Aboliamo i balconi

A quanto pare i balconi sono pericolosissimi. Ogni giorno in cronaca c’è qualche caso di persone, bambini o adulti, che cadono dal balcone, volontariamente o meno. Negli ultimi tempi si ripetono con preoccupante regolarità notizie che riguardano casi simili di persone che cadono accidentalmente, di persone che si suicidano, di bambini che cadono da balconi e finestre, di mamme che buttano giù i neonati. Insomma, una strage. Ecco l’ultima, appena passata fra le Flash News Ansa: “Si lancia dal balcone, morto A 16 anni.”.

Pochi giorni fa un’altra notizia dalla Cina: “Scivola dal balcone, salvata dal fidanzato“. Ancora in Italia, un ragazzo si suicida lanciandosi dal balcone perché il padre non gli permetteva di uscire la sera “Padre non lo fa uscire, 14enne si suicida“. Tre giorni fa in un paesino del cagliaritano una donna è morta cadendo dal balcone: “Donna caduta dal balcone a Uta“. Un altro ragazzo di 14 anni, gay, il 14 agosto, si è suicidato gettandosi dal balcone “Suicida a 14 anni, lettera d’addio“. Morti e balconi, troppe coincidenze sospette.

In quest’ultimo caso, trattandosi di un ragazzo che nella lettera denunciava il suo disagio per essere gay, sono insorti tutti, dalla presidente della Camera Boldrini, all’Arci gay, per sollecitare l’approvazione di una legge contro l’omofobia. In realtà il vero pericolo è costituito, com’è evidente, dai balconi. Quindi, invece che una legge per combattere l’omofobia, bisognerebbe approvare una legge per combattere l’uso spregiudicato, incauto e pericoloso dei balconi.

Bisognerebbe lanciare una bella campagna Pubblicità progresso, per convincere i cittadini a temere i balconi e tenersene lontani. Proponiamo una bella legge che promuova e favorisca la “Balconefobia“. E considerata la loro estrema pericolosità, aboliamo i balconi, per legge.

Verona: balcone di Giulietta

Arte biodegradabile.

L’arte contemporanea dovrebbe essere ricompresa nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani, solidi e liquidi. Resta solo da stabilire, di volta in volta, dove scaricarla; se fra l’umido, il secco, la plastica, il vetro. E’ solo una questione di scegliere il cassonetto giusto. In alcuni casi, però, certe opere possono essere facilmente scaricate con i liquidi vari che finiscono nelle fogne. Sì, ma solo se sono biodegradabili e si sciolgono facilmente nell’acqua.

E’ il caso, per esempio, di un’opera esposta al palazzo della Regione a Verona. Succede che, come è giusto, prima di aprire la mostra, si proceda alla pulizia dei locali. E succede che un addetto al servizio pulisca i locali con cura, lavandolo a regola d’arte ed eliminando anche una piccola macchia rossa sul pavimento. Lava la macchia, strizza lo straccio nel secchio e tutto finisce nello scarico fognario. Lavoro perfetto. Peccato che quella macchia non fosse, come giustamente ha pensato l’addetto alla pulizia, una semplice macchia.  Era una componente essenziale e faceva parte integrante di una delle “opere d’arte” esposte; quella dell’artista, si fa per dire, Umberto Vaschetto. (Vedi “Cancellata per errore l’opera choc“)

Ecco un classico esempio di arte biodegradabile. Ma dovrebbe farci riflettere il fatto che una persona normale possa scambiare un’opera d’arte per una semplice macchia. Se sono così facilmente scambiabili significa che il confine fra arte e “monnezza” non è ben definito. La differenza è costituita in genere dal contesto e dalla didascalia. Se vedete un cesso in una discarica è un cesso. Se, però, lo vedete all’interno di un museo, con tanto di targhetta col nome dell’autore, quella è un’opera d’arte (Duchamp insegna). Quindi, ciò che conta non è l’intrinseco valore dell’opera, ma è il luogo e la targhetta. Ovvero, vale più la targa dell’opera. La celebre “Merda d’artista” di Piero Manzoni ormai fa testo.

Per fortuna, ogni tanto, come nella famosa favola dei vestiti nuovi dell’imperatore, c’è un bambino che ci fa notare che il re è nudo. In questo caso è stato un addetto alle pulizie che ci chiarisce la differenza fra arte e spazzatura, cancellando quella macchia e facendola finire nella sua naturale destinazione; lo scarico fognario.