Pensieri e caramelle.

Quanto pesa un’idea? Potrebbe essere questa la domanda cruciale alla quale trovare una risposta soddisfacente. Se la trovate avete scoperto il segreto dell’universo. Talvolta sono più importanti le domande delle risposte, perché obbligano a riflettere su argomenti che, volutamente o meno, si tende a relegare in secondo piano. Sono proprio quelle domande scomode che si tenta di evitare perché possono mettere in crisi tutte le nostre certezze. Eppure è una domanda che tutti dovrebbero porsi; in primis, coloro che hanno una visione del mondo materialistica e che vorrebbero spiegare tutto come semplice evoluzione, più o meno casuale, della materia, compreso l’uomo. Ed il pensiero? Anche il pensiero è una semplice evoluzione della materia? Beh, qualcuno potrebbe rispondere di sì, affermando che il pensiero non è altro che un prodotto del cervello umano; quindi è pur sempre un prodotto della materia. Ma ne siamo sicuri?

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Il pensiero e la materia.

Riprendo il discorso sulla verità ed il relativismo di cui ho accennato in alcuni post precedenti. E’ interessante notare come ultimamente si assista ad un proliferare di opinionisti, alcuni anche di prestigio, impegnatissimi a divulgare il verbo del relativismo che va di pari passo con il materialismo, l’evoluzionismo e l’ateismo. Ci sarebbero anche altri "ismi", ma questi bastano e avanzano. Tra le opere che hanno avuto grande esposizione mediatica, di recente, ci sono almeno tre opere: "Inchiesta su Gesù" di Corrado Augias il quale cerca di dimostrare "storicamente" che Gesù non era altro che uno dei tanti profeti che circolavano in quei tempi in Galilea; "Perché non sono cristiano ed ancor meno cattolico" di Piergiorgio Odifreddi, anche lui impegnatissimo a dimostrare l’inconsistenza del messaggio di Cristo e, ovviamente, la non esistenza di Dio; "L’uomo che non credeva in Dio" dell’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari, che alla sua veneranda età vuole dimostrare che l’uomo non è altro che una delle tante forme di evoluzione della materia, come una mosca, né più, né meno.

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Verità e relativismo.

La verità non è relativa, non può esserlo. Una verità relativa può essere, al massimo, un’opinione. Avevo intenzione di scrivere qualcosa facendo seguito al post precedente "Il relativismo è relativo?", ma, ricordandomi di aver già scritto qualcosa in proposito, prima di proseguire il discorso preferisco riproporre un vecchio post di due anni fa. E’ una specie di giochino sulla verità, un "divertimento". Prendetelo come tale, ma leggetelo con calma, perché è sì un giochino, ma c’è un fondo di "verità".

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La verità sta nel mezzo?

 

Un vecchio adagio latino recita: “In medio stat virtus”.
Il suo significato letterale è “La virtù sta nel mezzo” e costituisce un invito alla moderazione, ad evitare gli eccessi.
Quindi, più precisamente, il suo significato è quello di “La virtù consiste nella moderazione”.
Ma, per qualche strano meccanismo semantico, col tempo, è diventata “La verità sta nel mezzo”.

Questo luogo comune, usato e abusato, con un significato diverso da quello della originaria frase latina, è diventato così il simbolo di certi novelli Pilato, quasi un emblema dell’italiano medio (così lo definiscono) che, per non scontentare nessuno ed evitare di assumere una posizione chiara e decisa (non si sa mai), il più delle volte, dovendo scegliere fra due opposte fazioni, preferisce concludere che hanno un po’ di ragione entrambi i contendenti. Insomma, “La verità sta nel mezzo”. Ora, detta così, sembrerebbe anche accettabile, in molti casi. Ma questa affermazione contiene in sé un paradosso che richiama alla mente il famoso paradosso dell’ateniese che afferma “Tutti gli ateniesi sono bugiardi”. Questa è la forma più nota, anche se in realtà il primo paradosso vedeva protagonista un cretese.

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C’è qualcosa nell’anima che non trova pace.

Sarà la nostalgia struggente di un fado, forse. O la passione di una danza andalusa. Sarà la cadenza di un vecchio tango o l’eleganza di un valzer. La musica ha un enorme potere evocativo, ha la capacità di suscitare sensazioni di cui ci sfugge l’essenza. La musica, certo, ma non solo. Ci sono parole soavi come carezze o laceranti come artigli di tigre. Ci sono pensieri improvvisi che frantumano certezze ed aprono abissi di inquietudine. E c’è la bellezza, in tutte le sue forme. La bellezza è una dannazione; non si riesce mai a raggiungerla, a possederla veramente.

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La verità (esercizio di logica)

Esiste la verità? Secondo il relativismo, ideologia oggi molto diffusa e che trova larghi consensi, non esiste una verità che abbia valore assoluto ed universale, ma esistono solo delle verità parziali che hanno validità solo in un ristretto ambito spazio/temporale. Tale visione della realtà la si può sintetizzare nella seguente frase: "La verità assoluta non esiste". Affermazione semplice, chiara, categorica, assiomatica, che non lascia spazio ad alternative. Ora, per puro diletto, vediamo di esaminarla sotto l’aspetto della logica.

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Considerazioni semiserie sul relativismo

Uno degli effetti collaterali dell’imperante relativismo casareccio è che chiunque si sente autorizzato ad esprimere pareri, opinioni e giudizi su qualunque materia e ritenere che questi giudizi abbiano lo stesso valore dei giudizi di chiunque altro. Tale relativismo critico trova facile applicazione specie in campi dello scibile umano, quali l’etica e l’estetica, non riconducibili a formule matematiche o dimostrabili scientificamente in via sperimentale.

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Il peccato originale del relativismo.

Di recente l’amica Sibilla ha scritto qualcosa sulla "verità" e sulle diverse percezioni di essa. Avevo promesso che avrei lasciato un commento; questo post è il mio commento. Quando possibile mantengo le promesse. Ha fatto l’esempio di un albero, di come questo albero si presti a diverse valutazioni, secondo l’osservatore, e di come queste valutazioni siano "verità" diverse riferite ad uno stesso fenomeno. Considerazioni giustissime e condivisibili che però possono sottintendere una opinabile visione relativistica del mondo.

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