Doppia morale e numeri da Circo

La morale vista da sinistra: è bene ciò che mi fa comodo qui ed ora (domani chissà). E’ una particolare visione etica che viene da lontano. Già Togliatti, il Migliore, diceva: “La verità è ciò che conviene al partito“. Si può pensare di instaurare un dialogo, discutere e ragionare con chi parte dal principio che la verità è ciò che gli conviene? No, è tempo sprecato. Diceva Arthur Bloch, l’autore delle Leggi di Murphy: “Mai discutere con un idiota; la gente potrebbe non notare la differenza“. Con un idiota o, aggiungo io, con un comunista: non solo sprechi tempo, ma ci rimetti anche la salute  Ormai la doppia morale della sinistra è talmente scontata che non ci si dovrebbe più meravigliare. Invece, ogni volta che ne possiamo constatare un esempio pratico (cosa che succede spesso e volentieri) ci sorprendiamo della naturalezza con cui la sinistra finge di non saperlo: esempio, le unioni civili. Premetto che a me di queste unioni civili non può fregarmene di meno, fate un po’ come vi pare; unioni gay, lesbiche, miste e assortite, famiglie allargate,  due mamme, tre papà. otto nonni, dodici cognati, genitore 1 e genitore 2, omogenitoriali, plurigenitoriali, e plurigenitali, a piacere.

Ciò che mi sorprende è sempre l’atteggiamento degli schieramenti in campo e la quotidiana rappresentazione scenica, in perfetto stile da Gioco delle parti pirandelliano, di quel teatrino della politica che sta diventando ridicolo. Li osservo da lontano con curiosità per l’apparente serietà con cui si immedesimano nel ruolo. Sono così contrario a tutte le manifestazioni di piazza, ai cortei urlanti, ai riti collettivi, che la sola vista mi provoca attacchi di orticaria; come i programmi della De Filippi ed  i salotti televisivi per ochette starnazzanti e casalinghe disperate. Il giorno che mi ritrovassi a partecipare ad un corteo, urlando slogan con una bandiera in mano, (o a guardare C’è posta per te, Uomini e donne, Domenica In, Domenica live, Forum, Verdetto finale, La vita in diretta, Quarto grado, Chi l’ha visto, Storie maledette, Amori criminali, giochini con i pacchi e senza, etc…l’elenco è molto lungo) comincerei a preoccuparmi seriamente per la mia salute mentale (Vedi “Masquerade“).

La proposta di legge sulle unioni civili è un’altra prova della nostra predisposizione genetica a schierarci sempre in due fazioni opposte. Da una parte la sinistra unita preme per approvare la legge, dall’altra l’opposizione è contraria. Sull’argomento interviene anche la Chiesa a difesa della famiglia tradizionale e contro il ddl Cirinnà. E qui scatta il timer della morale sinistra, quella che si applica a tempo, a piacere, secondo la convenienza, ed in perfetta sintonia col motto del Migliore. Il fronte laico e di sinistra protesta accusando la Chiesa di illecita interferenza politica, ricordando che lo Stato è laico,  e denunciando le ingerenze del Vaticano. Bene, fin qui niente di strano.

La sinistra ha perfettamente ragione a dire che il Vaticano non deve interferire, suggerire, consigliare, supportare, promuovere, approvare o condannare iniziative, leggi e provvedimenti di competenza dello Stato. E’ il suo punto di vista. Fermo restando, però, che chi è contrario ha perfettamente ragione di esprimere un’opinione  opposta e contraria; compresi preti, vescovi e Papa. Ma, libertà di espressione a parte,  bisogna chiedersi, se la sinistra protesta per le ingerenze della Chiesa sulle unioni civili (così come protestò con forza a suo tempo sull’eutanasia e prima ancora sull’aborto e sul  divorzio), come mai non si sente nessuna protesta, neppure una pallida allusione a ingerenze vaticane, quando il Papa ed  i vescovi invitano L’Italia ad aprire le porte ai migranti ed accogliere tutti a braccia aperte (ed a spese nostre), anche nelle case private, perché sono nostri fratelli? O quando il Papa, riferendosi ai gay dice “Chi sono io per giudicarli?”, lasciando intendere, anzi fraintendere, una qualche forma di approvazione? Come mai i nostri laicisti sinistri, duri e puri, sempre attenti alle ingerenze vaticane, non solo non aprono bocca, non protestano, ma fanno di più e di meglio; approvano gli appelli del Papa e lo citano come fonte autorevole alla quale ispirarsi. Abbiamo un Papa autorevole a giorni alterni? Oppure abbiamo una sinistra che ha la morale ballerina che è valida a giorni alterni? Una cosa è certa; per la sinistra la morale è mobile, ma la faccia da culo ce l’hanno sempre, è fissa.

Ma una considerazione sulla manifestazione del Family day voglio farla. Non sul tema etico, ma sui resoconti dei media. Come sempre la cosa curiosa è che tutti danno i numeri. Non nel senso che sono impazziti, ma che sparano cifre a pera sulla partecipazione. Si leggevano titoli che  annunciavano “Un milione al Circo Massimo“. Altri più ottimisti rispondevano “Siamo due milioni“. Sembra un’asta in cui si aspetta chi offre di più. Ma c’è stato anche di peggio. Veltroni in occasione di una manifestazione del PD, sempre al Circo Massimo, urlava dal palco “Siamo due milioni e mezzo“. Ma ancora meglio fece la CGIL che, in occasione di una manifestazione nel 2009, annunciava trionfante la partecipazione di 2.700.000 persone; ma per la questura erano solo 200.000. Per avere un’idea dell’entità…anzi, no, diciamo chiaro e tondo, dell’enorme cazzata sparata dalla CGIL, basta pensare che quel numero corrispondeva all’intera popolazione di Roma. Non per essere pignoli, ma la questione della capienza del Circo Massimo è stata già accertata molti anni fa. Non capisco perché si continui a sparare numeri fuori da ogni logica. Ma questa è la serietà di politici, sindacalisti e pure “familydaysti“; mentono sapendo di mentire e pretendono di essere creduti. Lo riferivo già in un post del 2009 (CGIL flop, flop).  

Eppure lo sanno tutti quale sia la capienza di quell’area. Al Circo Massimo ci stanno circa 300.000 persone. Lo stabilì uno studio tecnico voluto da Veltroni quando era sindaco, proprio per accertare una volta per tutte l’effettiva capienza dello spazio. E tuttavia lo stesso Veltroni (quello che affermò “Non sono mai stato comunista” e che poi disse che avrebbe lasciato la politica per andare in Africa ad occuparsi di attività umanitarie; il che dimostra il grado di onestà ed affidabilità del personaggio), in occasione della solita adunata rossa, dimenticando quello studio (da lui stesso commissionato), disse che erano presenti in due milioni e mezzo. Non solo è inaffidabile e non mantiene ciò che promette, ma ha anche la memoria corta; carenze mnemoniche che sono qualità preziose in politica per dimenticare le sciocchezze che si fanno e si dicono.

Bisogna, però, riconoscere che questa volta i media hanno fatto notare l’esagerazione delle cifre, ricordando la giusta capienza dell’area. Lo ha fatto bene La Stampa (Il Family day e la bufala dei due milioni), calcolando esattamente la lunghezza (621 metri) e la larghezza (118 metri) dell’area, per un totale di circa 73 mila metri quadri, 3 o 4 persone a metro quadro, che fanno in totale circa 300.000 persone. Esattamente quanto calcolato da quel famoso studio voluto da Veltroni. Quando vogliono anche i giornalisti sanno fare due conticini facili facili da geometra; ma li fanno solo quando gli conviene. Per esempio quando va in piazza il Family Day sono bravissimi a fare i conti, quando invece va in piazza il PD o i sindacati, hanno delle improvvise lacune matematiche. 

Curioso che i maggiori quotidiani abbiano scoperto improvvisamente che 2 milioni è un numero esagerato. Peccato che queste precisazioni le facciano oggi, ma non le facessero in occasione dei raduni del PD o della CGIL, quando, invece, si parlava solo di grande successo e partecipazione. Ma bisogna ricordare che per i nostri media tutte le manifestazioni organizzate dalla sinistra sono sempre grandi successi di partecipazione, feste di popolo e  di democrazia; quelle organizzate dalla destra sono sempre flop,  vengono ridicolizzate, sminuite e condannate come populiste, demagogiche e pericolose per la democrazia. Basta saperlo e sai già come titoleranno i vari quotidiani. Nel post citato in precedenza (CGIL flop, flop) riportavo apposta alcuni titoli di Corriere, Repubblica, Unità, i quali non si ponevano nemmeno il problema di verificare l’esattezza dei numeri e, stranamente, nessuno parlava di “bufale”. Le bufale le scoprono solo quando in piazza vanno quelli del Family Day. Tutti titolavano mettendo in evidenza i due milioni di partecipanti ed il grande successo della manifestazione. Ecco sopra, a conferma di quanto dico, il titolo del Corriere.it. Ma non stiamo a sottilizzare, altrimenti bisognerebbe parlare anche dell’affidabilità della stampa ed il discorso si complica. 

Numeri a parte, ma non è ridicola questa democrazia della piazza, dove vince chi riesce a portare più gente in corteo, bandiere più colorate ed urla più forte e dove anche i principi morali sono validi in base al numero dei partecipanti? Ma allora a cosa serve il Parlamento? La verità, la giustizia, il bene comune, sono concetti matematici che si stabiliscono in base al numero di persone che ne  riconoscono il valore? Deve essere un nuovo metodo epistemologico. Se tutti gli imbecilli d’Italia, e sono tanti, si radunassero al Circo Massimo per chiedere a gran voce, e con relativi striscioni “Idiot is beautiful“, bandiere colorate e palloncini, il riconoscimento giuridico che “Idiota è bello“, avrebbero ragione solo perché sono milioni? E dire che per millenni, da Socrate in poi, l’umanità si interroga su cosa sia la verità. Ci sono due risposte possibili. La prima è quella già riportata del Migliore “La verità è ciò che conviene al partito”. La seconda è quella  della democrazia della piazza; la verità è ciò che la maggioranza ritiene come tale (una variazione di “E’ bello ciò che piace” e del celebre “Ogni scarrafone è bello a mamma soja“). La verità si stabilisce a maggioranza, è una questione numerica (povero Socrate). Ora resta solo da stabilire cosa sia la maggioranza. Ma questo ce lo dice chiaramente una vecchia battuta di Clericetti: “Il 50% + 1 di imbecilli è una maggioranza; di imbecilli.”. Chiaro?

Scialpi e il marito

Il cantante Scialpi è stato ricoverato in cardiologia per un intervento. Si è lamentato per il trattamento ricevuto dal suo compagno. Una volta i “compagni” erano quelli di scuola, dell’asilo, di avventura, di viaggio, di baldoria, quelli con i quali si giocava a pallone e si faceva merenda insieme. Insomma, relazioni normali, da combriccole infantili di giochi e monellerie da cortile condominiale o da scherzi fra adulti alla “Amici miei“. Oggi i “compagni”  (o le compagne), sono quelli con i quali  si gioca… sotto le lenzuola. E’ l’evoluzione del lessico familiare; e delle lenzuola.

Dice: “Io ricoverato, mio marito trattato come un estraneo“.  Se è così ha ragione. Come si fa a non riconoscere il marito di Scialpi? Però, a parziale giustificazione del personale ospedaliero, bisogna dire che succede sempre più spesso che nella vita quotidiana l’appartenenza di genere sessuale sia sempre più confusa; ormai niente è più quello che  sembra. Mai fidarsi, sembrano  mariti, mogli, uomini e donne, coppie apparentemente normali, come quella coppia entrata di recente al Grande fratello, e poi  si scopre che si tratta di due trans; Lui era una lei e Lei era un lui.

Ma c’è di più.  Per contribuire a fare ulteriore confusione fra genere maschile, femminile, trans, bisex,  e appartenenze di gender varie ed eventuali,  un anno fa in Australia è stato riconosciuto ufficialmente il “genere neutro”: “Sidney riconosce il terzo sesso“. I francesi, che non vogliono essere secondi a nessuno, proprio due giorni fa si sono affrettati ad imitarli: “Giudici francesi riconoscono il sesso neutro“. E non è che l’inizio. Volete che l’Arci gay non lanci subito un appello per chiedere che anche l’Italia recepisca il nuovo genere? Date tempo al tempo e l’effetto domino si propagherà nel mondo decretando il successo globale del genere neutro; in attesa di nuovi generi e variazioni sul tema di quelli esistenti. In confronto a quello che ci aspetta, Luxuria sarà solo un tranquillo, banale ed antiquato personaggio da museo delle cere; archeologia antropologica.

Comprensibile, del resto, che vedendo un giovanottone barbuto accanto al letto del degente Scialpi, si pensi che sia un familiare, un fratello, un cugino, un amico, un compagno di calcetto; ma a nessuna persona normale verrebbe in mente di pensare che sia il “marito” di Scialpi. E ancora meno che Scialpi, pure lui con barba e baffi, sia la moglie. Assolto, quindi, tutto il personale sanitario. Eppure, in questo contesto di progressiva confusione dei generi e dei ruoli, la lamentela di Scialpi sembra del tutto normale. Ma la si può leggere in maniera diversa, secondo il punto di vista. Vi si possono riconoscere almeno quattro chiavi di lettura e di rappresentazione scenica: la commedia, il dramma, la tragedia, la farsa grottesca. La commedia è che Scialpi abbia un “marito“. Il dramma è che il marito di Scialpi non venga riconosciuto come tale e sia trattato come un estraneo. La tragedia è che il fatto che Scialpi abbia un “marito”, sembri normale. La farsa è che non si sa se ridere o piangere. Sipario.

Giochi d’infanzia e matrimoni marziani

Sembrano notizie da un altro mondo. Invece, purtroppo, sono di questa terra. Ieri è comparsa la notizia allucinante di un nuovo programma didattico a Trieste. Non parliamo di scuole superiori, dove ormai le lezioni di sesso sono normali, dove si insegna la masturbazione e  Luxuria va ad illustrare, con cognizione di causa,  le delizie dell’amore gay trans. Ora partiamo già dagli asili, dalle scuole materne, cioè parliamo di bambini dai 3 ai 5 o 6 anni. Bisogna cominciare presto a confondere le idee ai bambini, così sarà più facile abituarli a non fare più distinzioni fra maschi, femmine e generi vari. E’ la nuova frontiera della pedagogia. Forse rientra nella riforma della scuola sbandierata da Renzi. Forse per questo la governatrice renziana del PD, Debora Serracchiani, ne consente l’adozione negli asili di Trieste e poi, c’è da aspettarselo, in tutto il Friuli Venezia Giulia. Se questa è la “nuova scuola” andiamo bene.

In pratica si tratta di stimolare la curiosità dei bambini a conoscersi e scoprire le differenze fra maschietti e femminucce e scambiarsi i ruoli, così, come cantava Iannacci, “per vedere l’effetto che fa“. Stiamo parlando, meglio ripeterlo, di bambini di 3 o 4 anni, ai quali si propongono dei giochi di “genere“, li si invita a travestirsi ed a toccarsi nelle parti intime, anche con la partecipazione degli insegnanti, per capire bene le differenze degli organi genitali. Se qualcuno “normale” si azzardasse a dire o proporre queste cose a dei bambini, verrebbe denunciato all’istante e sbattuto in galera con l’accusa di una serie di gravissimi reati di carattere sessuale. Invece se queste cose le propongono insegnanti, educatori e direttori didattici progressisti “de sinistra“, è tutto normale, è la nuova frontiera della pedagogia politicamente corretta ispirata alla cultura di genere. E’ esattamente quanto propongono a Trieste. Qui i dettagli ed i documenti che illustrano i “giochi gender“: “Bambini travestiti da bambine; il gioco gender che invita a toccarsi i genitali“.

E non finisce qui. Ecco a lato la foto di un trio di “sposini” felici. Eravate fermi alle unioni di fatto, ai matrimoni fra due gay o lesbiche? Roba superata, anticaglie del passato. Siamo già oltre. Questi tre si sono sposati di recente in Thailandia, con una cerimonia privata. Del resto, dicono “L’amore è amore, dopotutto“. Appunto, questa è la giustificazione che sentiamo più spesso, quando si parla di amori non proprio convenzionali. L’amore è amore; fra due uomini, fra due donne, fra bisex, fra trans. Certo, l’amore è amore, non si discute e tutti hanno diritto di amare chi gli pare, anche il gatto di casa, il canarino o la capretta di montagna. La cosa aberrante è che queste “relazioni” (guai a chiamarle perversioni, vizi,  depravazioni,  devianze, o altri termini che non siano approvati da Luxuria e dall’Arci gay) vengano considerate “normali”.  Ecco la notizia: “Thailandia; arriva il matrimonio a tre“.  Ora non resta che dare tempo al tempo e ne vedremo delle belle. Arriveranno i matrimoni a 4 o 5 (perché al cuore non si comanda e si possono amare contemporaneamente diverse persone), quelli di gruppo misti fra gay, lesbiche e trans, si fa una bella ammucchiata tutti insieme, chi c’è c’è,  così si rinsaldano i legami affettivi. Poi torneremo all’harem (così ci adeguiamo all’islam che avanza), con decine di donne ed eunuchi, danze sensuali, Scheherazade, le Mille e una notte, Aladino e la sua lampada. E poi non mettiamo limiti alla fantasia: tutte le combinazioni sono possibili quando c’è l’amore. Questo è il nuovo mondo. Ma non sono cose marziane, purtroppo sono cose terrestri. Del resto “L’amore è amore, dopotutto“. No?

Rimsky Korsakov: “Scheherazade“, pas de deux.

 

Scheherazade” ( Svetlana Zakharova – Farukh Ruzimatov )

 

 

 

Papa, mamme e kalashnikov

Dice il Papa che se qualcuno dice una parolaccia contro sua madre, gli arriva un pugno in faccia. “E’ normale…è normale…”, aggiunge, come a confermare che reagire anche in modo violento ad una offesa è cosa del tutto naturale, istintiva e giusta. E precisa ancora “Non si offende la religione degli altri...”, riferendosi esplicitamente alle vignette pubblicate da Charlie Hebdo e ritenute offensive dai seguaci di Maometto. Si può anche girarci intorno e cercare una spiegazione di comodo, ma sostanzialmente il Papa ha detto chiaro e tondo che quelle vignette sono offensive (quindi da censurare),  che di fronte all’offesa è più che giustificata la reazione anche violenta e che, per logica conseguenza,  i vignettisti, offendendo i musulmani, “se la sono cercata” e la strage compiuta è la “normale” reazione all’offesa.

Lo ha detto durante una conferenza stampa, mentre era in volo,  (guarda video).   Il senso è chiarissimo; se offendi qualcuno, devi aspettarti una reazione anche violenta. Non ci sarebbe niente di strano se lo avesse detto un bulletto di periferia. Ma se lo dice il Papa, in netto contrasto col messaggio evangelico, lascia perplessi per le implicazioni del principio che giustifica la violenza come reazione all’offesa; oltre, s’intende, a giustificare implicitamente  una reazione commisurata all’offesa. Così se per una parolaccia basta un pugno, a chi mi spara addosso col kalashnikov devo limitarmi a rispondere con un pugno, oppure posso usare metodi più efficaci di difesa?

Si ha l’impressione che questo Papa parli troppo e spesso a sproposito. Come se, invece che sul Soglio pontificio, pensi di trovarsi  ancora in un bar del Barrio Palermo a chiacchierare del più e del meno con amici, sorseggiare mate e  commentare l’ultima partita del San Lorenzo.  Ama parlare e viaggiare. Così viaggia e parla, parla e viaggia. Parla dalla finestra a Roma, parla sulla spiaggia a Rio de Janeiro, parla nella moschea a Istanbul, parla a Strasburgo, parla a Manila e spesso parla a…vanvera.

Quella frase ha suscitato reazioni, polemiche e commenti non proprio favorevoli. Il pugno del Papa, infatti, è un vero pugno nello stomaco  a chi fino a ieri ha sempre sentito da parte della Chiesa il messaggio evangelico del “porgi l’altra guancia…perdona settanta volete sette…ama il prossimo tuo come te stesso...” ed improvvisamente si ritrova davanti un Papa aggressivo che sembra uscito dal set di Gomorra.  Come si concilia quel messaggio con la frase  del Papa che giustifica una reazione violenta ad un’offesa? Il Papa ha finito le guance da porgere?

In quella dichiarazione si possono rilevare tre concetti diversi. Il primo è che la satira su aspetti religiosi è un’offesa. Il secondo è che si giustifica la violenza come reazione. Il terzo è che devono esserci delle limitazioni alla libertà di espressione. Con una sola frase ha sconvolto tre principi fondamentali, sia laici che religiosi. Ha preso non due, ma addirittura tre piccioni con una fava. Vediamoli uno per uno.

1) Che la satira su temi religiosi sia un’offesa, è una affermazione alquanto azzardata, considerato che esistono decine e decine di  religioni e che  ciò che può essere del tutto normale per noi, può essere offensivo per altri.  Allora bisognerebbe concordare, con i rappresentanti di tutte le religioni,  una esatta definizione di “offesa” e stilare un elenco preciso di tutto ciò che può offendere (con parole, gesti, comportamenti) i cristiani, i musulmani, gli indù, i buddisti, i taoisti, gli animisti, i seguaci di Manitù e di tutti i riti tribali, compresi i tagliatori di teste del Borneo (Guardate qui quante sono le religioni praticate nel mondo).  Dovremmo forse lasciare libere le vacche di scorrazzare in piazza San Pietro per non offendere gli indù che le considerano sacre? Si finirebbe per vietare quasi tutto.

2) Un pugno non è una carezza, è un atto violento. Ma la reazione all’offesa deve essere commisurata all’entità dell’offesa. Più grande è l’offesa, più violenta sarà la reazione. E poiché per i musulmani offendere Maometto o il Corano è molto più grave che offendere la mamma (tanto è vero che per la blasfemia è prevista la pena di morte), non basterebbe un pugno a lavare l’offesa, ma sarebbe normale ricorrere anche alle armi. Da qui a giustificare una raffica di kalashnikov contro chi offende il profeta, il passo è breve.  Questa è l’interpretazione, portata alle estreme conseguenze, del principio papale del pugno in faccia.  Ma giustificare una risposta violenta ad una offesa non solo è contro le leggi vigenti, e perseguibile come reato, ma è anche  in netto contrasto con il messaggio evangelico da sempre insegnato dalla Chiesa. Ma non è pensabile che il Papa inviti a commettere un reato e stravolgere il messaggio evangelico. Allora significa che  il Vangelo fino ad oggi è stato interpretato in maniera errata?  Significa che ci sono delle eccezioni al “porgi l’altra guancia” o “ama il prossimo tuo come te stesso“? Oppure, più semplicemente, Bergoglio ha avuto solo un momento di confusione, forse a causa dell’affaticamento del viaggio? Ma allora dovrebbe correggere quella frase e scusarsi. E, soprattutto, riflettere bene prima di esprimere concetti che possono facilmente essere travisati; se si giustifica un pugno, si fa presto a giustificare anche le raffiche di mitra.

3) Porre dei limiti  alla libertà di satira e di stampa (ma anche un semplice giudizio o una critica che possa essere vista come offensiva) sarebbe in contrasto con il principio della libertà di espressione garantita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da tutte le Carte costituzionali dei paesi democratici. Ovvero, va contro il principio per il quale ed a difesa del quale sono scesi in strada ed hanno sfilato milioni di francesi; uno dei principi cardine delle società occidentali fondate sulla democrazia e sulla tutela dei diritti fondamentali. Si deve rinunciare a questo diritto per evitare di urtare la sensibilità di qualcuno? Anche in questo caso si finirebbe per vietare quasi tutto.

Forse il Papa si è lasciato andare ad un impulso “umano, troppo umano“. E’ comprensibile, del resto quella è la reazione istintiva di una persona normale. Ecco perché ha esclamato “E’ normale…è normale“. Già, ma allora, se questa è la natura umana, dovrebbero ricordarselo i predicatori, quando invitano a porgere l’altra guancia, a non reagire alle offese, a perdonare, ad amare anche il nostro nemico, perché stanno invitando i fedeli a fare qualcosa che non è nella natura umana. E se non è nella natura umana è contro natura. E se è contro natura è contro il Creatore che quella natura l’ha voluta così, esattamente com’è. Altrimenti l’avrebbe fatta diversa.  E se il Papa, che dovrebbe essere l’esempio vivente del messaggio evangelico dell’amore e del perdono, reagisce ad un’offesa con un pugno, perché non dovrebbe farlo l’ultimo dei cristiani? C’è una postilla poco conosciuta del Vangelo che prescrive libertà di pugno per il Papa e la vieta a tutti gli altri?

Ovviamente non si tratta solo di stare a cavillare sulla frase del Papa. Il problema si pone in generale sull’interpretazione del concetto di libertà che, spesso, diventa molto elastico e lo si adatta alle situazioni ed alla convenienza del momento. Posso essere d’accordo con il Papa sul fatto che bisogna evitare di offendere il prossimo e sul fatto che sia umano e normale rispondere con un gesto anche violento ad un’offesa. Ma allora è chiaro che non posso essere d’accordo con il Papa quando predica il messaggio evangelico che mi invita a perdonare, porgere l’altra guancia ed amare anche il nemico. Non si possono sostenere principi contrastanti: o il pugno o il perdono. Si decida, Santità, si decida.

Forse dovrebbe parlare meno. Ma non è la prima volta che fa delle affermazioni alquanto discutibili. Tempo fa, durante la sua visita pastorale a Cagliari, a chi gli chiedeva un giudizio sull’omosessualità e sui gay, disse “Chi sono io per giudicare?”. Chi è lui per giudicare? E’ il Papa, il capo spirituale della Chiesa, la guida suprema dei cattolici, il rappresentante di Cristo in terra, ecco chi è; mica il vice parroco di Pompu! Non solo ha il diritto di giudicare, ma ha il preciso dovere di fornire una guida morale ai fedeli. E non sarebbe male che si ricordasse anche di Sodoma e Gomorra. Non mi pare che Dio li avesse guardati con benevolenza, perdono e misericordia, dicendo “Chi sono io per giudicare i sodomiti…”. Ma quella frase fu subito colta al volo da gay, lesbo, trans e vari sessoconfusi per farne uno slogan da usare in tutte le circostanze e dire che anche il Papa non si permette di giudicare le loro tendenze sessuali. E bravo Bergoglio, ha fornito un ottimo argomento alla causa gay, gli ha dato anche la benedizione papale.

Quando andò a Lampedusa, dopo il naufragio del barcone che causò centinaia di morti, per stemperare la possibile reazione negativa nei confronti degli immigrati e l’atteggiamento di diffidenza nei confronti dei musulmani, disse che dobbiamo accogliere tutti ed assisterli perché “Sono nostri fratelli“. Intanto, in tutti i paesi islamici i cristiani sono perseguitati, dall’Africa al Pakistan, vengono distrutti interi villaggi, bruciate le chiese e ammazzati i fedeli, è una strage continua; lo sport più praticato dai “fratelli musulmani” è la caccia al cristiano, che è sempre aperta, con o senza porto d’armi. Poi i “fratelli musulmani” dell’Isis non si sono accontentati più di sparacchiare a qualche cristiano di passaggio, hanno cominciato a fare le cose in grande e per realizzare il loro Stato islamico, hanno deciso che bisognava liberare l’intero territorio dalla presenza dei cristiani; un repulisti totale.  Più o meno quello che fece Hitler con gli ebrei. Così inizia lo sterminio sistematico dei cristiani, distruggendo le loro abitazioni, confiscando tutti i beni, seppellendoli vivi, ammazzandoli o abbandonandoli nel deserto senza acqua, né cibo.

E cosa dice il Papa di questo genocidio attuato con ferocia criminale dai terroristi islamici che, è bene ricordarlo, sono nostri “fratelli musulmani“? Ancora una volta parla durante una conferenza stampa improvvisata sull’aereo che lo riporta dalla Corea del sud. Curioso, sembra che volare stimoli la sua loquacità. Ogni volta che si trova in aereo si lascia andare a dichiarazioni alquanto discutibili (Vedi “E’ lecito fermare l’aggressore ingiusto“).

Un giornalista chiede al Papa se approva l’intervento aereo americano che bombarda i terroristi dell’Isis per fermare lo sterminio dei cristiani e l’avanzata in Iraq. Beh, mi pare che lo sterminio di migliaia di cristiani sia qualcosa di appena appena più grave di una parolaccia offensiva sulla mamma. Certo fa più danni. Quindi, si presume che se alla parolaccia si risponde con un pugno, a chi usa le armi per lo sterminio di un popolo si debba rispondere con qualcosa di più energico di un pugno. No? Ed ecco, infatti, la risposta papale: “In questi casi dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto.”.  Quindi, penserete voi, giustifica l’intervento armato? No, calma, non proprio. Ecco come prosegue: “Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare o fare la guerra. Dico: fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare dovranno essere valutati.”. Ad una parolaccia sulla mamma risponde con un pugno, ma a chi fa strage di cristiani non risponde nemmeno; si limita a suggerire di “fermarli”, senza specificare come.

Immagino che i circa settanta giornalisti al seguito, dopo queste parole, abbiano avuto un attimo di imbarazzante silenzio e di stupore, anche se nessuno ha osato porre al Papa la domanda che tutti avevano in mente. Anche noi ci siamo posti quella domanda ed avremmo gradito una risposta. Papa Bergoglio, come si “fermano” i terroristi islamici “nostri fratelli“, senza usare le armi o i bombardamenti? Al loro avanzare si  stende un tappeto rosso cosparso di petali di rose e li si accoglie  con la banda musicale che esegue allegre marcette? Gli si offrono, in elegante pacco regalo, confezioni giganti formato famiglia di sedativi, tanto per calmare i bollenti spiriti? Gli  offriamo confetti e cioccolatini purganti ad effetto immediato che li obbligherà a ripiegare velocemente in “ritirata“? Li invitiamo a trasferirsi in Honduras e partecipare al reality “L’isola dei famosi”? Santità, può darci un aiutino? E se azzecchiamo la risposta giusta, cosa vinciamo?

La risposta è nel vento, cantava Dylan. Ma non disperate, forse la risposta ce la darà al prossimo viaggio. Lui le idee  migliori le ha in volo, lontano dalle beghe terrene che lo distraggono. Sorvolando le nuvole si sente ispirato dalla vicinanza col regno dei cieli. Visti i risultato, però, abbiamo il dubbio che lo Spirito Santo sia momentaneamente distratto o in missione speciale in un universo parallelo. Così, continua a fare dichiarazioni confuse, contrastanti e pericolose; per la gioia dei “fratelli musulmani” dell’Isis che fanno strage dei cristiani, ma non si beccano nemmeno un pugno,  dei gay che “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu...”, con tanto di  benedizione papale, e dei terroristi parigini che hanno uno strano senso dell’umorismo e per qualche vignetta si offendono a morte (quella dei vignettisti), ma si sentono giustificati perché reagire con violenza ad un’offesa è normale…è normale. Lo ha detto il Papa.

N.B.

Questo Papa è gesuita. Sarà una strana coincidenza, ma il termine “gesuitismo“, nella accezione comune, è sinonimo di ipocrisia e di “dissimulazione“, atteggiamento tipico di chi si mostra buono e remissivo ed assume atteggiamenti tesi a nascondere intenti potenzialmente pericolosi (arma che l’islam usa benissimo, fa parte della strategia usata per infiltrarsi nell’occidente senza destare sospetti o paure: sarà un caso?).  (Vedi Treccani)

Cose di Sardegna

Notizie dalle scuole sarde (e non solo).

I genitori lasciano i bambini a casa per protestare contro la presenza, in una classe di quinta elementare,  di un bambino particolarmente irrequieto che minaccia i compagni, scaglia sedie per aria e va a scuola con un coltello in tasca. Così, due giorni fa il piccolo turbolento si è ritrovato solo in classe. “Finché ci sarà lui, i nostri figli non faranno lezione“, affermano i genitori degli altri alunni i quali sono entrati a scuola solo dopo che la madre del bambino troppo vivace lo ha ritirato ed accompagnato a casa. La soluzione prospettata da dirigente scolastico è trasferire il piccolo in altro istituto. Ma gli assistenti sociali che seguono la famiglia (evidentemente si tratta di una situazione familiare già sotto osservazione) sono contrari. Dicono che “sarebbe un trauma” per il piccolo. Quindi, per non creare traumi al piccolo, preferiscono traumatizzare l’intera classe. Fantastici questi assistenti sociali. (Vedi L’Unione sarda)

Anche a Cagliari (Vedi L’Unione sarda), per dimostrare che si è al passo coi tempi, nelle scuole organizzano “corsi gender“. Dovrebbero essere dei corsi che, secondo i “docenti” ed i sostenitori di questa nuova pedagogia,  educano alle “Pari opportunità, abbattimento degli stereotipi di genere e rispetto della diversità“, specie di genere sessuale. In realtà il dubbio è che siano delle vere e proprie lezioni che tendono ad inculcare la cultura omosessuale e trans.  Sembra che questo genere di lezioni siano presenti e si stiano diffondendo in molte scuole nazionali. Di recente ha fatto notizia, con tanto di proteste da parte dei genitori,  la lezione tenuta da Luxuria in un liceo di Modena (Lezioni di sesso al liceo) in cui la nota trans forse ha illustrato agli studenti le delizie dell’amore omosessuale. Stesso genere di lezioni si tengono in diverse scuole di Roma e di altre città. Ormai, a quanto pare, la cultura omosessuale, è entrata a far parte dei programmi ministeriali. Forse bisognerà portarla agli esami insieme alle altre materie; italiano, greco, matematica, fisica e…cultura gay. E nessuno si sogni di protestare; vi accuserebbero subito di omofobia. Poi non lamentiamoci se il mondo è in declino.

Ma non dobbiamo preoccuparci per i ragazzi. Sono sempre in ottime mani, seguiti da ottimi insegnanti, assistenti sociali e, quando non bastasse ed avessero problemi caratteriali, di personalità e crisi esistenziali,  possono sempre contare sul supporto anche di affidabilissimi psicoterapeuti. Eccone uno a caso…

Notizia di oggi (Vedi Corriere.it) che riguarda ancora il mondo della scuola, a Roma. Il nostro specialista, quello che dovrebbe essere un riferimento certo per i bambini e ragazzi, aveva il vizietto dell’esibizionismo. Si appostava nella sua auto nelle vicinanze delle scuole e si mostrava mentre compiva atti osceni. Ora bisognerà trovare un bravo psicoterapeuta che curi lo psicoterapeuta col vizietto, sperando che anche quello non abbia altri strani vizietti che ne consiglino la cura con altro psicoterapeuta.  Che brava personcina! Quello che dovrebbe curare i ragazzi problematici, è il primo a doversi curare. Ma potrà continuare la sua attività esibizionista in altri luoghi. Infatti ha solo l’obbligo di firma negli orari di entrata ed uscita dalle scuole. Per il resto del giorno può “esibirsi” tranquillamente. Ma siamo sicuri che questo mondo sia normale? Ho qualche dubbio.

Chiudiamo ancora con una notizietta dalla Sardegna, che non è solo Costa Smeralda, è anche una regione eternamente in crisi.

Proprio due giorni fa c’è stato l’ennesimo sciopero dei metalmeccanici che hanno sfilato in corteo a Cagliari, con in testa il segretario generale della Fiom, Landini. Ma è l’intera economia dell’isola ad essere in crisi: Alcoa, Portovesme, Meridiana, miniere del Sulcis, Eurallumina, Keller. Siamo la dimostrazione lampante di cosa siano le “cattedrali nel deserto“. Nei primi anni ’60 sono arrivati  in pompa magna imprenditori e grandi aziende, attirati dai fondi della Cassa per il Mezzogiorno e dai lauti contributi regionali finalizzati all’industrializzazione della Sardegna. Hanno aperto le fabbriche, hanno incassato i contributi pubblici, hanno lavorato un po’ per ripagarsi delle spese e poi hanno chiuso, lasciando a casa migliaia di lavoratori che,  con l’illusione del posto fisso in fabbrica, abbandonavano la terra, la pastorizia,  il lavoro artigianale o piccole attività commerciali, per ritrovarsi, dopo pochi anni, in cassa integrazione, senza niente o, i più fortunati, utilizzati nei cosiddetti “Lavori socialmente utili“.  Chi si ricorda più di Ottana, della Snia Viscosa, della Rumianca?

Evoluzione dei sardi

– dalle caverne ai nuraghi.

– dal nomadismo alla pastorizia.

– dalla pastorizia all’agricoltura.

– dall’agricoltura all’industria.

– dall’industria alla…cassa integrazione !

Né va meglio l’agricoltura o la pastorizia, settori fondamentali dell’intera economia sarda. Fra quote latte decise a Bruxelles, lingua blu, peste suina, alluvioni, incendi e calamità varie, siamo sempre a rischio fallimento. Forse per consolarci, da decenni continuano a venire in visita di cortesia segretari sindacali, leader politici, Presidenti, Papi, tutti a portare sostegno ai sardi. Abbracciano la gente, esprimono la loro vicinanza e solidarietà, fanno promesse, lanciano appelli e dichiarazioni di circostanza a beneficio dei media, fanno scorta di dolci, pecorino, vernaccia e cannonau, salutano tutti e ringraziano per l’accoglienza e la proverbiale “calda ospitalità” dei sardi.

Poi ripartono, tornano nei loro palazzi  e tutto resta come prima. Il Presidente torna al Quirinale, il Papa continua a fare il Papa in Vaticano, Landini tornerà nei salotti TV o a fare altri cortei, Vendola torna in Puglia dal suo caro Eddy…e i sardi continuano a fare i sardi, fessi e contenti, fino alla prossima visita di Stato. Bene, e cosa si scopre in questo panorama di crisi endemica? Niente di particolarmente eclatante, abbiamo visto e sentito di peggio. Ma anche questa notizietta dà un’idea di come si spreca il denaro pubblico, invece di utilizzarlo per progetti seri. Ecco la notizia: “La Regione spende 350 mila euro in foto mai utilizzate e nascoste da cinque anni“.

Avete capito bene? Qui in Sardegna c’è il più alto tasso di disoccupazione d’Italia, i poveri crescono ogni giorno, perfino la Caritas tempo fa ha lanciato un appello perché, visto che il numero dei poveri è in costante aumento, non riescono più a garantire i pasti, c’è gente che non ha nemmeno il pane, che soffre la fame e questi spendono 700 milioni di vecchie lire in…fotografie!

Si tratta di un progetto che risale al 2007 per conto dell’ISRE, Istituto superiore regionale etnografico. Le foto sono state scattate, dicono, da professionisti di “chiara fama” e, fino ad oggi, sono rimaste custodite negli archivi dell’Istituto.   L’ex direttore generale si giustifica così: “Non ci hanno dato soldi per fare mostre o un catalogo: visti i risultati, un investimento forse sbagliato.“. Non mettiamo in dubbio che i fotografi fossero di “chiara fama”, né che si sia trattato di un “investimento sbagliato“, non sarebbe il primo e, purtroppo, non sarà l’ultimo.

Sembra strano, tuttavia, che si spendano tanti soldi senza prevedere un utilizzo del materiale. Anzi, ad essere sinceri, sarebbe strano in un paese normale. Da noi, dove la serietà, la capacità e la competenza degli amministratori sono un optional, non è per niente strano; anzi è la regola. Ma, soprattutto, ci chiediamo, e se lo chiedono migliaia di disoccupati e cassintegrati sardi, che bisogno c’è di sprecare 350 mila euro (700 milioni di vecchie lire) per fotografare pecore al pascolo, vecchiette intente a cucire, angoli pittoreschi di paesetti dell’interno e feste paesane, quando ci sono centinaia di migliaia di sardi che sono in povertà totale e devono mangiare alla Caritas? A quanto pare, per i nostri geniali amministratori, più che aiutare i poveri e dargli da mangiare, conta fotografarli. Magari creperanno di fame, però, prima o poi, finiranno in una mostra etnografica. Anche queste sono soddisfazioni.  Questione di punti di vista.

Il candidato ideale

Sembra proprio che Napolitano abbia intenzione di lasciare il Quirinale. E si scatena subito il “totopresidente“, gioco preferito dei nostri giornalisti, osservatori ed opinionisti;  quelli che si spacciano per esperti tuttologi e ogni giorno imperversano  su stampa, radio e TV, facendo sfoggio di  cultura enciclopedica, informazioni segretissime e doti di preveggenza che esprimono in inutili chiacchiere come quelle che voi fate al bar dello sport. Solo che voi le fate gratis, loro sono pagati per farlo. Chi sarà il prossimo inquilino del Colle? Già si accennano i primi nomi e la Boldrini, giocando d’anticipo, dice che sarebbe la volta di eleggere una donna (che ci stia facendo un pensierino?)..

Non so chi sarà il prescelto (non ho doti da paracul…pardon, da paragnosta, come i nostri autorevoli esperti), ma posso elencare alcune caratteristiche del candidato ideale. Sono in corso mutazioni epocali, stiamo vivendo tempi di grandi cambiamenti, di rottura col passato, di grandi fermenti sociali, di nuove tendenze e di valorizzazione della diversità culturali, etniche, religiose, di tendenze sessuali poco ortodosse. Oggi i “diversi”, in tutti i campi, fanno scuola, fanno tendenza, fanno notizia, fanno carriera e fanno quello che gli pare, senza pregiudizi, senza scrupoli, senza remore, senza pudore, senza timore e senza vergogna.

Se sei una persona normale non ti nota nessuno. Ma se sei “diverso” entri automaticamente, di diritto, nel novero delle “categorie protette“, assistito, coccolato e tutelato da varie associazioni, come le specie in via di estinzione, come il panda o la foca monaca.  E come soggetto tutelato, hai molte probabilità di finire in prima pagina e di avere successo nel mondo dello spettacolo, della politica (puoi entrare in Parlamento o diventare vicepresidente di un grande partito), dell’arte, della cultura, del cinema, della televisione (puoi vincere un talent show, un reality o un festival europeo della canzone), della stampa (puoi diventare anche direttore di famosi settimanali di gossip).  Quindi, italiani, auguri e… figli diversi.

In USA hanno eletto Obama, il primo  presidente nero. In Italia una congolese nera è diventata ministro.  In Parlamento  sono entrate porno star come Cicciolina e trans come Luxuria. Le donne, grazie alle pari opportunità ed alle quote rosa, vivono un momento di riscatto e sono a capo di aziende, sindacati ed Enti pubblici. E’ una donna la presidente della RAI Tarantola, la segretaria generale della CGIL Camusso, la ex segretaria della Confindustria Marcegaglia, la presidentessa della Camera Boldrini, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, l’ex direttore dell’Unità Concita De Gregorio.

Sono donne alcune delle calamità televisive nazionali di grande successo, come Antonella Clerici, Mara Venier, Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Lucia Annunziata, Lilly Gruber e  molte conduttrici di rubriche e programmi televisivi o a capo di importanti testate giornalistiche; evito i nomi, l’elenco sarebbe troppo lungo.  Essere donna, carina e “renzina” è anche una condizione per scalare il PD; vedi Boschi, Moretti, Madia, Serracchiani, Bonafè, Picierno. Insomma, è un momento d’oro per le donne. Ecco perché la Boldrini auspica una donna al Colle; sarebbe il coronamento ideale del lungo percorso di riscatto femminile.

Renzi è oggi il simbolo di questo cambiamento, della rottura. E’ diventato segretario del PD perché predicava la rottura col passato, il cambiamento radicale e la “rottamazione” dei vecchi dirigenti.  Oggi questi sono i requisiti richiesti per avere successo. Parola d’ordine “cambiamento“; bisogna rompere con il passato, rompere gli schemi, rompere i pregiudizi, rompere gli stereotipi, rompere gli equilibri, rompere gli indugi…insomma, bisogna rompere qualcosa. Ed infatti è da tempo che la nostra classe dirigente e politica rompe; oh se rompe! Il guaio è che tutti rompono, ma nessuno paga.

Quindi, tenuto conto di ciò, ritengo che oggi il Presidente ideale, per essere al passo coi tempi e rappresentare al meglio l’aspirazione al cambiamento sociale, culturale, politico, etnico, religioso e sessuale,  debba avere le seguenti caratteristiche: essere donna, nera, lesbica, atea o, meglio ancora, musulmana o buddista. Se fosse anche trans e con ascendenze zingare sarebbe il massimo.

Vescovi, gay e ladri in chiesa

Gay e trans a scuola sì, vescovi no. Le recenti notizie circa lezioni sulle delizie della “diversità di genere” tenute dalla nostra trans nazionale ed onnipresente (Vedi “Luxuria in un liceo di Modena“), la distribuzione di opuscoli sull’amore omosessuale e lezioncine tenute dall’Arcigay sul sesso anale (Vedi: “Lezioni di sesso anale“), confermano la grande apertura  della scuola italiana verso la nuova didattica politicamente corretta che integra le normali materie scolastiche con altre iniziative più o meno attinenti alla formazione dei ragazzi. Spesso si tratta di iniziative molto discutibili, ma oggi, in tempi di “rottamazione“, tutto ciò che ricorda il passato sembra destinato a scomparire, sostituito da nuovi metodi, nuove ideologie, nuovi modelli educativi, nuova morale ed anche nuovi docenti. Ultimamente nelle aule scolastiche tengono  lezione fior fiore di…Fiorello, Jovanotti, Valentino Rossi, Checco Zalone, Vasco Rossi, e Luxuria!

In Veneto, però, succede che il vescovo abbia inviato una lettera alle scuole per annunciare la visita pastorale e chiedere conferma per concordare il calendario delle visite. E succede che la dirigente scolastica di un istituto di Brugnera abbia declinato l’invito, di fatto negando la disponibilità alla visita del vescovo (Vedi “La preside non vuole il vescovo a scuola“). Gay sì, preti no.

Questa è la nuova scuola italiana; Luxuria sì, il vescovo no. Dobbiamo rassegnarci, è il nuovo corso della società multietnica, multiculturale e multiconfusa. Già da qualche anno stiamo assistendo ad episodi di stravolgimento delle tradizioni e della cultura e delle consuetudini popolari, in nome di una generica necessità di integrazione con immigrati di ogni provenienza. Per non urtare la sensibilità dei “nuovi italiani” e per rispetto alla loro cultura, religione e tradizione, stiamo rinunciando alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni. Stiamo abolendo  il Natale, i canti natalizi, il presepe ed anche l’alberello; per non urtare la sensibilità dei bambini musulmani. In Europa hanno abolito direttamente la festa; non si chiama più Natale, ma “Festa d’inverno“, per non offendere i musulmani (vedi “Auguri di stagione“)..

In omaggio alle “nuove famiglie“,  composte non più da un uomo e una donna, marito e moglie, ma da due uomini o due donne (oggi si usa così, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, potrebbe arrivare anche la poligamia),  in alcune scuole, quest’anno, hanno abolito perfino la festa del papà, per rispetto a quei bambini che invece che avere un papà ed una mamma (ormai la coppia normale è anacronistica, fuori moda) hanno due mamme (Abolita la festa del papà per non turbare l’alunno con due mamme”).  Non hanno risolto, però, un problema: se un bambino ha “due papà” o “due mamme” cosa deve fare? Deve festeggiare per due giorni di seguito, uno per ciascun papà o ciascuna mamma? Oppure due papà o due mamme, essendo dello stesso “segno”, algebricamente si annullano e, quindi, è come non averli, non si fa nessuna festa e addio torta? Oppure eliminiamo direttamente il 19 marzo, festa di San Giuseppe, dal calendario? Ma San Giuseppe era il genitore 1 o il genitore 2 di Gesù?  Mistero evangelico.

Infatti, per compiacere le coppie gay e lesbo, hanno abolito perfino i termini “padre e madre“, sostituiti con “genitore uno e genitore due” (La scuola abolisce padre e madre). Così si evitano imbarazzanti riconoscimenti di mamme con la barba e papà con le tette.  Fra poco, per adeguarci alle nuove disposizioni politicamente corrette, anche i “Dieci comandamenti” saranno modificati. Non si dirà più “Onora il padre e la madre“, ma “Onora il genitore uno e il genitore due“. Visto che ci siamo sostituiamo anche le feste comandate con un  Gay pride settimanale (come il sabato fascista) ed il VI° comandamento, che vieta gli atti impuri ed è difficile da rispettare, lo aboliamo direttamente: cassato. Il problema si pone con il “Padre nostro che sei nei cieli…”. Come dovremo chiamarlo; genitore uno o genitore due? Misteri teologici. Gli italiani devono farsene una ragione. Questo è il futuro che ci aspetta. Ed il cambiamento lo stanno già attuando proprio nelle scuole, dove le menti dei ragazzi sono più facilmente plasmabili. Ormai a scuola possono andare tutti a tenere la loro lezioncina, purché siano politicamente corretti: Luxuria e l’Arcigay sì, il vescovo no. (Vedi “Mamme, babbi e bebè“)

E’ la scuola moderna. Pian piano hanno cambiato i programmi, hanno eliminato materie, hanno inserito nuove discipline. Hanno eliminato il latino, perché ormai inutile. Hanno eliminato lo studio delle poesie a memoria perché sforza inutilmente la debole mente dei ragazzi. Hanno eliminato lo studio di nomi, date, eventi, formule, perché considerato “inutile nozionismo“. Vogliono abolire la geografia, la filosofia (Abolire la filosofia?) e, sembra, anche la storia dell’arte. Nel Paese che, secondo le stime ufficiali, detiene circa il 60% del patrimonio artistico mondiale, vogliono abolire lo studio della storia dell’arte. Roba da ricoverarli in manicomio, se non li avessero chiusi. Poi i risultati della nuova didattica possiamo constatarli ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la televisione, leggendo i commenti dei lettori sui siti in rete. Si fa scempio della lingua italiana. E’ ignoranza pura e semplice, ma si giustifica qualunque arbitrio con la necessità di adeguare la lingua alla comunicazione moderna, più popolare, veloce e condizionata dalla tecnologia e dall’assimilazione di termini, specie inglesi, entrati ormai nel linguaggio comune. Il gergo ed il dialetto diventano così linguaggio letterario usato ed abusato anche da esimi professori, giornalisti, scrittori ed opinionisti televisivi da mercato rionale. Ma questi sono i tempi e bisogna adeguarsi.

Furto sacrilego.

Ecco un piccolo esempio delle conseguenze di una scuola “fai da te” ormai allo sbando. Notizia vista stamattina nella prima pagina della più importante agenzia di stampa italiana, l’ANSA. Nell’occhiello leggiamo “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano, durante la celebrazione della Passione in San Pietro, presieduta da Bergoglio.”. Ad una lettura veloce sembra tutto regolare. Ma non lo è. La proposizione principale, escludendo l’inciso in rosso, sarebbe questa: “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano…presieduta da Bergoglio“!  Che vuol dire? Non ha alcun senso logico. Una vera perla, una castroneria da finire a pieno titolo in una antologia umoristica. E non basta, perché l’inciso, evidenziato in rosso, se la sintassi ha ancora un valore, va riferito e collegato al termine che lo precede immediatamente; ovvero, agli “amministratori che rubano“. In conclusione il senso di quella frase è che, mentre padre Cantalamessa tiene la sua predica, gli amministratori rubano durante la cerimonia. Un vero furto sacrilego.

Si potrebbe pensare, tanto per trovare una giustificazione, che l’errore sia dovuto alla necessità di concisione del titolo. Allora entriamo nella pagina (Predicatore Papa…) e vediamo cosa dice il testo dell’articolo. Comincia così: “Il predicatore pontificio, padre Cantalamessa, sferza gli amministratori che rubano durante la celebrazione della Passione…”. Cambiata la costruzione della frase ed eliminata anche la virgola dopo “rubano”, che potrebbe lasciare qualche dubbio interpretativo, non ci sono più dubbi, il significato è quello: “gli amministratori rubano durante la celebrazione...”.  No, non si tratta di errore casuale, è proprio una evidente questione di incompatibilità genetica fra il redattore e la sintassi. Niente di straordinario, si legge anche di peggio.

Ho la sensazione che il cronista che ha scritto questa notizia sia lo stesso che inciampa spesso e volentieri sulla sintassi. Ecco due esempi presi sempre dall’ANSA: “Vivisezione umana” e “Pubblicità progresso: les liaisons dangereuses“. Che siano tutti opera dello stesso autore? Sembrerebbe proprio di sì. E’ una specie di marchio di fabbrica.

Ma l’ANSA non è il solo sito ad avere redattori che usano un linguaggio casual. Strafalcioni anche peggiori di questi si leggono ogni giorno sui vari quotidiani. Sarà colpa dello stress, dei tempi sempre più ristretti per garantire l’informazione in tempo reale, delle news sparate senza accertare la fondatezza, della necessità di riempire gli spazi della pagina. Sarà, ma forse è anche colpa di una scuola che  offre una preparazione superficiale e, per garantire a tutti la prosecuzione degli studi, chiude un occhio, e spesso anche due, sulla preparazione degli alunni e promuove tutti. E le conseguenze le vediamo, purtroppo.

 Vedi anche…

Di chi è l’ombrello?

Dubbi sintattici

Cacofonia mediatica

Mani, cervelli e cronisti

Ma non ci sono solo gli svarioni sintattici e la superficialità di cronisti che scrivono con i piedi. C’è anche di peggio. Ci sono pezzi da prima pagina scritti da autorevolissimi professori che lasciano  senza parole per la loro banalità ed inconsistenza. Ecco uno splendido esempio di questo tipo di editoriali: “Donne, uomini, erotismo ed altro“.

Buona Pasqua a tutti, finché c’è ancora. Sì, perché, prima o poi, sempre per non turbare i non cristiani, dopo aver abolito il Natale, aboliranno anche la Pasqua. Che bella la società multietnica…

Strano, ma vero

Quando la realtà è in bilico fra il trash, il kitsch, l’assurdo, il grottesco, il surreale; talvolta leggere le news ricorda quelle rubriche “Incredibile, ma vero“. Ecco alcuni esempi presi dalla cronaca.

Il governo del Bomba si prepara a nominare alti dirigenti di Enti, Aziende pubbliche, Società quotate in Borsa. Insomma, è il momento cruciale della sistemazione di uomini fidati nei centri di potere; è l’applicazione pratica della strategia gramsciana della conquista delle “Casematte”  che a sinistra applicano benissimo da decenni. La novità è che anche queste nomine saranno fatte, come dice la didascalia, tenendo conto della parità di genere. Ormai tutto viene visto sulla base della parità. Non conta più la preparazione, le  capacità, l’esperienza, il curriculum. No, conta il genere. Quindi, procederanno nominando alternativamente un uomo, una donna, un uomo, una donna. Però, visto che esiste anche il terzo genere, i trans, e che ormai hanno conquistato il diritto alla visibilità ed all’attenzione del pubblico, bisognerebbe tenerne conto. Allora bisognerebbe fare le nomine così: un uomo, una donna, un trans, un uomo una donna, un trans. Mi sembra la soluzione giusta. No?

La bellezza è un’opinione

A proposito di…ecco la trans più famosa d’Italia. Ormai è sempre in prima pagina, spopola su riviste, internet e televisione. Ospite ricercatissima da tutti i salotti  ciarlieri e gossipari. Perché è particolarmente brava, simpatica, intelligente, preparata, colta, bella, esperta di qualcosa? No, solo perché è trans! Ma oggi il trans va come il pane. L’altra domenica era ospite al pomeriggio su RAI 1 all’Arena di Giletti. L’hanno invitata per darle modo di spiegare perché a Modena le hanno negato di tenere una lezione al liceo sulla diversità e sulle delizie dell’essere trans. Una volta a scuola si studiava latino, greco, storia, letteratura, matematica. E per insegnare bisognava essere dotati di regolare titolo di studio che abilitasse all’insegnamento di una materia specifica. Oggi basta essere trans e vai a tener lezione in un liceo. Il giorno dopo era ospite, in prima serata, nel programma “Quinta colonna” di Del Debbio su Rete4. Poi, pare che sia diventata opinionista fissa del “Grande fratello“. Sabato scorso era ospite a “TV talk” di Bernardini su RAI 3. Basta e avanza, anche se, visto che guardo pochissimo la TV e molto raramente al mattino,  temo che sia stata presente anche in altri salotti TV.

Non c’è che dire, ha più spazio e visibilità Luxuria di quanta ne avesse Rita Levi Montalcini. E non dico altro, per carità cristiana e per evitare accuse di transfobia. Il bello è che ormai viene considerata “normale” ed imposta dai media come testimonial del nuovo corso culturale, quello della confusione sessuale e di genere. Vogliono convincere la gente che essere trans sia del tutto naturale, accettabile, anzi bello. Ecco perché vanno a spiegarlo anche nelle scuole. Infatti, il nostro Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, si sente “bella”. Ma, come ho già detto di recente, queste imposizioni culturali e l’atteggiamento compiacente dei media si scontrano con il pensiero ed il sentire comune della gente. Questo box era presente qualche giorno fa nella Home di Tiscali. Volete sapere cosa pensano i lettori di Luxuria e della sua “bellezza“? Leggete i commenti alla fine dell’articolo: “Vladi Luxuria, vuoi sapere come faccio ad essere così bella?”.

Il testimonial nero

Se Luxuria è il testimonial preferito dei sessualmente confusi, Balotelli lo è dei buonisti sostenitori della società multietnica, multiculturale, dell’accoglienza, dell’integrazione e delle porte aperte all’immigrazione di tutti i disperati del mondo.  Tanto è vero che il nostro “Super Mario” (che per molti è, invece, solo una montatura) è sempre in prima pagina, qualunque cosa faccia o non faccia. Deve esserci perché aiuta la causa. E infatti non passa giorno che, sui quotidiani in rete,  non abbia qualche box riservato, con le ultime imprese della giornata. Lui è sempre in primo piano, anche quando non c’entra niente. Esempio pratico.

Ieri si giocava la partita fra Milan e Catania. Su alcuni quotidiani si poteva seguire la cronaca della partita in diretta. Ad un certo punto, segna il Milan con Montolivo. Ed ecco, nell’immagine sopra,  come L’Unione sarda, riporta la notizia. Segna Montolivo, ma mettono la foto di Balotelli. Provate a chiedervi il perché. E non è il solo. Anche il quotidiano Libero usa lo stesso metodo, come vediamo nell’immagine a lato: “Il Milan vince ancora…”, ma nella foto non si vede Montolivo, ma Balotelli. Sì, proprio bravo Super Mario, anche quando segnano gli altri, sembra che il merito sia suo. E’ una sovraesposizione mediatica ed una supervalutazione che dovrebbe almeno farci sorgere qualche dubbio sulla correttezza dell’informazione e sull’uso strumentale di questo calciatore. Ma naturalmente per i puri di cuore e per le anime belle terzomondiste non c’è niente di strano; tutto nella norma.

A proposito di immigrazione

La Chiesa è apertamente schierata con i terzomondisti ed i militanti della società multietnica e multi religiosa. Sono favorevoli all’immigrazione, sostengono l’accoglienza, sono favorevoli alla costruzione delle moschee, auspicano la pace e Papa Bergoglio dice che i musulmani “sono nostri fratelli“. Chissà se è informato sulle quotidiane stragi di cristiani che avvengono in Africa ogni giorno. E’ una autentica caccia ai cristiani da parte di bande di musulmani. Ma il Papa dice che sono nostri fratelli. Anche Caino e Abele erano fratelli. Ed il cardinale Scola dice che il futuro di Milano è degli stranieri. Cari milanesi, se così è, per voi non c’è più posto, non c’è futuro. E visto che il terzo mondo si sta trasferendo da noi, fra poco non ci sarà posto nemmeno per gli italiani. Il Bel Paese sarà riservato agli stranieri. E se, come italiani,   non volete finire per essere una minoranza tutelata dal WWF, non vi resta che emigrare, magari in Libia.

Poi, se fra i datteri e i cammelli della Tripolitania vi annoiate e proprio avete nostalgia della Madonnina, potete sempre travestirvi da beduini, imbarcarvi sul primo barcone in partenza per Lampedusa, dove avrete vitto e alloggio gratis assicurato, più fondo per piccole spese, sigarette e ricariche telefoniche, tutto offerto dagli italiani accoglienti. Poi trasferitevi a Milano dove, finalmente, il cardinale Scola, il sindaco Pisapia ed uno stuolo di associazioni umanitarie faranno di tutto per assegnarvi una casa, darvi un lavoro, l’assistenza e tutti i diritti possibili. Così, finalmente avrete tutti i titoli per vivere tranquillamente a Milano da stranieri.  Ed il futuro sarà vostro. Auguri.

I valori della vita

Recentemente Dario Franceschini è stato colpito da un infarto. Fortunatamente si è risolto bene e dopo qualche giorno di riposo è tornato alle dure incombenze da ministro per i Beni Culturali. Franceschini è  quello che quando crollò un muro a Pompei chiese subito le dimissioni dell’allora ministro Bondi, accusandolo di essere direttamente responsabile del crollo. Ultimamente ci sono stati una serie di crolli a Pompei, ad Ercolano e pure a Roma. Ma nessuno ha chiesto le dimissioni dei ministri in carica, prima Bray ed ora Franceschini. Nemmeno il nostro Dario dalla memoria corta ha pensato mai di dimettersi. Evidentemente c’è muro e muro e c’è ministro e ministro. Se cadono i muri quando i ministri sono del PD non succede niente; normale amministrazione. Potrebbe sprofondare tutta Pompei, ma nessuno sarebbe responsabile; meno che meno i ministri, specie se sono del PD. E’ un’applicazione del relativismo democratico: “Tutti i ministri sono uguali, ma alcuni ministri sono più uguali degli altri“. Eppure Franceschini ha tratto un utile insegnamento dal coccolone che lo ha colpito. Dice che grazie all’infarto ha capito quali siano i veri valori della vita. Cari italiani, rendiamoci conto che se siamo governati da gente che, per scoprire i valori della vita, ha bisogno che gli venga un infarto, siamo messi molto male; noi, ma lui anche peggio.

Torna Marrazzo

Piero Marrazzo, ex conduttore di Mi manda RAI3, ex governatore del Lazio ed ex frequentatore di via Gradoli,  al centro nel 2009 di uno scandalo per frequentazione di trans ed uso di cocaina, torna in televisione con un nuovo programma “Razza umana” (Vedi “Trans e precariato” e “Marrazzo 2: la vendetta“).

Dopo il grande scalpore mediatico di quei giorni, sul nostro personaggio pubblico era calato il silenzio, Nessuno ne parlava più. E nessuno in questi anni ha sofferto di crisi di astinenza da Marrazzo. Ma lui forse pensava il contrario. Tutti quelli che hanno lavorato in televisione, quando sono assenti dagli schermi per un certo periodo, sono convinti di “mancare al mio pubblico“. Non è vero, non frega niente a nessuno, ma loro ne sono convinti (vedi Pippo Baudo).  Anche Marrazzo deve essere convinto di mancare al “suo pubblico” e decide, quindi, di tornare in televisione, sotto riflettori e telecamere, riacquistare visibilità mediatica e tornare a far parlare di sé, anche quelli che lo avevano dimenticato

E cosa dice per giustificare questa voglia di presenza televisiva e notorietà? Ecco…

Ora, senza voler essere polemici, ma uno che, dopo anni di oblio ( e se avesse continuato nel silenzio nessuno avrebbe pianto), cerca di nuovo visibilità ed esposizione mediatica,   ben sapendo che questo riaprirà vecchie questioni e polemiche, e torna in TV fra telecamere e riflettori,   e poi dice “Basta riflettori su di me…”, forse ha le idee un po’ confuse. Oppure…

Domanda per i più svegli: “Cosa fuma Marrazzo?”.

 

Trans e precariato

Il ritorno di Marrazzo in TV, su RAI3, rievoca lo scandalo che quattro anni fa coinvolse l’allora governatore del Lazio, scoperto in un appartamentino di via Gradoli, in compagnia di trans e polverine bianche. Ecco un resoconto delle reazioni, specie nel mondo politico, suscitate in quei giorni.

Trans e precariato (28 ottobre 2009)

Dopo il caso Marrazzo, pare che anche i trans della zona di via Gradoli siano in crisi. Negli ultimi giorni hanno registrato un notevolissimo calo delle “entrate“. Insomma, anche i trans rischiano di perdere la certezza del lavoro e di diventare precari. Ne dà notizia una flash news del Corriere di ieri:”Affari crollati dopo lo scandalo“.

ROMA – “Affari crollati” per i trans di via Gradoli dopo lo scandalo del caso Marrazzo. “Neanche piu’ un cliente- dicono alcuni di loro – sono spaventati dal clima che si e’ creato”. Poi ai giornalisti e alle troupe televisive che ancora circolano nella zona chiedono di andar via: ”Se restate qui la nostra situazione si complica ulteriormente: anche noi dobbiamo guadagnarci da vivere”. (RCD)

Immediate le reazioni del mondo politico. Il ministro Tremonti, che di recente aveva sostenuto il ruolo fondamentale del “posto fisso“, dichiara che ai trans e peripatetiche in genere, data la loro nota abitudine di passeggiare avanti e indietro, su e giù per viali, è impossibile assicurare il “posto fisso“. Ha garantito, tuttavia, che a breve sarà avviata l’emissione di particolari “Trans Bond” che i clienti potranno acquistare, a condizioni molto vantaggiose, presso le banche convenzionate, al fine di sostenere il settore. E’ allo studio anche l’assegnazione, per i pensionati e le categorie meno abbienti, di una speciale “Trans social Card“.

Ma l’opposizione attacca. Franceschini, che è convinto di essere ancora segretario, accusa: “Il Governo continua a negare che esista una crisi del settore. Non ha fatto nulla per evitare il calo delle entrate e scongiurare il precariato dei trans“. Bersani, che forse si è già pentito di essere diventato segretario, ricorda che il suo primo impegno, come sostenuto all’atto dell’elezione, è il lavoro ed il precariato. Coerente con questo impegno, ha detto che presto sarà in visita nella zona di via Gradoli per portare la propria solidarietà ai “precari” ed assicurare il sostegno dell’opposizione. Se necessario, ha aggiunto, si potrà anche organizzare una manifestazione di piazza o, in alternativa, lungo il raccordo anulare. Per l’occasione ha già creato lo slogan: “Più trans per tutti“.

Di Pietro, ricordando che Berlusconi sapeva del video su Marrazzo, ma ha preferito non divulgarlo, incalza: “Berlusconi pensa solo agli affari suoi, non ha voluto rendere pubblico il video. Invece che mostrarlo agli italiani, lo ha tenuto per sé. Si è fatto il video “ad personam”. Il Manifesto, ironizzando sugli intrecci trans/politici, col solito sarcasmo mostra in prima pagina una foto dell’interno del Parlamento e titola “Montecitorio: il Trans-atlantico“.

Molto più dura la reazione della sinistra radicale. Citando gli alti costi delle prestazioni dei trans (fra i 3000 ed i 5000 euro, secondo la stampa) si fa notare che sono passatempi consentiti solo ai ricchi e che un lavoratore a mille euro al mese non potrebbe mai permettersi simili intrattenimenti. Si tratta di una gravissima sperequazione sociale alla quale bisognerebbe porre fine garantendo anche ai meno abbienti la possibilità di accedere a questi servizi. Basterebbe inserirli nelle prestazioni gratuite del servizio sanitario, o come forma di “ammortizzatori sociali” a carico dell’INPS.

Dice il governatore pugliese, notoriamente gay, Nichi Vendola (In arte Prendolo o Dandolo, secondo le circostanze): “E’ incomprensibile che si paghi per avere rapporti sessuali di quel tipo, mentre ci sono tante persone disponibili a farlo anche gratis“. Rincara la dose il comunista Ferrero: “Si tratta di compensi del tutto ingiustificati. Anche perché da sempre il popolo lo prende nel didietro e pure gratis“.

Ieri, intanto, da un servizio andato in onda su Porta a porta, si è appreso che i trans guadagnano, in media, fra i 30.000 ed i 40.000 euro al meseesentasse. Mica male come attività; la crisi gli fa un baffo. Il che dimostra, ancora una volta, che per avere successo e guadagnare tanti soldi, non c’è bisogno di avere particolari capacità professionali, né  essere in possesso di una laurea alla Bocconi o alla Normale di Pisa, né di frequentare decine di Master esclusivi. No, per fare soldi  bisogna avere culo. Ma, soprattutto, saperlo usare…

P.S.

Sembra, da voci d’agenzia, che tutta la faccenda Marrazzo sia dovuta ad un equivoco. In verità il governatore del Lazio stava portando avanti una missione segreta per conto del PD e del candidato segretario Franceschini il quale, come riportato dalla stampa, aveva annunciato di volere, come suoi vice, un nero ed una donna. Il nero l’aveva trovato, ma la donna era da individuare. Ma non volendo fare una scelta avventata, magari nominando una donna qualunque, senza particolari meriti, aveva affidato a Marrazzo il compito di trovare una donna speciale, una che avesse capacità, grinta, determinazione. Insomma…una donna con le palle. E Marrazzo l’aveva trovata…