Calendari horror

Il calendario Pirelli è sempre stato simbolo di bellezza, eleganza, raffinatezza. O almeno così si usa dire; personalmente ho qualche riserva. Quello che lo distingue è che quasi sempre è stato realizzato da grandi fotografi. Va da sé che un grande fotografo dovrebbe produrre un eccellente lavoro. Ma così non è, non necessariamente. Anzi non sempre il livello estetico corrisponde al livello tecnico. Una foto può essere perfetta sotto l’aspetto della realizzazione tecnica, ma il soggetto (e quindi il risultato finale) può essere brutto esteticamente. Cosa che succede assai spesso, perché una merda fotografata dal più grande fotografo del mondo, resta sempre una merda. Ed oggi, per darsi un tono da innovatori, anti conformisti e di creatività artistica, non si cerca più di mostrare e valorizzare la bellezza; no, si preferisce mostrare ciò che magari è orribile e ripugnante, ma che fa scalpore, scandalo, che provoca indignazione e polemiche (se poi si riesce anche a venderlo ancora meglio).

Così, a furia di propinarci orribili sconcezze spacciandole per arte, il gusto estetico sembra scomparso. E si può tranquillamente proporre come arte la sua negazione, come bellezza la negazione della bellezza stessa, e come sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi artistici qualunque bizzarria venga in mente ad uno sfigato ubriaco con velleità artistiche (specie se si abita a New York  o si  frequentava la “Factory” di Andy Warhol). Ecco perché, quando si perde ogni riferimento estetico, anche i “4 minuti e 33 secondi di silenzio” del pianista compositore John Cage, diventano  evento musicale, provocazione, ricerca, spettacolo, invece che semplice stronzata. Dall’orinatoio di Duchamp in poi, passando per i sacchi di Burri, i tagli di Fontana, la merda d’artista di Piero Manzoni, fino all’arte concettuale contemporanea, tutto è possibile, tutto è arte: anche il silenzio, un rutto o un calendario.

Una volta c’erano i calendarietti profumati con le donnine in abbigliamento succinto che venivano regalati dai barbieri. Oggi non solo sono scomparsi i calendarietti, ma sono scomparsi anche i barbieri; sono diventati tutti parrucchieri o hair stylist. Dice il protagonista di “This must be the place” di Sorrentino: “Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico.“. Già, oggi sono tutti artisti; o filosofi.

Nelle case era quasi immancabile il calendario di Frate Indovino che dispensava utili consigli per tutte le occasioni e le attività, dalle ricette di cucina ai consigli per la semina, o il classico calendario da cucina che riportava semplicemente i giorni del mese, segnalando le festività in rosso e con lo spazio a lato per segnare ricorrenze o il cambio della bombola. Bei tempi quando in ogni cucina c’era sempre una pentola in ebollizione con dentro la gallina ripiena (la domenica) o profumi di minestre campagnole, di stufati e ragù. Oggi in cucina basta un frigo, un congelatore ed un forno a microonde. E’ il progresso.

Poi, oltre alla cucina,  anche il calendario si è evoluto, è diventato oggetto da collezione, sempre più elegante, patinato e sexy. Per le nostre attricette ed aspiranti show girl spogliarsi e “fare il calendario” è quasi un obbligo, una tappa importante del curriculum artistico. Quindi il calendario ha quasi perso il suo significato e la sua utilità originaria per diventare una semplice esposizione di forme femminili più o meno nude in pose che si usa definire “artistiche”. Ed il calendario per antonomasia è il calendario Pirelli. Il calendario 2016, appena presentato alla stampa (Le star del calendario Pirelli 2016), è dedicato sempre alla donna, ma non al nudo artistico, alla bellezza e la perfezione delle forme. La donna celebrata in questa edizione è la donna che ha raggiunto il  successo in campo professionale, artistico, culturale, sportivo; la donna che, secondo Pirelli,  acquista fascino e seduce non grazie alla bellezza, ma in virtù del successo. Vediamo.

Questa a lato non è la sorella gemella di Mike Tyson. E neppure  la ricostruzione di un esemplare femminile della specie   Neandertal. E’ la campionessa di tennis Serena Williams. Se a prima vista vi sfugge il fascino della Williams, osservatela meglio: se i curatori del calendario, che di bellezza femminile se ne intendono, dicono che il successo conferisce fascino e seduzione, non possono sbagliare. Se proprio non vi convince, provate a dare uno sguardo a Yoko Ono; quella che era bruttina anche da giovane, ma visto che anche lei è una donna di successo, ora  ultraottantenne diventa sexy e seducente (sempre secondo il Pirelli 2016). Se così è, anche noi abbiamo tante donne di successo con le quali potremmo ricavare un bel calendario. Susanna Camusso, Rosi Bindi, Rosa Russo Iervolino, Emma Marcegaglia; donne che nel loro campo hanno raggiunto il successo. Per non dimenticare, anche se scomparse, l’astrofisica Margherita Hack o addirittura un premio Nobel come Rita Levi Montalcini. Chi è che non vorrebbe avere in casa un bel calendario con la Hack o Rosi Bindi?

Eppure una volta esisteva quello che si chiamava senso estetico, gusto del bello. C’era, non c’è più; scomparso. Col pretesto che bisogna cambiare, modificare, evolversi, adeguare i canoni estetici ai nostri tempi, sperimentare, proporre nuove idee e nuove visioni del mondo e dell’arte, si sta dimenticando ciò che ha accompagnato l’umanità per millenni. In nome del nuovo si getta via l’arte, la cultura, il pensiero, la storia. Oggi vanno di moda ed hanno successo i “rottamatori” (specie se toscani e con la S sibilante).  Ma la bellezza ha dei canoni che sono immutabili da sempre. Possono esserci delle piccole variazioni, secondo il tempo ed i luoghi, ma il criterio fondamentale è universale. Il fascino del corpo femminile è dato dalla sua sinuosità, dall’eleganza della forma, dall’andamento curvilineo della figura e del corpo. Possono esserci delle piccole variazioni nei criteri comuni, passando dalle forme più o meno prosperose dell’antichità, e di certe popolazioni, a quelle meno abbondanti di oggi. Ma l’essenza della bellezza è sempre la stessa. Il rapporto perfetto della sezione aurea è sempre valido. La spirale di certe conchiglie che si sviluppano secondo la successione di Fibonacci è sempre quella da milioni di anni. E la bellezza femminile è sempre quella. Checché ne dicano i relativisti ad oltranza, la bellezza è bellezza e la si riconosce a prima vista. Ecco perché la gente continua ad ammirare la Pietà o il Mosè di Michelangelo, le opere di Bernini o Canova, con lo stesso stupore con cui ammira i capolavori dell’arte antica. La Venere di Milo, Afrodite di Cnido, la Venere Callipigia (dalle belle natiche), hanno più di 2.000 anni, ma la bellezza, la perfezione e l’armonia delle forme restano immutate nel tempo. Non so se fra mille anni ci sarà qualcuno che ammirerà con lo stesso stupore le opere della cosiddetta “arte concettuale”; ho molti dubbi.

Non si può prendere un’orribile vecchia baldracca e dire che è sexy, affascinante e seducente solo perché è ricca e potente. E’ una stronzata colossale, buona solo per deliranti pseudo esteti della domenica. Non si può affermare, come fece Paolo Limiti in televisione molti anni fa, guardando in estasi Whoopi Goldberg ospite in studio: “Sei bellissima“. Limiti, o stai mentendo spudoratamente, oppure hai urgente bisogno di una visita dall’oculista. Certe disquisizioni sull’arte contemporanea (calendari artistici compresi) hanno tutta l’aria di essere le solite elucubrazioni, anzi proprio seghe mentali per intellettuali annoiati e mercanti d’arte che ci campano. Il risultato è questo calendario, studiato da e per radical chic, che nessuna persona normale che abbia un minimo di senso estetico, e non soffra di qualche forma di perversione, si metterebbe in casa. Come dubito che siano in molti ad essere convinti del fascino della Williams o di Yoko Ono e sognino di avere ogni giorno sotto gli occhi quella immagine sopra riportata. E non sono per niente convinto che le donne diventino seducenti, sexy e affascinanti grazie al successo. Se sono un cesso restano un cesso; donne di successo, ma cessi di donna. E la Pirelli farebbe bene a lasciar perdere i calendari e pensare a far bene le gomme, se ci riesce, perché in fatto di donne mi sa che hanno le idee un po’ confuse.

Obama "incanta" il Corriere.

Mentre è in pieno svolgimento la campagna elettorale USA per le elezioni di medio termine, democratici e repubblicani, per sostenere la loro campagna, cercano finanziamenti. E’ risaputo che da loro i finanziamenti ai partiti sono pubblici, tutti possono devolvere soldi per la causa. Anzi, si organizzano manifestazioni specifiche e finalizzate col preciso scopo di recuperare soldi. Bene, niente di strano. Lo fanno i repubblicani e lo fanno i democratici. Ma come ne parlano i nostri media? Si limitano a riferire le notizie? Magari!

Bisogna ricordare che da noi, come ormai hanno capito anche i sassi, esiste uno strano  tipo di bilancia, per cui quando si valutano le azioni dei nostri partiti e schieramenti politici, secondo le circostanze e la convenienza, questa bilancia adopera pesi diversi. Il risultato è che tutto quello che fa, dice, pensa la sinistra è sempre ottimo, buono e giusto, democratico ed auspicabile. Tutto ciò che fa la destra, fossero anche le stesse cose della sinistra, è sempre sbagliato, anticostituzionale, demagogico, populista, antidemocratico e fascista. Così è, basta saperlo. Già, questo succede in Italia, ma cosa succede quando parlano dei fatti politici di altri paesi? Ecco cosa succede.

Qualche giorno fa, sul Corriere.it c’era un articolo di Alessandra Farkas che parlava proprio di questa campagna di finanziamenti. E riferiva che Michelle Obama, in un solo giorno, è riuscita a raccogliere un milione di dollari. Un miracolo, tanto che la Farkas ne parla in termini entusiastici, con tutte le lodi possibili nei confronti della first lady. Arriva perfino a definire Michelle “sexy ed elegante“. Sarebbe come definire Giuliano Ferrara “aitante e slanciato“. Ma, si sa, è questione di gusti ed i criteri estetici sono sempre soggettivi. Tempo fa una grande rivista americana di moda pubblicò una classifica delle donne più eleganti. E indovinate chi c’era al primo posto. Ma lei, ovviamente, Michelle Obama.

Del resto, è tutto comprensibile nel contesto di quell’innamoramento collettivo verso Obama che  pare aver colpito il mondo come un’epidemia; ne parlavo tempo fa in “Tutti matti per Obama“. Così innamorati che hanno assegnato a Barack il Nobel per la pace…preventivo, in attesa di conferma; una specie di acconto sui futuri miglioramenti. Porta avanti le stesse guerre di Bush, ma Bush era un guerrafondaio sanguinario, Obama è Nobel per la pace. Stranezze della politica. Insomma, per il nostro Corriere anche Michelle ha compiuto un miracolo. Infatti titolava: “Michelle incanta il galà delle stelle“. Ecco, adesso è chiaro, se Michelle cerca fondi per il partito democratico “Incanta il galà…”.

Beh, ma anche i repubblicani cercano fondi. E cosa ci dice il Corriere della raccolta finanziamenti dei repubblicani? Ne parla proprio oggi in un articolo della corrispondente dagli USA. Ed Ecco cosa dice oggi ancora la Farkas: “Elezioni USA, si vince con gli sponsor“. Già dal titolo si capisce che questa volta cambia l’aria, l’atmosfera e non c’è nessuno che “Incanta il galà”. Anzi, c’è aria di cospirazioni, di intrighi, di accordi sospetti, di finanziamenti poco leciti e anonimi. Insomma questi repubblicani non incantano nessuno, ancora meno la nostra corrispondente Farkas, per la quale la campagna finanziamenti dei repubblicani è un “Blitz” organizzato per “Comprare le elezioni“. Infatti, ecco come inizia il suo articolo: “Le elezioni si possono comperare. E’ questo il calcolo dei gruppi conservatori statunitensi che hanno montato un blitz elettorale senza precedenti per assicurare la vittoria ai loro candidati alle elezioni del prossimo 2 novembre.“.

Chiaro? Questa è quella che chiamano libertà di stampa. Ovvero la libertà di manipolare le notizie ed i fatti e presentarli in modo funzionale al pensiero dominante politicamente corretto da “Obama fan club”. Il risultato è questo: se i democratici cercano fondi, Michelle “Incanta“, se li cercano i repubblicani è un “Blitz” per comprare le elezioni. Si vede che anche negli USA cominciano ad usare quella strana bilancia “Made in Italy“. E’ la stampa bellezza…

Calendari o sexy album?

Che giorno è oggi? Facile, porti il puntatore del mouse sull’ora riportata nell’angolino in basso a destra del monitor e ti segnala il giorno della settimana e la data. Comodo e affidabile, non puoi sbagliare. A proposito, non ho mai capito l’esigenza di inserire l’orologio nel blog, visto che l’ora ce l’hai a disposizione sotto gli occhi. Per i visitatori? No, perché anche loro, visto che stanno usando il PC, hanno il loro bell’orario in basso a destra. E allora? Boh, mistero. Una volta, però, non c’erano i PC. Allora si usavano i calendari. Più o meno belli graficamente, talvolta regalati da aziende per farsi pubblicità. Ma quelli più diffusi erano gli almanacchi, dove c’era un po’ di tutto. Classico calendario che trovavi in quasi tutte le case era il "Calendario di Frate Indovino", ricco di notizie di ogni genere, dalle fasi lunari ai consigli per il giardinaggio, con utili consigli per la cura dell’orto, la semina, il raccolto, la conservazione dei prodotti, ricette di cucina, consigli per l’economia domestica, uso di piante officinali. Insomma, era una sorta di enciclopedia di "consigli pratici". Riportava non solo il calendario completo di giorno della settimana e santo del giorno, ma anche uno spazio a fianco in cui si era soliti segnare avvenimenti importanti, nascite e decessi, scadenze e ricorrenze da ricordare, come compleanni di familiari e amici, l’inizio della cova  o la nascita (per chi aveva animali da cortile) e, immancabile, …l’acquisto della nuova bombola, importantissimo perché in tal modo ci si regolava sulla presunta fine della stessa. Era il classico "Calendario da cucina".

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Il rovescio della medaglia

Si dice che non è tutto oro quel che luccica, che ogni medaglia ha il suo rovescio. Soliti luoghi comuni che ci mettono in guardia dal vedere le cose solo in apparenza, perché spesso dietro ciò che appare bello e piacevole possono esserci anche degli aspetti nascosti molto meno piacevoli. Ma non sempre è così, per fortuna. Talvolta ci sono cose che davanti appaiono belle, ma anche dietro non sono male…

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