Befana tecnologica

La simpatica ed arzilla vecchietta da tempo si lamentava del fatto che la sua vecchia scopa, ormai ridotta molto male, non fosse più in grado di assicurarle un volo tranquillo. E così ha deciso di aggiornarsi. Basta con le vecchie scope usurate dal tempo; largo alla nuova tecnologia. Quest’anno, approfittando della “rottamazione delle scope” (è una norma poco conosciuta della finanziaria) ha deciso di abbandonare la vecchia scopa sulla quale ha volato per anni ed anni, ormai logora e poco affidabile, e di passare ad un modello nuovo, tecnologicamente avanzato, dotato di tutti i ritrovati della scienza: radar di bordo, pilota automatico, navigatore satellitare, tutte le App disponibili (servizio meteo in tempo reale, transitabilità autostradale, bollettino della neve, piano di volo computerizzato, intensità e direzione dei venti), Wi Fi, basso consumo a norma C€, completamente accessoriata di serie. Ed eccola la nostra simpatica vecchietta che, abbandonata la vecchia scopa, vola tranquilla su un modernissimo aspirapolvere turbo di ultima generazione.

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Purtroppo, però, per distrazione le hanno inviato un modello destinato al mercato dell’est con le istruzioni in russo, cinese, giapponese, etc… E la povera vecchietta, non propriamente poliglotta, non ha avuto la possibilità di capire molto bene il funzionamento di quell’aggeggio infernale, che è velocissimo, ma…ecco le conseguenze!

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Grillo for dummies

Spiegare il fenomeno Grillo è facile. Bisogna, però, fare un piccolo sforzo di fantasia ed  immedesimarsi in coloro che lo seguono, che lo osannano, che riempiono le piazze e lo applaudono. Non è difficile. In fondo sono persone normali, comuni mortali che campano alla meno peggio, sfogando rabbia e frustrazioni allo stadio di calcio o accalorandosi in accese discussioni con amici e colleghi di lavoro su tutti gli argomenti possibili, convinti di avere sempre la risposta giusta per tutto e la soluzione per ogni problema.  Gente così, un po’ Fantozzi, un po’ Filini. Gente comune, specialmente giovani, che una volta si limitava a scambiarsi commenti e  lamentele assortite al bar dello sport, dove tutti sono esperti di tutto, dal calcio allo spettacolo, dall’economia agli UFO, dall’alta finanza alla politica.

Qualcuno, non ricordo chi, ha detto: “Peccato che tutti coloro che sanno benissimo come governare il Paese siano impegnati a tagliare capelli o guidare taxi“. Già, barbieri e tassisti possono discutere di tutto lo scibile umano con l’apparente sicurezza di chi non ammette repliche. Ma una volta queste “autorevolissime” chiacchiere restavano confinate fra le quattro mura del bar, ma non restava traccia perché, come dice il vecchio adagio latino, “Verba volant“. Scenette da piccoli pseudorivoluzionari di periferia, da sfigati in attesa di posto fisso, roba da “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…”, come dicevo nel post “Tutti giù per terra“.

Poi, grazie al progresso ed alla tecnologia, è successo qualcosa di imprevedibile e dalle conseguenze non ancora del tutto comprese nel loro potenziale rivoluzionario. E’ successo che questi commentatori ed opinionisti da bar dello sport si sono adeguati ai tempi, si sono informatizzati, si sono trasferiti nella rete internet, dove chiunque può aprire una sua pagina web ed esprimersi liberamente, hanno creato legami di affinità ideologica e si sono ritrovati uniti ed aggregati attorno al blog di un comico in crisi esistenziale che si è riciclato come guru spirituale e tribuno della plebe. Di colpo, il blog di Grillo è diventato come un faro nella notte, punto di riferimento per contestatori, rivoluzionari della domenica, individui dalla personalità debole in cerca di una figura paterna che funga da guida, cuccioli smarriti nella foresta della vita, felici di aggregarsi ad altri cuccioli smarriti per costituire un branco che li rassicura e li protegge.  Questo è successo.

Ora si trattava solo di dare una finalità a questa aggregazione. E Grillo, da uomo di spettacolo, sapeva benissimo come sfruttare la situazione. Il suo istrionismo si è espresso al meglio nelle piazze, davanti ad un pubblico che lo applaudiva perché diceva esattamente le cose che quel pubblico voleva sentire. E’ la regola d’oro di tutti i comizianti del mondo. Mischiando sapientemente battute ad effetto, ironia, insulti, sarcasmo, denuncia sociale e critica feroce alla politica, ha creato un mix dialettico che è un capolavoro dell’arte retorica. Cicerone non avrebbe saputo fare di meglio. Marcantonio, e la sua orazione funebre sul cadavere di Cesare, al confronto è nulla; un dilettante. Il trionfo della sofistica in versione moderna.

C’è un solo accorgimento da rispettare: evitare, finché è possibile,  di  fornire proposte precise e concrete, o stilare programmi dettagliati che potrebbero dividere il pubblico in favorevoli e contrari. Limitarsi, piuttosto, a poche cose essenziali sulle quali più o meno tutti sono d’accordo: lotta alla corruzione, al malaffare, al malgoverno, agli sprechi del denaro pubblico, ai privilegi assurdi ed ingiustificabili, denunciare gli imbrogli, i sotterfugi, gli inciuci, le truffe della finanza, lo strozzinaggio bancario, stigmatizzare  tutto ciò che è come uno schiaffo in faccia al popolo, tutto ciò che suscita rabbia e sdegno. Ma tenendosi sul vago, senza entrare troppo nei dettagli, perché prima o poi qualcuno dei duri e puri, quelli che predicano bene e razzolano male,  potrebbe essere scoperto con le mani nella marmellata.  Poi basta alimentare questa indignazione trasformandola in desiderio di rivolta. Ed il gioco è fatto. Si organizza una giornata di protesta in piazza, la si chiama “Vaffa Day” e così comincia l’avventura.

Sembra un gioco, un’allegra goliardata, una specie di gita fuori porta, un picnic fra amici, un semplice happening  o un flash mob, come dicono oggi, senza conseguenze. Ma è qualcosa di più serio e non se ne era colta appieno l’importanza. Tutte le rivoluzioni cominciano così, con semplici adunate di piccoli gruppi. Ed una volta partita la rivolta non si sa mai come va a finire, quali saranno gli effetti ed è sempre difficile, se non impossibile, fermarla, perché una piccola palla di neve che rotola giù dalla montagna diventa subito valanga.

E così i nostri opinionisti da bar dello sport si ritrovano, di punto in bianco, in condizioni di partecipare alle elezioni sotto l’ala protettrice di Grillo e dell’eminenza grigia Casaleggio. Tutto quello che devono fare è proporre la propria candidatura nella sede virtuale del movimento, il blog di Grillo. Fanno una parodia di “primarie“, si autocandidano, si autovotano, nessuno controlla l’autenticità di quelle poche migliaia di persone che votano in rete e, senza sapere chi sono e cosa vogliono, si ritrovano in lista per le elezioni.

E siccome la gente ormai ha perso ogni speranza di vedere segni di cambiamento della politica, è talmente schifata della casta che vota per questi grillini che si propongono come anti politica. E’ l’unica cosa che si capisce di questo movimento, essere contro la politica e proporre un cambiamento radicale. Ma è l’idea che, come dicevo prima, accomuna gran parte degli italiani. Basta questo per dargli il voto.  E così, abbiamo svuotato bar, taxi e barberie, abbiamo preso gli opinionisti della domenica ed abbiamo mandato tassisti e barbieri in Parlamento. Poi non lamentiamoci se ci faranno barba e capelli.

Eppure, il buon senso dovrebbe farci riflettere. Va bene il cambiamento, va bene la protesta, va bene dare fiducia a chi si propone come rinnovamento, va bene cambiare le regole della politica, ma bisogna stare attenti ai cambiamenti improvvisi e drastici. Prima di gettar via le vecchie sedie, accertatevi che abbiate quelle nuove. Altrimenti si corre il rischio di restare in piedi.

E poi, soprattutto, ricordiamoci che basta poco per passare da una semplice protesta ad innalzare il patibolo in piazza. Il passo è breve. Il paragone non sembri azzardato, visto che la stampa riportava, nei giorni scorsi,  un’altra delle proposte grillesche; gli eletti non dovranno chiamarsi “onorevoli“, ma “Cittadini“. Vi ricorda niente? Sì, evoca scenari di un lontano 14 luglio 1789, da presa della Bastiglia. E sembra di sentire il sinistro e lugubre sferragliare della lama della ghigliottina. Attento Grillo, perché Robespierre, col pretesto della giustizia ed in nome del popolo,  creò un terrificante tribunale degno della peggiore Inquisizione e grazie a quella stessa sua creatura, che gli si rivoltò contro, perse la testa; letteralmente. Tempo al tempo, scommettiamo che…

Dubbio mattutino

Stamattina mi sono svegliato assillato da un dubbio. Mi sono chiesto se Khloé Kardashian sia contenta o no di essere un po’ grassotella, o preferirebbe essere più magra. Beh, sono domande importanti nella vita. Questo dubbio mi ha tormentato per un po’, finché…finché non sono entrato nella mia casella di posta. Et voilà…sorpresa, ecco la risposta al mio dubbio, proprio lì, sotto gli occhi. Non c’è dubbio, i redattori e curatori del sito riescono perfino a leggerti nel pensiero e, anticipando le tue richieste, ti fanno trovare le risposte direttamente nella tua casella di posta, fornendoti ogni giorno informazioni utilissime ed essenziali per la tua esistenza. Miracoloso connubio di telepatia e tecnologia moderna!

A proposito, ma chi è questa Khloé? Boh!!!

Necessario e superfluo.

Quand’ero bambino, c’erano ancora in giro i fabbri ferrai, e non ho mai dimenticato il suono di un martello vero su un’incudine vera,” E’ una frase tratta dall’epistolario di Saul Bellow, recentemente pubblicato in America ed in Inghilterra, ed indirizzata a Philip Roth, confermandogli la stima e l’apprezzamento e l’aver individuato in lui da  subito, fin dal primo romanzo, il talento del vero scrittore, per distinguerlo dai mestieranti con i quali Bellow non era molto tenero. La metafora, però, la si può estendere al di là dell’ambito letterario, ed applicarla anche ad altri campi dell’attività umana. Chi, da bambino, ha imparato a distinguere le cose vere dalle imitazioni, i veri valori dai falsi miti, le cose importanti dal superfluo, la moneta buona dalle patacche, difficilmente si lascerà ingannare in futuro.

Per una strana coincidenza, proprio ieri sera leggevo “La dama di picche” di Pushkin e mi ha colpito una frase pronunciata da uno dei personaggi del racconto, Ghermann, ufficiale del genio, il quale assiste sempre con molto interesse alle lunghe partite a carte fra i suoi colleghi ufficiali, senza però mai lasciarsi coinvolgere nel gioco; non ha mai preso in mano delle carte. E per giustificare questa sua stranezza, risponde così agli amici: “Il gioco m’interessa molto, ma io non sono in grado di sacrificare il necessario nella speranza di vincere il superfluo.”. Questa frase e quella di Bellow si integrano perfettamente. Sono concetti complementari: Il martello e l’incudine di Bellow e la netta separazione fra il necessario ed il superfluo di Ghermann sono facce della stessa medaglia. Ed entrambi sono fondamentali: il riconoscere il suono di una martello vero da quello falso ed il saper distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo. E sono ciò di cui sono convinto e che ripeto spesso.

Oggi, forse, sono in pochi a ricordare il suono di un martello su un’incudine. Così come non ricordiamo moltissime altre cose che, solo fino a circa 50 anni fa, facevano parte del vivere quotidiano. Abbiamo commesso un delitto orrendo contro l’umanità. Abbiamo gettato a mare conoscenze frutto di secoli di esperienza, di generazioni, un patrimonio impagabile. Lo abbiamo gettato via in nome del progresso, della tecnologia. E non lo ritroveremo più. Ma abbiamo, soprattutto, dimenticato le cose vere, le cose davvero importanti, i valori fondamentali che hanno regolato per secoli il vivere civile. Non sappiamo più distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo.

Siamo stati plagiati dai media e dalla ossessiva pubblicità che persegue due scopi: creare costantemente nuovi bisogni, soddisfare quei bisogni con l’offerta di nuovi prodotti industriali. L’aspetto più grave e subdolo di questa operazione economica, con forti ricadute sullo stile di vita e sui rapporti sociali, è che abbiamo finito per non poter più fare a meno di certi prodotti; il superfluo è diventato necessario. E poiché non abbiamo inparato a riconoscere il suono di un “martello vero“, o lo abbiamo dimenticato, ci lasciamo facilmente abbindolare da qualsiasi novello Dulcamara ci proponga il suo miracoloso “specifico“, buono per tutti i mali, dai calli al mal d’amore. Finiremo tragicamente per seguire fino all’autodistruzione i tanti pifferai magici che ci ammaliano quotidianamente, perché ormai non sappiamo più nemmeno riconoscere i pifferi falsi.

Oggi, Ghermann non potrebbe più pronunciare quella frase, perché non sarebbe molto chiaro cosa sia necessario e cosa superfluo. Questa confusione di valori è alla base di gran parte della crisi del mondo occidentale. Non solo non si riconosce più il suono di un martello vero su un’incudine vera, ma probabilmente non si sa più nemmeno cosa sia un’incudine. Ho scritto spesso di questo scempio culturale e sociale, perché lo considero un vero e proprio crimine contro l’umanità. Forse non ne abbiamo ancora capito e valutato la portata, ma lo scopriremo presto, appena passata la sbornia tecnologica. E’ ciò che dicevo anche in un vecchio post di circa due anni fa, questo: “Il cappellino di Lianne“.