Futili motivi, TG e inviati speciali

L’ennesimo morto ammazzato per “futili motivi”. Ma la causa non è mai data dai futili motivi, come sbrigativamente li definisce la stampa. Quella è solo la scintilla che dà fuoco alle polveri dell’aggressività repressa, accumulata nel tempo, che esplode al minimo pretesto. Bisognerebbe chiedersi cosa sta scatenando questa aggressività collettiva. Ma la spiegazione è lunga e complessa, ed interessa in buona parte anche i media che ormai sono i principali generatori di messaggi negativi. Ma troppa gente ci campa e mai ammetterebbe una propria responsabilità nel favorire l’insorgere di pulsioni violente. Allora non lo diciamo. Diciamo solo, come ripeto spesso, che il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto: proprio perché i matti non si rendono conto di essere matti.

Sono anni ormai che si verificano questi casi di violenza bestiale e ingiustificate, che si concludono spesso tragicamente, per cause che i media continuano a definire futili motivi: “Morto per un cocktail preso per sbaglio“. Si intervistano i familiari, parenti, amici, testimoni. Se ne fa oggetto di dibattiti nei salotti televisivi ed in programmi che si occupano in particolare di cronaca nera. Si sentono le opinioni degli esperti, dei criminologi, psicologi. Ne parlano tutti, giornalisti, conduttori TV, comari e opinionisti tuttologi che discutono con la stessa serietà e competenza di morti ammazzati, di diete miracolose e di buchi neri. A sentirli viene un attacco di orchite acuta. Ma nessuno si chiede quale sia la vera causa di questa crescente aggressività. L’importante è drammatizzare il fatto, intervistare testimoni, familiari, amici, passanti, e così mettere insieme materiale per riempire paginate di stampa e programmi TV. Fino al prossimo morto ammazzato per “futili motivi“.

E’ un argomento che tratto spesso perché non riesco a spiegarmi come mai nessuno si interroghi seriamente sulle cause di questa violenza. Sono decine i post dedicati a queste morti assurde. Eccone uno del 2004, 13 anni fa: “Follie di giornata” nel quale già mi chiedevo “Perché ci si ammazza per futili motivi?”. E concludevo “In un mondo di matti, nessuno si rende conto di esserlo.”. Non è cambiato nulla. Anche di recente ho cercato di dare una spiegazione in alcuni post:

Morti di giornata

Buoni per legge

Quei ragazzi perbene

Futili motivi per morire

Fiorello e violenza in TV

Follia umana (1)

Follia umana 2 (mamme, figli e ombrelli)

Follia umana 3 (futili motivi)

Ormai è un bollettino di guerra. Ma i nostri guru della comunicazione sembrano interessati più alla rappresentazione mediatica delle tragedie, piuttosto che ad interrogarsi sulle cause scatenanti dell’aggressività e, se possibile, trovare rimedi. Se non fosse un argomento molto serio, a vedere come stampa e TV trattano queste tragedie, ci sarebbe da farsi quattro risate. Ed in realtà qualcuno che si prende gioco dei media c’è. E’ Maccio Capatonda, nome d’arte di Marcello Macchia che ha adottato il nome di un suo celebre personaggio. Autore e interprete di parodie del mondo dell’informazione e dello spettacolo. I suoi brevi video sono visibili nel suo sito su Youtube “Maccio Capatonda official“. Quasi inseparabile compagno di avventura Herbert Ballerina che, in una serie di quelle parodie, impersona Pino Cammino, il “passante per professione“, il classico “testimone oculare“, quello che “Ho visto tutto“, quello che viene sempre intervistato dalle Tv e dall’inviato speciale sul luogo delle tragedie. Vedendo questi cortometraggi comici, parodia perfetta, dei veri inviati speciali e dei servizi televisivi che sguazzano con la cronaca nera, viene da ridere, certo, ma si ride amaro perché le differenze tra la realtà e la parodia sono così labili che è difficile distinguere il vero dal falso. Ecco uno di quei celebri servizi che fanno la parodia dei TG, dei sondaggi, del televoto e degli inviati speciali sul posto. Capatonda impersona sia il conduttore del TG, sia l’inviato speciale Oscar Carogna e Ballerina interpreta il passante di professione che “Ho visto tutto“:

 

 

TeleGay 4

E’ partita lunedì la nuova edizione del TG4 delle ore 19 condotta da Alessandro Cecchi Paone. Ho la netta sensazione che finirà per suscitare molte polemiche. Cecchi Paone, dopo aver apertamente dichiarato molti anni fa di essere omosessuale, è diventato il testimonial più in vista della causa gay e tutti se lo contendono. Negli ultimi tempi sembrava avere il dono dell’ubiquità. Mattino, pomeriggio, sera, in qualche canale TV lo si vedeva come opinionista tuttologo, a discutere di tutto, polemizzare e, soprattutto, difendere tutto ciò che direttamente o indirettamente giova alla causa gay, trans, lesbo, e varie campagne laiciste. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, non per le sue capacità e conoscenze enciclopediche, ma perché è gay e, come tale,  è un personaggio che crea polemiche, contrapposizioni e suscita curiosità morbosa (in questo senso se la gioca a pari merito con Luxuria). E’ pensabile che uno così apertamente schierato, possa poi essere imparziale e fare informazione obiettiva? No, non è pensabile e non è possibile. Questa è la prima considerazione che lascia molti dubbi sulla sua attendibilità come conduttore di un telegiornale e sulla scelta operata dall’azienda.

La seconda considerazione arriva dopo aver visto le prime due edizioni del suo TG4. Lunedì ha fatto almeno due affermazioni che hanno confermato tutte le mie perplessità. Durante un servizio sullo scandalo delle trivelle in Basilicata, in collegamento esterno con un inviato in Basilicata, si è espresso chiaramente a favore delle trivellazioni perché, secondo lui, portano occupazione e ricchezza alla Regione, in contrasto con le affermazioni di chi esprimeva qualche perplessità sui reali benefici.  E per giustificare la sua posizione favorevole all’innovazione, la tecnologia ed il progresso,  ha chiuso affermando che lui è da sempre favorevole alla Tav ed all’alta velocità (non c’entra niente con il servizio, ma serve a dimostrare che lui ci tiene a far sapere qual è la sua opinione sugli argomenti che tratta). Ma un conduttore di un telegiornale è lì per riportare le notizie, non per esprimere la sua opinione personale su fatti, eventi e personaggi. Avete mai sentito un conduttore di un qualunque TG, anche regionale, anche di Tele Pompu libera, schierarsi chiaramente e apertamente durante il TG a favore o contro la Tav, o su uno dei tanti argomenti di attualità? No, non si è mai sentito. Il conduttore deve riferire le notizie ed i fatti, non commentarle secondo i suoi gusti personali. Questo atteggiamento, più da commentatore e “opinionista” che da giornalista, è quello che assumono (sbagliando anch’essi) quasi tutti i conduttori di talk show; ma non i giornalisti che conducono un telegiornale.

Oggi apre con un servizio sulle primarie americane parlando di Donald Trump e del fatto che è molto contestato, non solo dagli avversari democratici, ma anche da quelli repubblicani, per le sue affermazioni spesso esagerate, arroganti, minacciose, sopra le righe; cosa che scatena polemiche ed accuse di machisno, intolleranza e razzismo. La bella e giovane moglie di Trump, l’ex modella Melania, ha deciso di partecipare più attivamente alla campagna elettorale del marito, difendendolo dalle accuse e descrivendolo come una persona che, in privato, è tranquillo e diverso da come appare in pubblico e nei comizi. E Cecchi Paone riferisce la notizia dicendo che questa donna scende in campo per difendere Trump che “ogni volta che apre bocca fa guai“. Una affermazione come questa  basta e avanza per capire quale sarà la linea editoriale del TG di Cecchi Paone, uno che in quanto ad autostima non è secondo a nessuno. Sarà il suo TG personalizzato: il mondo visto da PaVone. Mancano solo le didascalie per classificare i fatti in “Buono – No buono” e la lavagnetta, come si faceva a scuola, per segnare  ogni giorno i nomi dei personaggi “Buoni e cattivi“.

Vi risulta, per ripetere quanto già detto prima, che qualche conduttore di TG, nel corso del telegiornale, abbia mai commentato le notizie esprimendo un giudizio personale sui fatti di cronaca o sulle dichiarazioni di un capo di Stato estero o di un semplice esponente di rilievo della politica nazionale e internazionale? Che abbia detto di essere d’accordo o meno con le dichiarazioni di Bush, Obama, Clinton, Berlusconi, Prodi, Napolitano, Renzi o Papa Bergoglio? No, non si è mai visto. Non commentano nemmeno le sciocchezze di Belen Rodríguez o di Pupo, perché un giornalista deve riferire i fatti, non commentarli (cosa che in molti dimenticano spesso e volentieri.) E’ talmente fuori dalle regole del giornalismo che non è neppure immaginabile. Cecchi Paone è il primo conduttore di un TG a farlo; manda in onda un servizio su un personaggio politico USA, Trump, e su di lui esprime un suo giudizio personale, contravvenendo in tal modo al codice deontologico del giornalismo. Chiunque avesse fatto una cosa simile alla RAI, almeno fino a qualche anno fa, non avrebbe finito neppure la puntata del TG; lo avrebbero buttato fuori a calci nel culo subito, al momento, nel giro di 10 secondi. Ma forse oggi le regole sono cambiate ed al TG4 hanno particolari norme deontologiche.

Per intenderci, non significa che un giornalista non possa esprimere la sua opinione su fatti e personaggi, ma che deve farlo a tempo e luogo e negli spazi opportuni. Può farlo come ospite in un programma, non può farlo se conduce un telegiornale. Montanelli insisteva spesso sulla necessità di tenere ben separati i fatti dai commenti. Ecco perché anche nella carta stampata ci sono gli articoli che riferiscono i fatti di cronaca e ci sono gli editoriali che esprimono il parere dell’editorialista sui fatti. Anche se ultimamente questo confine è sempre più labile e molti cronisti sembrano convinti che il compito del giornalista sia quello di commentare i fatti, invece che limitarsi a riferire cosa è successo, dove, quando e perché. Oggi sono tutti editorialisti “Grandi firme”, anche l’apprendista aspirante cronista precario in prova che scrive dieci righe dieci sulla partitella fra scapoli e ammogliati sul Corrierino della parrocchia di Trescagheras.

Bene, Cecchi Paone, tanto per capire dove andrà a parare e quale sarà il tenore del suo TG, lo dice chiaramente  fin dalla presentazione del nuovo TG; non semplicemente notizie, ma commenti ed approfondimenti (secondo il suo punto di vista; non lo dice chiaramente, ma lo si capisce). Altro che imparzialità dell’informazione, altro che separare i fatti dai commenti. E poi dicevano che Emilio Fede era troppo fazioso e apertamente a favore di Berlusconi. Magari lo era, ma non si sarebbe mai sognato di dire, mandando un servizio su Romano Prodi che “Ogni volta che Prodi parla fa danni“. Magari lo pensava, o lo lasciava intendere con smorfie e atteggiamenti molto espressivi, ma non lo diceva. In confronto a Cecchi PaVone il buon Emilio Fede era il massimo dell’obiettività. E siamo solo all’inizio.

Se queste sono le premesse, temo che questo nuovo TeleGay4 sarà inguardabile. Forse pensano di recuperare ascolti contando sul richiamo dei gusti sessuali del conduttore. Pensano di farne il TG ufficiale di gay, lesbo e trans? Ma allora, le previsioni del tempo le affideranno a Luxuria? Oppure a Malgioglio? E all’interno ci sarà una rubrichetta riservata “Arcigay News“? Non so con quale logica abbiano operato questa scelta, ma temo che abbiano commesso un grosso errore di valutazione. E mi sembra strano che il direttore Mario Giordano abbia accettato una scelta simile. Il difetto peggiore di questo TG gay, credo che sia proprio l’evidente e dichiarata faziosità del conduttore. Il che è un pessimo biglietto da visita. Non avevamo certo bisogno di qualcuno che fornisca il suo particolare punto di vista personale sui fatti del mondo. Ne abbiamo già abbastanza, anche troppi. Per quanto mi riguarda questo Tg4, edizione Gay friendly, potrebbero anche cancellarlo dal telecomando.

Profughi pianisti del TG1 e ragazzi modello

TG1 delle ore 13.30. Il primo servizio parla dei profughi che, dopo la chiusura della rotta balcanica di ingresso in Europa, sono fermi in un campo tra Grecia e Macedonia. Sono 12.000  e non sanno dove andare. Molto probabilmente arriveranno in Italia. Già, perché mentre Austria, Ungheria, Macedonia ed altri paesi europei, hanno capito quale sia il rischio dell’invasione incontrollata e chiudono le porte, noi le apriamo. Anzi, invece che muri innalziamo cartelli di benvenuto e, per evitare i disagi ed i pericoli del viaggio, Emiliano, governatore della Puglia, propone di andare a prenderli direttamente alla partenza con i traghetti (Dobbiamo mandare i traghetti a prendere i migranti). Tutti chiudono le porte, noi andiamo a prenderli. Cosa si può dire a chi ragiona in questo modo? O sono scemi i governanti europei o sono scemi i nostri governanti: non so voi, ma io ho la mia idea.  

Come si può pensare di arginare il flusso di migranti quando facciamo di tutto per favorire e incentivare la migrazione. Ogni giorno sentiamo dichiarazioni di esponenti della sinistra che continuano a parlare degli immigrati come “preziose risorse“, e dire che è nostro dovere accoglierli. Abbiamo già in calendario proposte di legge per migliorare l’accoglienza, introdurre lo Ius soli e garantire la cittadinanza a tutti. Li ospitiamo in ridenti località marine o montane, in deliziosi alberghetti 3 stelle o agriturismo, e garantiamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, assistenza medica, legale, sindacale, paghetta settimanale, wi-fi e Tv satellitare (dicono che è un loro diritto). E se la paghetta arriva in ritardo, oppure il menu non è di loro gradimento, scioperano e distruggono le strutture di accoglienza. Come si può pensare di fermare l’invasione quando le più alte cariche civili e religiose, dal Papa al Presidente della Repubblica, dai cardinali e vescovi alla Caritas, ai Centri sociali, alle associazioni umanitarie, Coop, e tutto il sinistrume buonista, è tutto un coro di messaggi favorevoli all’accoglienza.  E’ un invito preciso a venire in Italia, nemmeno le agenzie turistiche o le aziende di soggiorno saprebbero essere più convincenti. Manca solo che andiamo direttamente a prelevarli dai villaggi e caricarli su navi da crociera (ma è quello che propone Emiliano); a spese nostre, ovvio. In verità lo stiamo già facendo, ma per il momento arriviamo solo fino alle acque libiche. Con queste premesse è strano che in Africa ci sia ancora qualcuno che non è partito verso Lampedusa.

 Anche ieri la nostra presidente della Camera, Laura Boldrini (la signora che vediamo a lato e che resta un mistero; non si capisce perché sia così antipatica), ha tuonato contro chi innalza muri (Miope chi innalza muri per fermare i migranti); sembra di sentire Bergoglio. Ma tanto ormai sentire il Papa o i cattocomunisti confusi non fa differenza; dicono le stesse sciocchezze. E siccome è convinta che l’Italia abbia accolto pochi immigrati (cosa che fa sorgere qualche dubbio sulle sue fonti di informazione, visto che solo negli ultimi due anni ne sono arrivati più di 300.000),  ha chiesto che l’Italia ne accolga molti di più; auspica che ne arrivino ancora almeno 400.000 (sai che pacchia per le Coop, associazioni umanitarie e albergatori con calo di presenze). Dice che così si compensa il calo demografico (Ora più immigrati in Italia).  Roba che fa sorgere il dubbio che  Boldrini abbia qualche problema di salute e che, forse, sarebbe il caso di sottoporla a qualche controllo, giusto per sicurezza sua; e anche nostra. Sembrerebbe la battuta di un buontempone leggermente alticcio in vena di provocazioni. Invece questa donna, che una sciocchezza dice e cento ne pensa, è la terza carica dello Stato. E non passa giorno che non rilasci qualche dichiarazione  non richiesta che, stranamente, è sempre contraria al senso comune degli italiani.

Ma torniamo al nostro TG1, quello che ogni giorno ci informa sulle tragedie che affliggono gli italiani:  disastri naturali, valanghe, alluvioni, morti ammazzati, calamità naturali, bambini acquistati su internet, falsi naufraghi su isole “quasi” deserte, falsi profughi, falsi invalidi (oggi circolano più falsi che originali), e  dichiarazioni dei politici. Il primo servizio, come dicevo, riguarda quelli che cercano di arrivare in Europa, quelli che prima chiamavamo “immigrati clandestini“, poi abbiamo eliminato il termine “clandestini” e li abbiamo chiamati non più immigrati, ma più genericamente “migranti“; poi, visto che anche questo termine appariva  non troppo politicamente corretto, sempre la Boldrini ha suggerito di chiamarli profughi o richiedenti asilo. Noi siamo specialisti in queste operazioni di restauro linguistico; gli spazzini li chiamiamo operatori ecologici, i bidelli diventano collaboratori scolastici e gli handicappati sono “diversamente abili“: invenzioni così ridicole che gli stessi interessati ci ridono su. E’ il politicamente corretto, bellezza. Ecco perché quei disperati nella tendopoli, magari non hanno ancora raggiunto la meta agognata e la sicurezza del futuro, però qualche miglioramento  lo hanno già fatto: fino a ieri venivano chiamati “migranti”, oggi sono già diventati “profughi“. Non è molto, ma è già un piccolo passo avanti. Così facciamo contenta Boldrini, il Papa, l’ONU, l’Arcigay (quelli ormai c’entrano sempre), Kyenge, Iacona, Formigli, il TG3 , la Carta di Roma e tutta la coorte dei buonisti terzomondisti di casa nostra. Partono, dunque, le immagini di una tendopoli e la foto  di un bambino appena nato sotto una tenda, lavato alla meno peggio con l’acqua di una bottiglia. Per restare in tema, visto che è nato in mezzo al fango, più che lavato possiamo chiamarlo “diversamente sporco“. Oggi questa è “l’immagine simbolo“. Domani vedremo.

Già, oggi abbiamo un bisogno disperato di “immagini simbolo” da sbattere in prima pagina e per arricchire i servizi televisivi;  solitamente sono foto di donne o bambini. E più sono tragiche, più diventano “simbolo”. Come quella del bambino morto sulla spiaggia della Turchia. Sono immagini toccanti che accrescono il senso di colpa di noi occidentali e predispongono ad essere più tolleranti e ben disposti all’accoglienza. I media lo sanno molto bene e le sfruttano. Chissà perché  l’immagine simbolo non è mai quella di barconi pieni di maschi africani, giovani, in buona salute, e magari alle prese con l’ultimo modello di smartphone. Oppure quella dei parchi cittadini invasi da gente dalla pelle scura, dove i bambini non vanno più a giocare per paura dell’uomo nero. Oppure degli anziani che hanno paura ad uscire di casa perché le città ormai sembrano periferie di Nairobi. O ancora la foto di pensionati aggrediti in casa propria, torturati o ammazzati da bande di delinquenti dell’est che li massacrano per rubare qualche centinaio di euro. Ma evidentemente non tutte le foto simbolo sono uguali. Chissà perché poi si ha bisogno di “simboli” per capire le cose; o perché gli operatori mediatici sono convinti che la gente ne abbia bisogno. Come se in assenza della “foto simbolo” le gente non capisca bene di cosa si stia parlando. Ma oggi è così, vallo a capire il perché. Purtroppo anche il semiologo Umberto Eco, esperto di simboli e del loro significato, uno che avrebbe potuto spiegarci bene l’arcano significato della foto simbolo, è morto. Arrangiatevi.

La successiva immagine è quella di alcune persone che trasportano un pianoforte bianco Yamaha attraverso le tende, in mezzo al fango. E’ il dono di un artista cinese che ha donato il piano perché, dice il cronista, convinto che “l’arte sia più forte della guerra“. Geniale, ecco come fermare la guerra, con la musica. Questi cinesi sono talmente abituati a taroccare tutto e produrre falsi di ogni genere che forse anche il cervello non deve essere più quello originale; in testa hanno dei cervelli taroccati. Ecco perché funzionano male. Allora basterebbe mandare in Siria vagonate di flauti, violini, arpe, trombe: fine delle ostilità. Tutti a suonare, cantare e ballare, come alla sagra della pecora bollita di Pompu. Ecco perché abbiamo perso l’ultima  guerra; siamo andati al fronte con fucili e cannoni, invece che portare chitarre e mandolini. Ah, averlo saputo prima. E passano le immagini di una ragazza seduta al piano che suona poche note, a caso, con difficoltà ed usando un solo dito, l’indice, come i bambini. Ma il cronista dice, udite udite, che si tratta di una “profuga pianista siriana” che non toccava il piano da tre anni. Si può vedere il brevissimo servizio in questo video: “Migranti, l’Austria all’Italia, chiudere le frontiere“. E’ solo un esempio di come oggi l’informazione sia talmente abituata a taroccare tutto per adattare la realtà a proprio uso e consumo, che non si rendono nemmeno conto che, modificando il significato di fatti e immagini, travisano la realtà e si rendono ridicoli.  Quella ragazza, come anche un bambino capisce facilmente vedendo come suona, non solo non è una pianista, ma forse è la prima volta che vede un pianoforte. Ma l’importante è dare al servizio  un tocco di colore, tanto ormai la gente si beve tutto.

Che l’informazione stia diventando quasi surreale e non ci sia più limite alla vergogna, lo dimostra, poco dopo nello stesso TG, un servizio sul delitto di Roma di pochi giorni fa. Mostrano una breve clip dell’intervento a Porta a porta del padre di Manuel Foffo, uno dei due ragazzi della “Roma bene“, che hanno brutalmente torturato ed ammazzato il giovane Luca Varani, durante un festino a base di alcol, cocaina e droghe assortite (oggi i ragazzi perbene si divertono così; si drogano e poi ammazzano qualcuno per “vedere l’effetto che fa“). Dice il padre: “Mio figlio è un ragazzo modello“. Chiaro? Il figlio modello che tutti i padri e le madri vorrebbero avere. O no? E’ un ragazzo modello così come quella ragazza siriana è una pianista. Questa è oggi l’informazione che passa in TV. Non serve nemmeno cambiare canale, perché cambia solo la visione della discarica, ma sempre spazzatura è. Anzi, “diversamente monnezza“.

Il posto fisso, bambini e la TV

Una simpatica battuta da “Quo vado?” di Checco Zalone è quella del bambino che quando gli chiedono cosa voglia fare da grande, risponde: “Voglio fare il posto fisso”. Bella risposta, in linea con la cultura popolare dilagante, quella diffusa e imposta da tutti i mezzi di comunicazione, quella per la quale il mito del posto fisso garantito a vita è uno dei cardini della società fondata sull’assistenzialismo di Stato. Quella frase sembra una battuta umoristica (e in effetti lo è), cosa normale in un film comico, messa lì per provocare una risata. Ma l’umorismo nasce dall’osservazione di fatti, situazioni e personaggi reali. Il desiderio del bambino non è, quindi, un’invenzione dello sceneggiatore, ma è la presa d’atto di un aspetto reale della cultura dominante. Forse lo dimentichiamo spesso o, più probabilmente, neppure lo dimentichiamo, per il semplice fatto che non l’abbiamo mai saputo. Mi riferisco all’enorme potere dei media che influenzano in maniera determinante il linguaggio, i temi da trattare, le opinioni, i gusti, le scelte economiche, politiche, artistiche, letterarie e formano quella che chiamano “cultura popolare”, che è un altro nome, più elegante, dell’ignoranza diffusa. 

Ma quando i cittadini sono chiamati ad assumere decisioni importanti su qualche argomento di carattere generale o fare delle scelte personali su questioni di vita quotidiana, non ci rendiamo conto che le scelte sono prese in base alla nostra formazione culturale, ovvero all’idea che noi abbiamo acquisito di un certo problema, o di un prodotto qualsiasi, e che tale giudizio nasce e si forma a causa dell’educazione scolastica e familiare, e poi a seguito del martellamento continuo dei mass media che plagiano le menti e decidono (non completamente, ma in gran parte) i nostri orientamenti. Questo condizionamento interessa tutti i settori di attività sociale; dalla scelta politica  alla scelta di prodotti alimentari, moda e abbigliamento, mete delle vacanze, spettacoli da vedere o libri da leggere. Ecco perché la scelta di quel bambino è nient’altro che la conseguenza di ciò che sente e percepisce nella realtà. Il principio del “posto fisso” vale per tutte le scelte e le decisioni che condizionano la nostra esistenza, da quelle più importanti a quelle più frivole; solo che, forse per nostra fortuna, non ce ne rendiamo conto.

Ora si potrebbe fare una piccola variante di quella frase (in musica si chiamano “variazioni sul tema”), ed alla stessa domanda si potrebbe rispondere: “Da grande voglio fare televisione”. Anche questa potrebbe sembrare una battuta umoristica, ma è ciò che un bambino è portato a pensare vedendo quello che passa in TV. Una volta i bambini volevano fare i pompieri, i tranvieri o mestieri che avevano ogni giorno sotto gli occhi e li affascinavano per la divisa, per la bravura o l’autorevolezza. Oggi sotto gli occhi, ogni santo giorno ed a tutte le ore, hanno la televisione. Ovvio che si identifichino nei personaggi che vedono passare in TV e sognino di diventare come loro. Così vediamo bambini piccolissimi che già si atteggiano come i modelli e idoli del mondo dello spettacolo, che vogliono fare i cantanti, le ballerine, che già da adolescenti, o poco più, confessano che la loro massima aspirazione non è fare il pompiere, ma è partecipare ad un reality o, comunque, andare in televisione.

E’ un inganno fatale, perché si convincono che la vita reale sia quella che vedono in TV (e confondono la realtà con la sua rappresentazione); un paese da operetta o da musical dove si rappresenta senza interruzione un unico grande spettacolo dove tutti cantano, ballano, si divertono attorno a grandi tavolate sempre imbandite, a tutte le ore del giorno, con prelibatezze preparate da uno stuolo di chef stellati (e nessuno si chiede chi paghi il conto). Credono che i soldi si facciano vincendo nei giochini scemi con o senza pacchi, che i preti siano investigatori e i cani facciano i commissari, che la politica sia quella specie di ring dove ci si scambia insulti reciproci ed ha ragione chi urla più forte, che le notizie importanti siano quelle dei TG, che l’oroscopo del giorno sia una cosa seria, che guardare film o fiction significhi vedere inseguimenti, cadaveri, fucili, pistole, sparatorie, sesso in tutte le posizioni, varianti e combinazioni di genere (il Kamasutra ormai è roba da educande), e ancora coltelli, obitori e  morti ammazzati ogni dieci minuti. Credono che i biscotti che mangiano a colazione li faccia Banderas e che tutto quello che propone la pubblicità sia ottimo, perché “lo dice la televisione“.

Così credono  che sia normale che le ragazze facciano a gara nel mostrare le proprie grazie (vince chi è più nuda o mostra una farfallina a livello pubico, con o senza mutandine), che muoiano dalla voglia di scopare col primo che passa e, quindi, che sia normale stuprarle perché, in fondo, è quello che vogliono.  Lo credono perché vedono continuamente  ochette implumi (le piume se le tolgono apposta, meno piume hanno addosso e più sono sexy), giulive e starnazzanti con l’eterno sorriso ebete stampato sul volto, che guardano sempre la telecamera per vedere se le inquadra, vi si specchiano e sembrano chiedere “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più scema del reame?”. Ecco, questo vedono i bambini, a tutte le ore, e credono che questa sia la vita e fare i buffoni e le zoccole in televisione sia un lavoro, anzi l’unico lavoro possibile e desiderabile. Quando si cresce con queste premesse le conseguenze sono inevitabilmente tragiche. Ma forse è proprio questo il risultato finale che si vuole ottenere, incoscientemente (cosa che sarebbe grave) o coscientemente (ancora più grave).

Ed infatti la televisione asseconda queste aspirazioni mettendo in scena programmi espressamente dedicati a loro, con bambini canterini, ballerini, che recitano, cucinano, sfilano nelle passerelle di moda per bambini, si vestono come “Piccoli gangsters”, si atteggiano e si truccano come adulti o come la pupa del boss, per la gioia di mamma e papà che, pur di vedere i loro pargoli in televisione, sarebbero felicissimi anche se fossero come  Luxuria. Vedere certi spettacoli ed esibizioni, imitando gesti ed espressioni da adulti, è deprimente. Ma lo è ancora di più vedere qualche conduttrice che, per essere intonata al programma, si veste come un uovo di Pasqua, ancheggia e fa smorfie da bambina all’asilo e sorride compiaciuta della propria insulsaggine. Vogliono sembrare spontanei, simpatici e divertenti, ma sono solo ridicoli e patetici. Sono miniature di modelli adulti, bambolotti umanoidi: sembrano piccoli uomini, ma sono piccoli mostri. E purtroppo per loro, viste le premesse, è molto facile che, crescendo, i piccoli mostri diventino grandi stronzi.

Ma in questo mondo di ambientalisti ed ecologisti non si butta via niente, tutto si ricicla. Non più bambini e non ancora uomini, perché mai cresciuti, saranno spaesati e confusi, probabilmente diventeranno soggetti psicologicamente instabili che cadranno facilmente nel tunnel di alcool e droga, e spesso finiranno in cronaca nera. Ed ecco che la televisione,  che ha creato i piccoli mostri e li ha usati come fenomeni da baraccone, ora usa di nuovo i mostri adulti per sbatterli in prima pagina, riempire i telegiornali e proporre toccanti servizi in cui familiari, parenti e amici ci racconteranno che “Era un bravo ragazzo“.

TG “00”

C’è il TG1, il TG2, il TG3, e poi il TG4, TG5…sono tutti numerati. Sono quelli che ci aggiornano sulle ultimissime ed importantissime notizie della giornata.  La storia del mondo dovrebbe dividersi non più in A.C e D.C, ma “prima dei Tg e dopo i TG“. Come viveva l’umanità prima che inventassero la televisione ed i Telegiornali? Era un periodo buio, un lunghissimo medioevo dominato dall’oscurità, dalla mancanza di conoscenza. Diciamo che la gente, in assenza di notizie dal mondo, pensava “ai cazzi suoi” o almeno a ciò che li riguardava da vicino. E, strano, ma vero, viveva ugualmente tranquilla e serena anche senza sapere cosa succedeva quotidianamente in Groenlandia, in Madagascar o in Patagonia.

Poi, finalmente, l’umanità conobbe una nuova era di illuminazione e conoscenza, arrivarono i TG, le notizie dal mondo, anche dai più sperduti angoli della Terra. Dal nord al sud (isole comprese) spuntarono come funghi i pifferai magici dell’informazione: giornalisti, cronisti, redattori, inviati speciali,  corrispondenti dall’estero,  servizi speciali, le immagini e la cronaca in diretta di incidenti, tragedie e cataclismi naturali, le interviste ai familiari delle vittime, il “dolore dei parenti“, la lacrima in primo piano, la macchia di sangue sul pavimento, la testimonianza dei conoscenti “Era una persona solare…” (mai una volta che, nemmeno per sbaglio, capiti una persona “lunare“, mai…tutte solari), la fatidica domanda di rito del cronista d’assalto con microfono incorporato alla donna miracolosamente scampata al terremoto ed ancora stravolta “Ha avuto paura?”. 

Fu l’inizio dell’era dei TG, il trionfo della notizia in diretta, dell’aggiornamento in tempo reale di tutti gli avvenimenti mondiali. Se in Australia un canguro fa i salti di gioia (può succedere ai canguri particolarmente felici)  o se un montone rincorre un turista troppo curioso nelle isole Faroe, o Fær Øer (qualcuno sa dove si trovano?), le immagini, con relativo servizio “esclusivo“, fanno il giro del mondo in diretta sui TG, su Twitter, su Facebook. E tutti sono felici perché sono convinti dell’utilità di questa informazione globale. E sono anche convinti che questa valanga di notizie quotidiane accresca le proprie conoscenze e, quindi, le proprie capacità di interagire con il mondo. I più convinti sono proprio quelli che nel mondo dell’informazione ci lavorano e ci campano. Sì, c’è gente al mondo che ha delle strane convinzioni.

Ai vari TG enumerati in apertura (Tg 1, Tg 2, Tg 3 etc…) bisognerebbe aggiungerne un altro, il “TG 00” (zero zero). Lo “00” è quello che, secondo i luoghi, viene definito anche in altri modi: servizi, bagno, toilette, ritirata, latrina, WC, gabinetto. Ecco, quello. Vista la qualità dell’informazione, spesso di tipo escrementizio o da raccolta differenziata,  lo “00” sarebbe il simbolo più appropriato,  Del resto, l’informazione, oggi, sia in televisione o sulla stampa, o su internet, sempre quella è. Cambia il mezzo di diffusione, ma le notizie sono le stesse, da “Zero zero“.  Esempio…

Ecco l’ultimissima news in tempo reale per coloro che non possono fare a meno di sapere cosa succede all’altro capo del mondo, ansiosi di conoscere tutti i fatti e fatterelli privati di gente che vive nel proprio quartiere, nel vicino paesello o “in su corr’e sa furca…”. Per coloro che stamattina si sono svegliati con una domanda assillante nella mente: cosa farà oggi Pistorius in tribunale? Milioni di italiani se lo chiedono: i cassintegrati del Sulcis, i precari, i dipendenti della Electrolux, gli esodati, i pensionati al minimo che giusto per un miracolo sono ancora vivi, i giovani per i quali il lavoro è un miraggio. Ecco, tutta questa gente oggi si è svegliata con una sola domanda in testa: cosa fa Pistorius? Ed ecco che, per fortuna, la strabiliante tecnologia moderna ci mette in condizioni di avere una risposta immediata e rassicurarci: Pistorius oggi, in tribunale, ha vomitato. Ce lo rivela l’ultimissima NEWS ANSA. Contenti?

Se per voi tutto questo è normale, e non ci trovate niente di strano, siete fortunati. Non avrete mai da affrontare domande scomode nella vita. Passerete su questa Terra incoscienti, appagati, ingenui, soddisfatti, leggeri come piume sollevate dal vento, in perfetta beatitudine e, come nelle favole, vivrete a lungo felici e contenti. Gli altri, invece, prima o poi dovrebbero chiedersi: ma in che ca…volo di mondo stiamo vivendo?

Dall’orgoglio alla vergogna, il passo è breve…

Abbiamo appena finito di esultare per la coppa del mondo e di sentirci "orgogliosi" di essere italiani. Anch’io, nonostante non sia un tifoso di calcio, in qualche modo mi sono sentito partecipe e gratificato da quella vittoria e giustamente "orgoglioso". Ma le gioie al mondo sono aleatorie, svaniscono presto. Ed infatti sono già passato dall’orgoglio alla vergogna. Una vergogna con un sottofondo di rabbia e di indignazione. Basta vedere e leggere quanto viene scritto in questi giorni su quella che viene definita la "sproporzionata reazione" di Israele. Bene, ecco l’ultima, di poco fa, dal TG delle ore 23 circa.

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