Pesci d’aprile

Vigili in Ferrari e poliziotti in Lamborghini. Sarà vero? Ormai siamo così abituati alle notizie più strampalate che non sappiamo più distinguere il vero dal falso, le notizie reali dalle bufale. Così, se i pesci li abbiamo tutto l’anno, anche il classico “Pesce d’aprile” rischia di perdere significato; le bufale sembrano vere e le notizie vere sembrano pesci d’aprile. Vediamo.

Vigili  e auto di servizio

Cominciamo proprio da questa notizia curiosa: “I vigili urbani di Milano avranno in dotazione una Ferrari 458 spider“. L’auto, sequestrata alla mafia, è stata assegnata gratuitamente ai vigili urbani milanesi i quali hanno dichiarato che la useranno “per progetti di educazione alla legalità“. Come si faccia a educare alla legalità passeggiando in Ferrari non è chiaro. Pensateci, perché la risposta non è proprio intuitiva. Intanto che ci pensate, ecco un’altra notizietta di due giorni fa: “Il ministro Minniti consegna alla polizia una nuova Lamborghini Huracàn“. L’auto sarà in dotazione alla polizia stradale di Bologna che la userà “sia per attività operativa, sia per consegne urgenti“.  L’attività operativa in Lamborghini forse la fanno sul circuito di Monza a 300 Km/h, ma le “consegne urgenti“? Mah, forse fanno il  servizio pizza express per i colleghi di pattuglia  in autostrada.  Ecco due notizie che non sappiamo se considerarle serie o come battute da bar sport. Purtroppo sono vere. Magari dopo le Ferrari ai vigili di Milano e la Lamborghini ai poliziotti di Bologna, daranno una Limousine alle guardie carcerarie di Roma che la useranno per ispezionare le celle di Rebibbia. Ma vi sembra che questo sia un mondo normale?

Attenti ai ciclisti

Spesso accusiamo i nostri parlamentari di essere pagati troppo e non lavorare abbastanza.. Ma è un’accusa infondata: lavorano, purtroppo.  Ecco l’ultima proposta presentata in senato da un gruppo di senatori  di diversa appartenenza politica (a dimostrazione del fatto che la stupidità è super partes): “Le auto che sorpassano i ciclisti devono tenersi ad almeno 1,5 metri di distanza.”. Previste sanzioni da 163 a 651 euro, oltre alla sospensione della patente. Non ho mai capito chi stabilisca gli importi delle multe e con quale criterio. Perché 163 € e non 160, perché 651 e non 650? Misteri ministeriali. Ma questo è niente. La prova ardua sarà misurare la distanza esatta di 1,5 metri fra due corpi in moto parallelo che procedono a velocità diversa.  E farlo, ovvio, mentre si guida. E con quale strumento? Lo devono ancora inventare? Incredibile quali idiozie riesce a partorire la mente umana. Ecco perché non hanno tempo per occuparsi di cose serie; stanno pensando alle cazzate. Questa idiozia ci dà l’idea del livello intellettuale dei nostri governanti. Ma misurare l’esatta distanza tra auto e bici in moto parallelo è niente, un gioco da ragazzi, in confronto alla missione impossibile di misurare il livello incommensurabile della stupidità di questa gente; anche da fermi.

Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.

Nel 2014, invece, due senatrici del PD,  Leana Pignedoli e Venera Padua (si vede che nel PD hanno una spiccata predisposizione ad occuparsi di economia e di Iva in particolare), dopo lunghe ricerche e studi, fecero una scoperta incredibile: “L’origano è tassato più del basilico e del rosmarino“. Ecco quale era la radice dei nostri guai e della crisi economica. Ed iniziarono subito una battaglia epocale per abbassare l’Iva sull’origano; un provvedimento che resterà nella storia dell’economia mondiale; come il “New deal” di Roosevelt. E che dire della proposta di Pippo Civati, ex PD, che l’anno scorso per rilanciare l’economia e superare la crisi, dopo chissà quale travaglio interiore e notti insonni, riuscì a partorire questa idea determinante per rilanciare l’economia: “Giù l’Iva sugli assorbenti“.  Ne parlavo in questo post: “Origano, assorbenti e Iva“.

Shakespeare in sardo

La Sardegna ha alcuni primati poco invidiabili. Abbiamo il record della disoccupazione, abbiamo le due province più povere d’Italia (Iglesias-Carbonia e Medio Campidano), e di recente abbiamo scoperto che i ragazzi sardi sono i più precoci e tra i maggiori consumatori di alcol e droga: “Primo spinello a 12 anni“. Chi ben comincia! Ma l’intera economia della Sardegna è perennemente in crisi. Ad aggravare ulteriormente la già grave situazione, da qualche anno si aggiunge l’arrivo di ospiti africani non invitati che dobbiamo accogliere e mantenere a spese nostre. Ne parlavo in questo post: “I sardi sono ospitali“.

Eppure, a leggere la cronaca quotidiana, sembrerebbe che l’isola non solo non abbia problemi di natura economica, ma sia talmente ricca che  possa permettersi il lusso di utilizzare grandi risorse finanziare per organizzare delle attività culturali e di intrattenimento che coinvolgono praticamente l’intero territorio. Proprio ieri il Consiglio regionale ha approvato la finanziaria 2017: “Approvata manovra da 7,6 miliardi di euro“.  Ne parlo perché in quel documento finanziario, ci sono anche notevoli risorse destinate proprio ad attività nel settore cultura e spettacolo e per la valorizzazione della lingua sarda. Ed ecco la notizietta curiosa, proprio di pochi giorni fa che sembra proprio da Pesce d’aprile.

Qualcuno potrebbe giustamente pensare che, vista la grave crisi che soffre l’isola, i finanziamenti vengano usati per progetti seri e interventi strutturali che servano a rilanciare l’economia e creare lavoro. Invece si stanziano 170.000 euro per tradurre i cartoni animati in lingua sarda e organizzare un festival itinerante di arte e tradizioni. Avete capito bene? Per tradurre i cartoni animati in sardo. Ma non c’è da meravigliarsi. Ho parlato spesso di questa anomalia: siamo col culo per terra, ma spendiamo decine di milioni di euro all’anno per organizzare eventi culturali, musicali, rassegne cinematografiche, festival Jazz, teatro di strada, giullari e saltimbanchi, sagre della fregola e della pecora bollita. Non c’è paesello anche piccolo della Sardegna che non organizzi una sagra o un evento culturale. Così ci si affanna ad inventarsi iniziative varie in lingua con scritti, programmi Tv, teatro, traduzioni in sardo della Divina Commedia, del Don Chisciotte, ed ora arriva anche la traduzione del Tito Andronico di Shakespeare. Sembra proprio un Pesce d’aprile, invece è vero. Non abbiamo soldi nemmeno per piangere e spendiamo 100.000 euro per tradurre il gatto Silvestro in sardo. Vedi “I sardi sono poveri“. E meno male che sono poveri, figuriamoci se fossero ricchi.

Ecco, queste sono alcune notizie recenti (ma ne abbiamo esempi ogni giorno) che potrebbero tranquillamente essere scambiate come “Pesce d’aprile“. Invece, purtroppo, sono tragicamente vere. Voi continuate a sperare che sia possibile un mondo migliore? Io no.

Jazz e casu marzu

La Sardegna d’estate si trasforma. Di colpo, con l’arrivo della bella stagione, dimentichiamo la crisi economica, la disoccupazione, i cassintegrati, la povertà che avanza, il record delle due province più povere d’Italia (Carbonia-Iglesias e Medio Campidano). Dimentichiamo tutto e diventiamo un’isola felice in cui si campa a pane e cultura. Ogni angolo di Sardegna diventa teatro di manifestazioni culturali per tutti i gusti: arte, musica, poesia, cinema, teatro, launeddas, jazz e casu marzu. Siamo poveri, ma ci togliamo il pane di bocca pur di organizzare e finanziare con denaro pubblico ogni sorta di manifestazione di piazza, facendo passare anche la sagra dei  culurgionis come evento culturale.

Non c’è paesello o sperduto villaggio della Sardegna che non organizzi (con regolare contributo pubblico, s’intende) passerelle di illustri personalità nazionali (gettonate, ovvio), festival di vario genere, rassegne di cinema e teatro, “reading poetici” (fanno scena e costano poco), dibattiti storico-filosofici, sagre gastronomiche di ogni tipo, musica per tutti, disc Jockey, Jazz, Pop, Reggae, Ballu tundu e cannonau. Qualcuno, tanto per esagerare, aggiunge anche la partitella di calcetto fra scapoli e ammogliati. E tutte queste esibizioni di ciarlatani, giullari di corte, intellettuali da fiera, artisti precari e saltimbanchi (che alla fine viene a costare milioni di euro di denaro pubblico generosamente elargito da Comuni e Regione) viene spacciato per “evento culturale”; da Grazia Deledda alla sagra della pecora bollita.

In verità è la solita inutile  passerella della compagnia di giro, più utile agli ospiti ed a chi organizza che ai sardi che poveri sono e poveri resteranno. Gli ospiti intascano il gettone, qualcuno intasca i contributi pubblici, si chiacchiera, si porta a casa qualche delizioso souvenir donato da enti, aziende, operatori turistici e sponsor, si chiude la serata con la classica cena a base di specialità regionali e via, fino alla prossima tappa. E tutto resta come prima; compresa la disoccupazione, la povertà ed un futuro sempre più nero. Ma in questo modo si fa un po’ di scena, ci si riempie la bocca di cultura e si intascano i contributi pubblici.

Ecco un esempio di evento culturale riportato di recente dal quotidiano locale L’Unione sarda: “Festival letterario a Neoneli“. Interessante questo “festival letterario” a Neoneli (notoriamente uno dei luoghi simbolo della cultura: Parigi, Vienna, New York, Neoneli…). Si comincia al mattino col giornalista Mameli che sfoglia i quotidiani e fa la sua rassegna stampa. La sera i bambini giocano con gli acrobati (acrobati e saltimbanchi sono da sempre simbolo di letteratura), per poi intrattenersi con il “disc jockey Arrogalla” (altro illustre esponente della letteratura: Proust, Joyce, Kafka, e… Arrogalla). Si chiude la giornata culturale alla sera incontrando uno dei pilastri della letteratura moderna, quello che si vede nella foto a lato.

Altafini

Non sforzatevi di capire chi sia cercando di identificarlo fra gli importanti scrittori contemporanei. Non ha niente a che fare con la letteratura, è una vecchia gloria del calcio mondiale: il calciatore Josè Altafini. Vi chiederete cosa c’entra un calciatore con la letteratura e la cultura. Domanda legittima. Dipende. Dipende da cosa si intende per cultura.

In Sardegna, pur di incassare contributi regionali, tutto è letteratura, arte, cultura, anche la coltivazione del melone. Lo dice chiaramente questo video realizzato pochi anni fa dalla provincia del Medio Campidano che afferma in apertura “Il melone in asciutto: emblema culturale e identitario di Marmilla“. Ogni luogo ha il suo emblema culturale che lo identifica. Parigi ha il Louvre, Londra il British museum, Milano ha La Scala, la Marmilla ha il melone asciutto, a ciascuno il suo. Capite bene che, se anche coltivare meloni è un fatto “culturale“, è ovvio che in Sardegna tutto è cultura: musica, poesia, la sagra della pecora bollita, cinema,  calcetto, la corsa nei sacchi, saltimbanchi, Jazz, il palio degli asinelli, la tosatura delle pecore, melone asciutto, binucasu marzu (il formaggio coi vermi).

Ma la Marmilla non è solo melone in asciutto. Nell’Alta Marmilla c’è un piccolo paese, Pau, che conta 300 abitanti. E per dimostrare che in Sardegna la cultura è di casa anche nei più piccoli paeselli dell’interno, ecco cosa si inventano a Pau, giusto per dare il proprio contributo alla crescita culturale della zona. Un Gruppo teatrale ed una compagnia di danza mettono in scena nientemeno che un’edizione sperimentale di “Antonio e Cleopatra” di Shakespeare. Ma essendo Pau sprovvisto di un teatro adeguato, non demordono, si trasferiscono armi e bagagli, e rappresentano l’opera fra i boschi del Monte Arci: “Shakespeare in campeggio“.

Ragazzi, altro che melone asciutto, la Marmilla ha la cultura nel sangue; qui Shakespeare, Molière, Pirandello, Goldoni, Eschilo, Sofocle, sono di casa. In Marmilla Shakespeare è così amato che i bambini alle elementari, invece che imparare La vispa Teresa, recitano “To be, or not to be, that is the question…”, o l’orazione funebre di Marco Antonio sul cadavere di Giulio Cesare (ovviamente in lingua originale). Qui si campa a pane, melone e Shakespeare.

Una volta, quando ancora la televisione era agli esordi e al massimo si vedeva qualche televisore al bar, ed anche il cinema era un lusso che non tutti i paesi potevano permettersi, il massimo dello spettacolo, dell’intrattenimento e dello svago,  era la  rappresentazione di qualche farsa dialettale messa in scena dalla filodrammatica parrocchiale (quando c’era). Poi, chissà come e perché, in Sardegna è esploso questo bisogno improvviso di arte, musica, teatro, poesia, danza (da quando queste iniziative sono finanziate con contributi pubblici). Un miracolo, un Rinascimento sardo; da popolo di pastori a popolo di artisti.  Così, in breve tempo, si è passati da “Ziu Paddori” a Shakespeare.

Altro esempio. La provincia del Medio Campidano è la più povera d’Italia. Il Medio Campidano comprende 28 comuni (e parte della Marmilla). Di questi, solo due comuni superano i 10.000 abitanti (Villacidro 14.463 e Guspini 12,457), mentre sono 9 i comuni che non arrivano a mille abitanti e di questi 4 sono sotto i 500. Per un totale di 100.000 abitanti. In pratica gli abitanti di una cittadina di provincia o di una borgata romana.

Il comune più piccolo è Setzu con soli 146 abitanti. Pochi, ma buoni: “Meno siamo, meglio stiamo…”, cantava la banda Arbore.  E volete che Setzu, nel suo piccolo,  non organizzi una piccola “Sagra“? Quando mai, non sia mai detto che Siddi e Turri abbiano una sagra e Setzu no.

setzu-sagra-fregua-2014

Ed infatti ecco a lato la locandina che pubblicizza la “Sagra de sa Fregua e Pani indorau“.  “Fregua” è la fregola sarda, “Su pani indorau” si fa con delle fette di pane bagnate nel latte, strizzate e poi passate  nell’uovo sbattuto, fritte e cosparse di zucchero. Una volta era un’abitudine molto diffusa nelle case sarde, quando non c’erano merendine, torte industriali e porcherie varie. Era un modo semplice ed economico per portare in tavola qualcosa di dolce o per rimediare in pochi minuti un’ottima merenda per i bambini (ma anche per gli adulti). Ormai è un’abitudine quasi scomparsa. Purtroppo si preferisce mangiare quelle micidiali schifezze industriali a base di coloranti, conservanti, additivi, aromi chimici, olii vegetali e chissà quali ingredienti segreti e dannosissimi per la salute e pure costosi, invece che una bella fetta di Pane indorau, gustosa, sana ed economica (Vedi “Torta di Pasqua con sorpresa“). Et voilà, così anche Setzu ha la sua sagra. Ovviamente, così come il melone in asciutto, anche su Pani indorau è un emblema culturale e identitario.

Chiaro che dove ci sono contributi pubblici, spuntano come funghi centinaia di associazioni di ogni genere che propongono spettacoli per tutti i gusti. L’importante è partecipare, come alle Olimpiadi; solo che qui, invece che accontentarsi di una medaglia, preferiscono incassare soldoni. Se siete curiosi e volete sapere quanto spende la Regione Sardegna per finanziare associazioni, Enti, cooperative che operano nel mondo dello spettacolo, basta fare una piccola ricerca in rete. Ci vuole un po’ di pazienza prima di arrivare a scoprire gli elenchi dei beneficiari con i relativi importi. Si trovano tantissime voci, bandi, delibere, moduli, informazioni, diversificati per settori, dall’agricoltura all’industria, dal turismo al commercio, dallo spettacolo alle sagre paesane; ci sono soldi per tutti. Ma arrivare al dunque e scoprire quanto incassano è un’impresa; se non si sa in giro è meglio (forse si vergognano). Sembra una caccia al tesoro, ma con un po’ di pazienza ci si arriva.  Ecco i link:

12 luglio 2016: Assegnati i contributi per attività di spettacolo (musica, teatro, danza e arti visive). Importo totale: Euro 6.615.031,00

Elenco soggetti beneficiari e importi percepiti. (file PDF, tre pagine da scaricare)

VediI sardi sono ospitali

Mohamed Shakespeare.

O anche Mohamed Mc Intosh. Segno dei tempi. Una volta si sorrideva, da noi in Sardegna, nel sentire certi nomi esotici accompagnati a cognomi decisamente sardi. Già, sentire una Samantha Porqueddu o una Katiusha Cuccu faceva sorridere. No? Ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, tutto normale. Se però si esagera allora scatta un piccolo allarme. Per esempio, se ci chiedessero qual è il nome più popolare in Inghilterra ci verrebbero subito alla mente i classici John, Jack, William, Tom, James; insomma quei nomi che conosciamo perché propri di artisti, letterati, personaggi dello spettacolo. Una volta, forse, ma oggi non più.

Ecco la notizia del giorno. Il nome più popolare, quello che viene assegnato con maggior frequenza ai neonati inglesi è…Mohamed. Ma in questo caso non si tratta solo di dare al neonato un nome esotico, c’è qualcosa di più complesso che indica l’ormai sempre maggiore influenza degli immigrati, specie musulmani, nella società inglese. Con tutte le conseguenze del caso. Ma non dobbiamo stupirci, perché anche da noi, se continua questo flusso migratorio incontrollato, tra breve i musulmani diventeranno maggioranza e, grazie ai matrimoni misti, sentiremo chiamare i pargoli Mohamed Brambilla o Mohamed Esposito. O anche, perché no, Mohamed Pillittu!