorismo dell’Isis, di  Al Qaeda e compagnia bella. Rispondono sempre con circonlocuzioni, perifrasi, giri di parole, dichiarazioni astratte e generiche, ribaltando l’argomento, ribadendo alle accuse con altre accuse, non rispondono mai alle domande dirette e precise, perché non vogliono mostrare il loro vero volto. La dissimulazione gli si legge in faccia.

A conferma di quanto dico, in una recente puntata dell’Arena di Giletti su RAI 1, era presente un tale Reas Sayed, presentato come rappresentante legale di alcune comunità musulmane della Lombardia. E’ riuscito a non rispondere mai alle varie domande precise e contestazioni che gli venivano rivolte in studio. A Giletti che gli chiedeva come mai i musulmani in Italia non prendessero posizione condannando il terrorismo islamico e non facessero niente per contrastare la diffusione della propaganda jihadista nelle moschee, ha risposto dicendo che non è vero che i musulmani non fanno niente per  fermare la violenza, anzi sono impegnati per chiedere l’apertura di nuove moschee. Ecco la sua soluzione; non condannare apertamente la violenza islamica, ma “aprire nuove moschee”.  Questa è l’unica cosa chiara che ha continuato a dire durante la puntata. Vi pare che si possa instaurare un dialogo con questa gente?

La sera lo stesso Sayed era ospite in una puntata speciale di  Virus di Nicola Porro su RAI 2. Stessa identica sceneggiata, niente condanna per i fratelli musulmani, ma evita risposte imbarazzanti, cambiando argomento ed accusando Sgarbi e  Magdi Allam di non conoscere il Corano. E nega l’avversione dell’islam verso la civiltà occidentale, affermando “Io sono occidentale”. Ma quando Porro chi chiede se sia nato in Italia, risponde che è nato in Pakistan (ecco, appunto), ma che ormai è in Italia da 30 anni e si sente occidentale. Chi ha seguito la puntata sa che non ha risposto a nessuna delle domande precise che gli venivano fatte da Porro e da Allam. Invece che condannare il terrorismo islamico, continuava a rigirare la frittata, lanciando accuse a chiunque pur di non riconoscere responsabilità ai musulmani; come tutti gli altri musulmani che affollano gli studi TV.

Ed ecco un altro esempio che conferma quanto dico sulla dissimulazione. Questo signore raffigurato a lato è Saif Abouabid, spesso ospite nei salotti televisivi in qualità di rappresentante dei Giovani musulmani. Pare che ormai non si possa fare un programma televisivo se non c’è l’ospite musulmano. Si vedono più musulmani nella televisione italiana che non su Al Jazeera. In una recente puntata di Quinta colonna di Del Debbio su Rete 4, Saif, continuava ad interrompere gli interventi degli altri ospiti in studio, impedendo di parlare, finché il conduttore lo ha zittito, invitandolo, altrimenti, a lasciare lo studio. Cosa che il nostro musulmano moderato ha fatto. Durante tiutta la puntata, finché è stato presente, non ha mai risposto chiaramente alle domande, evitando accuratamente, come gli veniva richiesto ripetutamente da Zaia, di condannare apertamente la violenza islamica e gli attentati.  Fiano cerca di metterlo alle strette ponendogli la domanda precisa: “Lei condanna compiutamente, completamente, il fatto che in nome del Corano si ammazzino altre persone?”. Domanda chiara che esigerebbe una risposta altrettanto chiara “Sì o No”. Ed ecco la risposta di Saif: “Io posso dirle che mi sento offeso a ricevere una domanda così stupida.”. (Vedi qui il video). Vale la pena di rivedere questo breve video, è più esplicito ed illuminante di un lungo discorso, ma conferma per l’ennesima volta quello che scrivo da anni.

Sono questi i musulmani moderati? No, questi sono esempi lampanti del fatto che loro applicano in maniera perfetta la dissimulazione per mascherare il loro vero volto, il loro pensiero, il loro fine. E si mostrano calmi, e pacifici. Ma già nelle città e nei grandi centri urbani dove ormai sono di casa, occupando spazi sempre più grandi, intere palazzine e quartieri, creando non pochi problemi per la sicurezza, si sentono padroni e cominciano a mostrarsi sempre più prepotenti, arroganti e spavaldi nei confronti  dei cittadini italiani che si sentono sempre più emarginati ed in pericolo. I casi di aggressioni, furti, scippi, rapine, spaccio di droga, prostituzione, violenza sessuale, intimidazione, sono all’ordine del giorno, anche se non sempre finiscono sulla stampa. Un esempio per tutti, ecco cosa è successo a Cagliari giusto ieri: “Extracomunitario strappa crocifisso dal collo di una donna“.

Niente di straordinario, cronaca quotidiana. Ormai non fanno più notizia, anzi non passano più nemmeno in cronaca perché pare che ci siano disposizioni precise a stampa e questure per evitare di dare spazio a notizie di reati commessi da stranieri; sempre per evitare di alimentare l’odio. Così, l’Italia viene violentata ogni giorno, ma non si deve sapere e non si deve dire. Non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci dicono che alimentiamo l’odio e ci accusano di xenofobia, islamofobia e razzismo.  Lo dicono le anime belle buoniste, i veri “dummies” di questa storia. Ma per questi Dummies non c’è speranza che imparino.  Sono così irrimediabilmente e totalmente idioti che, altro che manuale delle istruzioni, ci vorrebbe un miracolo. Ma anche i santi ultimamente devono essere molto distratti. Arrangiatevi.

Vedi

Fratelli coltelli

Cristiani da bruciare

Il Papa e la pace

Capodanno col botto

I cristiani sono buoni

Siamo tutti pacifisti (agosto 2006)

Ecatombe Italia e dintorni

Ogni giorno il “Bollettino di guerra” dell’economia e della società ci aggiorna con nuove notizie dal fronte.  Ecco l’ultima di oggi: “Ecatombe negozi- imprese“. Ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti, 40 pubblici esercizi“; 134 piccoli esercizi commerciali che spariscono ogni 24 ore, compresi migliaia di posti di lavoro e relativi stipendi. Molto incoraggiante. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. La chiusura dei piccoli esercizi commerciali va a tutto vantaggio dei super-iper mercati e grossi centri commerciali i quali, grazie alla chiusura dei piccoli negozi, incrementano i propri affari. E qual è la più grossa azienda italiana nel campo della grande distribuzione? La COOP dei compagni rossi. Quella che, grazie anche ad un regime fiscale particolarmente vantaggioso per le cooperative,  ha sbaragliato la concorrenza ed è diventata la più grande azienda commerciale del Paese. Sarà un caso? Eccheccaso! (Vedi “COOP sarà lei…”) 

In compenso, però, tempo fa, un’altra notizia riferiva che,  mentre crollano le aziende italiane, si registra un boom di aziende di stranieri (specie cinesi). Solo nel 2011 ne hanno aperto più di 25.000 (Crisi, risorse e genio italico).  Gli italiani chiudono i negozi e gli immigrati li aprono. Gli italiani vendono ed i cinesi comprano. Gli italiani sono in crisi e gli stranieri prosperano, producono, vendono e sono in pieno boom economico. Che strana crisi. Forse c’è qualcosa che non quadra. Forse qualcuno non ce la conta giusta sull’immigrazione, l’integrazione, l’accoglienza, il multiculturalismo, la società multietnica e bla bla bla.

Ma dobbiamo avere fiducia nel futuro perché il nostro Parlamento è impegnatissimo a cercare soluzioni e proposte concrete per superare la crisi. Ieri, per esempio, dopo l’approvazione alla Camera, anche il Senato ha votato all’unanimità la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza alle donne. E’ un provvedimento che darà un impulso fortissimo alla ripresa economica. Tutto grazie alla Convenzione di Istanbul. Come se, prima di questa Convenzione, la violenza sulle donne fosse del tutto normale e legittima. Si vede proprio che non abbiamo grossi problemi da affrontare.  Possiamo permetterci il lusso di mantenere quasi mille parlamentari, a circa 15 mila euro al mese, più annessi e connessi, per passare il tempo a discutere, votare e approvare una norma che, in pratica, non è niente di più che una dichiarazione di intenti che, astrattamente, condanna la violenza sulle donne. Ora siamo tutti più tranquilli; eccetto le donne che,  alla faccia di Istanbul, del Consiglio europeo,  del Parlamento e della Convenzione, continueranno a subire violenze.

Istanbul, dove da una decina di giorni si scontrano manifestanti e polizia, causando morti, migliaia di feriti, migliaia di arresti. Istanbul e Ankara, dove gli agenti usano  idranti caricati con sostanze urticanti e sparano lacrimogeni ad altezza d’uomo. Ne hanno usati tanti (circa 130.000) che hanno esaurito le scorte di lacrimogeni e ne hanno dovuto ordinare con urgenza altri 100.000, insieme a 60 nuovi cannoni ad acqua e 60 blindati. La Turchia che vorrebbe entrare a pieno titolo nell’Unione europea. La Turchia del premier Erdogan che proprio ieri ha affermato “Non riconosco il Parlamento europeo” ed ha minacciato di usare l’esercito contro i manifestanti. Ecco, quella Turchia che da giorni sta dando prova di ricorrere a sistemi di repressione della protesta piuttosto duri.  E noi andiamo a firmare una Convenzione del Consiglio d’Europa contro la violenza proprio a Istanbul, a casa di un Erdogan che non solo non ha scrupoli ad usare la violenza, ma non riconosce nemmeno il Parlamento europeo.

Ma anche altrove non se la passano meglio. In Grecia hanno chiuso le reti televisive di Stato, salvo poi riaprirle momentaneamente, in attesa di decidere di che morte devono morire o se saranno affidate a privati. Visto che c’erano hanno chiuso anche l’orchestra sinfonica nazionale. Sono messi così male che forse decideranno di smontare il Partenone e venderlo a pezzi come souvenir ai turisti.

In Venezuela, invece, hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo, definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa. Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez. Quello che faceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche.  Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali)  nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.  Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!

Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere,  non hanno latte?  Ipotesi non contemplata, ci pensa  il governo a garantirlo, per legge.  In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo…

Scienza da ridere.

La scienza è una cosa seria, ma non sempre. Specie negli ultimi tempi si spacciano per  “ricerca scientifica” delle strampalate conclusioni che dovrebbero figurare degnamente in una speciale rubrica “La scoperta dell’acqua calda ed il calzascarpe dei pinguini imperatore“. Ovvero, o sono ricerche inutili, oppure i risultati sono talmente scontati ed evidenti che, senza alcuna ricerca specifica, lo sanno anche i pisquani della val Brembana. Ne ho parlato, di recente, in “Ricercatori ricercati”  e “La gaia scienza“. La conferma di quanto dicevo è data dalla incredibile quantità di ricerche di ogni tipo e dalla frequenza quasi quotidiana con cui i media ci informano dei risultati ottenuti. L’ultimissima grande scoperta, riportata oggi dall’ANSA, arriva dall’università scozzese di Glamorgan:”Il senso dell’umorismo muore a 52 anni“. Ecco un esempio, è proprio il caso di dirlo, di una ricerca che fa ridere. 

Già il titolo suscita ilarità. Intanto per la “morte prematura” del senso dell’umorismo (chissà se hanno avvertito i parenti!). E poi per il fatto che se avete 51 anni e sei mesi, vi restano solo sei mesi per farvi raccontare le ultime barzellette e farvi quattro risate. Perché al compimento dei 52 anni, inesorabilmente, il vostro senso dell’umorismo…Puff, scompare in una nuvoletta. Lo dice la scienza. Mah, o questi scozzesi bevono troppo whisky, oppure hanno uno strano concetto del senso dell’umorismo.

La grande scoperta di questi ricercatori, oltre a fissare la data di scadenza dell’umorismo (come i surgelati), è stata che, udite udite, i bambini ridono più degli adulti. Ma guarda tu, chi l’avrebbe mai immaginato, nessuno ci aveva fatto caso. Meno male che ci sono gli scienziati scozzesi a rivelarcelo. Ora, è piuttosto evidente che risata e senso dell’umorismo hanno delle attinenze, ma sono cose diverse. La risata implica il possesso di un sia pur minimo senso dell’umorismo. Ma non necessariamente chi ha il senso dell’umorismo passa la giornata a sbellicarsi dalle risate. Lo sanno anche i pisquani della Val Brembana, bastava chiederglielo. Una minore disponibilità alla risata non significa che sia venuto meno il senso dell’umorismo. Bastava uscire dall’aula universitaria e guardarsi intorno per capirlo.

Questa “morte prematura” dell’umorismo a 52 anni è talmente campata per aria  che basta pensare ai grandi maestri dell’umorismo e della comicità. Pensiamo a Totò, Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, o a quella maschera muta e mai sorridente di Buster Keaton, il comico dalla faccia triste. O pensiamo a quella grande coppia di ottantenni, Vianello e Mondaini, scomparsi recentemente, che fino alla fine ci hanno deliziato con le loro scenette familiari. O pensiamo a quel genio indiscusso dell’umorismo che è Woody Allen, vivo e vegeto e che, sia pure ormai attempato, non mi risulta che abbia perso il senso dell’umorismo. L’elenco potrebbe continuare a lungo con altri personaggi, magari non di prima grandezza, ma che hanno continuato anche in tarda età ad esercitare, per nostra fortuna e piacere, il loro senso dell’umorismo. Allora che senso ha questa grande scoperta scozzese? Giudicate voi.

In verità, a leggere queste notizie quotidiane, che passano per ricerca scientifica e informazione, ci sarebbe davvero poco da ridere. Anzi, c’è da piangere. A proposito, avete notato che i bambini piangono molto più frequentemente degli adulti? Sì? Bravi, ma non ditelo agli scienziati scozzesi, lasciamogli il piacere di scoprirlo da soli. Così, forse, fra qualche tempo e dopo lunghe e faticose ricerche, ci comunicheranno che hanno fatto una clamorosa scoperta: i bambini piangono più degli adulti. Sì, è proprio vero, questa scienza è tutta da ridere…