Dio salvi l’Italia

Questa è proprio una notizia da prima pagina. O almeno, lo è secondo l’ANSA che gli riserva un apposito box in home: “Dio ci salvi dalla Scozia e da Berlusconi“.

Tutto per mostrare la foto di un cartello con la scritta in inglese, sostenuto da “un gruppo di tifosi“. come scrive l’Ansa. Come se 3sfigati3 fossero una larga rappresentanza della tifoseria italica. Ma se fanno qualcosa contro Berlusconi, anche 3sfigati3 fanno notizia e finiscono in prima pagina. Immagino che, come di consueto, questa notiziona verrà ripresa e pubblicata dai maggiori quotidiani nazionali; quelli liberi, autonomi, imparziali, obiettivi ed indipendenti (!?). E’ la stampa, bellezza!

Cosa non si inventano pur di sbattere in prima pagina l’immancabile berlusconata quotidiana. Vanno perfino all’estero, in Scozia, per fotografare 3 sfigati 3 che reggono un cartello contro Berlusconi. E la nostra stampa, ANSA in testa, ne fa una notizia da prima pagina con tanto di box in bella evidenza. Pensate che l’avrebbero pubblicato se il cartello fosse stato contro Bersani? Ma quando mai, questo è un trattamento che la nostra stampa, libera, imparziale, indipendente (!?) riserva al Cavaliere. E’ la loro fissazione, l’ossessione, il loro pane quotidiano, una specie di sindrome monomaniacale.

Chissà quanto hanno faticato questi tifosi in trasferta per inventarsi questo cartello. Sono sforzi mentali che richiedono allenamento. Beh, ma loro da tifosi e sportivi saranno certamente in ottima forma e reggono anche sforzi sovrumani, specie intellettuali.

In verità, forse, avrebbero dovuto esporre un altro cartello, più appropriato; questo…

 

Già, Dio ci salvi dai negati, dagli incapaci, dagli sfigati e…dalla stampa.

 

I sardi sono razzisti?

Già da ieri la notizia campeggiava in tutti i siti di informazione, e c’è ancora oggi: “Cori razzisti a Cagliari“. La partita Cagliari – Inter è stata sospesa dall’arbitro, per tre minuti, perché i tifosi facevano “Buuh…” ogni volta che il camerunense Eto’o toccava palla. L’allenatore Bisoli ed il presidente Cellino dichiarano di non essersi accorti di nulla. Evidentemente non dovevano essere cori poi così violenti. Ma basta qualche fischio ad Eto’o e diventa “razzismo“. Oggi, In Italia, basta che tu guardi storto il marocchino che, per la decima volta in una mattinata, cerca di venderti l’accendino al parcheggio e sei “razzista”. Non c’è scampo.

Si dimentica di precisare, in questo caso specifico, che i fischi dei tifosi cagliaritani all’indirizzo del calciatore dell’Inter, forse, hanno una ragione diversa. Il camerunense, infatti, ha avuto una figlia, Annie, che non ha mai voluto riconoscere, né incontrare, da una ragazza sarda di Iglesias. La paternità è stata accertata solo dopo l’esame del DNA. E pare che, ancora oggi, in pratica il calciatore non se ne occupi affatto. Una questione, inosomma, di “orgoglio sardo”. Ma forse l’arbitro non lo sapeva, oppure ha preferito ignorarlo. Molto più comodo, (e fa più notizia) gridare ancora una volta al “razzismo” e sbatterlo in prima pagina. Già, perché si sa che il tifo calcistico non risparmia contestazioni, specie agli avversari. Quindi è normale (si fa per dire) che, durante la partita, si lancino imprecazioni, insulti e cori, nei confronti dei calciatori o che si innalzino striscioni provocatori e, spesso, anche offensivi. Sì, rientra nella norma del tifo calcistico. Ma solo se rivolto a calciatori bianchi. Se è rivolto a calciatori neri, allora è un fatto gravissimo: è razzismo!

Ma, al di là dell’episodio di Cagliari, viene spontaneo notare come ormai la parola razzismo compaia sui media quotidianamente e per le occasioni più diverse. Sta diventando la parolina magica che sta bene su tutto, è un leit motiv che accompagna l’informazione e che spunta ogni volta che c’è di mezzo un nero, un immigrato, un musulmano. Così le normali liti fra italiani sono semplici liti. Ma se c’è di mezzo un nero diventa, automaticamente, razzismo. Se mandi a quel paese un italiano è solo, al massimo, un insulto. Se lo fai con un marocchino è razzismo. Se qualcuno ti offende e gli dai un cazzotto in faccia è violenza. Se lo fai con un nero è razzismo. Ecco, questo è il concetto di base. Il resto viene da sé. Titoloni sui giornali ed accuse generiche e collettive; gli italiani sono razzisti.

Lo stesso dicasi per i musulmani, di cui bisogna solo parlar bene e garantire tutti i diritti possibili. Se appena appena ti permetti di sollevare qualche dubbio sui problemi creati dall’invasione di immigrati di varia provenienza, sei razzista e xenofobo. Si scatenano le Commissioni europee, l’ONU, il Papa e, ovviamente, la Boldrini con tutta la sinistra al seguito. Stesso atteggiamento riguardo ai gay. O non ne parli, oppure ne devi parlar bene, ammirarli, coccolarli, esaltarne l’intelligenza (!?), ospitarli ovunque in tutti i salotti TV e ribadire la loro “normalità“.

Ma se sono così “normali” perché se ne parla tanto? Mica si ospitano in TV i ragionieri, i geometri, i cuochi, le cassiere, i macellai, per dimostrare che sono persone “normali”. Proprio perché sono normali non fanno notizia e, quindi, nessuno dedica loro spazi sui media. I gay no; dicono di essere “normali”, ma devono andare a ribadirlo in TV. E se devono ribadirlo continuamente significa che, forse, hanno qualche dubbio sulla loro normalità. E se il dubbio ce l’hanno loro, figuriamoci gli altri. Misteri moderni.

Sì, è vero che esiste la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, quel famoso art. 21 che tirano in ballo, a proposito ed a sproposito, in ogni occasione, ma solo quando gli fa comodo. Ma quella libertà vale solo per chi è politicamente corretto ( pensiero unico della sinistra). Per gli altri, come dicevo nel post precedente “Gaber vs Santoro” è solo una “Libertà vigilata“. Ci sono, quindi, delle categorie delle quali bisogna sempre e solo parlar bene. Altrimenti sei razzista, xenofobo, omofobo e…fascista (questo ci sta sempre bene). Sono gli “Intoccabili“: neri, musulmani, gay e…Santoro!

Cinque ragazzi morti ( uno era interista, gli altri non si sa…)


Ancora una notizia dal TG. Ma che belle notizie ci danno i TG. Cinque ragazzi sono morti in un incidente d’auto. Scontato il servizio in TV, con doveroso primo piano sui volti in lacrime dei familiari. Anche perchè poi, alla fine si dovrà stabilire, con apposita giuria di esperti, chi fosse il più addolorato. Insomma, una graduatoria del dolore, di chi soffre di più, di chi piange meglio in diretta. Chi piange di più vince. Su una delle bare hanno sistemato un pallone, giusto per ricordare che quel ragazzo era appassionato di calcio. Su un’altra bara hanno fatto di meglio: hanno sistemato la maglia neroazzurra della sua squadra del cuore, l’Inter. Come a specificare una qualità che, evidentemente nell’al di là deve avere una certa importanza. Che ci sia una qualche corrispondenza fra i gironi di calcio e i gironi infernali? Non sarà che poi si viene assegnati ai vari gironi secondo la squadra per cui si faceva tifo? Beh, questa può essere la spiegazione del fatto che considerino tanto importante stabilire su una bara, quale fosse la squadra per cui tifava il morto. Di questo passo si finirà per riportarlo anche sulla lapide. Qui giace…nome, cognome, data di nascita e di morte e…squadra per la quale si tifava. Poi si arriverà a segnarlo addirittura come segno particolare direttamente nella carta d’identità. Da stabilire all’atto del battesimo, nome , paternità e… squadra del cuore. Che? Cinico io? No, no. Vorrei solo porre una domandina ai tifosi ed inguaribili sostenitori del nostro sport nazionale. Non vi viene mai il dubbio di esagerare? No?
Riferimenti: ( Torre di Babele )