Fidelio pop e prima scaligera

Ancora una Prima della Scala in versione pop. Sembra che stia diventando una nuova moda. Ormai i registi non si accontentano più di mettere in scena l’opera così come si è sempre vista ed ammirata. No, bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, dar prova di creatività, rivedere, adattare, modernizzare, interpretare in chiave sociale e politica e leggere l’opera alla luce dei temi di attualità.   Più che la musica, che passa quasi in secondo piano, conta la novità della messa in scena del regista creativo di turno. Così oggi, quando si va a teatro per assistere ad un’opera lirica, non ci si prepara a gustare la musica (che si conosce e, quindi, non è motivo di attesa o di sorpresa), ma ci si chiede cosa si inventeranno per “stupirci con effetti speciali“.

L’anno scorso fu la Traviata di Verdi ad aprire la stagione scaligera e sorprenderci per il suo adattamento in tempi moderni.  Quest’anno l’operazione “restyling” è toccata al Fidelio di Beethoven, opera rivista e corretta dalla creatività della regista inglese Deborah Warner; ambientato in una fabbrica dismessa, con interpreti in minigonna, felpe, tute da meccanico, secchi di plastica, stracci e spazzoloni in perfetto stile donna delle pulizie da spot pubblicitario che “ Comincio presto, finisco presto e di solito non pulisco il water“. Ecco, questo è il Fidelio visto dalla regista inglese Warner. Ma le recensioni sono entusiaste. Basta leggere cosa scrive l’ANSA (“Scala: successo per Fidelio, dodici minuti di applausi“).

Naturalmente, grande risalto alla presenza di illustri personaggi del mondo della politica, dell’economia e dello spettacolo che non mancano mai alla Prima della Scala perché è un evento mondano al quale non si può mancare. Ma tutti faranno finta di esserci perché appassionati melomani e grandi intenditori di musica e di opera lirica in particolare. Ecco, per esempio, come commenta il Fidelio il presidente del Senato Pietro Grasso: “Sono rimasto entusiasta e piacevolmente sorpreso; il Fidelio a cui abbiamo assistito è un’opera di un’attualità straordinaria. Sono attuali i temi trattati, temi come quelli della legalità, della cultura, della donna e dell’amore coniugale.”. Chiaro, Beethoven ha scritto il Fidelio per trattare i temi della legalità e della donna (una specie di manifesto femminista ante litteram).

Altri commentatori, intervistati in diretta prima dell’inizio e durante l’intervallo,  hanno visto nell’opera il riferimento all’ingiustizia di chi viene carcerato ingiustamente, al problema delle carceri (l’opera è stata trasmessa in diretta anche a San Vittore), alla giustizia che trionfa, al sacrificio di una donna che affronta il pericolo per salvare l’uomo che ama.

Insomma, c’è spazio per tutte le interpretazioni, purché siano in chiave politica, sociale e viste alla luce dei temi di attualità.  La regista Warner, intervistata in diretta, ha accennato perfino ad un parallelo tra la vicenda del Fidelio e la grave situazione dell’Ucraina e della Palestina. Lasciamo ai più informati ed attenti cercare di scoprire il nesso tra Fidelio e l’Ucraina. Ma sentendo tutte queste dotte ed “impegnate” letture culturali sulle quali si può essere d’accordo o meno e sulle quali si potrebbe discutere a lungo, considerato che l’opera lirica è fondamentalmente, soprattutto ed in primis, un’opera musicale, verrebbe spontaneo chiedere a questi signori: tutto bene, ma…e la musica? Oppure la musica è un fatto secondario, accessorio, marginale? Misteri del melodramma.

Ora, ognuno è libero di avere una sua opinione. Non starò a dire e ripetere cose già dette. Per questa edizione del Fidelio vale quanto dissi già in occasione della Prima scaligera dello scorso anno a proposito della Traviata. Si può leggere qui: “La Traviata di Fantozzi“.

Solo una riflessione generale. L’opera lirica è un’opera d’arte compiuta, collocata ed ambientata in un preciso luogo e momento storico, come un quadro, una scultura, una poesia, una sinfonia, una tragedia di Sofocle, un valzer di Chopin; non la si può modificare secondo le paturnie intellettualoidi del regista di turno in cerca di gloria (e con velleità artistiche represse). Non è una specie di “Work in progress” in cui tutti sono autorizzati a metterci le mani e fare modifiche a proprio piacimento e secondo la moda del momento. A nessuno sano di mente verrebbe in mente di correggere le opere d’arte del passato per adeguarle al presente. Sarebbe un oltraggio ed un reato punibile penalmente. Come mai sull’opera lirica, invece, tutti si sentono autorizzati ad intervenire per attualizzarla?

Una regista che dà questa rappresentazione dell’opera, adattata in tempi moderni, con fabbriche dismesse, secchi, spazzoloni, e felpe, dovrebbe essere inquisita e condannata: come quel pazzo che diede una martellata alla pietà di Michelangelo e come tutti quei criminali che deturpano o rovinano opere d’arte. Ma ormai la gente, plagiata da decenni di propaganda ideologica di pseudo intellettuali ed artisti (e dai loro editori, mercanti e manager) il cui unico scopo è quello di distruggere tutto ciò che rimanda al passato, a criteri e principi consolidati ed alla cultura fondante della nostra società,  ha perso completamente il senso del limite, del buon gusto, dell’arte, dell’estetica e dell’etica.

Così, frastornata ed in preda alla più totale confusione, non distingue più l’arte dalle sue mille mistificazioni create ad uso e consumo di critici e mercanti che su questa confusione ci campano. Il risultato è l’ennesimo scempio di un’opera d’arte. Il tutto salutato da 12 minuti di applausi finali da parte di un pubblico che, se venisse presentato da un regista alla moda, applaudirebbe anche il raglio di un asino, scambiandolo per performance e creatività artistica. Auguri.

Un comunista alla Scala

Sono diventati come le mezze stagioni: non ci sono più i comunisti di una volta. Niente più proletari, braccianti, operai, mangiapreti alla Peppone e don Camillo. Stenti a riconoscerli. Col tempo si sono evoluti, sono diventati artigiani, piccoli imprenditori, commercianti. I più avveduti, riunitisi in cooperativa, hanno costituito gruppi commerciali che registrano fatturati milionari, in euro. Sono quotati in borsa e danno perfino la scalata alle banche. E’ l’evoluzione della specie.

Così i vecchi proletari che lottavano contro i padroni ed i capitalisti, oggi possiedono belle ville in campagna, con piscina e frutteto intorno, fanno le vacanze a St. Moritz, solcano i mari su eleganti barche a vela da 18 metri, indossano pregiati capi d’abbigliamento  in cachemire, partecipano ad esclusivi party nei salotti romani o milanesi con vista Madonnina o Cupolone, vanno a braccetto con nobili e ricchi borghesi, sono diventati democratici, progressisti e liberal. Insomma, hanno abbandonato il vecchio ed anacronistico Manifesto del Partito comunista, ma hanno tenuto “Il Capitale”,  lo hanno investito in Borsa ed hanno realizzato enormi profitti, diventando dei pilastri dell’economia italiana. Chiamali scemi!

Uno degli illustri esponenti di questa nuova specie sociale, derivata dall’evoluzione comunista, è il sindaco di Milano, Pisapia. Dopo una militanza giovanile in Democrazia proletaria, grazie alla metamorfosi in corso, è approdato a Rifondazione comunista e, col sostegno di SEL di Vendola, ha vinto  le primarie del centro sinistra per la candidatura a sindaco e poi ha vinto le elezioni contro la candidata del centro destra, Letizia Moratti. Ed è diventato sindaco di Milano. Immagino che negli anni della contestazione fosse fra quelli che, fra un corteo, una barricata, uno sciopero, un’assemblea studentesca, un’occupazione di facoltà, si ritrovavano, come appuntamento fisso ed immancabile, a  lanciare uova addosso al pubblico che entrava alla Scala; specie alla Prima, notoriamente appuntamento fisso della borghesia milanese.

Ma il tempo passa, cambiano le stagioni, dalle crisalidi nascono le farfalle e Pisapia, da contestatore, diventa borghese, veste un elegante smoking da sera, con regolamentare farfallina, e va ad assistere alla Prima della Scala, nel palco reale, insieme a varie autorità locali, nazionali ed internazionali. Eccolo, immortalato, elegantissimo, in compagnia del premier Monti il quale, dimenticando per una sera lo spread, l’economia a rotoli, i milioni di disoccupati, le aziende che chiudono, i precari, gli imprenditori che si ammazzano perché assillati dai debiti, l’Italia sull’orlo del baratro (lo ha detto lui), si rilassa nel palco reale, assistendo alla rappresentazione del Lohengrin; cinque ore di Wagner. Roba da strapparsi le budella dalla disperazione.

Eccolo il Pisapia in versione Scala. Dalle uova marce sul pubblico al palco reale. Non c’è che dire, questi comunisti hanno avuto proprio una trasformazione radicale; irriconoscibili. Che bello fare i comunisti in Italia!

Walkiria e manganelli.

Va in scena la Prima della Scala con la Walkiria di Wagner diretta da Baremboim. Evento musicale, culturale, mondano, l’evento clou per Milano e per tutti gli appassionati di lirica, trasmesso in diretta in mezzo mondo. Finalmente anche la RAI si ricorda di essere un servizio pubblico ed inaugura il suo nuovo canale “RAI 5”, sul digitale terrestre, trasmettendo in diretta l’intera serata. Ovvio che anche la stampa se ne occupi. E’ suo dovere informare il pubblico. Anche perché non tutti conoscono la Walkiria, Wagner e Baremboim. Quindi è l’occasione per fornire notizie utili sull’opera, il compositore, il direttore d’orchestra e, se proprio vogliamo esagerare, anzche qualche notizia curiosa sulla mondanità dell’evento. Questo è il compito dell’informazione. Allora, incuriositi, andiamo a vedere come la stampa on line riporta la notizia. Ecco i titoli d’apertura di alcuni fra i maggiori quotidiani nazionali…

Corriere della sera

Scala corriere 

 

Repubblica

Scala Repubblica 

 

La Stampa

Scala Stampa

L’Unità

Scala Unità

Si resta perplessi a leggere questi titoli; lacrimogeni, feriti, manganelli. Tutto sembra meno che parlino di un evento musicale. Potrebbe essere il resoconto di un qualunque sciopero o corteo No global, uno dei tanti. Eppure non abbiamo sbagliato sito o quotidiano. Allora ci ricordiamo che oggi la stampa è come le medicine; leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso. In questo caso significa ricordarsi che la stampa fornisce le notizie secondo un particolare criterio che non necessariamente è quello più logico o quello che ti aspetti. Così, se parlano della Prima della Scala, non devi aspettarti che parlino necessariamente dell’opera. Parlano dei contestatori. Ci frega assai della Walkiria, di Wagner, di Baremboim, ciò che conta sono quei quattro cialtroni protestanti di professione che contestano davanti al teatro. Questa è la notizia da prima pagina. Al diavolo la cultura. 

Questa è quella che chiamano informazione, diritto di cronaca e libertà di stampa.  E’ lo stesso sistema che usano quando trattano di politica. Non parlano dei fatti concreti, degli atti di Governo, parlano del contorno, delle chiacchiere di corridoio, di battute raccolte al volo, di pettegolezzi. Ecco perché invece che parlare del’opera di apertura della Scala, parlano dei protestanti fuori dal teatro. Così si evita di fare vera informazione. E’ la stampa, bellezza!

A proposito, vorrei dare un consiglio agli “studenti” manganellati dalla polizia. C’è un sistema molto semplice per evitare manganellate: stare lontani dai manganelli. Per esempio, invece che uscire al freddo ed al gelo, restare a casa a studiare. Nessuno verrà a manganellarvi nella vostra calda cameretta addobbata con bandiere rosse, caschi e passamontagna d’ordinanza (fanno parte della divisa da studente) e ritratti di Marx e Che Guevara. Così voi state tranquilli e L’Unità non dovrà fare quei titoli allarmistici da guerra civile.

 

La Scala: soluzione geniale…

Anche il celebre teatro milanese è coinvolto nelle polemiche e nelle proteste seguite ai tagli previsti sugli enti lirici. Spese fuori controllo e sprechi fanno crescere paurosamente le spese di gestione. Nel caso specifico della Scala, però, sembra che i problemi siano dovuti ad una gestione vecchia, obsoleta, legata a sistemi antiquati e non in linea con i moderni criteri di gestione aziendale.

Occorre, quindi, innovare, adeguarsi ai tempi, modernizzarsi! Ed ecco la soluzione geniale. Per adeguare il prestigioso teatro ai nuovi criteri, sfruttando anche le potenzialità della tecnologia, sembra che, a breve, la vecchia e gloriosa Scala verrà sostituita con un moderno Ascensore!

scala milano

Un minuto d'ipocrisia, please…

Prima della Scala, grande evento musicale e mondano. Sfoggio di capi firmati, gioielli, pellicce, volti rifatti come nuovi, trionfo della chirurgia estetica, passerella di VIP di varia estrazione e del più disgustoso esibizionismo che la specie umana riesca a mostrare. Perfino le vecchie marmotte, in questa occasione, si risvegliano dal letargo, si infiocchettano, si ingioiellano, si versano addoso mezzo litro di Chanel n° 5 e vanno ad occupare il loro palco riservato. Bisogna esserci, bisogna mostrarsi, per illudersi di contare, di essere vivi e VIP. E’ la “Prima”, bellezza! Quasi quasi, le Prime bisognerebbe abolirle e passare direttamente alla Seconda. Si inaugura la Stagione con una delle opere più amate: Carmen. Oh, Carmen, simbolo di passione e tragedia.

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