Ruby e le supposte

Mancano 24 ore alla sentenza in Appello per il caso Ruby nel quale Berlusconi è accusato di concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile. Altra pesantissima spada di Damocle che pende minacciosa sulla testa del Cavaliere (ex). Un processo nato male e proseguito peggio, con accuse che non stanno né in cielo, né in terra, portato avanti con cinica determinazione solo perché l’imputato è Berlusconi e politicamente “bisogna condannarlo“. Un processo sul quale gravano accuse di assegnazione illegittima alla Boccassini da parte di Bruti Liberati. Caso esploso dopo le precise accuse di Robledo a Bruti Liberati e sul quale si è espresso di recente il CSM  (vedi “CSM: Bruti Liberati doveva motivare assegnazione del caso Ruby a Boccassini“).

Che Berlusconi non sia uno stinco di santo e che ami la compagnia femminile, specie quella di ragazze giovani e belle, che poi ricompensa generosamente con regali di vario genere, ci sta pure ed è risaputo.  Ma che la magistratura milanese lasci molti dubbi sull’imparzialità e faccia di tutto per accreditare la tesi della “persecuzione giudiziaria” è pure sacrosanto e sotto gli occhi di tutti. Ecco cosa scrivevo, in merito al processo, un anno fa.

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice ”condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi: “Toghe rosse: la genesi

Maison Italia

Un ministro, Josefa Idem, e la presidente della Camera, Laura Boldrini, il 14 giugno andranno a Palermo per partecipare a quella carnevalata fuori stagione che chiamano  Gay pride. Una presenza ufficiale da parte di un componente del Governo e della terza carica dello Stato. Anche il Gay pride sarà così istituzionalizzato. Dice la Idem: “Serve un forte impegno a livello nazionale e europeo per contrastare ogni tipo di discriminazione, per garantire parità di trattamento e dignità delle persone lgbt”. Questo è urgente; tutelare i “Lgbt“, i creativi del sesso, i “diversamente sessuali“.

Ecco perché due autorevolissimi esponenti istituzionali vanno a sfilare al gay pride palermitano. Manca solo che ci vada anche il presidente del senato, Piero Grasso e, perché no, anche Napolitano. Ovviamente, per essere in perfetta sintonia con i partecipanti, indosserebbero completini sexy, svolazzanti vestagliette rosa trasparenti, coroncine di fiori e piume di struzzo e salirebbero sui carri carnevaleschi per esibirsi in languide e sensuali danze orientali. Del resto non c’è da stupirsi. In Parlamento abbiamo già visto una porno star, Cicciolina, ed un trans, Luxuria. Due governatori di Puglia e Sicilia, come Vendola e Crocetta, sono dichiaratamente gay ed un altro esponente delle Istituzioni come l’ex governatore del Lazio Marrazzo andava matto per le trans brasiliane.

Ormai con questo governo “contro natura“, le priorità nazionali sono diventate queste; tutela degli immigrati, cittadinanza agli stranieri, legge sull’omofobia, unioni di fatto, Rom e centri sociali. Per l’ideologia, la politica ed il culturame della sinistra queste sono le “priorità“. Poco importa se gli italiani si suicidano per la crisi. L’importante è tutelare i gay, trans, lesbo, bisex e sessualmente confusi. Non passa giorno che i media non diano ampio spazio e visibilità a tutto ciò che riguarda il mondo Lgbt (così lo chiama la Idem). E’ l’argomento più importante della cronaca, della politica, del gossip, dello spettacolo, della cultura. E’ una campagna assidua, portata avanti scientificamente dalla lobby gay a livello mondiale, che va avanti da anni promuovendo tutto ciò che sessualmente è strano, fuori dalla norma, provocatorio, ambiguo. E lo fanno passare per “normale“. Ecco, per esempio, cosa c’è in programma a Padova: “Sesso gay sul balcone“.

Ma dove vogliono arrivare? Stanno minando la società nelle sue radici, stravolgendo la famiglia, gli affetti, i rapporti umani, la natura stessa. Vogliono distruggere tutte le regole della convivenza. Perseguono la completa destabilizzazione sociale, al solo scopo di far diventare “normali” i ghiribizzi sessuali dei “diversamente normali“. Molti anni fa la senatrice Merlin fu la promotrice di una legge, che infatti porta il suo nome, per chiudere le “case chiuse” che erano già “chiuse“, ma così le chiusero meglio. Le chiusero così bene che poi, invece che piccole case chiuse sparse sulla penisola, ne aprirono una sola, ma grande, dalle Alpi alla Sicilia.

Oggi l’Italia è diventato un grande casino a cielo aperto, a disposizione di prostitute dell’est, nigeriane, trans brasiliane, trans nostrane, e papponi albanesi, rumeni e di varia provenienza. Ma oggi anche il sesso, specie quello dai gusti particolari, viene rivalutato, reinterpretato, rivisto; una specie di revisionismo sessuale.  Così i luoghi di piacere non si chiamano più bordelli o casini. Si chiamano “centri massaggi”, club privé, incontri al buio, scambio di coppie.  Perfino le “signorine“, modernizzate, tecnologicamente avanzate e globalizzate, oggi si chiamano “Escort“. Sempre prostitute sono, ma di alto livello. E costano di più.

Così anche il gran casino italico deve essere aggiornato, ingentilito, glamour, culturalmente nobilitato, acquisisce un’atmosfera di eleganza e raffinatezza. Così, invece che casino o bordello, lo chiameremo, alla francese, “Maison close“. O, brevemente, “Maison“, o “Salon” (Trailer di Salon Kitty, di Tinto Brass),  come usava chiamarle Toulouse Lautrec, quasi per nascondere dietro una parola apparentemente innocua, la vera attività della “casa“.  Ma lui era un affezionato frequentatore di quell’ambiente, tanto che finì per viverci in una Maison, utilizzarla come studio e lasciarci molte testimonianze di ambienti e personaggi di quelle case (Lautrec ritratto davanti ad una delle opere più celebri, in compagnia di una ragazza “ospite” della Maison).  Ma sì, siamo buoni e questo gran casino a cielo aperto che è diventato  il Bel Paese,  chiamiamolo “Maison Italia“. Suona meglio, ma sempre un casino è.

Quasi quasi sarebbe meglio tornare alle nostre care, vecchie, dimenticate case chiuse di una volta. Ecco una scena da “Film d’amore e d’anarchia” del 1973, diretto magistralmente dalla grande Lina Wertmuller, ambientato proprio in una casa di tolleranza, che rievoca molto bene l’atmosfera di quelle case. La canzone in sottofondo, un grande successo degli anni ’30,  è “La petit tonkinoise“, cantata da Joséphine Baker .

 

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice “condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

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