Geniale scoperta e fine della crisi

Perché nessuno ci aveva pensato prima? La crisi ci opprime da anni, cambiano i governi, ma la crisi non accenna a fermarsi; chiudono le aziende, fabbriche, negozi, aumentano i disoccupati, i precari, i cassintegrati, la povertà è in continua crescita, l’Italia è allo stremo e nessuno sapeva come uscirne, nessuno trovava la soluzione, nemmeno il premier “so tutto io, faccio tutto io, esisto solo io”, quel Matteo Del grillo che ha sempre l’aria di pensare “perché io so’ io e voi non siete un cazzo“, quel Renzi che dice di voler cambiare il mondo (a parole).

Poi è successo il miracolo, è venuto fuori tutto il genio italico ed ecco la soluzione arrivare proprio da quel luogo dove non ti aspetteresti che qualcuno abbia in funzione il cervello: il Parlamento. Già, incredibile a dirsi, l’idea è venuta dopo profonde riflessioni e accurate ricerche in lungo e in largo, su e giù e pure di lato, grazie a quei parlamentari strapagati e stramaledetti dal popolo, che sembra non facciano niente, se non chiacchiere. Invece poi arriva la smentita a zittire le malelingue. Lavorano e come se lavorano. Si spremono le meningi, si arrovellano, studiano, si impegnano e lavorano per il bene dell’Italia. Ecco perché sono pagati tanto e godono di un sacco di privilegi; perché pensano per noi e trovano sempre le soluzioni giuste al momento giusto per facilitare la vita ai cittadini. Mentre noi siamo impegnati a lavorare in fabbrica, negli uffici, negozi, laboratori, e non abbiamo tempo per pensare, essi pensano al nostro posto. E’ una bella fortuna, no?

Pensano e lavorano, lavorano e pensano, giorno e notte, senza concedersi tregua, se non qualche sobrio spuntino alla buvette del Palazzo,  si lambiccano il cervello per il bene del popolo. Lambiccarsi il cervello è un’attività molto impegnativa, necessita di molta preparazione, esercizio, allenamento e, naturalmente, di grandi capacità e competenze. Ecco perché solo i nostri parlamentari, dotati di poteri sovrumani, possono lambiccarsi il cervello e sono pagati profumatamente per farlo. Il popolino ignorante, non conoscendo il significato del termine, non potrebbe mai lambiccarsi. Ovvio, no? Quindi, come dicono quelli che in televisione presentano numeri audaci e pericolosi, non provate a farlo voi a casa. Lambiccarsi il cervello, se non siete “onorevoli” potrebbe essere molto pericoloso.

Ma la scoperta non è da attribuire ad una sola persona; sarebbe stata impresa impossibile, il cervello umano ha dei limiti, anche quello dei parlamentari. Ci si sono messe in due a lavorare per scoprire la causa della nostra profonda crisi. E finalmente ecco il risultato dell’immane sforzo mentale. Lo dobbiamo a due donne: Leana Pignedoli e Venera Padua, senatrici Pd. Grazie alla loro scoperta lo spread non ci farà più paura, le fabbriche riapriranno i battenti, la produzione raggiungerà livelli da boom economico e le esportazioni cresceranno a dismisura. Fine della crisi. Ma qual era la ragione che bloccava l’economia italiana? Semplice, eccola: l’aliquota IVA sull’origano.

Ecco la radice dei nostri guai, l’origano. Maggiori informazioni e dettagli qui: “Battaglia per l’origano: tassato più del basilico e del rosmarino”.  Altro che rilanciare l’edilizia, l’industria pesante, i cantieri navali,  il commercio, l’elettronica, il terzo settore, le aziende metalmeccaniche o manifatturiere. Niente di tutto questo, il vero problema, la causa prima della crisi, con gravi conseguenze anche sugli equilibri mondiali, la primavera araba, il terrorismo ed i conflitti nel mondo, era solo una: l’origano!

Pare che anche i militanti dell’Isis non stiano combattendo, come dice la propaganda occidentale (per nascondere la vera causa del conflitto), per realizzare lo Stato islamico, ma per imporre una diversa regolamentazione dell’uso dell’origano sulla base degli insegnamenti del Corano. Per esempio, nella pizza ci va o non ci va l’origano? That’s the question! Ora basta adeguare l’IVA dell’origano a quella del basilico e siamo a posto. Forse alle nostre senatrici verrà assegnato uno speciale Nobel per la scoperta del nesso fra la crisi globale, la primavera araba  e le erbe aromatiche, con particolare riferimento all’origano ed al suo uso nella dieta mediterranea.

Sembrerebbe una storiella umoristica, invece è tutto drammaticamente vero.

Pane e lavoro

Fin da piccoli ci hanno insegnato questa preghiera  “Padre nostro che sei nei cieli…dacci oggi il nostro pane quotidiano...”. Passano gli anni, si cresce, cambiano i tempi, le mode e, forse, bisogna cambiare anche le preghiere. Ecco cosa ha detto ieri il Papa (Per favore, pane e lavoro)…

Come? Ora siamo noi che dobbiamo dare il pane quotidiano a Dio?  Non ci sono fornai in paradiso? E magari con il pane vuole anche il companatico ed un bicchiere di Vin santo? E lo chiede a noi che siamo senza lavoro e non arriviamo a fine mese? E dovremmo anche procurargli un lavoro. A lui che ha un lavoro garantito per l’eternità,  posto fisso (anche senza art. 18 nessuno può licenziarlo), ruolo dirigenziale al massimo livello, possibilità di spostarsi dovunque senza permessi o autorizzazioni perché “è in cielo, in terra e in ogni luogo“, senza possibilità che qualcuno lo contraddica o gli imponga degli obblighi perché “sia fatta la sua volontà“, nessuna bega con i sindacati metalmeccanici, che  ha il suo ufficio su una bianca nuvoletta da dove si gode un panorama da Dio.

Come è possibile che Dio, che una volta si dava arie da padreterno perché ogni mattina faceva trovare la manna fresca al suo popolo eletto,  sia ridotto così male da chiedere a noi un pezzo di pane ed un lavoretto anche saltuario, anche in nero, a cottimo, precario? Non sarà che anche in Paradiso è arrivata la crisi, lo spread dei Bond celesti è schizzato alle stelle e San Pietro ha varato un governo tecnico? Oppure è arrivato un rottamatore ex boy scout che vuole far piazza pulita della vecchia gerarchia di santi, beati e cherubini? Mah, tempi duri per il regno dei cieli. E se lo dice il rappresentante in Terra del Padreterno bisogna credergli. Oppure il Papa sta attraversando un momento di crisi mistica?

Eh, signora mia, non c’è più religione e, soprattutto, non ci sono più i Papi di una volta.

 

Hillgate (i misteri del Colle)

Stamattina sul Corriere.it il titolo d’apertura era questo: “Ammazziamo il gattopardo; già nel 2011 Napolitano contattò Monti come futuro premier“. Siccome di questo fatto gravissimo (e lo è davvero) se ne parlerà a lungo nei giorni a venire, sarebbe opportuno leggere tutto il pezzo e guardare il video. Si tratta del titolo di un libro del giornalista e scrittore Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” che verrà presentato dall’autore mercoledì a Milano e, nello stesso giorno, uscirà nelle librerie. Sul sito del Corriere c’è anche un video con le interviste fatta da Friedman a De Benedetti, Prodi e Monti. Friedman, ospite stasera a Piazza pulita, su LA7, ha preannunciato che già domani sul Corriere ci saranno altre rivelazioni ed anticipazioni del suo libro. E scoppia la bomba i cui effetti si valuteranno a breve e non saranno né lievi, né indolori.

Già oggi le prime reazioni, com’era prevedibile, vedono impegnati i diversi fronti a valutare i fatti secondo la propria visione della realtà. La visione della sinistra è di piena solidarietà a Napolitano (ci avremmo scommesso) il quale, anzi, avrebbe agito in perfetta buona fede e, ovviamente, nell’interesse supremo del Paese. Secondo l’autore, nell’estate del 2011, con il governo Berlusconi ancora in piedi e senza che ci fossero segnali di crisi di governo, il presidente Napolitano si attivò per contattare Mario Monti e preannunciargli di tenersi pronto , nel caso fosse necessario, per diventare capo del governo. Ovvero, cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse dall’incarico, a novembre, Napolitano aveva già in mentre di sostituirlo con Monti.  L’esistenza di questi antefatti, e degli incontri segreti, è confermata da De Benedetti (a che titolo era informato di questi contatti e delle intenzioni di Napolitano?), da Prodi e dallo stesso Monti.

Napolitano dovrà spiegare all’Italia il perché delle sue scelte. E non può pensare di cavarsela con una letterina generica, come quella inviata oggi al Corriere, in cui non spiega nulla e nulla smentisce: “Complotto? Solo fumo“.  Vedremo se si tratta solo di fumo, oppure c’è anche dell’arrosto. Intanto, nella puntata citata, oltre a Friedman, era ospite anche Vittorio Zucconi, una delle “grandi firme” di Repubblica. Il povero Zucconi, rosso come un peperone (era evidente il suo enorme imbarazzo) ha tentato disperatamente di difendere Napolitano, nonché il suo giornale e l’editore De Benedetti, cercando di minimizzare le rivelazioni di Friedman. Ma le sue argomentazioni erano talmente fasulle e vaghe che il suo arrampicarsi sugli specchi, se ne sentiva lo stridore scorrere lungo la penisola, è risultato del tutto vano, sempre ripreso e rintuzzato, anche in maniera molto decisa, dallo stesso Friedman. Non è stato capace di trovare una sola giustificazione valida. Povero Zucconi, poco ci mancava che gli venisse un collasso.

Fra l’altro, Presidente, oltre ad alcune inesattezze contenute  in quella lettera e rilevate proprio durante la puntata di Piazza pulita, il “brillante pubblicista” come Lei, con una punta di ironia, definisce il “giornalista” Friedman (Lei sa benissimo che la differenza fra pubblicista e giornalista esiste solo in Italia e che, quindi, chiamarlo “pubblicista” è come sminuirne il valore), si chiama Alan (è americano) e non Alain, alla francese, come scrive Lei.

Certi errori possiamo accettarli da un blogger di provincia che scrive frettolosamente due righe su Facebook o su Twitter, non da un Presidente della Repubblica (che ha uno stuolo di consulenti lautamente retribuiti) che scrive una lettera su carta intestata della Presidenza indirizzata al direttore del Corriere della sera. Eh no, caro Presidente, certe sviste (con quello che ci costano i suoi collaboratori) non sono proprio ammesse.

Procedura anomala quella di Napolitano che, anche in caso di crisi di governo, avrebbe dovuto trovare una soluzione in Parlamento e non affidando l’incarico di premier ad un soggetto esterno come Monti. O, in alternativa, andare a nuove elezioni. Questa decisione suscitò già allora critiche e perplessità sulla correttezza istituzionale della scelta presidenziale, ma si è voluto considerarla come un’azione necessaria “per il bene del paese“. Tanto che lo stesso Berlusconi, nonostante non ci fosse stato un voto di sfiducia in Parlamento, dopo aver rassegnato le dimissioni, votò a favore del governo Monti. Una delle tante prove del fatto che Napolitano, durante il suo mandato, spesso e volentieri, ha travalicato i limiti delle sue competenze e prerogative. Cosa che ripeto da sette anni e che solo di recente giornalisti “grandi firme“, politici ed acutissimi osservatori politici hanno capito. Forse la richiesta di impeachment avanzata dal M5S li ha risvegliati bruscamente dal lungo letargo. Meglio tardi che mai. Ma questa è un’altra storia.

Quello che, però, non si sapeva è che Napolitano avviò i contatti per portare Monti al governo, già 5 mesi prima, a giugno, quando non c’era aria di crisi e lo spread era. come ricorda lo stesso Monti, a 150. Improvvisamente, da quel momento lo spread cominciò la sua folle corsa per arrivare ad oltre 500. E tutta la stampa di sinistra ogni giorno tuonava contro Berlusconi, additandolo come responsabile della crescita dei tassi d’interesse e chiedendone le dimissioni, sempre, ovviamente, “per il bene del Paese“, in nome del quale tutto è lecito e tutto è concesso. Tanto fecero che Berlusconi si dimise, Napolitano nominò Monti senatore a vita (guarda che combinazione) e, subito dopo, gli assegnò l’incarico di formare il nuovo governo. Tutto ciò che fece Monti, per il bene del Paese, fu quello di aumentare le tasse ed avviare quella “austerità” che ci veniva chiesta dall’Europa e che si rivelò una sciagura, favorendo la recessione (lo ammise lo stesso Monti) e generando un effetto  domino che portò la chiusura di imprese, licenziamenti ed aumento della povertà.

Solo pochi giorni fa, Napolitano a Strasburgo, ha ammesso i danni provocati da quella politica di austerità, esortando a cambiare rotta. Dimenticando di dire che quella austerità l’aveva voluta lui, nominando Monti premier e ponendo come programma di governo un documento predisposto da Passera, accettato da Monti e dallo stesso Napolitano. Se c’è un responsabile, quindi, dei danni causati dall’austerità, il primo in lista è proprio lui, Giorgio Napolitano, Ma questo ha evitato di dirlo a Strasburgo.

Si è trattato di un vero “golpe” economico e politico, voluto dai poteri forti europei, dalle banche e dalla finanza. Lo conferma l’intervista a Prodi il quale afferma di aver detto a Monti, già a giugno del 2011, di tenersi pronto, perché quando lo spread fosse arrivato a 300 lo avrebbero chiamato al governo. Come sapeva Prodi, quando lo spread era ancora sotto 200, che sarebbe salito ancora, come è poi successo veramente? E come sapeva che Monti sarebbe diventato premier? E perché Napolitano preparava il cambio di governo cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse? A queste, ed altre domande scomode, qualcuno dovrà pur rispondere. E’ prevedibile che in questa occasione scenderanno in campo tutte le forze mediatiche, gli intellettuali e gli strilloni di regime  per tutelare l’immagine di Re Giorgio, ma non sarà facile convincere l’opinione pubblica della correttezza di Napolitano.

Uno scandaletto che si annuncia molto intrigante e con precise e gravissime responsabilità, compiute “in buona fede e per il bene del Paese” (diranno i compagni), con una interpretazione spesso del tutto personale e molto discutibile dei compiti e delle prerogative presidenziali previste dalla  Costituzione, da parte di colui che è il massimo garante della Costituzione stessa. Al confronto il Watergate  che portò alle dimissioni di Nixon era uno scandaletto da oratorio parrocchiale. Noi abbiamo  il nostro “Hillgate“, che fa tremare il “Colle” e che potrebbe rivelarsi fatale per Napolitano, per la democrazia e per la credibilità, già ai minimi storici, delle istituzioni e dell’intera classe politica; specie di quella sinistra che predica bene e razzola male, che ad ogni piè sospinto tira in ballo la Costituzione (la più bella del mondo, dicono), ma che poi, alla prima occasione ed opportunità, stiracchia, plasma e adatta alle proprie esigenze. Ma, ovviamente, sempre nell’interesse supremo del Paese!

Che ci sia stato una sorta di “complotto“, o se non vi piace il termine “complotto”, chiamatelo come vi pare, in cui erano coinvolti i vertici politici ed economici europei, non c’è dubbio. Giusto mercoledì scorso, al programma La Gabbia su LA7, Paolo Barnard, che non è certo di destra o berlusconiano, ha escluso una responsabilità di Berlusconi nella crescita dello spread ed ha detto chiaramente che si è trattato di “golpe“, e lo ha illustrato molto bene anche con l’ausilio di un grafico in cui dimostra che il famoso spread è schizzato in alto perché la Banca centrale europea e le banche europee, su invito della Germania, nell’estate del 2011 smettono di acquistare i titoli di Stato italiani, anzi liberandosi anche di quelli che possedevano, Questo ha comportato un immediato rialzo dei tassi che, grazie alla speculazione finanziaria, a novembre arrivò a superare i 500 punti (dai 150 di giugno), stabilizzandosi e cominciando a scendere lentamente solo dopo l’incarico di governo a Monti (guarda caso!), quando BCE e banche europee hanno ricominciato ad acquistare i titoli italiani. Possiamo anche pensare che il fatto sia casuale, pura coincidenza. Ma neanche i bambini dell’asilo ci crederebbero.

Ma attribuire la colpa a Berlusconi, con una continua campagna mediatica (guidata, guarda caso, da Repubblica di De Benedetti), e chiederne le dimissioni fu un tutt’uno. Operazione di guerriglia a mezzo stampa e azione politica e mediatica perfettamente coordinata. E Napolitano era un artefice di primo piano di quella operazione. Ecco, nel video sotto, come Barnard spiega quei giorni, la crescita dello spread e l’intervento di Napolitano.

Ora, in conclusione, non possiamo non constatare delle strane coincidenze. Ai primi di giugno 2011 Napolitano contatta Monti preannunciandogli di prepararsi a diventare premier. Contemporaneamente parte la speculazione sui titoli di Stato italiani che, nel giro di pochi mesi, fa balzare lo spread da 150 a 550 punti.   Di questa improvvisa e gravissima crisi dei mercati finanziari, che si ripercuote sull’intera economia nazionale,  viene addossata la responsabilità a Berlusconi il quale, a novembre 2011, si dimette. Ora, la domanda finale è questa: Berlusconi si è dovuto dimettere a causa della crisi, oppure la crisi è stata voluta e pilotata dai poteri forti europei, politici e finanziari, per costringere Berlusconi a dimettersi? E Napolitano, ai primi di giugno, ha contattato Monti per ispirazione divina, oppure  perché volutamente ed a pieno titolo era uno degli artefici principali di quella congiura politico/finanziaria, e Monti era già designato come parte integrante di quel piano?  Che strane coincidenze. Sarà un caso? Direbbero a Striscia “Eccheccasoooo !

Stampa: cambia la musica

Quando si insedia un nuovo governo è il momento giusto per osservare un fatto curioso: il cambio di tono, di registro, di atteggiamento della stampa. Durante il dibattito parlamentare sulla manovra di risanamento l’opposizione scatenata accusò il governo di essere direttamente responsabile della crisi, dell’aumento dello spread, del crollo della borsa e della speculazione finanziaria. Il lunedì successivo la borsa scivolò a -3%. Ed i giornali titolavano: “Borsa in calo: boccia la manovra“. Rimarcando un rapporto diretto fra l’andamento della borsa e l’azione di governo. Per pura ironia il giorno dopo la borsa era in rialzo + 3%. Ma nessuno scrisse “Borsa in rialzo: approva la manovra”. Strano, vero?

La responsabilità diretta di Berlusconi è stato l’argomento forte per chiederne le dimissioni. Linea sposata in pieno e sostenuta da gran parte della stampa italiana che ogni giorno in apertura dedicava ampio spazio ai cori lamentosi delle prefiche ed alle Cassandre che annunciavano sciagure imminenti. “Siamo ad un passo dal burrone“, tuonava Montezemolo. E la Marcegaglia, ancora più tragica: “Siamo nel baratro. Il paese è in rovina“. “Siamo in piena emergenza. Berlusconi deve dimettersi“. urlavano tutti stracciandosi le vesti.

Poi Berlusconi si è dimesso e si è insediato Monti. E parte il nuovo corso della stampa. Lunedì scorso la borsa fa il tonfo a -5%. Ma nessun giornale titolava  “Crolla la borsa: boccia il governo Monti”. No, sembra che di colpo tutto ciò che era responsabilità diretta di Berlusconi non riguardi minimamente Monti. Spread, borsa, speculazione finanziaria, sono diventati fattori avulsi dal contesto politico. Si è passati dal costante e quotidiano attacco a Berlusconi al perfetto idillio con Monti. Eppure il nostro premier “tecnico” non ha fatto ancora niente se non rilasciare ogni giorno qualche dichiarazione di buone intenzioni. Niente provvedimenti urgenti, se ne parlerà in cdm solo fra una settimana, il 5 dicembre.

Ma ormai non c’è fretta, si può procedere con tutta calma. Berlusconi si è dimesso, il più è fatto. Non c’è più emergenza, sono scomparsi baratri e burroni e dove c’era una paese in rovina ora scorrono fiumi di latte e miele e la popolazione in festa gode una primavera perenne. Tanto che anche la pastorella Heidi, un po’ invidiosa, sembra decisa ad abbandonare i monti che sorridono e le caprette che fanno ciao e trasferirsi a Sesto san Giovanni per godersi in pieno le delizie del nuovo Eden italico.

Qualche tempo fa, Pierluigi Battista, in un video commento su Corriere.it, parlando della manipolazione dell’informazione e dell’uso strumentale che i giornali fanno delle notizie, avvertiva: “Non credete a quello che scrivono i giornali“. E se lo dice un autorevole editorialista del Corriere c’è da credergli. No, certa stampa non è seria, né onesta, nè corretta, né attendibile. E’ molto più serio il giornalino delle Giovani marmotte.

Governo tecnico

Abbiamo un governo di tecnici. Bene, così gli italiani potranno sempre chiamarli per dare una controllatina all’impianto luci o alle caldaie. Ha tutta l’aria di un raduno di vecchie conoscenze e di amici fidati che si ritrovano di colpo, per miracolo, a governare il paese senza aver ricevuto alcun mandato popolare. Vanno direttamente all’arrivo senza passare nemmeno per il via. Il potere affidato ad una ristretta cerchia di fedelissimi scelti direttamente dal comandante in capo. Un po’ come Artù ed i cavalieri della Tavola rotonda o come Gesù ed i 12 apostoli.

Peccato che questo golpe presidenziale non abbia alcuna attinenza con i principi di formazione del governo in un sistema democratico. Se è corretto il metodo Napolitano-Monti, non lo è quello democratico. Uno dei due è necessariamente sbagliato. Eppure, a parte poche voci discordi, tutti sembrano non farci caso, anzi esultano per questa anomalia unica nella storia della Repubblica e dei paesi democratici occidentali. Compresi quelli che quotidianamente si ergono a strenui difensori della democrazia e della Costituzione.

Si dice, però, che il governo Monti contribuirà a tranquillizzare i mercati finanziari ed abbassare lo spread. Ce lo auguriamo, anche perché c’è tanta gente che ha già la glicemia alta, la pressione alta, il colesterolo alto; avere anche lo spread alto sarebbe un dramma. Auguri…