Padri e figli

Siamo più famosi di Gesù“, diceva John Lennon, creando scandalo. Forse non sbagliava. E’ l’effetto della cultura moderna, quella che chiamano “cultura popolare o cultura di massa“, che è un eufemismo bonario per definire l’ignoranza generale e diffusa; quella cultura a fascicoli settimanali, quella della letteratura dozzinale, quella dei Bignamini per tutti gli usi, quella maturata a base di divulgazione televisiva, fiction e giochini (con o senza pacchi), rotocalchi rosa, letture da spiaggia, gossip e chiacchiere da parrucchiera. Il risultato è che i personaggi dello spettacolo sono più famosi di autorevoli e storici esponenti della cultura, dell’arte, della scienza. Così, se una volta si citava “Padri e figli“, era ovvio che ci si riferisse al romanzo di Ivan Turgenev.  Oggi, se digitate su Google “Padri e figli“, prima ancora che si clicchi sul pulsante per avviare la ricerca, Google pensa che voi stiate cercando “Padri e figlie” e  sotto si apre automaticamente una paginata di titoli riferiti al  film di Gabriele Muccino. E’ evidente che Muccino è più famoso di Turgenev.  Ecco l’effetto pratico della “cultura popolare“. Aveva ragione John Lennon.

Ma qui mi riferisco ad altri padri ed altri figli. Non Turgenev, né Muccino, ma alla “Strana coppiaNichi Vendola e Ed Testa, che sarebbero i “padri”, e del piccolo Tobia, che sarebbe il figlio, nato con una tecnica moderna che ricorda la costruzione personalizzata di un PC:  si prendono i singoli pezzi separati, secondo le preferenze, e si assemblano.  Oggi si fanno così anche i bambini.  Non è necessario ricorrere al classico metodo scopatorio fra un uomo e una donna, quello che unisce l’utile al dilettevole e che ha funzionato per millenni. Oggi, chiunque può “farsi un bambino“. come si farebbe un PC. Si prendono gli spermatozoi di un donatore (preferibili quelli artigianali, fatti a mano), l’ovulo di una donna (si trovano facilmente, anche in offerta speciale; meglio gli ovuli freschi di giornata, della vecchia fattoria, ia, ia, o), lo si feconda e lo si “installa” nell’utero di un’altra donna (anche gli uteri in affitto oggi li trovi dappertutto, anche su e-bay) che, dietro pagamento si presta a fare da incubatrice per nove mesi.  Ed ecco che alla fine del ciclo nasce il pargoletto: un “bambino assemblato“.

Chi è il padre e chi è la madre? Non si sa. Per esempio, nel caso di Vendola e Testa, la cosa è piuttosto ingarbugliata. Nichi dice di essere il padre, e così riportano i media. Ma a rigore, dice anche che Ed è suo marito. Allora, se Ed è il marito, Nichi sarà la moglie. E se è la moglie, al massimo, sarà la madre di Tobia, non il padre. Ma non può essere la madre perché non lo ha partorito. E allora cos’è Vendola? Mah, ancora non lo si è capito; resta un mistero del millennio.

Vendola figlio

Ecco come titolava ieri il Giornale: “Vendola fa festa al figlio“. Ma la notizia vera non è che Tobia compie quattro mesi e che Testa fa festa al figlio in Puglia (sembra uno scioglilingua), ma che adesso vorrebbero anche una sorellina; anche questa assemblata, ovvio. Su questa coppia di fidanzatini alla Peynet (che teneri, che carini, che dolci) meglio tacere. E’ strano che anche il Giornale, che si fa vanto di non essere allineato al pensiero politicamente corretto, usi la stessa terminologia dell’Arcigay. Ma se ha un minimo di coerenza, il Giornale non può omologarsi al pensiero unico dominante ed attribuire un figlio ad un padre che non ha alcun titolo per essere il padre. Manipolare il linguaggio è il primo passo per manipolare le menti (se nessuno lo ha già detto, lo dico io). Il linguaggio, i temi trattati, l’atteggiamento culturale, i personaggi, se proprio non sono gli stessi, certo ricordano molto quelli che ritroviamo su stampa, televisione, internet, sull’informazione di regime omologata al pensiero unico. Allora perché pubblicare pamphlet “Fuori dal coro” allegati al quotidiano, se poi l’informazione è un coro di voci bianche che cantano all’unisono?  In pratica: perché continuare a parlare del “figlio” di Vendola, quando è risaputo che Vendola non è né il padre biologico, né la madre, né lo ha adottato? Allora, a che titolo questo bambino è “figlio” di Vendola? Questo non lo ha ancora spiegato nessuno; nemmeno l’Arcigay.

In una società civile (ma forse non lo siamo più) che conservi ancora un minimo senso del pudore e della decenza, sarebbe vietato pubblicare foto simili che urtano non solo la ragione e la morale comune, ma anche quel minimo residuo di senso estetico che tenta disperatamente di sopravvivere al trionfo del trash, del kitsch, dello splatter, dell’etica da Suburra, dilagante su tutti i media (quello che poi contribuisce a creare la cultura di massa) e di quelle pagliacciate e carnevalate fuori stagione che sono i Gay pride. Abbiamo distrutto ogni riferimento a regole, schemi, principi e codici morali che hanno costituito per secoli le fondamenta della società umana e ne hanno garantito il progresso e l’evoluzione. Come la cultura di massa è una parodia della cultura, la società moderna, che ha distrutto tutti i riferimenti culturali del passato, sta diventando una parodia di società civile, un surrogato, un sottoprodotto della civiltà; una società imbarbarita in cui trovano cittadinanza e legittimazione ideologismi e teorie da bar sport, vandalismi culturali travestiti da progressismo, idiozie intellettuali, unioni contro natura, stravaganti gusti sessuali e, su ordinazione, si possono anche acquistare bambini “assemblati”. Forse in futuro si potranno acquistare già pronti, scegliendoli da catalogo secondo le caratteristiche preferite, come si faceva con Vestro e Postal market. E questa sarebbe una società civile?

Non bastava il relativismo o il “pensiero debole” (quello del filosofo Vattimo, che è della stessa sponda di Vendola e che forse ha teorizzato il pensiero debole per negare la validità dei principi morali e dare una giustificazione filosofica e culturale alle sue bizzarrie sessuali ed ai ghiribizzi intellettualoidi di pensatori della domenica). Siamo andati oltre. Lo stesso pensiero, atterrito dalle continue e letali violenze subite da chi ha un cervello, ma non lo sa usare (forse hanno dimenticato di fornire il manuale con le istruzioni per l’uso), ha abbandonato la sua sede naturale, è sceso sempre più giù e si è trasferito, cercando rifugio, in altre zone del corpo. In alcuni è sceso giù fino a terra; infatti molti ragionano con i piedi. Ma più frequentemente, per non affaticarsi troppo, il pensiero si è fermato a metà strada, nella zona delle parti intime. Oggi, infatti, i più ragionano con quelle. E’ il nuovo pensiero del millennio: il ragionamento del cazzo.

Figli, uteri in affitto e zio Nichi

Come avere un figlio in tempi di globalizzazione e mercato mondiale.  Semplice: prendi degli spermatozoi lavorati a mano, un ovulo fresco di giornata (in campagna si trovano facilmente), cerca fra gli annunci in rete  un utero da affittare (possibilmente equo canone), unisci tutti gli ingredienti, agita un po’ e aspetta 9 mesi. Amazon garantisce anche la consegna del pupo, tramite drone, direttamente a casa. La notizia di oggi è questa: “E’ nato il figlio di Nichi Vendola”. Difficile commentare l’evento, un po’ perché scappa da ridere, un po’ perché è sempre più difficile restare seri in un mondo in cui ormai non ci sono più limiti alla follia umana; tutto è possibile, tutto è permesso, tutto è lecito e tutto è “normale“. Ci stiamo facendo l’abitudine: l’eccezione è diventata la regola. Dopo il voto favorevole al Senato (grazie a Verdini & C.) sulle unioni civili, ora ringalluzziti dal successo, Renzi e le sue ancelle stanno già pensando a nuove grandi riforme. Maria Elena Boschi già promette nuove concessioni alle associazioni gay “Farò la legge sulle adozioni“. La Serracchiani, per non essere da meno, rilancia un’altra riforma per garantire la cittadinanza a favore dei migranti: “Ora ci impegniamo per lo ius soli“.  In futuro non si sa cos’altro potranno partorire le fervide menti di questa sgangherata classe politica. Non resta che confidare nell’aiuto della Divina Provvidenza. Ma anche su quella, con un Papa  cattocomunista che confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, non c’è da fare troppo affidamento. Niente di strano che anche lo Spirito santo si sia iscritto all’Arcigay.

Ma torniamo ai nostri fidanzatini anticonformisti: Nichi è pugliese, mentre il suo amichetto Ed Testa è canadese.  Oggi anche le coppie sono “global“. Così, sulla strada tracciata da Elton John,  hanno deciso di avere un figlio. Avevano già espresso il desiderio anni fa (Vedi “Saldi estivi“). Ma non avendo troppa dimestichezza con il genere femminile, l’accoppiamento lo faranno a distanza; gli spermatozoi li mandano per posta aerea.  E siccome oggi il mercato globale ha abbattuto tutte le barriere e su internet si trova tutto, ecco che si danno da fare per realizzare il loro sogno, avere un bambino. A quanto pare la strada seguita è un po’ tortuosa, ma il risultato è garantito. Hanno prenotato l’ovulo di una donna americana, l’hanno fecondato con gli spermatozoi italo-canadesi di Ed,  hanno preso in affitto l’utero di una donna indonesiana che ha fatto da incubatrice e  dopo i tempi regolamentari, ha partorito in California. Poi il pupo lo registreranno  in Canada, dove riconosceranno a Nichi la paternità.  Ed il gioco è fatto, perfetto esempio di un figlio “global”, fatto un po’ qui, un po’ là. Poi non resta che aspettare fiduciosi perché , come dicevo sopra, la Boschi ha assicurato che questo sarà il prossimo impegno del governo. Chiaro il procedimento? Volete un bambino? Facile, cercate su e-bay, lì si trova tutto, anche in offerta. Magari ci sono i cataloghi dove scegliere ovuli, uteri  e spermatozoi di prima qualità. Vedi “Mi presta l’utero?“.

Resta un dubbio. Nichi non può essere o considerarsi il padre, perché  il padre biologico è il fidanzatino Ed. Ma allora se Nichi non è né padre, ed ancor meno è la madre, con  quel bambino non ha nessun rapporto o legame di sangue. Quindi quei titoli di stampa che annunciano che Vendola è diventato padre sono falsi, sotto tutti i profili. Incredibilmente, però, lo fa anche il Giornale che, nonostante sia schierato contro le unioni civili e le adozioni gay, titola “Vendola diventa papà“, e nel sottotitolo insiste “Il figlio avuto da Vendola con l’utero in affitto…”. Anche il Giornale, senza rendersene conto, ha finito per omologarsi al pensiero unico politicamente corretto. Su gay, rom, migranti, coppie omosessuali, ed argomenti correlati, già da tempo usano lo stesso linguaggio e la stessa terminologia della sinistra, di Boldrini, Kyenge, Concia, Scalfarotto, l’Arcigay e Luxuria.

Solo pochi anni fa, in un’Italia non ancora rimbambita dalla propaganda gay e dalle teorie gender, nessuno si sarebbe sognato di fare un titolo simile. Vendola non è padre e non ha avuto nessun figlio; il padre biologico è Testa. Vendola, al massimo, e solo come segno di rispetto all’amico del padre, può essere chiamato “zio Nichi”.

P.S.

Giusto per la cronaca sarà bene sapere che  soddisfare l’istinto materno dei nostri fidanzatini è costato una cifra che oscilla tra 135.000 e 170.000 euro: “Quanto ha pagato il figlio Tobia“. Anche Libero casca nell’errore di parlare di “figlio” di Vendola. A dimostrazione di quanto dicevo; ovvero che ormai tutti si adeguano al lessico dell’Arcigay. Ora finalmente il nostro “Zio Nichi” potrà dedicarsi completamente ad accudire il pargoletto del suo amico, visto che da poco tempo, come ex deputato ed ex presidente della regione Puglia, è a tutti gli effetti un Baby pensionato, a soli 57 anni e con ricco vitalizio di 5.600 euro al mese (Vedi “Nichi, il baby pensionato; alla faccia vostra“).

Piccola osservazione per quelli che credono davvero che quando questa gente si batte per le unioni omosessuali e per i diritti delle coppie gay, (compresa l’adozione o l’utero in affitto, perché tanto, prima o poi, ci si arriva) stia lottando per il diritto della gente comune. Sì, se per gente comune si intende chi può spendere 150.000 euro per affittare un utero. Ma del resto oggi chi è che non ha 150.000 euro a disposizione per togliersi qualche sfizio? Oppure, come faceva Elton John nel 2011, far arrivare dall’America ogni giorno il latte della mamma biologica per il bimbo (Elton John, il latte materno via Fedex: spedizioni quotidiane per allattare il piccolo Zachary). Ma per un figlio si fa questo ed altro. Già, basta avere i soldi per farlo.

Mi presta l’utero?

Uteri in affitto e bambini su ordinazione, magari da scegliere su catalogo, come una volta su Postal market. Ci stiamo arrivando. Come passa il tempo. Cinque anni fa scrissi un post “Mi presta l’utero?” nel quale riprendevo anche un precedente post del 2005, quando già si parlava di nuovi metodi di fecondazione, nel quale ironizzavo su finti annunci pubblicitari, pensando che fossero solo battute. Oggi non ci sarebbe niente di strano a leggere annunci del genere; sono del tutto verosimili. Ecco i post.

Mi presta l’utero? (ottobre 2010)

Potrebbe sembrare una domanda impertinente. Ma non lo è. Anzi, viste le ultime notizie in fatto di procreazione, sarebbe del tutto normale. Negli ultimi tempi, diversi casi di bambini nati non proprio secondo il metodo classico, hanno trovato ampio rilievo sulla stampa. L’anno scorso fece scalpore la notizia che una celebre interprete della serie “Sex and the city”, Sarah Jessica Parker, avrebbe avuto due gemelle tramite un utero in affitto.

In verità non era poi una notizia così sconvolgente. Ci sono già stati casi simili. Qualche tempo fa una donna mise a disposizione il proprio utero, al posto della figlia che non poteva avere gravidanze. Così, nato il bebé, lei sarà contemporaneamente mamma e nonna. Sui bus di Londra, alcuni mesi fa, comparve un annuncio in cui una donna proponeva l’utero in affitto al miglior offerente.

Allora di che ci meravigliamo? Così, supponiamo che siate un maschietto e che abbiate voglia di avere un erede, ma non volete legami affettivi o non avete una compagna stabile con cui farlo nel modo classico. No problem. Intanto procuratevi un ovulo da fecondare. Ormai si trovano facilmente anche quelli. Ma non fidatevi degli ovuli in offerta speciale che trovate magari al Discount. No, fate un salto nella vecchia fattoria, hia hia oh, e prendete degli ovuli freschi di giornata fatti personalmente dalla contadinella giovane e bella. Se è disponibile anche ad affittarvi l’utero il problema è risolto. Altrimenti non vi resta che trovare l’incubatrice…pardon, l’utero. Magari siete in giro per negozi, al cinema, a teatro, ai grandi magazzini, vedete una bella e avvenente donna. La fermate e le ponete la fatidica domanda: “Scusi, mi presta l’utero per nove mesi?”. Come suol dirsi, la domanda è lecita. No?

Se il primo tentativo va male, riprovate; prima o poi un utero, nuovo o usato sicuro, lo trovate. Beh, almeno finché questo nuovo sistema non sarà accettato definitivamente e diventerà un servizio gratuito offerto dal Servizio sanitario nazionale (prima o poi ci si arriva). Allora sarà tutto più facile e potrete avere il vostro utero garantito, col bollino blu, in affitto, in prestito o in comodato d’uso. Basterà andare alla ASL, dove ci saranno degli elenchi affissi: “Uteri convenzionati“. Scegliete il vostro utero ed il gioco è fatto, tutto a carico del servizio sanitario nazionale. La cosa assurda di questo ipotetico servizio disponibile in futuro è che sembra “normale“.

Ed ecco l’ultimissima, fresca di giornata: “Bebè a coppia gay; affittato l’utero negli USA“.  I due gay “vivono in provincia di Livorno, ma sono dovuti andare a Barcellona per sposarsi. E fino in California per avere un bimbo, David, come il medico che l’ha fatto nascere. Il piccolo, nato il 10 agosto scorso, è stato 9 mesi nel grembo di una trentenne messicana che vive a San Diego.”. Olè, il gioco è fatto. Facile no? Ora, però, potrebbe esserci qualche problemino che rigarda il corretto sviluppo del piccolo ed il superamento del famoso “Complesso di Edipo“.

Durante il periodo della sessualità adolescenziale il bambino manifesta un innamoramento per la figura del genitore del sesso opposto. Solo il superamento del complesso di Edipo permette di vivere in età adulta una sessualità equilibrata.” (Sigmund Freud). In pratica, detto in due parole, si tratterebbe di una pulsione inconscia del bambino che sogna di ammazzare il padre, visto come rivale, e far l’amore con la madre. Talmente conosciuto e talmente sfruttato dalla letteratura e dal cinema che evito di dilungarmi su ulteriori spiegazioni.

Ora proviamo ad immaginare cosa succede ad un bambino adottato da una coppia gay o lesbo. Come vivrà e risolverà il suo complesso di Edipo? Come farà ad individuare fra due donne il “padre” da ammazzare? E come farà ad identificare la madre fra due maschioni (si fa per dire), magari con barba e baffi, e senza tette? Eh sì, perché il seno materno è un elemento essenziale nello sviluppo del citato complesso edipico. Ma se questo seno non c’è, chi è la madre? Boh, misteri di genere.  Eh sì, se vivesse ancora, il vecchio Freud si troverebbe in grande imbarazzo a risolvere questo quesito, col rischio di dover rivedere tutta la sua teoria. Ma il tempo passa, l’umanità si evolve ed anche i bambini non nascono più sotto i cavoli o portati dalle cicogne. Oggi ci sono nuovi metodi, semplici e pratici.

Come si fanno i bambini ( maggio 2005)

Una volta i bambini si facevano col metodo classico, che non stiamo ad illustrare perché si suppone che tutti lo conoscano. Non sempre il risultato era garantito, ma il sistema ha funzionato egregiamente per millenni e, per giudizio unanime, non solo funziona, ma è anche piuttosto piacevole. E’ uno dei pochi esempi pratici del famoso detto “unire l’utile al dilettevole“.

Poi arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire ai due stilisti il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo e soddisfare così il loro istinto materno.

Le menti più brillanti della scienza mondiale si mobilitarono ed il risultato fu assicurato. E così oggi, grazie al progresso scientifico, ci sono nuovi metodi alternativi che, superato il vecchio e caro sistema scopatorio, ottengono lo stesso risultato, senza eccessivi sprechi di energie preziose e, soprattutto, garantiscono a tutti il diritto di avere un figlio. Un bel successo, no? E così, in un tripudio di ovuli, fecondazione assistita, non assistita, eterologa, non eterologa, embrioni, spermatozoi DOC di prima e di seconda scelta, uteri nuovi, usati, in affitto, o ceduti gratuitamente in comodato d’uso, avere un bambino non è più un problema. Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che naturalmente non riuscirebbero nell’impresa, potranno avere il loro bel bambino e, date tempo al tempo, potranno scegliere anche le caratteristiche psicosomatiche.

Prevedo già che sulle pagine dei quotidiani, nella rubrica degli annunci commerciali, “AAA Cercasi/Offresi…”, presto  compariranno annunci di questo tipo.

– Cerco utero in affitto, solo equo canone.

– Utero seminuovo, usato sicuro, offro; revisionato, collaudato, garanzia triennale.

– Affittasi utero signorile, zona centrale. Ampio, riservato. Prezzo da concordare.

– Elegante utero, ristrutturato, zona turistica, a veri intenditori vendesi. Anche co-proprietà.

– Causa trasferimento, cedo ovulo già fecondato. No perditempo.

– Azienda leader seleziona a richiesta spermatozoi con specifica predisposizione  artistica, sportiva, intellettuale. Soddisfatti o rimborsati.

– Spermatozoi freschi di giornata offro. Produzione artigianale, lavorazione a mano.

 

Anche la procreazione tradizionale, però, può creare inconvenienti e sorprese.

 

Saldi estivi (2)

Dopo i primi “Saldi estivi” ecco altre notizie in offerta speciale.

1) Coppie moderne. Da Paolo e Francesca a Giulietta e Romeo, per finire a Dolce e Gabbana e Nichi ed Eddy. Un bel progresso, no? Nichi Vendola ed Eddy Testa, che coppia, che carini, che teneri. Dovrei inserire una loro foto, ma il mio senso estetico me lo vieta. Chi davvero vuole “ammirarli” può cliccare sul link e leggere l’articolo in cui esprimono il loro ultimo desiderio: “Vendola e compagno: vogliamo un bambino“. I dettagli sulle modalità della procreazione ci vengono risparmiati, per fortuna. Dice Eddy del suo Nichi: “A casa per me è sempre lo stesso Nichi. Spesso intona delle canzoncine che inventa lì per lì, facendomi credere che si tratti di vecchie canzoni d’amore. E io ci casco”E lui ci casca! Che ingenuo. E che bravo Nichi ad improvvisare motivetti per il suo Eddy. Teneri ed innamorati, sembrano i fidanzatini di Peynet.

Mi ricordano un’altra celebre coppia di  noti stilisti di cui scrissi già tre anni fa nel post “Mi presta l’utero?”.  Dicevo che fino ad oggi i figli si erano sempre fatti col classico metodo “scopatorio“, con grande soddisfazione dell’umanità perché univa l’utile al dilettevole. “Poi – continuavo – arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire a Dolce e Gabbana il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo.”.  Ricordano una vecchia band di Renzo Arbore, i “Senza vergogna“.

2) Viva gli sposi (tanto per restare in tema di coppie).

 Pare che Pippa Middleton, quella che diventò famosa per il suo lato B immortalato dai media, durante il matrimonio della sorella Kate, abbia deciso di sposarsi con un ricco banchiere, Nico Jackson, di 35 anni. La notizia viene riferita dalla stampa inglese e data per certa. In ambiente finanziario, però non tutti sono entusiasti. Dicono i più maliziosi che Nico, pieno com’è di soldi, potrebbe avere tutte le donne che vuole. Perché accontentarsi di farsi una Pippa?

3) Venezia e le dive per caso.

Alba Rohrwacher è l’interprete del film “Via Castellana Bandiera“, della regista Emma Dante, presente alla Mostra del cinema di Venezia. I media hanno lo strano vizio di riuscire a trovare elementi interessanti, belli e sexy anche in una cozza. E’ il loro mestiere. Ecco, quindi, che dovendo parlare di questa attrice la definiscono con  aggettivi che sembrano messi lì tanto per riempire la pagina, una combinazione casuale: “Esile, evanescente, emaciata, algida, incerta, problematica…”. Ma non sarebbe stato più semplice (ed onesto) dire che è del tutto insignificante?

4) Sesso bucolico. A Genova Nervi, in un prato adiacente ad un parco giochi per bambini, due donne, completamente nude, facevano sesso, incuranti della presenza di bambini e genitori. Ora, immagino che i soliti perbenisti e moralisti siano scandalizzati da questa notizia. In effetti, però, il sesso libero è ormai una conquista dei nostri tempi. Tutto è concesso, tutto è lecito, compresi amori gay, lesbo, trans, bisex e varie, secondo la fantasia. Non c’è niente da scandalizzarsi, dicono i fautori del sesso libero, anche in natura esiste l’accoppiamento fra animali dello stesso sesso (Vedi le “Coppie moderne” citate in apertura). Quindi è tutto naturale. Ecco perché non dobbiamo criticare queste bucoliche performances sessuali sulla fresca erbetta del prato. Accoppiarsi sessualmente nudi in un parco pubblico è del tutto naturale: anche i cani lo fanno.