Pesci d’aprile

Vigili in Ferrari e poliziotti in Lamborghini. Sarà vero? Ormai siamo così abituati alle notizie più strampalate che non sappiamo più distinguere il vero dal falso, le notizie reali dalle bufale. Così, se i pesci li abbiamo tutto l’anno, anche il classico “Pesce d’aprile” rischia di perdere significato; le bufale sembrano vere e le notizie vere sembrano pesci d’aprile. Vediamo.

Vigili  e auto di servizio

Cominciamo proprio da questa notizia curiosa: “I vigili urbani di Milano avranno in dotazione una Ferrari 458 spider“. L’auto, sequestrata alla mafia, è stata assegnata gratuitamente ai vigili urbani milanesi i quali hanno dichiarato che la useranno “per progetti di educazione alla legalità“. Come si faccia a educare alla legalità passeggiando in Ferrari non è chiaro. Pensateci, perché la risposta non è proprio intuitiva. Intanto che ci pensate, ecco un’altra notizietta di due giorni fa: “Il ministro Minniti consegna alla polizia una nuova Lamborghini Huracàn“. L’auto sarà in dotazione alla polizia stradale di Bologna che la userà “sia per attività operativa, sia per consegne urgenti“.  L’attività operativa in Lamborghini forse la fanno sul circuito di Monza a 300 Km/h, ma le “consegne urgenti“? Mah, forse fanno il  servizio pizza express per i colleghi di pattuglia  in autostrada.  Ecco due notizie che non sappiamo se considerarle serie o come battute da bar sport. Purtroppo sono vere. Magari dopo le Ferrari ai vigili di Milano e la Lamborghini ai poliziotti di Bologna, daranno una Limousine alle guardie carcerarie di Roma che la useranno per ispezionare le celle di Rebibbia. Ma vi sembra che questo sia un mondo normale?

Attenti ai ciclisti

Spesso accusiamo i nostri parlamentari di essere pagati troppo e non lavorare abbastanza.. Ma è un’accusa infondata: lavorano, purtroppo.  Ecco l’ultima proposta presentata in senato da un gruppo di senatori  di diversa appartenenza politica (a dimostrazione del fatto che la stupidità è super partes): “Le auto che sorpassano i ciclisti devono tenersi ad almeno 1,5 metri di distanza.”. Previste sanzioni da 163 a 651 euro, oltre alla sospensione della patente. Non ho mai capito chi stabilisca gli importi delle multe e con quale criterio. Perché 163 € e non 160, perché 651 e non 650? Misteri ministeriali. Ma questo è niente. La prova ardua sarà misurare la distanza esatta di 1,5 metri fra due corpi in moto parallelo che procedono a velocità diversa.  E farlo, ovvio, mentre si guida. E con quale strumento? Lo devono ancora inventare? Incredibile quali idiozie riesce a partorire la mente umana. Ecco perché non hanno tempo per occuparsi di cose serie; stanno pensando alle cazzate. Questa idiozia ci dà l’idea del livello intellettuale dei nostri governanti. Ma misurare l’esatta distanza tra auto e bici in moto parallelo è niente, un gioco da ragazzi, in confronto alla missione impossibile di misurare il livello incommensurabile della stupidità di questa gente; anche da fermi.

Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.

Nel 2014, invece, due senatrici del PD,  Leana Pignedoli e Venera Padua (si vede che nel PD hanno una spiccata predisposizione ad occuparsi di economia e di Iva in particolare), dopo lunghe ricerche e studi, fecero una scoperta incredibile: “L’origano è tassato più del basilico e del rosmarino“. Ecco quale era la radice dei nostri guai e della crisi economica. Ed iniziarono subito una battaglia epocale per abbassare l’Iva sull’origano; un provvedimento che resterà nella storia dell’economia mondiale; come il “New deal” di Roosevelt. E che dire della proposta di Pippo Civati, ex PD, che l’anno scorso per rilanciare l’economia e superare la crisi, dopo chissà quale travaglio interiore e notti insonni, riuscì a partorire questa idea determinante per rilanciare l’economia: “Giù l’Iva sugli assorbenti“.  Ne parlavo in questo post: “Origano, assorbenti e Iva“.

Shakespeare in sardo

La Sardegna ha alcuni primati poco invidiabili. Abbiamo il record della disoccupazione, abbiamo le due province più povere d’Italia (Iglesias-Carbonia e Medio Campidano), e di recente abbiamo scoperto che i ragazzi sardi sono i più precoci e tra i maggiori consumatori di alcol e droga: “Primo spinello a 12 anni“. Chi ben comincia! Ma l’intera economia della Sardegna è perennemente in crisi. Ad aggravare ulteriormente la già grave situazione, da qualche anno si aggiunge l’arrivo di ospiti africani non invitati che dobbiamo accogliere e mantenere a spese nostre. Ne parlavo in questo post: “I sardi sono ospitali“.

Eppure, a leggere la cronaca quotidiana, sembrerebbe che l’isola non solo non abbia problemi di natura economica, ma sia talmente ricca che  possa permettersi il lusso di utilizzare grandi risorse finanziare per organizzare delle attività culturali e di intrattenimento che coinvolgono praticamente l’intero territorio. Proprio ieri il Consiglio regionale ha approvato la finanziaria 2017: “Approvata manovra da 7,6 miliardi di euro“.  Ne parlo perché in quel documento finanziario, ci sono anche notevoli risorse destinate proprio ad attività nel settore cultura e spettacolo e per la valorizzazione della lingua sarda. Ed ecco la notizietta curiosa, proprio di pochi giorni fa che sembra proprio da Pesce d’aprile.

Qualcuno potrebbe giustamente pensare che, vista la grave crisi che soffre l’isola, i finanziamenti vengano usati per progetti seri e interventi strutturali che servano a rilanciare l’economia e creare lavoro. Invece si stanziano 170.000 euro per tradurre i cartoni animati in lingua sarda e organizzare un festival itinerante di arte e tradizioni. Avete capito bene? Per tradurre i cartoni animati in sardo. Ma non c’è da meravigliarsi. Ho parlato spesso di questa anomalia: siamo col culo per terra, ma spendiamo decine di milioni di euro all’anno per organizzare eventi culturali, musicali, rassegne cinematografiche, festival Jazz, teatro di strada, giullari e saltimbanchi, sagre della fregola e della pecora bollita. Non c’è paesello anche piccolo della Sardegna che non organizzi una sagra o un evento culturale. Così ci si affanna ad inventarsi iniziative varie in lingua con scritti, programmi Tv, teatro, traduzioni in sardo della Divina Commedia, del Don Chisciotte, ed ora arriva anche la traduzione del Tito Andronico di Shakespeare. Sembra proprio un Pesce d’aprile, invece è vero. Non abbiamo soldi nemmeno per piangere e spendiamo 100.000 euro per tradurre il gatto Silvestro in sardo. Vedi “I sardi sono poveri“. E meno male che sono poveri, figuriamoci se fossero ricchi.

Ecco, queste sono alcune notizie recenti (ma ne abbiamo esempi ogni giorno) che potrebbero tranquillamente essere scambiate come “Pesce d’aprile“. Invece, purtroppo, sono tragicamente vere. Voi continuate a sperare che sia possibile un mondo migliore? Io no.

Figli, uteri in affitto e zio Nichi

Come avere un figlio in tempi di globalizzazione e mercato mondiale.  Semplice: prendi degli spermatozoi lavorati a mano, un ovulo fresco di giornata (in campagna si trovano facilmente), cerca fra gli annunci in rete  un utero da affittare (possibilmente equo canone), unisci tutti gli ingredienti, agita un po’ e aspetta 9 mesi. Amazon garantisce anche la consegna del pupo, tramite drone, direttamente a casa. La notizia di oggi è questa: “E’ nato il figlio di Nichi Vendola”. Difficile commentare l’evento, un po’ perché scappa da ridere, un po’ perché è sempre più difficile restare seri in un mondo in cui ormai non ci sono più limiti alla follia umana; tutto è possibile, tutto è permesso, tutto è lecito e tutto è “normale“. Ci stiamo facendo l’abitudine: l’eccezione è diventata la regola. Dopo il voto favorevole al Senato (grazie a Verdini & C.) sulle unioni civili, ora ringalluzziti dal successo, Renzi e le sue ancelle stanno già pensando a nuove grandi riforme. Maria Elena Boschi già promette nuove concessioni alle associazioni gay “Farò la legge sulle adozioni“. La Serracchiani, per non essere da meno, rilancia un’altra riforma per garantire la cittadinanza a favore dei migranti: “Ora ci impegniamo per lo ius soli“.  In futuro non si sa cos’altro potranno partorire le fervide menti di questa sgangherata classe politica. Non resta che confidare nell’aiuto della Divina Provvidenza. Ma anche su quella, con un Papa  cattocomunista che confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, non c’è da fare troppo affidamento. Niente di strano che anche lo Spirito santo si sia iscritto all’Arcigay.

Ma torniamo ai nostri fidanzatini anticonformisti: Nichi è pugliese, mentre il suo amichetto Ed Testa è canadese.  Oggi anche le coppie sono “global“. Così, sulla strada tracciata da Elton John,  hanno deciso di avere un figlio. Avevano già espresso il desiderio anni fa (Vedi “Saldi estivi“). Ma non avendo troppa dimestichezza con il genere femminile, l’accoppiamento lo faranno a distanza; gli spermatozoi li mandano per posta aerea.  E siccome oggi il mercato globale ha abbattuto tutte le barriere e su internet si trova tutto, ecco che si danno da fare per realizzare il loro sogno, avere un bambino. A quanto pare la strada seguita è un po’ tortuosa, ma il risultato è garantito. Hanno prenotato l’ovulo di una donna americana, l’hanno fecondato con gli spermatozoi italo-canadesi di Ed,  hanno preso in affitto l’utero di una donna indonesiana che ha fatto da incubatrice e  dopo i tempi regolamentari, ha partorito in California. Poi il pupo lo registreranno  in Canada, dove riconosceranno a Nichi la paternità.  Ed il gioco è fatto, perfetto esempio di un figlio “global”, fatto un po’ qui, un po’ là. Poi non resta che aspettare fiduciosi perché , come dicevo sopra, la Boschi ha assicurato che questo sarà il prossimo impegno del governo. Chiaro il procedimento? Volete un bambino? Facile, cercate su e-bay, lì si trova tutto, anche in offerta. Magari ci sono i cataloghi dove scegliere ovuli, uteri  e spermatozoi di prima qualità. Vedi “Mi presta l’utero?“.

Resta un dubbio. Nichi non può essere o considerarsi il padre, perché  il padre biologico è il fidanzatino Ed. Ma allora se Nichi non è né padre, ed ancor meno è la madre, con  quel bambino non ha nessun rapporto o legame di sangue. Quindi quei titoli di stampa che annunciano che Vendola è diventato padre sono falsi, sotto tutti i profili. Incredibilmente, però, lo fa anche il Giornale che, nonostante sia schierato contro le unioni civili e le adozioni gay, titola “Vendola diventa papà“, e nel sottotitolo insiste “Il figlio avuto da Vendola con l’utero in affitto…”. Anche il Giornale, senza rendersene conto, ha finito per omologarsi al pensiero unico politicamente corretto. Su gay, rom, migranti, coppie omosessuali, ed argomenti correlati, già da tempo usano lo stesso linguaggio e la stessa terminologia della sinistra, di Boldrini, Kyenge, Concia, Scalfarotto, l’Arcigay e Luxuria.

Solo pochi anni fa, in un’Italia non ancora rimbambita dalla propaganda gay e dalle teorie gender, nessuno si sarebbe sognato di fare un titolo simile. Vendola non è padre e non ha avuto nessun figlio; il padre biologico è Testa. Vendola, al massimo, e solo come segno di rispetto all’amico del padre, può essere chiamato “zio Nichi”.

P.S.

Giusto per la cronaca sarà bene sapere che  soddisfare l’istinto materno dei nostri fidanzatini è costato una cifra che oscilla tra 135.000 e 170.000 euro: “Quanto ha pagato il figlio Tobia“. Anche Libero casca nell’errore di parlare di “figlio” di Vendola. A dimostrazione di quanto dicevo; ovvero che ormai tutti si adeguano al lessico dell’Arcigay. Ora finalmente il nostro “Zio Nichi” potrà dedicarsi completamente ad accudire il pargoletto del suo amico, visto che da poco tempo, come ex deputato ed ex presidente della regione Puglia, è a tutti gli effetti un Baby pensionato, a soli 57 anni e con ricco vitalizio di 5.600 euro al mese (Vedi “Nichi, il baby pensionato; alla faccia vostra“).

Piccola osservazione per quelli che credono davvero che quando questa gente si batte per le unioni omosessuali e per i diritti delle coppie gay, (compresa l’adozione o l’utero in affitto, perché tanto, prima o poi, ci si arriva) stia lottando per il diritto della gente comune. Sì, se per gente comune si intende chi può spendere 150.000 euro per affittare un utero. Ma del resto oggi chi è che non ha 150.000 euro a disposizione per togliersi qualche sfizio? Oppure, come faceva Elton John nel 2011, far arrivare dall’America ogni giorno il latte della mamma biologica per il bimbo (Elton John, il latte materno via Fedex: spedizioni quotidiane per allattare il piccolo Zachary). Ma per un figlio si fa questo ed altro. Già, basta avere i soldi per farlo.

Battista e le nozze gay

Il Consiglio di Stato boccia le nozze gay. E la cosa non piace a Pierluigi Battista, editorialista del Corriere. “Un giudice dovrebbe parlare solo con le sentenze. Ora invece parla anche sui social network, come Carlo Deodato, cui si deve la sentenza che ha bocciato la registrazione delle nozze gay celebrate all’estero.”, dice Battista. Insomma, si contesta al giudice l’espressione di valutazioni extra giuridiche, opinioni personali sull’oggetto della sentenza. A prima vista sembra che Battista abbia ragione; non sta bene che un giudice esprima la sua opinione personale su una questione sottoposta al suo giudizio. Si è portati a pensare che, più che giudicare sulla base delle leggi, giudichi sulla base delle proprie simpatie. Giusto.  Eppure sono quasi certo, dico “quasi”, che se la sentenza fosse stata favorevole ai gay, e lo stesso giudice avesse rilasciato qualche dichiarazione pubblica sulla sentenza, Battista non avrebbe avuto niente da dire. Chissà perché mi viene questo sospetto. Forse perché, come ripeto da anni, certi politici ed intellettuali, hanno una doppia morale: chi la pensa come loro è libero di esprimersi (lo garantisce la Costituzione), altrimenti la libertà di  espressione è momentaneamente sospesa e si trovano pretesti e cavilli per limitare quella libertà. In campo giuridico questo concetto si esprime con il classico “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta.”.

Esattamente ciò che fa Battista con questo articolo: “Esibizionismo di Stato sui social network del giudice che condanna le nozze gay“. Ma quali argomentazioni usa per criticare l’atteggiamento del giudice? Dice che dovrebbe limitarsi a giudicare ed emettere le sentenze e non esprimere valutazioni personali specie sui social network: “Un giudice, si diceva un tempo, dovrebbe parlare solo con le sentenze.“. Anche questa sembra una affermazione condivisibile: chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe attenersi al rispetto delle competenze del proprio ruolo.  Giusto. Solo che se Battista si prende la briga di guardarsi intorno, potrebbe scoprire che in Italia nessuno si attiene a questa regoletta. Anzi, sembra che l’hobby preferito dagli italiani sia proprio quello di occuparsi di questioni non di propria competenza o delle quali non si ha conoscenza specifica. Tutti gli italiani sono allenatori di calcio, barbieri e taxisti sanno benissimo come risolvere la crisi economica e perfino gli idraulici hanno in tasca la ricetta per risolvere qualunque problema. Ecco perché poi abbiamo comici che fanno politica, politici che fanno ridere e giornalisti che fanno piangere. Prova ne sia il fatto che ogni giorno, su tutti i canali televisivi, spopolano ciurme di opinionisti tuttologi che dissertano, con grande sicurezza ed apparente serietà, di tutto lo scibile umano.

Che dire poi di tutti quei personaggi, anche magistrati, che hanno acquisito notorietà proprio grazie all’esposizione mediatica derivante dal proprio ruolo e che poi, grazie a questa popolarità hanno intrapreso con successo la carriera politica o, comunque, ne hanno ricavato grandi benefici professionali? Da Di Pietro a De Magistris, da Ingroia a Emiliano. E che dire di tutti quei politici che, pur ricoprendo importanti ed impegnativi ruoli istituzionali, sindaci o governatori di regione, che hanno grossi e seri problemi da risolvere,  passano più tempo negli studi  televisivi che nei propri uffici, a discutere non dei problemi della loro Regione o Comune, ma su tutti i possibili temi politici, sociali, culturali e morali? Scrivere un messaggio su Facebook o Twitter è più grave che essere ospiti fissi in televisione a fare gli opinionisti, invece che pensare ai problemi dei cittadini? In quanto poi a “esibizionismo di Stato sui social network“, c’è un personaggio, ad alti livelli istituzionali, che fa un uso compulsivo, spasmodico, assillante, quasi patologico, dei social network: Matteo Renzi, il presidente del Consiglio, quello che le grandi decisioni politiche e le riforme costituzionali le annuncia quotidianamente su Twitter con 140 caratteri. Battista, ne ha mai sentito parlare?

Ma torniamo alla terzietà ed imparzialità auspicata da Battista, ed alla necessità di attenersi alle competenze del proprio ruolo. Succede che  Laura Boldrini, terza carica dello Stato, il cui compito istituzionale è quello di regolare l’attività della Camera e garantirne il regolare svolgimento, e che in quanto tale dovrebbe avere una posizione di terzietà, imparziale e super partes, non perda occasione per esprimere il suo illuminato parere personale su tutto ciò che riguarda questioni culturali e morali. Non passa giorno che le agenzie di stampa non divulghino il pensiero boldriniano su tutti i temi possibili, con particolare riguardo a ciò che sta a cuore alla nostra presidenta (con la A finale, altrimenti si risente): immigrazione, diritti umani, accoglienza dei migranti,  rom, terzomondismo, frontiere aperte, invitando gli italiani a prendere esempio dall’Africa (Bollettino dei migranti). Non disdegnando di intervenire anche su questioni più leggere, come il ruolo della donna all’interno della casa, chi deve fare le pulizie, cucinare o lavare i piatti, ed altri residuati culturali delle battaglie femministe del ’68.

Ma soprattutto denunciando con grande fermezza lo sfruttamento del corpo femminile sui media e la pubblicità sessista in televisione: “Basta spot con mamme che servono la famiglia a tavola“. Ed infine, Battista dovrebbe saperlo molto bene in quanto giornalista e direttamente interessato, interviene anche sul linguaggio giornalistico per dettare regole e cambiare la grammatica (Boldrini, vuole insegnare a scrivere ai giornalisti). E siccome parla da terza carica dello Stato, tutti i media danno grande risalto alle sue parole che acquistano  autorevolezza proprio in virtù del ruolo ricoperto. Ed il Corriere non è certo secondo a nessuno nel fare da megafono ai messaggi del Palazzo. Dov’è Battista quando Boldrini parla e straparla intervenendo su argomenti che nulla hanno a che fare con il suo compito istituzionale e vuole insegnargli a scrivere “presidenta” e “richiedenti asilo” invece che immigrati clandestini?  Il sessismo in televisione, il linguaggio giornalistico, o il compito delle mamme sono argomenti inerenti i regolamenti della Camera e, quindi, di competenza della Boldrini? Battista era assente, in ferie, dorme, è in missione speciale all’estero? Oppure ultimamente si occupa solo di giudici e di messaggini su Twitter?

Sarà appena il caso di ricordare che  lo stesso discorso, il travalicare i limiti delle competenze e prerogative del proprio ruolo, ho fatto, detto e ripetuto fino alla nausea, durante tutto il mandato del presidente Napolitano, il quale non lasciava passare giorno senza esprimere il suo parere su tutto e tutti, condizionando anche pesantemente la stessa attività politica e parlamentare. Dov’era Battista?  Sempre in ferie? E dov’era quando l’allora presidente della Camera Fini, andando ben oltre i limiti delle proprie competenze, non solo si permetteva di esprimere il suo parere personale su questioni che nulla avevano a che fare con il regolare svolgimento dei lavori dell’aula parlamentare, ma, alla faccia della terzietà, diventava soggetto politico attivo, militante e di parte, si permetteva di uscire dalla coalizione che lo aveva portato in Parlamento ed eletto presidente della Camera, fondare un nuovo movimento politico, di fare politica attiva come fondatore del nuovo partito e non passava giorno che non criticasse duramente la politica e l’attività del governo Berlusconi. Alla faccia della sua posizione che dovrebbe essere super partes e imparziale. Dov’era Battista?

Poi, un bel giorno, Battista si sveglia e scrive: “Si diceva un tempo che un giudice non solo deve essere imparziale, ma deve anche apparire imparziale.”.  Toh, ha scoperto che un giudice deve essere ed apparire imparziale.  Eppure lo stesso discorso sulla imparzialità si dovrebbe applicare ad altri ruoli istituzionali come quelli che ho appena ricordato: il Presidente della Repubblica (che in quanto garante della Costituzione deve essere al di sopra delle parti. “Sarò il Presidente di tutti“, si affrettano a dire appena eletti. Poi se ne dimenticano e, camuffandosi abilmente, giocano con la propria squadra), i presidenti di Camera e Senato, i giudici della Consulta, ed altri ruoli pubblici, perfino il sindaco di un piccolo borgo di montagna, una volta eletto, non rappresenta più solo la sua parte politica, ma tutta la cittadinanza e deve essere imparziale e super partes. Allora, Battista, le sembra che la Boldrini sia imparziale e si attenga al proprio ruolo quando dice che gli italiani devono aprire le porte ai migranti? Rientra nei regolamenti della Camera? Esprime il pensiero degli italiani, oppure la sua particolare, e sinistra (in tutti i sensi), visione del mondo? Era imparziale Napolitano quando ordiva nell’ombra, con la complicità e l’approvazione dei burattinai europei, macchinazioni per far dimettere Berlusconi e portare al governo prima Monti e poi Renzi, senza che fossero eletti dal popolo? Era imparziale Fini quando diventava soggetto politico attivo e contestava il governo? Erano o “apparivano” imparziali? Di quale imparzialità parla Battista?

A proposito di Napolitano si veda “La vecchia, il tiranno e le quirinarie“, dove sono riportati i link a diversi post che lo riguardano. Vedi anche, sulla sua quotidiana interferenza nella vita politica e sociale “Il galletto del Colle“. Per dire, anche Napolitano rimproverava i politici di cercare troppa visibilità mediatica e di essere troppo spesso in televisione. Rimproverava gli altri, ma lui, tutti i santi giorni in tutti i Tg aveva il suo spazio riservato, e sulla stampa le sue dichiarazioni erano sempre riportate come titoli di apertura, con grande evidenza; aveva sempre da esprimere una opinione su tutto e tutti e questo presenzialismo e protagonismo lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno del suo mandato (quando si dice predicare bene e razzolare male): “Presidente, cosa diceva sui politici in TV?”.  Ma Napolitano ha, di fatto, instaurato una Repubblica presidenziale, senza che nessuno gli facesse notare che andava ben oltre le prerogative e le competenze presidenziali; nemmeno Battista. Per capire la differenza tra il nostro presidente e quello di altri Paesi leggete qui: “Presidenti e sesso“.

Contesta infine anche  l’uso di argomentazioni filosofiche e morali  fatte dal giudice a sostegno della sua sentenza contraria alle nozze gay: “… inerpicandosi sui sentieri impervi della discussione filosofica e disquisendo sullo scandalo «ontologico che i matrimoni tra omosessuali alimenterebbero. L’ontologia dovrebbe essere lasciata ai maestri della morale. Il diritto è un’altra cosa.”, dice. Il diritto è un’altra cosa dalla morale? Anche questa sembra un’affermazione condivisibile. Ma è solo la dimostrazione di come sia facile sbagliarsi quando si vuole piegare un concetto alle proprie tesi (cosa che nel mondo dell’informazione, ma anche della politica e della cultura,  sembra essere la prassi consolidata). Il diritto non solo non è e non può essere disgiunto dalla filosofia e dalla morale, ma ne è la logica conseguenza, la diretta emanazione. Il diritto è la codificazione, la rappresentazione giuridica, dei principi morali di un popolo. Prima viene la morale, dopo, e solo dopo, vengono i codici e le leggi che scaturiscono proprio dall’accettazione di quei principi fondamentali di convivenza sociale; e vengono codificati in leggi perché siano rispettati da tutti, pena l’esclusione dalla comunità o pesanti pene e sanzioni. I reati contro la persona ed il patrimonio, prima che essere leggi dello Stato sono principi morali di un popolo. E’ un principio così elementare che glielo avrebbe spiegato un bambino.

Tanto clamore, scandalo e indignazione solo perché quel giudice ha bocciato le nozze gay. Se le avesse approvate oggi sarebbe un eroe e sarebbe liberissimo di  spiegare le ragioni della sentenza su facebook,  twitter,  social network vari, nei talk show e nei salotti televisivi di tutti i canali.  E nessuno lo attaccherebbe. Il fatto è che, apparentemente, sono tutti strenui difensori del famoso motto di Voltaire, ma in pratica, si vorrebbe applicare l’art. 21 della Costituzione solo a chi la pensa come noi,  gli altri, gli avversari, quando è possibile  è meglio farli tacere o non dargli troppo spazio mediatico. In fondo, però, bisogna tener sempre presente ciò che, qualche anno fa in un improvviso impeto di onestà intellettuale, disse e scrisse lo stesso Battista, proprio sul Corriere, mettendo in dubbio l’attendibilità delle notizie fornite dalla stampa e l’onestà, ed imparzialità, dei giornalisti stessi. Disse: “Non credete a quello che scrivono i giornali.”. Appunto, bravo Battista, concordo.

#matteostaicalmo

Diffidate dei mattinieri fanatici e degli iperattivi cronici, possono rovinarvi la vita. Sono quelli che si alzano quando è ancora buio pesto; più che alle prime luci dell’alba, all’ultimo buio della notte. Come un novello Demiurgo, il mattiniero iperattivo si sente pervaso dallo spirito divino, investito di una missione speciale; mettere ordine nel caos dell’universo, cambiare il mondo e farlo a sua immagine e somiglianza. Nella sua fervida mente creativa sogna di riscrivere la Bibbia e sostituire Yahweh con il proprio nome. Se avete un dirigente di quel tipo correte il rischio di fare la fine di Fantozzi e colleghi, obbligati dal capo mattiniero, iperattivo e fanatico dello sport, a sottoporvi a estenuanti gare di atletica, ciclismo e canottaggio.

Matteo Renzi è un tipico rappresentante di questa specie umana. Il giorno dopo la sua elezione a segretario del PD, convoca la usa prima riunione di segreteria a Roma; alle 7.30 del mattino. Quasi un insulto alle proverbiale pigrizia, pacatezza e indolenza dei romani,  al cui confronto i flemmatici inglesi sembrano in preda al ballo di San Vito. I piccioni ed i passeri, appena svegliati, si stropicciavano gli occhi con le alucce, osservando questi personaggi che al buio, come antichi carbonari, percorrevano a passo svelto le vie ed i vicoli di Roma, e si chiedevano increduli: “M chi sono questi matti che vanno in giro a quest’ora?”. Erano i congiurati…pardon, i fedelissimi renziani che si affrettavano verso la sede del PD.

Ancora ieri il nostro Matteo “sempre in piedi” come Ercolino, in attesa di affrontare la Camera, dopo aver incassato la fiducia al Senato, non resisteva alla tentazione di comunicare al mondo che era già sveglio, in piedi e pronto ad affrontare la nuova fatica. E lancia il suo primo Tweet della giornataOk il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio“: alle 7 del mattino. Ha fretta di mostrare al mondo tutta la sua carica innovatrice.  Vuole cambiare il mondo ed è convinto di riuscire a farlo in brevissimo tempo (una riforma al mese, dice). Ecco perché, sia al senato che alla Camera, ha dimostrato tanta sicurezza che sfiora la spavalderia, la sfrontatezza. quasi un atteggiamento provocatorio, con le mani in tasca, da smargiasso, da bulletto di periferia.

 Sarà dura per i componenti del suo governo stargli appresso con questi orari e questi ritmi. I primi segnali non sono proprio rassicuranti, Ieri alla Camera si è presentato tenendo bene in mostra sul tavolo un libro dello scrittore giapponese MurakamiL’arte di correre“:  tutto un programma. Temo che i suoi collaboratori, siano della segreteria o del governo,  faranno la fine di Fantozzi. Immagino già i suoi ministri, compreso l’anziano Padoan e la Madia col pancione, in tuta tricolore (con tanto di griffe “Presidenza del Consiglio“), alle 7 del mattino fare jogging a Villa Borghese.

Siamo passati dal premier Letta, impassibile, “Faccia da zen“, lento, compassato e con l’aria quasi assente da asceta ad un premier così mattiniero che quando si alza lui il gallo ancora dorme e che alle 7 del mattino già cinguetta a tutto spiano svegliando i passeri che sonnecchiano sui platani del Lungotevere. Bisognerebbe suggerire al nostro iperattivo Matteo di darsi una calmata. Anche le ultime ricerche scientifiche dicono che oggi si dorme sempre meno e che sarebbe più salutare dormire almeno un’ora in più: specie i ragazzi che, a causa del poco sonno, soffrono di stanchezza e difficoltà di concentrazione a scapito del rendimento scolastico. Altro che svegliarsi col gallo, forse dormire un’ora in più e stare più calmi sarebbe meglio per tutti. A lui che ama tweettare (Il suo “#enrico stai sereno” passerà alla storia come simbolo dei voltagabbana,  dell’inaffidabilità e del  tradimento; come il bacio di Giuda), bisognerebbe lanciare un nuovo hashtag: “#matteostaicalmo“, nell’interesse suo e nostro.

A proposito di quelli che vogliono cambiare il mondo, vedi “Ma ci conviene cambiare il mondo?“.

Sacconi e il voto plurimo

Il senatore Sacconi è presidente della Commissione lavoro del Senato. Si presume che si occupi di problemi del lavoro, di precari, disoccupati, cassintegrati, aziende in crisi e dei gravissimi problemi che il mondo del lavoro attraversa in questo momento di crisi profonda. Ieri il senatore ha lasciato un messaggio su Facebook e sul suo blog personale.

Anche i senatori, che sembrano persone serie,  usano Facebook, come le adolescenti che si scambiano messaggini o mostrano le proprie foto erotiche. Oggi se non usi i social network ed hai il tuo profilo su Facebook e puoi contare qualche migliaio di amici non sei nessuno. Ormai anche comunicati seri e personali o di interesse collettivo, vengono inviati tramite Facebook o Twitter. Perfino il Papa usa Twitter. Se Dio scendesse di nuovo sulla Terra per dettare la sua biografia e le “istruzioni per l’uso” ad un nuovo Mosè oggi dovrebbe usare Twitter e limitarsi a 130 caratteri. E quando finirebbe di dettare la Bibbia? Mai, tempi bliblici…

Bene, torniamo al nostro senatore con uso di Facebook. Cosa avrà di così importante ed urgente da comunicare? Magari ha scoperto, finalmente, una soluzione geniale per superare la crisi e creare nuovi posti di lavoro. Beh, sarebbe normale, visto che quello è il suo impegno come presidente della Commissione. Invece no. Ecco cosa scrive:

La dimensione pubblica, nel nome del diritto naturale e della Carta Costituzionale, sostiene solo – ed anzi deve sostenere di più – la famiglia  composta da un uomo e da una donna uniti in matrimonio ed orientata alla procreazione. Ogni altra relazione affettiva merita considerazione dal punto di vista dei diritti individuali codificati nella dimensione privatistica. E tale deve essere la rilevanza pubblica della famiglia naturale in relazione ai figli che si può cominciare a considerare l’ipotesi del voto plurimo dei genitori in proporzione ai figli minorenni affinché la rappresentanza democratica tenga in dovuto conto l’Italia di oggi e, ancor più, quella di domani.”.

I politici hanno, notoriamente, una strana propensione a complicare le cose e ad esprimersi in maniera fumosa. Spesso non hanno niente da dire, ma lo dicono così bene ed in maniera così convincente che il popolo li ascolta quasi in estasi davanti a tanta bravura ed eleganza dialettica. E’ il classico linguaggio “politichese“. Uno splendido esempio di politichese DOC è quello offerto dalle dichiarazioni quotidiane di Matteo Renzi, quello che vuole rottamare il PD, cambiare l’Italia e il mondo. Parla, parla, parla, ma al di là delle parole, dei buoni propositi, delle vaghe e confuse idee, di concreto, pratico e tangibile zero.

L’unica cosa che si capisce chiaramente di questa specie di Gian Burrasca della sinistra è la sua volontà di potere; diventare segretario del PD e poi Presidente del Consiglio. Renzi, la Leopolda e tutti i leopoldini con i “cento tavoli” sono solo una grande kermesse mediatica per  illudere i compagni  ingenui con la promessa di grandi cambiamenti e rafforzare la visibilità e la credibilità del nostro rottamatore con aspirazioni da leader.

Qualcuno si ricorda di un’altra genialata mediatica del PD, la “Fabbrica delle idee“, lanciata da Prodi nel 2005 per dare agli elettori di sinistra l’illusione di partecipare attivamente al “gioco” della politica? Qualcuno si ricorda che fine ha fatto quella “Fabbrica“? Qualcuno si ricorda una, dico anche solo una, idea nata da quella fabbrica? E Renzi ha partecipato allora a fabbricare idee? Non c’era? Dormiva? Ha un vuoto di memoria? Strano che non ricordi; la sua Leopolda è esattamente una copia della “Fabbrica” di Prodi. Ha semplicemente cambiato “Location e casting”.

Ora per tornare al nostro senatore, chiariamo che il suo messaggio non è poi, onestamente, nemmeno tanto astruso; c’è di peggio, molto peggio. Poteva essere più chiaro, certo. E poi quello che mi ha colpito è quel “Voto plurimo” proporzionato al numero di figli, che ritengo possa lasciare un po’ perplessi molti italiani non proprio pratici di politichese. Quindi, letto e riletto il comunicato, che niente ha a che fare con il “Lavoro” di cui dovrebbe occuparsi il senatore, bisognerebbe chiedere ad un cittadino medio con cultura media e capacità intellettuale media, di ripetere con parole sue il concetto espresso nel messaggio. Così, giusto per curiosità e…per vedere l’effetto che fa.

Teniamo presente che da una ricerca fatta  qualche tempo fa risultava che un terzo della popolazione scolastica aveva difficoltà a capire il significato di un testo scritto. Ma se escludiamo dalla statistica gli studenti, dalle medie all’università, che hanno o dovrebbero avere più dimestichezza con la lettura e la comprensione del testo, il risultato sarebbe devastante, perché quel “terzo” forse sfiorerebbe i “Due terzi” della popolazione non scolastica (Il 71% della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano). Figuriamoci poi se il testo è scritto da un politico!

Allora, cosa significa il messaggio di Sacconi? A chi si rivolge? Ai cittadini in genere, al fantomatico “italiano medio“,  oppure ai suoi colleghi del Senato o  della Commissione lavoro, esperti in politichese? Ma, soprattutto,  sarebbe interessante chiedere alla signora Adelina, una poco nota cugina della cognata della più famosa casalinga di Voghera: “Signora Adelina, cos’è il “Voto plurimo“?”.

Zanda e i piccioni

Ieri mattina al Senato, intervenendo per dichiarazione di voto, il senatore Zanda, forse spiazzato dall’inaspettato voto di Berlusconi a favore del governo Letta, ha cercato di rimediare in extremis, ma goffamente, al discorso che evidentemente aveva già preparato contro il PDL e l’ annunciato voto contrario. Ne è scaturito un discorso sconclusionato in cui l’unica cosa comprensibile erano le solite accuse agli avversari di sempre. Dimenticando, ovviamente, che quegli avversari avevano appena assicurato il sostegno a Letta. Ma il loro odio è tale che l’unica cosa che riescono a pensare è aggredire ed insultare Berlusconi ed i suoi; sempre e comunque, anche quando Alfano è ministro di quel governo e siede a contatto di gomito con Letta. Ma i nostri ex/post comunisti mai pentiti sono così, come annunciava Letta, ex/post DC,  due giorni fa, ponendo un ultimatum al PDL: prendere o lasciare.  

Il PD è il classico esempio di come in politica al peggio non c’è mai fine. Hanno preso il peggio degli ex comunisti, li hanno miscelati con il peggio degli ex democristiani ed hanno ottenuto un ibrido, il Partito democratico; entità ancora misteriosa e tuttora sotto osservazione. Solo fra molti anni, forse, la scienza riuscirà a spiegarne la genesi, la natura, l’imprevedibile evoluzione e gli effetti tossici sulla società. Sarà come la scoperta degli effetti cancerogeni dell’amianto. Lo scoprono quando ormai è tardi ed i danni sono fatti.

Fra le altre accuse sparse ha attaccato in particolare Bondi del PDL, che era già intervenuto in mattinata, ricordandogli, quasi offeso, che non deve permettersi di accostare Berlusconi a Berlinguer. Questa affermazione indignata di Zanda conferma due verità. La prima è che questi sepolcri imbiancati che oggi si spacciano per liberal, riformisti, progressisti, democratici, dopo la caduta del muro di Berlino ed il fallimento del comunismo, per non farsi riconoscere hanno solo cambiato faccia. Hanno fatto un frettoloso lifting, ma sono sempre gli stessi; non hanno mai rinnegato il loro passato comunista, né i loro idoli. Comunisti erano, comunisti sono e comunisti saranno vita natural durante, finché morte non li separi.

La seconda verità è che, proprio perché sono comunisti, sono sempre convinti, non si sa bene a che titolo, di essere diversi dai comuni mortali, sono esseri superiori, incorruttibili, inattaccabili, simbolo di purezza di spirito e di onestà, come antichi cavalieri erranti che combattevano contro i soprusi a difesa di deboli ed indifesi. Hanno tanti scheletri nell’armadio che, per contenerli tutti,  hanno dovuto perfino cambiare l’armadio e sostituirlo con un bunker sotterraneo lungo come una galleria della metropolitana. Ma loro fanno finta di niente e sono convinti che nessuno sappia delle loro malefatte. Anche perché sostenuti dalla gran parte dei media.

Così si sentono lontani dal popolino corrotto, loro stanno a tre metri da terra, stanno su un piedistallo, puri ed incontaminati. Anche Zanda, quello che sembra avere in testa una spazzola, deve sentirsi così, come  un eroe su un piedistallo. Ma sbaglia, caro Zanda, scenda dal piedistallo e torni fra i comuni mortali. Stare su un piedistallo a lungo andare stanca, è una posizione scomoda, si ha una visione distorta della realtà, dato che si guarda sempre e solo in una direzione,  si è esposti a tutte le intemperie e i piccioni ti cagano in testa.

 

Boldrini news

Non passa giorno che la presidente della Camera non sia in prima pagina con foto, commenti e dichiarazioni. Anche lei ha il suo spazio mediatico riservato. Ha imparato presto la lezione di altri illustri personaggi: il Presidente Napolitano e l’ex presidente della Camera Fini. Napolitano nel corso del suo mandato, come ho notato spesso, ha praticamente monopolizzato l’attenzione mediatica con una presenza eccessiva  che finiva per oscurare perfino l’azione del governo. Fini, dopo aver rotto con il PDL, non solo ha avuto il suo spazio quotidiano, ma in aperto contrasto con i compiti del suo mandato, ha fondato un partito politico, Futuro e libertà, e non perdeva occasione per attaccare ogni giorno il premier ed il governo. In stridente contrasto col dettato costituzionale che riserva al presidente della Camera il compito di presiedere e regolare i lavori dell’aula, nonché di assumere, in qualità di garante della regolarità dei lavori, una posizione super partes.

La Boldrini sembra seguire le orme del suo predecessore. La cosa perfino paradossale è che questa signora, eletta nelle liste di SEL di Vendola, è entrata in Parlamento grazie al patto di alleanza col PD che, pur con un misero 3%,  ha garantito a SEL una presenza consistente alla Camera ed al Senato. Se non ci fosse stato quel patto di alleanza il partito di Vendola non avrebbe superato il quorum richiesto (5%), nessuno sarebbe entrato in Parlamento e Vendola avrebbe fatto compagnia ai “compagni trombati” Ingroia, Ferrero e Diliberto. Rappresenta, quindi una esigua minoranza dell’elettorato. Eppure, grazie a quel patto elettorale, subito rotto da SEL, oggi è diventata la terza carica dello Stato. Bisognerebbe chiedersi come è possibile che un parlamentare che rappresenta a malapena il 3% degli elettori possa ricoprire quell’alto incarico e rappresentare l’elettorato. Temo, però, che questa resterà una domanda senza risposta.

Ma evidentemente i media hanno ormai deciso di adeguarsi alla richiesta di esposizione mediatica degli illustri esponenti delle istituzioni. Lo hanno fatto con Napolitano e con Fini ed ora lo fanno con la Boldrini. Bisogna tuttavia ricordare, a loro giustificazione, che anche i giornalisti “tengono famiglia“. Ed ecco che oggi l’ANSA dedica il consueto spazio quotidiano alla nostra Boldrini. L’occasione è la sua visita a Napoli alla Città della scienza. Diciamo che è anche comprensibile che l’ANSA riferisca su questa visita. Il fatto strano è che, forse  in ossequio al vecchio motto “Melius abundare quam deficere“, invece che un solo articolo, ne fanno due. Il primo box è dedicato proprio a quella visita: “Città della scienza. Boldrini, progetto visionario e meraviglioso”.

Ma evidentemente non basta. Ed allora ecco che, poco più sotto, spunta un altro box per la sezione Photostory primo piano,  in cui si ripropongono alcune immagini della stessa visita a Napoli, ma con un altro titolo: “Boldrini, una donna in difesa delle donne“.

Per oggi basta, ma domani, potete scommetterci, in prima pagina ci sarà un altro pezzo sulla Boldrini. Non so a che proposito, ma ci sarà. Così diamo alla nostra presidente della Camera, che rappresenta una esigua minoranza degli italiani,  l’opportunità di esprimere il suo pensiero su tutti gli aspetti dell’attualità, della politica, dell’economia, della giustizia e della cronaca. E ovviamente di fare le sue campagne a favore degli immigrati, del multiculturalismo e dell’integrazione. E che nessuno si permetta di criticarla; sarebbe xenofobia e razzismo. E’ la democrazia, bellezza.

La crisi non c’è più

Non è vero che c’è la crisi, è una bufala, ci hanno fregato.  Non è vero che siamo sull’orlo del baratro o a rischio Grecia e nemmeno a rischio Cipro. Non è vero niente. Se fosse vero, i nostri politici dall’eccelso ingegno avrebbero già trovato una soluzione per uscire dalla crisi, rilanciare l’economia, ridare fiducia ai cittadini e garantire una vita decorosa a tutti.

Se, invece, non hanno fatto alcuna proposta seria per contrastare il declino dell’Italia, vuol dire semplicemente che non c’è bisogno di alcuna iniziativa.  E se non c’è bisogno di interventi vuol dire solo una cosa: la crisi non esiste. Infatti, i nostri acutissimi pensatori che, invece che fare un lavoro normale,  hanno passato una vita ad occuparsi di politica (per il bene del Paese, ovvio) sono “in tutt’altre faccende affaccendati“. E se non si preoccupano gli espertissimi genietti tuttologi di Montecitorio e Palazzo Madama, perché dovremmo occuparcene noi, poveri comuni mortali che siamo completamente a digiuno di politica e fra un po’ saremo a digiuno, forzato, anche d’altro?

Oggi i presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, hanno incontrato Napolitano, dando l’avvio alle consultazioni di rito per l’assegnazione dell’incarico per il nuovo Governo. Il presidente Grasso (che in realtà fra i due è quello magro, la Boldrini è più in carne), ha dichiarato, come abbiamo visto nei TG, che si è intrattenuto in un lungo colloquio di un’ora con Napolitano, al termine del quale, hanno raggiunto “la concorde determinazione della necessità assoluta di dare un Governo al Paese” (ANSA). Incredibile, hanno impiegato un’ora per capire che l’Italia ha bisogno di un Governo. Non è geniale? Noi, comuni mortali, mica ci saremmo arrivati così presto; avremmo impiegato almeno un mesetto. Ecco perché queste menti eccelse si occupano di politica e noi no.

Anche la Boldrini ha rilasciato una dichiarazione simile “Napolitano intende risolvere subito“. Se hanno capito che bisogna fare un Governo siamo già a buon punto. Subito dopo, il nuovo Governo dovrà occuparsi di risolvere alcuni problemini di ordinaria amministrazione. Come dicevo in apertura, visto che la crisi è superata, sarà solo routine parlamentare. Infatti il probabile incaricato, Bersani, dopo aver rinunciato a smacchiare giaguari (pericoloso e non sempre riesce bene) ha rimarcato oggi il suo programma di governo, ricordando i punti essenziali e prioritari da affrontare subito. Li riporta l’ANSA: “La proposta PD sui diritti: cittadinanza a figli di immigrati e unione gay”.

Ecco le priorità dello smacchiatore Bersani: cittadinanza agli stranieri, unioni gay, legge contro l’omofobia, legge contro il femminicidio (così i minatori del Sulcis si sentiranno tranquilli e soddisfatti), e ancora “l’istituzione di un Osservatorio sulla violenza nei confronti delle donne; la ratifica della convenzione di Istanbul; il riconoscimento del ruolo delle case e dei centri antiviolenza e il rafforzamento dei servizi pubblici e convenzionati; misure di sensibilizzazione dell’opinione pubblica a partire dalle scuole; l’istituzione del Fondo per il contrasto della violenza nei confronti delle donne“.

Se queste sono le cose urgenti da affrontare subito è evidente che, come dicevo in apertura, la crisi economica non esiste ed i veri problemi dell’Italia sono questi: immigrati, unioni gay, omofobia e femminicidio.  Più che un programma di governo, sembra un depliant pubblicitario di Caritas e Arci-Gay. Ma Bersani dice che queste sono questioni prioritarie. E Bersani è un uomo d’onore!

Facciamo scouting?

Immagino che ultimamente la signora Pina, cugina meno nota della famosa casalinga di Voghera, sia un po’ sconcertata da una marea di neologismi e termini stranieri che ormai spopolano sulla stampa, in TV ed in rete. Fra spread, spending review, trading, rating, doping, mobbing, stalking, jogging, outing, catering, imprinting, jumping, shopping, reading, happening ed altre bizzarrie che finiscono  in “Ing” è sempre più difficile comunicare, capire e capirsi. Specie se non sei un ragazzino cresciuto fra videogames, Ipad, Ipod, tablet, ed altre diavolerie tecnologiche. Puoi anche fingere di conoscere benissimo l’inglese, di aver studiato alla  Oxford university o di aver conseguito un “Master” in economia a Chicago. Ma prima o poi ti scoprono, fai una figuraccia e non entri nemmeno in Parlamento.

Già, oggi se non si vuole restare indietro e rischiare di tagliare i ponti con la realtà bisogna aggiornarsi, conoscere, studiare (magari per corrispondenza o iscrivendosi al CEPU) perché non basta più aver frequentato con profitto la scuola. Non basta, perché il mondo è in continua evoluzione, il linguaggio cambia e si arricchisce di giorno in giorno e se non ci si aggiorna costantemente si viene superati dai tempi ed inevitabilmente si è emarginati, discriminati, isolati. Capito, signora Pina? Si aggiorni. Anche perché questi guru della comunicazione sembra che lo facciano apposta ad inventare ogni giorno nuovi termini incomprensibili, meglio se stranieri e che finiscano in “Ing“. Già, questa mania fa venire in mente un altro termine, sempre con finale in “Ing“,  che prima o poi introdurranno nel linguaggio comune per indicare questa mania di usare termini incomprensibili per meglio abbindolare il pubblico: Fucking.

Parla come mangi“, si diceva una volta, per dire di usare un linguaggio semplice e comprensibile. Ma oggi anche seguire questo detto popolare non garantisce un linguaggio comprensibile. Anzi, il contrario. Infatti oggi anche gli alimenti sono in gran parte prodotti industrialmente e, quindi, impregnati di additivi, conservanti, coloranti, aromi artificiali e chissà cos’altro. Quindi mangiamo schifezze. Ecco perché oggi parlare come si mangia significa usare un linguaggio adulterato, non genuino, che genera incertezza e confusione.

 Ecco l’ultimissimo esempio, fresco fresco, entrato nel lessico politico e, di conseguenza, ripreso sui media: fare scouting. Lo abbiamo sentito citare dagli esponenti del PD a proposito delle manovre sotterranee per tentare di affrontare quella missione impossibile che è la formazione del nuovo governo. Già, ma che significa? Se alla signora Pina, magari mentre balla  un appassionato tango, il suo cavaliere le sussurrasse all’orecchio “Facciamo scouting…?”, chissà cosa penserebbe.

Per fortuna ci viene in soccorso, come al solito, la stampa. Ecco, per esempio, come lo spiega oggi sul Corriere un articolo di Maria Teresa Meli: “Renzi, sono pronto a fare il premier“. Questo era stamattina il titolo d’apertura. Hanno, dunque, trovato la soluzione? Sarà Renzi il nuovo capo del governo? No, troppo facile. Infatti questa notizia è smentita da un’altra, ancora stamattina, sul sito dell’ANSA: “Renzi: faccio il sindaco“.

Forse ANSA e Corriere non si parlano? No, no, anzi, si parlano anche troppo e  sanno benissimo cosa scrivono. Tanto è vero che in fondo all’articolo sopra linkato dell’ANSA si legge: “Matteo Renzi smentisce tutte le ricostruzioni comparse oggi sugli organi di informazione.”Ciò che volevo per l’Italia l’ho detto nelle primarie. Ho perso. Adesso faccio il sindaco. Non ci possiamo permettere neanche i rimpianti”. Secondo un articolo pubblicato dal Corriere della Sera Renzi sarebbe pronto a fare il premier alla guida di una grande coalizione. “.

Chiaro? Non è chiaro? Si contraddicono? Pazienza, arrangiatevi. E’ la stampa, bellezza. Ma torniamo al nostro “Scouting“. Nell’articolo del Corriere, in merito alle trattative segrete per trovare una maggioranza in Parlamento,  si legge: “…al Senato, oltre ai parlamentari che fanno riferimento a Mario Monti, c’è un gruppo di grillini pronti a sostenere il governo presieduto dal leader del Partito democratico. Li hanno contattati, ci hanno parlato a lungo, il lavoro di «scouting» è andato in porto e ora possono tirare un sospirone di sollievo.”.

Ora anche noi, insieme a Bersani & C. possiamo tirare un sospiro di sollievo. Abbiamo capito cos’è questo misterioso “Scouting“. E’ il lavoro di arruolamento, di convincimento, di coinvolgimento di parlamentari di diversi gruppi, per garantire una maggioranza alla Camera ed al Senato. Niente di misterioso. Normale trattativa fra forze politiche, semplice dialettica parlamentare. Ovvio che queste trattative sono fatte sulla base di accordi precisi che implicano poltrone, incarichi speciali, presidenze di Camera e Senato e di gruppi parlamentari ed altri piccoli o grandi centri di potere. Il classico “Do ut des“. E’ quello che la stessa sinistra chiama di solito, quando lo fanno gli altri, “mercato delle vacche“. Ma se lo fanno loro è prassi, routine, semplice dialettica. Basta intendersi.

A pensarci bene, però, viene in mente che subito dopo l’uscita di Gianfranco Fini dalla maggioranza di centrodestra, cosa che portò alla crisi di governo ed infine all’incarico a Monti, Berlusconi fece lo stesso, cercando di recuperare parlamentari di altri gruppi per tenere ancora in piedi il suo governo. Ricordate il caso Scilipoti che fece tanto scalpore? Ecco, quello. Anche Berlusconi, quindi, fece “Scouting“?

E no, cari ingenui italiani boccaccioni che non si aggiornano, non studiano e non sanno nemmeno cosa sia lo Scouting.  Quando Berlusconi tentò di ingaggiare alcuni parlamentari fu subito accusato di compravendita di parlamentari, di voto di scambio, di mercato delle vacche e di corruzione. Di Pietro fece un esposto in Procura e la procura, sempre attenta e pronta ad aprire qualche nuova inchiesta sul Cavaliere, aprì il milionesimo fascicolo e l’inchiesta è in corso. Chiaro? Insomma, cercare in Parlamento voti per garantire un governo è del tutto lecito, ma solo se lo fa la sinistra.  Se lo fa Berlusconi è corruzione, se lo fa Bersani è “Scouting“. Adesso è chiaro il concetto?

Dal fascio allo sfascio

Dopo le recenti defezioni di alcuni senatori del FLI, il gruppo finiano oggi scompare definitivamente dagli atti ufficiali del Senato. Puf…FLI non c’è più! Anche alla Camera si annnciano defezioni e si rischia di scendere sotto il numero minimo di 20 deputati, che farebbe chiudere il gruppo. Aria di trasloco per i futuristi, La nuova parola d’ordine sembra essere non più “Fare futuro“, ma “Fare le valigie“.

E’ la fine di un progetto politico, che di politico non aveva nulla, nato solo per mettere in difficoltà Berlusconi ed il Governo. La peggiore rappresentazione delle classiche manovre di palazzo da prima Repubblica. Ma è, soprattutto, la rappresentazione di come un uomo, dopo decenni di militanza politica, avviato a diventare il successore naturale di Berlusconi, possa essere tanto masochista da rovinarsi con le proprie mani. E Fini lo ha fatto. Semplicemente per ripicca nei confronti di Berlusconi. Lui che era il delfino di Almirante, nostalgico del fascio littorio. Lui che decretò un rinnovamento con la svolta di Fiuggi. Lui che, insieme a Berlusconi costituì quel PDL che raccolse il consenso della maggioranza degli italiani, vincendo le politiche e le regionali a man bassa ed avviato a governare in tutta tranquillità per i prossimi anni.

Ma Fini è riuscito a buttare tutto all’aria, creando un partito che già nel giorno della sua nascita è riuscito a dividersi tra falchi e colombe (Adotta un finiano). E che ora rischia di scomparire definitivamente. Un bel successo, non c’è che dire, una carriera folgorante. Da Fiuggi al fuggi fuggi, da Montecitorio a Montecarlo, dalla destra politica alla politica maldestra, dal fascio allo sfascio. Parafrasando una vecchia battuta di W. Allen, si potrebbe dire: il FLI al senato è morto e anche alla Camera non sta molto bene. Auguri Fini, e coraggio, nella vita non c’è solo la politica, si possono fare tante cose con grande soddisfazione. E facendo meno danni.