Sara: morte e business.

Si prova pena e tristezza a leggere certe notizie. Non basta che il delitto di Avetrana imperversi a tutte le ore in TV. Su questo sciacallaggio mediatico si è già detto abbastanza; purtroppo senza riuscire ad impedirlo o limitarlo. Anzi, si va oltre, diventa un affare, come riporta oggi il Corriere.it: “Sara; un calendario, un libro, una canzone“. Sembra che il fratello di Sara, Claudio, abbia avviato una serie di iniziative legate alla morte della sorellina; la realizzazione di un calendario con le foto di Sara, un libro in cui raccogliere testimonianze, foto e scritti ed una canzone. Il frutto ed il ricavato economico di queste attività verrà comunicato in un sito web di  prossima apertura. Aggiungete che l’amministrazione di Avetrana ha deciso di realizzare una statua bronzea di Sara e si ha la percezione che questo delitto stia diventando un business.

Certo, il ricavato servirà per costruire un canile. Chi se ne occupa è il fratello, non speculatori estranei alla famiglia. Ma l’impressione è che, comunque, si stia andando oltre quello che, almeno fino a tempi recenti, era la reazione ad una tragedia familiare. Resta la sensazione di amarezza. Come se, dopo l’orrenda morte, si continui ad infierire sul corpo di Sara, strappandone brandelli di carne da vendere come souvenir a collezionisti del macabro. Sì, possiamo tentare di capire le buone intenzioni, forse giustificarle. Però, che tristezza…

Aldo Grasso conferma.

Una quindicina di giorni fa, facevo le mie considerazioni in merito alla tragedia di Avetrana e su come i media hanno trattato, anzi “maltrattato“, la morte di Sara Scazzi. Ribadivo per l’ennesima volta le responsabiità dei media, e della televisione in particolare, nel fornire la loro rappresentazione della realtà. Dicevo, fra l’altro: “Si sta verificando quello che ho detto spesso: un cortocircuito fra la realtà e la sua rappresentazione.  Non è più molto chiaro cosa sia davvero reale e cosa sia, invece, frutto dell’interpretazione mediatica della realtà. Si perde il filo logico della storia. La continua interazione fra realtà e rappresentazione rende sempre più confusa l’identificazione della cronologia spazio-temporale degli eventi ed il rapporto causa-effetto.“. (Scazzi: realtà e rappresentazione).

E ancora:”Questo strano fenomeno, legato all’enorme sviluppo dei mezzi di comunicazione, non è nuovo e non riguarda solo i fatti di Avetrana, ma riguarda tutto ciò che passa quotidianamente attraverso i mezzi di informazione, specie in televisione ed in quel nuovo Far West che sono i social network e la rete in generale, dove l’identità è sostituita da un avatar. Così, il risultato è una realtà che viene rappresentata attraverso i media che, a loro volta, influenzano la realtà che, a sua volta, viene rappresentata dai media che interferiscono con la realtà che…e così all’infinito; un loop! Insomma, la realtà diventa la rappresentazione della rappresentazione della rappresentazione della realtà. Sembra un gioco di parole, una bizzarria lessicale, un espediente dialettico. Ma, purtroppo, ho l’impressione che il nostro mondo stia diventando proprio questo; una rappresentazione mediatica. O, forse, un ologramma…”

Aldo Grasso è il critico televisivo del Corriere e tiene una sua rubrica quotidiana sul giornale. Lo seguo perché mi interessa l’analisi del mezzo televisivo, per le sue conseguenze ed effetti sulla società. Ultimamente, oltre alla classica rubrica scritta, utilizza per i suoi commenti anche il video. Lo fa col suo solito stile, garbato, conciso e con parole chiare e comprensibili a tutti. Oggi, sul Corriere,it c’è un suo commento in video dedicato all’ultima puntata del programma domenicale della D’Urso che, tanto per gradire, trattava ancora di Sara. La cosa che mi ha piacevolmente colpito è che conferma, pari pari, esattamente quello che dico da anni. E la cosa mi consola, perché evidentemente, se un noto critico come Grasso esprime questa opinione, allora significa che non sono un visionario. Beh, anche questo può essere rassicurante in un mondo sempre più confuso. Ecco il video, ascoltate bene cosa dice: “La TV realtà in mano alla D’Urso? Preoccupante.”

Le belle famiglie.

Quando si parla di famiglia, forse più che su altri argomenti, si ricorre al solito consolidato repertorio di frasi fatte, luoghi comuni e facile retorica intrisa di buoni sentimenti. Dimenticando che essa è solo uno degli archetipi, sui quali si è fondata la società umana per millenni, che vanno scomparendo, stravolti e sostituiti da nuovi codici spesso aberranti. Non dico che la famiglia stia scomparendo o che non assolva più ai suoi compiti. Per fortuna esistono ancora famiglie sane. Ma sono sempre più rare, sono una specie in via di estinzione. Finiranno nelle antologie scolastiche, nei musei, fra le cose buone di una volta, come i merletti ricamati della nonna e le vecchie foto di famiglia che sbiadiscono sempre più, fino a scomparire. Basta guardarsi intorno o leggere le edificanti notizie quotidiane per capirlo. Per esempio, quando si parla di “Famiglia” si intende anche questa?

ANSA) – TARANTO, 3 NOV – Da anni violentava la figlia, oggi sedicenne, con il benestare della moglie. Padre e madre, di origine albanese, sono stati arrestati dopo la denuncia della giovane. I due, di 53 e 50 anni, sono accusati di violenza sessuale aggravata, maltrattamenti e lesioni. La ragazzina ha raccontato che la madre, il piu’ delle volte testimone delle violenze, non solo non e’ mai intervenuta per proteggerla, ma rideva e incitava il marito.”

Certo, un caso limite. Ma mica tanto, se pensiamo che proprio ultimamente le cronache sono occupatissime a riferirci tutti i dettagli della scomparsa di una ragazzina di 15 anni ammazzata dallo zio. Non deve essere poi così raro questo caso riportato oggi dall’Ansa, se, come ripetono spesso gli addetti ai lavori, la maggior parte delle violenze si consumano in famiglia. E se pensiamo alla quotidiana rassegna degli orrori che ci racconta di mariti che ammazzano le mogli, figli che ammazzano i genitori, mamme che ammazzano i figli appena nati, gettandoli dalla finestra o nei cassonetti o nella lavatrice, come stracci vecchi. Ma allora cosa intendiamo dire quando parliamo di “famiglia”?

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Diceva bene Feltri: “Il problema di Silvio è la gnocca“. Una cosa è ormai chiara: a Berlusconi piace circondarsi di belle donne. Già, come qualunque maschietto italico in attività di servizio vorrebbe fare e farebbe se ne avesse la possibilità. Ci sono le eccezioni, certo. Per esempio Vendola, quello tutto rosario e orecchino, preferisce gli aitanti canadesi; ha gusti difficili, non ha trovato nemmeno un pugliese di suo gradimento. Marrazzo, invece,  preferiva le trans brasiliane. Questione di gusti.

A Silvio però questa passione continua a creargli guai e problemi. Da Noemi alla escort D’Addario, Ed ecco l’ultima: Ruby, una ragazza marocchina che dichiara di aver partecipato a delle cene a villa S.Martino e, dopo cena, di aver fatto “Bunga bunga“. Cosa sia esattamente questo bunga bunga ce lo riferiranno prossimamente autorevolissimi organi di stampa. Tutti i particolari in cronaca. Se ne parlerà ancora a lungo e conosceremo tutti i dettagli. Ma la notizia, oggi riportata da tutti i quotidiani, è che per questa storia sono indagati Emilio Fede e Lele Mora, per favoreggiamento della prostituzione.
Ora, credo che qualunque persona in possesso delle normali capacità di intendere e di volere, abbia serie difficoltà ad immaginare Emilio Fede responsabile di favoreggiamento della prostituzione. Ma la cosa assurda è che, prima ancora di essere informato dagli inquirenti, deve apprendere dai giornali del mattino di essere indagato. Vi sembra normale un Paese in cui un qualunque cittadino si sveglia e legge sui giornali del mattino di essere indagato? No, non è normale. Evidentemente le notizie passano direttamente dalle procure alla stampa.

Ora, proprio oggi apprendiamo che in merito alla morte di Sara Scazzi, ed al grande risalto mediatico, con dettagli, divulgazione di verbali, intercettazioni telefoniche e processi in diretta televisiva, la procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per accertare responsabilità in merito alla divulgazione di notizie coperte dal segreto istruttorio. Bene, mi sembra legittimo ed opportuno. Non solo, anche il Garante della privacy è intervenuto per denunciare la violazione delle norme sulla tutela dei dati personali e riservati. Bene, è suo dovere intervenire. Anche l’ordine degli avvocati ha avviato un’inchiesta per accertare se i vari legali di Michele e Sabrina Misseri, ospiti in tutti i salotti TV e sempre pronti a rilasciare interviste, non abbiano violato le regole della deontologia professionale. Perfetto, anche questo mi sembra giusto. Ora, però, sorge una domanda.

Come mai nel caso Scazzi si muovono tutti, avvocati, garanti e magistrati, pronti a denunciare fughe di notizie e rispetto della privacy, e nel caso di Ruby tutto viene spiattellato in prima pagina senza che nessuno intervenga? E come mai la stessa indifferenza è stata mostrata in tutti i casi in cui è stato coinvolto Berlusconi? Eppure ricordiamo che per mesi e mesi, su certa stampa, si è pubblicato di tutto; verbali delle inchieste, telefonate private, particolari e dettagli privati. Dov’erano i magistrati? Ed il Garante della privacy? Tutti in ferie? No, più semplicemente, in Italia, esistono delle strane toghe; sono rosse e su misura, come le polo. Esistono le toghe small e quelle extra large, si adattano alla taglia. Ma non alla taglia dei magistrati, a quella degli indagati. Per i nemici si usano toghe molto strette, per gli amici si usano quelle extra large, di manica molto larga.

Ecco perché quando le notizie, le indagini, anche se riservate e protette dal segreto istruttorio, riguardano Berlusconi, esponenti del centrodestra, o giornalisti del Giornale, finiscono direttamente in prima pagina. Ecco perché oggi i quotidiani aprivano con notizie a tutta pagina su Emilio Fede “indagato” per favoreggiamento della prostituzione. Il discorso sarebbe molto lungo, ma oggi voglio solo riportare le aperture di alcuni quotidiani on line, perché resti traccia di come vengono date le notizie, ancora prima che i diretti interessati ne siano informati e suilla base di dichiarazioni di una ragazza, Ruby, che gli stessi inquirenti, ed anche i quotidiani, definiscono contrastanti e poco attendibili. Ma basta per sbattere il mostro, Fede, in prima pagina.

Titolo del Corriere.it.

Corriere Fede 28 ottobre

Titolo della Stampa.

Stampa Fede

Titolo di Repubblica.

Repubblica Fede

Titolo del Fatto quotidiano, a tutta pagina (se avessero potuto l’avrebbero anche allargata) che preferisce dedicare la foto al solito Berlusconi, tanto per cambiare.

Fatto Fede

Titolo de L’Unità che, tatnto per creare l’atmosfera giusta, inserisce anche una foto con belle ragazze in abbigliamento succinto.

L'Unià Fede

Ecco, così oggi viene presentata la notizia. E volete che stasera Santoro non ne parli ad Annozero, anche in assenza di prove certe? Volete che Travaglio, leggendo il breviario ed illustrando la parabola del giorno dal vangelo secondo Marco (il suo) non parli di Berlusconi, Fede, Ruby e del Bunga bunga? Sarà bene ricordarsene quando anche questa inchiesta, sull’ultimo “scandalo” berlusconiano, come la telenovela Noemi e l’affaire D’Addario, finiranno in fumo. Ma intanto la stampa continua, come fa ormai da molto tempo, a spargere palate di fango su Berlusconi e su chiunque gli sia vicino. Ma ormai questo non è più nemmeno fango; è proprio merda!

Sara Scazzi: che risate!

Abbiamo visto nei vari TG l’avvocato difensore di Sabrina Misseri affermare, davanti al solito nugolo di microfoni, che doveva andare in libreria ad acquistare per la sua assistita un libro di umorismo, perché Sabrina…aveva voglia di ridere. Immagino che volesse intendere “Umorismo macabro“. E mentre faceva questa dichiarazione, anche lei l’avvocatessa, rideva. Ci fa piacere che entrambe, avvocato ed assistita, siano di buon umore. Magari, una volta che Sabrina ha letto il libro, potrebbe passarlo alla madre di Sara, così anche lei, forse, si fa quattro risate.

Stiamo arrivando all’indecenza eletta a norma mediatica. La prima è quella di Sabrina che, forse ha avuto un vuoto di memoria e non ricorda ciò che è accaduto,  dichiara di aver voglia di ridere. La seconda è quella dell’avvocato che ripete la richiesta di Sabrina pubblicamente davanti alle telecamere. La terza, forse la più grave, è quella della televisione che, appellandosi al diritto di cronaca (ma tenendo d’occhio l’auditel), manda in onda questi servizi. Ma c’è un limite all’indecenza? Mah, sembrerebbe di no, purtroppo.

Scazzi: realtà e rappresentazione.

Detto in maniera molto cruda, si potrebbe affermare che la realtà è ciò che appare in televisione. Non è una novità, in molti si sono esercitati, specie negli ultimi tempi, nell’analisi dello stretto legame che unisce la realtà e la sua rappresentazione in un’unica entità in cui è sempre più difficile riconoscere le due componenti. Le ultime tragiche vicende di Avetrana lo dimostrano ampiamente. I media ci informano che l’eccesso di esposizione mediatica dei personaggi di questa vicenda (vedi “E che scazzi!”), da un lato è una pericolosa escalation verso la drammatizzazione televisiva dell’evento (favorita dagli stessi media), ma, al tempo stesso, pare che abbia contribuito notevolmente a favorire le indagini degli inquirenti. I dati rilevati dalle dichiarazioni rese pubbliche da TV e giornali, hanno consentito di chiarire alcuni punti oscuri. Per intenderci, è dall’esame di queste interviste, dichiarazioni, Sms e lettere come quella di Mariangela,  che è scaturito il fermo di Sabrina. Ovvero, i media non si limitano a riferire le notizie sui fatti e le conclusioni delle indagini, ma contribuiscono in maniera importante ad indirizzare le stesse indagini, fornendo materiale vario agli inquirenti. Poi stampa e TV riferiscono le novità sulle indagini, riportando le dichiarazioni degli inquirenti che hanno indagato sfruttando informazioni mediatiche. Una specie di circolo vizioso.

A questo punto è chiaro che, fra i media e gli investigatori, esiste un legame così stretto che i ruoli sembrano scambiarsi; i media fanno le indagini e gli inquirenti comunicano le ultime novità che vengono, ovviamente, rilanciate dai media. Poi si invertono i ruoli e, subito dopo, i ruoli vengono di nuovo scambiati. Esempi evidenti di ciò sono i processi fatti nei salotti televisivi. Ma anche la preoccupazione di Sabrina di sapere cosa dicono di lei in TV. Si sta verificando quello che ho detto spesso: un cortocircuito fra la realtà e la sua rappresentazione.  Non è più molto chiaro cosa sia davvero reale e cosa sia, invece, frutto dell’interpretazione mediatica della realtà. Si perde il filo logico della storia. La continua interazione fra realtà e rappresentazione rende sempre più confusa l’identificazione della cronologia spazio-temporale degli eventi ed il rapporto causa-effetto. E’ una nuova versione, aggiornata e corretta, del vecchio indovinello “E’ nato prima l’uovo o la gallina?”.

Questo strano fenomeno, legato all’enorme sviluppo dei mezzi di comunicazione, non è nuovo e non riguarda solo i fatti di Avetrana, ma riguarda tutto ciò che passa quotidianamente attraverso i mezzi di informazione, specie in televisione ed in quel nuovo Far West che sono i social network e la rete in generale dove l’identità è sostituita da un avatar. Così, il risultato è una realtà che viene rappresentata attraverso i media che, a loro volta, influenzano la realtà che, a sua volta, viene rappresentata dai media che interferiscono con la realtà che…e così all’infinito; un loop! Insomma, la realtà diventa la rappresentazione della rappresentazione della rappresentazione della realtà. Sembra un gioco di parole, una bizzarria lessicale, un espediente dialettico. Ma, purtroppo, ho l’impressione che il nostro mondo stia diventando proprio questo; una rappresentazione mediatica. O, forse, un ologramma…

P.S.

Tratto spesso di argomenti legati ai media, perché credo che abbiano un enorme potere ed un’influenza spesso negativa sulla società. Ma su questa strana relazione fra media e realtà scrissi un post, due anni fa, che chiarisce bene il concetto, traendo spunto dalla lettera di un noto personaggio della televisione che chiedeva aiuto per uscire dalla depressione: “Fra realtà e fiction

E che scazzi!

Credo che davanti alle tragedie umane, al dolore, alla morte, ci sia una sola risposta: il rispetto ed il silenzio. Ma oggi sembra che tutto sia diventato spettacolo. E così ai funerali si applaude, come fossero a Zelig. L’ultima tragedia, la morte di Sara Scazzi, è diventata una telenovela che riempie ogni giorno le prime pagine dei giornali, i TG, gli approfondimenti, i servizi speciali, gli scoop in diretta. Un esercizio mediatico in cui si cimentano giornalisti, inviati speciali, opinionisti, esperti, criminologi, psichiatri, avvocati di parte, testimoni, parenti, amici e conoscenti. E tutto finisce in prima pagina.

Non c’è scampo. I quotidiani fanno i titoloni di prima pagina con Scazzi, I TG  danno come notizia di apertura Scazzi. I programmi Tv pomeridiani parlano di Scazzi. Porta a porta fa puntate speciali su Scazzi. Matrix risponde parlando di Scazzi. Domenica su RAI1  Giletti comincia l’arena parlando di Scazzi. Su canale 5 la D’Urso parla di Scazzi. Scazzi su, scazzi giù, scazzi sopra e scazzi sotto. Ecchescazzi!

Diventerà una specie di Cogne bis. Vespa mostrerà orgogliosamente il plastico della casa e tutti gli ospiti giocheranno a fare gli investigatori, gli avvocati ed i giudici. Ad Avetrana, intanto è già scoppiata l’epidemia del turismo idiota delle comitive che vanno a vedere la casa degli orrori, fanno le foto, si soffermano davanti alla casa del mostro (o dei mostri, tutto da verificare) e poi torneranno a casa felici e contenti e racconteranno la loro splendida giornata trascorsa sul luogo del delitto. Forse anche quelli che organizzano gite a prezzi stracciati, per poi vendervi le pentoe, organizzeranno gite turistiche ad Avetrana; visita al garage, passeggiata per le vie del centro, pranzo al sacco e pentolino antiaderente in omaggio.

C’è tanto traffico che i carabinieri hanno dovuto, come abbiamo visto in TV, transennare la casa per evitare affollamenti di curiosi. Sembra di essere in piena fiera paesana. Turisti, curiosi e branchi (mi sembra il termine adatto) di inviati speciali di giornali e TV, tutti microfonati di serie, con relativa telecamera al seguito, che ficcano il microfono in bocca a chiunque passi per strada, compresi cani e gatti, per registrare una dichiarazione, un sospetto, una battuta, un’espressione di dolore, meglio se con lacrima in primo piano.

E tutti fanno la foto ricordo. Ora bisognerebbe che qualcuno fotografasse quelli che fotografano, così, per avere una visione di gruppo ed una catalogazione dei vari tipi umani dediti al turismo macabro. Possiamo chiederci cosa scatti nella mente di un uomo per portarlo ad ammazzare una ragazzina. Ma dovremmo chiederci anche cosa scatti nella mente umana per portare tanta gente sul luogo del delitto, in un delirio collettivo di curiosità morbosa. Dovremmo chiederci cosa passa per la mente dei giornalisti che frugano ovunque, senza alcun rispetto per il dolore di familiari e parenti, alla ricerca dello scoop più intrigante e morboso. Il tutto per vendere qualche copia in più, o per far crescere l’audience del programma TV. Dovremmo chiederci anche perché le persone coinvolte in qualche modo con la vicenda sembrano fare a gara per apparire in televisione, rilasciare dichiarazioni, mostrarsi più o meno addolorate.

Ecco, oltre a chiederci chi è l’assassino, dovremmo porci anche queste domande. E possibilmente fornire una risposta. Perché non c’è dubbio che questa società stia andando fuori dalle righe, anzi, fuori di testa. Non c’è dubbio che si stia perdendo il senso della misura, della decenza, del rispetto, del pudore, di quel minimo di buon senso che una volta regolava i rapporti umani. Bisognerebbe che Vespa facesse una puntata speciale, con tanto di plastico del cervello, per tentare di capire perché la gente sta impazzendo. E perché, in questa tragica corsa verso la follia, i giornalisti siano sempre in prima fila. Ma temo che questa puntata non la faranno mai. Meglio e più facile pensare agli scazzi altrui…