Luna rossa

Omaggio all’eclissi di Luna. Due perle della canzone napoletana: Voce ‘e notte (Fancesca Schiavo) e Luna rossa (Eddy Napoli) con l’Orchestra italiana di Renzo Arbore.

Quando la bellezza si accompagna alla bravura succedono questi miracoli: Francesca Schiavo. Domanda: secondo voi, con le donne di straordinaria bellezza e sensualità che abbiamo in Italia c’è bisogno di importare insignificanti sciacquette smutandate argentine? E non faccio nomi per carità cristiana.

Ci sei o ci fai?

La differenza fra chi è e chi finge di essere è sostanziale. Se si ha la predisposizione a riconoscere la differenza viene quasi spontaneo, altrimenti può essere molto difficile, specie oggi che i mistificatori sono professionisti specializzati con master. Mi viene in mente perché tempo fa sul canale RAI storia mi capitò di seguire una conversazione fra Renzo Arbore e Raffaele La Capria. Parlavano di Napoli, delle sue glorie e le sue disgrazie, di Posillipo e dei Quartieri spagnoli, di musica e canzoni e di miseria, di immagini oleografiche da cartolina e di problemi reali. Mi rimase impressa una considerazione di La Capria che distingueva tra i veri napoletani e quelli che “fanno i napoletani“, per adeguarsi all’immagine macchiettistica del napoletano. La ricordo perché conferma una mia vecchia impressione che provo spesso, ogni volta che vedo personaggi dello spettacolo di oggi che “fanno i napoletani“. Esempio: Totò e De Filippo erano napoletani veri;  Vincenzo Salemme e Alessandro Siani, giusto per citarne due a caso, “fanno i napoletani“. Così come quei comici che partecipavano al programma “Made in sud“, che parlano un linguaggio che capiscono solo a Scampia e dintorni, e invece che far ridere lasciano un senso di tristezza e angoscia e fanno rimpiangere i manicomi. Ah, Basaglia cos’hai fatto! La differenza è che Totò e de Filippo erano grandi interpreti ed erano veri, non giocavano a fare i napoletani, ne erano l’essenza, l’anima; gli altri fanno venire l’orticaria solo a sentirli per due minuti. Sono dei falsi, come le “vere borse finte” cinesi. Ma è risaputo, il mondo del cinema e della televisione, dello spettacolo in genere è costruito sulla falsa rappresentazione della realtà dove la regola è la finzione, come gli scenari dipinti a teatro o sul set cinematografico. Falsi come Tiberio Murgia che nel cinema era diventato l’icona, l’emblema,  il classico siciliano gelosissimo di tanti film anni ’60, ma non era siciliano, era sardo. Lo stesso Arbore passa come cultore ed ambasciatore nel mondo della musica napoletana (cosa che fa con passione e successo e gli va riconosciuto il merito), ma è di Foggia e nemmeno lui gioca a fare il napoletano. E l’elenco sarebbe lunghissimo.

Per puro caso facendo zapping alla ricerca di qualcosa di guardabile per 5 minuti di seguito senza farsi venire le crisi d’ansia e la tentazione di sfasciare il televisore, ieri sera  capito di nuovo su RAI storia dove stanno rimandando in onda proprio quella vecchia puntata di “Napoli signora” con Arbore e La Capria.  Così lo riguardo. Ascoltare una conversazione fra persone intelligenti è un godimento estetico sempre più raro in tempi di diffusione mediatica di mediocrità, pettegolezzi, liti da pollaio e beghe fra comari. Citano aneddoti e curiosità della Napoli di una volta, glorie musicali e letterarie, storie di canzoni e poesia e personaggi illustri, da Croce a Vico, a  Salvatore Di Giacomo del quale mi viene in mente quel capolavoro che è “Pianefforte ‘e notte“, che inevitabilmente richiama a sua volta un celebre classico della canzone “Voce ‘e notte“, scritta agli inizi del secolo scorso. La cerco su Youtube, la ascolto, la riascolto e istintivamente la paragono a ciò che si sente oggi.

Dico da tempo che la musica leggera è morta. Si tiene in piedi l’industria discografica solo perché ha interesse a sopravvivere. Ma sono decenni che tutti sembrano cantare la stessa lagna. Così oggi, appena vedo in TV qualcuno che sta per cantare cambio canale prima ancora di sapere cosa canterà: “a prescindere“, direbbe Totò. Il discorso sarebbe lungo, ma non vale la pena di dilungarsi. Sono cambiato io? No, è cambiata la musica. Peggio ancora quando per musicisti si intendono certi personaggi strampalati e pittoreschi (vedi un tale Bello Figo) che con la musica hanno poco a che fare. Ed ecco che torno al punto di partenza. Una volta c’erano musicisti e parolieri che facevano musica e producevano canzoni che ancora oggi, dopo un secolo, restano nella memoria di tutti. Oggi c’è gente che “fa finta di fare musica” e produce solo indistinti motivetti fatti in serie come pannolini e merendine. E per mascherare la totale assenza di estro creativo cercano di distrarre l’attenzione sfoggiando abbigliamenti bizzarri, fumi, luci ed effetti speciali. Ecco la differenza tra chi è e chi finge di essere. Tanto per confermare la mia idea sulla differenza fra chi “ci è” e chi “ci fa“, subito dopo Arbore-La Capria, parte un’altra intervista: Gianni Riotta intervista Roberto Saviano. Sembra fatto apposta per mostrare la differenza fra una conversazione intelligente e quella che pretende inutilmente di esserlo; come paragonare il caviale e le uova di lompo, l’arte e l’artigianato, Michelangelo e gli scalpellini, Platone e Fusaro, Caruso ed Il Volo. Chiaro che dopo un minuto avevo già cambiato canale.

E finisco su RAI1 dove è in corso un programma che stento a credere che sia sulla televisione italiana. Sono vecchie immagini d’epoca in bianco e nero e interviste a personaggi del cinema, dell’arte, filosofi, poeti, pittori. Una galleria di mostri sacri, cito quelli che ricordo: Fellini, Moravia, Italo Calvino, Pasolini, Prezzolini, Moravia, Pablo Neruda, Andy Warhol, Giorgio De Chirico, Ezra Pound, Charlie Chaplin, Ennio Flaiano, ed altri. Scopro alla fine che il programma è “Gli occhi cambiano” di Walter Veltroni. Da non credere, ma è vero. Ovviamente queste perle della cultura le mandano in onda in orari per nottambuli, mentre tutto il giorno ci propinano sciacquette e ochette starnazzanti, oroscopi, cuochi e tagliatelle di nonna Pina. Meriterebbe un post a parte. Forse lo farò; o forse no. Allora, per concludere, voglio dedicare questa interpretazione di Voce ‘e notte nell’esecuzione dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore e la voce di Eddy Napoli e di una stupenda Francesca Schiavo a tutti quei musicisti per caso che, inspiegabilmente, circolano a piede libero su tutti i canali, affinché vedano la differenza fra la musica vera e fingere di far musica. Ma dubito che Bello Figo lo capisca. Se questi musicanti per sbaglio non avessero il cervello fuso a forza di alcol e droga (sarà un caso che molti muoiano proprio per effetti devastanti di droga e alcol?), forse lo capirebbero e, vergognandosi, tornerebbero a lavorare nei campi. Ma ormai la decadenza mentale è irreversibile. Purtroppo per loro; e anche per noi che dobbiamo sopportarli.