Delfini medium e droghe papali

Gli strani delfini di Torre delle stelle, in Sardegna.

Il quotidiano locale L’unione sarda, riferisce oggi di un delfino a “Trance“. Arpionato e poi abbandonato sulla spiaggia da uno dei tanti idioti che, grazie a Basaglia,  circolano a piede libero. Poi, evidentemente non soddisfatto dell’impresa, è tornato sul luogo del delitto (lui o qualcuno di passaggio che ha pensato di organizzare una grigliata con amici o rivenderlo ai ristoranti cinesi) e, secondo il giornale, lo ha fatto a “Trance“.  Ma la notizia, anche se riportata da un “autorevole” quotidiano, sembra poco attendibile.

Un delfino in “Trance“? In preda ad  allucinazioni, estasi, visioni mistiche? Oppure si tratta di un delfino medium che  tiene sedute spiritiche e, in stato di “trance”, parla con i delfini morti? Non è credibile. E’ più probabile che il delfino l’abbiano fatto a “Tranci“. Vero? Sì, forse l’unico in “Trance” è il cronista che ha scritto il pezzo.

P.S.

Vedo stamattina (17/4 ore 11)  che quel titolo è stato corretto in “fatto a tranci“. Forse perché ieri, sotto quell’articolo, ho lasciato un commento in cui segnalavo l’errore. Però il commento non è stato pubblicato; censura. Pazienza, l’importante è che il cronista abbia superato lo stato di “trance“. La cosa curiosa di questi quotidiani on line che consentono di lasciare un commento è che, se il commento non gli è gradito perché critica il contenuto del pezzo, l’attendibilità della notizia, o segnala qualche errore o imprecisione nel testo, molto spesso non lo pubblicano. Dipende dal censore di turno che può essere più o meno tollerante.  Alla faccia della libertà di espressione. Ma questa è un’altra storia.

Papa e droghe

Evo Morales, presidente della Bolivia,  è in visita ufficiale in Vaticano. E, come da usanze diplomatiche, non viene a mani vuote, porta un dono al Papa. Questo Morales deve avere degli strani gusti, visto che fa degli strani regali. In occasione della visita del Papa in Bolivia regalò al pontefice un crocifisso a forma di Falce e martello. Bergoglio fece buon viso a cattivo gioco ed accettò il dono. Ora Morales, visto che gli è andata bene col precedente regalo, cosa avrà portato in dono? Ha portato tre libri sulla coca: “Coca, una banca biologica”, “Coca dieta citogenica” e “Coca fattore antiobesità“. Insomma, un vero trattato sui benefici dell’uso della coca. E naturalmente ha consigliato al Papa di farne uso “contro il logorio della vita moderna“, come diceva un vecchio slogan della pubblicità di un amaro.

Niente di strano. Forse Morales  vuole solo fare un po’ di pubblicità al prodotto nazionale più conosciuto della Bolivia.  Del resto se Renzi va in Iran o Arabia saudita a promuovere le “eccellenze” nazionali sperando di sottoscrivere accordi commerciali, perché Morales non dovrebbe fare lo stesso promuovendo l’eccellenza più conosciuta ed apprezzata della Bolivia? Certo, regalare dei libri sulla coca e consigliare al Papa di farne uso è un po’ bizzarro e fa sorridere. Mancava solo che stendesse una striscia di polverina bianca su un tavolinetto ed invitasse Bergoglio a farsi una sniffata. Veramente, però, la cosa non ci sorprende più di tanto. Viste le quotidiane dichiarazioni strampalate di questo Papa, che non sempre riusciamo a spiegarci, viene davvero il dubbio che la causa delle sue discutibili idee (specie in tema di immigrazione) siano dovute al fatto che, oltre al Mate la bevanda nazionale argentina, faccia uso anche di altre sostanza o bevande.  Ma perché Morales gli ha regalato proprio dei libri sulla coca? Non sarà che è a conoscenza dei gusti papali? Mistero.

Metaformofosi e bimbi gialli

Ancora titoli curiosi presi dal web. Leggere le notizie sta diventando una pena, una sorta di penitenza alla quale ci sottoponiamo in nome della necessità di essere informati. Quindi ogni giorno, anche se non leggiamo gli articoli, dobbiamo almeno necessariamente leggere i titoli di notizie di gossip, cronaca nera, pubblicità occulta, idiozie spacciate per informazione e le ultimissime della politica nazionale ed estera, drammatiche e poco rassicuranti sul nostro futuro.

Per fortuna  capitano anche degli articoli e titoli che ci fanno sorridere. Così compensiamo in qualche modo l’effetto deprimente della cronaca quotidiana. Ecco un esempio di titolo “casual” riportato due giorni fa nella Home Tiscali: “Ricerca sulla metaformofosi dei neutrini”. Si tratta dell’assegnazione dei Nobel per la fisica. E quando si parla di scienza si deve stare attenti a ciò che si scrive, perché la scienza è una cosa seria, è per definizione “esatta”. Quindi, a prima vista, siamo portati a pensare che anche questo titolo sia esatto e che i due fisici siano stati insigniti del prestigioso riconoscimento per una ricerca sui neutrini e su una strana e sconosciuta loro proprietà: la “Metaformofosi“.  Incuriositi si legge, quindi, l’articolo, ma di questa metaformofosi non c’è traccia. Inutile anche tentare un rapida ricerca su Google, non la trovereste nemmeno lì.  Com’è facilmente intuibile, infatti, si tratta del solito strafalcione, il classico refuso o errore di battitura. Forse per la fretta o la disattenzione, al posto di una corretta metamorfosi  ci scappa una metaformofosi.

Niente di grave, succede. Ciò che, però, non è molto comprensibile e giustificabile, cosa che ripeto da anni,  è che quell’errore sia rimasto al suo posto, in prima pagina, tutta la giornata. Quel box con quel titolo è sparito solo il giorno dopo, quando al mattino sono state inserite nuove notizie in home. Allora ci si chiede come sia possibile che in tutta la giornata nessuno si prenda la briga di controllare cosa si pubblica in prima pagina, ed eventualmente correggere gli errori.  E’ la domanda che mi pongo spesso, ed ancora non trovo risposta; se non la certezza che l’informazione in rete sia fatta con molta leggerezza, approssimazione, e mancanza di rispetto per i lettori.

Ancora un titolo curioso, sempre su Tiscali di avantieri. Non è propriamente un errore, è solo un effetto umoristico dettato dalla necessità di comporre un titolo breve, conciso, ma esplicativo. Lo si nota perché capita proprio sotto il precedente titolo sulla “metaformofosi“. Allora non si può non notare l’effetto involontariamente umoristico di questo titolo che usa il termine “giallo” per indicare che sul fatto c’è qualcosa di poco chiaro. Il termine “giallo” una volta indicava i racconti di genere poliziesco, quelli lanciati alla fine degli anni ’20 del secolo scorso dalla casa editrice Mondadori (Gialli Mondadori) e che erano caratterizzati proprio dalla loro inconfondibile copertina gialla. Da questa particolarità editoriale nacque l’abitudine di estendere il termine “giallo” a tutto ciò che, in televisione, al cinema o in letteratura, riguardava storie di argomento poliziesco.

Ma, come succede spesso con l’evoluzione della lingua, il suo significato viene solitamente esteso a tutto ciò che è misterioso, poco chiaro, che lascia in sospeso domande senza risposta ed enigmi irrisolti. Ed ecco che il verificarsi di un fatto del quale non sono ben chiare le cause diventa “un giallo“. Già questo suscita ironia, perché, se dovessimo intendere il significato del termine ” giallo” per quello che era in origine, si dovrebbe interpretare la notizia in questo modo: “Precipita un bambino: è un racconto poliziesco“. Ma la prima domanda che viene alla mente è la seguente: è giallo il bambino, oppure è giallo l’ottavo piano? Se vogliamo, però, dedurre il significato del titolo dalla  “analisi logica” della frase (esercizio linguistico che credo scomparso dalla prassi didattica), dovremmo concludere che  dall’ottavo piano è precipitato un bimbo che, per qualche strano motivo, è “giallo“. Forse è caduto in un secchio di vernice gialla, o forse è stato dipinto di giallo seguendo la moda del body painting. E’ un mistero; o per stare in tema “è un giallo: il giallo del bambino giallo“.

Come se non bastasse, quel titolo si presta ad un altro possibile equivoco. Con il termine “giallo” si identificano anche le popolazioni dell’estremo Oriente: giapponesi e cinesi  (i “musi gialli“; ma guai a dirlo, vi accuserebbero di razzismo). Allora quel titolo potrebbe essere inteso anche in questo modo: “Precipita bimbo: è cinese“. Non basta, perché il colorito giallo può essere sintomo di un ittero, una disfunzione epatica. E allora la notizia si potrebbe leggere anche così: “Precipita bimbo: era affetto da itterizia“. Ma c’è anche un’altra ipotesi, la più logica e razionale, che può scaturire dalla lettura di quel titolo “Bimbo di 10 anni precipita dall’ottavo piano: è giallo”,  e concludere che si tratti semplicemente di un errore. In realtà, infatti, se un bimbo cade dall’ottavo piano, la cosa più probabile non è che sia giallo, ma che sia morto. No?

Sembrerebbe risolto il caso, o meglio “il giallo”. Così, per evitare  equivoci e fraintendimenti,  basta sostituire “giallo” con “morto“, ed otteniamo questo nuovo titolo: “Bimbo di 10 anni precipita dall’ottavo piano: è morto.”. Così sarebbe più chiaro? Ma nemmeno per sogno. Ora si porrebbe un nuovo dilemma: è morto il bambino, oppure è morto l’ottavo piano? Mistero; anzi, un giallo!

Guarda tu in che guaio semantico ci si può ficcare per un semplice titolo di stampa. Bisognerebbe essere più chiari quando si scrive. Si scherza, si scherza; ma mica tanto.

La jihad ci fa un baffo

Siamo in Italia, anche fare i terroristi diventa difficile, quasi impossibile.  Ieri parlavo seriamente del pericolo terrorismo (Jihad e aspiranti suicidi), oggi vediamo l’altra faccia della medaglia, tanto per cercare di sorridere, finché ci riesce.  Anni fa circolava in rete una divertente storiella sulle disavventure di due aspiranti terroristi musulmani in Italia.  La ripropongo  interamente.

Ecco perché in Italia non ci saranno attentati terroristici

Alcuni documenti del SISDE rivelati recentemente affermano che, dopo le  affermazioni di Berlusconi, secondo cui la civiltà occidentale è superiore a quella islamica, Bin Laden diede ordine di organizzare un attentato aereo in italia. Due terroristi, provenienti da un Paese del Medio Oriente, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire “il castigo di Allah per gli infedeli italiani”. Ecco la storia e l’itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro Paese.

Domenica ore 23:47 Arrivano all’aeroporto internazionale di Napoli, via aerea dalla Turchia; escono dall’aeroporto dopo otto ore perché gli hanno perso le valigie. La società di gestione dell’aeroporto non si assume la responsabilità della perdita ed un impiegato consiglia ai terroristi di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, con un po’ di fortuna! Prendono un taxi. Il taxista (abusivo) li guarda dallo specchietto retrovisore; e vedendo che sono stranieri, li passeggia per tutta la città durante un’ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, il tassista decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice. Dopo averli derubati dei soldi e coperti di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

Lunedì ore 04:30 Al risveglio, dopo la mazziata, ambedue i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona piazza Borsa. Decidono quindi di noleggiare un’auto presso la Hertz di piazza Municipio. Quindi si avviano con direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare a piazza Mazzini, rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche anti-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

Lunedì ore 12:30 Arrivano a piazza Garibaldi (finalmente!). Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente; i loro dollari vengono cambiati in biglietti da 100.000 falsi!

Lunedì ore 15:45 Arrivano all’aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell’Enel del centro direzionale. I piloti ALITALIA sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore. Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti “che controllori saremmo”, hanno dichiarato.). L’unico aereo disponibile in pista è uno della MARADONA AIR con destinazione Alghero ed ha 18 ore di ritardo. Gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d’attesa, intonano canti popolari, gridano slogan contro il governo ed i piloti! Arrivano i celerini e cominciano a dare manganellate a destra e a manca contro tutti, accanendosi in particolar modo sui due arabi.

Lunedì 19:05 Finalmente si calmano un poco gli animi. I due figli di Allah, coperti di sangue, si avvicinano al banco della MARADONA AIR per acquistare i biglietti per l’aereo con destinazione Alghero, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel. Il responsabile MARADONA AIR che gli vende i biglietti, tace il fatto che il volo, in realtà, è già stato cancellato.

Lunedì 22:07 A questo punto, i terroristi sono indecisi se fare l’attentato, oppure no. Non sanno più se distruggere Napoli sia un atto terroristico o un’opera di carità.

Lunedì 23:30 Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell’aeroporto; ordinano panino con la frittata ed impepata di cozze.

Martedì 04:35 In preda ad una salmonellosi fulminante causata dalla frittata, finiscono all’ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte nel corridoio del pronto soccorso. La cosa non sarebbe durata più di un paio di giorni, se non fosse subentrato un sospetto di colera dovuto alle cozze.

Domenica 17:20 Dopo dodici giorni escono dall’ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo. Il Napoli ha perso in casa con il neopromosso Palermo, per 3-0 con due rigori assegnati alla squadra siciliana dall’arbitro Concettino Riina da Corleone. Una banda di ultrà della “MASSERIA CARDONE”, vedendo i due arabi scuri di carnagione, li scambiano per tifosi del Palermo e gli rifilano un’altra caterva di legnate. Il Capo degli ultra è un tale “Peppo ‘o Ricchione” che abusa sessualmente di loro.

Domenica 19:45 Finalmente, gli ultrà se ne vanno. I due terroristi decidono di ubriacarsi (una volta nella vita, anche se è peccato). In una bettola della zona portuale gli rifilano del vino adulterato con metanolo e i due rientrano al San Gennaro per l’intossicazione. Gli viene anche riscontrata la sieropositivita’ all’HIV (Peppo non perdona).

Martedì 23:42 I due terroristi fuggono dall’Italia in zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il percorso, semiorbi per il metanolo ingerito e con una dozzina di infezioni a causa del virus HIV. Giurano per Allah che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato Paese; gli attentati preferiscono farli negli Stati Uniti.

Pane, sesso e violenza

Il richiamo sessuale, in tutte le sue forme,  nella nostra società è talmente pervasivo che ce lo ritroviamo dappertutto; su stampa, internet, televisione, cinema, manifesti stradali, pubblicità, ad ogni ora del giorno, in tutte le salse, tutte le variazioni e per tutti i gusti. Sesso a colazione, a pranzo e a cena. Già da tempo è diventato l’ingrediente primo e più importante della comunicazione, dello spettacolo, dei media, della letteratura, del gossip, delle cento riviste da spiaggia o da salone parrucchiera, degli esperti di costume e società, degli psicologi  e degli opinionisti tuttologi che dilagano nei salotti televisivi.

pubblicità walkman

L’esempio più eclatante dell’uso mediatico del richiamo erotico come specchietto per le allodole e per altri “uccelli” stanziali, ce lo offre continuamente la pubblicità.  Non c’è prodotto che non usi, per attirare l’attenzione, un corpo di donna o un’atmosfera sensuale. Il corpo nudo  è come il grigio; va su tutto. Ma ormai l’uso del nudo è talmente diffuso che anche sui quotidiani lo si usa per illustrare articoli di vario genere. Questa a lato è l’esempio di come venga usato il corpo femminile. E’ l’immagine di un articolo apparso sul Giornale qualche tempo fa e dedicato all’uscita di un nuovo modello di Walkman. Beh, guardando bene con attenzione (ma non distraetevi), oltre alla bella ragazza in bikini, forse, si vede “anche” il Walkman!

Su questo eccesso di nudi, tette e culi in bella esposizione, si era espresso anni fa anche un illustre premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa, in un articolo apparso su El Pais e ripreso dalla Stampa. Ne parlavo già in un post di sette anni fa “Varie ed eventuali“, a proposito dell’eccesso di nudità sui media e sulle Mail a luci rosse. L’articolo di Vargas Llosa (che non può essere certo considerato un vecchio bacucco bacchettone e moralista) è chiarissimo ed è un preciso atto d’accusa nei confronti della strumentalizzazione del corpo femminile sui mezzi di comunicazione. Vale la pena di leggerlo: “Troppe T.e C. Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip.”.

tette e culi

Perfino umorismo e satira fanno del sesso l’argomento più sfruttato che si presta ad allusioni, battute, barzellette e storielle piccanti buone per tutte le circostanze. Non c’è comico che non abbia in repertorio un’ampia scorta di storielle a sfondo sessuale.  Anni fa in televisione, nel programma “La sai l’ultima?”, si esibivano comici dilettanti che raccontavano barzellette. Su dieci barzellette otto erano di argomento sessuale. Sembra quasi che non si possa nemmeno ridere se non si parla di sesso. Il tema sessuale è così diffuso e sfruttato che l’umorismo di certi “comici” diventa monotematico, sessomaniacale. Classico esempio è la Littizzetto il cui bagaglio umoristico nasce e si esaurisce sempre a livello di genitali. Gira e rigira, da qualunque argomento parta arriva sempre lì, a livello slip. E’ quello che a ragione si può ben definire, letteralmente, un umorismo del cazzo. Ma naturalmente non è la sola; anzi, è in buona compagnia.

Il mondo dello spettacolo è quello più all’avanguardia nella diffusione del messaggio sessuale. Ed essendo quello più seguito dai giovani è anche quello più incisivo e pericoloso. Basta pensare ai concerti pop dove ormai la musica passa in secondo piano. Il vero spettacolo di questi concerti seguitissimi dai giovani  non è l’esibizione musicale, ma le invenzioni di scena, le luci, il fumo, i costumi sempre più succinti e provocanti, le coreografie ed i movimenti con esplicite simulazioni di atti sessuali. Il successo di queste nuove glorie della musica pop non si misura più sulle qualità canore, ma sulla capacità di scandalizzare il pubblico. Negli anni ’60 i movimenti giovanili, i figli dei fiori, gli hippies, i seguaci dell’amore libero, delle comuni e di tante stronzate finite nella spazzatura, avevano un motto: “Sesso, droga e rock’n roll“. Erano illusi di cambiare il mondo con canzoni,  spinelli e qualche slogan che suonava bene nei cortei, ma non funzionava in privato. Peccato che molti siano morti troppo giovani e non abbiano avuto il tempo di capire quanto siano stati stronzi a gettare via la vita in cambio di un po’ di sesso, una siringa e quattro accordi distorti di una Fender.

Il messaggio sessuale lo si assimila fin dall’infanzia.  Le nuove generazioni stanno crescendo a pane e sesso (forse ai neonati, per abituarli gradualmente, sciolgono un po’ di sesso liofilizzato negli omogeneizzati). Tanto che, forse, il Padre nostro verrà modificato così: “Dacci oggi il nostro pane e sesso quotidiano“. Questo messaggio viene diffuso quotidianamente attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa, sempre più potenti, che garantiscono una penetrazione capillare nella società. Non c’è scampo, ovunque ti rigiri, dalla stampa a internet, dalla televisione ai manifesti stradali,  c’è un’immagine o uno slogan di carattere erotico. La comunicazione, in tutte le sue forme, ha assunto un potere determinante capace di influenzare la cultura, lo stile di vita, l’abbigliamento, l’alimentazione, i gusti artistici, i rapporti sociali e, dulcis in fundo, anche le abitudini sessuali. E non stiamo parlando di pornografia su riviste specializzate, siti e chat erotiche o cinema a luci rosse. Parliamo della presenza del messaggio erotico sui media normali a portata di tutti, compresi bambini.

 Il messaggio più diffuso, esplicito o nascosto, che permea la società moderna è  una specie di continua, assillante, campagna pubblicitaria per l’esaltazione e la promozione dell’attività sessuale. Come se un unico slogan venga diffuso continuamente su radio e TV, giornali e internet: scopate, scopate, scopate. Forse hanno paura che la gente se ne dimentichi; meglio ricordarglielo. Ma ragazzi e adolescenti, già in preda alla tempesta ormonale, non hanno certo bisogno di ulteriori stimoli per  scoprire il sesso o di qualcuno che glielo ricordi. Così, incoraggiati da tanta pubblicità e da onnipresenti messaggi erotici, oggi cominciano presto a fare le prime esperienze. Già a 13/14 anni, riferiscono le cronache, cominciano a scambiare su internet messaggini e foto  a carattere erotico. Passare dalla teoria alla pratica e dal virtuale al reale è solo questione di (poco) tempo.

I mezzi di comunicazione hanno una funzione essenziale nel condizionare la società. Possono creare idoli e modelli da imitare, stili di vita, abitudini, comportamento  e modificare i valori  morali. Tre sono gli argomenti che da sempre costituiscono i pilastri della comunicazione, le famose “Tre S“: sesso, sangue, soldi. Ma c’è un altro aspetto, non meno importante, dell’uso spregiudicato dei mass media. Oltre a diffondere il verbo della più completa libertà sessuale, perseguono un altro scopo: incentivare i consumi con l’offerta di sempre nuovi prodotti.

La moderna società dei consumi ha un fine preciso, che è la ragione stessa della sua sopravvivenza; creare continuamente nuovi bisogni da appagare con l’offerta di  nuovi prodotti che, grazie alla pubblicità martellante, diventano subito oggetto del desiderio e accessori irrinunciabili. Ma per acquistarli occorrono i soldi.  E poiché, da sempre, la mercificazione del sesso è una fonte di reddito, l’abbinamento fra soldi e sesso (come mezzo per procurarseli) porta diritti dritti alla prostituzione. Quella da viale di periferia, quella dei centri massaggi, quella delle inserzioni su giornali o in rete, quella che si consuma  a casa propria, quella delle escort, quella praticata come normale attività lavorativa o quella saltuaria o occasionale, giusto per togliersi un capriccio, per il gusto della trasgressione o per farsi un regalo costoso. Insomma, i motivi per prostituirsi  non mancano.

Purtroppo, in una società improntata al più sfrenato edonismo ed alla massima soddisfazione dei desideri a qualunque costo, anche le adolescenti scoprono presto che fare sesso non è solo un’esperienza piacevole da fare con il fidanzatino di turno. Può essere anche un’attività redditizia per integrare la “paghetta“. E così si comincia quasi per gioco a prostituirsi (come il recente caso delle “baby squillo” dei Parioli). E siccome il giochino rende bene, si prosegue facendone un’attività regolare.  Il sesso, ormai liberato da tutti i tabù del passato, è diventato un atto del tutto normale, come mangiare un panino, bere una birra o fumare uno spinello. Così “normale” che sono sempre più frequenti i casi, riportati dalla cronaca, di coppie che fanno sesso in pubblico, in strada, in macchina, nei parchi, alla luce del sole.

Ma, così banalizzato e senza più limiti, remore  e riserve di carattere morale, perde qualunque significato e si finisce per fare sesso anche per un regalino o per una ricarica telefonica.  Un altro caso che di recente ha fatto scalpore è stato scoprire che in alcune scuole private di Milano (ma poi si è scoperto che succede anche a Roma ed in altre città) le ragazze, “di buona famiglia“, concedono abitualmente prestazioni sessuali varie ai compagni di scuola (ma è pensabile che forniscano il servizio anche fuori dalla scuola), secondo un preciso tariffario. Basta un sms; si sceglie la prestazione da un “menu“, si concorda il compenso, che può essere in soldi o in regalini,  e ci si ritrova nel bagno della scuola per la “consumazione“.  E’ come ordinare una pizza. Le chiamano “ragazze doccia“, perché lo fanno tutti i giorni, come la doccia.

Ma questa “prostituzione” non è in uso solo nelle scuole. Sta diventando una cosa del tutto normale. Lo si fa ovunque sia possibile. Nelle discoteche, per esempio, pare sia del tutto normale ritrovarsi nei bagni per fare sesso. Alcune lo fanno dietro compenso,  ma altre lo fanno anche solo per il gusto di farlo. Sembra che fra le adolescenti che frequentano le discoteche sia molto in voga un gioco, una gara, che consiste nel fare sesso orale nei bagni con più ragazzi possibile.  A fine serata vince quella che ha fatto più pompini… pardon, rapporti orali. In questo pezzo del Fatto Quotidiano si spiega molto bene cosa è il sesso per le adolescenti e come viene praticato (specie a scuola e nelle discoteche): “Sesso a 14 anni; se non ti fai sverginare sei una sfigata.”. Dovrebbero leggerlo molte di quelle mamme che sono ferme a Biancaneve, Cenerentola, Piccole donne e pensano che le loro ingenue “bambine” a 13 o 14 anni vivano nel mondo delle favole. Ma il sesso, anche senza sconfinare nella prostituzione vera e propria,  è molto diffuso come merce di scambio. Può garantire successo, miglioramenti retributivi, avanzamenti di carriera, regali costosi, gioielli, successo nel mondo dello spettacolo. Insomma, il sesso è un’arma potentissima e le donne sanno benissimo come usarlo.

Ma quali sono i riscontri sociali di tanta foga erotica e tanta esposizione mediatica dei richiami sessuali?  Possiamo vederlo ogni giorno nella cronaca; violenza, stupri, prostituzione minorile, adescamenti in rete, pedofilia, tradimento come terapia di coppia in crisi, esaltazione della trasgressione e dei rapporti gay, lesbo, trans, bisex con tutte le possibili variazioni. Il vecchio “Famolo strano” di Verdone è ormai sorpassato, banale, sostituito dal sesso creativo dove  la fantasia non ha più limiti. Il risultato eccolo qui, sintetizzato in questi titoli di apertura del quotidiano L’Unione sarda di due giorni fa…

Esattamente così come riportato in questo screenshot. La prima notizia in apertura è quella del prof che fa sesso con le alunne in cambio di buoni voti. Subito sotto un ex sacrestano condannato per molestie ad u n ragazzino. E per finire in bellezza l’arresto di due persone che abusano di due sorelline che abitualmente assistevano ai rapporti sessuali della madre con gli amici “clienti”. Rassicurante, vero? E non si tratta di fatti isolati. No, purtroppo sono diventati la norma. Non passa giorno che in cronaca non ci siano fatti del genere. E se non bastassero i quotidiani, c’è la televisione che ogni giorno, a tutte le ore,  mostra scene di violenza, possibilmente col morto ed il sangue in primo piano. E quando non bastano film, telefilm, fiction, tutti di genere poliziesco, horror, guerra, disordini, catastrofismi assortiti, si fanno dei programmi speciali dove, tanto per cambiare, si parla di cronaca nera, di delitti e morti ammazzati. La televisione è una specie di università della violenza e del sesso.  E nessuno sembra preoccuparsi dell’influenza negativa che questi programmi possono avere sui bambini, sulla mente di soggetti deboli e persone particolarmente sensibili. Alcuni anni fa ad Olbia dei ragazzini fra gli 11 ed i 13 anni abusarono ripetutamente, anche in gruppo, di una bambina di 9 anni.  Ai carabinieri che li interrogavano, dissero che lo avevano fatto perché “lo avevano visto in televisione“. E’ abbastanza chiaro o bisogna fare il disegnino?

Se al sesso in tutte le salse aggiungiamo il continuo aumento del consumo di droghe di ogni genere e  la quotidiana dose di violenza che ci propinano le reti televisive ad ogni ora del giorno, otteniamo una miscela devastante per la salute mentale di giovani e meno giovani. I media hanno bisogno di  mostri da sbattere in prima pagina per vendere più copie o per accrescere l’audience in TV. E quindi questi mostri li creano, attraverso la somministrazione quotidiana di scene di violenza. I media (in primis la televisione) sono diventati, più o meno inconsciamente,  una fabbrica di mostri; è un mondo che si autoalimenta. Stanno generando una società di nevrotici, stressati, ansiosi, pazzi furiosi e aspiranti pazzi, alimentando l’aggressività, la confusione mentale, un mondo di maniaci sessuali e di potenziali stupratori e assassini. La gente sta impazzendo, ma siccome la pazzia è generale, non se ne rende conto. E siccome sesso e violenza creano dipendenza, come alcol, fumo e droga, ormai non se ne può fare a meno. Abbiamo bisogno della nostra dose quotidiana di “pane, sesso, droga  e violenza“.

Siamo sicuri che questo sia un mondo normale? Siamo sicuri che tutta questa continua ed esasperata esposizione di richiami sessuali attraverso stampa, internet, cinema, televisione, pubblicità, letteratura, non sia in qualche modo responsabile dello scatenarsi di una forma di vera e propria maniacalità sessuale? Siamo sicuri che la violenza in tutte le salse che ogni giorno ci viene propinata attraverso giornali, cinema e Tv non sia responsabile dell’esplosione di atti violenti in soggetti particolarmente sensibile e dall’equilibrio psichico precario? Siamo sicuri che i media non influenzino l’opinione pubblica e diventino in qualche modo responsabili morali di stupri, violenze, femminicidi? Io ho qualche dubbio. Anzi, ad essere sincero, sono proprio convinto, come ripeto da anni, che i media abbiano una grande responsabilità nel generare aggressività  che sfocia, prima o poi, in violenza e tragedia.

E’ un argomento che tratto spesso perché sono convinto della responsabilità dei media.  Fra i tanti post, vedi “Morti di giornata“, in cui, a fondo pagina, ci sono i link ad altri articoli simili. E ancora un post del 2003 “Notizie inutili“,  “Follie di giornata” del 2004,  “Il Papa ha ragione” del 2009 e ancora due video con l’intervista a K.R. Popper sulla televisione cattiva maestra “Popper: TV e violenza“. Ma la gente sembra non rendersi conto della pericolosità dei messaggi che passano sui media. O forse non vogliono capirlo perché su sesso e violenza ci campano. In nome della libertà e del diritto di cronaca sui media passa tutto e di più, senza controlli, senza riserve e senza scrupoli. Ma prima o poi, se non si pone rimedio, ne pagheremo le conseguenze. Anzi, le stiamo già pagando ed anche molto salate.

A quanto pare, stiamo correndo incontro alla distruzione, incuranti del pericolo. Giorno per giorno stiamo minando le fondamenta della società, la stiamo smantellando, ne intacchiamo i pilastri portanti, creiamo i presupposto per il totale dissolvimento. Così come dalla carne in putrefazione nascono i vermi, da una società decadente, corrotta, amorale e depravata nascono i germi di una malattia letale che porterà al completo degrado ed all’autodistruzione.  Al nostro confronto Sodoma e Gomorra sono simboli di sobrietà e morigeratezza di costumi. Ma forse questa fine è già scritta nel destino dell’umanità. Dopo il diluvio universale Dio promise a Noè che non avrebbe più distrutto l’umanità. Ha mantenuto la promessa. Ma non c’è bisogno di un intervento divino e di un altro diluvio; l’uomo si sta distruggendo da solo. E non manca molto alla fine. Per i credenti la fine dei tempi ha un nome: Armageddon.   I non credenti possono chiamarla semplicemente follia umana.

Crozza, il maiale della RAI

Immancabilmente tutti i siparietti di Crozza finiscono in prima pagina.  Già dopo mezz’ora dalla sua apparizione a Ballarò, il video del suo intervento campeggia nella Home del Corriere. Stesso trattamento dopo le esibizioni del Crozza nazionale nel suo show su LA7. Ormai Crozza è diventato un autorevolissimo commentatore politico (visto che tutto il suo teatrino sempre lì va a parare, sulla politica e sui politici, specie su Berlusconi e gli esponenti di destra. Fateci caso, dei personaggi presi di mira 8 su 10 sono di destra. Sarà un caso?). Ecco perché i suoi interventi sono sempre in prima pagina accanto agli editoriali di Panebianco, Della Loggia, Ostellino. La satira è diventata una modalità di lettura della politica. Anzi, la più amata dal pubblico e, quindi, visto il consenso popolare, bisognerebbe dire che è la più autorevole, la vera interpretazione della politica.

La cosa strana è che gli stessi politici presi di mira, non rendendosi conto di essere presi per i fondelli, si divertono. Questo fatto, apparentemente incomprensibile, crea inquietanti interrogativi sulla statura politica ed intellettuale di certi personaggi della politica. Se un autorevole politico (spesso anche ministri in carica o presidenti di Camera e Senato) consente che un qualunque guitto da avanspettacolo lo sbeffeggi apertamente, pubblicamente ed in diretta televisiva, senza reagire, anzi divertendosi, svilisce il suo ruolo e quello delle istituzioni che rappresenta. Il che dovrebbe farci riflettere sull’infimo livello raggiunto, purtroppo, dalla nostra classe politica. Sono ormai a livello da Bar dello sport o da avanspettacolo da cinemino di periferia degli anni ’50. Ecco perché la “copertina di Crozza” a Ballarò dovrebbe essere oggetto di studio della psicologia e, forse, della psichiatria; potrebbe darci utili spiegazioni sullo stato di salute mentale dei politici.  Crozza satireggia, sbeffeggia, ridicolizza i politici, specie quelli in studio e loro lo trovano divertente. Crozza li umilia e loro si divertono! La scena consueta si è ripetuta anche ieri con in studio Gasparri. Crozza lo prende per il culo e Gasparri ride!

In uno degli ultimi siparietti a Ballarò, forse due settimane fa, il comico Crozza se l’è presa con Brunetta che, ospite a Che tempo che fa, rinfacciava a Fazio il suo contratto da 5 milioni di euro. A causa di queste polemiche sugli stipendi altissimi della RAI, è saltata anche la trattativa per portare Crozza alla RAI per un importo uguale, 5 milioni di euro, a quello di Fazio. La cosa, ovviamente, non è andata giù al nostro comico che, usando una metafora suina, ha detto che il macellaio che acquista un maiale non lo tiene per bellezza, lo paga perché poi lo lavora, lo vende e ci guadagna. Per dire che se la RAI lo avesse anche pagato 5 milioni, poi ne avrebbe incassato molti di più in pubblicità. E’ il classico principio del profitto delle TV commerciali, quelle che tanto schifo fanno ai nostri moralisti sinistri, finché non ci lavorano ed intascano milioni. “Potevo essere il maiale della RAI“, ha affermato il nostro incrocio fra un comico ed un suino.

Stesso discorso che ha fatto Fazio, rispondendo a Brunetta, ricordando che l’azienda paga i costi del programma interamente con gli introiti pubblicitari. Era anche lo stesso discorso che faceva Santoro, quando gli rimproveravano l’eccessiva faziosità del suo “Anno zero”. Invece che rispondere alle accuse di faziosità la buttava sul fatto economico dicendo che il suo programma era pagato dalla pubblicità. Ma questi sono discorsi da TV commerciale, non da RAI servizio pubblico, come amano definirsi. Oppure, si è servizio pubblico o commerciali secondo i casi e la convenienza? Temo di sì, la doppia morale della sinistra vale anche in questo caso, specie se ci sono di mezzo contratti milionari.

Strano che quando si tratta di incassare ingaggi milionari questi militanti della sinistra, che si presentano sempre come difensori dei deboli e fustigatori del capitalismo, della borghesia, dei ricchi brutti, sporchi e cattivi e dei facili guadagni, dimenticano di colpo tanti bei principi e difendono a spada tratta i propri lauti compensi. Ma tant’è, basta saperlo.

Ma su una cosa Crozza ha ragione, sarebbe stato davvero “il maiale della RAI“. E’ un ruolo che nessuno può insidiare, lui ha quel che si dice “le phisique du role“, il fisico adatto, la faccia giusta. Non ha nemmeno bisogno di trucco, la sua è una faccia da maiale naturale. Un vero, autentico suino. Il miglior porco  televisivo. Così,  persa l’occasione RAI, è rimasto a LA7. Tranquillo Crozza, non ha perso granché, ha solo cambiato porcilaia, ma sempre maiale resta!

Vauro e gli imam pedofili

Guarda guarda, si scopre che anche gli imam islamici hanno il vizietto e applicano il celebre motto “Lasciate che i pargoli vengano a me…”. ma non sel senso strettamente evangelico. Numerosi imam sono stati scoperti e denunciati per abusi sessuali, in moschee e scuole coraniche, nei confronti di minori. Ecco i dettagli: “Anche gli islamici lo fanno“. A quanto pare il problema, di cui solitamente non si parla (mai criticare l’islam, sono molto suscettibili), è talmente diffuso e preoccupante che il re del Marocco ha deciso, come misura per salvaguardare i minori dalle attenzioni degli imam, di modificare le regole sulla scuola e di chiudere alcune moschee a rischio. Questi sono quelli che predicano la guerra santa contro gli infedeli ed accusano l’Occidente di essere corrotto. Loro, invece…

Già, perché finora solo la Chiesa è stata, ed è tuttora, sotto accusa per casi di pedofilia. Fuori dalla Chiesa sono tutti innocenti puttini con le ali, caste verginelle e beati con l’aureola. Così i media ci sguazzano, i comici ne fanno oggetto di battute feroci, i moralisti col timer si scandalizzano e la Chiesa viene dipinta come un’associazione di sodomiti. E tutto si può dire, senza censura, perché la satira deve essere libera, come dicono quelli che sulla satira ci campano. Libera sì, ma con qualche riserva. Si può dire tutto e di più, purché sia… contro la Chiesa e contro Berlusconi. Mai fare satira contro la sinistra, perché non la capiscono. Né contro i magistrati, perché ti querelano (Satira e magistrati). E meno che mai contro l’islam, perché hanno uno strano senso dell’umorismo e si scaldano facilmente.

Infatti, tanto per tenersi in esercizio, la settimana scorsa, il vignettista Vauro ad Annozero, tra le varie vignette ha inserito anche l’ennesima battutaccia sulla Chiesa e la pedofilia, col pretesto di ironizzare sul caso Berlusconi/minorenni. Proprio quella vignetta che ha indignato la Santanchè che ha abbandonato lo studio. Nella vignetta veniva raffigurato il Papa che, alludendo a Berlusconi,  diceva “Se gli piacciono i minorenni può sempre farsi prete“. Sempre molto fine Vauro! Bene, ora ci si aspetterebbe che Vauro ci delizi, con la sua solita arguzia, con un’altra vignetta in cui dica “Se vi piacciono i minorenni potete sempre fare gli imam in una scuola coranica“. Sarebbe simpatica, no?

Temo, però, che aspetteremo invano. Perché è vero che la satira deve essere libera, ma tenendo presente che solo se è contro la Chiesa, contro Berlusconi e contro la destra in genere, è gradita, ha successo e non si corrono rischi. Anzi, assicura a chi la fa onori, gloria, fama e ricchi compensi. Guai ad andare oltre e fuori tema. Lo dicevo anni fa in questo post: “Si può ridere dei musulmani?“.  La risposta è no, oggi come allora. Abbiamo la satira a senso unico, perché anche i comici tengono famiglia e soffrono di quella patologia italica molto diffusa: l’ipocrisia.

Scienza da ridere.

La scienza è una cosa seria, ma non sempre. Specie negli ultimi tempi si spacciano per  “ricerca scientifica” delle strampalate conclusioni che dovrebbero figurare degnamente in una speciale rubrica “La scoperta dell’acqua calda ed il calzascarpe dei pinguini imperatore“. Ovvero, o sono ricerche inutili, oppure i risultati sono talmente scontati ed evidenti che, senza alcuna ricerca specifica, lo sanno anche i pisquani della val Brembana. Ne ho parlato, di recente, in “Ricercatori ricercati”  e “La gaia scienza“. La conferma di quanto dicevo è data dalla incredibile quantità di ricerche di ogni tipo e dalla frequenza quasi quotidiana con cui i media ci informano dei risultati ottenuti. L’ultimissima grande scoperta, riportata oggi dall’ANSA, arriva dall’università scozzese di Glamorgan:”Il senso dell’umorismo muore a 52 anni“. Ecco un esempio, è proprio il caso di dirlo, di una ricerca che fa ridere. 

Già il titolo suscita ilarità. Intanto per la “morte prematura” del senso dell’umorismo (chissà se hanno avvertito i parenti!). E poi per il fatto che se avete 51 anni e sei mesi, vi restano solo sei mesi per farvi raccontare le ultime barzellette e farvi quattro risate. Perché al compimento dei 52 anni, inesorabilmente, il vostro senso dell’umorismo…Puff, scompare in una nuvoletta. Lo dice la scienza. Mah, o questi scozzesi bevono troppo whisky, oppure hanno uno strano concetto del senso dell’umorismo.

La grande scoperta di questi ricercatori, oltre a fissare la data di scadenza dell’umorismo (come i surgelati), è stata che, udite udite, i bambini ridono più degli adulti. Ma guarda tu, chi l’avrebbe mai immaginato, nessuno ci aveva fatto caso. Meno male che ci sono gli scienziati scozzesi a rivelarcelo. Ora, è piuttosto evidente che risata e senso dell’umorismo hanno delle attinenze, ma sono cose diverse. La risata implica il possesso di un sia pur minimo senso dell’umorismo. Ma non necessariamente chi ha il senso dell’umorismo passa la giornata a sbellicarsi dalle risate. Lo sanno anche i pisquani della Val Brembana, bastava chiederglielo. Una minore disponibilità alla risata non significa che sia venuto meno il senso dell’umorismo. Bastava uscire dall’aula universitaria e guardarsi intorno per capirlo.

Questa “morte prematura” dell’umorismo a 52 anni è talmente campata per aria  che basta pensare ai grandi maestri dell’umorismo e della comicità. Pensiamo a Totò, Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, o a quella maschera muta e mai sorridente di Buster Keaton, il comico dalla faccia triste. O pensiamo a quella grande coppia di ottantenni, Vianello e Mondaini, scomparsi recentemente, che fino alla fine ci hanno deliziato con le loro scenette familiari. O pensiamo a quel genio indiscusso dell’umorismo che è Woody Allen, vivo e vegeto e che, sia pure ormai attempato, non mi risulta che abbia perso il senso dell’umorismo. L’elenco potrebbe continuare a lungo con altri personaggi, magari non di prima grandezza, ma che hanno continuato anche in tarda età ad esercitare, per nostra fortuna e piacere, il loro senso dell’umorismo. Allora che senso ha questa grande scoperta scozzese? Giudicate voi.

In verità, a leggere queste notizie quotidiane, che passano per ricerca scientifica e informazione, ci sarebbe davvero poco da ridere. Anzi, c’è da piangere. A proposito, avete notato che i bambini piangono molto più frequentemente degli adulti? Sì? Bravi, ma non ditelo agli scienziati scozzesi, lasciamogli il piacere di scoprirlo da soli. Così, forse, fra qualche tempo e dopo lunghe e faticose ricerche, ci comunicheranno che hanno fatto una clamorosa scoperta: i bambini piangono più degli adulti. Sì, è proprio vero, questa scienza è tutta da ridere…

Iene e umoristi.

Oggi sul Corriere.it  c’è la solita vignetta quotidiana di Giannelli. Questo vignettista si distingue per due particolarità. La prima è che è ossessionato da Berlusconi. Su 10 vignette 8 sono dedicate al premier. Deve essere il suo chiodo fisso. Ma del resto non è il solo in Italia, è in buona compagnia. La seconda peculiarità è che le sue vignette sono di solito così insulse ed insignificanti che non fanno ridere nemmeno una iena ridens. E sì che di iene, nell’ambito della stampa, ne circolano parecchie. Oggi, dunque, ha fatto un’eccezione. Niente Berlusconi, ha dedicato la sua “opera” e la sua grande ironia (in senso ironico) a Francesco Cossiga, morto ieri e ancora esposto nella camera ardente. Non ha aspettato nemmeno che spegnessero i ceri. Ma si sa, quando si è in preda all’impeto creativo è difficile trattenersi. Eccola…

giannelli

Questa poteva anche risparmiarsela. Ma evidentemente il nostro vignettista non riesce a trattenere la sua  grande ironia (sempre in senso ironico), nemmeno davanti alla morte ed al dolore dei familiari, parenti, amici e colleghi. Solo che dovrebbe anche spiegarci il senso della vignetta, perché non è molto chiaro il significato e l’ironia. Ci sono vignettisti che non sono propriamente “Ridens”, ma iene lo sono di sicuro. E magari sono convinti di essere fini umoristi. Basta crederci. 

Naturalmente la morte del Presidente Cossiga è la notizia d’apertura di tutti i quotidiani. Anche al Corriere è in grande rilievo con una serie di articoli interni. Fra i vari richiami c’è anche una breve raccolta delle sue frasi più famose. E tanto per citarne una, ecco quale scelgono: “Se Berlusconi è il nuovo De Gasperi, io sono il nuovo Carlo Magno”. Beh, ne hanno scelto una caso, ma…guarda caso, quella che cita Berlusconi. Non sarà che al Corriere il vignettista Giannelli non è il solo ad essere ossessionato da Berlusconi? Temo che sia in buona compagnia.

Ecco, tanto per fare un esempio, sempre sul Corriere, un box che appare a fondo pagina e che, ma guarda che combinazione, è ancora dedicato a Berlusconi. Forse non avevano di meglio da pubblicare, ma qualche sciocchezza sul Cavaliere bisogna pur metterla ogni giorno. E’ una semplice foto in cui appare il premier che saluta con il classico gesto della mano, come fanno tutti; uomini, donne, giovani, anziani, perfino i bambini e, debitamente addestrati, anche i cani.  Già, però se lo fa Berlusconi quel gesto diventa un “Saluto papale“.

berlusconi saluta

Lo so che bisogna evitare di dare consigli non richiesti. Però, ragazzi, tanto per sicurezza, al posto vostro, una visitina da un bravo specialista in psicopatologie la farei. Magari si può guarire con qualche seduta. Provare non costa nulla…

Umorismo macabro…

Oggi L’Unità pubblica una vignetta di Staino che prende spunto dall’incidente aereo in cui è morto il Presidente polacco e gran parte del suo staff. Il significato della vignetta è talmente chiaro che non c’è bisogno di commentarla, spiegarla o interpretarla. E’ chiarissima. La “direttora” del quotidiano, Concita De Gregorio, la trova molto divertente: “Un sorriso anche nella tragedia: si può. Anzi, si deve: trovare ovunque un sorriso, un respiro.”.

Non è difficile immaginare che la nostra “direttora ridens” abbia uno strano senso dell’umorismo. Ma non ci meraviglia, si sa che a sinistra anche l’umorismo è…sinistro. O macabro, dipende.

staino unità

 

Inutile commentare, siamo a livelli patologici, come giustamente osserva, in un articolo sul Giornale, Salvatore Tramontano.

Qui ormai ci vuole uno psicanalista, ma uno di quelli bravi. L’antiberlusconismo non è più un’identità politica o l’ultima ideologia dell’intellighentia post comunista. Non è una strategia spesso perdente. È un’ossessione. È come la megamamma di Woody Allen. È il sesso per Freud o per la Chiesa. È come chi sogna ogni notte di volare e poi precipitare. È un incubo mai digerito. Per queste cose non ci sono vie d’uscita: o vai dall’esorcista o finisci su un lettino a raccontare la tua infanzia. È una psicopatologia radical chic.”

Già, patologia pura, come scrivevo il 21 settembre scorso in un post “Berlusconite acuta“. Concludevo così: “Ecco, questo è un caso lampante di berlusconite acuta. Ma non bisogna preoccuparsi eccessivamente. Oggi la medicina sta facendo passi da gigante e le scoperte si susseguono all’ordine del giorno. Quindi tutti gli affetti ed afflitti da quella strana fobia chiamata berlusconite possono essere fiduciosi; prima o poi, speriamo presto, scopriranno una cura efficace, un antidoto o, perché no, un miracoloso vaccino.”

Sì, non ci resta che sperare nel vaccino. O in un miracolo…

Monte Urpinu: salvato un lombrico

Lombrico salvato nel parco di Monte Urpinu (Cagliari)
Il piccolo lombrico, forse allontanatosi troppo dalla zona umida del laghetto, è stato scoperto da alcuni visitatori mentre vagava nel parco giochi. Avvertiti telefonicamente sono subito accorsi specialisti del WWF, della Lipu, lega ambiente, protezione animali, un rappresentante di Goletta verde, temporaneamente in vacanza, ed una intera equipe di veterinari i quali hanno subito prestato le cure del caso, provvedendo ad effettuare i primi accertamenti sanitari per verificare lo stato generale di salute del lombrico.
Rifocillato e assistito da uno staff di psicologi, il piccolo vermiciattolo è stato riaccompagnato, tra una folla festante, sulla riva del laghetto, sperando che possa ritrovare la mamma, o almeno un fratello, uno zio, un lontano cugino… Insomma, ci sarà pure un cavolo di parente nelle vicinanze!

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