Chi è Donald?

“Elisabetta e Donald, adesso, sono troppo felici per potermi udire. Posso dunque rivelarvi un segreto. Elisabetta non è Elisabetta e Donald non è Donald. Eccone la prova: la bambina di cui parla Donald non è la figlia di Elisabetta, non si tratta della stessa persona. La figlia di Donald ha un occhio bianco e uno rosso, precisamente come la figlia di Elisabetta. Tuttavia, mentre la figlia di Donald ha l’occhio bianco a destra e l’occhio rosso a sinistra, la figlia di Elisabetta ha l’occhio rosso a destra e l’occhio bianco a sinistra! Di conseguenza, tutto il ragionamento di Donald crolla urtando contro quest’ultimo ostacolo che annulla tutta la sua teoria. Nonostante le coincidenze straordinarie che potrebbero sembrare argomenti decisivi, Donald ed Elisabetta, non essendo i genitori della medesima creatura, non sono Donald ed Elisabetta. Ha un bel credere, lui, di essere Donald. Ha un bel credere, lei, di essere Elisabetta. Ha un bel credere, lui, che lei sia Elisabetta. Ha un bel credere, lei, che lui sia Donald. Essi si ingannano amaramente. Ma chi è allora il vero Donald? Qual è la vera Elisabetta? Chi mai ha interesse a far durare questa confusione? Io non ne so nulla. Non sforziamoci di saperlo. Lasciamo le cose come stanno. Il mio vero nome è Sherlock Holmes.”.  (Monologo di Mary, da ” La cantatrice calva”,  di E. Ionesco.

Jazz e casu marzu

La Sardegna d’estate si trasforma. Di colpo, con l’arrivo della bella stagione, dimentichiamo la crisi economica, la disoccupazione, i cassintegrati, la povertà che avanza, il record delle due province più povere d’Italia (Carbonia-Iglesias e Medio Campidano). Dimentichiamo tutto e diventiamo un’isola felice in cui si campa a pane e cultura. Ogni angolo di Sardegna diventa teatro di manifestazioni culturali per tutti i gusti: arte, musica, poesia, cinema, teatro, launeddas, jazz e casu marzu. Siamo poveri, ma ci togliamo il pane di bocca pur di organizzare e finanziare con denaro pubblico ogni sorta di manifestazione di piazza, facendo passare anche la sagra dei  culurgionis come evento culturale.

Non c’è paesello o sperduto villaggio della Sardegna che non organizzi (con regolare contributo pubblico, s’intende) passerelle di illustri personalità nazionali (gettonate, ovvio), festival di vario genere, rassegne di cinema e teatro, “reading poetici” (fanno scena e costano poco), dibattiti storico-filosofici, sagre gastronomiche di ogni tipo, musica per tutti, disc Jockey, Jazz, Pop, Reggae, Ballu tundu e cannonau. Qualcuno, tanto per esagerare, aggiunge anche la partitella di calcetto fra scapoli e ammogliati. E tutte queste esibizioni di ciarlatani, giullari di corte, intellettuali da fiera, artisti precari e saltimbanchi (che alla fine viene a costare milioni di euro di denaro pubblico generosamente elargito da Comuni e Regione) viene spacciato per “evento culturale”; da Grazia Deledda alla sagra della pecora bollita. In verità è la solita inutile  passerella della compagnia di giro, più utile agli ospiti ed a chi organizza che ai sardi che poveri sono e poveri resteranno. Gli ospiti intascano il gettone, qualcuno intasca i contributi pubblici, si chiacchiera, si porta a casa qualche delizioso souvenir donato da enti, aziende, operatori turistici e sponsor, si chiude la serata con la classica cena a base di specialità regionali e via, fino alla prossima tappa. E tutto resta come prima; compresa la disoccupazione, la povertà ed un futuro sempre più nero. Ma in questo modo si fa un po’ di scena, ci si riempie la bocca di cultura e si intascano i contributi pubblici.

Ecco un esempio di evento culturale riportato di recente dal quotidiano locale L’Unione sarda: “Festival letterario a Neoneli“. Interessante questo “festival letterario” a Neoneli (notoriamente uno dei luoghi simbolo della cultura: Parigi, Vienna, New York, Neoneli…). Si comincia al mattino con Mameli che sfoglia i quotidiani. La sera i bambini giocano con gli acrobati (acrobati e saltimbanchi sono da sempre simbolo di letteratura), per poi intrattenersi con il “disc jockey Arrogalla” (altro illustre esponente della letteratura: Proust, Joyce, Kafka, e… Arrogalla). Si chiude la giornata culturale alla sera incontrando uno dei pilastri della letteratura moderna, quello che si vede nella foto a lato. Non sforzatevi di capire chi sia cercando di identificarlo fra gli importanti scrittori contemporanei. Non ha niente a che fare con la letteratura, è una vecchia gloria del calcio mondiale: il calciatore Josè Altafini. Vi chiederete cosa c’entra un calciatore con la letteratura. Domanda legittima. Dipende. Dipende da cosa si intende per letteratura.

In Sardegna, pur di incassare contributi regionali, tutto è letteratura, arte, cultura, anche la coltivazione del melone. Lo dice chiaramente questo video realizzato pochi anni fa dalla provincia del Medio Campidano che afferma in apertura “Il melone in asciutto: emblema culturale e identitario di Marmilla“. Ogni luogo ha il suo emblema culturale che lo identifica. Parigi ha il Louvre, Londra il British museum, Milano ha La Scala, la Marmilla ha il melone asciutto, a ciascuno il suo. Capite bene che, se anche coltivare meloni è un fatto “culturale“, è ovvio che in Sardegna tutto è cultura: musica, poesia, la sagra della pecora bollita, cinema,  calcetto, la corsa nei sacchi, saltimbanchi, Jazz, il palio degli asinelli, la tosatura delle pecore, melone asciutto, binucasu marzu (il formaggio coi vermi).

Ma la Marmilla non è solo melone in asciutto. Nell’Alta Marmilla c’è un piccolo paese, Pau, che conta 300 abitanti. E per dimostrare che in Sardegna la cultura è di casa anche nei più piccoli paeselli dell’interno, ecco cosa si inventano a Pau, giusto per dare il proprio contributo alla crescita culturale della zona. Un Gruppo teatrale ed una compagnia di danza mettono in scena nientemeno che un’edizione sperimentale di “Antonio e Cleopatra” di Shakespeare. Ma essendo Pau sprovvisto di un teatro adeguato, non demordono, si trasferiscono armi e bagagli, e rappresentano l’opera fra i boschi del Monte Arci: “Shakespeare in campeggio“. Ragazzi, altro che melone asciutto, la Marmilla ha la cultura nel sangue; qui Shakespeare, Molière, Pirandello, Goldoni, Eschilo, Sofocle, sono di casa. In Marmilla Shakespeare è così amato che i bambini alle elementari, invece che imparare La vispa Teresa, recitano “To be, or not to be, that is the question…”, o l’orazione funebre di Marco Antonio sul cadavere di Giulio Cesare (ovviamente in lingua originale). Qui si campa a Shakespeare e melone. Una volta, quando ancora la televisione era agli esordi e al massimo si vedeva qualche televisore al bar, ed anche il cinema era un lusso che non tutti i paesi potevano permettersi, il massimo dello spettacolo, dell’intrattenimento e dello svago,  era la  rappresentazione di qualche farsa dialettale messa in scena dalla filodrammatica parrocchiale (quando c’era). Poi, chissà come e perché, in Sardegna è esploso questo bisogno improvviso di arte, musica, teatro, poesia, danza. Un miracolo, un Rinascimento sardo; da popolo di pastori a popolo di artisti.  Così, in breve tempo, si è passati da “Ziu Paddori” a Shakespeare.

Altro esempio. La provincia del Medio Campidano è la più povera d’Italia. Il Medio Campidano comprende 28 comuni (e parte della Marmilla). Di questi, solo due comuni superano i 10.000 abitanti (Villacidro 14.463 e Guspini 12,457), mentre sono 9 i comuni che non arrivano a mille abitanti e di questi 4 sono sotto i 500. Per un totale di 100.000 abitanti. In pratica gli abitanti di una cittadina di provincia o di una borgata romana.

Il comune più piccolo è Setzu con soli 146 abitanti. Pochi, ma buoni: “Meno siamo, meglio stiamo…”, cantava la banda Arbore.  E volete che Setzu, nel suo piccolo,  non organizzi una piccola “Sagra“? Quando mai, non sia mai detto che Siddi e Turri abbiano una sagra e Setzu no.  Ed infatti ecco a lato la locandina che pubblicizza la “Sagra de sa Fregua e Pani indorau“.  “Fregua” è la fregola sarda, “Su pani indorau” si fa con delle fette di pane bagnate nel latte, strizzate e poi passate  nell’uovo sbattuto, fritte e cosparse di zucchero. Una volta era un’abitudine molto diffusa nelle case sarde, quando non c’erano merendine, torte industriali e porcherie varie. Era un modo semplice ed economico per portare in tavola qualcosa di dolce o per rimediare in pochi minuti un’ottima merenda per i bambini (ma anche per gli adulti). Ormai è un’abitudine quasi scomparsa. Purtroppo si preferisce mangiare quelle micidiali schifezze industriali a base di coloranti, conservanti, additivi, aromi chimici, olii vegetali e chissà quali ingredienti segreti e dannosissimi per la salute e pure costosi, invece che una bella fetta di Pane indorau, gustosa, sana ed economica (Vedi “Torta di Pasqua con sorpresa“). Et voilà, così anche Setzu ha la sua sagra. Ovviamente, così come il melone in asciutto, anche su Pani indorau è un emblema culturale e identitario.

Chiaro che dove ci sono contributi pubblici, spuntano come funghi centinaia di associazioni di ogni genere che propongono spettacoli per tutti i gusti. L’importante è partecipare, come alle Olimpiadi; solo che qui, invece che accontentarsi di una medaglia, preferiscono incassare soldoni. Se siete curiosi e volete sapere quanto spende la Regione Sardegna per finanziare associazioni, Enti, cooperative che operano nel mondo dello spettacolo, basta fare una piccola ricerca in rete. Ci vuole un po’ di pazienza prima di arrivare a scoprire gli elenchi dei beneficiari con i relativi importi. Si trovano tantissime voci, bandi, delibere, moduli, informazioni, diversificati per settori, dall’agricoltura all’industria, dal turismo al commercio, dallo spettacolo alle sagre paesane; ci sono soldi per tutti. Ma arrivare al dunque e scoprire quanto incassano è un’impresa; se non si sa in giro è meglio (forse si vergognano). Sembra una caccia al tesoro, ma con un po’ di pazienza ci si arriva.  Ecco i link:

12 luglio 2016: Assegnati i contributi per attività di spettacolo (musica, teatro, danza e arti visive). Importo totale: Euro 6.615.031,00

Elenco soggetti beneficiari e importi percepiti. (file PDF, tre pagine da scaricare)

VediI sardi sono ospitali

La truffa culturale (2)

Affrontare temi culturali è sempre rischioso. Il termine “cultura” è, fateci caso, uno di quelli più ricorrenti e, tuttavia, soffre di atteggiamenti dettati da preconcetti che finiscono per relegarla fra le cose che si potrebbero anche fare, ma non necessariamente. Ogni volta che sento parlare di cultura mi viene in mente quel vecchio e malizioso ritornello che cantavano i nostri nonni: ” Si fa, ma non si dice…”.

Parafrasandolo, in tema di cultura, si potrebbe dire ” Si dice, ma non si fa…”. E’ pur vero che un certo atteggiamento negativo nei confronti della cultura sia da addebitare a più o meno gravi traumi risalenti al periodo scolastico. Non si può negare che fra i mali endemici della nostra scuola ci sia anche la capacità di inculcare nei giovani una sorta di disamore per la cultura che, agli occhi dei più, continuerà per tutta la vita ad essere legata ad immagini di lezioni saporifere e montagne di libri e di nozioni, considerate spesso inutili, da mandare quasi a memoria.

Ovvio che, appena possibile, si preferisca dirottare le proprie energie verso attività meno impegnative e più piacevoli. Del resto, si dirà: “Mens sana in corpore sano”. E poiché non si può avere tutto, intanto pensiamo al “corpore”, poi si vedrà.

Ma chi l’ha detto che la cultura sia seriosa, tediosa, gravosa, pretenziosa? Oggi che tutto e tutti, apparentemente, fanno cultura! Oggi che i cercatori domenicali di funghi si definiscono micologi! Oggi che chiunque abbia un canarino in casa si sente ornitologo. Oggi che si vendono vagoni di enciclopedie non per il loro contenuto, ma per il valore cromatico del dorso (per via dell’effetto sullo scaffale)! Si dice, a proposito, che una importante casa editrice metterà in vendita una enciclopedia universale unica nel suo genere; avrà tutte le pagine bianche (da utilizzare a piacere), ma avrà, in compenso, una serie di copertine intercambiabili di vari colori e facilmente adattabili, quindi, a qualunque tipo di arredamento. Si prevede un grosso successo editoriale.

Oggi che TV e carta stampata, che pretendono di fare informazione e cultura, sono una specie di prontuario di perle d’ignoranza. Per non parlare del mondo dell’arte e della letteratura dove qualunque accozzaglia di parole insensate può essere definita ” ricerca semantica”, qualunque accozzaglia di colori su una tela è “ricerca cromatica”, qualunque accozzaglia di rumori è ” musica sperimentale” e qualunque imbecille in preda a convulsioni su un palcoscenico fa “teatro gestuale”…!

In una antologia di poeti americani contemporanei (”Poesia americana oggi” – Ed. Newton Compton 1982) c’è una poesia di Clark Coolidge intitolata “Which which” (quale quale). In questa poesia non c’è altro che la parola “which” ripetuta 47 volte, ma andando opportunamente a capo. La suddetta antologia è presentata come una raccolta dei “testi più significativi per gli anni ottanta”.

Molti anni fa venne presentata ed esposta alla Biennale di Venezia un’opera di Manzoni dal titolo “Merda d’artista”. Il titolo dell’opera indicava esattamente il contenuto della scatoletta. Tale “opera d’arte” venne acquistata qualche anno dopo da un anonimo collezionista per la somma di 5 milioni. Pare altresì che una copia di tale opera sia presente anche in un museo di New York ! Altro che noia, altro che serietà! Oggi, a sentir parlare di cultura, viene proprio voglia di sbellicarsi dalle risate. Cultura? No, grazie. O almeno, non di quel tipo!

(Vecchio post, scritto sette anni fa, 16 agosto 2003: “Cultura? No, grazie…”

La Scala: soluzione geniale…

Anche il celebre teatro milanese è coinvolto nelle polemiche e nelle proteste seguite ai tagli previsti sugli enti lirici. Spese fuori controllo e sprechi fanno crescere paurosamente le spese di gestione. Nel caso specifico della Scala, però, sembra che i problemi siano dovuti ad una gestione vecchia, obsoleta, legata a sistemi antiquati e non in linea con i moderni criteri di gestione aziendale.

Occorre, quindi, innovare, adeguarsi ai tempi, modernizzarsi! Ed ecco la soluzione geniale. Per adeguare il prestigioso teatro ai nuovi criteri, sfruttando anche le potenzialità della tecnologia, sembra che, a breve, la vecchia e gloriosa Scala verrà sostituita con un moderno Ascensore!

scala milano