Bombe strabiche

Oddio, ci siamo persi 36 missili. Non si sa dove siano andati a finire. Se qualcuno li ritrovasse è pregato di avvisare la Casa Bianca; l’indirizzo lo trovate su Google (lì c’è tutto). La notizia di questi giorni è che Donald Trump ha deciso di punire la Siria per l’uso di bombe chimiche. Così dalle navi che stazionano nel Mediterraneo sono stati lanciati 59 missili Tomahawk sull’aeroporto dal quale si dice siano partiti gli aerei che hanno usato quelle le bombe. Ma diverse fonti ufficiali, siriane, russe e pure USA, dicono che di quei missili solo 23 sono arrivati a segno (“Solo 23 missili USA a bersaglio“). E gli altri 36? Mistero, hanno sbagliato strada e si sono persi.  Così, dopo le bombe intelligenti, abbiamo i missili cretini.

Ora, la cosa buffa è che proprio la mattina dopo l’attacco, si poteva leggere sui quotidiani che i missili Tomahawk sono micidiali, perché oltre alla lunga gittata (2.500 Km.), possono essere controllati e guidati tramite radar e sistemi satellitari, garantendo una precisione massima sull’obiettivo, con un margine di errore di appena 5 metri. L’altro aspetto curioso è che nell’aeroporto bombardato c’erano solo 6 Mig fermi per riparazioni e manutenzione. Ma allora, visto che gli USA conoscevano benissimo la situazione (dalle rilevazioni satellitari), e vista l’estrema precisione dei missili, perché lanciarne 59? Bastava lanciarne una decina e colpire con precisione gli aerei, uno per uno, la torre di controllo e la stazione radar. Avrebbero anche risparmiato un bel po’ di soldini, visto che ogni missile costa quasi 2 milioni di dollari. Allora, dove sono finiti gli altri 36 missili? Misteri della tecnologia moderna. O erano difettosi, oppure  chi doveva guidarli era strabico.

 

Ma poi, siamo davvero sicuri che quelle bombe chimiche siano state lanciate dalla Siria? Non saranno come le armi chimiche di Saddam che sono servite per giustificare l’invasione dell’Iraq, ma non sono state trovate perché non esistevano? Sull’attendibilità dell’informazione e le bufale spacciate per notizie, specie in materia di operazioni militari, vedi alcuni post sulla Libia, taroccamenti, Hillary Clinton e varie: “Libia e mozzarelle di buffale”.

P.S.

A proposito di bufale o quasi. Piccolo esempio di come si può alterare il senso di una notizia. Non è una vera e propria bufala; è molto peggio, perché inculca subdolamente una mezza verità apparentemente positiva per nascondere l’altra mezza verità scomoda. Dopo annunci di manovrine per recuperare fondi (come ci chiede l’Europa) e smentite categoriche, oggi la notizia è che quei soldi li troveranno, come sempre, aumentando le tasse su benzina e tabacchi. Che fantasia questi governanti! Così saprebbe governare anche lo scemo del villaggio. E dire che ogni volta che appare in TV il nostro ballista toscano, premier ombra, continua a dire che non aumenteranno le tasse. Ma del resto, da uno che scriveva “#enricostaisereno” e dopo un mese gli toglie la poltrona da sotto il culo, ci si può fidare?

Per preparare il terreno l’Ansa, invece che parlare di aumento delle tasse, la butta sulla necessità di risparmiare sulle spese mediche causate dal fumo. Come sono sensibili; si preoccupano della nostra salute. E così a gennaio scorso annunciava il possibile aumento col titolo a lato, quasi come una necessità da accogliere con grande gioia perché ci fa risparmiare miliardi.

Ed ecco, invece, il titolo che oggi si legge sul Corriere on line:

Invece che dire che aumentano le tasse, dice che “aumentano le entrate“. E messa così sembra anche una buona notizia perché lo Stato incassa più denaro da usare per utilità pubblica. E quella è la mezza verità positiva. Ma passa in secondo piano la mezza verità negativa; ovvero il fatto che quelle maggiori entrate le pagano i cittadini, non cadono dal cielo. Potete scommettere che se al governo ci fosse Berlusconi, avrebbero titolato “Aumentano le tasse sul tabacco“. Ma se al governo ci sono gli amici, allora cambia la musica. Il più importante quotidiano nazionale e la maggiore agenzia giornalistica, pur di compiacere il Palazzo, invece che dire chiaramente che aumentano le tasse, l’Ansa dice che risparmiamo sulle spese mediche, ed il Corriere dice che aumentano le entrate dello Stato. Anzi, per evitare perfino di nominare le tasse, le chiama “rimodulazione delle accise“; roba da inserire in sottofondo le classiche risate registrate delle sitcom. Ecco un esempio facile facile di come la stampa manipola una qualunque notizia anche semplicemente nel modo di presentarla. Ma voi credete ancora a quello che scrivono i giornali o passano in televisione? Sveglia gente, sveglia.

 

 

Origano, assorbenti e IVA

Questi geniacci di politici una ne fanno e cento ne pensano. Giorno e notte si spremono le meningi e lavorano sodo per migliorare l’esistenza dei cittadini. Ecco l’ultima fresca fresca di pochi giorni fa: ce la propone Pippo Civati, ex deputato del Partito democratico, che ha abbandonato il PD forse perché non aveva abbastanza spazio per esprimere tutta la sua creatività. Dopo lunga e profonda riflessione, ha scoperto uno dei motivi per cui l’Italia continua ad essere in crisi. ed ha comunicato il risultato della sua lunga ricerca in un programma radiofonico “Un giorno da pecora“, dove, contrariamente al nome, oltre alle pecore, partecipano anche i pastori, cani e porci ed anche i somari.

Ed ecco la geniale soluzione di Civati: “Abbassiamo l’Iva sugli assorbenti“. Ecco  perché l’economia ristagna, la disoccupazione è sempre alta, la crisi non accenna a finire: tutto a causa dell’Iva sugli assorbenti. Perché nessuno ci aveva pensato prima? Beh, perché non tutti sono parlamentari. Queste genialate vengono solo a loro, non è roba per gente normale. Infatti, ecco il nostro Pippo sorridente e soddisfatto  per la propria scoperta.

Può essere orgoglioso del suo lavoro: queste sono cose che cambiano il corso della storia. “Questa campagna  ha già avuto risultati in Francia e ne sta discutendo mezza Europa, è una questione di dignità.”, afferma con decisione. Adesso è chiaro perché l’Europa sembra assente dal panorama politico internazionale, incapace di affrontare i gravi problemi che riguardano l’economia, il pericolo del terrorismo islamico, l’invasione degli immigrati: ovvio, sono tutti occupatissimi a pensare all’IVA sugli assorbenti. Lo dice Civati. Mi ricorda un’altra grande idea di altre due parlamentari, anche queste del PD (sarà un caso?). Ne avevo parlato circa un anno fa nel post “Geniale scoperta e fine della crisi”. Aveva a che fare con l’origano e, altra coincidenza, con l’Iva (sembra proprio che nel Partito democratico abbiano una passione per le tasse, e per l’IVA in particolare). Tanto vale riproporlo, a dimostrazione della genialità dei nostri parlamentari.

L’origano e l’IVA. (dicembre 2014)

La crisi ci opprime da anni, cambiano i governi, ma la crisi non accenna a fermarsi; chiudono le aziende, fabbriche, negozi, aumentano i disoccupati, i precari, i cassintegrati, la povertà è in continua crescita, l’Italia è allo stremo e nessuno sa come uscirne, nessuno trova la soluzione, nemmeno il premier “so tutto io, faccio tutto io, esisto solo io”, quel Matteo Del Grillo (ma essendo fiorentino, forse è più intonato Del Grullo) che ha sempre l’aria di pensare “perché io so’ io e voi non siete un cazzo“, quel Renzi che dice di voler cambiare il mondo.

Poi è successo il miracolo, è venuto fuori tutto il genio italico ed ecco la soluzione arrivare proprio da quel luogo dove non ti aspetteresti che qualcuno abbia in funzione il cervello: il Parlamento. Già, incredibile a dirsi, l’idea è venuta dopo profonde riflessioni e accurate ricerche in lungo e in largo, su e giù e pure di lato, grazie a quei parlamentari strapagati e stramaledetti dal popolo, che sembra non facciano niente, se non chiacchiere. Invece poi arriva la smentita a zittire le malelingue. Lavorano, eccome se lavorano. Si spremono le meningi, si arrovellano, studiano, si impegnano e lavorano per il bene dell’Italia. Ecco perché sono pagati tanto e godono di un sacco di privilegi; perché pensano per noi e trovano sempre le soluzioni giuste al momento giusto per facilitare la vita ai cittadini. Mentre noi siamo impegnati a lavorare in fabbrica, negli uffici, negozi, laboratori, e non abbiamo tempo per pensare, essi pensano al nostro posto. E’ una bella fortuna, no?

Pensano e lavorano, lavorano e pensano, giorno e notte, senza concedersi tregua, se non qualche sobrio spuntino alla buvette del Palazzo,  si lambiccano il cervello per il bene del popolo. Lambiccarsi il cervello è un’attività molto impegnativa, necessita di molta preparazione, esercizio, allenamento e, naturalmente, di grandi capacità e competenze. Ecco perché solo i nostri parlamentari, dotati di poteri sovrumani, possono lambiccarsi il cervello e sono pagati profumatamente per farlo. Il popolino ignorante, non conoscendo il significato del termine, non potrebbe mai lambiccarsi. Ovvio, no? Quindi, come dicono quelli che in televisione presentano numeri audaci e pericolosi, non provate a farlo voi a casa. Lambiccarsi il cervello, se non siete “onorevoli” potrebbe essere molto pericoloso.

Ma la scoperta non è da attribuire ad una sola persona; sarebbe stata impresa impossibile, il cervello umano ha dei limiti, anche quello dei parlamentari. Ci si sono messe in due a lavorare per scoprire la causa della nostra profonda crisi. E finalmente ecco il risultato dell’immane sforzo mentale. Lo dobbiamo a due donne: Leana Pignedoli e Venera Padua, senatrici Pd. Grazie alla loro scoperta lo spread non ci farà più paura, le fabbriche riapriranno i battenti, la produzione raggiungerà livelli da boom economico e le esportazioni cresceranno a dismisura. Fine della crisi. Ma qual era la ragione che bloccava l’economia italiana? Semplice, eccola: l’aliquota IVA sull’origano.

Ecco la radice dei nostri guai, l’origano. Maggiori informazioni e dettagli qui: “Battaglia per l’origano: tassato più del basilico e del rosmarino”.  Altro che rilanciare l’edilizia, l’industria pesante, i cantieri navali,  il commercio, l’elettronica, il terzo settore, le aziende metalmeccaniche o manifatturiere. Niente di tutto questo, il vero problema, la causa prima della crisi, con gravi conseguenze anche sugli equilibri mondiali, la primavera araba, il terrorismo ed i conflitti nel mondo, era solo una: l’origano!

Pare che anche i militanti dell’Isis non stiano combattendo, come dice la propaganda occidentale (per nascondere la vera causa del conflitto), per realizzare lo Stato islamico, ma per imporre una diversa regolamentazione dell’uso dell’origano nella dieta del bravo musulmano, secondo gli insegnamenti del Corano. Per esempio, nella pizza ci va o non ci va l’origano? That’s the question! Ora basta adeguare l’IVA dell’origano a quella del basilico e del rosmarino e siamo a posto. Forse alle nostre senatrici verrà assegnato uno speciale Nobel per la scoperta del nesso fra la crisi globale, la primavera araba  e le erbe aromatiche, con particolare riferimento all’uso dell’origano nella dieta mediterranea.

Sembrerebbe una storiella umoristica, invece è tutto drammaticamente vero.

Forconi d’Italia

Quasi quasi avrei voglia di armarmi di forcone e diventare anch’io “protestante“. E se mi sono stancato io che non ho mai creduto nelle proteste, nei cortei ed ancor meno nella violenza, di nessun genere, come metodo di lotta sociale, allora vuol dire che veramente siamo giunti a fine corsa. Siamo davvero arrivati al limite di sopportazione. Non se ne può più di una classe politica incapace, che sta rovinando l’Italia e sta mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini, anche dei più pacifici e restii a scendere in piazza per protestare. Difficile trovare anche dei termini appropriati per definire questi politicanti da strapazzo, pieni solo di parole vuote, di inutili dichiarazioni d’intenti, che sproloquiano nei salotti televisivi, si nutrono di slogan e dedicano tempo ed energie alla loro occupazione principale; salvaguardare poltrone e potere, incuranti dei problemi e dei bisogni della gente. Incuranti perché del tutto incapaci di trovare una sia pur minima soluzione.

Basta vedere la faccia di gomma, inespressiva, inebetita del nostro premier Letta affermare con grande soddisfazione che il peggio è passato, che l’Italia sta uscendo dalla crisi, che siamo sulla buona strada, che “L’Italia ce l’ha fatta…”. Basta guardarlo in faccia, osservare la sua espressione tranquilla, serena, soddisfatta dell’azione del governo, e pensare ai dati che ogni giorno ci vengono forniti dalla stampa. Dati terrificanti sulla disoccupazione, la povertà che cresce, 93 mila aziende che hanno chiuso solo nel corso del 2013. Imprenditori che continuano a suicidarsi per la disperazione, cittadini oppressi da tasse in aumento ed insostenibili, burocrazia che scoraggia chiunque voglia avviare un’attività, corruzione dilagante a tutti i livelli.  Giustizia schizofrenica che condiziona l’azione politica e l’economia e che può decidere della vita e della morte dei cittadini, senza mai pagare pegno per gli errori commessi. Un Parlamento che, mentre gli italiani sono alla disperazione, si preoccupa degli immigrati, di femminicidio, di omofobia e si trastulla in rappresentazioni grottesche fingendo di occuparsi di politica.

Sembrano vivere in un altro mondo, insensibili ed indifferenti a tutti i segnali di allerta che da anni vengono dalla gente comune, dagli osservatori più attenti, dalla stampa, da tutte le categorie di lavoratori, tutti uniti dalla stessa sensazione di vivere in una società ormai senza controllo, senza guida e senza meta. E loro, i nostri rappresentanti, passano il tempo a litigare per le poltrone, per difendere il proprio orticello, per ritagliarsi uno spazio mediatico, per dividersi, riunirsi, ridividersi, inventarsi nuovi movimenti e partiti, pur di garantire la perpetuazione della specie di sanguisughe sociali. Si presentano come rivoluzionari, come il nuovo che avanza, come gli unici capaci, onesti, preparati, come quelli che combattono il sistema corrotto e promuovono il rinnovamento, la nuova era, l’età dell’oro. Sembrano estranei al degrado sociale, non sono mai responsabili degli errori, dei disastri, degli sprechi, del disfacimento economico, culturale, morale;  si sentono e si presentano tutti come innocenti fanciulli e pudiche verginelle. Come se fossero i salvatori della patria, i nuovi Messia, gli angeli custodi che ci assistono e ci conducono per mano verso il nuovo Eden, invece che essere i primi, veri responsabili del disastro sociale, economico, politico, culturale e morale.

Sono una specie anomala nata da strane modificazioni genetiche, sono un errore di percorso nella via dell’evoluzione umana. Si moltiplicano e si riproducono spontaneamente come le erbe infestanti e nessuno finora, purtroppo, ha inventato un antidoto adatto per eliminarli.  Non soddisfatti di riprodursi individualmente, si raggruppano secondo l’utilità collettiva di piccoli gruppi e quando ritengono di non avere sufficiente spazio cercano “un posto al sole“,  abbandonano la terra madre e fondano nuove colonie e partiti.  Come se non ce ne fossero già abbastanza. Come se creando nuove aggregazioni migliori la situazione. Come se con nuovi simboli e nuove bandiere diventino tutti più capaci, intelligenti e onesti.  Come se con un nuovo slogan si cancellino tutti gli errori del passato e si torni puri come angioletti. Come se un nuovo partito sia migliore dei precedenti. Come se mostrando in TV volti nuovi di giovani e belle ragazze anche le vecchie baldracche diventino tenere fanciulle in fiore. Ma la merda è sempre la stessa; anche se incartata elegantemente con carta a fiori e nastri dorati, non diventa profumata, sempre merda resta.

Ecco perché alla fine la gente ne ha le tasche piene, ed altro, di questa gentaglia. Ecco perché stiamo arrivando ad un punto di non ritorno. Ecco perché c’è voglia di forconi; la pazienza è finita. “Datemi un forcone (che cosa ne vuoi fare?), lo voglio dare in testa a chi non mi va!” Ecco cosa mi viene in mente, parodiando una vecchia canzoncina degli anni ’60 (Datemi un martello), versione italiana, lanciata da Rita Pavone, di “If I had a hammer” un successo internazionale di Trini Lopez. In realtà la canzone è di Pete Seeger, folk singer USA, mito della generazione (specie dei movimenti di protesta) degli anni ’60. La canzone venne incisa anche da un altro gruppo folk notissimo in quegli anni, Peter Paul and Mary. Erano i tempi dei primi movimenti pacifisti, della protesta contro la guerra, contro la discriminazione razziale. Figli dei fiori, spinelli, libertà sessuale, Woodstock e cantautori, eredi di Woody Gutrye, al quale si ispirò anche Bob Dylan ai suoi esordi, che cantavano le loro canzoni nei cortei, nei raduni giovanili o nei localini underground del Greenwich village a New York. Altri tempi, altre chitarre, altri forconi, altri ideali. Ora si avrebbe voglia di prendere un forcone semplicemente per rincorre uno per uno tutti, ma proprio tutti, quelli che a vario titolo e livello, si occupano di politica. E piantargli una bella forconata nel sedere.

Ma almeno allora c’era in fondo al cuore la speranza di un mondo migliore. di un futuro in cui credere. Ora non c’è più nemmeno la speranza, c’è solo la disperazione, l’incertezza, la sfiducia totale, la rassegnazione ad un destino tragico. Un destino che non abbiamo scelto, né voluto e di cui siamo artefici solo in piccola parte. Ma è una parte determinante, è la responsabilità di aver scelto “democraticamente” questa classe politica. Ecco il dramma; li abbiamo scelti noi. Ed allora con chi dobbiamo prendercela? Chi dobbiamo rincorrere con i forconi? Siamo sicuri che la democrazia, come ci raccontano da sempre, sia il miglior sistema di governo? Ma se così è, come è possibile che dei cittadini apparentemente normali, coscienti e responsabili, eleggano al Parlamento delle persone che ci stanno portando alla catastrofe? Come è possibile che un intero popolo si faccia turlupinare, plagiare, irretire, fagocitare, angariare , vessare, per decenni senza ribellarsi, anzi dando vita ad una guerra civile permanente tra fazioni avverse per sostenere ed eleggere una classe dirigente che non fa altro che perpetuare l’inganno a proprio vantaggio ed a spese del popolo? E’ possibile, si chiama democrazia. Eppure la gente ci crede ancora, con grande soddisfazione di chi con questo sistema ci campa. Non restano che i forconi ed una amara constatazione; queste sanguisughe democratiche…

Non serve a niente, ma almeno mi sono sfogato. Eccheccazzo, quando ce vò ce vò!

P.S.

Perché sono così inc…zato come una bestia (direbbe Joele Dix)? Perché sono uno dei milioni di italiani che, dopo aver sentito che il governo aveva abolito l’IMU sulla prima casa, dormiva sonni tranquilli. Poi ci hanno ripensato ed hanno abolito solo la prima rata. Poi ci hanno ripensato ancora ed hanno abolito anche la seconda, ma non per tutti. Resta in vigore l’IMU per i cittadini di quei Comuni che hanno modificato l’aliquota. E quali sono questi Comuni? Primo dubbio e primo problema. Come fa il cittadino a saperlo? Deve informarsi, perdere tempo, chiedere al proprio comune o ad un patronato o un esperto. Ma anche i commercialisti ed i CAF, fino a pochi giorni fa, non sapevano cosa fare e cosa rispondere ai cittadini. E allora il povero contribuente cosa deve fare?. Cerca disperatamente di informarsi con amici o sulla stampa o su internet.

Bene, chi sta in Sardegna, poteva leggere sul quotidiano regionale L’Unione sarda di pochi giorni fa, l’elenco dei 14 Comuni in cui si sarebbe pagata la seconda rata IMU. I Comuni sono quelli che ultimamente hanno elevato l’aliquota di imposta. Ma al di là di questa spiegazione tecnica si pone una questione di principio che riguarda l’uguaglianza dei cittadini. Domanda per i più svegli: i Comuni della Sardegna sono 377, perché in 14 Comuni si paga l’IMU e negli altri no? Intanto che cercate una risposta soddisfacente, se non siete fra quei 14 Comuni siete tranquilli, vi rigirate sul guanciale e continuate a dormire  “sonni tranquilli“. Ma sarebbe un errore gravissimo perché proprio ieri il tuo commercialista ti chiama e ti dice che, contrariamente a quanto letto sulla stampa, devi pagare l’IMU, il modulo è già pronto, stampato, devi andare a ritirarlo e poi accingerti ad una fila lunghissima in banca perché, essendo la scadenza fra 4 giorni, compresi sabato e domenica festivi, restano solo due giorni utili, venerdì e lunedì,  per il versamento.

Ma perché c’è stato questo contrordine? Ecco svelato l’arcano. Il nostro Comune non aveva finora modificato l’aliquota IMU. Quindi eravamo sicuri di non dover versare questa seconda rata IMU; fino a pochi giorni fa. Ma il guaio è che il sindaco di recente si è dimesso ed è arrivato un Commissario il quale, udite udite, tanto per agevolare la cittadinanza, ha deciso, proprio la settimana scorsa, in tutta fretta ed in gran segreto, di aumentare l’aliquota, facendoci rientrare fra quei Comuni che dovranno pagare l’IMU entro il 16 dicembre ed obbligando qualche migliaio di persone a fare i salti mortali per informarsi e regolarizzare il pagamento nel giro di due giorni.

Così i cittadini che erano sicuri di non dover pagare, ora devono affrettarsi (mancano due giorni utili),  informarsi sull’importo totale dell’imposta e  conteggiare il 40% della cifra totale.  Secondo problema:  quant’è la cifra totale? E la signora Assunta di 90 anni, analfabeta, sola e impossibilitata ad uscire, come fa ad informarsi,  calcolare la somma, compilare il bollettino e andare in banca a pagare? Ma  i cittadini come sono stati informati della variazione? Con dei volantini fotocopiati e affissi nei locali pubblici. Chi esce e frequenta i locali pubblici è avvertito, gli altri no. Terzo problema: e gli anziani che non frequentano bar e negozi in questi giorni?

Per fortuna il centro è piccolo, in due giorni la voce si spande e tutti corrono presso i pochi uffici che possono dare qualche spiegazione e compilarvi i moduli per il versamento. Ma data l’affluenza, comunque sono qualche migliaio di persone che si riversano in due o tre uffici di consulenza, si crea ressa, attesa e si perde una mezza giornata. E poi si perderà un’altra mezza giornata, se non una giornata intera, per pagare allo sportello bancario. Ammesso che, pure facendo gli straordinari, la banca riesca a servire tutti i clienti, con gravissimo disagio dei clienti normali che si rivolgono alla banca per normali operazioni, magari anche urgenti,  e che dovranno aspettare che, fra qualche giorno, non prima di martedì prossimo, finisca la buriana dell’IMU.

E tutto questo gran casino grazie a chi? Ai nostri governanti incapaci che invece che semplificare la vita ai cittadini, essendo incapaci, trovano sempre il modo di complicarci l’esistenza, farci perdere tempo, denaro, fatica, stressarci e portarci sull’orlo di una crisi di nervi. Ma poi, perché alcuni Comuni pagano ed altri no? Ma i contribuenti non dovrebbero essere tutti uguali? E perché mai gli abitanti di Pompu non pagano e quelli di Serramanna sì? Perché si paga a Nurallao e non a Guasila? E’ credibile che la maggiorazione delle tasse in alcuni centri sia dovuta alla presenza di servizi migliori o diversi fra Comuni della stessa area, con uguale numero di abitanti, stessi servizi sociali, che distano una decina di chilometri fra loro? Che differenza c’è fra Pompu e Masullas o fra Serramanna e Villasor?

Perché ci sono cittadini di serie A e di serie B? Ma chi è quella mente geniale che concepisce queste diversificazioni fra i Comuni del Sulcis, del Logudoro o della Marmilla? Ma i nostri governanti non farebbero bene a fare un salto al più vicino centro di salute mentale (tanto è gratis) e sottoporsi ad una piccola visita di controllo?. Ma sono davvero sicuri di essere sani di mente? E’ chiaro adesso perché alla fine si è così inc…zati? Datemi un forcone, lo voglio dare in testa, anzi nel culo a Letta e tutto il governo di larghe intese, così gliele allarghiamo un po’…le intese.

P.S. 2

E come se non bastasse, qualcuno, c’è sempre qualche genio in circolazione che decide di complicarvi la vita, ha deciso che le vecchie impostazioni di scrittura dei post avessero bisogno di qualche modifica, Così, non so come e perché, non è più possibile inserire un link nel testo ed anche inserire una foto nel post è un problema. Ma perché devono continuamente cambiare le cose? Ma non avete altro da fare? Ma se funziona bene così da anni, perché dovete modificare ciò che va bene? Ma sarà un’innovazione interna o sarà una nuova impostazione del browser Internet Explorer? Boh! Poi dice che uno s’incazza!

IMU quiz e Buffonarie

 Nuovo gioco a premi che sostituirà la Lotteria di Capodanno: IMU quiz. Chi, dove, quando, quanto e come si pagherà la tassa sulla casa. Nessuno ci capisce più niente, né i cittadini, né i commercialisti, né i CAF, né lo stesso Governo che naviga a vista. Dopo la girandola di decisioni sull’IMU e l’invenzione di nuovi acronimi, Tares, Tasi, Trise, service tax, TUC, IUC (e non è detto che sia finita) giusto per confondere le idee e farvi pagare lo stesso la tassa sulla casa, facendo finta di averla abolita, hanno approvato l’abolizione della prima rata, poi l’abolizione della seconda.

E sembrava un discorso chiuso, con grande soddisfazione dei contribuenti. Invece no, pare che non si trovino le necessarie coperture. E’ curioso osservare come i nostri ministri, che possono contare sulla consulenza di esperti lautamente retribuiti,  continuino a sbagliare i conti e se ne accorgano solo dopo, a disastro avvenuto (vedi i conti della Fornero sugli “esodati“). Quindi ricomincia il giro e le varie ipotesi. La seconda rata forse si paga. Anzi no,  si paga, ma solo una parte. Ma non tutti, solo in alcuni Comuni, in altri no; in barba al principio di uguaglianza dei cittadini. Ma, per complicare ancora la faccenda (altrimenti i geni delle tasse non si divertono), l’importo della rata sarà per il 40% a carico dei cittadini e l’altro 60% sarà integrato dallo Stato.

Ora, siccome non tutti sono esperti di contabilità o hanno un nipote commercialista,  immaginiamo zia Giuannica Culabottu, novantenne di Trescagheras (magari invalida, analfabeta e sola, che non legge i quotidiani, non vede Porta a porta e non ha nemmeno un profilo su Facebook), che deve sapere, anzi scoprire, prima se il suo Comune è fra quelli in cui si paga (e chi l’avverte?) e poi deve calcolare quel fatidico 40% (40% di cosa? Boh…). Chi glielo spiega il meccanismo della Tares, del TUC, dell’IUC o di come accidenti chiameranno quella cavolo di tassa sulla casa? Ma poi siamo sicuri che sia così? No, non è ancora sicuro, è da valutare, stanno disperatamente cercando i fondi necessari, nei cassetti, sotto i tappeti, nelle tasche dei ministri, forse lo sapremo entro Natale, ma non è detto, il Governo potrebbe rimediare, chissà chi lo sa…(Corriere.it: La beffa dell’IMU)

Un Governo così cialtrone,  incapace e confusionario non si era mai visto. Promette, poi si rimangia le promesse, poi ripromette l’eliminazione, poi la mantiene in parte, poi la fa pagare solo ad una parte di cittadini che non ci hanno capito nulla e dovranno anche calcolare l’importo da versare, stando ben attenti a non sbagliare, altrimenti fioccano le multe e le sanzioni.  Ma non si sa come andrà a finire e intanto l’unica cosa certa è la data di scadenza del pagamento, senza aver ancora stabilito con chiarezza se, quando e quanto si deve pagare.

Buffoni e ridicoli. Dovrebbero dimettersi tutti ed andarsene a casa, dopo aver chiesto scusa agli italiani, e dedicarsi al giardinaggio, la pesca, la filatelia o l’enigmistica; insomma, attività del tutto rilassanti. Hanno superato da tempo e largamente il limite di sopportazione e di decenza. Dovrebbero abbandonare per sempre tutti gli incarichi pubblici e di qualche responsabilità pubblica; almeno farebbero meno danni.  La politica è troppo complessa per le loro piccole menti adatte, forse, ad attività meno impegnative intellettualmente. Dovrebbero decadere naturalmente e spontaneamente, senza bisogno di votazioni in Senato, per “incapacità manifesta“.

Questa è l’unica cosa comprensibile di questo governicchio voluto e sponsorizzato dal Presidente Napolitano; l’incapacità congenita. Visto che sono pratici di consultazioni, dopo le “Primarie” del PD, dovrebbero fare le “Buffonarie” governative per eleggere “democraticamente” il “più buffone del reame“.

Intanto, in attesa degli eventi…e trenta…e quaranta ladroni, ve lo diciamo in musica: Ma Vaffffff………..”

A proposito di buffoni. Nel 2010, dopo la caduta di un muro a Pompei, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, attaccato duramente dall’opposizione, fu costretto a dimettersi. Una settimana fa è crollato un tetto ad Ercolano; ne ho parlato in “Muri e ministri” chiedendomi se, come Bondi, si dovesse dimettere il ministro Massimo Bray. Non si è dimesso e, per la verità, nessuno lo ha accusato di alcuna responsabilità. Il tetto è crollato, ma a Montecitorio nessuno se ne è accorto; silenzio di tomba, anzi, di tetto, specie da parte dei parlamentari del partito democratico, quelli sempre pronti a crocifiggere gli avversari e urlare che se cadono i muri a Pompei è colpa del ministro (ma solo se il ministro è Bondi).

Non tutti i muri sono uguali. Pompei è lontana e non sempre a Montecitorio arriva il frastuono del crollo. Evidentemente  il muro di Bondi era molto più rumoroso, mentre i muri ed i tetti di Bray hanno il crollo “silenzioso“.  Intanto succede che Ieri è crollato un altro muro a Pompei

Domanda per i più preparati: dopo due crolli ad Ercolano e Pompei, il ministro per i beni culturali, Massimo Bray, si dimetterà? E se non si dimette, cosa molto probabile, anzi scontata, perché Bondi era responsabile del crollo e Bray non lo è? E perché Bondi si è dovuto dimettere e Bray non solo non si dimetterà, ma non gli viene nemmeno attribuita alcuna responsabilità?

Pancia a terra

La legge di stabilità ha scontentato tutti;  cittadini, imprenditori, sindacati, maggioranza, opposizione e perfino i componenti del governo. Sembra che questo documento sia calato dal cielo senza che nessuno ne sapesse niente. Lo stesso Fassina, sottosegretario all’economia, ha detto di non essere stato consultato ed ha minacciato le dimissioni. Ma se per la stesura del più importante documento contabile dello Stato non interpellano un sottosegretario all’economia, chi hanno sentito, Topo Gigio? Ma sembra già tutto risolto, Letta ha chiarito con Fassina e, come titola il Corriere, ora non resta che procedere “Pancia a terra…”.

Sembra, secondo tutti gli osservatori, che le nuove disposizioni fiscali comportino addirittura un incremento delle tasse. Hanno abolito l’IMU, ma non l’imposta sulla casa che c’è sempre sotto altro nome: Service tax, Tares, Tari, Tasi, Trise…nessuno ci capisce più niente, nemmeno chi le ha inventate. Così l’IMU non c’è più, ma,  sotto altro nome, forse, costerà più di prima. E’ la nostra specialità nazionale; far finta di cambiare, ma lasciare tutto come prima.

Ma non bisogna preoccuparsi se le nuove tasse non sono chiare. Italiani, non dovete capire, dovete solo pagare. Chiaro? Non solo dovete pagare e tacere, ma, come dice Letta, dovete anche mettervi  “Pancia a terra“. Perché? Ma perché in quella posizione è più facile incul…inculcarvi le istruzioni per le nuove tasse.

Urgenza Italia

Non ci siamo sbagliati. Ho scritto spesso ultimamente che le priorità da affrontare con urgenza da parte del governo sembrano essere queste: tutela degli immigrati, cittadinanza agli stranieri, legge contro l’omofobia, legge sul “femminicidio”, unioni civili per gay, lesbo, trans ed assimilati, Rom e centri sociali (Vedi “Priorità“). Beh, certo, sono argomenti di fondamentale importanza per milioni di italiani che , con la crisi che diventa sempre più drammatica, fanno fatica a campare. Ma i nostri parlamentari sembrano vivere in un altro pianeta, parlano d’altro.

Ecco, per esempio, l’ultimo titolone del Corriere che annuncia con esultanza l’ultima fatica del governo: “Cittadinanza più facile per gli stranieri“. Come volevasi dimostrare.

Decreto semplificazioni. Giusto, c’è proprio bisogno di semplificare le procedure burocratiche; sembrano partorite da una mente contorta e sadica. Ma non si tratta di semplificare la burocrazia per facilitare, per esempio, la compilazione dei moduli per la dichiarazione dei redditi, così complessi (e guai a sbagliare) che per evitare errori ed incorrere in sanzioni dovete rivolgervi ad un commercialista.  Insomma, per pagare le tasse bisogna pagare un esperto che vi dica quanto, quando, dove e se dovete pagare le tasse.

Non si tratta nemmeno di semplificare le procedure per avviare un’attività lavorativa, per avere una concessione edilizia, per avere un rimborso da parte dello Stato, per farvi curare, per regolarizzare la posizione pensionistica, per risolvere un contenzioso fiscale, per altre mille incombenze che assillano i cittadini. No, il “punto più significativo” di questo decreto, come dice il titolo del Corriere, è “Facilitare la cittadinanza agli stranieri“.

A questo punto che gli volete dire? Niente, si può rispondere solo con una lunga serie di imprecazioni, le peggiori che vi vengono in mente. Oppure con il semplice Vaff… di Beppe Grillo. Ma se avete l’animo sensibile, poetico ed artistico glielo potete mandare in musica, cantato, così: Invia il tuo Vaff musicale…

 

 

Necrologi e gabellieri

E’ morta Margaret Thatcher, la “Lady di ferro“: consumata dalla ruggine.

Intanto Ingroia, “trombato” alle elezioni, non si rassegna e  rilancia il suo movimento. Visto però che, a quanto pare, le rivoluzioni non sono più di moda,  cambia il nome in un più tranquillo “Azione civile“. Ma essendo, appunto, uomo di “Azione” ed essendo per il momento disoccupato, non può restare con le mani in mano. Così pare che  il governatore della Sicilia, Crocetta, gli abbia offerto un posto di grande responsabilità: riscuotere tasse e gabelle.  Il solerte ex pm ha già preparato l’ufficio riscossioni, posto all’aperto in luogo di grande traffico. Ecco un famoso gabelliere al quale Ingroia potrebbe ispirarsi. Buon lavoro…

Giù le tasse, anzi no.

L’informazione dovrebbe essere una cosa seria. Ultimamente, specie dopo lo sviluppo dell’informazione in rete, sembra, invece, affidata ad apprendisti aspiranti giornalisti in prova. L’unico problema sembra essere quello di riempire gli spazi delle pagine web con notizie spesso non accertate, false o smentite nel giro di poche ore. Ma l’importante è che la pagina sia piena. Bene, ormai stiamo facendo l’abitudine a questa informazione usa e getta, da prendere con le molle e con mille riserve. Ecco l’ultimo esempio.

Ancora stamattina in alcuni quotidiani on line compariva la notizia di una riduzione delle tasse annunciata da Monti. Sarà vero? Vediamo, in proposito, due comunicati Ansa di ieri.

ANSA ore 15.58: “Monti, non escludo taglio tasse

ANSA ore 18.57: “Monti, mai parlato di taglio tasse“.

Chiaro? Non è serio, non è professionale, non è corretto. Questa è informazione “Usa e getta” da eliminare con la raccolta differenziata negli appositi cassonetti “Stampa“. E non è nemmeno riciclabile! Certo, si dirà, nemmeno la politica è seria. Non si fanno dichiarazioni azzardate per poi smentirle dopo poche ore. Ma sulla serietà della politica è perfino inutile soffermarsi. E’ senza rimedio. Per cambiare la politica e la classe dirigente c’è un’unica soluzione: organizzare una comitiva di pellegrinaggio a Lourdes e sperare in un miracolo!

Un altro esempio di come oggi si pubblichino delle notizie con molta leggerezza e superficialità, senza nemmeno prendersi la briga di controllare quello che si scrive e si pubblica, è questo box che trovo stamattina nella casella di posta.

Sembrerebbe che questo signor Terre des hommes abbia rotto una precedente relazione ed ora cominci una storia con una nuova “Compagna” che si chiama “Indifesa“. E siccome, forse, hanno qualche difficoltà economica, chiedono un piccolo contributo. Ma no, niente di tutto questo. E’ evidente che si tratta del solito errore di battuta. Succede a tutti. Ma i redattori di quotidiani e siti di informazione dovrebbero prestare più attenzione a ciò che scrivono. Ci vuole tanto a rileggere quello che si è pubblicato ed eventualmente correggere gli errori? E’ chiedere troppo?

 

 

Pipaioli d’Italia

Fra le tante nuove tasse che ci stanno cadendo addosso una spicca per la sua bizzarria: la tassa sul tabacco. Ma non sulle sigarette, no, sul trinciato, quello che si usa per fumare la pipa o per confezionare le sigarette a mano con le cartine. Ora immaginate quanti siano gli italiani che fumano la pipa o confezionano le sigarette a mano ed avrete l’idea di quanto sia incisiva questa tassa. Eppure, se l’hanno inserita è perché devono essere convinti che per recuperare chissà quali ingenti somme per risolvere la crisi la tassa sul tabacco da pipa sia determinante. Sì, i pipaioli salveranno l’Italia.

Tassisti di Stato

Sono quelli specializzati nell’inventare nuove tasse, imposte e balzelli vari. Il nuovo governo non si è ancora insediato e già si parla di “lacrime e sangue“. Patrimoniale, reintroduzione dell’ICI e nuove tasse. Cominciamo bene. Quando in una famiglia normale le entrate non garantiscono il mantenimento di un certo tenore di vita, si limitano o si eliminano le spese voluttuarie, superflue e non necessarie. Lo Stato no, applica una sua ricetta, sempre quella, sempre la stessa: non ridurre le spese, ma aumentare le entrate. Pur di non ridurre gli sprechi di denaro pubblico e toccare benefici e privilegi acquisiti, si aumentano le tasse. Ma per fare questo non c’è bisogno di avere un grande economista alla guida di un governo speciale. Saprebbe farlo anche lo scemo del villaggio.