Non è satira

Santoro; che brava persona. “Com’è buono lei“, direbbe Fantozzi. Cerca un killer per uccidere Salvini.

santoro mani

Lo fa  per difendere l’amico vignettista Vauro che, sul sito dello stesso Santoro (fanno tutto in casa, le tagliatelle, la pizza, la satira, così risparmiano, forse dividono le spese). La strana coppia: Santoro scrive cazzate, Vauro le disegna. Devono essere una di quelle coppie moderne, quelle arcobaleno, le “coppie di fatto” che oggi vanno tanto di moda: mamme con barba e  baffi, papà con le tette e otto nonni assortiti, fra cui anche due trans brasiliani: oppure un giornalista ed un vignettista; o ancora ex comunisti ed ex democristiani (dicono che hanno le stesse radici e vogliono le stesse cose. Boh!?). Dicono che per giustificare un nucleo familiare basta che ci sia l’amore…dicono; quindi va bene anche la pedofilia e l’incesto o l’unione con una scimmia o una capra, o varie combinazioni possibili. L’importante è che ci sia l’amore “Amor, ch’a nullo amato amar perdona“, diceva il Poeta. Ah, l’amore! In questo caso, però, a tenere unita la coppia non è l’amore, ma l’odio verso un nemico comune (nemico, populista, razzista e fascista è chiunque non la pensi come loro).

Sotto, un esempio di nucleo familiare in posa per la classica foto ricordo. Quello seminascosto alle spalle del gruppetto si sente un po’ isolato, messo da parte, emarginato. Infatti sta pensando di creare un’associazione (una più, una meno, col sostegno dell’Arcigay, della lobby Lgbt e della Boldrini) per combattere le discriminazioni: “Tutte le scimmie nascono uguali“, è il suo motto. Si vede che non ha mai letto “La fattoria degli animali” di Orwell; saprebbe che non è vero che tutti gli animali sono uguali; lo dicono i maiali.

scimmie gruppo

 

Bene, Vauro, con il suo solito raffinato umorismo, si direbbe “humor inglese“,  aveva scritto un pezzo dal titolo “Sette modi per uccidere Salvini”. Salvini, che non ha trovato la “sparata” propriamente esilarante, ha risposto brevemente su Twitter “Sette modi per uccidermi. Se questo squallido personaggio pensa di essere divertente… No, direi che fa proprio schifo.“.  Affermazione che, evidentemente, è molto più grave e offensiva di quella di Vauro. Ecco perché ha provocato la dura reazione di Santoro che si è sentito in dovere di rispondere per difendere il suo Trottolino amoroso “du du da da da…) con il quale condivide la sua casa web. Minacce, istigazione alla violenza? Ma no, è un pezzo satirico.  Se queste cose le facesse la destra sarebbero già incriminati ed in galera. Se, però, le stesse cose le fanno e le dicono a sinistra, non è reato. Gli insulti e le minacce, anche di morte, dei comunisti sono solo umorismo e satira.  Pensate cosa sarebbe successo se qualcuno avesse scritto “Cercasi killer per uccidere Laura Boldrini“. Sarebbe già nelle patrie galere, in isolamento. Santoro; che faccia da… Santoro; basta la parola, solo la faccia è un insulto vivente! Volete insultare e offendere qualcuno? Non usate i soliti epiteti, siate originali: ditegli che ha una “faccia da Santoro”; il massimo dell’ignominia.

santoro salvini

Questo titolo “Cercasi killer” fa ridere? No, questa non è satira, non è umorismo, non è ironia. E non fa ridere, fa piangere. Ma bisogna ricordare che questi esemplari difettosi della specie umana  (non tutti vengono bene; ci sono sempre gli scarti di lavorazione) sono comunisti. E notoriamente i comunisti non brillano per l’ironia.

No, questo non è umorismo o satira, è odio. E’ solo odio di classe, odio verso l’umanità, verso gli avversari, verso chiunque non la pensi come loro, odio verso le religioni, verso la società, verso le istituzioni, odio verso tutto ciò he rappresenta i cardini su cui, da secoli e millenni, si fonda la nostra civiltà. E’ l’odio che i comunistelli hanno nel Dna, gli scorre nel sangue fin dalla nascita al posto dei globuli bianchi (hanno solo globuli rossi, quelli bianchi generano crisi di rigetto, sembra). Ecco cos’è: è astio, rancore, cattiveria, malvagità, odio allo stato puro espresso graficamente e camuffato da satira. Sono un cancro sociale. Per avere la conferma basta guardare le loro facce, specie quella di un noto disegnatore satirico di casa nostra. Indovinate chi. Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”.  Ha ragione Salvini: fanno schifo.

Vauro vignetta salvini

Vedi “Vauro, che faccia da…

Alcuni post sulla Satira.

Vauro, che faccia da…

Ecco l’ultima vignetta di Vauro, pubblicata oggi sul Giornale; quello che è convinto di essere spiritoso, ironico, divertente. Insomma è convinto di qualcosa; e tanto gli basta. Non passa giorno che Salvini non sia sotto attacco mediatico con insulti, accuse varie, vignette e perfino minacce di morte. Una quotidiana campagna di odio che nemmeno contro Berlusconi si era arrivati a tanto. Ricorda molto quella campagna di odio lanciata da Lotta continua nei confronti del commissario Luigi  Calabresi, accusato di essere responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. E sappiamo come andò a finire; con l’assassinio di Calabresi.

Stesso metodo usato contro tutti gli avversari politici da una sinistra che non tollera avere rivali che non siano allineati al pensiero unico del partito. Uno dei più accaniti contro Salvini è proprio Vauro che continua a farne il suo bersaglio preferito. Eccolo sotto felice e sorridente, che augura a Salvini di spararsi in fronte. Ma, sinceramente, voi uno così lo invitereste a cena?

Vauro vignetta salvini.jpg

Spregevole, inquietante; ha dipinti sul volto i segni della malvagità d’animo, l’astio, il rancore, l’odio, contro tutto e tutti, contro il mondo intero, specialmente contro chi non è della sua parte politica (atteggiamento comune, appunto, a tutti quelli come lui). La classica “Faccia da comunista“. Teniamo presente che se qualcuno si azzarda a insultare personaggi di sinistra viene subito querelato e paga pesanti conseguenze: Forattini ne sa qualcosa (Vero, D’Alema? Vedi “Satira libera, dipende). Per una vignetta non gradita D’Alema querelò Forattini e gli chiese 3 miliardi di danni; non le scuse, ma 3 miliardi.

Tipico il caso della Kyenge che ha querelato Calderoli (condannato a 18 mesi per diffamazione e odio razziale) per aver paragonato la Kyenge ad un orango;  e Borghezio (multa di 1000 euro e risarcimento danni di 50.000 euro alla Kyenge; per aver detto durante un’intervista alla radio che “Gli africani sono africani“, e che “Per affermare che la civiltà africana non ha prodotto grandi geni, basta consultare l’Enciclopedia di Topolino, non occorre che lo dica io“) Tutto vero, ma non si può dire; altrimenti ti querelano e devi pagare i danni.

Se invece si insultano con tutti gli epiteti possibili personaggi di destra, li si minaccia e gli si augura la morte, non succede niente; è libertà di espressione, dialettica politica, satira. Con gli insulti a Berlusconi si potrebbe scrivere un libro. Basta saperlo e regolarsi, se non si vogliono passare guai; come Forattini che ha dovuto espatriare in Svizzera perché D’Alema, per una vignetta non gradita lo aveva querelato chiedendo 3 miliardi (di lire) di danni.

Ecco cosa diceva Forattini a proposito della situazione in Italia: “La tragedia italiana è rappresentata dal comunismo, dal ’68 e dalla magistratura che si è impossessata del potere – questa la visione dell’Italia di Forattini -. Il paese è diviso in due dai comunisti, se non sei con loro sei di destra. Sono i maggiori conservatori e sono letteralmente i fascisti di ora. Anche la satira è tutta di sinistra. Se non sei di sinistra non lavori in tv. Non credo a chi dice che c’é la censura: basta guardare uno come Vauro, bravissimo, lo considero un mio figlioccio.”. Forattini, diciamo che Vauro è un “figlioccio” andato a male (non tutti vengono bene). Che Vauro sia “bravissimo” e che non esista la censura la prendiamo come battuta; carina.

A proposito di facce da…Leo Longanesi, riferendosi ai militanti comunisti, diceva: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Vauro è la conferma che Longanesi aveva ragione. Se poi vediamo anche le facce dei suoi degni compari non abbiamo più dubbi. Uno per tutti; Santoro, in una delle sue tipiche, simpatiche, accattivanti espressioni da (censura).

santoro broncio

 

Ecco sotto il link ad una serie di articoli su nostro vignettista Vauro, sull’umorismo di sinistra e sulla satira libera:

https://torredibabele.blog/?s=Satira libera? Dipende…

 

Satira sinistra

Anche la satira non è tutta uguale; dipende. Nei giorni scorsi ha fatto notizia ed è finita sulle prime pagine dei giornali, la foto di un maiale che frugava tra i rifiuti nel quartiere Romanina, nel centro di Roma: “Il maiale di Roma; botta e risposta Meloni-Raggi.”. Sembra che quel maialino sia di un componente della famiglia Casamonica e che abbia il vizio di scappare dal recinto in cui viene custodito. Nella zona tutti lo conoscono e non fa notizia; ma viene usato come simbolo del degrado romano e, naturalmente, alimenta le polemiche politiche. Ieri al programma Di martedì condotto da Giovanni Floris, il comico (?) Gene Gnocchi, mostrando quella foto ha voluto dare un nome e cognome al suino ed ha affermato, suscitando la solita risatina idiota del conduttore: “Si chiama Claretta Petacci.“, la donna che ha avuto l’unica colpa di essere l’amante di Mussolini, stargli vicino fino all’ultimo e condividerne la tragica fine; ammazzata dai partigiani comunisti ed appesa a testa in giù a piazzale Loreto.

Ora, la cosa più facile è fare il solito discorsetto sulla doppia morale della sinistra che, anche quando fa satira, applica due pesi e due misure. Se un comico facesse un’allusione del genere su una donna di sinistra, mostrando una scrofa e chiamandola col suo nome (pensate se avesse mostrato il maiale ed avesse detto che “Si chiama Laura Boldrini o Emma Bonino, o Raggi, o una a caso delle belle statuine del PD…“, si leverebbero alti lamenti delle prefiche femministe che chiederebbero pesanti sanzioni sul malcapitato comico, accusandolo di tutti i reati possibili. Interverrebbe scandalizzata Laura Boldrini (quella che ha l’indignazione facile quando toccano donne di sinistra, ma quando offendono donne di destra è distratta, o non c’è, o se c’è dorme), tutto l’intellettualismo sinistro, ci sarebbero cortei di protesta e fiaccolate di solidarietà alla donna offesa. Forse interverrebbe anche l’Agcom, l’Ordine dei giornalisti, l’Arcigay (quelli intervengono sempre) e l’associazione Casalinghe disperate. Se però lo fa un comico (?) di sinistra è semplicemente spettacolo, intrattenimento; è satira (il vignettista Vauro ha fatto scuola anche in questo con le sue “Vignette sismiche“).

E la satira, questo è da tener presente, può essere solo di sinistra. La satira di destra non esiste e se qualcuno ci prova va incontro a guai seri (Forattini ne sa qualcosa: “Satira libera; dipende“). Ne sa qualcosa anche Fabio Ranieri, segretario della Lega nord dell’Emilia Romagna, condannato ad un anno e 3 mesi di reclusione ed a pagare 150.000 euro di danni  per “diffamazione aggravata da discriminazione razziale”, per aver pubblicato un fotomontaggio che, in questo caso, secondo i nostri ineffabili giudici,  non è satira“.

La rete è piena di fotomontaggi sui politici. Su Berlusconi, in 20 anni, altro che fotomontaggi; per sbeffeggiarlo e ridicolizzarlo in tutti i modi possibili hanno scritto canzoni (Daniele Silvestri), un centinaio di libri, testi teatrali, film (ricordate Draquila, Viedocracy, o Il caimano di Moretti?) e le imitazioni che per anni Sabina Guzzanti ha fatto di Berlusconi sulla TV di regime, programmi di satira (Uno per tutti “L’ottavo nano“) che ne facevano il personaggio principale, se non unico, della satira usata come arma politica (“Parla con me” del duo Dandini-Vergassola era il modello da seguire), Fra le definizioni più gentili  lo hanno paragonato ad un “cancro della politica” (Vendola), e “serpente a sonagli” (Di Pietro alla Camera), nonché rivendicare il diritto di odiarlo ed auspicarne la morte (Marco Travaglio). Ma quella è satira o, al massimo, dialettica politica e libertà di espressione e di stampa che deve essere completamente libera e priva di regole e censure (purché abbiate la tessera giusta). Guai però ad usare gli stessi metodi con la sinistra; la libertà di espressione, per miracolo, si trasforma in razzismo, calunnia, diffamazione. Su questa curiosa interpretazione scrivo da anni, riportando i casi più evidenti di questa insopportabile doppia morale. Uno per tutti: “Satira da morire“, in cui riporto anche un vecchio post del 2006 “Si può ridere dei musulmani?“.

Giusto per fare un altro esempio pratico, basta ricordare che il leghista Calderoli, per aver detto in un comizio che quando vede Cècile Kyenge pensa ad un orango, è stato querelato ed ha dovuto pagare i danni. Stessi guai ha passato Mario Borghezio il quale ha dovuto pagare danni per 50.000 euro. Guai a toccare personaggi di sinistra; sono come i fili dell’alta tensione. Se dici che Kyenge ricorda un orango è razzismo: e ne paghi le conseguenze. Se Gene Gnocchi paragona  Claretta Petacci a un maiale non succede niente; è satira. Chiaro? Non aggiungo altro; questi spregevoli e rivoltanti personaggi sinistri e sinistrati che hanno la faccia come il culo (e con quello ragionano) fanno schifo anche solo a parlarne.

Di seguito alcuni post su questo argomento e sulla strana morale della sinistra:

Libertà di satira e dintorni.

Satira e razzismo

L’anno scorso, durante un comizio, Roberto  Calderoli disse che quando vedeva Cecile Kyenge, ministra per l’integrazione, pensava ad un orango. Mai l’avesse detto. Si scatenarono tutte le trombe buoniste indignatissime per l’affermazione “razzista” dell’esponente della  Lega Nord.  In seguito ad un esposto del Codacons, la procura di Bergamo aprì un fascicolo (vedi “Calderoli indagato per razzismo“) per “istigazione all’odio razziale ed ingiuria ad un organo istituzionale“.

Lo scorso dicembre, a Che tempo che fa, Luciana Littizzetto, per ironizzare sulla bocciatura da parte della Consulta della legge elettorale detta “Porcellum“, portò in studio un maialino vero, vivo e vegeto. L’Associazione animalisti, che non ha gradito la trovata comica, ha presentato un esposto per “maltrattamento di animali” nei confronti della Littizzetto che, pertanto, è finita nel registro degli indagati della procura milanese (Luciana Littizzetto indagata).

Che relazione c’è fra le due notizie? Apparentemente nessuna. Ma c’è una terza notizia che le lega e ne svela il nesso. La notizia è questa. Ieri sera a Servizio pubblico su La7, in chiusura della puntata nella quale era ospite, fra gli altri,  l’eurodeputato leghista Borghezio,  il solito Vauro mostra le sue vignette. La prima prende spunto proprio dall’esposto degli animalisti per la presenza del maialino in TV e l’accusa di presunto maltrattamento.

Ed ecco a lato la vignetta di quello spiritosone di Vauro che, facendo riferimento al maialino della Littizzetto, per difendersi da eventuali accuse di maltrattamenti dell’ospite in studio, dice di aver trattato benissimo Borghezio. In pratica, paragona Borghezio ad un maiale. Ma siccome lui è un umorista (e milita nella parte giusta, quella della superiorità morale), tutto gli è concesso. Resta, però, un dubbio, il solito dubbio sulla doppia morale di questi umoristi, comici,  giornalisti, opinionisti, politici, conduttori televisivi, militanti e moralisti di sinistra. Un dubbio che ci assilla da decenni e che nessuno ha ancora chiarito. La domanda è semplice: perché paragonare la Kyenge ad un orango è un gravissimo atto di razzismo (e si finisce indagati dalla procura) e paragonare Borghezio ad un maiale è solo innocua ed innocente satira?

 

Meglio tacere

Dice un celebre aforisma di Oscar Wilde: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.”. Mi è venuto in mente vedendo ieri il vignettista Vauro, giullare ufficiale della “Corte” del Duca di Sant’ Oro e punta di diamante della satira militante di sinistra, ospite da Lilly Gruber, su LA7. Dice, con l’espressione afflitta di chi ha rimpianto e nostalgia per il “Paradiso perduto dei lavoratori“,  che il comunismo è durato solo 70 anni e poi è finito (per fortuna nostra e loro) perché era accerchiato dal capitalismo (!?).

E’ la conferma che  anche i vignettisti traggono in inganno. Talvolta possono sembrare anche intelligenti; finché non parlano. Se poi sono vignettisti ed anche comunisti, allora la faccenda si complica perché l’inganno è doppio. Anche i comunisti, infatti, si confondono facilmente con la gente comune e sembrano persone normali; finché non parlano!

N.B.

Terzo avviso ai naviganti (Rivolto in particolare aDecima crociata” Facebook)

Quando si copiano dei post in rete e si inseriscono nel proprio sito è buona norma di correttezza citare la fonte ed inserire il link di riferimento. Grazie.

Santoro & C.

Le mirabolanti imprese del dottor Santoro, in arte “Michele chi?”. Il nostro tribuno mediatico avrebbe potuto fare molte cose nella vita, grazie alle sue innate doti istrioniche. Sarebbe stato, per esempio, un ottimo attore. Sono 30 anni che è in televisione, fa e dice quello che gli pare e come gli pare, ma continua ad interpretare il ruolo di vittima, di perseguitato, alludendo a censure, bavagli, imposizioni, intimidazioni, minacce e sanzioni. E lo fa così bene che la gente gli crede. Devi essere molto bravo per ingannare il pubblico per tanti anni.

Un altro ruolo che interpreta benissimo è il finto tonto. Sapete, quello che qualunque domanda gli facciate, fa finta di cascare dalle nuvole, non sa niente e vi risponde per vie traverse. Così quando lo accusano di essere eccessivamente fazioso, risponde, citando i dati auditel e share, che il suo programma fa grandi ascolti. Quando gli rimproverano di non garantire il pluralismo degli interventi ed il contradditorio e di fare uso personale del mezzo pubblico, risponde che il suo programma è ampiamente ripagato dai grandi introiti pubblicitari. Non risponde alle accuse, fa finta di non aver capito, fa il finto tonto. Ed anche questo lo fa così bene che la gente gli crede. Ma non tutti, qualcuno comincia ad ammettere che Santoro esageri. Il presidente RAI Garimberti, per esempio, risponde che Santoro fa demagogia e fa un uso distorto del mezzo pubblico. Lo stesso Garimberti che fino a ieri lo aveva sempre difeso dalle stesse accuse. E se anche Garimberti oggi deve ricredersi vuol dire che forse non erano accuse infondate. E cosa risponde Santoro? Tanto per cambiare risponde che lui non dialoga con chi si comporta come Pilato. Ecco, come al solito non risponde alle accuse. Fa il finto tonto e lo fa molto bene.

Gli crede anche uno stuolo di giornalisti, opinionisti, editorialisti più o meno autorevoli, che per difendere il loro idolo usano proprio quegli argomenti; i grandi ascolti e gli introiti pubblicitari. Anche questi sono bravissimi a fare i finti tonti. Dimenticano, infatti, che la RAI, in quanto azienda pubblica, non ha come fine quello di realizzare utili e profitti d’impresa, ma quello di garantire il servizio pubblico. Quindi, parlare di ascolti e di incassi è un argomento del tutto fuori luogo, tipico di chi fa il finto tonto per non rispondere alle vere domande. L’ipocrisia di questa gente è fin troppo evidente, se si pensa che sono gli stessi che accusano la Tv commerciale, Mediaset, di non badare alla qualità dei programmi, ma solo al profitto d’azienda. Se però i profitti li fa Santoro, allora va benissimo e giustifica qualunque porcheria e faziosità. Valli a capire!

Ma il nostro istrione è così bravo che tutti pendono dalle sue labbra e quello che dice Santoro è vangelo. Lui è il protagonista, è l’officiante di questa cerimonia mediatica; la televisione è Santoro, l’informazione è Santoro, la verità rivelata è Santoro. Lo si capisce benissimo anche dalla scenografia dello studio. Lui al centro, sempre in primo piano, come protagonista e direttore di scena,  intorno gli ospiti (scelti da lui) e più su in piccionaia il pubblico (anche questo scelto da lui) pronto a fare la claque. Ma sono solo comparse il cui compito è proprio quello di esaltare il vero protagonista, l’interprete principale, l’istrione, il mattatore: lui, Santoro. Ha un Ego così smisurato ed è tanto pieno di sé che, forse, deve indossare delle camicie elastiche per evitare che, gonfiandosi, saltino i bottoni della camicia.

Il nostro mattatore mediatico si lamenta, anche questa è un’interpretazione che gli riesce benissimo, di non essere gradito all’azienda. Ricorda le polemiche continue, il difficile rapporto con la direzione della RAi. E’ l’unico conduttore che può permettersi di mandare il direttore generale a quel paese, senza pagarne le conseguenze. Ma Santoro è Santoro! Ma la cosa che più lo ha amareggiato in questi anni, lo confessa in diretta, è il fatto che si dica che lui è in RAI perché lo ha stabilito un giudice. Come se fosse una menzogna, una calunnia. Invece è la pura e semplice verità. Lui è in RAI perché un giudice ha deciso che fosse reintegrato in azienda, che avesse un suo programma e che fosse in prima serata. Altrimenti sarebbe a cercare funghi. E’ vero, ma non bisogna ricordarglielo, perché lui è così sensibile che, poverino, ne risente.

Ma tutti gli spettacoli finiscono, anche quello di Santoro. Così, sempre facendo la vittima, decide di porre fine alla commedia e, con un accordo consensuale, rescinde il contratto che lo lega all’azienda, ripagato con una lauta liquidazione di 2,3 milioni di euro. Ed ecco che lo stesso Santoro ne dà l’annuncio nell’ultima puntata della stagione. Ma da animale di palcoscenico quale è, ha ancora un guizzo finale. Una sorpresa, il classico colpo di teatro. Annuncia che il contratto prevede che lui possa continuare a collaborare con la RAI. E lui è pronto a riprendere i contatti per rifare un’altra stagione di Annozero. Questo dopo aver firmato giusto il giorno prima la sua uscita dalla RAI. Ora, se questo non è un tipico caso di schizofrenia, cos’è? Per sua fortuna, però, la moglie fa la psicologa, quindi potrà seguirlo ed assisterlo molto da vicino. Fine della storia? No, proprio oggi arriva l’ultimissima. Dopo aver rescisso il contratto, lasciato l’azienda ed intascata la molto lauta liquidazione, udite udite, oggi si propone come direttore generale della RAI. Forse il caso Santoro è più grave del previsto. Forse non basta l’assistenza familiare. Forse occorre un bravo specialista.

Caro Santoro, vada a La7, La8, La9, La Spezia…se non le va di andare a quel paese ne scelga un altro a piacere, ma ci vada. E ci resti…

Santoreide

Lo strano caso del dottor Santoro

Santoro e il pluralismo

Gaber vs. Santoro

Salviamo Santoro

Santoro ha rotto i bicchieri

Annozero visto da…

Annozero trans.genico

Escort: l’uovo ed il pelo

Manuale pratico di guerriglia mediatica

Effetto Travaglio

Santoro insiste, Vauro peggiora

Santoro: quando c’è la salute…

Santoro vergognati

Vauro ride sui morti

La sinistra che odia i volontari

Santoro? Indecente…

Annozero: Annunziata vs. Santoro

Il bello di Annozero

Santoro, Santoro…

Santoro e il suo microfono (non si rubano i giocattoli ai bambini)

Malpensa: rischio estinzione

I lombrichi di Malpensa sono a rischio estinzione. E’ quanto si rileva da un recente studio del prof. Luisiccu Pisittu Becciu Spinniau delle università associate di Pompu, Simala e Masullas. Dopo lunghi studi e ricerche sul campo, il prof. Pisittu Becciu ha accertato che le vibrazioni prodotte dai reattori degli aerei, specie in fase di decollo e di atterraggio, si propagano nel terreno, nell’area circostante la zona aeroportuale, causando anomalie e patologie serie a carico dell’apparato riproduttivo dei lombrichi. Diverse associazioni ambientaliste sono già scese in campo per denunciare il rischio estinzione dei lombrichi. Nel frattempo sono stati costituiti appositi comitati di studio e una decina di nuove associazioni ONLUS, con il preciso scopo di avviare tutte le iniziative possibili al fine di evitare il gravissimo danno all’ecosistema di Malpensa. Intanto è stata annunciata una marcia di protesta che al grido di “Salviamo i lombrichi” partirà da Reggio Calabria per concludersi nella sala d’attesa di Malpensa (sperando che non ci siano scioperi e ingorghi in autostrada).

La sconvolgente notizia ha scatenato le reazioni dell’opposizione. Sull’argomento verrà presentata al più presto una interrogazione parlamentare. Il PD attacca: “E’ colpa di Berlusconi…”. E si annuncia un girotondo in piazza Navona per sensibilizzare l’opinione pubblica. Franceschini accusa: “Il Governo non ha fatto nulla. Noi abbiamo presentato una proposta “Più lombrichi per tutti“, ma l’hanno bocciata“. D’Alema rilancia le accuse di conflitto d’interessi: “Berlusconi controlla tutti gli allevamenti di lombrichi. E’ un’anomalia tutta italiana“. Si vocifera che il Cavaliere avrebbe degli interessi nella zona e che la scomparsa dei lombrichi altro non sarebbe che un primo passo per deprezzare le aree circostanti l’aeroporto, e poterle acquistare, successivamente, a prezzo vantaggioso per costruirvi Milano IV, MIlano V, Milano VI etc… Il portavoce del Cavaliere smentisce: “Berlusconi non ha alcun interesse collegato ai lombrichi di Malpensa. Anche perché di vermi intorno ne ha già abbastanza.”.

Bossi accusa: “E’ una manovra di Roma ladrona per favorire Fiumicino“. Di Pietro parla di “Regime fascista” che intende eliminare il dissenso e lancia il sospetto che ai lombrichi siano state somministrate dosi di olio di ricino. Travaglio scrive un lungo articolo su strani progetti di allevamento di lombrichi in cui sarebbero coinvolte cosche mafiose in accordo con Previti e Dell’Utri (loro c’entrano sempre). Ferrero, Diliberto e i comunisti sopravvissuti parlano di sfruttamento dei ceti deboli e lanciano un manifesto “Lombrichi di tutto il mondo unitevi“, subito sottoscritto da alcuni intellettuali di passaggio momentaneamente disoccupati o precari. Le associazioni ambientaliste hanno organizzato un corteo, con bandiere e striscioni in cui si leggeva “Siamo tutti lombrichi“.

Santoro annuncia una puntata speciale di Anno zero dal titolo: “Berlusconi: tra vermi e veline“. Anche la Gabanelli, per non essere da meno, annuncia uno speciale di “Report” dal titolo “ Lombrichi e lavoro nero“, prospettando loschi traffici clandestini che vorrebbero eliminare i lombrichi padani per sostituirli con lombrichi cinesi che costano meno. Repubblica annuncia una edizione straordinaria con uno scoop sconvolgente: “Lombrichi nudi a villa Certosa: ci sono le foto“. Anche il Manifesto, con il solito sarcasmo, uscirà con una foto del premier in prima pagina e la didascalia “Il verme solitario“. Marco Pannella ha iniziato l’ennesimo sciopero della fame per protestare contro l’oscuramento mediatico dei lombrichi e chiede “Più vermi in TV“. Allarmati per questa proposta, Santoro, Vauro e Travaglio, temono un aumento della concorrenza. Subito rassicurati da Pannella: “Ho parlato di vermi, non di sciacalli“.

Il prof. Pisittu Becciu, dal canto suo, ha affermato che continuerà le ricerche ed il monitoraggio della zona, allargandole anche alle zanzare tigri. Sembra, ma questo è ancora da confermare, che le stesse vibrazioni dei reattori producano anche una eccessiva fluidificazione del sangue negli abitanti della zona e che questo provochi alle zanzare qualche problema di digestione. Ulteriori informazioni le troverete al sito http://www.verminelmondo.mar/ (mar sta per Marmilla).

P.S.

Se il link al sito non funziona vuol dire che i vermi sono in letargo e non vogliono essere disturbati. Riprovate fra qualche mese…

Vauro e gli imam pedofili

Guarda guarda, si scopre che anche gli imam islamici hanno il vizietto e applicano il celebre motto “Lasciate che i pargoli vengano a me…”. ma non sel senso strettamente evangelico. Numerosi imam sono stati scoperti e denunciati per abusi sessuali, in moschee e scuole coraniche, nei confronti di minori. Ecco i dettagli: “Anche gli islamici lo fanno“. A quanto pare il problema, di cui solitamente non si parla (mai criticare l’islam, sono molto suscettibili), è talmente diffuso e preoccupante che il re del Marocco ha deciso, come misura per salvaguardare i minori dalle attenzioni degli imam, di modificare le regole sulla scuola e di chiudere alcune moschee a rischio. Questi sono quelli che predicano la guerra santa contro gli infedeli ed accusano l’Occidente di essere corrotto. Loro, invece…

Già, perché finora solo la Chiesa è stata, ed è tuttora, sotto accusa per casi di pedofilia. Fuori dalla Chiesa sono tutti innocenti puttini con le ali, caste verginelle e beati con l’aureola. Così i media ci sguazzano, i comici ne fanno oggetto di battute feroci, i moralisti col timer si scandalizzano e la Chiesa viene dipinta come un’associazione di sodomiti. E tutto si può dire, senza censura, perché la satira deve essere libera, come dicono quelli che sulla satira ci campano. Libera sì, ma con qualche riserva. Si può dire tutto e di più, purché sia… contro la Chiesa e contro Berlusconi. Mai fare satira contro la sinistra, perché non la capiscono. Né contro i magistrati, perché ti querelano (Satira e magistrati). E meno che mai contro l’islam, perché hanno uno strano senso dell’umorismo e si scaldano facilmente.

Infatti, tanto per tenersi in esercizio, la settimana scorsa, il vignettista Vauro ad Annozero, tra le varie vignette ha inserito anche l’ennesima battutaccia sulla Chiesa e la pedofilia, col pretesto di ironizzare sul caso Berlusconi/minorenni. Proprio quella vignetta che ha indignato la Santanchè che ha abbandonato lo studio. Nella vignetta veniva raffigurato il Papa che, alludendo a Berlusconi,  diceva “Se gli piacciono i minorenni può sempre farsi prete“. Sempre molto fine Vauro! Bene, ora ci si aspetterebbe che Vauro ci delizi, con la sua solita arguzia, con un’altra vignetta in cui dica “Se vi piacciono i minorenni potete sempre fare gli imam in una scuola coranica“. Sarebbe simpatica, no?

Temo, però, che aspetteremo invano. Perché è vero che la satira deve essere libera, ma tenendo presente che solo se è contro la Chiesa, contro Berlusconi e contro la destra in genere, è gradita, ha successo e non si corrono rischi. Anzi, assicura a chi la fa onori, gloria, fama e ricchi compensi. Guai ad andare oltre e fuori tema. Lo dicevo anni fa in questo post: “Si può ridere dei musulmani?“.  La risposta è no, oggi come allora. Abbiamo la satira a senso unico, perché anche i comici tengono famiglia e soffrono di quella patologia italica molto diffusa: l’ipocrisia.

Santoro ed il pluralismo.

Si sente spesso ripetere, specie a sinistra, che in televisione bisogna garantire la libertà di espressione ed il pluralismo. Bene, è giusto che siano presenti le diverse componenti politiche e sociali e che siano liberi di esprimere le proprie opinioni. Facciamo un esempio pratico di pluralismo con un programma molto seguito: Annozero di Santoro.

Oggi si parla della crisi della maggioranza e dei problemi del Governo, a seguito della rottura dei finiani. Per discutere dell’argomento, “garantendo il pluralismo e la parità di rappresentanza“, dovrebbero essere presenti, in pari numero, esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Infatti sono presenti in studio: Pierferdinando Casini (UDC, all’opposizione), Matteo Renzi (sindaco di Firenze del Partito democratico; opposizione), Italo Bocchino (del FLI, Futuro e libertà per l’Italia di Fini, quelli che hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi; opposizione), Luisella Costamagna e Luca Telese (entrambi di area sinistra e conduttori di un programma su La7. Telese scrive sul Fatto quotidiano di Travaglio. E infine, giusto per salvare la faccia e fingere di dare spazio a tutti, Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

Domanda per i più preparati: chi c’è in studio a rappresentare il PDL ed il Governo? Vista la complessità della domanda, avete 48 di tempo per rispondere. Dopo, se siete stati bravi ed avete scoperto che in stuio non c’è nessuno del governo, del pdL e della maggioranza, avrete fatto anche un’altra scoperta: questo è un esempio chiarissimo di ciò che a sinistra chiamano “Pluralismo“. In pratica significa avere più ospiti e commentatori, purché siano tutti di sinistra. Più ospiti antiberlusconiani ci sono, più il “pluralismo” viene bene. Ed anche la libertà di espressione è garantita perché tutti sono liberissimi di parlare; sì, parlare male di Berlusconi e del Governo.

Agli ospiti in studio aggiungete l’inviato speciale a Brescia, l’assistente santoriana con diritto di parola, parla poco e dice ancora meno (non ho ancora capito come si chiami), l’evangelista Marco…Travaglio, il vignettista Vauro ed il “bravo conduttoreSantoro (tutti rigorosamente di sinistra).  Ora, a voler essere proprio generosi e, in assenza degli esponenti del Governo, considerando Belpietro come “delegato” a rappresentare la maggioranza, sono in 11 (undici) contro 1 (uno). Più pluralisti di così!

Chissà cosa pensa di questo fulgido esempio di “pluralismo” la Commissione di vigilanza. Sapete, quelli che, cronometro alla mano, segnano quanti secondi i TG dedicano alla maggioranza e quanti all’opposizione. E se qualcuno dedica 10 secondi in più al Governo, invece che agli insulti di Di Pietro, scattano multe e sanzioni. Mah, magari, dopo tanti cronometraggi della giornata, sono stanchi, vanno a letto presto ed Annozero neanche la vedono. Sì, immagino che sia così.

Gaber vs Santoro.

Santoro ha concluso l’ultima puntata cantando alcuni versi di una canzone di Giorgio Gaber, “Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione…”. E’ curioso che continuino ad invocare la libertà proprio quelli che la usano e ne abusano, quando dove e come vogliono, e paventino bavagli alla libertà di espressione. Proprio quelli che te li ritrovi ovunque; in televisione, alla radio, sulla stampa, su internet. Pontificano e sproloquiano da mattina a sera in ogni spazio libero, ma…chiedono libertà. Salvo poi tentare con ogni mezzo di mettere a tacere chi non la pensa come loro. Ma, si sa, la libertà è un bene prezioso, bisogna meritarsela, non la si può concedere a tutti, cani e porci. Meglio riservarla per pochi eletti che decidano, a loro insindacabile giudizio, chi abbia diritto alla libertà e chi, invece, debba avere una “libertà vigilata“. S’intende, per il bene pubblico!

Perché la libertà è bella, ma non esageriamo. Se tutti sono liberi significa che anche gli avversari hanno diritto di esercitare la libertà. E questo non va bene, questo non è bene pubblico. Il bene pubblico, in Italia, è solo quello che fa comodo alla sinistra. Il resto è demagogia, populismo, fascismo, razzismo e mafia. La mafia c’è sempre di mezzo, come la Cia, il Mossad ed i servizi segreti, ovviamente quelli deviati. E non vi venga in mente di mettere in dubbio questi concetti sacrosanti. E’ verità rivelata, ve la consegnano, gratis, insieme alla tessera di partito. Altrimenti, a cosa sarebbero serviti 60 anni di propaganda comunista? “La verità è ciò che conviene al partito“, sentenziava Togliatti, il migliore (figuriamoci gli altri). Quindi, compagni…zitti e Mosca!

Il nostro paladino dei poveri, dei cassintegrati e dei senzatetto, con villa ad Amalfi, ama dare prova delle proprie doti canore. Ricordiamo ancora la sua toccante interpretazione di “O bella ciao…“. Ma possiede anche il gusto della battutina facile che elargisce spesso e volentieri, durante il programma, per la gioia dei fan. Né possiamo tralasciare le sue doti da consumato attore. Basta vedere con quanta bravura ed immedesimazione nel personaggio (Stanislavkij gli fa un baffo) usa recitare il suo monologo d’apertura; roba da far impallidire i più celebrati mattatori del palcoscenico. E’ un artista completo, recita, canta, sa tenere la scena come pochi. Magari la prossima volta, in tutù e danzando sulle punte, si esibirà anche in un balletto, deliziandoci con un intenso pas de deux, insieme a Vauro, sulle note del Lago dei cigni. Per male che vada, ha sempre un avvenire nel mondo dello spettacolo, dell’avanspettaccolo o dell’avan…bicchiere!

Certo vedere Vauro e Santoro cantare non è spettacolo consueto. Ma in questo cinico mondo dello spettacolo ogni giorno bisogna inventarsi qualcosa per tenersi a galla, far parlare di sé e portare a casa la pagnotta. Quindi anche un giornalista ed un vignettista possono permettersi di cantare Gaber. Ma cosa penserebbe Gaber nel vedere il giornalista Santoro cantare “Libertà è partecipazione…”? Mah, forse potrebbe dirgli più o meno così: “Mi fa piacere che lei abbia intonato quei versi. Ma lei, da buon giornalista, ha la pessima abitudine di prendere dalla realtà ciò che fa conodo e dimenticare ciò che può essere scomodo. Ora, dopo aver inneggiato alla libertà, per correttezza, dovrebbe alla prossima puntata cantare altri versi, sempre di una mia canzone. Dovrebbe farlo perché quei versi interessano direttamente la categoria dei giornalisti, di cui lei orgogliosamente fa parte, e la strana interpretazione che gli stessi giornalisti hanno del concetto di libertà. Se non li conoscesse o li avesse dimenticati, glieli ricordo. Eccoli…”

Da “Io se fossi Dio” (vedi testo completo)

Io se fossi Dio

maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti

che certamente non sono brave persone

e dove cogli, cogli sempre bene.

Compagni giornalisti, avete troppa sete

e non sapete approfittare della libertà che avete

avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate

e in cambio pretendete

la libertà di scrivere

e di fotografare.

 

Immagini geniali e interessanti

di presidenti solidali e di mamme piangenti

e in questo mondo pieno di sgomento

come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento:

cannibali, necrofili, deamicisiani, astuti

e si direbbe proprio compiaciuti

voi vi buttate sul disastro umano

col gusto della lacrima

in primo piano.

 

Sì, vabbè, lo ammetto

la scomparsa totale della stampa sarebbe forse una follia

ma io se fossi Dio di fronte a tanta deficienza

non avrei certo la superstizione

della democrazia.