La banca del seme

Creare piccoli geni è possibile? Fra poco “produrre bambini” sarà una normale attività imprenditoriale a livello industriale. E sarà anche possibile scegliere, su appositi cataloghi, come si desidera il bambino. Li faranno su ordinazione e con le caratteristiche richieste; soddisfatti o rimborsati. Oltre all’utero in affitto, che ormai è normale come noleggiare un’auto (Uteri in affitto: boom di offerte), sono già attive le Banche dello sperma (Banca inglese cerca donatori di sperma) ed in Cina stanno già selezionando gli spermatozoi (Creati in Cina i primi spermatozoi in laboratorio, con DNA certificato).  Tutti, ma proprio tutti, potranno farsi un bambino; basta pagare.

Almeno fino a quando i governi del mondo, adducendo qualche pretesto, non decideranno di controllare le nascite (un pretesto lo troveranno: garantire la sicurezza, migliorare la razza umana, creare ominidi immuni da patologie, o destinati ad attività pericolose, oppure migliorare la resistenza agli attacchi di virus, batteri e parassiti, come si fa con gli Ogm). E sarà l’inizio della fine dell’umanità come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Non ci saranno più limiti alla possibilità di manipolazione genetica che consentirà di creare una nuova razza di umanoidi con caratteristiche predeterminate e particolari che li rendano adatti per attività specifiche nei diversi campi di attività; dalla scienza, allo sport, dalle attitudini artistiche a quelle letterarie. E tutto sarà deciso da un “Ministero della programmazione sociale” che impartirà precise disposizioni in merito alla procreazione e ne controllerà la pianificazione. Così sarà possibile creare una razza di sub-umani da utilizzare come operai o soldati,  oppure umanoidi opportunamente modificati per affrontare lunghi viaggi spaziali. Saranno programmati secondo le esigenze dei piani stabiliti dai governi mondiali. Proprio come abbiamo già visto in certi film di fantascienza (Metropolis di Fritz Lang del 1927). Mengele era un povero dilettante.

Date queste premesse, sarà possibile anche selezionare gli spermatozoi e programmare così la nascita di bambini dotati di un altissimo coefficiente di intelligenza? Non è fantascienza, qualcuno ci ha già provato molti anni fa. Ripropongo due vecchi articoli pubblicati dieci anni fa su Discovery Italia.

La “Banca del seme” di Robert Graham ( giugno 2005)

Sarebbe possibile creare società fatta esclusivamente di geni? Robert Graham, un miliardario americano ci ha provato istituendo una fondazione dedicata al determinismo biologico: in altre parole, una “banca del seme“, in cui i semi provengono esclusivamente da cervelloni della scienza. Nel 1980, un miliardario californiano decise di istituire un’esclusiva fondazione dedicata al determinismo biologico. Sebbene la vicenda sembri essere tratta da un romanzo di fantascienza, il Repository for Germinal Choice (Deposito per la Scelta Germinale) di Robert Graham fu realmente creato allo scopo preciso di produrre una “razza superiore” costituita da individui eccezionali. Come si addice a tutti i progetti di supremazia plutocratica, la sede della fondazione era situata in un bunker sotterraneo di cemento. Ma a rendere speciale questo piano sullo “stile di Blofeld” fu il fatto che solo i cervelloni della scienza potessero essere donatori: la crème de la crème, cioè coloro in grado di donare un seme di genio, che poi venga congelato in azoto liquido.

Graham aveva fatto fortuna sviluppando delle lenti per occhiali, infrangibili e fatti di plastica. Nel 1978 però, egli vendette la sua società, chiamata Armorlite, e si concentrò su quello che era il suo vero sogno: la preservazione della grandiosità americana attraverso la riproduzione selettiva. Afflitto dalla sua discutibile teoria secondo la quale il pool genetico americano sarebbe stato gradualmente diluito da poveri “esseri umani retrogradi“, Graham decise di passare all’azione per cambiare la situazione. “Già da giovane mi ero reso conto che i cittadini intelligenti e desiderabili non stavano procreando“, disse Graham in una rara intervista del 1983. “Il medico locale aveva solo un figlio, così come il banchiere, mentre l’uomo più benestante e più noto della città di figli non ne aveva affatto.” In realtà, Graham deve l’ispirazione di questa “banca del super-seme” a Hermann Muller, genetista americano vincitore del premio Nobel nel 1946. Muller aveva sostenuto a lungo l’idea della creazione di “banche di semi”, nelle quali le donazioni di uomini geniali potessero essere conservate fin dopo la loro morte. Quando rese pubblico il suo progetto, Graham fu attaccato sia dai media che dalla comunità scientifica, accusato di cercare di creare una “razza superiore“. Sparì quindi dall’attenzione pubblica fino al 1982, anno che vide la nascita del suo primo bambino super intelligente. Si ritiene che già dal 1983, la “banca del super-seme” di Graham avesse 19 donatori di geni, tre dei quali ex premi Nobel per la scienza.

Ad eccezione di uno, i donatori erano tutti anonimi. Il Dott. William B. Schockley della Stanford University vinse il Premio Nobel per la fisica nel 1956. Schockley, che al tempo aveva già superato i settant’anni, commentò: “Accetto con piacere l’opportunità di essere coinvolto in questa importante causa. Desidero tuttavia mettere in chiaro che non mi ritengo affatto un essere umano perfetto né il candidato ideale. Non è mia intenzione creare superuomini.” Graham era frustrato dal fatto che così pochi colleghi vincitori di premi Nobel avessero partecipato alla donazione. Inoltre, anche coloro i quali avevano partecipato dovettero essere eliminati in quanto troppo anziani per produrre un seme valido. Graham iniziò allora a coprire un’area più ampia di ricerca, rivolgendosi ai giovani scienziati emergenti delle Università della California. Iniziò inoltre a contattare vincitori di medaglie d’oro olimpioniche e giovani imprenditori di successo nel tentativo di ampliare il suo campo di ricerca. Sebbene l’identità dei donatori fosse tenuta segreta, altre informazioni erano disponibili, tra cui: – peso, altezza ed età – colore degli occhi, pelle e capelli – varie caratteristiche ereditarie comprendenti informazioni relative a figli esistenti – requisito più importante: un QI di circa 180 (dell’intera popolazione britannica approssimativamente 20 persone hanno questo QI) Graham scrisse inoltre i propri commenti su ogni campione, del tipo: “Scienziato molto famoso. Persona fattiva. Praticamente un superuomo.” I donatori venivano identificati tramite appellativi codificati per colore: per esempio, Sig. Fucsia, Sig. Bianco e Sig. Arancione. Al rigore dei criteri di selezione corrispondeva una selezione delle donne altrettanto rigida. Le donne dovevano infatti essere sposate con un uomo sterile. I potenziali genitori dovevano anche essere persone affettuose molto benestanti al fine di poter fornire un ambiente ideale nel quale i super bambini di Graham potessero prosperare. Graham cercò potenziali madri mettendo un annuncio su una rivista della Mensa. Solo donne accuratamente selezionate che desideravano incrementare la possibilità di produrre figli eccezionali potevano essere sottoposte ad inseminazione. Le donne che ricevevano lo sperma dovevano inoltre impegnarsi a tenere Graham informato sul corso della gravidanza e sul successivo sviluppo del bambino. Già dall’inizio degli Anni ’90, venivano al mondo ben 20 “bambini geni” ogni anno. Fonte: Discovery-Italia

La “Banca” vent’anni dopo (giugno 2005)

Robert Graham morì nel 1997, all’età di 90 anni, durante un incontro della American Association for the Advancement of Science (Associazione Americana per il Progresso Scientifico). Negli anni successivi alla sua morte, la fondazione cessò l’attività e tutte le donazioni e la documentazione vennero eliminate. Inoltre, la maggior parte dei segreti nascosti dietro a questo sogno di perfezione umana scomparve con il suo creatore. Si ritiene che l’esperimento di Graham abbia portato alla nascita di 230 bambini. Essendo l’identità di questi “piccoli geni” sconosciuta, l’entità del successo rimane per lo più un mistero. Ciononostante, alcuni di questi piccoli geni si sono resi noti; tra questi, Doron Blake è stato il caso più celebre. Blake sembra essere stato il secondo nato del progetto: egli dimostrò abilità eccezionali fin dalla nascita, fatto noto in quanto la madre, Afton Blake, lo esibì in pubblico innumerevoli volte fin dal giorno in cui il bimbo venne alla luce. Già dall’età di 18 anni, Doron dice di avere concesso ben 100 interviste. L’interesse generato non è sorprendente se si considera lo sviluppo del bambino: – appena nato muoveva le mani a tempo di musica classica – all’età di due anni usava il computer – all’asilo leggeva Shakespeare e imparava l’algebra – all’età di 6 anni aveva un QI di 180 – da adulto, si distinse quale musicista di talento e genio matematico Nonostante ciò, Blake non ritenne che la partecipazione di sua madre all’esperimento di Graham avesse aumentato in maniera esponenziale le sue capacità: “Non penso che sia il livello di intelligenza a rendere un individuo una persona di successo, ma piuttosto l’essere cresciuto in una famiglia unita, con genitori affettuosi che non esercitano pressione. Quello che più amo di me stesso non è tanto l’essere intelligente quanto il fatto che mi piace occuparmi delle persone e che cerco di rendere migliore la loro vita. A mio parere, la bontà è una qualità che non può essere riprodotta artificialmente.“.

Naturalmente, il problema principale sta nel determinare se le abilità dei mini geni derivino dalla natura o dall’ambiente in cui sono cresciuti. Questo è un processo particolarmente difficile da decifrare nei bambini geni di Robert Graham: sono essi il risultato dell’ambiente in cui crescono o della genetica? Parte del contratto di Graham per l’inseminazione prevedeva che le famiglie provvedessero affetto, cura, attenzione e sicurezza finanziaria. Di conseguenza, risulta impossibile determinare quanto l’intelligenza dei bambini sia stata influenzata dal background sociale. Fonte: Discovery_Italia

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Mi presta l’utero?

Figli, utero in affitto e zio Nichi

L’odore della madre

 

Figli, uteri in affitto e zio Nichi

Come avere un figlio in tempi di globalizzazione e mercato mondiale.  Semplice: prendi degli spermatozoi lavorati a mano, un ovulo fresco di giornata (in campagna si trovano facilmente), cerca fra gli annunci in rete  un utero da affittare (possibilmente equo canone), unisci tutti gli ingredienti, agita un po’ e aspetta 9 mesi. Amazon garantisce anche la consegna del pupo, tramite drone, direttamente a casa. La notizia di oggi è questa: “E’ nato il figlio di Nichi Vendola”. Difficile commentare l’evento, un po’ perché scappa da ridere, un po’ perché è sempre più difficile restare seri in un mondo in cui ormai non ci sono più limiti alla follia umana; tutto è possibile, tutto è permesso, tutto è lecito e tutto è “normale“. Ci stiamo facendo l’abitudine: l’eccezione è diventata la regola. Dopo il voto favorevole al Senato (grazie a Verdini & C.) sulle unioni civili, ora ringalluzziti dal successo, Renzi e le sue ancelle stanno già pensando a nuove grandi riforme. Maria Elena Boschi già promette nuove concessioni alle associazioni gay “Farò la legge sulle adozioni“. La Serracchiani, per non essere da meno, rilancia un’altra riforma per garantire la cittadinanza a favore dei migranti: “Ora ci impegniamo per lo ius soli“.  In futuro non si sa cos’altro potranno partorire le fervide menti di questa sgangherata classe politica. Non resta che confidare nell’aiuto della Divina Provvidenza. Ma anche su quella, con un Papa  cattocomunista che confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, non c’è da fare troppo affidamento. Niente di strano che anche lo Spirito santo si sia iscritto all’Arcigay.

Ma torniamo ai nostri fidanzatini anticonformisti: Nichi è pugliese, mentre il suo amichetto Ed Testa è canadese.  Oggi anche le coppie sono “global“. Così, sulla strada tracciata da Elton John,  hanno deciso di avere un figlio. Avevano già espresso il desiderio anni fa (Vedi “Saldi estivi“). Ma non avendo troppa dimestichezza con il genere femminile, l’accoppiamento lo faranno a distanza; gli spermatozoi li mandano per posta aerea.  E siccome oggi il mercato globale ha abbattuto tutte le barriere e su internet si trova tutto, ecco che si danno da fare per realizzare il loro sogno, avere un bambino. A quanto pare la strada seguita è un po’ tortuosa, ma il risultato è garantito. Hanno prenotato l’ovulo di una donna americana, l’hanno fecondato con gli spermatozoi italo-canadesi di Ed,  hanno preso in affitto l’utero di una donna indonesiana che ha fatto da incubatrice e  dopo i tempi regolamentari, ha partorito in California. Poi il pupo lo registreranno  in Canada, dove riconosceranno a Nichi la paternità.  Ed il gioco è fatto, perfetto esempio di un figlio “global”, fatto un po’ qui, un po’ là. Poi non resta che aspettare fiduciosi perché , come dicevo sopra, la Boschi ha assicurato che questo sarà il prossimo impegno del governo. Chiaro il procedimento? Volete un bambino? Facile, cercate su e-bay, lì si trova tutto, anche in offerta. Magari ci sono i cataloghi dove scegliere ovuli, uteri  e spermatozoi di prima qualità. Vedi “Mi presta l’utero?“.

Resta un dubbio. Nichi non può essere o considerarsi il padre, perché  il padre biologico è il fidanzatino Ed. Ma allora se Nichi non è né padre, ed ancor meno è la madre, con  quel bambino non ha nessun rapporto o legame di sangue. Quindi quei titoli di stampa che annunciano che Vendola è diventato padre sono falsi, sotto tutti i profili. Incredibilmente, però, lo fa anche il Giornale che, nonostante sia schierato contro le unioni civili e le adozioni gay, titola “Vendola diventa papà“, e nel sottotitolo insiste “Il figlio avuto da Vendola con l’utero in affitto…”. Anche il Giornale, senza rendersene conto, ha finito per omologarsi al pensiero unico politicamente corretto. Su gay, rom, migranti, coppie omosessuali, ed argomenti correlati, già da tempo usano lo stesso linguaggio e la stessa terminologia della sinistra, di Boldrini, Kyenge, Concia, Scalfarotto, l’Arcigay e Luxuria.

Solo pochi anni fa, in un’Italia non ancora rimbambita dalla propaganda gay e dalle teorie gender, nessuno si sarebbe sognato di fare un titolo simile. Vendola non è padre e non ha avuto nessun figlio; il padre biologico è Testa. Vendola, al massimo, e solo come segno di rispetto all’amico del padre, può essere chiamato “zio Nichi”.

P.S.

Giusto per la cronaca sarà bene sapere che  soddisfare l’istinto materno dei nostri fidanzatini è costato una cifra che oscilla tra 135.000 e 170.000 euro: “Quanto ha pagato il figlio Tobia“. Anche Libero casca nell’errore di parlare di “figlio” di Vendola. A dimostrazione di quanto dicevo; ovvero che ormai tutti si adeguano al lessico dell’Arcigay. Ora finalmente il nostro “Zio Nichi” potrà dedicarsi completamente ad accudire il pargoletto del suo amico, visto che da poco tempo, come ex deputato ed ex presidente della regione Puglia, è a tutti gli effetti un Baby pensionato, a soli 57 anni e con ricco vitalizio di 5.600 euro al mese (Vedi “Nichi, il baby pensionato; alla faccia vostra“).

Piccola osservazione per quelli che credono davvero che quando questa gente si batte per le unioni omosessuali e per i diritti delle coppie gay, (compresa l’adozione o l’utero in affitto, perché tanto, prima o poi, ci si arriva) stia lottando per il diritto della gente comune. Sì, se per gente comune si intende chi può spendere 150.000 euro per affittare un utero. Ma del resto oggi chi è che non ha 150.000 euro a disposizione per togliersi qualche sfizio? Oppure, come faceva Elton John nel 2011, far arrivare dall’America ogni giorno il latte della mamma biologica per il bimbo (Elton John, il latte materno via Fedex: spedizioni quotidiane per allattare il piccolo Zachary). Ma per un figlio si fa questo ed altro. Già, basta avere i soldi per farlo.

Mi presta l’utero?

Uteri in affitto e bambini su ordinazione, magari da scegliere su catalogo, come una volta su Postal market. Ci stiamo arrivando. Come passa il tempo. Cinque anni fa scrissi un post “Mi presta l’utero?” nel quale riprendevo anche un precedente post del 2005, quando già si parlava di nuovi metodi di fecondazione, nel quale ironizzavo su finti annunci pubblicitari, pensando che fossero solo battute. Oggi non ci sarebbe niente di strano a leggere annunci del genere; sono del tutto verosimili. Ecco i post.

Mi presta l’utero? (ottobre 2010)

Potrebbe sembrare una domanda impertinente. Ma non lo è. Anzi, viste le ultime notizie in fatto di procreazione, sarebbe del tutto normale. Negli ultimi tempi, diversi casi di bambini nati non proprio secondo il metodo classico, hanno trovato ampio rilievo sulla stampa. L’anno scorso fece scalpore la notizia che una celebre interprete della serie “Sex and the city”, Sarah Jessica Parker, avrebbe avuto due gemelle tramite un utero in affitto.

In verità non era poi una notizia così sconvolgente. Ci sono già stati casi simili. Qualche tempo fa una donna mise a disposizione il proprio utero, al posto della figlia che non poteva avere gravidanze. Così, nato il bebé, lei sarà contemporaneamente mamma e nonna. Sui bus di Londra, alcuni mesi fa, comparve un annuncio in cui una donna proponeva l’utero in affitto al miglior offerente.

Allora di che ci meravigliamo? Così, supponiamo che siate un maschietto e che abbiate voglia di avere un erede, ma non volete legami affettivi o non avete una compagna stabile con cui farlo nel modo classico. No problem. Intanto procuratevi un ovulo da fecondare. Ormai si trovano facilmente anche quelli. Ma non fidatevi degli ovuli in offerta speciale che trovate magari al Discount. No, fate un salto nella vecchia fattoria, hia hia oh, e prendete degli ovuli freschi di giornata fatti personalmente dalla contadinella giovane e bella. Se è disponibile anche ad affittarvi l’utero il problema è risolto. Altrimenti non vi resta che trovare l’incubatrice…pardon, l’utero. Magari siete in giro per negozi, al cinema, a teatro, ai grandi magazzini, vedete una bella e avvenente donna. La fermate e le ponete la fatidica domanda: “Scusi, mi presta l’utero per nove mesi?”. Come suol dirsi, la domanda è lecita. No?

Se il primo tentativo va male, riprovate; prima o poi un utero, nuovo o usato sicuro, lo trovate. Beh, almeno finché questo nuovo sistema non sarà accettato definitivamente e diventerà un servizio gratuito offerto dal Servizio sanitario nazionale (prima o poi ci si arriva). Allora sarà tutto più facile e potrete avere il vostro utero garantito, col bollino blu, in affitto, in prestito o in comodato d’uso. Basterà andare alla ASL, dove ci saranno degli elenchi affissi: “Uteri convenzionati“. Scegliete il vostro utero ed il gioco è fatto, tutto a carico del servizio sanitario nazionale. La cosa assurda di questo ipotetico servizio disponibile in futuro è che sembra “normale“.

Ed ecco l’ultimissima, fresca di giornata: “Bebè a coppia gay; affittato l’utero negli USA“.  I due gay “vivono in provincia di Livorno, ma sono dovuti andare a Barcellona per sposarsi. E fino in California per avere un bimbo, David, come il medico che l’ha fatto nascere. Il piccolo, nato il 10 agosto scorso, è stato 9 mesi nel grembo di una trentenne messicana che vive a San Diego.”. Olè, il gioco è fatto. Facile no? Ora, però, potrebbe esserci qualche problemino che rigarda il corretto sviluppo del piccolo ed il superamento del famoso “Complesso di Edipo“.

Durante il periodo della sessualità adolescenziale il bambino manifesta un innamoramento per la figura del genitore del sesso opposto. Solo il superamento del complesso di Edipo permette di vivere in età adulta una sessualità equilibrata.” (Sigmund Freud). In pratica, detto in due parole, si tratterebbe di una pulsione inconscia del bambino che sogna di ammazzare il padre, visto come rivale, e far l’amore con la madre. Talmente conosciuto e talmente sfruttato dalla letteratura e dal cinema che evito di dilungarmi su ulteriori spiegazioni.

Ora proviamo ad immaginare cosa succede ad un bambino adottato da una coppia gay o lesbo. Come vivrà e risolverà il suo complesso di Edipo? Come farà ad individuare fra due donne il “padre” da ammazzare? E come farà ad identificare la madre fra due maschioni (si fa per dire), magari con barba e baffi, e senza tette? Eh sì, perché il seno materno è un elemento essenziale nello sviluppo del citato complesso edipico. Ma se questo seno non c’è, chi è la madre? Boh, misteri di genere.  Eh sì, se vivesse ancora, il vecchio Freud si troverebbe in grande imbarazzo a risolvere questo quesito, col rischio di dover rivedere tutta la sua teoria. Ma il tempo passa, l’umanità si evolve ed anche i bambini non nascono più sotto i cavoli o portati dalle cicogne. Oggi ci sono nuovi metodi, semplici e pratici.

Come si fanno i bambini ( maggio 2005)

Una volta i bambini si facevano col metodo classico, che non stiamo ad illustrare perché si suppone che tutti lo conoscano. Non sempre il risultato era garantito, ma il sistema ha funzionato egregiamente per millenni e, per giudizio unanime, non solo funziona, ma è anche piuttosto piacevole. E’ uno dei pochi esempi pratici del famoso detto “unire l’utile al dilettevole“.

Poi arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire ai due stilisti il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo e soddisfare così il loro istinto materno.

Le menti più brillanti della scienza mondiale si mobilitarono ed il risultato fu assicurato. E così oggi, grazie al progresso scientifico, ci sono nuovi metodi alternativi che, superato il vecchio e caro sistema scopatorio, ottengono lo stesso risultato, senza eccessivi sprechi di energie preziose e, soprattutto, garantiscono a tutti il diritto di avere un figlio. Un bel successo, no? E così, in un tripudio di ovuli, fecondazione assistita, non assistita, eterologa, non eterologa, embrioni, spermatozoi DOC di prima e di seconda scelta, uteri nuovi, usati, in affitto, o ceduti gratuitamente in comodato d’uso, avere un bambino non è più un problema. Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che naturalmente non riuscirebbero nell’impresa, potranno avere il loro bel bambino e, date tempo al tempo, potranno scegliere anche le caratteristiche psicosomatiche.

Prevedo già che sulle pagine dei quotidiani, nella rubrica degli annunci commerciali, “AAA Cercasi/Offresi…”, presto  compariranno annunci di questo tipo.

– Cerco utero in affitto, solo equo canone.

– Utero seminuovo, usato sicuro, offro; revisionato, collaudato, garanzia triennale.

– Affittasi utero signorile, zona centrale. Ampio, riservato. Prezzo da concordare.

– Elegante utero, ristrutturato, zona turistica, a veri intenditori vendesi. Anche co-proprietà.

– Causa trasferimento, cedo ovulo già fecondato. No perditempo.

– Azienda leader seleziona a richiesta spermatozoi con specifica predisposizione  artistica, sportiva, intellettuale. Soddisfatti o rimborsati.

– Spermatozoi freschi di giornata offro. Produzione artigianale, lavorazione a mano.

 

Anche la procreazione tradizionale, però, può creare inconvenienti e sorprese.

 

Spermatozoi disoccupati ed ovuli benestanti

Dacci oggi il nostro allarme quotidiano…”. Bisognerebbe modificare così il Padre nostro. Ormai, al posto del pane c’è l’immancabile allarme. Uno dei più diffusi e frequenti è quello sulla povertà degli italiani. Negli ultimi tempi è stato un continuo crescendo di dati sempre più drammatici sui poveri normali, i nuovi poveri, quelli a rischio povertà in futuro, quelli che non arrivano a fine mese e quelli che saranno poveri già domani, da un giorno all’altro.

L’aspetto strettamente legato alla povertà è la disoccupazione.  Il dato più “allarmante” è quello che riguarda la disoccupazione giovanile. Circa un terzo dei giovani, fra i 15 ed i 24 anni, sono senza lavoro. Già questo dato, come ho già scritto in passato, lascia qualche dubbio. Che si considerino “disoccupati” i ragazzi di 15 anni è una stranezza che solo i cervelloni dell’ISTAT potrebbero spiegare. Ma siccome, per tenere alta l’attenzione del pubblico, bisogna dare notizie sempre più forti, rispetto alle precedenti, ecco che oggi arriva l’ultimo allarme che più allarme non si può: “Allarme Eurostat su giovani e bambini“.

Non bastavano i dati sui quindicenni e 24enni, si va oltre (chi offre di più?). Ora si abbassa la soglia di età e si cominciano a considerare disoccupati anche i ragazzi sotto i 18 anni e perfino i bambini delle elementari. E lo scoop è che anche i bambini sono “a rischio povertà“.  Siccome questo crescendo di dati, prende in considerazione anche i bambini, ci si chiede quale sarà il prossimo allarme. Ovvio, bisogna abbassare ulteriormente il limite d’età. La prossima mossa sarà quella di considerare disoccupati e poveri anche i neonati. Appena venuti al mondo non hanno nemmeno il tempo di piangere che sono già conteggiati dall’ISTAT, dall’Eurostat, fra i disoccupati e poveri.

E poi cosa si inventeranno? Mah, non resta che pubblicare dei dati Istat che, lanciando l’ultimo allarme, ci dicano che già gli spermatozoi risultano disoccupati ed a rischio povertà. Poveri spermatozoi, non hanno ancora visto la luce (si fa per dire) e già sono disgraziati. L’unica loro speranza di salvezza è quella di incontrare un ovulo che sia non dico ricco, ma almeno benestante.

Mamme lesbo e gite low cost.

Fa piacere ogni tanto azzeccare delle previsioni. Non sono certo i numeri dell’enalotto, ma è pur sempre una soddisfazione, specie se sono addirittura tre in breve tempo. Le prime due riguardano il turismo macabro ad Avetrana. Beh, sì, questa era fin troppo facile. Dicevo nel post “E che scazzi” che, inevitabilmente, a breve, avremmo visto il plastico della casa Misseri sul tavolo di Bruno Vespa. Detto fatto, dopo due giorni, eccolo lì “Il plastico è servito“.

La seconda previsione era che ci sarebbero state anche le classiche gite in pullman, tipo quelle gite a poco prezzo che organizzano i venditori di pentolame. Ed ecco avverata anche questa previsione: “Stop ai turisti dell’orrore“.  Il sindaco di Avetrana ha emanato un’ordinanza per bloccare il traffico nelle strade adiacenti alla casa Misseri perché era previsto  l’arrivo  di diversi pullman dalla Basilicata e dalla Calabria. Immagino che siano gite low cost, tutto compreso: partenza all’alba, visita guidata alla casa del mostro, foto ricordo, possibilità di essere ripresi ed intervistati dalle varie troupe televisive (e magari rivedersi al TG della sera), pranzo al sacco in campagna nelle vicinanze del pozzo dell’orrore, rientro in serata. Tutto per qualche decina di euro. Che volete di più? Già, si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta. Il guaio è che tutte le gravidanze vanno a buon fine, Mai un aborto!

Ed ancora in tema di gravidanze, ecco la terza previsione. Nel post “Mi presta l’utero?”, ironizzavo sul fatto che ormai, con le tecniche moderne, tutti, ma proprio tutti possono avere dei bambini, grazie al fatto che è sempre più diffusa la possibilità di avere uteri in affitto. Immaginavo che fra poco avremmo avuto degli annunci sulla stampa con varie proposte di affitto uterino, ma anche offerte di spermatozoi, con annunci tipo questo: “Spermatozoi freschi di giornata vendo. Produzione artigianale propria con lavorazione a mano.”.

Una battuta, certo, ma mica tanto. Ecco, infatti, la conferma, oggi sul Corriere.it, che anche questa previsione era azzeccata: “Do il mio seme per coppie lesbiche“. Ed il bello è che pare che una coppia lesbo abbia accettato l’offerta.  Eh sì, ormai la realtà supera la fantasia. Altro che battute umoristiche, c’è poco da ridere…

Ma la notizia tragica è un’altra. La leggo adesso sul sito dell’ANSA: “Maria Sharapova non è più single“. La tennista si è fidanzata con un tale Vujacic che fa il “Cestista“.  E che mestiere è? Fabbrica cesti? Oh, cacchio, questa non ci voleva. Proprio adesso che cominciavo a farci un pensierino sulla Sharapova! Pazienza…