Tsipras, democrazia e le diecimila lire di Macario

Quest’uomo è un genio. Sono certo che gli assegneranno il Nobel per l’economia. Se lo merita perché ha fatto una scoperta sensazionale che cambierà radicalmente l’economia mondiale. Ha scoperto come pagare i debiti facendo altri debiti. Una manna per tutti coloro che, come la Grecia, hanno dei debiti in scadenza e non sanno come pagare. L’idea è davvero geniale.

Non sapete come pagare il mutuo o rendere un prestito? Semplice, chiedete ai vostri creditori che vi facciano un altro prestito e con quello pagate il debito. Poi, quando arriverà il momento di pagare questo secondo prestito, chiedete un altro prestito e pagate il secondo debito. E così via, all’infinito. Facile vero? Perché nessuno ci aveva pensato prima? E’ esattamente quello che sta facendo la Grecia e quel geniaccio di Tsipras. Vogliono pagare i creditori facendosi prestare i soldi dagli stessi creditori. Insomma, come andare all’osteria e poi chiedere i soldi dall’oste per pagare il conto. Ragazzi, questo è genio puro. Ecco perché gli daranno il Nobel.

Del resto, però, non dobbiamo meravigliarci; a sinistra si usa.  Questi geni social comunisti sono così: usano pagare i conti con i soldi degli altri. Fanno beneficienza con i soldi degli altri. Aiutano il terzo mondo con i soldi degli altri. Accolgono gli immigrati con i soldi degli altri. Insomma, come dicono a Roma “Fanno i froci col culo degli altri”. E’ la loro specialità.

E poiché l’Europa è un po’ restia a concedere altri prestiti a chi non può restituirli,  per evitare il fallimento e l’uscita dall’ Unione europea e dall’euro, si chiede alla Grecia  di fornire precise garanzie ed attuare una serie di riforme che, però, Tsipras e la sinistra vedono come inaccettabili imposizioni al limite del ricatto. Ecco perché hanno indetto un referendum chiedendo ai greci di votare “No” alle richieste di Bruxelles. Infatti i “No” hanno vinto. Ma ora Tsipras, come se niente fosse, invece che rispettare il risultato del referendum, ricomincia a trattare per trovare un accordo mediando sulle richieste dell’Unione. Alla faccia del rispetto della volontà popolare. Per la sinistra, come sempre, la democrazia è una variabile: sulla carta il rispetto della volontà popolare è sacrosanto; in pratica dipende dall’interesse momentaneo. Beh, i sinistri sono fatti così, hanno le idee un po’ confuse ed uno strano concetto della democrazia, della volontà popolare e della libertà di pensiero; vanno bene solo se gli conviene.

Per sostenere Tsipras, il referendum ed il “No” all’Europa, sono andati ad Atene autorevoli rappresentanti della politica italiana: dai fuorusciti dal PD, come Fassina, ai vendoliani di Sel, da Grillo con i suoi grillini ai militanti sinistri in servizio permanente che corrono ovunque ci sia aria di protesta e la possibilità di menar le mani. Tutti a cantare in coro le lodi di Tsipras, della sinistra greca e della democrazia. Sono gli stessi che quando Tsipras ha vinto le elezioni in Grecia hanno esultato e gioito per la grande vittoria della democrazia. Già, perché la democrazia è bella quando vincono loro, la sinistra; altrimenti, se vince la destra, è regime e la democrazia è in pericolo. Punti di vista. Ecco perché tutti inneggiavano a Tsipras come salvatore della patria; perché è comunista.

Ed infatti, se fino ad allora la Grecia, sia pure con difficoltà stava cercando di superare la crisi, con l’arrivo al potere di Syriza e di Tsipras è finita in tragedia; fallimento totale, le banche chiuse e senza liquidità, prelievi bancomat di 60 euro al giorno e rischio di perdere i risparmi di una vita. Già, perché se è vero che il capitalismo ha dei difetti, è anche vero che il comunismo è molto peggio. Se il capitalismo è un dramma, il socialcomunismo è una tragedia e porta alla catastrofe, economica e sociale. Protestare è facile, più difficile è amministrare. Scendere in piazza con cartelli e striscioni ed accusare  chi è al potere di tutti i mali del mondo è facile; lo sanno fare anche gli idioti, anche lo scemo del villaggio. Ma un conto è protestare, altro è governare. Di esempi simili ne abbiamo a volontà; tutta gente che protesta e contesta e poi, messi alla prova, si dimostrano incapaci di governare, sono peggio degli altri e creano solo danni. Vedi il sindaco Marino a Roma, vedi Pisapia a Milano, vedi Renzi al Palazzo Chigi e l’elenco sarebbe lungo. Tutta gente che predica bene (prima) e razzola male (dopo). Ma tutti sono innamorati della democrazia, della sinistra e dello spirito rivoluzionario. Ne sono talmente convinti che vanno anche all’estero a combattere per la causa. Non riescono a risolvere i problemi dell’Italia, non saprebbero nemmeno amministrare decentemente un condominio, ma sanno benissimo come risolvere i problemi della Grecia. Il problema non è che vadano in Grecia,  il guaio è che poi tornano.

Certo che Atene è il posto più adatto per celebrare la democrazia: l’hanno inventata loro.  Magari si ricordano ancora di quando, più di 2000 anni fa, gli ateniesi già facevano i referendum e votavano per esprimere la volontà popolare. Per esempio fu così che nel 399 A.C.  gli ateniesi condannarono a morte Socrate; democraticamente e con voto popolare. Qualche secolo dopo, a Gerusalemme, ancora democraticamente e con libera scelta, il popolo salvò Barabba e mandò a morte Gesù Cristo. E già allora, visti i risultati, poteva sorgere qualche piccolo dubbio sui rischi di affidarsi alla volontà popolare. Ma evidentemente la gente allora non capiva; e non lo ha capito ancora oggi. Bella la democrazia; ma bisogna fare attenzione perché è un’arma a doppio taglio, double face, c’è il pro ed il contro. Bisogna stare attenti a stare dalla parte giusta della democrazia, perché se stai dalla parte sbagliata puoi farti male e rischi perfino di bere la cicuta o finire in croce; democraticamente e per volontà popolare. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

La soluzione greca per pagare il debito sembra proprio la versione moderna di una vecchia scenetta di Erminio Macario (vedi “Macario e le diecimila lire“); tale e quale. Una volta faceva ridere, oggi è alta finanza.

 

Cheese, Europa

Unione europea, che ridere. “Cheese” (formaggio), dicono gli inglesi quando fanno un finto sorriso davanti ad un obiettivo fotografico. C’è un rapporto fra il sorriso ed il formaggio? Sembrerebbe di sì. Anzi, parlare di formaggio fa proprio ridere. “Ridete e starete sani”  titolavano certe rubriche di umorismo nelle riviste.  Ecco perché i nostri europarlamentari, che hanno a cuore la salute psicofisica dei cittadini, trovano sempre il modo di tenerci allegri e farci ridere, per tenerci in buona salute. Questa volta lo fanno proprio col formaggio.

Ecco l’ultimissima: “Formaggio con il latte in polvere“. La Commissione europea ha chiesto all’Italia di abrogare una vecchia legge del 1974 che proibisce l’uso di latte in polvere, concentrato o ricostituito, per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari. La motivazione è che questa legge costituisce una restrizione alla “libera circolazione delle merci“. Ormai lo capisce anche un bambino che dietro questa motivazione fasulla si nascondono grossi interessi commerciali. Ma non stiamo a chiederci quali siano, perché comunque non sono gli interessi dei consumatori. Insomma, vogliono che facciamo il formaggio con il latte in polvere, magari in scatola o in bustine di diversa grandezza secondo l’uso e la necessità; monouso (come lo zucchero al bar) per single o in formato gigante per famiglie.  Non è da scompisciarsi dalle risate?

Forti questi europarlamentari, ogni giorno se ne inventano una; la circonferenza dei piselli, la curvatura delle banane, le misure standard dei cessi. Insomma, lavorano sodo per tenerci allegri. Oggi hanno deciso di insegnarci come si fa il formaggio. Intanto eliminano il latte, si può fare con la polverina. Poi scopriranno come accelerare il processo ed ottenerlo subito, al momento, pronto all’uso. Potremo così farlo comodamente a casa. Basta avere le bustine specifiche per il formaggio desiderato (quelle per il parmigiano, il pecorino, la caciotta, la mozzarella, il gorgonzola; a piacere, purché siano di misura standard e confezionate secondo norme CE). Come si faceva una volta (o forse ci usa ancora) per fare l’acqua frizzante o l’aranciata; bastava aggiungere all’acqua la classica bustina.

Così, al posto del formaggio solido fatto col latte liquido, avremo il formaggio liquido fatto col latte in polvere. Lo si potrà confezionare al momento dell’uso, si terrà la bottiglia del formaggio a tavola, come l’olio o l’aceto, e invece che grattugiarlo sugli spaghetti, bisognerà spruzzarlo con apposito vaporizzatore caseario che dovrà essere conforme alle norme CE approvate dalla apposita Commissione europea. Ora, dopo averci insegnato a fare il formaggio senza latte, prima o poi, ci diranno anche come fare il latte senza le mucche, ed infine come fare anche le mucche liofilizzate. E’ il progresso. Il guaio è che questi euroidioti ci costano un sacco di soldi e non fanno nemmeno ridere.

La strana coppia

Attenti a quei due. Sono i due pezzi da novanta del Parlamento europeo, l’importantissimo consesso che decide la curvatura delle banane, la circonferenza del pisello e le misure standard dello sciacquone. Uno, Jean-Claud Juncker, appena eletto presidente della Commissione europea, ha subito annunciato un faraonico progetto per il rilancio dell’economia e del lavoro in Europa, per un importo di 300 miliardi  di euro (esagerato!). L’altro, Martin Schulz, è stato riconfermato  presidente del Parlamento. Eccoli raffigurati in un affettuoso abbraccio.

La cosa curiosa è che sembrano due controfigure, due sosia di altri personaggi famosi. Uno, Juncker, visto di profilo, è il sosia perfetto del vecchio conduttore televisivo Luciano Rispoli (vedi foto). L’altro, Martin Schulz, è l’incarnazione umana di Bobo, personaggio delle vignette  di Staino (vedi foto). Purtroppo, però, questi due personaggi, non fanno ridere. Anzi…

 

Euro-Fuffa a Lisbona

Cos’è la fuffa? Dovrebbe essere quella lanuggine che si forma sui tessuti. Secondo l’accezione corrente è qualcosa di inutile, di scarso valore, di superfluo, di inconsistente. Facciamo un esempio pratico, per chiarire il concetto. Ecco una flash news delle ore 17.26 appena pubblicata sul sito dell’agenzia ANSA…

Forse non si legge bene, ma il cartello sullo sfondo di questo tavolo di lavoro, attorno al quale siedono importantissimi esponenti di diverse nazioni, dice “Casa Mediterraneo“. Si parla del problema dell’immigrazione che ormai sta assumendo l’aspetto di una vera e propria invasione di massa del continente europeo da parte di disperati del terzo mondo. Bene, si presume che  questi signori, rappresentanti dell’Unione europea e, forse, di altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, vista la situazione drammatica, assumano delle decisioni forti, concrete e utili alla soluzione del problema.

Ed ecco, infatti,  la notizia che riassume l’esito di questo importantissimo incontro: ” (ANSA) – LISBONA, 22 MAG I ministri riuniti a Lisbona per il vertice del gruppo 5+5 “deplorano la perdita di vite umane nel Mediterraneo e lanciano un appello affinché siano adottate tutte le misure appropriate da tutte le parti coinvolte e in particolare dall’Ue per impedire che le tragedie si ripetano“. E’ il monito sull’immigrazione contenuto nella dichiarazione finale del vertice di Lisbona. L’Italia ha annunciato un vertice sull’Immigrazione a Malta durante la sua presidenza Ue.”.

Oh, finalmente un decisione concreta: “deplorano…lanciano un appello…auspicano l’adozione di misure…”. In pratica niente di concreto…Fuffa! Ecco, questa è un perfetto esempio di fuffa in salsa Unione europea. E sembra una cosa seria. Una importantissima riunione dei “5 + 5” a Lisbona. Chi siano questi “5 + 5” non viene specificato (forse è meglio che non si sappia o si vergognano). Per quanto ne so, potrebbero essere i “5 + 5 di Lisbona“, un nuovo gruppo musicale specializzato nel fado, la musica popolare portoghese. Ricordano i “4 + 4” di Nora Orlandi, i coristi che accompagnavano l’esibizione dei cantanti a Sanremo negli anni ’60.

Anche questi, però, farebbero la loro bella figura in campo musicale; infatti, se la suonano e se la cantano. E tutto resta come prima. Intanto si fanno una gita a Lisbona, visitano i monumenti caratteristici, cenano in ristoranti esclusivi, si portano a casa preziosi omaggi offerti dalla nazione ospitante, fanno incetta di caratteristici prodotti dell’artigianato locale e fanno finta di occuparsi di problemi seri.

Poi tornano a casa, raccontano con orgoglio l’esperienza di viaggio, mostrano le foto dell’evento, distribuiscono souvenirs più o meno di valore a familiari, parenti ed amici,  parlano con apparente competenza della storia e della cultura portoghese, della bellezza degli “azulejos“, dei pittoreschi vicoli di Alfama,  citano Amalia Rodrigues e Fernando Pessoa (fa sempre effetto),  e poi, dopo tanto stress, si concedono un meritato periodo di riposo  fino al prossimo incontro…a Malta. Dura la vita dei “5 + 5“, specie per noi che ne paghiamo le spese.

Clip da Lisbon story

Letta e la bocca extra large

Summit romano fra Italia, Francia, Spagna e Germania. Da una riunione così ci si aspetta che si trovino soluzioni concrete per affrontare la crisi che diventa sempre più drammatica. Bene, allora vediamo cosa è successo partendo da una premessa, una dichiarazione del premier italiano Enrico Letta, fatta proprio in apertura dei lavori. Dice Letta che da questo summit bisogna uscire con “fatti concreti, non parole“. Chissà quanto ha dovuto spremersi le meningi per arrivare a questa geniale e sconvolgente riflessione. In verità, però, bisogna dire che il concetto non è proprio originale. Lo ha  ripreso da un simpatico comico di Zelig, Paolo Cevoli, il bizzarro “Palmiro Gangini, assessore alle varie ed eventuali” del Comune di Roncofritto, il quale con forte accento romagnolo, gridava “Fatti, non pugnette”. Ecco, il concetto è quello.

Bravo Letta, esattamente quello che continuo a ripetere fino alla noia; tutto quello che ha prodotto la politica, fino ad oggi, è solo una montagna di parole vuote, inutili, generiche, discorsi inconcludenti e zero proposte concrete. Ma se Letta fa questa premessa “fatti concreti, non parole“, sarà la volta buona che  cominciano a fare le persone serie? Vediamo una serie di dichiarazioni (riportate dalla stampa.) fatte ieri dal nostro premier in formato esportazione.

– “Non abbiamo più tempo, bisogna agire subito“, dice in apertura dei lavori, facendo notare che la presenza contemporanea allo stesso tavolo di ministri del lavoro e dell’economia è “la chiave” per la lotta alla disoccupazione. “Agire subito“, certo, ma…per fare cosa? Letta, è solo una domandina facile facile…per fare cosa?

– Dal prossimo vertice di Bruxelles l’Italia si aspetta “misure concrete” di contrasto alla disoccupazione giovanile e “non solo parole, ma fatti“. “L’eccesso di parole è stato uno dei problemi della Ue”, ha ribadito intervenendo alla Conferenza dei prefetti. Visto che batte su questa necessità di passare dalle parole ai fatti, sembrerebbe che ne sia davvero convinto. Dimentica, però, che anche l’Italia fa parte dell’Europa. Chiedere più concretezza all’UE, come se l’Italia ne fosse fuori, è  solo un goffo tentativo di scaricare sull’Europa, come entità astratta, precise responsabilità che sono, invece, di ogni Stato dell’Unione, compresa l’Italia. Letta, perché le “proposte concrete” non le fa lei?

– “Dobbiamo rilanciare nel nostro Paese l’orgoglio del servizio pubblico, che in Italia è stato calpestato negli anni e nei decenni scorsi dall’idea che ciò che è pubblico è di per sé inefficiente. Il servizio pubblico è interesse generale“, dice ancora Letta e precisa “…è una missione che mi carico sulle spalle, insieme al vice premier e agli altri ministri, e che affido a voi Prefetti: cercate di rendere sempre più forte questo orgoglio del nostro Stato, della nostra comunità, delle nostre istituzioni, perché funzionano“.

Servizio pubblico inefficiente“? Caro Letta, sa qual è il più “inefficiente” dei “Servizi pubblici“? E’ la politica. Già, anche la politica è un servizio pubblico. Anzi è il primo ed il più importante “servizio pubblico“, perché da esso dipendono tutti gli altri. E’ sempre la politica che dovrebbe risolvere i tantissimi e gravi problemi dell’Italia. Invece si limita ad elencarli, come se fare l’elenco delle disgrazie sia una prova di serietà e di capacità di intervenire. Ma, come diceva Ronald Reagan “Lo Stato non risolve i problemi. Lo Stato è il problema“.

– Sul tema delle riforme dice che “quando il nostro Stato non è all’altezza delle aspettative, si moltiplicano i costi e i problemi“. E si pone un obiettivo preciso, questo: “Istituzioni che rispondano nei tempi e nei modi giusto, con sobrietà e austerità ma con efficienza: termini che si possono coniugare. E poi bisogna reinterpretare la parola semplicità: non arzigogolare modalità complesse per rispondere ai cittadini“.

Ricordando che in premessa aveva auspicato “fatti concreti, non parole“, vi sembra di poter onestamente individuare in queste dichiarazioni riportate almeno una, dico una sola, proposta concreta? Vi sembra di aver sentito finora, nelle varie dichiarazioni quotidiane una qualche proposta reale, concreta e fattibile? Zero, solo parole vuote, dichiarazioni generiche di buone intenzioni e zero proposte. Esattamente quello che continuo a denunciare da tempo.  Anche questo governo di larghe intese è del tutto simile a quelli precedenti, almeno nella totale assenza di idee e di iniziative pratiche.

Quest’uomo è una contraddizione in termini. Mentre dice che bisogna essere concreti, invitando alla semplicità ed evitando di “arzigogolare modalità complesse“, da mesi non fa altro che tergiversare, non assumere provvedimenti, portare i ministri in ritiro spirituale in una vecchia abbazia, come scolaretti alla gita annuale, prendere tempo nominando Commissioni di saggi, prendere come modello per la rinascita dell’Italia  il pesciolino Nemo  e rilasciare ogni giorno delle dichiarazioni che sono esattamente il contrario di quanto ha affermato ieri. Contraddice se stesso. E’ un paradosso vivente. Il vecchio Epimenide ed il suo celebre paradosso del mentitore gli fanno un baffo. Forse c’è una qualche interferenza nel passaggio tra la formulazione mentale dei pensieri e l’espressione verbale degli stessi e quello che esce dalla bocca è qualcosa di diverso da quello che nasce nel cervello. Magari c’è solo un fusibile bruciato. Dovrebbe darsi una controllatina, oggi con l’altissima tecnologia moderna si aggiusta quasi tutto.

Oppure c’è un’altra spiegazione. Avete visto la bocca di Letta? L’unica cosa larga di questo governo delle  larghe intese è la bocca del premier; una bocca di formato extra large. Ha una bocca che sembrano due. Una bocca larga come le Bocche di Bonifacio. Una bocca così ce l’hanno in pochi: lui, Daniela Santanchè e Lilly Gruber. Forse è questa la causa delle contraddizioni. Avendo una bocca troppo larga le parole escono troppo facilmente, in ordine sparso, a caso, senza un ordine logico. E ride. Gli italiani si suicidano per la disperazione e lui ride. Dice che bisogna attuare “Fatti concreti, non parole“, ma fatti concreti zero e parole a vagonate. E  ride. Gli italiani piangono e lui ride.

Ecco perché Letta continua a sparare le solite cavolate in politichese, senza alcun senso razionale, logico e pratico. Ecco perché può permettersi di esordire con un perentorio “fatti concreti, non parole“, e poi lanciarsi, senza paracadute e senza ritegno, in una serie di spericolate dichiarazioni generiche e parole al vento senza accennare, nemmeno per sbaglio, ad una sola proposta concreta. Ma essendo un politico di lungo corso, sproloquiare a vuoto è del tutto normale. E’ come Virna Lisi di un vecchio Carosello: “Con quella bocca può dire ciò che vuole”.

La bocca è fondamentale per comunicare correttamente i propri pensieri. Avere una bocca piccola, specie quando si parla molto, può creare problemi; se l’uscita è stretta e le parole sono troppe fanno fatica ad uscire dalla bocca. Un eccesso di verbosità può provocare il classico effetto “collo di bottiglia” e le parole, nel tentativo di guadagnare l’uscita per prime,  inciampano, si ammucchiano, si accalcano, si sovrappongono, si incastrano, si ingarbugliano, si crea un ingorgo ed escono a fatica disordinatamente. Ecco perché per un politico avere una bocca grande è un vantaggio: escono meglio le cazzate.

 

Un buon affare.

E’ vero che siamo in crisi e che non si riesce a vedere la fine. E’ vero che  aumentano le tasse, invece che diminuire le spese, per sopperire alle necessità di bilancio e che tutta l’Europa soffre di questa prolungata crisi che ci sta mettendo in ginocchio. L’effetto pratico è che le aziende chiudono o falliscono e  aumenta l’esercito dei disperati che perdono il lavoro, spesso anche la casa perché non riescono più a pagare i mutui bancari, e che sopravvivono grazie alle mense della Caritas. Una situazione drammatica. Però noi siamo sempre caritatevoli e pronti ad aiutare il terzo mondo e chiunque sia in difficoltà.

Così leggiamo una delle ultime notizie ANSA di oggi: “UE-Egitto, aiuti per 5 miliardi di euro“. E’ quanto comunicato dopo un incontro fra il presidente egiziano Morsi e l’alto rappresentate UE  per la politica estera Catherine Ashton, raggiante per questa ennesima prova di attività umanitaria europea. In cambio dei 5 miliardi di euro, sarebbero 10.000 miliardi di vecchie care lirette (!), l’Egitto, a giorni alterni, ci fa arrivare direttamente a casa, barconi pieni di immigrati (vedi “Africa for Italy“), che dobbiamo soccorrere in mare, ospitarli nelle nostre strutture di accoglienza, garantirgli, possibilmente, un lavoro, una casa, l’assistenza, la scuola, la pensione, il ricongiungimento familiare, etc, etc; tutto, ovviamente, a spese nostre. Con grande soddisfazione della signora Boldrini “Alto commissario ONU per i rifugiati”. Ma quanto sono alti questi alti commissari ONU? Boh!

Siamo col sedere per terra, però aiutiamo mezzo mondo, accogliamo chiunque arrivi in Italia, e gli italiani disperati devono mangiare alla mensa Caritas. Ma noi, è risaputo, siamo buoni. Oh, quanto siamo buoni! Così buoni che, invece che pensare ai cavoli nostri europei (i famosi cavolini di Bruxelles), pensiamo alla tutela dei datteri egiziani.

Ma dobbiamo ricordarci che, come ripetono spesso i nostri illuminati politici e intellettuali terzomondisti, gli immigrati sono una risorsa preziosa (vedi “Migranti: una risorsa“). E se lo dicono loro deve essere vero. Quindi dobbiamo essere felicissimi di regalare miliardi ed aiuti vari ad Egitto, Libia, Tunisia e paesi limitrofi, se in cambio ci mandano migliaia di immigrati che svolgeranno una funzione utilissima per il superamento della crisi, vendendo cianfrusaglie in spiaggia, agli incroci e nei parcheggi. E’ un ottimo affare. No?

Sono sempre più convinto che l’umanità, specie dalle nostre parti, stia perdendo progressivamente il ben dell’intelletto. Ecco una ulteriore prova; una tela di Rothko, battuta all’asta per circa 60 milioni di euro. Una tela rossa e blu che potete ammirare qui: “La tela di Rothko“. Una tela rossa e blu per la misera somma di 120 miliardi di vecchie lire. Che volete che sia, è regalata. Beh, anche questo è un ottimo affare. No?

Los pepinos indignados

Sbatti il mostro…pardon, il cetriolo killer in prima pagina. Così hanno fatto pochi giorni fa, accusando il povero cetriolo spagnolo, el pepino, di essere portatore di un batterio letale che ha causato già una quindicina di morti in Germania. Panico generale, blocco delle importazioni, crollo delle vendite di ortaggi e frutta in Germania, mentre i coltivatori spagnoli accusano perdite di 200 milioni di euro e chiedono il risarcimento danni all’Unione europea. E adesso chi paga?

Poi si scopre che il povero “Pepino” ispanico non c’entra nulla, è innocente e quei batteri provengono da fonti ancora da accertare. Giustamente i cetrioli spagnoli, feriti nell’orgoglio,  sono molto risentiti ed annunciano, a difesa della propria reputazione, una grande manifestazione in piazza “Los pepinos indignados“. Ma intanto il danno è fatto, grazie ai media che sparano notizie senza preoccuparsi di accertare la verità e delle possibili conseguenze. Il cetriolo bandito, ripudiato e messo alla gogna mediatica come pericoloso killer. Tanto che in giro si cantava già una filastrocca:

Cetriolo di Castiglia

più nessuno se lo piglia.

Cetriolo di Toledo

non lo voglio e non lo chiedo.

Cetriolo spagnolesco

non lo voglio sul mio desco.

Cetriolo catalano

a qualcuno resta in mano.

Già, perché ora comincia il rimpallo delle responsabilità e si passano il cetriolo di mano in mano accusandosi a vicenda di aver creato un inutile allarme. Chi resterà con il cetriolo in mano? E, soprattutto, dove se lo metterà? Mah, mistero…

Auguri di stagione.

Come la frutta e la verdura. Non è una boutade, è la nuova formula augurale coniata fresca fresca dagli eurocretini del Parlamento europeo, in sostituzione dell’ormai vecchio, superato, antiquato ed anacronistico “Buon Natale“. Così, se in questi giorni incontrate amici e conoscenti, potete salutarli agurandogli “Buoni carciofi a tutti“, è di stagione. E se vi guardano stupiti e preoccupati per la vostra salute mentale, potete giustificarvi dicendo che vi state semplicemente adeguando all’eurocretinismo.

Sembra incredibile, ma è vero. In confronto fa quasi sorridere l’ultima cretinata italica in atto in una scuola di Livorno, dove sono stati vietati i canti natalizi: “Natale: scuola di Livorno vieta i canti religiosi“. Ovviamente, per non turbare la sensibilità dei non cristiani. Sapete, cantare Tu scendi dalle stelle può causare dei traumi gravissimi. Infatti, da un po’ di tempo si registrano sempre più spesso casi di insegnanti, presidi, educatori che soffrono di disturbi della personalità. Meglio non aggravare la situazione.

Ma torniamo all’eurocretinismo. La notizia non circola sui media, meglio tacere. La trovate qui: “Natale: l’Europa adora tutti gli dei tranne il nostro” e nel sito di Ercolina Milanesi, dal quale ho preso alcuni dati. Scopriamo che l’Unione europea ne ha inventata un’altra delle sue. Sono infaticabili. Dopo essersi dedicati ad importantissime norme come stabilire la circonferenza del pisello o la curvatura delle banane, hanno deciso di stampare un diario, in 3 milioni di copie, da inviare a tutte le scuole superiori d’Europa. Un regalino di Natale…pardon, di stagione. Certo, vista la gravissima crisi economica, potevano risparmiarsi qualche milionata di euro da investire più proficuamente, ma, sapete, bisogna anche pensare all’immagine.

Le prime copie, circa trecentomila, sono già state consegnate alle scuole inglesi. Ed hanno già suscitato polemiche. In quel diario, infatti, vengono ricordate tutte le date importanti di varie religioni, ebraica, musulmana, sikh, hindu, cinesi. Forse ci sono anche gli dei dell’Olimpo, Quezalcoatl, Marduk e Manitù. Tutti, eccetto quello cristiano. Così, sfogliando il diario, quando si arriva al 25 dicembre, invece che ricordare il Natale, c’è una pagina bianca in cui compare una frase che sembra presa dai baci Perugina: “Un vero amico è qualcuno che condivide le tue preoccupazioni e la tua gioia“. E il Natale? Sparito, scomparso, non esiste. Bisogna ricordare che, già da qualche anno, in Inghilterra il Natale è ufficialmente scomparso, sostituito da una generica “Festa d’inverno“. Ugualmente sono scomparse le vecchie immagini e cartoline tradizionali del Natale. Beh, loro sono all’avanguardia, ma anche noi ci stiamo adeguando molto velocemente, sempre per non turbare la sensibilità di immigrati vari. Le copie del diario sono state consegnate agli studenti con il classico bigliettino di auguri il cui messaggio è, appunto, quello del titolo: “Auguri di stagione“.

Sì, ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria, molto seria, anzi drammatica. E continuo a non capire perché nessuno reagisce a tanta idiozia. E’ in atto una strategia precisa il cui scopo è quello di distruggere tutti i riferimenti che sono alla base della nostra civiltà. Vogliono cancellare i nostri usi, abitudini, tradizioni, religione, cultura, tutto ciò che ci portiamo nel sangue dalla nascita, la nostra storia, il nostro mondo occidentale. Vogliono distruggere l’Europa culturalmente, visto che con le armi sarebbe difficile. E si nascondono dietro il paravento dell’integrazione, dell’accoglienza, del multiculturalismo. E’ una vera e propria guerra all’occidente. Ed i nostri eurocretini si stanno impegnando al massimo per agevolargli il compito. Auguri…di stagione, ovviamente.

E l’articolo 21 della Costituzione?

L’art. 21 della Costituzione è forse quello più citato, specie dagli strenui difensori di ogni libertà possibile. Guai a limitare l’espressione del pensiero, è fascismo. Quante volte sentiamo dichiarazioni del genere, specie da quella cultura di sinistra che ne ha fatto quasi uno slogan e che tutti i giorni fa colazione con cappuccino, brioche e art. 21. C’è addirittura un sito che ha per titolo proprio l’art. 21. Bene, la libertà è sacrosanta. Solo che oggi arriva la notizia che la Commissione europea ha approvato un principio, nell’ambito di una legge quadro che dovrà essere recepita da tutti gli Stati membri. Lo riporta l’ANSA:

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