Categorie protette

Devi avere un cancro per lavorare“, dice Rosanna Banfi, come riportato ieri dal Giornale. Un’affermazione forse esagerata, ma mica tanto. Oggi per avere successo e visibilità devi fare scandalo, provocare, insultare, creare polemiche, dichiararsi gay o lesbiche  o…avere un cancro da rivelare al mondo. E’, più o meno, quanto dico da anni sull’informazione mediatica molto disinvolta, spregiudicata e attenta più a proporre in primo piano mostri e richiami morbosi per attirare lettori, invece che notizie serie e utili.

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L’ho ripetuto anche di recente nel post “Miss bioniche“, per ribadire come oggi per avere visibilità e successo bisogna essere “strani” (settembre 2018). Ecco un brano del post:

“Oggi per guadagnarsi l’attenzione dei media e qualche forma di aiuto e assistenza, bisogna essere strani, fuori dalla norma, avere qualche deficit, diversità o stranezza di qualche tipo, bisogna appartenere a quelle che chiamo “categorie protette“: zingari, immigrati, neri, musulmani, gay, lesbiche, trans, carcerati, drogati, disagiati fisici e mentali, poveri e ultimi.

C’è uno stuolo di soggetti assistenziali e umanitari (finanziati spesso con fondi pubblici) che si occupano di loro: associazioni umanitarie, gruppi di volontari, enti, Onlus, Ogn, benefattori privati, filantropi, ONU, Unhcr, Unar, Coop, Consulte, Caritas, preti, vescovi e perfino il Papa. E tutto ciò che rientra in queste categorie finisce in prima pagina perché è un richiamo per la curiosità morbosa dei lettori. Ecco un recentissimo esempio di ieri sul Giornale (ma si vede anche di peggio): “Ho rischiato la vita per una infezione“. Se non vi sembra abbastanza schifosa guardate questa: “Gessica Notaro; la prima foto dopo l’aggressione“) Se volete vedere le foto cliccate sul link; qui non le inserisco perché, sinceramente, sono orribili.

Mi è venuto spontaneo inserire un commento su quell’articolo: “Sì, ci dispiace, ma non è il caso di sbattere l’immagine in prima pagina. Ormai siamo all’esaltazione dell’orrido, del ripugnante, dello splatter, delle deformazioni fisiche, di visi sfregiati dall’acido o da malattie, di aspiranti Miss senza braccia o gambe, di tutto ciò che crea ribrezzo e disgusto: fa spettacolo e richiama l’attenzione del pubblico. Questo almeno è ciò che credono gli addetti ai lavori dei media; quelli che soffrono di qualche forma di psicopatologia e farebbero bene a curarsi, invece che scrivere sui giornali.“.

Ormai l’informazione è indigesta; ci vuole uno stomaco molto forte per digerire certe notizie di cronaca quotidiana e certe immagini raccapriccianti.  Giornali e tg sembrano bollettini guerra e riviste per maniaci e amanti dell’orrido. Facciamo qualche esempio recente.

Sophia, la modella orgogliosa del suo “monociglio“. Eccola sotto (ci mancava solo il monociglio):

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Ed ecco altre notiziette edificanti, di quelle che ti infondono serenità, gioia di vivere, fiducia e speranza nel futuro:

Carbonia: allevatore cinquantenne abusa della madre di 80 anni.

Croazia: padre getta i 4 figli dal balcone.

Padre ammazza la figlia di 4 mesi perché piangeva durante la partita di calcio in TV.- 

Melanie, la modella calva e senza denti.

Melanie Gaydos

– Ricordate Conchita Wurst, la drag queen con la barba (a destra nella foto) che nel 2014 vinse il festival europeo della canzone?

Conchita-Wurst-3

Ha avuto una crisi d’identità e ci ha ripensato. Ora si chiama Tom Neuwirth (ha la sessualità e il gender “fluttuante“, come diceva Paola Concia). Non sarà più Conchita Wurst, ma torna al vecchio look da uomo (si fa per dire – a sinistra nella foto). Oggi si usa così; ci si sveglia al mattino e, secondo i ghiribizzi del mattino, come si sceglie la cravatta o la giacca, si sceglie  anche il gender da indossare; si decide se fare il maschio, la femmina, il trans, la drag queen, il bisex, a piacere. Più sei “estroso” e più hai successo. Ecco perché nei vari salotti in Tv stazionano in permanenza vari personaggi stravaganti come Alfonso Signorini, Cecchi Paone, Platinette, Malgioglio, Luxuria; il fior fiore della cultura “estrosa” italica.

Conchita ridiventa Tom (per il momento, poi si vedrà)

E cosa ne dite di questo crocifisso “artistico” di Giuseppe Veneziano, con Cristo in costume leopardato e la scritta Lgbt al posto di Inri? No comment.

crocifisso_lgbt

Ci fermiamo qui, perché l’elenco delle zozzerie umane sarebbe troppo lungo e tutte finiscono in prima pagina.  Bastano queste notizie per capire a quale bombardamento di negatività siamo sottoposti ogni giorno. Queste  non sono notizie, sono spazzatura maleodorante, sono rifiuti indifferenziati; questa quotidiana rassegna di schifezze non è informazione, è merda. E tutti i giorni stampa e Tv ce ne forniscono a tonnellate, in abbondanza, su stampa, TV, internet. Ci forniscono un’immagine della società alterata e tossica, la peggiore possibile,  che nuoce gravemente al nostro già precario equilibrio psichico.

Vedi:

– “In aumento le malattie mentali a livello mondiale“)

Quoziente intellettivo in picchiata; specie umana sempre più stupida. (Appunto, ed io cosa dico da anni?)

.  Poi si sorprendono se la gente impazzisce, ammazza mogli e figli e butta dal balcone i neonati di pochi mesi. E per evitare di chiamare le cose col loro nome, ovvero di dire che la gente sta impazzendo, usano eufemismi e parlano di persone che agiscono in preda a “tempeste emotive“. Non siete solo impazziti, siete proprio completamente rincoglioniti.

Così, le uniche buone notizie, quelle che magari ci strappano un sorriso, sono quelle che riguardano gli animali e le loro prove di affetto per i padroni: “Senzatetto ricoverato; i cani lo aspettano per ore fuori dall’ospedale“. “Più conosco gli uomini, più amo i cani“, diceva Heinrich Heine.

cani aspettano padrone2

Meglio i cani, meglio…

 

Vedi: Miss bioniche e dintorni.

Sono tutti matti

Il mondo sta impazzendo, o almeno così sembrerebbe a leggere certe notizie. Ne abbiamo conferma ogni giorno anche sui media dove non mancano annunci preoccupanti sulla salute mentale della gente. Ecco, per esempio, questi due box che compaiono oggi sulla prima pagina del Giornale.

Non c’è dubbio, parla proprio di pazzi. Sono impazziti i fan di Syria e sono impazziti pure gli utenti di Instagram per una certa Milena Gorum. Non si capisce bene quali siano le cause dell’improvvisa epidemia di pazzia collettiva, ma succede sempre più di frequente. Oggi sono Syria e Milena a provocare crisi di follia, ieri erano altre divette e domani saranno altre ragazze seminude in cerca di visibilità. Sono immancabili su qualunque pagina web. E non si tratta mai di semplici foto; no, sono sempre “Hot“, sono “mozzafiato” o, come in questo caso “fanno impazzire“. La pazzia dilaga, specie sui social network.

Già, la normalità sulla stampa non esiste. Deve essere tutto esagerato, ingigantito, iperbolico. Il guaio è che quando l’iperbole diventa normale e tutti i giorni ci troviamo di fronte a qualche foto che “fa impazzire“, non solo non impazziamo, ma ci viene da scompisciarci dalle risate. Anche perché il più delle volte queste bellezze tanto esaltate non hanno niente di meglio e di più di tante ragazze che incontriamo quotidianamente e che, forse, sono anche meglio di queste donnine spesso rifatte e ritoccate con photoshop. Ma i media sono pieni di questo genere di foto; sono convinti che attirino visite e che questo sia ciò che vogliono i lettori (cosa che resta ancora da dimostrare).  E continuano a riempire pagine e pagine di foto e notizie del tutto inutili, facendole passare per informazione.

Ma siamo sicuri che i lettori siano curiosi di avere notizie di queste vere o presunte star? Quanti saranno i lettori che sanno chi sia questa Milena Gorum? Forse lo sanno i genitori, parenti e qualche amico. Ma noi lo scopriamo leggendo  il pezzo (Instagram impazzito). E’ figlia di Jana Rajilich.  Chi è questa Jana Rajilich?  Non sapete nemmeno questo? Beh, ma allora siete proprio ignoranti. E’ una ragazza che uscì con Mick Jagger negli anno ’80 (non è chiaro se si trattò di un’uscita unica, se le uscite furono più di una, e se dopo essere uscita sia anche rientrata). Beh, lo sanno tutti chi erano le ragazze che 30 anni fa uscivano con Mick Jagger. No? Ma per i più curiosi, o per chi lo ha dimenticato, ecco una precisazione. Forse (la cosa non è proprio sicura, gli storici stanno ancora indagando)  le sue uscite con Jagger furono la causa della separazione da Jerry Hall. Chi è Jerry Hall? No, ragazzi, ma allora site proprio irrecuperabili. Ci rinuncio. Mica vi si può fare tutta la storia dell’umanità. Potevate applicarvi di più, negli anni ’80 erano materia di studio: letteratura, storia, filosofia, fisica, matematica e…ragazze che uscivano con Mick Jagger.

Ora, al di là dell’ironia, una cosa è chiara. Come ripeto da anni, queste notiziette servono solo a riempire le pagine, non hanno alcuna utilità pratica e sono anche ridicole, perché presentano sempre  con grandi strombazzamenti delle foto normali come qualcosa di straordinario. Ma fingono di non saperlo perché ci campano. Allora viene da pensare: visto che ormai abbiamo anche chiuso i manicomi, non sarà pericoloso avere tanti maniaci in circolazione che impazziscono per una foto?  No, in realtà non impazzisce nessuno. Gli unici pazzi sono quelli che continuano a propinarci queste cazzate quotidiane. E mi viene in mente una sigla televisiva che si addice benissimo a questi signori della stampa: “Sono tutti matti“; i giornalisti, non i lettori.

Quote nere, rosa e varie

Anche gli Oscar del cinema sono razzisti. Lo sostiene il regista Spike Lee, annunciando che non parteciperà alla cerimonia della consegna dei premi in segno di protesta per la mancanza, fra i designati all’Oscar, di attori neri. La protesta si allarga e sono già molti ad aver espresso la propria adesione; non solo artisti neri, ma anche  bianchi, come Michael Moore (dove c’è da protestare lui c’è sempre, a prescindere dal motivo: l’importante è protestare). Protestano tutti, bianchi e neri. Quelli bianconeri, invece, protestano solo quando perde la Juventus.  

Oplà, e anche questa è fatta. In realtà non è che i neri sono completamente assenti fra quelli selezionati per la designazione, sono in minoranza. E questo basta e avanza a far gridare al razzismo (Accademy razzista). Bisogna dire, però,  che esiste un premio “Black Entertainment Television“, che ogni anno viene assegnato ad artisti neri. Ma in quel caso nessun bianco protesta o si sente discriminato. La cosa non è reciproca. Se premiano i neri è perché sono bravi, se premiano i bianchi è perché sono razzisti. In perfetto stile politicamente corretto. Ormai in qualunque settore di attività umana deve regnare l’uguaglianza, le pari opportunità e, per evitare discriminazioni, deve essere garantita la partecipazione a tutte le categorie a rischio, o meglio protette, quelle che sono “un po’ diverse” dalla norma. Così, dopo l’invenzione delle “quote rosa“, a garanzia della riserva di posti per le donne, arriveranno anche le “Quote nere“, per garantire ai neri la presenza in tutte le possibili graduatorie, classifiche, e premiazioni. A prescindere, ovviamente da valutazioni di merito che sarebbero discriminanti.

Sembra di vivere in una commedia dell’assurdo, ma è quello che sta succedendo nel mondo, da quando ha preso piede la cultura del politicamente corretto. La cosa strana è che, come è facile verificare ogni giorno, non c’è film, fiction, telefilm, serie televisiva di produzione americana, in cui non compaiano interpreti neri. Anzi ci sono stati, e ci sono ancora , film, fiction e serie televisive interpretate quasi esclusivamente da interpreti neri.

Due esempi, ma l’elenco è lungo, di serie televisive di grande successo anche da noi negli anni ’80: I Jeffersons, ed I Robinson (nella foto). E non perché i neri siano particolarmente bravi, ma per una semplice questione di cassetta, di ritorno economico. Gli americani non fanno niente a caso; tutto per loro è condizionato dal mercato, dalla ricerca del successo commerciale, dal profitto, unico parametro comune a qualunque prodotto venga proposto. Cinema e televisione non fanno eccezione. Anzi, per venire incontro ai gusti ed alle aspettative di un pubblico più vasto possibile, non mancano di inserire personaggi di colore, latinos, asiatici, spesso anche in ruoli di primo piano, e di raccontare storie in cui sono protagonisti.  

Questo gratifica il pubblico delle minoranze etniche (che, nel complesso, sono  una presenza massiccia negli USA) per il quale l’identificazione in quei personaggi costituisce una specie di rivalsa, di nemesi. Ecco perché si vedono tanti neri nelle fiction americane. Si può quasi pensare che debbano essere presenti per accordi contrattuali: e non è detto che non esista davvero una simile norma.  Stessa motivazione è alla base di tutta la produzione cine-televisiva degli ultimi anni che tocca argomenti, storie e personaggi del mondo gay. Pensate che lo facciano perché hanno a cuore il tema dell’uguaglianza, dei diritti umani e balle varie? No, forse in parte c’è anche quella motivazione, ma lo scopo principale è quello di sfruttare un tema che è di moda, stimola la curiosità, attira il pubblico e produce profitti. Per lo stesso motivo anche da noi, in cinema e TV, nel prossimo futuro saranno sempre più frequenti le presenze di personaggi gay, neri, migranti, musulmani, e storie relative.

Non possono certo dire che non abbiano spazio nel mondo dello spettacolo. Anzi, la loro presenza è costante e massiccia. Ma se non ci sono neri candidati all’Oscar si grida alla discriminazione: è razzismo. Bene, allora prepariamoci alle “Quote nere“, così gli artisti neri saranno premiati per forza, non per la bravura, ma per legge. Così come succede con le “Quote rosa“, grazie alle quali, in certi organismi pubblici e nei consigli di amministrazione di aziende quotate in Borsa, deve essere presente, per legge, una certa percentuale di donne. Non perché siano particolarmente brave e capaci, ma semplicemente perché sono donne. Ancora devono spiegarci la ratio di questo principio, ma così è. Non sarebbe male prevedere che in questi organismi, oltre a quelli nominati per “diritto di quota“, ci siano anche persone capaci, oneste e competenti (Speranze perdute). Comunque, il mondo fa sempre schifo, però almeno lo fa in rosa. E’ un bel progresso; no?

Ma perché tutelare solo i neri? E gli altri sono figli di nessuno? Se dobbiamo combattere la discriminazione facciamolo per tutti. Quindi prevediamo anche “Quote etniche” riservate per asiatici, arabi, esquimesi, pellerossa, zingari e meticci di ogni provenienza. Subito dopo, però, insorgeranno le associazioni gay (in continua crescita come numero e potere) per denunciare la discriminazione nei loro confronti. E si dovrà procedere anche all’istituzione di “Quote gay“. E volete che le lesbiche stiano a guardare? No, vorranno le “Quote lesbiche“, così come i transessuali vorranno le “Quote trans“. Ma anche i bisessuali vorranno le loro belle “Quote bisex“. Forse anche i vegetariani chiederanno le loro “Quote verdi“.

E sarà tutto un proliferare di categorie che sentendosi discriminate, chiederanno per loro una riserva di posti. Saranno le nuove categorie protette; avranno un punteggio particolare in relazione alla loro categoria di appartenenza, ed avranno una percentuale di posti riservata in tutti i concorsi pubblici, nelle selezioni, casting, premiazioni, a teatro, negli stadi, nei trasporti, nei ristoranti, in spiaggia e perfino nei parcheggi. Insomma il mondo sarà suddiviso in zone ed aree riservate.  Tutti avranno le loro belle “Quote” riservate. Tutti, eccetto i cretini. Già, perché essendo cretini non gli verrà nemmeno in testa di chiedere le “Quote cretini“; altrimenti non sarebbero cretini. A pensarci bene, però, non le chiederanno per una ragione semplice; perché in realtà i cretini non solo le loro quote le hanno già, ma sono essi stessi gli artefici dell’invenzione delle quote; una stronzata simile, infatti, possono pensarla solo degli emeriti cretini. Sì, deve essere questa la spiegazione. Del resto, basta guardarsi intorno, vedere come si sta riducendo questo vecchio e caro mondo, per avere il forte e fondato sospetto che sia governato da cretini.

Televisione, snob e Flaiano

Quando si parla di televisione bisogna sempre chiarire da quale punto di vista  la si guarda. Quelli che ci lavorano e ci campano ne parlano sempre bene, ci mancherebbe. Gli spettatori che la guardano, invece,  si dividono in varie categorie che vanno dagli entusiasti  ai nemici giurati della TV. In mezzo, tante sfumature più o meno favorevoli o contrari.

Poi ci sono quelli che non solo guardano la televisione, ma dovendolo fare per lavoro, come giornalisti e critici, ne parlano e sono pagati per farlo. Uno su tutti, Aldo Grasso che scrive sul  Corriere della sera e che, per dovere professionale, deve guardare tutto, ma proprio tutto quello che passa in TV sulle centinaia di canali terrestri e satellitari, dalla BBC a Tele Pompu libera. Non lo invidio. Roba da farsi venire le crisi isteriche, le allucinazioni e gli incubi notturni.  Strano che, dopo anni di schifezze televisive di ogni genere, dimostri ancora una apparente calma e tranquillità; sembra quasi normale. Non vorrei sembrare menagramo, ma temo sempre che da un giorno  all’altro arrivi la notizia che è stato ricoverato d’urgenza alla neurodeliri in preda ad improvvise ed acute crisi di convulsioni da telecomando. Se penso al lavoro del critico televisivo che deve guardare la televisione per ore ed ore ogni giorno, mi viene da paragonarlo alle torture in stile Arancia meccanica. Che Grasso sia al limite della sopportazione lo si capisce dal fatto che  solitamente è molto duro con i programmi televisivi. E di solito sono d’accordo con lui. Le uniche volte che non sono d’accordo con Grasso è quando, raramente, ne parla bene.

L’atteggiamento più frequente e diffuso riguardo alla televisione è quello che tende a giustificare tutto ciò che viene propinato al pubblico; trovano sempre qualche motivo per mettere in luce l’aspetto positivo e rintuzzare le quotidiane critiche e polemiche sulla qualità dei programmi, visto che  ogni volta che  va in onda uno dei classici programmi della TV di casa nostra, parte la solita litania di pareri favorevoli e contrari. Succede sempre, immancabilmente, sia che si tratti del festival di Sanremo, del reality di turno, di Miss Italia o di  programmi quotidiani a base di cuochi e politici (sono le due categorie più presenti in TV).

Nei giorni scorsi, per esempio, la stampa ha riportato le dichiarazioni di Alessia Marcuzzi (rilasciate al settimanale Chi, diretto da Alfonso Signorini; buono quello) che, alla vigilia dell’avvio della nuova stagione del Grande fratello (se non ho capito male dovrebbe cominciare proprio oggi), gioca d’anticipo e se la prende con chi parla male dei reality e del suo in particolare (Marcuzzi contro gli snob). Dichiara: “Sapete cosa mi infastidisce? Il fatto che citando il Grande Fratello si parli di trash. Quella dei reality che sono trash è un’idea retrò, antica, perbenista.”. Lo dice Alessia Marcuzzi. Già, ma lei sui reality ci campa. So che è un consiglio sprecato, ma non sarebbe male se tutta questa gente che campa di beate idiozie in televisione, si prendesse la briga di leggere “Cattiva maestra televisione” di K.R.Popper, o “La civiltà dello spettacolo” di Mario Vargas Llosa. Così, giusto per avere un punto di vista diverso da quello delle veline, degli opinionisti tuttologi, delle conduttrici di programmi per casalinghe disperate, dei fan delle tagliatelle di nonna Pina. e di tutti quelli che campano di televisione e sono convinti di essere persone serie e che andare in TV a mostrare seni straripanti,  mutandine in primo piano e atteggiamenti da zoccole di periferia sia un lavoro.

Sorprende, invece, un intervento di Vittorio Feltri,  tre giorni fa sul Giornale (La selva oscura dei telecomandi), che, quasi a dare man forte alla Marcuzzi, se la prende con quelli che, secondo lui, la televisione la guardano, ma, per puro snobismo, lo negano. “La televisione è come il computer e il cellulare: tutti la criticano, talvolta la insultano, ma nessuno può farne a meno.”, dice. E ancora: “Coloro che snobbano la tv probabilmente vogliono soltanto darsi delle arie a buon mercato e passare per intelligentoni dotati di gusti più raffinati rispetto a quelli del popolo bue. In realtà, ciò che emettono le antenne, pubbliche o private, non è da rigettare in toto: bisogna sapere selezionare le trasmissioni in grado di soddisfare le attese personali.”. Assumere una posizione nazional-popolare nei confronti della televisione e lanciare accuse nei confronti dei presunti snob, è, a sua volta, una forma di snobismo. Ma forse Feltri non se ne rende conto. Devono essere i primi sintomi della senescenza. Del resto, di recente, forse per dimostrare apertura mentale e sentirsi al passo con i tempi,  si è iscritto all’Arci gay. Sì, l’età gioca brutti scherzi, anche alle menti migliori.

Feltri ha “quasi” ragione. E’ vero, basta saper scegliere i programmi giusti. Ma se i vari programmi si somigliano tutti e sono tutti spazzatura, c’è poco da scegliere. Cambia solo il cassonetto, la discarica, o il canale, ma sempre spazzatura è. Questione di gusti e di esigenze estetiche e culturali. Non so quali siano i gusti di Feltri, ma immagino, da quanto afferma, che si accontenti facilmente. Qualche programma  guardabile ogni tanto lo si vede, ma succede così raramente che, se non capita di beccarlo casualmente mentre nervosamente si fa zapping,  si rinuncia perfino a cercarli e, scoraggiati, si spegne la Tv. E non perché si abbiano, o si finga di avere, gusti particolarmente raffinati, come dice Feltri, ma perché ognuno ha un proprio limite di sopportazione delle schifezze catodiche. Anche se tutti gli spettatori sono convinti di avere “gusti raffinati” e di essere in grado di  valutare la qualità dei programmi: anche i polli.

E’ il caso di ricordare una famosa battuta di Groucho Marx: “Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende vado nell’altra stanza a leggere un  libro“. Quella battuta è sempre valida; oggi, forse, più che in passato. Credo che i Groucho che vanno nell’altra stanza a leggere un libro siano più di quanti si pensi. Affermare che tutti la criticano, ma poi tutti la guardano, è anche poco onesto, perché non corrisponde a verità e rivela, da parte di certi giornalisti, una scarsa considerazione del livello medio di intelligenza del pubblico. Forse lo si dimentica spesso, per distrazione o perché fa comodo, ma non tutti gradiscono il livello culturale medio dei programmi televisivi. Non per snobismo, ma per convinzione.

Mi permetto di citare ancora uno dei più acuti osservatori del costume nazionale: Ennio Flaiano. Negli anni ’60, in pieno boom economico e televisivo,  gli chiesero se ritenesse che la televisione abbassasse il livello culturale degli spettatori. Rispose: “No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.”. Quando leggo affermazioni come quelle di Feltri, e di altri intellettuali, critici e giornalisti (i cui giudizi spesso sono interessati e di parte, visto che ormai stampa e TV si sostengono a vicenda e procedono in perfetta simbiosi), che difendono la televisione ed i suoi programmi, ho la sensazione, anzi la conferma e la certezza,  che Flaiano avesse perfettamente ragione.

Ancora Flaiano, nel suo “Diario degli errori“, ricorda un episodio del 1968, riferito proprio alla televisione ed al festival di Sanremo di quell’anno. Dice: “Ho visto alla televisione una delle serate di Sanremo. Ero a cena a casa di amici e non ho potuto sottrarmi. Questi amici intendevano vedere la trasmissione per motivi di studio, essendo psicologi e interessati ai fenomeni della cultura di massa. Alla fine mi sono accorto che a loro quella roba piaceva.”. A Flaiano, invece, no. E lo spiega chiaramente, con osservazioni molto critiche sulla qualità del programma, per poi concludere: “So bene che è inutile lamentarsi sui risultati di una politica produzione-consumo. Interessi economici molto forti possono modificare non soltanto il gusto, ma la biologia di un popolo che cade in questa impasse.”.

Non credo che Flaiano si esprimesse in questi termini per snobismo o perché, come ipotizza Feltri, volesse “darsi delle arie a buon mercato e passare per intelligentoni dotati di gusti più raffinati rispetto a quelli del popolo bue” . Troppo onesto intellettualmente per assumere atteggiamenti ipocriti o fare affermazioni di cui non fosse convinto. Quello era semplicemente il suo pensiero. Allora bisogna concludere che non è vero che “tutti criticano la televisione, ma poi non possono farne a meno“. Non tutti sono snob o guardano con piacere Sanremo fingendo di farlo per motivi di studio. No, la verità è che esistono gli amici, snob ed ipocriti, di Flaiano (e ammettiamo pure che siano tanti). Ma per fortuna esistono anche quelli come Flaiano.

 Se si opera nel mondo dei media e dell’informazione, e si è onesti con se stessi e con il pubblico, bisogna tenerne conto e riconoscere che esistono molti Flaiano; più di quanto si pensi. Il giorno in cui mi sorprendessi a guardare per dieci minuti il Grande fratello o ciò che passa solitamente in Tv, e magari trovarlo interessante (l’elenco dei programmi spazzatura sarebbe troppo lungo, fino a comprendere quasi completamente i palinsesti televisivi), beh, comincerei a preoccuparmi seriamente per la mia salute mentale. Con buona pace di Feltri e di Marcuzzi, non solo si può fare a meno di guardare la televisione, ma meno la si guarda e più si guadagna in salute, ed anche in cultura (Groucho docet)..

Bleona chi?

Chi era costei?”, direbbe don Abbondio. Magari sarà nota ai ragazzi, ma credo che la maggior parte delle persone adulte (a meno che non siano assidui lettori di Novella 2000 o adolescenti fanatici delle pop star) abbia qualche difficoltà a  sapere chi sia questa Bleona e cosa faccia di bello nella vita per finire in prima pagina. Ma siccome oggi bisogna essere informati e sapere tutto di tutti, ecco che stampa, televisione e web  provvedono ogni giorno a spiattellarti sotto gli occhi, nel mucchio di spazzatura indifferenziata che chiamano informazione, tutte le foto (il più delle volte taroccate con Photoshop) di star vere o presunte o aspiranti tali.

Così, facendo la solita carrellata sui siti dei nostri quotidiani nazionali (informarsi è un dovere) capito su Libero.it e, scorrendo la pagina, mi trovo sotto gli occhi questa  foto di una ragazza per me sconosciuta, fino a quel momento. Ma la didascalia dice “Bleona, vestito a rete e mini tanga“.  E leggendo le poche righe del pezzo facciamo due scoperte fondamentali per accrescere la nostra cultura. La prima è che lei si chiama Bleona, è di origine albanese e fa la cantante. La seconda scoperta, che a prima vista ci era sfuggita, è che non è nuda, ma indossa un vestito (non si vede, ma c’è). Ed in questo classico, fine ed elegante abbigliamento da serata di gala  si è presentata alla cerimonia ufficiale dell’American Music Awards di Los Angeles. Giudicate voi se questo si può definire “vestito“. Ricorda tanto i vestiti nuovi dell’imperatore. Peccato che a queste manifestazioni non ci sia un bambino che, forte della sua innocenza, gridi “Il Re è nudo!”.

Ricordo che qualcuno ha detto che la vera eleganza passa inosservata. Ma erano altri tempi. Oggi, invece, specie nel mondo dello spettacolo, non sanno più cosa fare per fare scalpore, scandalo e far parlare di sé, pur di conquistare un servizio sulle riviste. La cosa più frequente, più facile (e più redditizia) è quella di mostrarsi nude o quasi. Su queste immagini i media ci campano alla grande e tutti i giorni trovate immagini simili che riempiono riviste, quotidiani, pagine web, televisione. E’ un trionfo di nudità, di erotismo e di richiami sessuali espliciti. Ora, bisognerebbe chiedersi qual è il messaggio che questo nudismo dilagante propone quotidianamente. E, soprattutto, quale sia poi l’effetto su chi, ogni giorno, è sottoposto a questa martellante campagna erotica. Ma forse gli addetti ai lavori evitano di porsi troppi problemi; anche i giornalisti tengono famiglia e devono portare a casa pane e companatico.

A proposito, proprio ieri si è celebrata nel mondo la giornata di lotta contro la violenza sulle donne. Ma naturalmente non ha niente a che fare con questo post. Giusto?

Vedi

– “Tette, Papi e Femen“.

– “Pane, sesso e violenza“.

– “Il superfluo e l’essenziale“.

– “Cattivi maestri e alunni distratti“.

L’idiota (ma Dostoevskij non c’entra)

Nonostante la veneranda età, invece che ritirarsi in salotto, coprirsi bene (gli spifferi possono essere fatali), sorseggiare una tisana e godersi il meritato riposo,  continua a dispensare  massime, pensieri, riflessioni, sentenze e giudizi etici ed estetici, peraltro non richiesti. Parlo di Eugenio Scalfari; ho detto tutto. Ecco l’ultimissima…

Non per contraddire il grande vecchio del giornalismo, ma bisognerebbe specificare che, almeno per dato statistico,  non tutti quelli che votano il PDL sono idioti e non tutti gli idioti votano PDL. Alcuni idioti possono anche astenersi dal votare. Altri idioti possono votare PD (ci sono, ci sono, se non lo sa si informi…). Altri ancora sono idioti anche se, opportunamente mascherati,  non sembrano esserlo. Altri idioti, grazie al sostegno mediatico, si spacciano per grandi pensatori, pontificano ogni giorno nei salotti televisivi ed a lungo andare si convincono di essere davvero dei geni. Altri idioti vengono pompati dalle case editrici che ne fanno degli intellettuali di primo piano per incrementare le vendite dei loro libri, pieni di elucubrazioni frutto di un pensiero molto debole.  Altri idioti si dedicano, spesso con successo, a professioni ed attività diverse. Alcuni fanno politica, altri hanno successo nel mondo dello spettacolo (attori, comici, cantanti) e qualche volta scrivono articoli che finiscono in prima pagina sui maggiori quotidiani.  Alcuni idioti, infine, invece che limitarsi a scrivere lettere al giornale, fanno direttamente i giornalisti e possono, addirittura, diventare illustri ed autorevoli direttori.  Sì, il mondo degli idioti è vasto e complesso.

In quanto agli asini volanti abbiamo illustri precedenti. Prodi prometteva di andare al governo per garantire la felicità agli italiani. La gente gli credeva e lo votava. Bersani prometteva di smacchiare i giaguari, la gente gli credeva e lo votava. Visto che Prodi per due volte ha vinto le elezioni, significa che quelli che lo hanno votato credevano agli asini volanti?

Brutta cosa la vecchiaia. Quando si invecchia si hanno due possibilità: o si diventa completamente arteriosclerotici, oppure si mantiene, compatibilmente con attacchi improvvisi di arteriosclerosi, un minimo di lucidità. In questo secondo caso,  specie se si ha la presunzione di avere la freschezza mentale di un ragazzo,  si verifica l’eventualità peggiore, perché si è convinti che ciò che è frutto di vaneggiamenti senili sia, invece, dovuto alla saggezza dell’età. Errore fatale.

A proposito di Scalfari e delle sue scalfarate, vedi…

Largo ai giovani

L’uomo è più stupido di quanto si pensi

Il pensiero e la materia

Scalfari e la mosca

 

 

 

 

Sanremo: un rospo in carrozza

Ci siamo, dopo tanta attesa, oggi comincia il festival. Non lo guarderò, come non lo guardo ormai da decenni. Ma sarà quasi impossibile non vedere almeno qualche scena facendo zapping. La cosa preoccupante è che, anche non volendo, può succedere di vedere la faccia di Fabio Fazio o della Littizzetto. Qualunque termine volessi usare per descrivere le loro facce sarebbe da censura. Quindi evito. Ma non si può nemmeno evitare di leggere, come succede da almeno una settimana, sui vari siti on line, le polemiche sul festival, e le immagini dei due conduttori impegnati a promuovere la manifestazione canora. Almeno i titoli devi leggere, per forza. C’è anche oggi un box in prima pagina sul Corriere.

Il video mostra le “prove” dell’arrivo della Littizzetto, una specie di Cenerentola degli sfigati, all’Ariston, su una carrozza da favola trainata da quattro cavalli bianchi. Mettere la Littizzetto su una carrozza come quella è come appendere un carciofo, come ciondolo, ad una collana di perle. Ma ormai questa ragazzina (si fa per dire) si è messa in testa di essere davvero brava e di meritare simili attenzioni. Niente di strano. Anche gli scarafaggi, fra loro, hanno una grande stima reciproca.

Certo, queste sono notizie fondamentali. Immagino che milioni di italiani oggi si siano svegliati con questo interrogativo in testa: “Come entrerà la Littizzetto a Sanremo?”. Beh, meno male che la nostra stampa, prevedendo queste angoscianti domande degli italiani, ci fornisce la risposta. Così milioni di pensionati al minimo, precari, disoccupati, gente che vende la fede nuziale per comprare il pane, quelli che “non arrivano a fine mese“…quelli sapranno finalmente come quella ragazzina arriverà all’Ariston. E saranno tutti felici e contenti. A digiuno, ma contenti. Con un solo dubbio: “Ma cosa ci fa un rospo sulla carrozza di Cenerentola?“.

E’ contenta anche la Littizzetto che, da brava “comunista” ( l’ha detto Elio delle Storie tese), è sempre preoccupata di difendere i deboli, i poveri, i diseredati. Specie in questi tempi di crisi profonda, mai si sognerebbe di fare sfoggio di ricchezza, di lusso e di carrozze da favola che suonano come un insulto ai milioni di poveri. No, lei sarebbe arrivata volentieri  a piedi o con un bus di linea; al massimo in taxi. Ma deve piegarsi alle regole dello spettacolo; controvoglia, a malincuore, anche perché è pagata profumatamente per salire sul palco di Sanremo. E’ pagata tanto (pare che il suo cachet sia oltre i 300.000 euro!) che un lavoratore normale dovrebbe lavorare una vita per guadagnare quello che lei guadagna per pochi giorni di lavoro (lavoro…si fa per dire).

Già, la “compagna” Littizzetto non ha il problema di arrivare a fine mese. Però ha sempre quell’atteggiamento insopportabile e ipocrita, così diffuso fra i “ricchi compagni“, di chi sta dalla parte dei poveri e lotta per difenderli contro i soprusi dei ricchi. E lei di ricchezza se ne intende. Fa parte di quello stuolo di personaggi dello spettacolo e della cultura (l’elenco sarebbe troppo lungo) che diventano ricchi parlando dei poveri. I poveri li vedono come loro difensori, li seguono e li sostengono. E più i poveri li ascoltano e più questi tribuni per caso diventano ricchi. E, cosa strana, più diventano ricchi, più parlano male dei ricchi. Misteri proletari.

La nostra ragazzina attempata (ha quasi 50 anni, ma si comporta come una quindicenne impertinente e volgare) che continua a scosciarsi sul tavolo di Fazio, ansiosa di mostrarci la “Iolanda“, come la chiama lei, e che è specializzata in un umorismo (?!) che si sviluppa sostanzialmente a livello di genitali (ma ai compagni piace da morire), non ha problemi di sopravvivenza. Pare che possieda, fra Milano e Torino, una dozzina di immobili, oltre ad un consistente conto in banca, come è lecito supporre. Basta cercare su Google e ve ne accertate. Vedi, per esempio, questo: “Littizzetto, che soldi che fa…”.

Sfido io che appare sempre così allegra e pronta a sbeffeggiare tutto e tutti, con particolare riguardo al solito Berlusconi ed alla Chiesa. Ma i compagni sono così; proletari in pubblico e milionari in privato.

La didascalia sotto il video dice: “L’ingresso trionfale a Sanremo“. Non è ancora iniziato, ma i nostri cronisti, dotati evidentemente di grandi poteri di chiaroveggenza, sanno già che sarà un “Ingresso trionfale“. Ora, per spiegare questa ubriacatura generale dei media e di chi segue queste baggianate mediatiche, ci sono due possibilità: o siete mezzo scemi, oppure… siete scemi del tutto. Tertium non datur!

 A proposito di Sanremo e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: polemiche (2004)

 

Razzismo e danza della pioggia

Talvolta leggere le notizie può essere anche rilassante. Anzi, quasi divertente. Oggi, per esempio, ci sono alcune perle che meritano di essere segnalate.

Balotelli al Milan; che colpo!”  Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo piedi… dei pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.

Nuovo flop per Facchinetti“. Pare che DJ Francesco abbia fatto l’ennesimo flop televisivo. Il suo nuovo programma “RaiBoh”, in prima serata su RAI2, è stato già sospeso dopo la prima puntata. Ha registrato il 3% di share.  Le previsioni del tempo fanno più ascolti. Mi sa che torna a fare il DJ. Molto risentito per l’annullamento del programma, il nostro conduttore per caso, presagendo un futuro non proprio roseo dal punto di vista professionale, si è così espresso: “Oggi, dopo 32 anni, non so più cosa fare“.

Mi ricorda tanto il Pippo Baudo nazionale il quale, in un periodo in cui era assente dai teleschermi, si lamentava di essere stato dimenticato e messo da parte. Quasi implorando un nuovo programma, diceva che l’unica cosa che sapeva fare era stare in televisione. Lo stesso sfogo ebbe Michele Santoro, ospite a Rockpolitik di Celentano, invocando a gran voce il suo posto in TV: “Voglio il mio microfono“, urlò in diretta.

Pochi giorni fa, sul quotidiano L’Unione sarda, compariva un articolo “Da Zelig alla roulotte in Ogliastra“, in cui si riferiva di un comico sardo che, dopo essere stato protagonista sul palco di Zelig (ma dai commenti al pezzo sembra che nessuno lo abbia mai visto o lo ricordi), dato lo scarso successo è “tornato al paesello ch’è tanto bello“, in Ogliastra e vive in una roulotte. Anche questo comico mancato si lamenta della fine ingloriosa e, tanto per cambiare, rivendica il suo microfono e vorrebbe lavorare ancora in TV.

Ora, sembra che questa gente non possa vivere senza stare davanti ad una telecamera, come se quella sia l’unica vita possibile. E’ una specie di epidemia, una patologia che si diffonde sempre più, specie fra le nuove generazioni. Ecco perché spopolano i talent televisivi. Sono tutti in fila e fanno carte false per andare in TV. Abbiamo uno stuolo di giovanissimi il cui unico scopo nella vita è fare i cantanti, gli attori, i ballerini, i comici. Ricordo di aver letto in rete una battuta di un film recente: “Oggi nessuno vuole lavorare: Sono tutti artisti“.  Mi è rimasta impressa perché esprime e sintetizza benissimo l’attuale atteggiamento mentale dei giovani che sembra siano in crisi se non stanno davanti ad una telecamera o se gli manca il microfono. Che dire, cari ragazzi, io un’idea ce l’avrei: avete provato ad andare a lavorare?

Volkswagen; spot razzista“. Sotto accusa uno spot pubblicitario della casa automobilistica tedesca in cui “un impiegato bianco parla con un chiaro accento caraibico, secondo alcuni giamaicano. L’uomo invita tutti i suoi colleghi d’ufficio, a sorridere di più. E lo slogan finale e’ ”get in, get happy”. Ora, siccome l’uomo è bianco, ma parla con accento caraibico, sembrerebbe che lo faccia per irridere ai giamaicani. Quindi, è uno spot razzista. Siamo al ridicolo.

Significa che tutti quegli stranieri che, negli spot nostrani, parlano con accento francese o inglese (specie le pubblicità di profumi e cosmetici) lo fanno per sbeffeggiare inglesi e francesi? Se George Clooney, dopo chissà quali studi e prove, sussurra “Immagina…puoi“, con accento americano, sta prendendo per i fondelli gli USA? Gli sportivi che praticano le arti marziali, se durante la lotta urlano in coreano è razzismo verso gli asiatici? E se uno riuscisse a “piangere in greco” (come si diceva una volta), sarebbe razzismo verso i greci? Se un siciliano canta “O mia bella Madunina...” sta prendendo per il culo i milanesi? Se un piemontese canta “O sole mio” è razzismo nei confronti dei napoletani? E se un ragazzo suona i bonghetti è per sfottere i suonatori di tam tam africani e, quindi, suonare i bonchetti è razzismo? Sì, con questa fissazione di vedere razzismo dappertutto, stiamo davvero toccando livelli assurdi di ridicolaggine.

Natale; a spasso con l’auto della provincia“. Non solo le province non sono state abolite, ma  i presidenti vanno a spasso, per i fatti propri con l’auto di servizio. Solo grazie ad una multa per eccesso di velocità in un tratto di strada controllato dall’autovelox, nei pressi di Monastir, si è scoperto che, udite udite…il giorno di Natale, di primo pomeriggio, quando tutti i comuni mortali sono ancora a tavola, banchettando allegramente, il presidente della provincia del Medio Campidano, Fulvio Tocco, se ne va a spasso con l’auto della provincia. Ed in assenza dell’autista, ancora alle prese con dolcetti, vernaccia e mirto digestivo (erano circa le ore 15 del giorno di Natale…), l’auto di servizio la guida da sé. Olè.

Baggio, Guzzanti ed il buddismo“. Che il codino Baggio fosse buddista si sapeva. La novità è che sia buddista anche Sabina Guzzanti, quella che è sempre convinta di essere un’attrice comica. Contenta lei! La notizia, però, è un’altra. Lo scorso 11 dicembre il Parlamento ha approvato le intese con UBI (buddisti italiani) e UII (induisti italiani). Così, dopo i musulmani che aprono moschee, anche i buddisti e gli induisti potranno aprire pagode, scuole e luoghi di culto.

Pare che, a questo punto,  anche i leghisti, che rivendicano orgogliosamente ascendenze nordiche, ora chiederanno di poter erigere templi in onore delle divinità celtiche. Anche gli adoratori di Odino, prima o poi, chiederanno di poter innalzare templi in suo onore.  Prossimamente anche i pellerossa avranno il loro riconoscimento, innalzeranno un grande Totem colorato in piazza del Popolo e, invocando Manitù, faranno la danza della pioggia.  Boh!

Dubbio mattutino

Stamattina mi sono svegliato assillato da un dubbio. Mi sono chiesto se Khloé Kardashian sia contenta o no di essere un po’ grassotella, o preferirebbe essere più magra. Beh, sono domande importanti nella vita. Questo dubbio mi ha tormentato per un po’, finché…finché non sono entrato nella mia casella di posta. Et voilà…sorpresa, ecco la risposta al mio dubbio, proprio lì, sotto gli occhi. Non c’è dubbio, i redattori e curatori del sito riescono perfino a leggerti nel pensiero e, anticipando le tue richieste, ti fanno trovare le risposte direttamente nella tua casella di posta, fornendoti ogni giorno informazioni utilissime ed essenziali per la tua esistenza. Miracoloso connubio di telepatia e tecnologia moderna!

A proposito, ma chi è questa Khloé? Boh!!!

Colorado: che risate!

Colorado è un programma “comico” che va in onda su Italia1. Ormai i comici sono ovunque, nascono e crescono come i funghi e ne produciamo tanti che potremmo esportarli in quantità industriali nel terzo mondo, tanto per consolarli un po’. Magari non risolverebbero la piaga della povertà e della fame. Morirebbero lo stesso, ma morirebbero dalle risate. Sarebbe già un progresso. No?

Bene, il mio televisore è difettoso; o non si accende, o se riesco, dopo molti tentativi, ad accenderlo non cambia canale, si blocca. Ieri si è bloccato su Italia1 mentre stava iniziando Colorado ed i conduttori consigliavano di guardare il programma perché “fa ridere” e ridere fa bene alla salute. Beh, se è per il benessere fisico, allora guardiamolo; magari ci passa il mal di pancia, il torcicollo, l’artrosi e si abbassa il colesterolo. Non si sa mai!

Comincia a sfilare sul palco una rassegna di personaggi strani che sembrano affetti da vari disturbi della personalità. Ma li annunciano come comici. Ma dove li vanno a pescare, nelle offerte speciali “prendi tre, paghi due” o ai saldi estivi per comici da strapazzo? Boh!  Intanto, però, il tempo passa, la rassegna di “disturbati” continua, ma risate zero. Ma siccome ogni tanto inquadrano il pubblico che applaude,  ride e sembra divertirsi un mondo, mi sorge un dubbio. Vuoi vedere che lo spettacolo è già iniziato ed io non me ne sono accorto?

Poi, però, arriva l’illuminazione. I comici non sono quelli che sfilano sul palco, ma sono quelli che siedono in platea. Ecco il segreto di Colorado. Un pubblico che fa satira parodiando il classico pubblico televisivo che applaude ad ogni sciocchezza proposta e che fa finta di divertirsi guardando dei personaggi che fanno finta di fare i comici. Svelato il mistero. Sì, in effetti, una volta capito il segreto del programma, bisogna riconoscere che il pubblico è molto divertente. E si sentono anche i benefici per la salute. Avevo un leggerissimo mal di testa che, miracolosamente, mi è passato. In compenso mi è venuto un violento moto rotatorio alle parti basse. Ma non è preoccupante. Classici effetti collaterali!