Silenzio elettorale

Dalle ore 24 di venerdì è scattato il periodo di “Silenzio elettorale“. “E’ iniziato dalle ore 24 di venerdì il cosiddetto ‘silenzio elettorale’ ovvero il divieto di effettuare i comizi, le riunioni di propaganda elettorale in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nuova affissione di stampati, giornali murali o altri manifesti di propaganda elettorale e diffusione di trasmissioni radiotelevisive di propaganda elettorale”. (ANSA) Questo il sunto delle disposizioni sul silenzio elettorale, regolato dall’art. 9 della  legge 4 aprile 1956 n. 212 e successive modifiche. Ecco il testo…

Articolo   9

  1. Nel giorno precedente ed  in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di  propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al  pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti  di propaganda.

2. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata  ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso  delle sezioni elettorali.

3. È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o  periodici nelle bacheche previste all’art. 1 della presente legge.

4. Chiunque   contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la reclusione   fino ad un anno e con la multa da lire 100.000 a lire 1.000.000  (Articolo così modificato da   ultimo dall’art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689. Successivamente l’art.   15, legge 10 dicembre 1993, n. 515, ha disposto che in caso di violazione delle   disposizioni contenute nel presente articolo si applichi, in luogo delle sanzioni   penali, la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1032)

L’articolo 9 è stato successivamente integrato (legge 4 febbraio 1985, n.10, e successive modificazioni) con la seguente disposizione: “Nel giorno precedente ed in quello stabilito per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale”.

Chiarito cosa sia il “silenzio elettorale” e quali siano le norme che lo regolano, oggi vediamo questo titolo  d’apertura del Corriere on line (ma la notizia la troviamo su tutte le prime pagine dei quotidiani) che pubblica anche il video dell’intervista.

Scrive il Corriere “In visita a Milanello il Cavaliere viola il silenzio elettorale “. Succede che Berlusconi in visita a Milanello, dove si allena il Milan (praticamente in casa sua), dopo aver parlato della squadra, andando via ha risposto alla domanda di un cronista di una TV greca, esprimendo giudizi sulla magistratura e sulla stampa.

Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa“, ha detto. La “violazione” ha scatenato, ovviamente, la reazione generale degli indignati permanenti, pronti a scatenare la denuncia pubblica contro tutto ciò che fa o dice Berlusconi.

Ora, però, dobbiamo chiederci se davvero queste parole di Berlusconi, sono una violazione delle norme sul silenzio elettorale, oppure sono l’ennesima sparata giornalistica su un fatto inesistente. L’art. 1, sopra riportato, dice chiaramente cosa è vietato: comizi, riunioni di propaganda in luoghi pubblici, affissione di manifesti e stampati. A questo si aggiunge il divieto per le emittenti radio TV di diffondere propaganda elettorale.

Bene, allora cosa ha violato Berlusconi? Ha tenuto un comizio? NO. Ha tenuto una riunione di propaganda in luogo pubblico? NO. Ha affisso manifesti elettorali? NO. Ha diffuso via radio e TV messaggi di propaganda? NO. Niente di tutto ciò che le disposizioni sul silenzio elettorale vietano. E allora dov’è lo scandalo?

Due osservazioni. La prima riguarda il contenuto delle dichiarazioni rilasciate al volo all’emittente greca. Parlare della magistratura è  propaganda politica? Se lo è significa che la magistratura è un soggetto politico. Ma la magistratura non lo è. Anzi, come ci ricordano spesso e volentieri, è al di sopra delle parti, è un organo indipendente dalla politica. Allora parlare della magistratura non è propaganda politica. Ai fini delle norme citate, ha la stessa valenza di dichiarazioni sul tempo, sulla percorribilità delle strade o sul menu del pranzo a Milanello. Né più, né meno. Semplicemente non è politica. Ma se lo fosse, allora smentirebbe tutte le dichiarazioni sull’indipendenza della magistratura. Questo sì che sarebbe grave.

La seconda osservazione riguarda la stampa che, alla luce delle norme riportate, può essere equiparata, in quanto mezzo di comunicazione, alle emittenti radio e TV. La norma non vieta di fare dichiarazioni politiche, vieta espressamente la loro diffusione. E non c’è possibilità di fraintendimento. Il divieto riguarda la “diffusione di propaganda elettorale“.  In questo caso, TV e stampa. Allora, ammesso e non concesso che le dichiarazioni di Berlusconi siano propaganda elettorale, chi ha violato le norme, chi fa le dichiarazioni o chi le diffonde? Non c’è dubbio, la legge parla chiaro: chi le diffonde!

Quindi, cari cronisti d’assalto, dovreste leggere e rileggere con attenzione il testo della legge, prima di sbattere in prima pagina sdegnate accuse di violazione del silenzio elettorale. Siete stati voi a violare le norme, non Berlusconi. Cari indignati permanenti, cari giudici per caso e moralisti da bar dello sport, se c’è qualcuno che è colpevole e che ha violato le regole del silenzio elettorale è quella TV greca e tutti i quotidiani che oggi pubblicano il video e le dichiarazioni di Berlusconi. So che vi sembrerà strano e paradossale, ma questa  è la verità. Già, ma parlare di verità è tempo sprecato, perché la verità non ha diritto di cittadinanza sulla stampa. Anzi, oggi la stampa è la fonte prima della mistificazione della realtà, ad uso e consumo di interessi che non sono certo quelli dei lettori.

In fondo, sbattere in prima pagina, come articolo d’apertura, la notizia di questa presunta violazione delle norme è un messaggio che può prefigurarsi come critica ed attacco all’operato di Berlusconi ed avere effetto e conseguenze negative sulla sua immagine. Quindi, pubblicare questa notizia è un messaggio, questo sì, di propaganda elettorale a danno di un candidato. Ma l’accanimento contro il “nemico” è tale che non si rendono conto nemmeno di diventare ridicoli. E, soprattutto, di essere essi stessi i primi a violare le norme. Il classico bue che dice cornuto all’asino. E’ la stampa, bellezza!

N.B.

Sempre oggi, ancora sul Corriere.it è in bella evidenza un box con un articolo di Gian Antonio Stella: “IMU e giaguari, l’ABC delle promesse“. Come anticipa il titolo, Stella fa un lungo elenco delle promesse e delle dichiarazioni fatte dai leader nel corso di questa campagna elettorale appena terminata. Sembra un semplice elenco che tocca tutti nello stesso modo, senza partigianeria. Sembra, ma non lo è. Ai nostri instancabili fustigatori dei costumi non gli riesce proprio di essere imparziali; anche quando sembra che lo siano o che si sforzino di esserlo, non ce la fanno, è più forte di loro, ce l’hanno nel sangue, nel DNA.

Così, anche nella scelta dell’immagine da accostare al pezzo, si sceglie una simpatica istantanea di Bersani che sorride mentre Vespa gli regala un giaguaro di pelouche. Già, perché Berlusconi non ne azzecca una, le sue sono sempre dichiarazioni sconvenienti e promesse da marinaio e se promette che restituirà l’IMU lo accusano di “Voto di scambio” e la procura di Roma apre la milionesima inchiesta. Bersani, invece, è sempre presentato come un pacioccone, bonario e le sue sparate sono sempre battute simpatiche tipo “Smacchieremo il giaguaro“, oppure, rivolto a Grillo “Io sono figlio di un meccanico, lui è miliardario“.

Eccolo il nostro “proletario“, così viene sempre mostrato dalla stampa. La sua immagine è quella di un simpatico figlio del popolo con l’accento piacentino che si mostrava in maniche di camicia sui manifesti (“Rimbocchiamoci le maniche“, diceva, ma nessuno ha fatto battutine sarcastiche o ironizzato) o si mette in posa davanti al distributore del padre, circondato dall’affetto generale di parenti, amici e sostenitori. Che brava persona, gli manca solo l’aureola. Sarà un caso? Ecchecaso, direbbero a Striscia.

Se si legge con attenzione si vede che la maggior parte degli interventi riguardano Berlusconi e che, subito dopo alcuni di questi interventi,  il nostro giornalista “indipendente, imparziale e super partes“, inserisce il commento sarcastico di Bersani. Forse è convinto che i lettori siano davvero deficienti e non notino questi dettagli. E’ un vizietto che affligge molti cronisti, opinionisti, editorialisti e illustri penne della nostra stampa libera e indipendente. Sono convinti di essere più furbi dei comuni mortali. Del resto, anche Bersani è convinto di passare per “proletario“, dimenticando che attorno a lui ed al PD, se guarda bene, scoprirà parecchi “proletari-miliardari“. Forse per questo non si fa fotografare davanti alla sede di MPS. E’ convinto che la gente creda che il PD non c’entri nulla. Già, anche lui è convinto. Ma in fondo anche Fazio è convinto che il suo non sia stato un festival politicizzato. Anche Crozza è convinto che la sua non sia propaganda, ma satira. Anche Vendola è convinto di essere un “uomo politico“. Anche Rosi Bindi è convinta di contare qualcosa nel PD. Che strane convinzioni ha la gente!

Ma la cosa strana non è questa lunga tiritera sulle dichiarazioni più o meno credibili dei vari leader politici. E’ il fatto che Stella riferisce, nel suo elenco, temi, impegni, commenti  e promesse che hanno costituito l’asse portante su cui si è basata la propaganda elettorale.  Sono le stesse dichiarazioni che, ogni giorno, venivano riprese ed amplificate dai media, stampa e TV e costituivano argomento di dibattito in tutti i talk show politici in televisione. Sono l’ossatura della propaganda. Queste sì, sono “propaganda elettorale“. Riportarle oggi in prima pagina significa, quindi, pari pari, violare smaccatamente le norme sul silenzio elettorale.

La violazione è vostra, cari editorialisti del Corriere. E’ sua, caro Stella. Possibile che vi sfugga questo particolare? Altro che sparare in prima pagina la violazione di Berlusconi. Dovreste vergognarvi. Ma non si può pretendere tanto, perché oltre a non sapere cosa sia la verità, la nostra stampa libera, imparziale ed indipendente, non conosce nemmeno la vergogna.