Sardegna e turismo

Siamo in piena stagione turistica. I media si affannano a decantare le bellezze della Sardegna, le sue spiagge, l’interno, le tradizioni, i prodotti locali, la gastronomia, etc…
I sardi vanno molto fieri del fatto che la loro terra sia apprezzata.
Ed i mezzi di informazione fanno a gara a raccontarci quotidianamente il flusso di turisti che, pur con qualche inevitabile disagio, sbarcano in Sardegna.
E gli stessi media ci presentano il boom turistico come un toccasana per l’economia sarda.
E così anche quest’anno milioni di turisti affolleranno le spiagge dell’isola, facendo registrare il tutto esaurito in hotels, residences, campeggi etc, in gran parte di proprietà di imprenditori milanesi, romani, belgi, francesi, arabi etc. I sardi si accontentano di qualche chioschetto abusivo lungo le spiagge, dove spacciano come prodotti locali angurie e meloni che arrivano dalla Spagna.
E se va bene, con un po’ di fortuna, qualche centinaia di sardi riusciranno a lavorare come camerieri, lavapiatti, addetti alle pulizie nelle varie strutture alberghiere.

I beni di consumo per sfamare tanta gente vengono acquistati, in gran parte, non dai produttori locali, ma dalle varie ditte nazionali o estere che garantiscono prezzi più convenienti ( la globalizzazione servirà pure a qualcosa)
In compenso consumeranno gran parte delle esigue risorse e scorte idriche per lavarsi ed eliminare quella fastidiosa salsedine sulla pelle.

Poi, finalmente, la stagione turistica finirà.
Ed ancora gli stessi media ci diranno con grande enfasi ed evidente soddisfazione (specie degli operatori turistici) che anche quest’anno sono sbarcati nell’isola milioni di turisti, e tutti saranno felici e contenti!
Già…ma cosa resta di tutto questo turismo in mano ai sardi ?
Cosa resta nelle loro mani? Ve lo dico. Restano i calli e un vasto assortimento di colibatteri nazionali ed esteri!

E’ un vecchio post del 2003, ma a istanza di anni è ancora valido. L’unica cosa che è cambiata è la crescente concentrazione di colibatteri.

In compenso vedi Jazz e casu marzu

 

Safari e lavapiedi

“Non sempre perde il toro…”, è la battuta finale di una vecchia barzelletta. Eccola…

Un turista, recatosi in Spagna per vedere l’Expo di Siviglia, va in un ristorante tipico e, non conoscendo bene la lingua, ordina la solita fettina di carne. Accanto a lui c’è un signore che ha sul piatto due enormi polpettoni al sugo  e li sta mangiando con evidente piacere. Incuriosito chiama il cameriere: “Mi scusi, che piatto è quello che sta mangiando il signore qui a fianco?”.
Ah senor, es la nuestra especialidad, es un plato muy tipico llamado Pelotas a la Matador.
Il giorno dopo il turista torna nel ristorante e, desideroso di assaggiare la specialità, chiede il famoso piatto. Dopo un po’ il cameriere gli porta due polpettine misere e minuscole. Sorpreso, chiede spiegazioni al cameriere che spiega: “Senor no siempre perde el toro!”.

Già, qualche volta le palle sono quelle del torero. Mi è venuta in mente vedendo questa notizia: “Padre e figlio italiani uccisi nello Zimbabwe, scambiati per bracconieri“.

Le vittime sono Claudio e Massimiliano Chiarelli, padre e figlio, uccisi all’interno di una riserva di caccia. Li vediamo in questa foto presa dal loro profilo Facebook, nel quale mostravano con orgoglio queste enormi zanne di elefante. Già, perché vivono nello Zimbabwe dove, come riporta l’articolo,  il padre Claudio faceva  la guida ed accompagnava i turisti nei safari, mentre il figlio era un cacciatore professionista. Ora, la caccia all’elefante, specie protetta ed a rischio estinzione, è vietata. Il commercio dell’avorio è vietato pure. Allora, dove hanno preso quelle zanne?Saranno frutto di una battuta di caccia del “professionista“, oppure le avranno trovate per puro caso facendo due passi nella savana tanto per favorire la digestione? Non ho molta simpatia, l’ho già detto spesso in passato, per gli amanti dell’avventura, della ricerca del rischio, del pericolo, delle situazioni estreme; quelli che fanno di tutto per mettersi nei guai e poi devono intervenire i soccorsi per salvarli. Quando poi questo amore per l’avventura si realizza facendo il cacciatore professionista nella savana, allora non riesco a provare nessun senso di pietà per le vittime di incidenti sul lavoro.

Questa storia ricorda molto quella di Walter James Palmer, dentista americano che un anno fa fece scalpore e suscitò l’indignazione mondiale, perché pubblicò in rete la sua foto accanto ad un leone appena ucciso nel corso di una battuta di caccia, anche questa  nello Zimbabwe. Ma quello non era un leone normale (premesso che non esistono leoni “normali” che si possono ammazzare), era Cecil, il leone più popolare ed amato dello Zimbabwe, un bellissimo esemplare di 13 anni, con tanto di collare e monitorato dall’università di Oxford, quasi un simbolo della regione e del parco nazionale. Così scrive La Stampa: “Palmer è andato nello Zimbabwe alla fine di giugno, per dare la caccia a un leone. Si è rivolto a Theo Bronkhorst della compagnia Bushman Safaris, e a Honest Trymore Ndlovu, proprietario di un terreno vicino all’Hwange National Park. I due gli hanno detto che per 50.000 dollari si poteva fare. Quindi il primo luglio scorso hanno legato la carcassa di un animale alla loro auto, e l’hanno trascinata nel parco, per attirare un felino verso la postazione dove lo aspettava Palmer. Quando il leone è uscito dai confini della riserva, entrando in un terreno privato, il dentista ha scoccato la sua freccia. Il felino è rimasto ferito ed è scappato, ma dopo un inseguimento durato 40 ore si è fermato sfinito. A quel punto Palmer gli ha sparato, lo ha scuoiato, e gli ha tagliato la testa per farne un trofeo. “. Bravo, davvero un bel trofeo. Ieri scrivevo della “foto simbolo” dei profughi fermi al confine fra Grecia e Macedonia. Anche questa foto a lato può essere una foto simbolo. Sì, della stupidità umana.

E i nostri italiani d’Africa? “Accompagnavano i turisti nei safari“, dicono. Più o meno quello che facevano i due complici del dentista Palmer. Già, quelli che organizzano safari per ricchi annoiati i quali per distrarsi vanno a rompere i cogl…pardon, le zanne ed altro  a elefanti, leoni, giraffe; quelli che stanchi di star bene, tranquilli e sereni a casa loro, vanno in giro per il mondo, attraversano deserti, giungle e foreste, scalano montagne inesplorate, cercano emozioni forti, l’avventura, l’adrenalina. E per 50.000 dollari tendono la trappola al primo leone che passa, compreso Cecil. Se restassero a casa farebbero meno danni, a se stessi, agli animali, alla natura, e non darebbero ulteriore conferma dell’idiozia umana. Intanto La Farnesina si sta già occupando del caso. Stiamo ancora indagando sulla morte di Giulio Regeni, ammazzato in Egitto, ed ecco un nuovo caso. Sembra che Regeni scrivesse per il Manifesto e facesse il ricercatore. Oggi nessuno fa più mestieri normali come il ragioniere, il meccanico, il barbiere, il calzolaio; sono tutti dottori e ricercatori, oppure artisti. Se proprio non hanno nessuna competenza specifica possono sempre darsi alla politica. Sembra che Regeni stesse “ricercando” in Egitto il funzionamento del sistema sindacale egiziano. Beh, se qualcuno studia i sindacati egiziani (come se non ne avessimo abbastanza in Italia), deve esserci un motivo serio; magari è fondamentale per fornire utili consigli alla Camusso su come organizzare gli scioperi, i cortei, come disegnare gli striscioni, impugnare i megafoni, creare slogan efficaci e soffiare trombette e fischietti a tempo di marcia.  Anche questa è una ricerca utile all’umanità. Tuttavia, visto come va a finire spesso, l’impressione è che l’unica cosa che certi ricercatori ricercano è la maniera di cacciarsi nei guai.

Non abbiamo ancora risolto il caso Regeni, ed ecco il caso Chiarelli. Anche qui scatteranno inchieste, sospetti, depistaggi, congiure e trame segrete, come nel caso del ricercatore ucciso in Egitto? Assisteremo al solito tormentone di comunicati della Farnesina, dichiarazioni del ministro Gentiloni, ipotesi strampalate sulle cause della tragedia e interpretazioni fantasiose dei soliti complottisti? E adesso anche questi li riportiamo a casa con volo di Stato, con passerella delle autorità all’arrivo, funerali di Stato,  cordoglio nazionale? Sì, ormai sembra che questa sia la prassi. Almeno si fa finta che lo Stato si occupi dei cittadini. La cosa curiosa è che, invece che occuparsi dei cittadini vivi in Italia, si occupano degli italiani morti in Africa. Fatta salva la pietà per i morti, non posso fare a meno di pensare che, così come a Siviglia non sempre perde il toro, così nello Zimbabwe non sempre crepa l’elefante. E guardando quella foto penso che quelli che fanno i safari, le guide,  gli accompagnatori, i cacciatori di professione o dilettanti, e tutti quelli che amano scorrazzare per la savana alla ricerca di emozioni forti, e sparano a leoni ed elefanti, giusto per la foto ricordo da postare su facebook, le zanne dovrebbero ficcarsele in quel posto (indovinate dove).

Il Papa e le pulizie di Pasqua.

Papa Bergoglio ha uno spirito creativo, non perde occasione per inventare qualcosa che faccia notizia. Ogni giorno una ne fa e cento ne pensa. Così è sempre in prima pagina. Roba da far invidia a Belen Rodríguez. Ed ecco l’ultimissima della giornata: “Il Papa lava i piedi agli immigrati“.

Ora, già spendiamo 300.000 euro al giorno di spese fisse per il servizio taxi della Marina  che va a prenderli direttamente alla partenza dalla Libia, poi li accogliamo in deliziosi alberghetti 3 stelle o in agriturismo, gli assicuriamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, lavaggio e stiratura, assistenza sanitaria, sindacale e legale, TV satellitare, wi-fi, sigarette, ricariche telefoniche, paghetta settimanale, corsi di lingua e di formazione professionale. C’è davvero bisogno che gli laviamo anche i piedi , la testa, le orecchie e magari anche le palle?  Bergoglio, non è che sta un po’ esagerando?

 

Non è il caso di ripetere cose già dette. Quindi, giusto una breve considerazione. Questo Papa si sta rendendo ridicolo. Quando si esagera con l’ostentazione di una  esasperata, eccessiva, ipocrita forma di pauperismo, falsa umiltà e di amore per i poveri, e si confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, si diventa ridicoli e si rende ridicolo anche il cristianesimo e tutta la Chiesa.  L’ho già detto in passato e lo ripeto: non si rende conto di quello che fa, di quello che dice, del suo atteggiamento, delle sue dichiarazioni, delle conseguenze e della strumentalizzazione mediatica del suo operato. Un Papa non può permettersi di avere queste gravissime carenze caratteriali e culturali. Sta distruggendo la Chiesa, la sua storia e sta stravolgendo anche il Vangelo e pure il messaggio di Francesco al quale crede di ispirarsi. E’ la perfetta guida spirituale del cattocomunismo, ma un pessimo capo della Chiesa. Non so, come dicono quelli pratici di profezie, che in San Pietro sia entrato il fumo di Satana. Ma certo se proprio non c’è fumo, c’è almeno una leggera puzza di bruciato. Speriamo che si tratti solo di una stufetta difettosa.

Varia umanità

Crisi idrica.

In Sardegna, a causa delle scarse piogge autunnali, la crisi idrica si aggrava; già da tempo, specie nel nord dell’isola, si ricorre al razionamento ed alla chiusura notturna della distribuzione. Si verifica così una curiosa e bizzarra situazione:  i sardi sono “con l’acqua alla gola” per mancanza d’acqua. Stranezze acquatiche.

Eppure, incredibile, ma vero, “l’acqua finisce in mare“. Possibile? Certo che è possibile, quando siamo amministrati da incoscienti, incompetenti, incapaci. Succede perché, nonostante i 40 bacini presenti nell’isola arrivino ad essere quasi pieni e potrebbero garantire l’approvvigionamento per l’intera isola senza problemi, gran parte delle riserve accumulate vengono scaricate in mare. La ragione è che molti degli invasi non sono mai stati collaudati, quindi, per ragioni di sicurezza, non possono essere riempiti fino al loro livello massimo di capienza. Così, quando si raggiunge il livello di guardia, l’eccesso viene scaricato in mare. Geniali, vero?

E così siamo già alla crisi idrica; a gennaio, in pieno inverno.  Avete idea di cosa succederà in piena estate, quando, oltre ai sardi, saranno presenti milioni di turisti che affolleranno spiagge ed alberghi, ai quali bisogna assicurare l’approvvigionamento idrico per lavarsi e togliersi dalla pelle quella fastidiosa salsedine marina? Come si spiega una simile idiozia?  Semplice, con l’idiozia. Non c’è altra spiegazione. Le cause, come riportava ieri il quotidiano regionale L’Unione sarda (ma non scopriamo niente, è noto da decenni), sono da ricercare nel conflitto di competenze fra le varie amministrazioni, enti locali Enti ed aziende interessate, e grazie alle lungaggini burocratiche che bloccano i collaudi e tengono l’isola in una situazione di crisi perenne ormai da sempre.

Ora, davanti alla gravissima crisi idrica che si annuncia (ed in futuro può solo peggiorare) bisognerebbe chiedersi chi è il responsabile di tutti questi intoppi burocratici che, mentre i campi sono asciutti, le coltivazioni sono in pericolo, uomini e animali soffrono per la mancanza d’acqua, stanno ancora discutendo di chi sia la competenza e chi debba intervenire, come e quando. Di chi è la colpa? La colpa è di chi ha inventato questa burocrazia soffocante che blocca tutte le attività.   Ed il responsabile non può che essere un idiota; un deleterio, devastante, mortale, perfetto idiota. Si annunciano tempi duri per i sardi e l’abbondanza di acqua sarà un ricordo amaro. A proposito, sapete come si chiama l’amministratore unico di Abbanoa, l’azienda che gestisce l’acqua in Sardegna? Si chiama Alessandro Ramazzotti; già, proprio come l’amaro.

Arrivano le preziose risorse (così le chiamano).

Visto che ci siamo, restiamo in Sardegna, terra notoriamente celebre per la sua proverbiale ospitalità. Durante tutta la bella stagione si sono succeduti gli sbarchi di immigrati africani (soprattutto algerini, tunisini, marocchini ed egiziani), oltre a quelli raccolti dalle navi al largo delle coste libiche ed accompagnati a Cagliari. Arrivano a piccoli gruppi, in genere una decina o poco più, su piccole imbarcazioni ed approdano nella costa sud occidentale dell’isola. Tempo fa, quando stabilirono le quote migranti da distribuire nelle varie regioni, dissero che la Sardegna avrebbe dovuto ospitarne circa 2.500. Bene, ne sono arrivati più di 5.000, ma noi accogliamo tutti perché “siamo ospitali“.

Ieri, dunque, nella località “Coequaddus” (Coda di cavallo) a Sant’Antioco, ne sono sbarcati 14 (ma oggi il numero è stato aggiornato a 19), tutti algerini; e sono stati subito accompagnati in un albergo, il 4 Mori di Cagliari, dove potranno trattenersi come ospiti, con vitto e alloggio a spese nostre.  Per i più curiosi, l’hotel Tre stelle (vedi qui foto interni Hotel 4 Mori) si trova al centro di Cagliari, a due passi dal porto e dalla stazione, ha una quarantina di camere con aria condizionata, TV, Wi-Fi, bagno privato e minibar. Ragazzi, questa è la proverbiale ospitalità sarda. Resta un dubbio su come abbiano fatto ad arrivare dall’Algeria su una barchetta di sei metri; roba che al massimo ci si può andare in 3 o 4 persone e non allontanarsi molto dalla costa. Non vi viene qualche sospetto? A me sì. Ma non approfondiamo, altrimenti ci accusano di xenofobia, e pure di razzismo.

Ci conviene non allontanarci troppo dal luogo dello sbarco di ieri. Da Sant’Antioco ci spostiamo di poco, a Sant’Anna Arresi, località “Is pillonis” (gli uccelli) dove oggi ne sono arrivati altri 10, sempre algerini, su un barchino  andato alla deriva e non rintracciato. Anche questi li ospiteremo all’hotel 4 Mori? Ma se vogliamo restare informati sugli sbarchi ci conviene restare in zona. Tanto domani o dopo, ci potete scommettere, ci sarà un altro sbarco. E siamo in pieno inverno; aspettiamo la bella stagione e vedremo che gli sbarchi si moltiplicheranno. Così, se vogliamo seguire tutti gli sbarchi minuto per minuto, come si faceva con il calcio di una volta, troviamo alloggio in un alberghetto 3 stelle sulla costa e aspettiamo fiduciosi il prossimo barchino con le “preziose risorse“. Tenete presente, però, che noi il soggiorno lo dobbiamo pagare, e pure il ristorante. Gratis è solo per gli algerini. Beh, siamo ospitali; no?

Vedi: “Scusi dov’è la guerra?”, I sardi sono ospitali“, “I sardi sono poveri“, “Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia“.

Cose da pazzi

C’è chi ama la vita tranquilla e chi ama l’avventura. Questione di predisposizione. E c’è chi non solo ama l’avventura, ma predilige le situazioni estreme, a rischio. Se non mettono in pericolo la loro vita non si sentono realizzati. Qualcuno dice che in queste esperienze al limite dell’umano cerca le emozioni forti, la scarica di adrenalina. Se per questo, basta darsi una martellata sulle dita; vedrai che scarica di adrenalina. Ecco perché c’è gente che pratica attività pericolose, sport estremi, imprese al limite delle capacità umane. Hanno bisogno di mettersi continuamente alla prova, di dimostrare qualità particolari, di sentirsi eroi, di sfidare il destino. Contenti loro! Ecco uno di questi eroi in cerca di gloria. E’  Henry Worsley, esploratore britannico, che ha deciso di attraversare da solo l’Antartide. Dopo 71 giorno e 900 chilometri percorsi, però, non ha dato più segnali di vita. I soccorritori lo hanno trovato, dicono le cronache, “morto di stenti“.

Su questa impresa si possono esprimere molti commenti, secondo le proprie tendenze, simpatie, visione della vita e più o meno spiccata predisposizione all’avventura ed al rischio. A parte le personali valutazioni, però, non provo mai né ammirazione, né particolare rispetto per questo tipo di imprese. E non solo perché non amo particolarmente le avventure pericolose, ma perché trovo inutile e stupido rischiare la vita per qualcosa che non porta alcun beneficio né a se stessi, né all’umanità. L’istinto naturale dell’uomo, ma anche degli animali, non è quello di cercare il pericolo, ma di evitarlo. Quindi qualsiasi giustificazione di attività pericolose è del tutto infondata. Se si ama il pericolo c’è qualcosa che non funziona perfettamente nel cervelletto. Punto.

E’ di pochi giorni fa la notizia (Turisti rapiti dai cannibali) di una coppia di turisti, anche questi in cerca di avventure, che si sono inoltrati nella foresta della Papua Nuova Guinea, sono stati catturati dagli indigeni (nella foto a lato alcuni esemplari della specie) ed hanno rischiato seriamente di essere cucinati in un pentolone, come nelle classiche vignette sui cannibali, ed essere mangiati. L’hanno scampata per miracolo. Sai che scarica di adrenalina! Ma per la ricerca dell’avventura si fa questo ed altro. Così avranno da raccontare per anni a figli, nipoti e pronipoti, la loro incredibile avventura nella foresta.

In quanto al nostro esploratore solitario, se fosse rimasto a casa sarebbe ancora vivo (come direbbe monsieur de Lapalisse). Se uno cerca di attraversare da solo l’Antartide, proprio normale non è. Anzi, direi che deve essere un po’ matto; ma non si può dire. Allora, invece che dire che è morto perché un po’ matto, e forse  anche un po’ stronzo, diciamo che è morto “per gli stenti“. Basta trovare le parole giuste ed anche le pazzie umane diventano imprese eroiche.

 

Crisi, vacanze e preziose risorse

Osservando gli avvenimenti e le notizie del giorno viene il forte sospetto che gli italiani stiano attraversando un periodo di smarrimento. Non è chiaro se si tratti di effetti dell’assunzione di droghe più o meno leggere, se ci sia nell’aria un qualche virus sconosciuto, oppure se la causa sia più profonda.

Ecco la buona notizia tanto per cominciare bene la giornata. Nove milioni di italiani hanno difficoltà economiche; un aumento del 57% rispetto al 2007, prima che scoppiasse la crisi mondiale. Niente di nuovo, ormai le  notizie dal fronte del lavoro, della precarietà e dell’economia sono un bollettino di guerra. L’immagine dell’Italia è quella di una nazione in cui la povertà cresce ogni giorno, aumentano i disoccupati, le aziende nazionali sono in vendita al migliore offerente e non si vedono spiragli di soluzione a breve termine.

Ma, nonostante questo disastro economico e sociale, ultimamente sembra esserci stato un cambiamento di rotta nel mondo dell’informazione e dei media in generale. In televisione sentiamo personaggi della politica che fino a ieri erano catastrofisti ed ogni giorno, come prefiche mediatiche,  cantavano lamenti atroci sul destino dell’italica stirpe. Improvvisamente, da quando è cambiato il direttore d’orchestra (Renzi) è cambiata anche la musica. Non più marce funebri e messe da requiem, ma allegre marcette, valzer, mazurche e feste campagnole. Anche la stampa si è adeguata al nuovo clima. Cambia il tono generale, si scelgono con cura le notizie da prima pagina e quelle a cui dare più spazio ed evidenza,  e si presentano con una punta di ottimismo, di benevolenza e di approvazione nei confronti dell’azione del governo e del nuovo inquilino di palazzo Chigi. Pensate che ci sia stata un’inversione di atteggiamento da parte dei media, molto più benevolo ed accondiscendente nei confronti del governo, da quando Renzi è andato a palazzo Chigi? Pensate che, per dare una mano a Renzi, si cerchi di dare segnali positivi e rassicuranti? Pensate questo? Pensate bene.

Ecco, per esempio, come oggi l’ANSA titola “Italiani in vacanza“. Sei milioni sono il 10% degli italiani. Ma il messaggio di questa notizia nella sezione “Primo piano” è l’idea che gli italiani vadano in vacanza. Non importa quanti, è secondario, ma deve prevalere l’immagine della vacanza. Siccome  quelli che restano a casa sono il restante 90%, in altri tempi e con altri governi, avrebbero titolato “Crisi: il 90% degli italiani resta a casa“.  Ma siccome al governo c’è il sindaco rampante, allora bisogna essere ottimisti e vedere il lato positivo. E così non contano i 54 milioni che restano a casa, ma i 6 milioni che vanno in vacanza. Sono le due facce della medaglia; dipende dal punto di vista e da come la si guarda.

Del resto si può essere davvero ottimisti, vista quest’altra notizia d’apertura, ancora dell’ANSA. Sembra che questi 80 euro siano la soluzione della crisi, abbiano un forte impatto sui consumi ed un effetto positivo su tutta l’economia. Sarà così? Proprio nell’articolo sull’Italia vacanziera (sopra citato), il presidente della Federalberghi, Bocca, dice che il tanto sbandierato bonus di 80 euro non fa ripartire i consumi: ” La speranza quindi che il bonus in busta paga di 80 euro, producesse un’immediata ripartenza dei consumi, non trova per il momento conferma nei fatti.“. Piccola differenza: la dichiarazione di Bocca viene inserita all’interno dell’articolo, l’idea, invece, che l’effetto degli 80 euro sia molto positivo e produca un giro di 3 miliardi di euro di spesa, incrementando i consumi, diventa titolo d’apertura in prima pagina.

Ed ecco un’altra notiziona, ancora dalla home dell’ANSA: il Pil cresce. Ma non subito, calma, cresce a partire da giugno. In effetti non è nemmeno sicuro che cresca, è una stima, una previsione fatta dall’ISTAT. Potrebbe anche non crescere e la previsione risultare sbagliata. Ma ammettiamo pure che cresca. Di quanto cresce? Dello 0.1%! Mentre le economie del mondo crescono dal 3% degli USA all’8% della Cina, noi “cresciamo” (?) dello 0,1%. E non è nemmeno sicuro: cresciamo…forse! Speriamo di crescere. Ma fra vacanzieri felici, boom dei consumi grazie agli 80 euro e Pil in crescita, queste sono le notizie d’apertura dei siti d’informazione, lasciando intendere che la crisi sia superata, che l’economia sia in ripresa e gli italiani siano tanto tranquilli e fiduciosi nel futuro che vanno in vacanza. Ecco un bell’esempio di come viene manipolata l’informazione, secondo l’effetto che si vuole ottenere. Basta presentare le notizie in modo funzionale alla causa. Bisogna tenerlo presente quando si leggono quotidiani, riviste, siti internet di informazione o si assiste a manifestazioni e battaglie a difesa della libertà di stampa.  Spesso la tanto sbandierata libertà di stampa è solo libertà di manipolare l’informazione ad uso e consumo dei potenti di turno, del gruppo editoriale o della parte politica di riferimento.

E non basta. Ci stanno raccontando da anni che gli immigrati sono una risorsa. Bene, se è vero allora dobbiamo essere più che soddisfatti perché la stagione si annuncia molto favorevole: “Alfano: 40.000 sbarchi in 5 mesi“. Bene, bene, significa che, con questo ritmo e se si rispettano le previsioni, in un anno ne arriveranno più di 100.000. Fantastico, un carico di risorse che darà un contributo sostanziale a migliorare l’economia nazionale. E’ vero che intanto ci costano 300.000 euro al giorno solo per mantenere i mezzi della marina impegnati nelle operazioni di soccorso. E’ vero che, una volta sbarcati, dobbiamo garantirgli vitto, alloggio, abbigliamento, paghetta per le piccole spese, ricariche telefoniche, sigarette, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria etc… però poi sono tutte preziose risorse che ci daranno una mano.

Ultimissima del bollettino dei naviganti: “Soccorsi 3.000 migranti“. Ma adesso, con la buona stagione, gli arrivi saranno giornalieri, a migliaia per volta. Andiamo a prenderli direttamente alla partenza, in acque libiche. Loro partono, poi chiamano il numero della Capitaneria di porto di Palermo (che hanno già alla partenza), e, prima che ce li freghino gli egiziani, i tunisini o Malta,  arrivano subito le nostre navi della Marina e della Guardia costiera a “salvarli” e portarli a Lampedusa.  Sì, perché, come si diceva, sono tutte preziose risorse.

Tutte risorse che, in un periodo di crisi profonda e drammatica,  si aggiungono ai 9 milioni di italiani in difficoltà, ai disoccupati, ai precari, ai giovani senza speranza di trovare occupazione. Mentre le  aziende chiudono, aumentano i licenziamenti, interi settori dell’economia e marchi storici del made in Italy sono in vendita ed acquistati da investitori stranieri (una per tutte, la nostra prestigiosa compagnia di bandiera, l’Alitalia),  mentre i pensionati non sanno come campare e per recuperare qualcosa di commestibile, vanno nei mercati all’ora di chiusura, a rovistare fra gli scarti di frutta e verdura, mentre assistiamo al completo sfacelo economico e sociale, ci dicono che dobbiamo accogliere tutti i disperati del terzo mondo e garantirgli tutti i diritti possibili; casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, ricongiungimento familiare, cittadinanza. (Immigrazione, siamo al collasso). E noi, che siamo buoni che più buoni non si può, a costo di farci aumentare le tasse per sopperire alle spese, accogliamo tutti amorevolmente.

E intanto cosa fa il governo? Il ministro Alfano, come ha riferito proprio avantieri, si limita a tenere il conto degli sbarchi; fa il ragioniere dei migranti e dei barconi. Il Parlamento, invece di cercare di fermare l’invasione, per assecondare l’ONU e la Boldrini, discute sulla necessità di migliorare l’accoglienza e non sapendo trovare dei rimedi, per nascondere la propria incapacità, scarica la responsabilità del flusso migratorio inarrestabile sull’Europa.  Ma è solo un modo per non affrontare il problema. In realtà il nostro Parlamento è indaffaratissimo a discutere altre priorità. E’  occupato a parlare di legge elettorale, di “femminicidio” (approvato il decreto legge), di lotta all’omofobia, di Genny ‘a carogna e magliette da stadio, di “divorzio breve” (approvato ieri alla Camera), di “quote rosa e parità di genere” (approvata di recente), di diminuzione della pena per gli spacciatori di droga (niente carcere per il piccolo spaccio), di abolizione del reato di immigrazione clandestina (Abolito il reato di clandestinità), così, visto che non è più reato, tutti i disperati del mondo si sentono autorizzati a venire da noi.   Poi, siccome non riusciamo a sostenere l’enorme costo e garantire l’accoglienza,  accusiamo l’Europa di non aiutarci.  Ed Alfano tiene il libro mastro dei barconi.

Siamo ridicoli. Insomma, com’è evidente, i nostri parlamentari sono impegnatissimi a discutere ed occuparsi di cose importantissime e fondamentali per gli italiani, specie per quei 9 milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, esodati e pensionati al minimo. E intanto il nostro Bel Paese viene invaso da africani, asiatici e disperati  che arrivano in massa, occupano case e palazzi abusivamente, si impadroniscono abusivamente dei parcheggi pubblici e vi chiedono il pizzo per parcheggiare, sempre abusivamente occupano piazze, strade, spiagge e centri storici per vendere cianfrusaglie inutili, vivono di espedienti, di lavoro nero o di attività criminali e sono sostenuti, aiutati e coccolati dalla sinistra e da tutti coloro che su questa invasione di massa ci campano. Già, perché bisogna ricordare che su questo flusso di migranti disperati, nascondendosi ipocritamente dietro la bandiera del buonismo e del rispetto dei diritti umani,  c’è chi ci campa. (Immigrazione e ipocrisia)

E guai a lamentarsi perché si solleva subito l’indignazione e la protesta dei buonisti di professione, interviene l’ONU, la Boldrini, la Kyenge, il Papa, l’UNAR (vedi “A caccia di razzisti“)si viene subito accusati di xenofobia e razzismo. Siamo invasi, dobbiamo pagare le spese, che  per un Paese in crisi stanno diventando insostenibili, e non possiamo nemmeno lamentarci. Paga e taci. Vista la situazione ci si chiede come sia possibile che l’Italia si stia riducendo in queste condizioni e non abbia la forza di reagire. La spiegazione è semplice. Ci sono solo due possibilità. O gli italiani si sono mezzo rincoglioniti, oppure si sono rincoglioniti del tutto. Forse è buona la seconda.

Little Italy e boldrinate di giornata

Siamo in pieno declino, si salvi chi può. L’Italia, ed il mondo, che abbiamo conosciuto sta scomparendo. Uno dei segnali viene anche dall’America. Ecco quanto riferiva ieri l’ANSA, riprendendo un articolo del New York Post: ” Un pezzo della storia di New York City sta per scomparire. L’aumento del costo degli affitti e cambiamenti demografici hanno portato Little Italy “sull’orlo dell’estinzione”: una volta era un quartiere di 50 isolati, ora ne conta 3.”. Ecco un bella immagine d’epoca, primi anni del ‘900, del quartiere che accoglieva migliaia di italiani in cerca di fortuna.

Little Italy New York city

A quanto pare, ormai, l’intera zona è stata acquistata dai cinesi. La situazione non è molto diversa da quella di casa nostra.  Grazie ad una scellerata ideologia terzomondista, ormai siamo invasi da disperati di mezzo mondo e da affaristi che stanno comprando aziende, negozi, palazzi e attività commerciali. Dopo la “Piccola Italia” americana  anche la grande Italia finirà in mano a cinesi ed africani. E gli italiani? Forse dovranno emigrare…in Africa. Auguri.

Turismo e immigrazione

Laura Boldrini non finisce di stupire per le sue esternazioni che si stenta a definire con termini che non diano spunto a denunce o querele. Il suo modo di ragionare è fuori dagli schemi consueti; una persona normale fa fatica a capirla. Va bene che proviene da SEL,  un partito nato dalla scissione da Rifondazione comunista ed  anche se cambiano nome per confondere le idee, sempre comunisti sono. Va bene che era portavoce dell’Alto commissariato ONU per gli immigrati e quindi ha un occhio di riguardo per tutti, meno che per gli italiani. Va bene che è ancora ferma a battaglie femministe anni ’70. Va bene che  si può fare satira su tutti e tutto, ma se prendono di mira Maria Elena Boschi del PD lei lancia accuse di sessismo. Ma quando la satira prende di mira le donne del centro destra lei è cieca, sorda e muta; non vede, non sente e non parla, come le tre scimmiette.  Va bene che contesta l’immagine della donna che cucina e magari prepara la tavola per marito e figli (è maschilismo).  Va bene che manda al macero quintali di carta intestata della Camera perché non le va bene la dicitura “Il Presidente della Camera” e la sostituisce con “La Presidente“; tanto paghiamo noi. Va bene che ha incaricato un apposito staff per gestire la sua immagine istituzionale. Potremmo continuare ancora con le sue stravaganze presidenziali, ma basta e avanza. Va bene tutto, ma questa donna esagera, va al di là dei limiti di sopportazione.

Ieri ha sparato l’ultima della giornata, come riportato dalla stampa (vedi Corriere.it). Dice: “Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte inaccettabile i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate.”. Incredibile, ma vero. La nostra “Presidentessa” vorrebbe meno hotel di lusso per vacanzieri e più centri di accoglienza per immigrati. Adesso vuole anche occuparsi di urbanizzazione, regolare il flusso turistico e attribuire, a suo insindacabile giudizio, le stelle a hotel e pensioni? Vuole trasformare gli storici e prestigiosi hotel 5 stelle in comode residenze (gratuite, ovviamente) per disperati del terzo mondo?  Mandiamo i turisti nei dormitori pubblici e gli immigrati appena sbarcati a Lampedusa in deliziose villette in Costa Smeralda, a Capri o a Portofino?

Ho l’impressione che si stia diffondendo nei pressi di Montecitorio uno strano e pericolosissimo virus che danneggia progressivamente le funzioni cerebrali. I centri di igiene mentale dovrebbero occuparsene (tanto il servizio è gratuito), per controllare e garantire l’integrità psicofisica dei nostri deputati ed anche  per nostra sicurezza.  Ah, Basaglia, cosa hai combinato!

Ma non le verrà mai il dubbio che forse, dico forse, stia esagerando? Qualcuno del suo staff legge i vari commenti che i lettori lasciano sui quotidiani on line negli articoli che la riguardano?  Penso proprio di no, lei vive nella sua torre d’avorio, lontana dalle miserie quotidiane, anche se ripete spesso di occuparsi degli ultimi. Per lei, però, gli ultimi non sono gli italiani disperati senza lavoro, precari o pensionati che sopravvivono con pensioni da fame, che perdono il lavoro ed anche la casa o  che sono sfrattati perché non possono più pagare i mutui o gli affitti. No, lei ha occhi solo per gli immigrati. Ma se le piacciono tanto perché non si trasferisce nel cuore dell’Africa nera? Beh, perché fare i comunisti in Italia è più comodo e rende di più, specie se si è presidenti della Camera. Anzi, presidentessa!

Mamme lesbo e gite low cost.

Fa piacere ogni tanto azzeccare delle previsioni. Non sono certo i numeri dell’enalotto, ma è pur sempre una soddisfazione, specie se sono addirittura tre in breve tempo. Le prime due riguardano il turismo macabro ad Avetrana. Beh, sì, questa era fin troppo facile. Dicevo nel post “E che scazzi” che, inevitabilmente, a breve, avremmo visto il plastico della casa Misseri sul tavolo di Bruno Vespa. Detto fatto, dopo due giorni, eccolo lì “Il plastico è servito“.

La seconda previsione era che ci sarebbero state anche le classiche gite in pullman, tipo quelle gite a poco prezzo che organizzano i venditori di pentolame. Ed ecco avverata anche questa previsione: “Stop ai turisti dell’orrore“.  Il sindaco di Avetrana ha emanato un’ordinanza per bloccare il traffico nelle strade adiacenti alla casa Misseri perché era previsto  l’arrivo  di diversi pullman dalla Basilicata e dalla Calabria. Immagino che siano gite low cost, tutto compreso: partenza all’alba, visita guidata alla casa del mostro, foto ricordo, possibilità di essere ripresi ed intervistati dalle varie troupe televisive (e magari rivedersi al TG della sera), pranzo al sacco in campagna nelle vicinanze del pozzo dell’orrore, rientro in serata. Tutto per qualche decina di euro. Che volete di più? Già, si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta. Il guaio è che tutte le gravidanze vanno a buon fine, Mai un aborto!

Ed ancora in tema di gravidanze, ecco la terza previsione. Nel post “Mi presta l’utero?”, ironizzavo sul fatto che ormai, con le tecniche moderne, tutti, ma proprio tutti possono avere dei bambini, grazie al fatto che è sempre più diffusa la possibilità di avere uteri in affitto. Immaginavo che fra poco avremmo avuto degli annunci sulla stampa con varie proposte di affitto uterino, ma anche offerte di spermatozoi, con annunci tipo questo: “Spermatozoi freschi di giornata vendo. Produzione artigianale propria con lavorazione a mano.”.

Una battuta, certo, ma mica tanto. Ecco, infatti, la conferma, oggi sul Corriere.it, che anche questa previsione era azzeccata: “Do il mio seme per coppie lesbiche“. Ed il bello è che pare che una coppia lesbo abbia accettato l’offerta.  Eh sì, ormai la realtà supera la fantasia. Altro che battute umoristiche, c’è poco da ridere…

Ma la notizia tragica è un’altra. La leggo adesso sul sito dell’ANSA: “Maria Sharapova non è più single“. La tennista si è fidanzata con un tale Vujacic che fa il “Cestista“.  E che mestiere è? Fabbrica cesti? Oh, cacchio, questa non ci voleva. Proprio adesso che cominciavo a farci un pensierino sulla Sharapova! Pazienza…

E che scazzi!

Credo che davanti alle tragedie umane, al dolore, alla morte, ci sia una sola risposta: il rispetto ed il silenzio. Ma oggi sembra che tutto sia diventato spettacolo. E così ai funerali si applaude, come fossero a Zelig. L’ultima tragedia, la morte di Sara Scazzi, è diventata una telenovela che riempie ogni giorno le prime pagine dei giornali, i TG, gli approfondimenti, i servizi speciali, gli scoop in diretta. Un esercizio mediatico in cui si cimentano giornalisti, inviati speciali, opinionisti, esperti, criminologi, psichiatri, avvocati di parte, testimoni, parenti, amici e conoscenti. E tutto finisce in prima pagina.

Non c’è scampo. I quotidiani fanno i titoloni di prima pagina con Scazzi, I TG  danno come notizia di apertura Scazzi. I programmi Tv pomeridiani parlano di Scazzi. Porta a porta fa puntate speciali su Scazzi. Matrix risponde parlando di Scazzi. Domenica su RAI1  Giletti comincia l’arena parlando di Scazzi. Su canale 5 la D’Urso parla di Scazzi. Scazzi su, scazzi giù, scazzi sopra e scazzi sotto. Ecchescazzi!

Diventerà una specie di Cogne bis. Vespa mostrerà orgogliosamente il plastico della casa e tutti gli ospiti giocheranno a fare gli investigatori, gli avvocati ed i giudici. Ad Avetrana, intanto è già scoppiata l’epidemia del turismo idiota delle comitive che vanno a vedere la casa degli orrori, fanno le foto, si soffermano davanti alla casa del mostro (o dei mostri, tutto da verificare) e poi torneranno a casa felici e contenti e racconteranno la loro splendida giornata trascorsa sul luogo del delitto. Forse anche quelli che organizzano gite a prezzi stracciati, per poi vendervi le pentoe, organizzeranno gite turistiche ad Avetrana; visita al garage, passeggiata per le vie del centro, pranzo al sacco e pentolino antiaderente in omaggio.

C’è tanto traffico che i carabinieri hanno dovuto, come abbiamo visto in TV, transennare la casa per evitare affollamenti di curiosi. Sembra di essere in piena fiera paesana. Turisti, curiosi e branchi (mi sembra il termine adatto) di inviati speciali di giornali e TV, tutti microfonati di serie, con relativa telecamera al seguito, che ficcano il microfono in bocca a chiunque passi per strada, compresi cani e gatti, per registrare una dichiarazione, un sospetto, una battuta, un’espressione di dolore, meglio se con lacrima in primo piano.

E tutti fanno la foto ricordo. Ora bisognerebbe che qualcuno fotografasse quelli che fotografano, così, per avere una visione di gruppo ed una catalogazione dei vari tipi umani dediti al turismo macabro. Possiamo chiederci cosa scatti nella mente di un uomo per portarlo ad ammazzare una ragazzina. Ma dovremmo chiederci anche cosa scatti nella mente umana per portare tanta gente sul luogo del delitto, in un delirio collettivo di curiosità morbosa. Dovremmo chiederci cosa passa per la mente dei giornalisti che frugano ovunque, senza alcun rispetto per il dolore di familiari e parenti, alla ricerca dello scoop più intrigante e morboso. Il tutto per vendere qualche copia in più, o per far crescere l’audience del programma TV. Dovremmo chiederci anche perché le persone coinvolte in qualche modo con la vicenda sembrano fare a gara per apparire in televisione, rilasciare dichiarazioni, mostrarsi più o meno addolorate.

Ecco, oltre a chiederci chi è l’assassino, dovremmo porci anche queste domande. E possibilmente fornire una risposta. Perché non c’è dubbio che questa società stia andando fuori dalle righe, anzi, fuori di testa. Non c’è dubbio che si stia perdendo il senso della misura, della decenza, del rispetto, del pudore, di quel minimo di buon senso che una volta regolava i rapporti umani. Bisognerebbe che Vespa facesse una puntata speciale, con tanto di plastico del cervello, per tentare di capire perché la gente sta impazzendo. E perché, in questa tragica corsa verso la follia, i giornalisti siano sempre in prima fila. Ma temo che questa puntata non la faranno mai. Meglio e più facile pensare agli scazzi altrui…

Sardegna, turismo e colibatteri.

Ci siamo, comincia la stagione turistica. Tutti si affannano a decantare le bellezze della Sardegna, le sue spiagge, l’interno, le tradizioni, i prodotti locali, la gastronomia, l’ospitalità. I sardi vanno molto fieri del fatto che la loro terra sia apprezzata.
I mezzi di informazione faranno a gara nel raccontarci quotidianamente il flusso di turisti che, pur con qualche inevitabile disagio, sbarcheranno in Sardegna.
E gli stessi media ci presentano il boom turistico come un toccasana per l’economia sarda.

Così anche quest’anno milioni di turisti affolleranno le spiagge dell’isola, facendo registrare il tutto esaurito in hotels, residences, campeggi, in gran parte di proprietà di imprenditori milanesi, romani, belgi, francesi, arabi.
Se va bene, con un po’ di fortuna, alcune centinaia di sardi riusciranno a lavorare nei ristoranti e nelle varie strutture alberghiere, come camerieri, lavapiatti, addetti alle pulizie.

I beni di consumo per sfamare tanta gente vengono acquistati, in gran parte, non dai produttori locali, ma dalle varie ditte nazionali o estere ( la globalizzazione servirà pure a qualcosa, no?) che hanno il monopolio della grande distribuzione. In compenso consumeranno gran parte delle esigue risorse e scorte idriche per lavarsi ed eliminare quella fastidiosa salsedine (mi sembra giusto).

Poi, finalmente, la stagione turistica finirà.
Ed ancora gli stessi media ci diranno con grande enfasi ed evidente soddisfazione che anche quest’anno sono sbarcati nell’isola milioni di turisti. E tutti saranno felici e contenti!

Già, ma cosa resta ai sardi di tutto questo turismo?
Cosa resta? Ve lo dico io.
Resta un vasto assortimento di colibatteri, nazionali ed esteri!

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Sardegna, turismo e…


Comincia la stagione turistica. E tutti si affannano a decantare le bellezze della Sardegna, le sue spiagge, l’interno, le tradizioni, i prodotti etc…
Ed i sardi vanno fieri del fatto che la loro terra sia apprezzata.
Ed i mezzi di informazione fanno a gara a raccontarci quotidianamente il flusso di turisti che, pur con qualche inevitabile disagio, sbarcano in Sardegna.
E gli stessi media ci presentano il boom turistico come un toccasana per l’economia sarda.

E così anche quest’anno milioni di turisti affolleranno le spiagge dell’isola, facendo registrare il tutto esaurito in hotels, residences, campeggi etc… tutti di proprietà di imprenditori milanesi, romani, belgi, francesi, arabi etc…
E se va bene, con un po’ di fortuna, qualche centinaia di sardi riusciranno a lavorare come camerieri, lavapiatti, addetti alle pulizie…nelle varie strutture alberghiere.

I beni di consumo per sfamare tanta gente vengono acquistati, in gran parte, non dai produttori locali, ma dalle varie ditte nazionali o estere ( la globalizzazione servirà pure a qualcosa…no?)…

In compenso consumeranno gran parte delle esigue risorse e scorte idriche per lavarsi ed eliminare quella fastidiosa salsedine (giusto…no?)…

E poi, finalmente, la stagione turistica finirà.
Ed ancora gli stessi media ci diranno con grande enfasi ed evidente soddisfazione che anche quest’anno sono sbarcati nell’isola milioni di turisti…e tutti saranno felici e contenti!

Già…ma cosa resta ai sardi di tutto questo turismo?
Cosa resta? Ve lo dico io…
Resta un vasto assortimento di colibatteri…nazionali ed esteri!