La domenica specialmente (Cane blu)

Il cane blu” è uno dei quattro episodi del film “La domenica specialmente” del 1991, ispirati ai racconti di Tonino Guerra. Questo episodio è diretto da Giuseppe Tornatore e interpretato da un bravissimo Philippe Noiret (e da un cane da premio Oscar). Gli altri sono diretti da Marco Tullio Giordana, Francesca Barilli e Giuseppe Bertolucci.

cane blu notteLa storia è semplice. Un piccolo cane randagio, con una grossa macchia blu sulla fronte, si affeziona ad un calzolaio-barbiere; lo segue a casa, in negozio, e perfino in chiesa, creando un piccolo subbuglio nella cerimonia. Ma il barbiere continua a scacciarlo, finché …

cane blu

Mi è venuto in mente proprio questi giorni. Chissà se c’è su YouTube, mi sono chiesto. Piccola ricerca et voilà…è stato inserito proprio di recente, a febbraio (2011). Il guaio è che ad inserirlo è un appassionato dell’est. Quindi, benché sia in lingua originale e non doppiato, c’è un commento in russo (credo). Ma non toglie niente alla godibilità del film che, per la linearità e semplicità della storia, si capirebbe benissimo anche se fosse muto. Dura circa 30 minuti. Ma, se non lo avete mai visto ed amate gli animali, e “specialmente” i cani, vi consiglio di guardarlo (giugno 2011).

P.S.
Solo oggi (27 ottobre 2018), notando che qualche visitatore è andato a vedere questo vecchio post, incuriosito sono andato a rileggerlo e verificare se su YouTube ci sia ancora il video (molto spesso spariscono). E vedo che finalmente un’anima buona ha inserito il film completo in italiano. L’episodio “Il cane blu” è proprio il primo (dopo una breve introduzione di pochi minuti). Quindi potete vedere solo quello, oppure il film completo. Vale la pena. Buona visione.

Baarìa o non Baarìa?

Ovvero: atroce dubbio di un post comunista in crisi. Siamo sinceri, oggi essere di sinistra è un problema. Una volta era più facile. Una volta c’era il PCI, il partito dei proletari, dei poveri. E se tu eri povero, o pensavi di esserlo, non avevi problemi, dovevi solo essere comunista, leggere l’Unità e credere per fede in quello che c’era scritto. Anche perché, come si usava dire:  “La verità è ciò che conviene al partito“. Questa affemazione sembra essere l’unica cosa rimasta alla sinistra del suo patrimonio storico e ideologico. E’ ancora valida. Tutto il resto è cambiato. Sono cominciati i cambiamenti, le divisioni, le proliferazioni di sigle, partiti e partitini, tutti comunisti, ma ognuno con la propria bandiera. Il PCI diventa PDS, nascono Rifondazione e Comunisti italiani, ed il vecchio proletario già è in crisi: con chi andare? Chi ha scelto di restare nel PDS dopo un po’ cambia ancora nome e diventa DS, poi si ritrova, lui vecchio marxista, ateo e mangiapreti, ad andare a braccetto con i cattolici di Rutelli, Rosi Bindi e la Binetti (quella che indossa il cilicio per penitenza), tutti insieme appassionatamente nel nuovo PD. Peppone e Don Camillo diventano compari e dicono di avere le stesse radici e di volere le stesse cose (lo dicono i dirigenti e sembrano anche convinti; gli elettori sono meno convinti, ma stanno al gioco). Molti storcono il naso, ma tutti, allineati e coperti per il bene del partito, marciano insieme (fino a nuovo ordine). Quelli che hanno scelto di seguire Rifondazione dopo qualche anno si trovano a dover scegliere se restare con Rifondazione o seguire Ferrando che lascia il partito e fonda una nuova sigla “Partito comunista dei lavoratori”, come se tutti gli altri fossero partiti comunisti degli scansafatiche! Non basta, perché dopo un po’ Rifondazione tiene il congresso. Sono rimasti in quattro gatti, ma riescono a dividersi ancora: due gatti di qua con Ferrero, due gatti di là con Vendola. E non è detto che finisca qui.

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