Solo un valzer

In fondo è come un giro di valzer. Si sceglie la dama, si fa qualche giravolta nella sala, fra sorrisi, fruscio di vesti e profumi. Ci si abbandona al ritmo naturale della danza, si resta affascinati dalla leggerezza, la leggiadria, l’eleganza, la bellezza. Poi la musica tace, la sala si svuota e resta buia, in silenzio. Fino alla prossima festa. Altri invitati, altre dame, altra orchestra, altro valzer. Balliamo, dunque, finché c’è musica. E buon Capodanno a tutti…

 

E' tutta una fiction.

Sembrerebbe davvero che oggi la gente viva la vita reale come se fosse una fiction. Forse, dopo anni ed anni di condizionamento televisivo, grazie al meccanismo mentale di identificazione con personaggi e storie della fantasia, si finisce per smarrire il senso del confine fra realtà e finzione, assimilando e mutuando dalla rappresentazione scenica linguaggio, comportamenti, modelli e miti. La vita diventa così una quotidiana recita sulla base di un copione creato con un inconscio copia/incolla da ciò che si apprende attraverso i mass media.

La mania ormai diffusa, specie fra i ragazzi, di riprendere scene anche insignificanti della vita quotidiana e pubblicarle in rete, non è altro, in fondo, se non questo; il desiderio di trasformare il banale quotidiano in una piccola fiction. Come se, mostrata al pubblico, la rappresentazione mediatica della realtà diventi più vera della stessa realtà, cessi di essere banale ed acquisti maggior valore. 

Talvolta, però, succede che la vita ci richiami drammaticamente alla vera realtà. Allora ci si sente perduti, smarriti, senza la forza e la capacità di reagire, perché il dramma non era previsto nella nostra fiction. Si può solo sperare che l’autore ci scriva la prossima puntata, possibilmente con un lieto fine che risolva i nostri problemi. E si scopre così, dramma nel dramma, che quel pietoso autore non esiste, che il Deus ex machina era anch’esso un trucco scenico, una finzione, e che la vita non è una fiction. E non succede mai ciò che accadeva in un vecchio film di Woody Allen “La rosa purpurea del Cairo“. In fondo, è meglio che non accada, sarebbe molto imbarazzante…

 

L'ideale della vita.

Pensate che bello sarebbe non avere problemi di alcun genere. In fondo, sembrerebbe che per molte persone questo sia il vero ideale di vita.  Niente problemi di salute, né di lavoro, né litigi con mariti, mogli, figli, suocere. Niente problemi di carattere affettivo/sentimentale, né incomprensioni e sofferenze per legami conflittuali. Niente riunioni condominiali, né problemi con i vicini, né di parcheggio. Niente tasse, né multe da pagare. Niente file agli sportelli, né pratiche burocratiche, né scadenze fiscali. Niente diverbi fra colleghi o con i superiori o stressanti problemi di produzione, di marketing e di concorrenza aziendale.  Nessun problema. Questo sarebbe il massimo ideale di vita al quale molti sembrano aspirare.

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Tout va trés bien madame la marquise…

Va tutto bene! Solo che mi sono stancato di sopportare la stupidità del mondo. Una delle caratteristiche della stupidità è che gli stupidi non si rendono conto di esserlo. Beati loro. E vivono felici. Il nostro mondo è stupido, ma non lo sa. E’ una fortuna per il mondo non rendersene conto. E’ una sfortuna per noi viverci. A parte questo…va tutto bene!

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La scienza è una cosa seria (non sempre…)

In tempi di relativismo imperante tutto è opinabile, eccetto "la scienza". Quando si dice che una certa ipotesi è "provata scientificamente" significa che non ci sono dubbi. Tuttavia, affinché una nuova teoria o una scoperta abbia valenza scientifica è necessario che sia provata con esperimenti di laboratorio e che sia riproducibile. Ma non sempre è possibile riprodurre in laboratorio tutti gli esperimenti. Allora ci si affida all’autorevolezza dell’illustre scienziato di turno e, benché non si abbiano le prove certe, si acquisisce come "scientifica" quella che è solo una ipotesi.

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C’è qualcosa nell’anima che non trova pace.

Sarà la nostalgia struggente di un fado, forse. O la passione di una danza andalusa. Sarà la cadenza di un vecchio tango o l’eleganza di un valzer. La musica ha un enorme potere evocativo, ha la capacità di suscitare sensazioni di cui ci sfugge l’essenza. La musica, certo, ma non solo. Ci sono parole soavi come carezze o laceranti come artigli di tigre. Ci sono pensieri improvvisi che frantumano certezze ed aprono abissi di inquietudine. E c’è la bellezza, in tutte le sue forme. La bellezza è una dannazione; non si riesce mai a raggiungerla, a possederla veramente.

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L’universo ed il caso: pensierini di un pomeriggio domenicale.

Come è nata la vita? A questa semplice domanda si può rispondere in due modi. La prima risposta, secondo i creazionisti, è che la vita sia nata per un atto di volontà di una entità superiore. La seconda risposta, secondo gli evoluzionisti, è che la vita sia nata per pura casualità. La differenza fra le due scuole di pensiero è questa:

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Evoluzione della specie…


"Ma è ormai tempo di andar via, io per morire, voi per continuare a vivere: chi di noi vada verso una sorte migliore è oscuro a tutti, tranne che al dio." Così si conclude " Apologia di Socrate" di Platone. Quel dubbio socratico sull’al di là è tuttora valido. Se in 2400 anni l’umanità ancora non è riuscita a trovare una risposta soddisfacente a questo dubbio, di cosa continuano a "cianciare" i nostri pseudo pensatori? Boh…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Quanto vale la vita umana?

Ho già dedicato un post al diverso valore attribuito alla morte. Secondo l’importanza del " morto", si distinguono morti di prima, morti di seconda e morti di scarto. Oggi vorrei interrogarmi, invece, sul valore della vita. Esistono, come per i morti, vite di prima, vite di seconda e vite…di scarto? Vediamo. Giusto ieri, ho riportato la notizia del tentativo di rapina a Desenzano sul Garda, finita tragicamente con l’uccisione del malvivente, ed interrogandomi sul concetto di legittima difesa. Azzardavo anche l’ipotesi che, probabilmente, il titolare del ristorante, sarebbe stato incriminato per eccesso di legittima difesa. Ed ecco che oggi arriva la conferma. E’ accusato di omicidio volontario Vincenzo Razza, il titolare del ristorante di Desenzano (Brescia), che ha ucciso con una coltellata uno dei due rapinatori arrivati nel suo locale la notte tra sabato e domenica. Il sostituto procuratore Antonio Chiappani ha aperto un fascicolo a suo carico ( Fonte TGCom) Per chi non fosse a conoscenza dei dettagli, ricordiamo che Razza è stato colpito ripetutamente alla testa con il calcio della pistola dal rapinatore, tanto che gli sono stati applicati 13 punti di sutura. E’ evidente che Razza, colpito ripetutamente, e vedendo messa in pericolo la propria vita, abbia reagito in maniera del tutto naturale ed istintiva. L’istinto di sopravvivenza è il primo e più importante istinto dell’uomo. E’ quello che scatta quando ci si sente in pericolo e giustifica qualunque reazione con l’unico scopo di salvare il bene più prezioso, la vita. La vita di ciascun individuo non ha prezzo. E’ il tesoro più prezioso che un uomo abbia, ed è unica, non ci sono vite di scorta. Detto questo, che dovrebbe essere scontato ( ma forse non lo è per tutti), dovrebbe essere altrettanto scontato che tutti i mezzi siano concessi e giustificati per tutelare la vita umana. E soprattutto che il singolo individuo, in quanto titolare della propria vita, sia il primo a doverla tutelare, ad ogni costo e con qualunque mezzo. Ma tutte le vite hanno lo stesso valore? Non esattamente, o meglio, il valore della vita è una variabile. Vale moltissimo, senza prezzo, la "mia" vita, vale moltissimo quella dei miei familiari e, pur con una leggera variazione "al ribasso", vale molto la vita di parenti, amici e conoscenti. Vale ancora molto, ma meno (per noi) la vita di persone sconosciute. Ma poiché anche gli sconosciuti sono persone umane, per loro al primo posto nella graduatoria del valore della vita, ci sarà, come per noi, la vita propria innanzi tutto, e poi quella dei propri familiari, etc… Ne consegue che, al di là della mia valutazione personale influenzata dai legami affettivi, la vita umana abbia un suo valore intrinseco che prescinde dalle valutazioni individuali. Allora, posto che la vita abbia un suo valore intrinseco ed universale, il valore della stessa vita, di qualunque individuo, dovrebbe essere sempre altissimo ed uguale per tutti. E’ così? Non esattamente e non sempre. Fermo restando che la "mia" vita è la cosa più preziosa per me, non è vero che sia la cosa più preziosa per altri. Ognuno riterrà, a ragione, che la propria vita sia la più preziosa. Allora, prescindendo dalla valutazione personale, in quanto direttamente interessati, si potrebbe tentare di valutare la vita di ciascun individuo cercando di determinare quello stesso valore agli occhi della comunità; stabilire una sorta di "valore sociale" della vita. Il problema allora si porrebbe in questi termini: quanto vale la vita di ciascun individuo per la società? La risposta, per quanto potrebbe sembrare cinica, sarebbe che, per la società, la vita di un individuo ha un valore direttamente proporzionale all’importanza che lo stesso individuo ricopre all’interno della società stessa. Faccio un esempio. Su una nave alla deriva e che rischia di affondare, tutte le vite umane hanno un valore enorme, ma poichè il capitano è l’unico che possa fare qualcosa per salvare la nave e, quindi, le altre vite, è quasi logico che la vita del capitano abbia un valore diverso da quella dei passeggeri. Diciamo che, in quel momento ed in quel luogo, per i passeggeri, la vita del capitano "vale" qualcosa più delle altre. Questo qualcosa di più è quello che possiamo chiamare " valore sociale" della vita. Arriviamo al dunque. Il sequestro delle due ragazze in Iraq ha scatenato la solidarietà di mezzo mondo; manifestazioni, richieste di rilascio da parte di esponenti politici e religiosi, e si è perfino riunito il Governo per decidere la strategia da seguire per "salvare la vita" delle due ragazze. Visto tanto dispiegamento di forze politiche, religiose, umanitarie e mediatiche, dobbiamo concludere che la vita di queste ragazze abbia un valore enorme, quasi incalcolabile. In questo caso, però, non ci si riferisce al valore della vita individuale, che abbiamo detto essere uguale per tutti, ma a quello che prima abbiamo definito "valore sociale" della vita. E’ evidente, però, che tale dispiegamento di forze non lo si mette in atto per tutti i cittadini che si trovino in pericolo di vita. E questo significa che esiste già una differenziazione fra cittadini. Esistono cittadini che sono più importanti di altri. Ovvero, esistono vite che "valgono" più di altre. Strano, ma è così. Ora, riferendoci a quanto già detto, possiamo affermare che la vita di quelle due ragazze è sicuramente importante, ma per ciascuno di noi è ancora più importante la propria vita. Ma se un singolo individuo si trova in pericolo di vita e nessuno fa niente per salvarlo, significa che la vita di questo cittadino di serie B vale meno delle altre, vale poco, anzi, quasi niente. Per essere chiari, se tutto il mondo si muove per salvare due vite umane, significa che sono importantissime, ma se io non posso nemmeno difendere la mia vita, che per me è importantissima, anzi è la cosa più importante che io abbia, significa che la mia vita, per la società, vale pochissimo, vale niente, vale zero. E la cosa assurda è che non solo la società non fa niente per tutelare la mia vita, ma non permette nemmeno che sia io a farlo, perchè se lo faccio mi incrimina. Conclusione. La vita di Vincenzo Razza, e di tutti quelli che, come lui, difendono la cosa più preziosa che hanno, la propria vita, per la nostra società vale…zero!
Riferimenti: ( Torre di Babele)