Scuola e residui tossici

Rifiuti, scorie, residui tossici, possono avere diversa origine e provenienza; scarti di lavorazione, scarichi fognari, residui industriali e ospedalieri, prodotti non biodegradabili, fumi e ceneri inquinanti, rifiuti urbani, acidi, detersivi, veleni di ogni genere. Siamo sommersi dai rifiuti e da prodotti nocivi. Ma non esiste solo un problema di rifiuti materiali. Esiste anche un inquinamento di tipo culturale, meno appariscente, anzi quasi invisibile, ma altrettanto pericoloso. Potremmo addirittura parlare di inquinamento ideologico e di “rifiuti tossici culturali“. Sono tutti quei concetti, slogan, idee, miti e ideali,  nati sull’onda dei movimenti di protesta degli anni ’60/’70 e che per decenni hanno caratterizzato e dominato l’opinione pubblica con effetti pesanti sulla cultura, la scuola, l’informazione, la società, l’etica e la politica. Gli effetti di questa ubriacatura ideologica si fanno sentire ancora oggi.

Molti di quegli ideali rivoluzionari si sono persi per strada nel corso degli anni. Sono come l’acne giovanile, i brufoli e le malattie esantematiche; ci passano quasi tutti, poi si guarisce.  Ma qualche traccia è rimasta in alcuni personaggi che sembrano rimpiangere le assemblee studentesche, occupazioni, autogesione, comuni, collettivi e “sesso, droga e rock’n roll“. I residui tossici sessantottini sono peggio dell’amianto; hanno effetti mortali ancora a distanza di decenni.

Qualche giorno fa ha fatto scalpore la dichiarazione del sottosegretario all’istruzione Davide Faraone che elogiava le occupazioni studentesche. Dice che sono formative ed aiutano a crescere. E ricorda con nostalgia i bei tempi del ’68 quando “nei sacchi a pelo si faceva sesso“. Sono i nostalgici dell’amore libero, della promiscuità delle comuni, di Marcuse, del 6 politico, dello spinello, delle occupazioni e dell’autogestione che sono “esperienze di grande partecipazione democratica“. Dice Faraone che “le occupazioni sono illegali“, ma sono necessarie per la crescita degli studenti. Un rappresentante dello Stato, delle istituzioni, che ricopre un importante incarico di governo e che dovrebbe educare i ragazzi al rispetto della legalità, sta legittimando l’illegalità ed invita esplicitamente gli studenti a compiere atti illegali. E per rispondere alle polemiche suscitate dalle sue dichiarazioni, oggi ha ribadito il concetto (Vedi ANSA “Faraone ribadisce difesa occupazioni; servono a crescere“).

Poi ci meravigliamo che l’Italia sia in piena decadenza e che i giovani non abbiano più valori. Ecco, non tutti i ragazzi di quegli anni ’60 sono maturati ed hanno superato senza traumi la patologia sessantottina. Alcuni ne portano ancora i segni, rimpiangono le occupazioni, il sacco a pelo, la contestazione della scuola e dell’autorità, il “Vietato vietare“.  Ma siccome bisogna pur campare, poi si danno alla politica, fanno carriera e possono diventare anche sottosegretari all’istruzione; ovvero impersonano e rappresentano quell’autorità e quelle istituzioni che hanno sempre combattuto. Alla faccia della coerenza.

Ma non è un caso anomalo vedere un ex sessantottino che dovrebbe occuparsi della scuola. Nel governo dell’ammucchiata ulivista di Prodi era sottosegretario all’economia Paolo Cento il quale, da buon rappresentante dei Verdi, esaltava i No global, le barricate, le proteste di piazza, la contestazione giovanile, la lotta alla globalizzazione, alle multinazionali ed al capitalismo. Così non deve destare stupore che oggi la formazione e l’educazione dei ragazzi e la funzionalità della scuola sia nelle mani di gente che nel passato ha contribuito a   distruggerla e che oggi, invece che insegnare il rispetto della legalità e  dell’autorità, invita gli studenti ad occupare le scuole; e magari a bivaccare con il sacco a pelo. E’ l’effetto dei residui tossici culturali non ancora smaltiti.