I media ci avvelenano

Repetita iuvant“, si dice. E allora ripetiamo quello che dico da anni; magari qualcuno, a forza di sentirselo ripetere, apre gli occhi.

Partiamo con una notizietta inutile, quelle da rotocalco rosa (continuo a non capire, e non lo capirò mai, come sia possibile che, a quanto dicono gli addetti ai lavori, milioni di persone seguano con interesse il gossip, su stampa e TV). La notizia è questa: “Angelina Jolie pentita di aver amato Brad Pitt”.

angelina-jolie

Sconvolgente, vero? La prima risposta che viene in mente è questa: E chi se ne frega? In realtà ciò che è strano e incomprensibile è che Brad Pitt abbia amato la Jolie. Non ho mai capito tanta ammirazione per questa persona tanto elogiata dai media; sia come attrice che come donna. Ha sempre questa espressione triste, eternamente stanca, stressata, sofferente, depressa, lamentosa; tipica di quelle persone che soffrono di qualche psicopatologia o risentono di problemi personali irrisolti; accumulano negatività e la scaricano su chi sta loro intorno. E’ deprimente e ansiogena; meglio perderla che trovarla. Ma è una mia impressione personale; de gustibus!

Mi fa pensare a quanto la realtà possa influenzare la nostra vita quotidiana, anche e solo attraverso la vicinanza ed il rapporto con le persone che ci stanno vicine: familiari, amici, colleghi di lavoro. Rapporti che possono essere positivi o negativi. E spesso non ci accorgiamo di questa negatività e dei suoi effetti. Ed a conferma di questa impressione, nella stessa prima pagina del Giornale c’era, e ci è rimasta per giorni nonostante i miei commenti di protesta, un’altra foto inquietante, quella di Loredana Bertè.

bertè sanremo

Non vi sembra abbastanza oscena? Allora guardate questa pubblicata oggi (31 marzo) ancora sul Giornale.

Loredana Bertè2

Ora, va bene che i gusti sono gusti, anche quelli barbari, ma dovrebbe esserci un limite al cattivo gusto ed alle immagini da film horror. Per la Bertè ripeto quanto detto per Jolie; non mi è mai piaciuta, né come cantante, né come donna. Non mi piacciono gli eccessi, le inutili stravaganze, l’essere sempre sopra le righe (tipico dei personaggi dello spettacolo), le provocazioni, specie se fatte al solo scopo di attirare l’attenzione ed avere visibilità sui media.

Ma qui i gusti personali non c’entrano. Piuttosto dovrebbe essere una questione di decenza, di estetica e di buon gusto. Esiste un protocollo che regola i media; in TV è vietato proporre immagini e scene che possono turbare i bambini e persone sensibili, specialmente in quella fascia oraria di grande ascolto che viene definita “fascia protetta” (Interessa soprattutto i bambini, ma riguarda anche gli adulti). Sulla stampa, ed anche sul web, questa fascia non esiste; quindi passa tutto e di più, comprese oscenità, nudi in offerta speciale e immagini che definire orribili è eufemistico.

E infatti sul Giornale ho lasciato questo commento: “Dovreste avere più rispetto per la sensibilità dei vostri lettori. La vista di queste oscenità potrebbe causare gravi traumi psichici a bambini e persone particolarmente sensibili. Qualcuno potrebbe anche chiedervi i danni.”. E’ strano che nessuno prenda posizione e protesti per l’eccesso sui media di immagini e scene di violenza o, comunque, sconsigliate per una parte del pubblico, specie bambini.

Ditemi voi; ma questa foto di Bertè che sembra un mostro con gli occhiali, vi sembra normale? Che sensazioni e reazioni vi provoca; positive o negative? Pensateci bene. Guardate anche queste (modella senza denti e calva), (Naike Rivelli nel water), (Gessica Notaro dopo l’aggressione); sono solo alcune, e neppure le peggiori, delle immagini che si vedono ogni giorno in rete.

Se ne ricavate una sensazione negativa, o addirittura fastidiosa, tenete conto che la continua visione quotidiana di immagini simili genera una fortissima carica di negatività che si accumula nella mente e può creare ansia, nevrosi e stati patologici; senza che ve ne rendiate conto e ne abbiate coscienza.
Va bene che gli addetti ai lavori ci campano e, quindi, per loro non conta il livello culturale o estetico, ma solo il riscontro commerciale, i dati auditel e gli introiti pubblicitari; ma c’è un limite a tutto. Forse non abbiamo ancora capito l’influenza negativa dei media sul pubblico.

Continuo a ripeterlo da anni; lo sento come un problema di fondamentale importanza, visto che la nostra vita ormai è regolata dai media che impongono, tramite messaggi subdoli e subliminali, ritmi, stili di vita, idoli e modelli da imitare. Ho scritto decine e decine di post sull’argomento. Ne ripropongo uno a caso del 2009: “Il Papa ha ragione“. Il Papa non è Bergoglio (lui pensa solo ai migranti e dice sciocchezze ogni volta che apre bocca), ma il suo predecessore Papa Ratzinger.

Il Papa ha ragione (2009)

I media stanno “intossicando” la nostra anima. E’ quello che continuo a ripetere da anni. Basta digitare nella finestrella della funzione Cerca, nella colonna a destra, parole come “informazione, media, televisione, stampa, violenza” e si troveranno decine e decine di post dedicati a questo argomento. Ma se lo dico io non fa testo. Ieri, invece, molto più autorevolmente, il Papa, nel corso della cerimonia in onore della Madonna a piazza di Spagna, ha ribadito molto chiaramente, come già in passato, la condanna di un certo tipo di informazione:

Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono“.

Non sempre sono d’accordo con la posizione della Chiesa, dei vescovi o dello stesso Papa. Ma in questo caso dice delle cose sacrosante di cui, forse, non si nota appieno la drammatica verità. E’ vero non perché lo dice il Papa, ma il Papa lo dice perché è una verità sacrosanta che è sotto gli occhi di tutti. E’ lo stesso appello che viene lanciato con sempre maggiore frequenza da psicologi, sociologi, filosofi, educatori. Ma si fa finta di non sentire, non capire.

Oggi, per esempio, il suo discorso è già sparito dalle prime pagine dei quotidiani on line. Strano, ma prevedibile, perché i primi ad essere messi sotto accusa sono proprio i media. Allora è meglio non dare troppo spazio alle denunce del Papa ed alla responsabilità dei media. Meglio evitare crisi di coscienza. Tanto è vero che, per rintracciare il testo completo, sono dovuto andare sul sito di Avvenire: ”Il meccanismo dei media intossica le coscienze“ (la pagina non esiste più; strano, vero?).

Questo pomeriggio sul sito RAI mi imbatto sul programma di Monica Setta “Il fatto del giorno“. La puntata sta finendo, ma l’argomento era proprio il discorso del Papa. In chiusura di puntata la conduttrice fornisce i risultati dell’immancabile televoto attraverso il quale, lo si intuisce, si è chiesto agli spettatori se fossero d’accordo o meno con le parole del Papa: “La TV abitua al male e all’orrore?“. Ed ecco il risultato: SI, 94% NO 6%.

Monica Setta

Certo, è un sondaggio televisivo, quindi da prendere con le molle. Tuttavia, il risultato è così schiacciante che non lascia spazio a dubbi ed interpretazioni. In verità, però, un dubbio sorge ed è anche piuttosto inquietante. Se è vero che il 94% degli spettatori televisivi ritiene che le parole del Papa siano vere e che, quindi, la TV abbia una responsabilità primaria nell’abituare il pubblico al male ed all’orrore, perché quello stesso pubblico segue la TV con assiduità?

Che senso hanno i milioni di spettatori dei reality, delle fiction a base di violenza, dei talk show che portano la cronaca nera in primo piano (con o senza il plastico di circostanza), dei processi mediatici, delle immagini forti e spesso raccapriccianti di incidenti, omicidi, con l’immancabile primo piano delle macchie di sangue, il tutto mostrato non in orari di scarso ascolto, ma nei maggiori TG nazionali all’ora di pranzo o di cena?  Che senso ha mostrarci i dettagli dell’ennesimo morto ammazzato quotidiano o delle sempre più frequenti tragedie familiari con madri che ammazzano i figli, mariti che ammazzano le mogli, figli che ammazzano i genitori e sconosciuti che si ammazzano “per futili motivi“?

Gli operatori dei media dicono che è diritto di cronaca. La fanno passare per informazione. Dicono, per giustificarsi, che “La gente vuole sapere…”. E con questo criterio in TV passa di tutto, il peggio del peggio della tragedia umana. E la gente guarda, si abitua, finisce pe assuefarsi a questo genere di informazione e spettacolo. Diventa “normale”. Poi, però, ecco che il sondaggio dice che il 94% degli spettatori ritiene che la TV sia responsabile di questo orrore. Ma allora perché la guardano?

Ma, soprattutto, perché gli addetti ai lavori, gli operatori dei media, chiamati così direttamente in causa, non si sentono in dovere di rimediare? Non solo non rimediano, non hanno nemmeno degli scrupoli, né un dubbio. Anzi, escludono qualsiasi responsabilità. La stessa Monica Setta, citata in precedenza, fornendo i dati del televoto si rivolge al suo “direttore” collegato telefonicamente e si chiede: “Direttore, ma allora anche noi siamo responsabili?”. E cosa risponde l’illuminato direttore RAI? Dice che loro non sono responsabili, che quella è la posizione del Papa, ma che loro si limitano a raccontare la realtà. Il che significa che o non ha capito niente del pensiero del Papa, oppure fa finta di non capire (perché è più comodo e ci si campa), oppure ha qualche difficoltà congenita a capire il significato delle parole.

Insomma, loro raccontano la realtà (dicono). Ma così facendo accrescono il livello di violenza e di aggressività sociale. E più la società diventa violenta, più loro la raccontano e la sbattono in prima pagina. E’ una rincorsa verso l’autodistruzione. E’ un circolo vizioso. E’ una forma gravissima di autolesionismo, di masochismo sociale di cui, però, nessuno si ritiene responsabile. Ma la spiegazione c’è. E’ quello che ho ripetuto spesso: stiamo impazzendo tutti, ma non ce ne rendiamo conto.
Esattamente come concludevo, 5 anni fa, uno dei tanti post dedicati all’influsso dei media ed alla crescente follia nel mondo: “Follie di giornata“. Chiudevo proprio così: “In un mondo di matti nessuno si rende conto di esserlo“.

Può sembrare esagerata come conclusione, ma non lo è più di tanto. Pochi giorni fa, sulla Stampa, c’era un interessante articolo sull’influenza negativa che un certo tipo di rappresentazione della realtà può avere sul cervello umano, determinando addirittura dei mutamenti e condizionandone il comportamento (oggi la pagina non risulta più disponibile: curioso, tutte le pagine che chiamano in causa la responsabilità dei media spariscono. Sarà un caso?). Lo afferma un neurologo: “La rabbia nasce da un conflitto di potere nel cervello“. Uno di quei tanti articoli che salvo, pensando di dedicargli un post, ma che poi restano lì, magari insieme a tantissimi articoli interessanti; passa la voglia perfino di parlarne. Ma in questo caso riporto un breve passo:

La maggiore diffusione di paradigmi, esempi diseducativi, modelli che scaturiscono da talk show, dibattiti politici, confronti sportivi esasperati, eventi tragici e criminali della vita contemporanea – afferma Sorrentino – contribuiscono a trasformare il cervello in una sorta di ghiandola impazzita che secerne veleni e sostanze che favoriscono azioni, decisioni e comportamenti sconvolgenti“. Più chiaro di così non si può.

Appunto; ed io cosa dico da anni? Esattamente questo. E’ solo uno dei tanti esempi di denuncia chiarissima di un fenomeno che dovrebbe preoccuparci tutti, ma che, stranamente, non interessa nessuno. Si critica la TV, ma tutti la guardano. Si dice che la TV è diseducativa, ma la seguono a milioni. Si stigmatizza l’eccesso di violenza e di trash, ma più i programmi sono violenti, trash, stupidi, e più fanno ascolto. Si riconosce che la TV e i media, come dice il Papa, ci “intossicano”, ma sono il nostro pane quotidiano. Allora è logico chiedersi: “Perché?”. Ovvio, perché stiamo impazzendo.
P.S.
Non per abusare della pazienza di chi legge, ma per chiarire cosa sia quella che chiamano “Informazione”, ecco cosa scrivevo, 6 anni fa, in un breve post a proposito del concetto di “Notizia”: “Notizie…inutili!
Vedi questo documento di Enrico Cheli in formato Pdf del 2005 “Effetti collaterali dei media e come difendersi“.

TV horror

Tutti quelli che invocano la libertà, l’indipendenza o il liberalismo, per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso come quello della televisione, sono degli idioti. E se non sono degli idioti sono degli imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza educando alla violenza.“. (K.R. Popper)

Vedi: Estetica in TV

TV scuola di violenza

La televisione ed i media ci avvelenano. Ogni giorno ci propinano dosi massicce di negatività che alterano la normale attività mentale, condizionano l’esistenza e le nostre scelte di vita e, a lungo andare, producono danni enormi a livello psicofisico e modificazioni anche serie perfino sulla struttura neuronale del cervello.  Lo scrivo da anni. E più passa il tempo e più ne sono convinto. Esagero? No, leggete questo articolo di pochi giorni fa: “Cervello in tilt per 900.000 giovani; tutta colpa di smartphone e web“. Ecco cosa afferma Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano: “Oggi sappiamo che emergono alterazioni a livello della struttura cerebrale, che sono sovrapponibili alle dipendenze da stupefacenti e insistono sulle stesse aree cerebrali.”. Chiaro? Io aggiungerei, senza tema di sbagliare, la televisione e tutti i mezzi di comunicazione.

Tv fiction violenza

Ecco a lato la conferma del rapporto fra TV e cronaca nera, riportato dal Corriere: “Il piano per farlo a pezzi ispirato alle fiction TV“.  Per ammazzarlo e  tentare di eliminare il cadavere “si sono ispirati alle fiction TV“. E’ abbastanza chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna fare il disegnino? E’ solo l’ultima notizia di reati e delitti ispirati dalla televisione; l’elenco sarebbe molto lungo. Ne ricordo solo uno per tutti. Il caso, avvenuto ad Olbia qualche anno fa, di uno stupro da parte di un branco di adolescenti ai danni di una coetanea di 9 anni. Ne parlavo in questo post del 2008 “Mondo cane“. Ai carabinieri che chiedevano perché lo avessero fatto, risposero sereni e tranquilli che “lo avevano visto fare in televisione“. Non credo ci sia molto da aggiungere. Se ancora si continua a negare la strettissima relazione fra atti di violenza e quello che passa in Tv, significa che la gente è completamente rincoglionita: specie gli addetti ai lavori. Ma quelli, come dico spesso, ci campano.

I primi a farne le spese sono proprio i ragazzi, ancora immaturi, indifesi, fragili, facilmente impressionabili dal continuo flusso di informazioni negative che assimilano quotidianamente. Ed ecco un’altra conferma dello sbando totale degli adolescenti, riportato ieri nella cronaca locale dal quotidiano Unione sarda (Soli in discoteca a 12 anni):  “Adolescenti, se non addirittura bambini, in giro per la città sino alle 6 del mattino dopo una notte in discoteca.“.  Per intenderci, sono gli stessi ragazzi dodicenni che, secondo la proposta della ministra Fedeli, le mamme dovrebbero andare a prendere all’uscita dalla scuola per proteggerli da eventuali pericoli. Però possono stare tutta la notte fuori casa, con il consenso dei genitori, a fare quello che gli pare, senza controllo. C’era bisogno di una ulteriore conferma del rincoglionimento generale di adolescenti, figli, genitori e ministri?  No, non abbiamo più dubbi. Ma cosa fanno queste dodicenni fuori tutta la notte in discoteca? Mah, qualche idea potete farvela leggendo questo: “Pane, sesso e violenza“. C’è un po’ di tutto; dalle “ragazze doccia” che fanno sesso tutti i giorni a scuola su prenotazione e scelta della prestazione dietro compenso o una semplice ricarica telefonica, a quelle che nei bagni delle discoteche fanno le gare di sesso orale; vince chi fa più pompini (chiamiamo le cose col loro nome, così ci capiamo meglio).  Già, poi però siccome le “bambine” sono ingenue ed indifese, e se tornano a casa da sole corrono dei rischi (magari accettano caramelle da sconosciuti; pompini sì, caramelle no), per difenderle dai pericoli, bisogna andare a prenderle a scuola per accompagnarle a casa; così siamo tranquilli.

Non basta ancora? Di recente il caso della famiglia sterminata con il tallio ha riempito la cronaca per giorni. Poi si è scoperto che ad uccidere i nonni e la zia è stato il nipote: “L’ho fatto per punire soggetti impuri“. E stampa e TV si sono scatenati con servizi speciali, facendo a gara nel raccontare nei dettagli tutti i particolari della vicenda; cos’è il tallio, a cosa serve, dove acquistarlo, quanto costa, come ordinarlo sul web, come usarlo, come non lasciare traccia sul computer. Insomma, tutte notizie utili per fornire spunto e consigli utili a qualche apprendista assassino con poca fantasia che vuole far fuori un familiare, un parente, un vicino antipatico o uno a caso. Non sai come fare? Basta leggere la stampa o vedere i servizi in TV.

Sono cose che scrivo fin da quando ho cominciato ad usare internet 20 anni fa. Risultato? Zero. Mi ricorda quella battuta del tale che fa dieta da 15 giorni per perdere peso ed all’amico che gli chiede cosa ha perso risponde “Ho perso 15 giorni“. Ecco, io ho perso 20 anni. Ma siccome “repetita iuvant”, mai disperare. Qualche tempo fa, gennaio scorso, Fiorello sollevò il problema della violenza in TV perché la mamma era impressionata dalle notizie di cronaca nera nei TG. Se ne è parlato per qualche giorno, poi silenzio generale (tengo famiglia) e tutto procede come sempre. A quella protesta ho dedicato un post in cui riportavo anche i commenti lasciati su un forum della Community RAI, dedicato proprio alla violenza in TV, nel 2002, 15 anni fa (quindici). Giusto per dire che il problema è vecchio e non lo sto scoprendo oggi. Eccolo.

Fiorello e violenza in TV (gennaio 2017)

Se l’ha capito anche Fiorello vuol dire che la questione è seria. Parlo dell’eccesso di violenza in TV. Ieri ha lanciato un appello a RAI e Mediaset: “Basta sangue e violenza in TV“. Chi ha la bontà di dare uno sguardo al mio blog sa che è un argomento che tratto da sempre. Basta dare uno sguardo alla sezione “Mass media, società e violenza” nella colonna a destra, dove sono riportati i link di alcuni dei tanti post dedicati all’argomento “Media e violenza“. Forse non ci facciamo più caso perché la cronaca nera è talmente diffusa su stampa e TV che sembra normale. Proprio ieri ho seguito un TG5 che ha dedicato un quarto d’ora abbondante alle notizie di nera accaduti nelle ultime ore: sono almeno 5 i fatti di sangue e violenza, tra genitori ammazzati dai figli, donne bruciate o sfregiate con l’acido o accoltellate. Praticamente metà TG era dedicato a fatti di violenza, con dovizia di dettagli, sangue, inviati davanti ai luoghi della tragedia, interviste volanti ai passanti, ricostruzioni dei delitti. Niente di straordinario, è la solita informazione quotidiana. Ormai i TG sembrano bollettini di guerra.

Ma non basta. Si comincia già al mattino a riprendere i fatti delittuosi e discuterne in TV. L’ho ricordato spesso, anche di recente. E poi si continua per tutta la giornata a parlare degli stessi fatti nei salotti pomeridiani, e poi la sera in programmi espressamente dedicati alla cronaca nera: Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, Chi l’ha visto, Il terzo indizio etc. Basta? No, perché poi ci sono tutta una serie di fiction e  film horror, thrilling, di azione, polizieschi a base di violenza, sparatorie, sangue e morti ammazzati. Non li cito perché l’elenco è lungo. Fiorello ha ragione, c’è troppa violenza in TV.

televisione violenza

Sbaglia, però, quando dice che di questi delitti se ne dovrebbe occupare solo la magistratura ed i TG. La magistratura è giusto che se ne occupi, ma perché i TG devono riversare ogni giorno una valanga di notizie violente? Possibile che siano queste le notizie che interessano i cittadini? Io credo di no, da sempre. L’ho detto e scritto ogni volta che ho avuto la possibilità di farlo. E lo sto scrivendo anche in rete fin da quando ho cominciato ad usare internet; lo sto scrivendo da 15 anni. Ma sembra di scontrarsi con un muro di gomma. E nessuno se ne preoccupa, nemmeno coloro che per professione (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, sociologi, giornalisti ed addetti ai lavori) dovrebbero farlo.

Stavo per scrivere proprio un post sulla follia umana che sembra essere ormai inarrestabile. Ma prima, visto l’intervento di Fiorello, mi fermo a parlare per la millesima volta dell’eccesso di violenza in televisione.  E’ un problema che ho accennato da subito, appena ho cominciato a frequentare la rete e diversi forum di discussione, tra i quali anche la Community RAI che aveva diverse sezioni e forum nei quali si poteva intervenire.  Parlo di 15 anni fa. Allora la connessione era a 56 kb ed il problema più frequente era che cadeva spesso la linea. Il che significava che se stavi scrivendo qualcosa perdevi tutto. Così presi l’abitudine di scrivere i messaggi, commenti ed interventi anche brevi, prima su una pagina word e poi col copia/incolla inviarli nel forum. Molti di quei messaggi si sono salvati e li tengo ancora in una cartella documenti. Così ho rintracciato dei commenti che avevo inserito proprio in un forum della Community RAI riservato proprio al problema della violenza in TV.

Il forum era moderato dal prof. Scandaletti. Pensai subito che un forum sulla violenza in TV all’interno della Community RAI fosse il posto giusto per porre il problema dell’eccesso di violenza in TV (cosa che osservavo già da tempo), e che magari il prof Scandaletti avrebbe potuto darmi una risposta o, comunque, si poteva avviare una discussione. L’illusione è durata poco, nessuna risposta, né dal moderatore, né da altri frequentatori del forum. Così cominci a pensare che, in fondo, se agli altri non interessa, magari sei tu ad essere troppo critico. Non solo nessuno rispondeva, ma qualche mese dopo addirittura chiusero il forum; così si evitano domande scomode. Pensate quanto gli interessa il parere del pubblico. Riporto quei pochi interventi fatti in quel forum nel 2002 a dimostrazione che quello che lamenta Fiorello oggi, lo denunciavo già 15 anni fa, purtroppo senza ottenere risposta. La “Carta di Treviso” alla quale accenno nei commenti è un protocollo deontologico d’intesa fra Ordine dei giornalisti e TV che risale al 1990 e che dovrebbe tutelare i minori dall’eccesso di scene violente in TV e tutelarne la privacy. La cito perché l’intestazione della sezione faceva riferimento proprio a quella “Carta”.

Su  RAI Community 24/4/2002

Altro che Carta di Treviso; bell’elenco di buone intenzioni. Fossi in voi (intendo nei panni degli addetti ai lavori), comincerei a preoccuparmi seriamente anche dell’informazione per gli adulti. Ma, a quanto vedo, in questo forum non risponde nessuno. Per essere ascoltati, oggi, bisogna parlare di Fiorello o del “Grande fratello” o delle amenità varie del mondo dello spettacolo; insomma, di stupidità e affini. Prova ne sia che, a dieci anni dalla “Carta”, il pericolo della TV violenta, come risulta dai rapporti, è addirittura aumentato. Alla faccia della “Carta”. Ma siamo seri, per favore.

Ma, del resto, come si può pensare di essere ascoltati, quando addirittura si sentono certi psicologi (?) affermare candidamente che, in fondo, la violenza non è poi così pericolosa, anzi, contribuisce ad esorcizzare la paura. Ma dove hanno studiato certi personaggi? Nei corsi serali tenuti nella capanne del Burundi? Ma non sarebbe meglio, nell’interesse di tutti, che cambiassero mestiere? O devo credere che, veramente, nelle nostre università si insegna che essere sottoposti quotidianamente a visioni di violenza di ogni genere, e in tutte le salse, contribuisca ad esorcizzare la paura e che, quindi, abbia, addirittura degli effetti positivi? Ma davvero si insegna questo? Chiudete quelle università e ricavateci alloggi per i senzatetto, almeno servirà a qualcosa e non faranno danni.

Su RAI Community (1 maggio 2002)

Adesso capisco perché la “Carta di Treviso” resta carta straccia. E’ la solita trovata all’italiana. In Italia si svolgono ogni anno centinaia, o forse migliaia, di convegni, congressi, seminari, meeting etc. A parte il fatto che il più delle volte, direttamente o indirettamente, vengono organizzati col sostegno di Enti pubblici, quindi, con denaro pubblico, mi chiedo a cosa servano. Il più delle volte il loro scopo (non ufficiale) è il seguente:

– Dare la possibilità ai partecipanti di trascorrere qualche giorno di vacanza in località amene.

– Offrire l’opportunità di instaurare nuovi rapporti personali o professionali (tornano sempre utili).

– Consentire di degustare le varie specialità gastronomiche locali. In alcuni casi è possibile anche acquistare direttamente i vari prodotti locali, che sono sempre graditi, sia per consumo personale, sia come regalini per amici e parenti.

– Stilare un documento finale (ma, spesso, neanche questo) che giustifichi, con pretese scientifiche, quanto detto nei punti precedenti.

 Detto questo, quando sono entrato in questo forum, mi sono sorpreso di scoprire che, finalmente, qualcuno si occupa di un argomento così serio qual è l’informazione, con particolare riferimento all’informazione per i bambini. Ma, a distanza di dieci giorni, mi rendo conto che anche questo forum è “all’italiana”. Nessun commento, nessuna risposta ai vari messaggi. Ma nessuno potrà dire che nulla viene fatto. Vero? La RAI ha perfino aperto un forum ad hoc, dove discutere di informazione. Ed è un forum moderato dall’illustre prof. Scandaletti. Mica scherzi! Classica domanda all’italiana: “Il prof. Scandaletti viene anche pagato, per questo gravoso incarico di moderatore?”.

Ho la vaga impressione che, nonostante le buone intenzioni, non si sia ancora capito se e quanto la televisione possa influire sul comportamento sociale. Anzi, credo proprio che, nonostante lo si sia capito molto bene, non si faccia nulla, perché occorrerebbe adottare dei provvedimenti che, come sempre, sarebbero scomodi per molti. E allora, all’italiana, facciamo finta di occuparci del problema e che tutto resti come prima. Una cosa è certa; tutti gli italiani hanno letto “Il gattopardo”. Concludo, all’italiana, citando un noto ritornello di Sordi: ” Ti ci hanno mai mandato a quel paese?” Statemi bene! E se un domani i vostri figli o nipoti si ammazzano fra loro, o puntano un fucile o una pistola sulla vostra canuta testolina e fanno boom, non preoccupatevi, niente di grave; lo hanno semplicemente visto fare in televisione.

Su RAI Community 26/5/02 

Perché in questo forum non risponde nessuno? “In tutt’altre faccende affaccendati?”. Eh sì. E’ di ieri la notizia che un ragazzo ha ammazzato il padre e la madre. La sorella l’ha scampata per miracolo. Beh, normale no? Ormai questi delitti in ambito familiare si susseguono con un ritmo così frequente che è tutto normale. Pensiamo piuttosto ad altro; ai mondiali di calcio, e chissà se Carlo sposerà Camilla, e chi vincerà a “Saranno famosi”? In attesa del prossimo delitto. Sperando che non sia il nostro. Così, giusto perché da morti non potremmo vedere che anche noi abbiamo avuto i 5 minuti di celebrità in TV. Sì, vero, da morti, ma comunque siamo apparsi in TV.

Ma, visto che ormai vanno di moda, a nessuno viene in mente di fare un bel “Girotondo” contro la violenza in TV? No vero? I girotondi si fanno per rivendicare la libertà d’informazione. O meglio, quella che si ritiene sia libertà di informazione. Ovvero la libertà di riversare quotidianamente sui cittadini montagne di residui digestivi e violenza, in tutte le salse. Questa è libertà di informazione. Meglio che i bambini imparino presto che ammazzare il padre o la madre è una cosa del tutto naturale, visto che succede così spesso. O no? Così, se ne avranno voglia, magari perché non gli comprano il motorino, potranno farlo senza eccessivi scrupoli, tanto è normale. Ma perché preoccuparci di queste cose? Pensiamo ai mondiali di calcio ed al giro d’Italia. A proposito, visto come procede…l’ultima tappa si correrà a S. Vittore? Ma l’atroce dubbio che tiene il mondo in ansia è: Carlo sposerà Camilla? Albertone…com’era quella canzoncina? Ah, sì: “Ti ci hanno mai mandato a quel paese?”.

Questi furono i soli commenti inviati, perché visto che regnava il silenzio totale, rinunciai a perdere tempo. Stesso esito su altri forum tra i quali quello del programma TV “Il Grande talk” divenuto poi “TV talk” (programma che, con l’intervento di analisti ed ospiti in studio analizza i programmi televisivi della settimana) che prima andava in onda il sabato mattina ed ora il sabato pomeriggio alle ore 15. Risposte zero, anzi qualche frequentatore  si lamentava delle mie segnalazioni con la  solita idiota giustificazione che se un programma non ti piace sei libero di non guardarlo, c’è il telecomando; classica risposta da imbecille della comitiva. Anche quel forum è stato chiuso già da alcuni anni. Sembra che gli addetti ai lavori non gradiscano parlare di ciò che li riguarda. Possono parlarne solo gli interessati e, naturalmente, bene.

Allora ci si chiede perché nessuno si occupi di un problema così importante com’è la programmazione televisiva e degli effetti che può avere sul pubblico. La risposta può essere quella di Popper, riportata a lato, che cito spesso. E’ triste doverlo riconoscere, ma la spiegazione è proprio quella. La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti della maggioranza della popolazione.  Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di programmi basati su cronaca nera e violenza.

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello  culturale del pubblico, lo usiamo per aumentare il livello di aggressività della gente e per fare pubblicità a detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali.  E non si può nemmeno lamentarsi, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono Teleidioti, tecnologicamente avanzati. Già, perché, come diceva Ennio Flaiano “Oggi anche il cretino è specializzato“.

Vedi

Cuochi e delitti

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco.

Donne da macello

Gli italiani sono scemi

Pane, sesso e violenza

Follie di giornata e futili motivi (2004)

Ipocriti (2004)

Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

Lo stupro quotidiano (2006)

AdolesceMenza (2006)

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

Il mondo visto dalle mutande (2007)

Manicomio Italia (2009)

Mamma, sono incinta (2009)

Cani e bestie (209)

Il Papa ha ragione (2009)

Luna nel Pozzo (2010)

Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole di me in una intervista TV:

– “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Pappagalli molesti, principi e palloni poetici

Notizie dal mondo dei pazzi. Ormai non ci facciamo più caso perché quando la pazzia è diffusa ci si fa l’abitudine, diventa normale. Però ogni tanto è bene fermarsi un attimo a riflettere su alcune notiziette; così, tanto per chiederci se davvero questo è ancora un mondo normale, oppure se abbiamo oltrepassato il limite della follia sostenibile. Ecco alcuni fatti riportati dalla cronaca solo nelle ultime 24 ore.

Pappagalli maleducati

I pappagalli sono belli, ci tengono compagnia e se riescono ad imitare la voce umana e pronunciare qualche parola sono anche un’attrazione curiosa. Ma bisogna stare attenti a ciò che ripetono. Per esempio, a Capoterra, in Sardegna, succede che una signora possieda un pappagallo che, forse, pronuncia qualche parolaccia di troppo. Il vicino di casa, un po’ troppo suscettibile, pensa che quelle parolacce siano rivolte a lui, visto che il pappagallo le pronuncia ogni volta che lo vede passare. Così, per vendicarsi, aspetta che la vicina vada a fare una passeggiata in un parco con un’amica, e l’ammazza con 11 coltellate: “Il tuo pappagallo mi dice le parolacce: e ammazza la vicina.”. Pare che gli attriti fra i vicini di casa andassero avanti da anni. Violenza assurda ed inspiegabile che la cronaca di solito  spiega con “futili motivi“. Non ripeterò cose che dico da anni su questo argomento. Però rendiamoci conto che, grazie a Basaglia, noi abbiamo chiuso i manicomi, e che  ci sono persone come queste, apparentemente normali,  che circolano liberamente e che, per “futili motivi”, all’improvviso possono ammazzare qualcuno per una parolaccia detta da un pappagallo.

Passatempi

Alcuni ragazzini, tra i 12 e i 14 anni (c’è anche una ragazzina), hanno sistemato dei sassi sui binari della linea ferroviaria a Cagliari: “Pietre sui binari; stop al treno” . Così, per vedere l’effetto che fa, per distrarsi, per passatempo, perché si annoiavano., o perché lo hanno visto fare da altri. La stupidità non ha bisogno di particolari motivi per manifestarsi. Proprio recentemente in diverse località della Sardegna si sono verificati casi di lanci di sassi su treni, pullman e auto in corsa sulla superstrada. Anni fa il passatempo  di moda era quello di lanciare sassi sulle auto da un cavalcavia. Ora siamo all’emulazione, ma con variazioni sul tema. La cronaca dice che si tratta di una “bravata“. Ecco ciò che lascia perplessi. Invece che chiamare le cose col loro nome e parlare chiaramente di “delinquenti”, questi fatti gravissimi, che potrebbero avere conseguenze tragiche, vengono considerati delle semplici ragazzate, niente di preoccupante. bravate. “Sono ragazzi…”, direbbe Greggio.

Monopoli col morto

Purtroppo non è quel vecchio gioco da tavolo col quale abbiamo trascorso serate fra amici da ragazzi. Questo è un gioco tragico che vede ancora coinvolti dei ragazzi di 15 e 17 anni che gettano in acqua un anziano di 77 anni che passeggiava lungo la scogliera a Cala Verdegiglio, provocandone la morte. Non è ancora chiaro se si tratti di una semplice “bravata” come la cronaca riportava in un primo momento, oppure di una aggressione a scopo di rapina. Che strani passatempi vanno di moda oggi. Non ricordo che una volta, per passatempo, i ragazzi scagliassero sassi su treni e auto, o gettassero a mare gli anziani. Mah, altri tempi, devono essere gli effetti dell’evoluzione della specie.

Notizie assurde come queste sono ormai all’ordine del giorno. E nessuno si chiede cosa sta succedendo a questa società? Abbiamo uno stuolo di psicologi, sociologi, psichiatri; perché nessuno si chiede cosa sta succedendo e perché la gente sta impazzendo? Perché una cosa è certa ed evidente; il mondo sta impazzendo. La cosa preoccupante è che non solo non ci sono segni di rinsavimento, ma  ormai siamo arrivati all’assuefazione e questi fatti vengono percepiti quasi come normali. Anche questo è un segno della pazzia dilagante. Siamo così distratti da mille informazioni inutili che la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Pensiamo alla Ferrari, ai talent, i reality, sport, gossip, fiction fatte in serie, la posta di De Filippi, ballerini, comici e cantanti. Ci riempiamo la testa di cose superflue e tralasciamo di occuparci delle cose serie ed importanti. Incoscienti, balliamo mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Ultimissime tra principi e palloni

Ma anche se non siamo proprio pazzi, certo almeno un minimo di confusione mentale deve esserci, specie tra gli addetti ai lavori del mondo dell’informazione. Non sono un appassionato di sport, gossip e inutili pettegolezzi da cortile; quindi, non leggo questo tipo di notizie. Ma dando uno sguardo alle pagine dei quotidiani in rete, non si può non leggere almeno i titoli, sia di sport che di gossip. Bene o male, volenti o nolenti, sappiamo chi segna in campionato, cosa fanno le Ferrari e Valentino Rossi, le liti Morgan-De Filippi, Parietti-Lucarelli, con chi scopa Belen Rodríguez, chi vince i reality. Tutte notizie importantissime per l’umanità.

Oggi, per esempio, la notizia del giorno è quella che il principe Filippo va in pensione. Per renderlo noto è stata convocata d’urgenza una conferenza stampa con tutti i maggiori rappresentanti dei media. Così oggi è questa la notizia di apertura di tutti i TG e quotidiani, servizi e commenti dei corrispondenti esteri, degli inviati speciali e dei soliti opinionisti tuttologi che, a tutte le ore del giorno su tutti i canali, parlano di tutto, dalla minaccia nucleare alle previsioni del tempo, dalla Brexit agli amori di Belen Rodriguez, dai buchi neri alla dieta mediterranea. Ed in tutti i salotti TV sarà l’argomento del giorno. Ho sentito una giornalista dire che questa era “una notizia choc“. In effetti una notizia come questa getta nello sconforto interi popoli. Come faremo adesso se Filippo va in pensione e si ritira a vita privata? Se lo chiederanno angosciosamente i bracciati calabresi, i cassintegrati del Sulcis, i precari, gli esodati, perfino la casalinga di Voghera, signora Gavina di Tergu e pure tziu Nassiu di Masullas. Sì, sono notizie che segnano una vita.

Questa poi è una vera perla. “I gol di Gonzalo Higuain sono un romanzo. Ma il colpo di tacco e i passi di danza di Paulo Dybala sono poesia.”, scrive oggi Tony Damascelli sul Giornale.  Ora, d’accordo che ognuno fa quello che gli pare e che, come suol dirsi “Il mondo è bello perché è vario“. Nella vita, quindi,  si possono avere diversi interessi e  passioni: sport, musica, spettacolo, cinema, narrativa, poesia, numismatica, filatelia, cinema, teatro Kabuki, origami, collezionare farfalle o stampe cinesi, e qualunque cosa. Ed ognuno ha il diritto di seguire la propria passione, di parlarne e perfino di scriverne sui giornali (specie se ti pagano per farlo).

Capisco che la deformazione professionale porti ad enfatizzare gli eventi e trovare delle espressioni forti ed iperboli  per richiamare l’attenzione del lettore. Capisco pure che si ricorra a figure retoriche e fantasiose immagini per nobilitare un’attività ludica come il calcio o altri sport. Ma se dare calci ad un pallone diventa addirittura alta letteratura e per esaltare le gesta dei pallonari si ricorre ad azzardate similitudini ed accostamenti letterari con poeti e romanzieri, e  paragonando dei calciatori  a Manzoni o Dostoevskij, Leopardi o Baudelaire, allora c’è qualcosa che non va, si sta passando il limite del lecito. Le spiegazioni di questi strampalati paragoni giornalistici possono essere diverse. Ma sinceramente, stringi stringi, la spiegazione più plausibile è quella che sostengo da tempo: la gente è rincoglionita. Punto.

 

 

Femminicidio e TV

Anche oggi tre donne ammazzate. Tutti i giorni c’è qualcuno che ammazza la compagna; per “futili motivi”, dicono i cronisti. Ma se questi “futili motivi” scatenano la furia assassina, forse non sono poi così futili. No? Vedi: “Futili motivi, TG e inviati speciali“.

Ma non ammazzano solo le compagne; spesso ammazzano anche i figli o, come è successo oggi, anche l’amica della compagna: “Ortona: due donne uccise a coltellate“. A Vicenza, invece, l’assassino si è limitato ad accoltellare la moglie. Per fortuna la figlia piccola non era in casa. E i media ci sguazzano per giorni, con dovizia di dettagli macabri. Ora dovrei ripetere quanto dico ormai da tempo. Ma facciamola breve. Se tutti i giorni i media ci raccontano di donne  ammazzate dai compagni, alla fine ci si abitua e la gente comincia a pensare che quando due persone litigano sia normale che debba finire a coltellate; anzi se lo aspettano. E così, se una persona dal precario equilibrio psichico si trova ad affrontare situazioni di crisi, conflitti, liti familiari, la prima reazione è quella di fare quello che sente ripetere ogni giorno in TV, quello che fanno tutti: ammazzare la compagna. Si chiama “emulazione”. Semplice no? E’ un primordiale istinto umano.

Ma naturalmente, i media sono innocenti. Non si può nemmeno lontanamente sollevare un leggerissimo sospetto che forse, dico forse, tanta quotidiana evidenza mediatica alla violenza possa generare qualche forma di emulazione. Anzi, dicono gli esperti che la violenza in TV non è pericolosa; serve a scaricare l’aggressività e sublimare gli istinti violenti. Ricordo bene una simile affermazione fatta in TV anni fa da una “esperta” psicologa. E se lo dicono gli esperti! E poi c’è sempre la giustificazione che non ammette repliche: il diritto di cronaca. Anche ieri parlavo di violenza e sfruttamento mediatico della cronaca nera: “Igor, media e violenza“. Nella colonna a destra “Mass media, società e violenza” ci sono alcuni dei post dedicati a questo argomento.

Ma sembra che nessuno si renda conto della serietà del problema. Anzi tendono a sminuire il pericolo e negare che fra media e violenza ci sia qualche legame e relazione. Purtroppo la relazione c’è ed è piuttosto stretta. Solo dei ciechi, sordi e pure in malafede possono fingere di non vederla. Oppure, come li definisce K. Popper, degli “Imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza, educando alla violenza.”. Ma molti sulla cronaca nera ci campano ed allora continuano a negare che la quotidiana diffusione di messaggi violenti possa creare effetti di emulazione. Ho fatto spesso esempi pratici. Ed ecco oggi l’ultima conferma: “Si ispirano al film Manchester by the sea ed uccidono il figlio“.

Più chiaro di così non si può. Se questi genitori, ispirandosi ad un film (pare che abbia vinto due premi Oscar) appena visto in televisione, ammazzano il figlio ed incendiano la casa, si può dire che esista una relazione tra i fatti? Oppure continuiamo a negare l’evidenza?  Ma gli psicologi negano; anzi per loro le immagini violente  hanno un effetto positivo perché permettono di sublimare l’aggressività.  Ho il sospetto che abbiano studiato per corrispondenza ed abbiano smarrito qualche fascicolo; magari i più importanti. Oppure hanno preso la laurea in Albania, o nei corsi serali nelle capanne del Burundi. Sì, deve essere così, perché se nelle nostre università si insegna questo, allora è meglio chiuderle e ricavarci alloggi per i senzatetto.

Igor, media e violenza

I media ci stanno avvelenando, giorno per giorno. E’ una specie di mitridatismo mediatico; ogni giorno ci propinano la nostra dose quotidiana di violenza che, a lungo andare crea dipendenza, come la droga. Lo dico e lo ripeto da anni. Facciamo un esempio pratico. Raramente accendo la TV al mattino. Ma ogni tanto succede, magari per cercare di sentire le ultime notizie: con i tempi che corrono non si sa mai che scoppi una guerra nucleare. Bene, di solito il giro di zapping dura pochissimo, il tempo di fare un giro veloce sui vari canali e, siccome c’è sempre e solo la solita spazzatura,  spegnere. Cosa c’era oggi in TV? Vediamo.

Su RAI1 c’erano i soliti cuochi, su RAI 2 si parlava della strage di Erba, su RAI3 si cercavano assassini a “Chi l’ha visto”, su Rete4 c’era una fiction, su Canale 5 c’era quel cortile di liti familiari che è Forum, su Italia 1 c’era il TG. E parlava di “Igor il russo”, della sua fuga e della caccia delle forze dell’ordine. Subito dopo parte una altro servizio su una donna cinese accoltellata a Budoni in Sardegna. Basta e avanza. Spengo e andate affanculo tutti quanti, voi, i TG, i cuochi e chi vi segue. La televisione sta diventando insopportabile; un bollettino di guerra sarebbe più tranquillizzante. Cominciano al mattino presto a parlare di violenze di ogni genere, di incidenti, di morti ammazzati, di guerre fra bande di criminali, di droga e, immancabilmente, di femminicidi (ormai sono all’ordine del giorno).

Il “Nemico pubblico numero 1“. Continuano a chiamarlo “Igor il russo”. Non aggiungo altro perché ormai chi sia e cosa abbia fatto lo sanno anche i gatti. Già ieri si sapeva che Igor non era il suo nome e che non era nemmeno russo. Infatti aggiungevano subito che è serbo. Bene, allora abbiamo chiarito chi è questo criminale? No. Oggi nei Tg lo chiamano ancora “Igor il russo“, e subito dopo precisano che, però, viene dalla Serbia e che ha un altro nome.  Anche la stampa continua a definirlo così: “Tutti i segreti di Igor il russo“. Allora viene spontaneo chiedersi perché si continua a chiamarlo “Igor il russo” se ormai già da ieri è accertato che non è russo e non si chiama Igor?  Questo ci dà la misura della serietà dell’informazione. Ci sono due spiegazioni per questa contraddizione. La prima è quella semantica (ma la spiegazione sarebbe lunga), che spiegherebbe il vezzo giornalistico di far uso di motti, frasi fatte, paradigmi, stereotipi e appellativi che funzionano da identificativo, richiamano subito alla mente il personaggio, lo caratterizzano e si prestano ad essere usati come messaggio subliminale. E’ l’effetto “Mostro in prima pagina“. L’altra è più semplice e spiega il livello professionale degli addetti ai lavori nel campo dell’informazione. In questo caso non ci sono spiegazioni complicate, ci sono solo tre possibilità: o sono mezzo idioti, o sono idioti per 3/4, o sono idioti del tutto.

Da ieri l’argomento principe di tutti i media è lui “Igor il russo”. Cosa ha fatto di così speciale per scatenargli dietro un migliaio di carabinieri e coinvolgere perfino il comandante in capo del Corpo? Niente di speciale. Ha fatto una rapina ed ha ucciso una persona. Niente di più di quanto sentiamo quasi ogni giorno. Ma allora perché gli altri casi vengono dimenticati quasi subito e questo Igor diventa un caso speciale? Perché si ottengono due risultati. Il primo è quello di utilità mediatica: si riempiono i programmi con scoop, esclusive, aggiornamenti, servizi degli inviati speciali, interventi e commenti in studio di esperti e opinionisti, interviste volanti a cittadini ed al comandante delle operazioni mascherato col passamontagna (fa scena e si approfitta per pubblicizzare un suo libro), riprese in diretta delle operazioni delle forze dell’ordine (che non sai se sono reali o sono sceneggiate a beneficio delle telecamere). Insomma, si riempie il palinsesto per giorni, si fa audience e ci si guadagna la pagnotta.  Il secondo risultato è quello di focalizzare l’attenzione del pubblico su questo caso e farne il “Nemico pubblico numero uno”, stile Al Capone. Così, se lo prenderanno (come speriamo) sarà un grande spot a favore della capacità operativa delle forze dell’ordine, scoraggia la giustizia fai da te e smentisce chi accusa lo Stato di non garantire la sicurezza dei cittadini. Più è pericoloso il criminale catturato e più efficiente si dimostra lo Stato. Ecco perché ingigantire la pericolosità di Igor, significa automaticamente esaltare la capacità delle forze dell’ordine. E così, la cattura di Igor, almeno per un po’ di tempo, farà dimenticare il fatto che di criminali come Igor l’Italia è piena e che nessuno si sente più al sicuro, nemmeno in casa. Ma tutto finirà in gloria; fino alla prossima rapina ed al prossimo morto ammazzato.

La cronaca nera, gli incidenti, le tragedie di qualunque genere sono diventati l’argomento principale dei media. Con queste notizie si riempiono pagine dei quotidiani, programmi Tv, internet. Tempo fa ho dedicato un post alle notizie di apertura del quotidiano locale L’Unione sarda: quasi sempre sono notizie di incidenti stradali (Vale la pena di leggere questo post Top News per capire di cosa sto parlando). Sembrerebbe che il problema più importante della Sardegna sia il traffico. Ecco, giusto per fare un altro  esempio concreto, cosa riportava ieri L’Unione sarda al centro pagina, nella sezione “News Italia“.

Avete letto i titoli? Vi sembra credibile che oggi in Italia queste siano le notizie più importanti? Oppure sarà un caso eccezionale in un giorno particolare? No, è la norma, questo è ciò che si legge tutti i giorni sulla stampa, su internet, in TV.  I Tg sembrano la cronaca dei morti “minuto per minuto”, un bollettino delle disgrazie. I programmi di intrattenimento, a partire dal mattino, riprendono gli stessi argomenti. Il pomeriggio, tanto per favorire la digestione, i vari talk riprendono gli stessi argomenti di cronaca nera, con approfondimenti ed inviati speciali sul luogo delle tragedie. La sera peggio che mai; film e fiction polizieschi, horror, con abbondanza di Squadre omicidi, Distretti di polizia, CSI, NCIS, Squadre speciali, “Montalbano sono…”, marescialli, preti che fanno i detective e cani che fanno i commissari.  Ancora programmi speciali (Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, etc.), inchieste, ricostruzioni di vecchi fatti delittuosi, tutto a base di violenza e cadaveri, con dovizia di dettagli macabri. Sembra che per i media l’argomento principale sia proprio la violenza. E quando non ci sono fatti di sangue in casa nostra andiamo a scovarli in capo al mondo, pur di garantirci la nostra dose quotidiana di violenza, come fosse una droga. Ecco un esempio: “Scontro frontale in Texas“. E’ solo uno dei tanti esempi. In mancanza di incidenti stradali di casa nostra, raccontiamo quelli che avvengono in Texas. Vi interessa? No, non interessa nessuno; ma serve a riempire le pagine.

E così ogni giorno ci scaricano addosso la nostra buona dose di negatività che, inconsapevolmente, modifica il nostro essere, altera le nostre capacità e funzionalità mentali, la nostra psiche, il carattere, crea assuefazione e indifferenza verso il male, ci rende schiavi della necessità di assumere dosi sempre più massicce di veleno mediatico, ed accresce pericolosamente la nostra aggressività; quella aggressività che poi, cosa che continuo a ripetere da anni, esplode all’improvviso in atti di violenza che i media, non sapendo come spiegarla, continuano a giustificare “per futili motivi“. Forse non se ne rendono conto, ma i media hanno una responsabilità enorme nei confronti del pubblico. L’effetto di questo eccesso di notizie negative è che può scatenare, specie in individui particolarmente sensibili, deboli, con un precario equilibrio psichico, forme di emulazione o improvvisi raptus di follia.

Ma i media su questo genere di cronaca ci campano e non riconosceranno mai le proprie responsabilità. Bisognerebbe denunciarli, portarli in tribunale, accusarli di favoreggiamento e incitamento alla violenza e chiedere i danni morali. Oppure istituire un tribunale speciale, come in tempo di guerra, e condannarli per crimini contro l’umanità. Sì, perché, anche se sembra eccessivo, si tratta proprio di questo. I media stanno commettendo un crimine che non è meno pericoloso delle bombe dei terroristi. E’ più devastante, perché colpisce tutti indistintamente in ogni luogo ed è subdolo perché la gente non ne percepisce il pericolo e, quindi, non attiva nessuna forma di difesa. Un vero e proprio crimine che mascherano da informazione, libertà di stampa e diritto di cronaca. Ma è un bluff, c’è il trucco, perché dietro l’apparenza innocua e allettante si nasconde il pericolo, la truffa, l’inganno: come i cioccolatini purgativi o le bevande avvelenate.

Vedi:

Fiorello e violenza in TV

Cuochi e delitti

Il Papa ha ragione

Da “Quinto potere” (Network) 1976.

 

Follia umana (1)

La gente sta impazzendo, non c’è più dubbio. Ma non nel senso bonario come quando sorridendo diciamo ad un amico “Ma sei matto?”, perché fa o dice qualcosa di strano e bizzarro.  No, dico nel senso letterale del termine, come patologia mentale. Lo ripeto da sempre e purtroppo, arrivano puntuali le conferme. Ho sempre detto che non so quale sia la causa che genera questa follia; forse l’inquinamento ambientale, gli additivi tossici, coloranti, conservanti, aromi “naturali” chimici, che ingurgitiamo con i prodotti alimentari industriali, con frutta e verdura avvelenata da pesticidi, l’inquinamento elettromagnetico, lo stress di uno stile di vita nevrotico, l’informazione che ci fornisce ogni giorno la nostra razione quotidiana di violenze assortite, come una droga, e che crea uno stato mentale di tensione costante, di aggressività repressa che esplode alla prima occasione, modelli di vita imposti da una società che ha perso tutti i riferimenti, mutazioni genetiche. Non so cosa sia esattamente; forse un micidiale mixer di questi fattori ambientali, biologici, chimici, culturali. Quello di cui sono sempre più convinto, però, è che qualcosa ci sta mandando in pappa il cervello.

Lo constatiamo leggendo le notizie che ci vengono fornite ogni giorno dai media. Non solo quelle tragiche dei conflitti e guerre in corso e di attentati terroristici. Non passa giorno che non ci siano notizie di cronaca nera che vengono dalla quotidianità: donne ammazzate, bambini abbandonati, risse, violenze, aggressioni e morti per cause che la stampa definisce “futili motivi“. Come se morire per futili motivi sia meno grave o più grave che morire per motivi importanti. Qualcuno, per cercare di minimizzare la gravità di questa violenza crescente dice che non è vero che sono aumentati i crimini, ed invitano a non creare allarmismi perché questi fatti sono sempre successi, solo che prima non si conoscevano, oggi invece trovano più spazio nell’informazione. Non è vero: è del tutto falso. La crescita della violenza è reale ed è dovuta a nuovi fattori scatenanti che prima erano sconosciuti o avevano una minima influenza. Ora sono accresciuti i fattori che generano aggressività e violenza e sono di diversa natura, genetica, ambientale, culturale. Dell’l’influenza negativa dei media ho parlato spesso. Ma i fattori ambientali sono sempre più determinanti, a causa dell’inquinamento che  induce mutazioni genetiche e alterazioni ormonali e neuronali. Sono i danni provocati da inquinanti di varia natura: pesticidi, scarichi industriali, smog, polveri sottili e additivi alimentari specie dei prodotti industriali.

Ho sempre avuto il sospetto che questi fattori ambientali, oltre a quelli culturali derivanti dall’educazione, lo stile di vita, l’influenza dei media, potessero avere degli effetti negativi sulla mente umana; e quindi sul comportamento, lo sviluppo del carattere e della personalità e sui rapporti sociali. Ormai non sono una mia ipotesi campata per aria, lo dimostrano le ultime ricerche scientifiche. Ecco alcuni articoli apparsi di recente sulla stampa in merito agli effetti dell’inquinamento sul cervello umano.

Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato. Calo di circa 14 punti in poco più di cento anni.

Chi vive in città ha il cervello infestato da nanomagneti. Causa, l’eccessivo inquinamento atmosferico industriale.

Smog nel cervello. Così l’inquinamento contamina i neuroni. Possibili cause dell’Alzheimer.

Lo smog fa male al cervello; soprattutto a quello dei neonati. Gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno e da lì nel cervello, diventando tossici anche per i neuroni. Potrebbero avere una parte anche in psicosi e demenze precoci.

L’inquinamento riduce il quoziente intellettivo. La “pandemia silenziosa”, ovvero il dilagare nell’infanzia, a livello globale, di disturbi del neurosviluppo che vanno dall’autismo al deficit di attenzione ed iperattività ed al ritardo mentale.

Anche il cervello si ammala di smog. Vivere in strade molto trafficate aumenta il rischio di demenza senile, Alzheimer compresa.

Sono solo alcuni degli articoli che riprendono studi scientifici sugli effetti dello smog e dell’inquinamento atmosferico sul cervello umano. E non solo sul cervello. Una recente puntata di “Sfera” su La7 riprendeva l’allarme sulla moria delle api e lo spopolamento degli alveari, dovuta proprio ad inquinamento da pesticidi. Un allarme che è stato lanciato già diversi anni fa. Secondo gli ultimi studi, i pesticidi usati in agricoltura, specie i cosiddetti “neonicotinoidi“, oltre a provocare disorientamento e morte delle api, influenzano anche l’apparato sessuale generando mutazioni genetiche che riducono la fertilità dei maschi che acquistano caratteristiche sempre più femminili, fino al comparire di veri episodi di omosessualità.

Gli stessi neonicotinoidi li ritroviamo su tutti i prodotti dell’agricoltura che consumiamo regolarmente e che, penetrando nel terreno, vengono assorbiti dalle piante. Ciò significa che, anche dopo il lavaggio di frutta e ortaggi, permangono nei cibi tracce dei pesticidi che noi inconsapevolmente ingeriamo. Insomma, anche noi consumiamo la nostra brava dose di pesticidi, come le api. E come le api andiamo incontro a gravi pericoli per la salute, compresa la mutazione delle caratteristiche sessuali. Sarà un caso che negli ultimi decenni  le caratteristiche proprie del genere maschile e femminile siano sempre più confuse, che si vada verso un modello unisex, che si diffondano le teorie gender, e siano in crescita i casi di omosessualità? E perché mai dovremmo pensare che se questi pesticidi hanno effetti così devastanti per la sessualità delle api, non abbiano alcun effetto sull’uomo?

Purtroppo il video di quella puntata di Sfera non è disponibile. Ma questo breve servizio andato in onda su La7 illustra benissimo le cause dello spopolamento degli alveari. Ma le testimonianze della gravità del problema sono numerose, anche in video. Basta andare a vedere “Moria delle api“. Io stesso ho visto negli ultimi anni api morenti nel mio piccolo giardino dove vengono attratte da fiori ed alberi da frutto. Restano a terra, incapaci di volare, si muovono a stento come stordite, confuse, e muoiono. Ma io non uso nessun tipo di pesticida, né diserbanti, e nemmeno concimi; niente di niente. Evidentemente vengono avvelenate altrove. Troppo allarmistico? Avete ragione, non esageriamo, non preoccupatevi di queste sciocchezzuole, continuate pure a seguire il calcio, Sanremo, i salotti Tv per casalinghe disperate, cuochi e oroscopanti. (continua)

 

Fiorello e violenza in TV

Se l’ha capito anche Fiorello vuol dire che la questione è seria. Parlo dell’eccesso di violenza in TV. Ieri ha lanciato un appello a RAI e Mediaset: “Basta sangue e violenza in TV“. Chi ha la bontà di dare uno sguardo al mio blog sa che è un argomento che tratto da sempre. Basta dare uno sguardo alla sezione “Mass media, società e violenza” nella colonna a destra, dove sono riportati i link di alcuni dei tanti post dedicati all’argomento “Media e violenza” (nella vecchia piattaforma Tiscali; qui non è visibile).

Forse non ci facciamo più caso perché la cronaca nera è talmente diffusa su stampa e TV che sembra normale. Proprio ieri ho seguito un TG5 che ha dedicato un quarto d’ora abbondante alle notizie di nera accaduti nelle ultime ore: sono almeno 5 i fatti di sangue e violenza, tra genitori ammazzati dai figli, donne bruciate o sfregiate con l’acido o accoltellate. Praticamente metà TG era dedicato a fatti di violenza, con dovizia di dettagli, sangue, inviati davanti ai luoghi della tragedia, interviste volanti ai passanti, ricostruzioni dei delitti. Niente di straordinario, è la solita informazione quotidiana. Ormai i TG sembrano bollettini di guerra.

Ma non basta. Si comincia già al mattino a riprendere i fatti delittuosi e discuterne in TV. L’ho ricordato spesso, anche di recente. E poi si continua per tutta la giornata a parlare degli stessi fatti nei salotti pomeridiani, e poi la sera in programmi espressamente dedicati alla cronaca nera: Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, Chi l’ha visto, Il terzo indizio etc. Basta? No, perché poi ci sono tutta una serie di fiction e  film horror, thrilling, di azione, polizieschi; insomma a base di violenza, sparatorie, sangue e morti ammazzati. Non li cito perché l’elenco è lungo. Fiorello ha ragione, c’è troppa violenza in TV. Sbaglia, però, quando dice che di questi delitti se ne dovrebbe occupare solo la magistratura ed i TG. La magistratura è giusto che se ne occupi, ma perché i TG devono riversare ogni giorno una valanga di notizie violente? Possibile che siano queste le notizie che interessano i cittadini? Io credo di no, da sempre. L’ho detto e scritto ogni volta che ho avuto la possibilità di farlo. E lo sto scrivendo anche in rete fin da quando ho cominciato ad usare internet; lo sto scrivendo da 15 anni. Ma sembra di scontrarsi con un muro di gomma. E nessuno se ne preoccupa, nemmeno coloro che per professione (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, sociologi, giornalisti ed addetti ai lavori) dovrebbero farlo.

Stavo per scrivere proprio un post sulla follia umana che sembra essere ormai inarrestabile. Ma prima, visto l’intervento di Fiorello, mi fermo a parlare per la millesima volta dell’eccesso di violenza in televisione.  E’ un problema che ho accennato da subito, appena ho cominciato a frequentare la rete e diversi forum di discussione, tra i quali anche la Community RAI che aveva diverse sezioni e forum nei quali si poteva intervenire.  Parlo di 15 anni fa. Allora la connessione era a 56 kb ed il problema più frequente era che cadeva spesso la linea. Il che significava che se stavi scrivendo qualcosa perdevi tutto. Così presi l’abitudine di scrivere i messaggi, commenti ed interventi anche brevi, prima su una pagina word e poi col copia/incolla inviarli nel forum. Molti di quei messaggi si sono salvati e li tengo ancora in una cartella documenti. Così ho rintracciato dei commenti che avevo inserito proprio in un forum della Community RAI riservato proprio al problema della violenza in TV.

Il forum era moderato dal prof. Scandaletti. Pensai subito che un forum sulla violenza in TV all’interno della Community RAI fosse il posto giusto per porre il problema dell’eccesso di violenza in TV (cosa che osservavo già da tempo), e che magari il prof Scandaletti avrebbe potuto darmi una risposta o, comunque, si poteva avviare una discussione. L’illusione è durata poco, nessuna risposta, né dal moderatore, né da altri frequentatori del forum. Così cominci a pensare che, in fondo, se agli altri non interessa, magari sono io ad essere troppo critico.

Non solo nessuno rispondeva, ma qualche mese dopo addirittura chiusero il forum; così si evitano domande scomode. Pensate quanto gli interessa il parere del pubblico. Riporto quei pochi interventi fatti in quel forum nel 2002 a dimostrazione che quello che lamenta Fiorello oggi, lo denunciavo già 15 anni fa, purtroppo senza ottenere risposta. La “Carta di Treviso” alla quale accenno nei commenti è un protocollo deontologico d’intesa fra Ordine dei giornalisti e TV che risale al 1990 e che dovrebbe tutelare i minori dall’eccesso di scene violente in TV e tutelarne la privacy. La cito perché l’intestazione della sezione faceva riferimento proprio a quella “Carta”.

Su  RAI Community 24/4/2002

Altro che Carta di Treviso; bell’elenco di buone intenzioni. Fossi in voi (intendo nei panni degli addetti ai lavori), comincerei a preoccuparmi seriamente anche dell’informazione per gli adulti. Ma, a quanto vedo, in questo forum non risponde nessuno. Per essere ascoltati, oggi, bisogna parlare di Fiorello o del “Grande fratello” o delle amenità varie del mondo dello spettacolo; insomma, di stupidità e affini. Prova ne sia che, a dieci anni dalla “Carta”, il pericolo della TV violenta, come risulta dai rapporti, è addirittura aumentato. Alla faccia della “Carta”. Ma siamo seri, per favore.”.

Ma, del resto, come si può pensare di essere ascoltati, quando addirittura si sentono certi psicologi (?) affermare candidamente che, in fondo, la violenza non è poi così pericolosa, anzi, contribuisce ad esorcizzare la paura. Ma dove hanno studiato certi personaggi? Nei corsi serali tenuti nella capanne del Burundi? Ma non sarebbe meglio, nell’interesse di tutti, che cambiassero mestiere? O devo credere che, veramente, nelle nostre università si insegna che essere sottoposti quotidianamente a visioni di violenza di ogni genere, e in tutte le salse, contribuisca ad esorcizzare la paura e che, quindi, abbia, addirittura degli effetti positivi? Ma davvero si insegna questo? Chiudete quelle università e ricavateci alloggi per i senzatetto, almeno servirà a qualcosa e non faranno danni.

Su RAI Community (1 maggio 2002)

Adesso capisco perché la “Carta di Treviso” resta carta straccia. E’ la solita trovata all’italiana. In Italia si svolgono ogni anno centinaia, o forse migliaia, di convegni, congressi, seminari, meeting etc. A parte il fatto che il più delle volte, direttamente o indirettamente, vengono organizzati col sostegno di Enti pubblici, quindi, con denaro pubblico, mi chiedo a cosa servano. Il più delle volte il loro scopo (non ufficiale) è il seguente:

– Dare la possibilità ai partecipanti di trascorrere qualche giorno di vacanza in località amene.

– Offrire l’opportunità di instaurare nuovi rapporti personali o professionali (tornano sempre utili).

– Consentire di degustare le varie specialità gastronomiche locali. In alcuni casi è possibile anche acquistare direttamente i vari prodotti locali, che sono sempre graditi, sia per consumo personale, sia come regalini per amici e parenti.

– Stilare un documento finale (ma, spesso, neanche questo) che giustifichi, con pretese scientifiche, quanto detto nei punti precedenti.

 Detto questo, quando sono entrato in questo forum, mi sono sorpreso di scoprire che, finalmente, qualcuno si occupa di un argomento così serio qual è l’informazione, con particolare riferimento all’informazione per i bambini. Ma, a distanza di dieci giorni, mi rendo conto che anche questo forum è “all’italiana”. Nessun commento, nessuna risposta ai vari messaggi. Ma nessuno potrà dire che nulla viene fatto. Vero? La RAI ha perfino aperto un forum ad hoc, dove discutere di informazione. Ed è un forum moderato dall’illustre prof. Scandaletti. Mica scherzi! Classica domanda all’italiana: “Il prof. Scandaletti viene anche pagato, per questo gravoso incarico di moderatore?”.

Ho la vaga impressione che, nonostante le buone intenzioni, non si sia ancora capito se e quanto la televisione possa influire sul comportamento sociale. Anzi, credo proprio che, nonostante lo si sia capito molto bene, non si faccia nulla, perché occorrerebbe adottare dei provvedimenti che, come sempre, sarebbero scomodi per molti. E allora, all’italiana, facciamo finta di occuparci del problema e che tutto resti come prima. Una cosa è certa; tutti gli italiani hanno letto “Il gattopardo“. Concludo, all’italiana, citando un noto ritornello di Sordi: ” Ti ci hanno mai mandato a quel paese?” Statemi bene! E se un domani i vostri figli o nipoti si ammazzano fra loro, o puntano un fucile o una pistola sulla vostra canuta testolina e fanno boom, non preoccupatevi, niente di grave; lo hanno semplicemente visto fare in televisione.

Su RAI Community 26/5/02 

Perché in questo forum non risponde nessuno? “In tutt’altre faccende affaccendati?”. Eh sì. E’ di ieri la notizia che un ragazzo ha ammazzato il padre e la madre. La sorella l’ha scampata per miracolo. Beh, normale no? Ormai questi delitti in ambito familiare si susseguono con un ritmo così frequente che è tutto normale. Pensiamo piuttosto ad altro; ai mondiali di calcio, e chissà se Carlo sposerà Camilla, e chi vincerà a “Saranno famosi”? In attesa del prossimo delitto. Sperando che non sia il nostro. Così, giusto perché da morti non potremmo vedere che anche noi abbiamo avuto i 5 minuti di celebrità in TV. Sì, vero, da morti, ma comunque siamo apparsi in TV.

Ma, visto che ormai vanno di moda, a nessuno viene in mente di fare un bel “Girotondo” contro la violenza in TV? No, vero? I girotondi si fanno per rivendicare la libertà d’informazione. O meglio, quella che si ritiene sia libertà di informazione. Ovvero la libertà di riversare quotidianamente sui cittadini montagne di residui digestivi e violenza, in tutte le salse. Questa è libertà di informazione. Meglio che i bambini imparino presto che ammazzare il padre o la madre è una cosa del tutto naturale, visto che succede così spesso. O no? Così, se ne avranno voglia, magari perché non gli comprano il motorino, potranno farlo senza eccessivi scrupoli, tanto è normale. Ma perché preoccuparci di queste cose? Pensiamo ai mondiali di calcio ed al giro d’Italia. A proposito, visto come procede…l’ultima tappa si correrà a S. Vittore? Ma l’atroce dubbio che tiene il mondo in ansia è: Carlo sposerà Camilla? Albertone…com’era quella canzoncina? Ah, sì: “Ti ci hanno mai mandato a quel paese?“.

Questi furono i soli commenti inviati, perché visto che regnava il silenzio totale, rinunciai a perdere tempo. Stesso esito su altri forum tra i quali quello del programma TV “Il Grande talk” divenuto poi “TV talk” (programma che, con l’intervento di analisti ed ospiti in studio analizza i programmi televisivi della settimana) che prima andava in onda il sabato mattina ed ora il sabato pomeriggio alle ore 15. Risposte zero, anzi qualche frequentatore  si lamentava delle mie segnalazioni con la solita idiota giustificazione che se un programma non ti piace sei libero di non guardarlo, c’è il telecomando; classica risposta da imbecille della comitiva. Anche quel forum è stato chiuso già da alcuni anni. Sembra che gli addetti ai lavori non gradiscano parlare di ciò che li riguarda. Possono parlarne solo gli interessati e, naturalmente, bene.

Popper Big

Allora ci si chiede perché nessuno si occupi di un problema così importante com’è la programmazione televisiva e degli effetti che può avere sul pubblico. La risposta può essere quella di Popper, riportata a lato, che cito spesso. E’ triste doverlo riconoscere, ma la spiegazione è proprio quella. La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti della maggioranza della popolazione.  Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di programmi basati su cronaca nera e violenza.

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello  culturale del pubblico, lo usiamo per aumentare il livello di aggressività della gente e per fare pubblicità a detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali.  E non si può nemmeno lamentarsi, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono evoluti tecnologicamente, sono Teleidioti.

Vedi

Cuochi e delitti

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco.

Donne da macello

Gli italiani sono scemi

Pane, sesso e violenza

Follie di giornata e futili motivi (2004)

Ipocriti (2004)

Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

Lo stupro quotidiano (2006)

AdolesceMenza (2006)

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

Il mondo visto dalle mutande (2007)

Manicomio Italia (2009)

Mamma, sono incinta (2009)

Cani e bestie (209)

Il Papa ha ragione (2009)

Luna nel Pozzo (2010)

Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole in una intervista TV:

– “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Futili motivi per morire

Si può morire per una mancata precedenza? Evidentemente sì. E, purtroppo, non è nemmeno il primo caso. E’ solo l’ultima pazzia in ordine di tempo: “Mamma uccisa perché non ha dato la precedenza“. E’ successo domenica scorsa a Independence nel Missouri. Una donna, ad un incrocio non ha rispettato la precedenza rischiando di provocare un incidente. Non c’è nemmeno stato l’incidente, ha solo rischiato di provocarlo. Per questo il conducente dell’altra auto è sceso ed ha sparato un colpo di pistola che ha colpito mortalmente la donna.

Oggi si muore così, senza una ragione valida. Ci si ammazza per una precedenza, un parcheggio, uno sguardo non gradito, una parola di troppo; per “futili motivi”, dicono le cronache. Ma non è niente di grave, quasi non fa più notizia, sta diventando normale. Si può morire per malattia, per un incidente stradale o sul lavoro, per le bombe e le cannonate, per un naufragio, per un terremoto o un uragano, oppure si può  morire “per futili motivi”. Esci a fare una passeggiata in auto con i bambini, ti distrai un attimo, sfiori l’incidente e qualcuno ti spara addosso. Fine della passeggiata. Perché? Perché ci sono troppi pazzi in circolazione. Stiamo diventando una società di aspiranti assassini che hanno accumulato tanta aggressività repressa che, se non sono proprio pazzi, sono sulla buona strada per diventarlo. E’ solo questione di tempo e di trovare l’occasione giusta; basta un niente, bastano “futili motivi” per scatenare la follia. Lo ripeto da anni. Forse a causa dell’inquinamento, dei veleni che assorbiamo con gli alimenti, o della nefasta influenza dei media che ogni giorno ci scaricano addosso tonnellate di violenza, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Nessuno ci fa caso perché siamo distratti, impegnati a seguire un maleodorante e nefasto Blob televisivo, o seguire le avventure amorose dei Vip, l’ultimo reality, le passerelle di politici, opinionisti e intellettuali della domenica,  o l’ultimo caso di morti ammazzati con servizio esclusivo dell’inviato sul luogo del delitto, con intervista ai passanti e dolore dei familiari in primo piano. Stiamo scivolando verso il baratro morale, il precoce degrado mentale e l’atrofia cerebrale per mancato uso dell’organo. Ma non lo sappiamo. Anzi, siamo convinti che quello che facciamo ogni giorno sia normale, anzi sia l’unico modo possibile di vivere perché “Così fan tutte“. Basta leggere ciò che passa in rete per capire che la gente pensa ad altro, a divertirsi, a scambiarsi pettegolezzi da cortile, ad inventarsi maschere ed avatar da proporre sui social, a immedesimarsi nella realtà virtuale, ad imitare idoli e modelli proposti dal mondo dello spettacolo, a  scoprire chi scopa con chi, a cantare e ballare mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Eppure abbiamo stuoli di psicologi, sociologi, psichiatri, scienziati, che studiano la psiche umana e dovrebbero non solo spiegarci le ragioni della follia dilagante, ma anche trovare i rimedi. Invece, al massimo, si occupano di problemi affettivi e sentimentali, di crisi adolescenziali, di problemi della coppia, di amori e tradimenti, di narcisismo, di depressione, di come superare lo stress della vita quotidiana e il dramma esistenziale. Curano i sintomi della malattia, invece che la causa.  Ma nessuno si chiede cosa sta succedendo all’uomo. Ci preoccupiamo di salvare il panda, di tutelare orsi e foche, leoni ed elefanti, e nessuno si rende conto che la specie più a rischio è quella umana che finirà per autodistruggersi. Ma forse è meglio così; sfiorire piano piano, giorno dopo giorno, senza rendercene conto, appassire lentamente e poi, di colpo all’improvviso, cadere a terra, morti: “Come d’autunno sugli alberi le foglie”. Del resto gli idioti non hanno problemi. La persona più felice di questa terra sembra proprio lo scemo del villaggio: sereno, tranquillo, ride ed è felice come un bambino col suo giocattolo nuovo; perché è idiota, ma non sa di esserlo.

Vedi: “Ballando mentre la nave affonda” (2007)

Donne da macello

Ammazzare le donne sembra diventato lo sport nazionale. Non passa giorno che qualche pazzo non decida di far fuori la compagna, la moglie, la fidanzata, l’amante, la ex. Negli ultimi tempi la media è di una vittima al giorno. E’ l’unica cosa che cresce in Italia: il numero delle vittime di violenza.

Cambiano solo le modalità di esecuzione, lasciate alla fantasia  ed all’immaginazione. Si va dallo stile incendiario al pluri-accoltellamento stile Giulio Cesare, fino alle martellate, come successo pochi giorni fa a Laveno Mombello (Uccide la moglie a martellate), metodo un po’ rozzo, ma efficace. Eppure in tempi recenti hanno approvato con grande clamore una legge sul “Femminicidio” che, nelle intenzioni dei legislatori, grazie all’aumento delle pene, doveva servire a far cessare o almeno limitare le violenze sulle donne. Forse hanno dimenticato qualcosa. Certe volte basta un niente, una svista, una virgola fuori posto, un refuso, una parola di troppo e la legge si inceppa, si blocca, non funziona. Oppure non funzionano i legislatori. Il fatto drammatico è che, nonostante la legge e le buone intenzioni di chi l’ha proposta ed approvata, le violenze sulle donne non solo non sono diminuite, ma sono in aumento. Chi pensa di fermare la violenza, l’odio, la malvagità umana e di risolvere tutti i problemi del mondo con leggi, norme e decreti è un idiota. Punto. E  non dovrebbe ricoprire incarichi pubblici; ancora meno governare o fare il legislatore.

La verità, che non si vuole ammettere,  è che la violenza non i ferma con una legge o con l’aumento delle pene. Nemmeno il rispetto delle donne e della vita umana si impone per legge, se manca la cultura del rispetto, se non si fa opera di sensibilizzazione proprio sul piano culturale, se non si pone un limite al dilagare sui media di rappresentazioni della violenza in tutte le salse, che sono autentici spot pubblicitari a favore della violenza e costituiscono modelli da imitare per menti malate o facilmente influenzabili.  Quello che stiamo facendo attraverso film, fiction, serie televisive, telegiornali, servizi e programmi speciali, stampa, internet, è  usare i media per riproporre continuamente, dalla mattina alla sera a reti unificate, l’esaltazione della violenza. Certi giorni i TG sembrano bollettini di guerra, a base di morti ammazzati, di sangue in primo piano e scene da cinema splatter; sempre più realistiche, più crudeli, più cruente, perché l’assuefazione obbliga, per attirare l’attenzione, a proporre scene sempre più forti. Forse chi opera nel mondo dell’informazione non si rende conto dell’enorme potere condizionante dei media. E già questo sarebbe un fatto grave. Ancora più grave sarebbe, però, rendersi conto di quali siano i rischi ed i pericoli di un uso spregiudicato dei media, e non fermarsi. In ogni caso, se sussiste anche solo un piccolo dubbio che la continua rappresentazione della violenza possa favorire l’emulazione (per me è una certezza), certi addetti ai lavori dovrebbero essere incriminati per istigazione alla violenza. Popper, benevolmente, li chiama solo imbroglioni, io li chiamerei criminali; sarebbe più adatto.

Proprio oggi in un TG ho seguito un breve servizio in cui la rappresentante delle Case di accoglienza per le vittime di violenza era preoccupata per gli ultimi casi di femminicidio. Ma ancora più preoccupata sembrava per il mancato arrivo dei fondi previsti dalla legge, che se non ho capito male sono cifre dell’ordine di milioni di euro. Sembra che più che preoccuparsi di spiegare le ragioni e trovare una soluzione al dilagare della violenza, stiano pensando ad incamerare soldi pubblici. Da parte del governo, però si pensa di risolvere il problema con l’introduzione, a settembre, di una “Cabina di regia“. Dice la ministra Maria Elena Boschi: “Abbiamo costituito la cabina di regia interistituzionale per rafforzare e promuovere azioni di contrasto alla violenza sulle donne e al femminicidio: ho convocato la prima riunione per l’8 settembre.”. Oh, finalmente, ecco ciò che manca per fermare la violenza: la “cabina di regia”. Perché nessuno ci aveva pensato prima? Magari poteva scegliere una data meno funesta dell’8 settembre, ma non stiamo a sottilizzare. L’ultima trovata ridicola di un governo di cialtroni. Poi, oltre al regista, ci metteranno anche il direttore della fotografia, gli scenografi, i costumisti, i tecnici delle luci, il trucco, il cestino con il pranzo per le comparse, ovviamente una buona sceneggiatura che sappia coinvolgere il pubblico (specie donne e anziani; quello è il target), si fa una fiction e si manda in onda su RAI 1 in prima serata; il tutto annunciato da un bel promo di “Pubblicità progresso“. Ed il problema è risolto. E se non si risolve il problema della violenza sulle donne, almeno si risolve il problema economico di chi lavora alla fiction; produttori, autori, sceneggiatori, registi, attori, tecnici, comparse e figuaranti. In tempi di crisi è già qualcosa. No?

E’ un argomento di cui parlo spesso perché lo ritengo fondamentale, uno dei problemi più gravi della nostra società moderna, sempre più condizionata dai messaggi mediatici. Se non affrontiamo la questione rendendoci conto che dobbiamo cambiare radicalmente tutto il sistema comunicativo e culturale, specie spettacolo e informazione, non risolveremo nulla, non ci sono leggi che tengano. Lo dicevo per l’ennesima volta anche di recente: “Femminicidio e leggi flop” (maggio 2016), “Buoni per legge” (febbraio 2016), ed in tanti altri post, alcuni riportati nella colonna laterale a destra sotto la voce “Mass media, società e violenza.

Ecco un piccolo esempio, giusto perché ce l’ho sotto gli occhi, di come tutti i giorni la stampa, forse inconsapevolmente (ma non ne sarei troppo sicuro; penso, invece, che siano precise scelte editoriali per attirare l’attenzione dei lettori) propone immagini violente. Questo box si trova oggi sul sito del Messaggero (Ragazzina accoltella il fratello), esattamente sotto l’altro box inserito più in alto.  A parte la notizia del litigio finito a coltellate, cosa che ormai sembra del tutto normale (una volta, al massimo si faceva a botte, ora ci si ammazza) guardate quella immagine del coltello da macellaio in primo piano. Ricorda la scena più drammatica di Psyco di Hitchcock, quella della protagonista accoltellata sotto la doccia. Era proprio necessario inserire quella foto? E’ essenziale per capire la notizia? E’ il coltello usato dalla ragazzina? No, nessuna delle tre cose. E allora che senso ha mostrare un coltellaccio in primo piano? Forse non vi rendete conto di ciò che significa, di quale sia il messaggio che trasmette, dell’enorme potere evocativo della fotografia, della sua capacità di suggestionare, influenzare e coinvolgere il pubblico (basta pensare al cinema),  e di quali reazioni può suscitare nei ragazzi o nelle persone particolarmente sensibili ed influenzabili, peggio ancora se psichicamente labili. Se non capite queste cosette elementari sulla comunicazione, siete degli idioti ai quali dovrebbe essere vietato per legge (in questo caso sì, per legge) di lavorare nel campo dei mass media. E se non siete idioti, o imbroglioni, come dice Popper, siete comunque inadatti ad operare nel mondo dell’informazione e della comunicazione in generale. Anzi, costituite un vero e serio pericolo. Quindi cambiate mestiere, andate in campagna a coltivare patate, farete meno danni.

P.S.

E gli psicologi cosa dicono? Già, perché dovrebbero essere psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, secondo le loro specifiche competenze, a spiegarci le ragioni di questa violenza dilagante e, soprattutto, a mettere in guardia contro il pericolo che l’eccessiva rappresentazione della violenza possa creare emulazione; perché questo è il problema. Avete mai sentito qualcuno in televisione spiegare i motivi di questo potere negativo dei media? No, se qualcuno raramente accenna a questo pericolo è un caso isolato, messo subito a tacere da chi invoca la libertà di espressione e il dovere di cronaca. Anzi, ho sentito spesso autorevoli psicologi affermare tranquillamente in TV che la rappresentazione della violenza ha un potere catartico, serve ad esorcizzare la paura ed ha un effetto positivo perché  permette di sublimare l’aggressività. A questo punto non si sa più a che santo votarsi. Se anche gli psicologi non si rendono conto del pericolo, allora non c’è speranza. E dire che oggi  in Italia ci sono più di 100.000 psicologi e psicoterapeuti (Troppi psicologi) dei quali 3 su 4 sono donne (vi dice niente questo dettaglio?), circa  un terzo di tutti gli psicologi d’Europa. O sono troppi gli psicologi o ci sono troppi matti in Italia (matti non è il termine esatto, ma tanto per semplificare). Ma allora, se ci sono più matti in Italia che in tutta Europa, perché abbiamo chiuso i manicomi?  No, forse non siamo tutti matti, la verità è che sono troppi gli psicologi, farebbero bene a cambiare mestiere; ci guadagnerebbero tutti.

Papa: ci sei o ci fai?

La “Fiera delle castronerie” è un libro del 1962 di un autore francese, Jean Charles, che in anni di paziente lavoro ha raccolto centinaia di battute esilaranti (che siano vere o inventate non è importante) dette da studenti, ma anche da serissimi professori, giornalisti, magistrati, politici.   Qualcosa di simile lo fece da noi  Marcello D’Orta, un maestro elementare che nel 1990 raccolse decine di temi di alunni di una scuola elementare della Campania in un libro che divenne un successo editoriale, “Io speriamo che me la cavo“, dal quale venne tratto anche un film con Paolo Villaggio. Li ho entrambi nella sezione “umorismo” della mia libreria. Chi non li ha può trovare ampi stralci e citazioni in rete: vale la pena leggerli, ogni tanto bisogna anche rilassarsi. Ormai in rete c’è tutto;  se cercate bene scoprite anche chi vi ha fregato il motorino o il cellulare, se il/la vostro/a partner vi tradisce e trovate pure un arsenale completo di armi ed esplosivo in offerta speciale per “islamici moderati aspiranti terroristi con problemi psichici disadattati per mancata integrazione”. Mi viene in mente quel libro quando sento o leggo le “castronerie” quotidiane che ci propinano illustri ed autorevoli esponenti della politica, della cultura, dell’arte, dello sport, giornalisti, conduttori televisivi ed opinionisti dalle opinioni opinabili. Ma, soprattutto, alcuni personaggi di primo piano che tutti i santi giorni sono in prima pagina e ci deliziano con le loro dichiarazioni e sono convinti di rappresentare la nazione e parlare a nome del popolo, degli italiani: Mattarella, Renzi, Boldrini, cardinali, preti di campagna  e, soprattutto, Papa Bergoglio.

Cito spesso le dichiarazioni del Papa perché sono l’esempio concreto del fatto che i mezzi di informazione (TV, stampa, internet) sono ormai completamente privi di senso critico, sono diventati ufficio stampa e megafono del potere. Non solo, ma certe dichiarazioni vengono ritenute valide, senza nemmeno esaminarle e capirne il significato, non per la loro intrinseca verità, ma perché vengono pronunciate da personaggi illustri. Non è vero perché è vero, o perché è stato dimostrato che lo sia, ma perché lo dice il Papa. Così può dire qualunque sciocchezza che nessuno si permetterà di farglielo notare; anzi, stampa e televisione si limitano a riportare le sue parole “Il Papa ha detto…”. Così come ogni giorno sentiamo e leggiamo “Il premier Renzi ha detto…il Presidente Mattarella ha detto…la presidente della Camera Boldrini ha detto…”. E tanto basta. Mai una volta che, alla dichiarazione dell’autorevole potente di turno segua una spiegazione, un’interpretazione, un giudizio critico.   No, a loro basta riportare le “veline” così come vengono passate dall’ufficio stampa del Quirinale, di Palazzo Chigi, della Camera.  E questi pettegolezzi di redazione li fanno passare per informazione e servizio pubblico. E’ una truffa mediatica, quasi a livello di falso ideologico. Ma siccome tutti ci campano, va bene così.

Ed ecco l’ultima della giornata: “Violenze anche ad opera dei cattolici“. Lo ha dichiarato il Papa durante il volo di ritorno da Cracovia. Si vede che l’aereo lo ispira. Ogni volta che è in volo, tiene la sua conferenza stampa a beneficio dei giornalisti accreditati e non manca mai di fare affermazioni che lasciano perplessi. Ne dice tante che, per non perdere il conto e lasciare traccia anche per i posteri, bisognerebbe raccogliere le affermazioni quotidiane di Bergoglio e pubblicarle in una “Fiera delle castronerie…papali“. Il dramma, però, è che c’è poco da ridere; anzi, la questione è molto seria. Seria e preoccupante. Se un Papa, per giustificare le stragi dei terroristi islamici e non urtare la suscettibilità dei “fratelli musulmani“, dice che in fondo, anche i cattolici commettono violenze, dopo i primi momenti di perplessità, si comincia ad essere seriamente preoccupati per la salute mentale di chi fa un’affermazione simile; che sia il Papa, l’imam della Magliana o un viceparroco della Marmilla. Lo abbiamo visto oggi su tutti i TG chiarire questo concetto facendo riferimento proprio ai fatti di violenza che avvengono in Italia; “Chi uccide la fidanzata, chi uccide la moglie…Anche questa è violenza, e sono cattolici…”, dice. Chiaro? Sta dicendo che le stragi dei terroristi islamici non c’entrano niente con la religione e che sono normale violenza come un qualunque caso di femminicidio. Ma avete mai sentito che qualcuno ammazzi la moglie recitando i Dieci Comandamenti? Ma siamo sicuri che questo Papa, oltre a bere il Mate, non sorseggi anche qualcos’altro?

Papa Bergoglio sta diventando insopportabile. Da un po’ di tempo, nonostante gli attacchi continui e le stragi del terrorismo islamico, evita come la peste di citare l’islam e, men che mai, parlare di “guerra di religione“. Non gli scappa proprio, nemmeno ora che due fanatici hanno sgozzato Padre Jacques in chiesa con un rituale preciso, leggendo versetti del Corano e gridando “Allah Akbar“. Non accenna mai alla radice religiosa del terrorismo, ne dà sempre una lettura diversa. Dice che il terrorismo nasce da motivazioni politiche, interessi economici o di controllo globale, dall’interesse dei produttori di armi, del dio denaro. Tutto ci mette, meno che l’islam, meno che la religione. Anzi nega con forza che sia in atto una guerra di religione, così come lo negano i cattocomunisti, i terzomondisti, gli stessi musulmani che praticano la dissimulazione e autorevoli figure istituzionali come il Presidente Mattarella, quello con la faccia da cordoglio che, in quanto ad espressione molto sveglia, se la gioca a pari merito col ministro Gentiloni, quello che dorme in piedi come i cavalli.

Per giustificare ulteriormente il fanatismo islamico dice che, in fondo, anche i cattolici commettono atti di violenza: “Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica.”. Il senso logico di questa frase non è subito evidente; forse bisogna riflettere un po’, o molto a lungo; e non è detto nemmeno che si riesca a capirlo. Ma tentar non nuoce; provateci. Stesse argomentazioni senza capo né coda di chi, per giustificare i reati commessi da immigrati e rom, afferma che “anche gli italiani delinquono, rubano, commettono violenze sessuali…”. Sì, ma sono una percentuale minima, e non ne fanno un’abitudine e stile di vita, non violentano le donne o sono dediti a furti, scippi, rapine e accattonaggio per tradizione familiare o culturale, non è una caratteristica nazionale, non è un marchio “Made in Italy“. Forse non siamo proprio esattamente un popolo di “Santi, poeti e navigatori“, o meglio non solo, ma non siamo nemmeno un popolo di accattoni e rubagalline. Noi non campiamo di furti e delinquenza abituale, la Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro“; sul lavoro, non su furti, scippi, rapine e accattonaggio. Chiara la differenza? E se non vi è chiara andate affanculo lo stesso; ci va un sacco di gente, uno più, uno meno.

Allora, caro Bergoglio, o ci sei o ci fai. Non si può mettere sullo stesso piano il terrorismo di chi uccide in nome di Allah recitando il Corano,  e la presunta violenza (?) dei cattolici che, se pure commettono atti di violenza, non lo fanno certo in nome di Dio e non ammazzano le persone recitando passi del Vangelo. Nessuna persona sensata farebbe questo accostamento, nemmeno lo scemo del villaggio. Men che meno può farlo il capo spirituale della Chiesa e dei cattolici. Oppure a Papa Bergoglio risulta che qualche carmelitano scalzo, un sacrestano o una Perpetua, improvvisamente impazziti abbiano fatto una strage urlando “Dio è grande” e citando le Beatitudini dal Discorso della Montagna? Come si fa a mettere sullo stesso piano le stragi di Nizza, di Parigi, di Dacca, di Tunisi, e  tutte le altre compiute da fanatici islamici al grido di “Allah Akbar”,  e la violenza comune, quella che possono commettere tutti, musulmani, cattolici, buddisti, ebrei, animisti e seguaci di Manitù e che nulla ha a che fare con motivazioni religiose?  Nemmeno Boicu Scrapuddu di Trescagheras in preda ad una sbronza a base di vernaccia arriverebbe a dire simili cazzate prive di qualunque nesso logico e razionale.

Ho già detto che comincio ad avere forti perplessità sulle capacità intellettuali e culturali, ma anche teologiche, di questo Papa (Cose da pazzi), che si fa notare non per il suo acume, la sua intelligenza, per le sue riflessioni spirituali o la profondità della sua ermeneutica biblica, ma per il suo pauperismo, le rivendicazioni sociali e la condanna del capitalismo, più adatte ad un sindacalista o ad un socialista utopista dell’ottocento che ad un Papa, e le sue idee marxiste spacciate per messaggio evangelico. E se non ha gravi lacune culturali, allora è in malafede; lo dimostra ogni giorno con le sue affermazioni strampalate, come in questo caso. Sembrano affermazioni fatte da qualche sfigato dei centri sociali, o dalla Boldrini, o da uno di quegli imam fai da te di periferia che si vedono spesso in TV o, in alternativa, bisognerebbe pensare agli effetti di alcol o droghe più o meno leggere. Ed ancora, invece che rispondere a chi gli chiede perché parlando del terrorismo non cita mai l’islam, risponde non rispondendo; ovvero addebitando la causa del terrorismo a generici interessi economici globali: “E’ terrorismo di base contro l’umanità”. Ma cosa vuol dire?

Non cita l’islam nemmeno se gli chiedono perché non cita l’islam. Sembra un gioco di parole, ma è il classico modo di rispondere di chi non vuole rispondere alle domande scomode. E perché i giornalisti presenti accettano una simile spiegazione sconclusionata senza ribattere? Hanno paura che li buttino giù dall’aereo senza paracadute, oppure che non li invitino più ai viaggi papali? Questo tipo di giornalismo, che poi è quello che ogni giorno fa i titoli di apertura di quotidiani e Tg e funge da ufficio stampa del potere,  lo saprebbe fare anche Topo Gigio. Ora, cosa si può dire di un Papa che giustifica il terrorismo islamico con motivazioni economiche, escludendo del tutto una radice religiosa, e che pone sullo stesso piano la violenza e le stragi commesse dai terroristi che ammazzano in nome di Allah, con le violenze comuni commesse dai cattolici? Niente: o ci è o ci fa.