Berlusconi è reato

E’ il titolo di un vecchio post del 2013 in cui dicevo che per certa magistratura “Berlusconi è un reato vivente“.  Mi è venuto in mente leggendo oggi l’ultima notizia sull’ennesimo rinvio a giudizio di Berlusconi da parte della procura di Torino, in merito al Ruby ter che credevamo ormai chiuso, con l’assoluzione della Cassazione nel 2015. Ma l’affare Ruby è come il fuoco che cova sotto la cenere, ogni tanto una procura si risveglia dal letargo e parte una nuova inchiesta. E per facilitare i lavori delle procure italiche, l’inchiesta è stata suddivisa in 7 diversi filoni, ovvero 7  sotto-inchieste, da affidare, ovviamente, a 7 diverse procure disponibili (Torino è solo una delle 7). Così sarà più facile trovare qualche cavillo per incastrare finalmente Silvio. O trovare il modo di far scaturire da qualcuno di quei filoni altre inchieste, sotto-inchieste e sotto-sotto-inchieste coinvolgendo decine di procure da Gorizia ad Agrigento. Se non fosse una cosa seria ci sarebbe da ridere. Purtroppo, quando si ha a che fare con la giustizia italica c’è ben poco da ridere.

Ho scritto diversi post sul morboso rapporto fra la magistratura e Berlusconi. Ne ripropongo solo uno del 2015 “Supposte giudiziarie“, che riprende anche un precedente post del 2013 “Ruby ed il reato supposto“.

Supposte giudiziarie (2015)

Berlusconi è stato assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione (processo Ruby: confermata la sentenza di assoluzione). Eppure certa stampa non si rassegna e trova comunque il modo di rigirare la frittata per riuscire a condannare Berlusconi, anche quando viene assolto. Oggi, per esempio, l’Avvenire, si sente in dovere di chiarire che la sentenza di assoluzione lascia comunque aperta la questione morale. Ecco, tanto per dire che la Corte assolve Berlusconi, ma dal punto di vista morale Silvio è sempre da condannare. Anche coloro che hanno sfruttato per anni l’affare Ruby (l’armata guidata da Repubblica, con al seguito la maggioranza della stampa, dei talk show televisivi e della sinistra), oggi si guardano bene dal riconoscere di aver sbagliato. Ancora meno si sentono in dovere di chiedere scusa a Berlusconi ed ai propri lettori. Quelli della “superiorità morale” non possono chieder scusa, per il semplice fatto che non sbagliano mai; loro hanno la verità incorporata, di serie.

Eppure questo processo ha avuto conseguenze enormi sul quadro politico italiano, sia per la quotidiana azione di discredito personale nei confronti di Berlusconi, sia sugli effetti negativi su tutta l’area politica del centro destra. L’azione combinata fra l’inchiesta della procura milanese ed il complotto dei poteri finanziari e politici europei, tesi alla caduta del governo Berlusconi (come ampiamente documentato da inchieste giornalistiche come quella di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” e da autorevoli fonti estere) ha portato, ad opera del presidente Napolitano, all’instaurazione di tre governi (Monti, Letta, Renzi) non legittimati dal voto popolare. Un danno incalcolabile, sia sul piano economico (basta ricordare la crescita dello spread voluta e cinicamente attuata dalla speculazione finanziaria), sia sul piano della democrazia. Ora la domanda è questa: chi paga i danni? Tranquilli, come sempre, nessuno dei responsabili pagherà i danni, per il semplice motivo che non ci saranno responsabili (o meglio, nessuno si assumerà le proprie responsabilità) e poi perché  l’Italia è il Bel Paese in cui tutti rompono, ma nessuno paga. O meglio, li pagheranno i cittadini.

Il Codice penale non rientra fra le mie letture preferite. Ma ho la presunzione di saper usare il cervello e di osservare criticamente la realtà in maniera razionale e logica. Almeno ci provo. Ed in questa storia di Ruby forse bastava un po’ di logica e di buon senso (qualità  che sembrano scomparse dalla circolazione) per capire che si trattava di una montatura (una delle tante messe in atto negli ultimi 20 anni da una magistratura sulla cui imparzialità sussistono molti dubbi) per incastrare Berlusconi. Ma quando un’intera classe politica di sinistra, le maggiori testate giornalistiche nazionali ed una schiera di  giornalisti, magistrati, opinionisti, intellettuali, comici e personaggi dello spettacolo, militanti ed organici ai partiti, hanno la mente obnubilata dalla sindrome monomaniacale dall’antiberlusconismo, ed hanno come fine ultimo dell’esistenza l’annientamento ad ogni costo del nemico, è difficile mantenere il controllo ed il rispetto delle elementari norme della civile competizione e del confronto; allora non solo si usano mezzi, metodi e sistemi spesso ai limiti della legittimità e delle regole democratiche, ma si superano facilmente anche i limiti del buon senso e della decenza. A proposito del caso Ruby, ecco cosa scrivevo due anni fa, sollevando molti ragionevoli dubbi su quel processo e sulle accuse della procura di Milano. Vista la sentenza della Cassazione, mi sa che non mi sbagliavo.

Ruby ed il reato supposto (maggio 2013)

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice ”condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le “supposte” si sa dove vanno a finire…

 

Per avere un’idea di cosa sia la magistratura e della sua imparzialità, basta dare uno sguardo a due vecchi articoli:

Toghe rosse, la genesi. Come nasce il partito dei Pm e l’accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi.

– “Ecco cosa fanno le toghe rosse”; confessioni di un giudice di sinistra.

E se avanza un po’ di tempo e pazienza, anche a questi:

Vedi

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Berlusconi, Bartali e la concussione

Ruby, ipocrisia di Stato

Ruby 2, la vendetta

La serietà è una cosa seria

Ruby: mutanda rossa trionferà

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Scopo anch’io? No, tu no…

Repubblica e l’abuso di potere

Escort, l’uovo ed il pelo

Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Supposte giudiziarie

Berlusconi è stato assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione (processo Ruby: confermata la sentenza di assoluzione). Eppure certa stampa non si rassegna e trova comunque il modo di rigirare la frittata per riuscire a condannare Berlusconi, anche quando viene assolto. Oggi, per esempio, l’Avvenire, si sente in dovere di chiarire che la sentenza di assoluzione lascia comunque aperta la questione morale. Ecco, tanto per dire che la Corte assolve Berlusconi, ma dal punto di vista morale Silvio è sempre da condannare. Anche coloro che hanno sfruttato per anni l’affare Ruby (l’armata guidata da Repubblica, con al seguito la maggioranza della stampa, dei talk show televisivi e della sinistra), oggi si guardano bene dal riconoscere di aver sbagliato. Ancora meno si sentono in dovere di chiedere scusa a Berlusconi ed ai propri lettori. Quelli della “superiorità morale” non possono chieder scusa, per il semplice fatto che non sbagliano mai; loro hanno la verità incorporata, di serie.

Eppure questo processo ha avuto conseguenze enormi sul quadro politico italiano, sia per la quotidiana azione di discredito personale nei confronti di Berlusconi, sia sugli effetti negativi su tutta l’area politica del centro destra. L’azione combinata fra l’inchiesta della procura milanese ed il complotto dei poteri finanziari e politici europei, tesi alla caduta del governo Berlusconi (come ampiamente documentato da inchieste giornalistiche come quella di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” e da autorevoli fonti estere) ha portato, ad opera del presidente Napolitano, all’instaurazione di tre governi (Monti, Letta, Renzi) non legittimati dal voto popolare. Un danno incalcolabile, sia sul piano economico (basta ricordare la crescita dello spread voluta e cinicamente attuata dalla speculazione finanziaria), sia sul piano della democrazia. Ora la domanda è questa: chi paga i danni? Tranquilli, come sempre, nessuno dei responsabili pagherà i danni, per il semplice motivo che non ci saranno responsabili (o meglio, nessuno si assumerà le proprie responsabilità) e poi perché  l’Italia è il Bel Paese in cui tutti rompono, ma nessuno paga. O meglio, li pagheranno i cittadini.

Il Codice penale non rientra fra le mie letture preferite. Ma ho la presunzione di saper usare il cervello e di osservare criticamente la realtà in maniera razionale e logica. Almeno ci provo. Ed in questa storia di Ruby forse bastava un po’ di logica e di buon senso (qualità  che sembrano scomparse dalla circolazione) per capire che si trattava di una montatura (una delle tante messe in atto negli ultimi 20 anni da una magistratura sulla cui imparzialità sussistono molti dubbi) per incastrare Berlusconi. Ma quando un’intera classe politica di sinistra, le maggiori testate giornalistiche nazionali ed una schiera di  giornalisti, magistrati, opinionisti, intellettuali, comici e personaggi dello spettacolo, militanti ed organici ai partiti, hanno la mente obnubilata dalla sindrome monomaniacale dall’antiberlusconismo, ed hanno come fine ultimo dell’esistenza l’annientamento ad ogni costo del nemico, è difficile mantenere il controllo ed il rispetto delle elementari norme della civile competizione e del confronto; allora non solo si usano mezzi, metodi e sistemi spesso ai limiti della legittimità e delle regole democratiche, ma si superano facilmente anche i limiti del buon senso e della decenza. A proposito del caso Ruby, ecco cosa scrivevo due anni fa, sollevando molti ragionevoli dubbi su quel processo e sulle accuse della procura di Milano. Vista la sentenza della Cassazione, mi sa che non mi sbagliavo.

Ruby ed il reato supposto (maggio 2013)

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice “condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Berlusconi, Bartali e la concussione

Ruby, ipocrisia di Stato

Ruby 2, la vendetta

La serietà è una cosa seria

Ruby: mutanda rossa trionferà

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Scopo anch’io? No, tu no…

Repubblica e l’abuso di potere

Escort, l’uovo ed il pelo

Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Ed infine, giusto per ricordare che l’attacco a Berlusconi non è solo giudiziario,  ma è un attacco concentrico di magistratura, politica, informazione, cultura e spettacolo, basta citare il paladino dell’antiberlusconismo, quel Michele “Chi” Santoro che ha fatto di Berlusconi l’oggetto principale, il bersaglio preferito e quasi unico, delle sue battaglie televisive. Ecco un post dedicato al nostro tribuno televisivo, uno dei tanti nel quale riporto anche i link ad altri post sullo stesso argomento: “Santoro & C.”

Ruby e le supposte

Mancano 24 ore alla sentenza in Appello per il caso Ruby nel quale Berlusconi è accusato di concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile. Altra pesantissima spada di Damocle che pende minacciosa sulla testa del Cavaliere (ex). Un processo nato male e proseguito peggio, con accuse che non stanno né in cielo, né in terra, portato avanti con cinica determinazione solo perché l’imputato è Berlusconi e politicamente “bisogna condannarlo“. Un processo sul quale gravano accuse di assegnazione illegittima alla Boccassini da parte di Bruti Liberati. Caso esploso dopo le precise accuse di Robledo a Bruti Liberati e sul quale si è espresso di recente il CSM  (vedi “CSM: Bruti Liberati doveva motivare assegnazione del caso Ruby a Boccassini“).

Che Berlusconi non sia uno stinco di santo e che ami la compagnia femminile, specie quella di ragazze giovani e belle, che poi ricompensa generosamente con regali di vario genere, ci sta pure ed è risaputo.  Ma che la magistratura milanese lasci molti dubbi sull’imparzialità e faccia di tutto per accreditare la tesi della “persecuzione giudiziaria” è pure sacrosanto e sotto gli occhi di tutti. Ecco cosa scrivevo, in merito al processo, un anno fa.

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice ”condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi: “Toghe rosse: la genesi

Toghe rosse (la genesi)

Ovvero, perché Berlusconi è un reato vivente. Come nasce il partito dei pm e l’accanimento giudiziario nei suoi confronti.

Tutto cominciò da una paginata tragicamente profetica de Il Manifesto: una colata di piombo negli anni delle colate di fango.
«Iniziò tutto, se non mi sbaglio, da un dossier pubblicato sul quotidiano Il manifesto sulla questione giustizia (tra il maggio  e luglio ’90, o ’91): fu preso molto a cuore dagli ultimi comitati centrali Pci/Pds. Si trattava di un report che descriveva e dettava esattamente i rapporti nascenti tra i magistrati e l’ex Partito comunista, prima erano inestistenti, anzi. Dal Manifesto si evinceva un nuovo modo per scardinare il sistema, si illustrava come, attraverso le nuove leve della giustizia, si sarebbe arrivati al potere. Una strategia che il Pci-Pds cavalcò. Perché, in quel momento c’era un buco, un vuoto di potere; e c’era un’ideologia di sinistra a cui serviva un partito…».

Il “partito dei giudici”. La parole sono sdrucciole. L’accento al telefono di chi spiega, qui sopra, genesi e eziologia della forza storica che affolla le aule di tribunale è napoletano. Appartiene a un signore perbene che, sgranando i propri ricordi di magistrato in pensione da vent’anni, si rivela profondo conoscitore della Procura milanese, già pezzo grosso all’interno di Magistratura Democratica.
Ovviamente, per questioni di mera sopravvivenza, l’ex pretore e piemme preferisce mantenere l’anonimato. Eppure da deluso della sinistra («Non lo sono più. Ma non posso rinnegare certo gli anni passati in Magistratura Democratica. I miei valori di sinistra rimangono,  fu la loro interpretazione ad essere sbagliata») rievoca progetti e intenzioni del “partito dei giudici” che, col tempo, «si rivelarono lo specchio di ciò che poi è avvenuto…».

«Per dirle: esiste un un documento datato 12 marzo 1988 che riassume una riunione a Renate, nella villa di Gherardo Colombo, dove lo stato maggiore dell’Md milanese discuteva sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (che vedrà la luce il 24 ottobre 1989) e soprattutto del nuovo ruolo del pubblico ministero…» confida il magistrato. Breve parentesi. Md (magistratura democratica) è una corrente  fondata a Bologna il 4 luglio 1964, che ha visto progressivamente crescere il proprio peso all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati. Nel 1969 una scissione interna ne dimezzò i risultati alle elezioni dell’Anm del 1970 rispetto alle precedenti. Gli aderenti a Md, allora, si divisero in due tronconi: il primo rimase appunto all’interno di Magistratura Democratica, il secondo, guidato da Adolfo Beria d’Argentine, confluì nel movimento “Impegno Costituzionale”, in contrapposizione con l’area che si presumeva più direttamente legata all’estrema sinistra. Chiusa parentesi.

Torniamo alle riunioni in casa Colombo. C’erano tutti. Dai magistrati che in un paio d’anni daranno vita al pool di Mani pulite, giudici e pretori a  – guarda caso –   Nicoletta Gandus, che da presidente della prima sezione penale del tribunale di Milano giudicò (nonostante una richiesta di ricusazione) il premier Silvio Berlusconi sul cosiddetto caso Mills. «La Gandus era una mia amica, conoscevo anche Oscar Magi e benissimo la Boccassini, dura ma molto brava. Ma da quando sono uscito dalla loro corporazione nessuno di loro -scusi- mi ha cagato più…», continua il nostro uomo.

Tutti gli interventi di quel giorno sono contenuti in un fascicolo intitolato “I mestieri del giudice”(Etm). L’articolo più interessante fu soprattutto quello di Riccardo Targetti, allora sostituto alla Procura di Milano. «Targetti, alla luce del nuovo codice di procedura penale teorizzava la nascita del “pm dinamico”, diverso dal magistrato  “statico”, che sta lì ad aspettare dietro la scrivania  la notitia criminis  dai carabinieri e che si occupa di micro-criminalità da strada, malavita urbana e violazioni di legge. Il pm dinamico doveva dedicarsi anima e corpo alla “contrapposizione con altri poteri, palesi e occulti, dello Stato e della società”, alle “manifestazioni di devianza dei colletti bianchi”. E lo faceva sulla base di qualsiasi suggestione poteva avere pure da canali non ufficiali».

Il concetto è: se, teoricamente, il pm sogna soltanto che qualcuno commette un crimine, può indagarlo. «Teoricamente sì. Il suo potere è enorme. E preoccupa, pensando che all’interno di Md sono quasi tutti schierati a sinistra e che alla Procura di Milano quasi tutti sono di Md. Tra l’altro, anche chi non lo è si guarda bene dallo scontrarsi con la sua stessa casta». Cane non mangia cane. «Esatto ormai il pm è un poliziotto: per questo la soluzione migliore sarebbe la separazione della carriere…».
Il giudice pentito ha la voce stanca, rotta dall’emozione. E, sulla strategia difensiva del premier è pessimista: «Denunciare i magistrati allo Stato? Inutile. Qualunque cosa faccia sbatterà contro un muro. D’altronde la strategia è chiara: stralciare la posizione di Berlusconi e andare a giudizio anche in un mese, comunque prima delle amministrative». Il racconto s’interrompe in un sospiro: dà l’idea d’una giustizia e d’una politica dalla tristezza infinite. (Francesco Specchia)
Ilda Boccassini e Gherardo Colombo
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Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice “condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

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Il Corriere fra sentenze e compleanni

Berlusconi, Bartali e la concussione

Ruby, ipocrisia di Stato

Ruby 2, la vendetta

La serietà è una cosa seria

Ruby: mutanda rossa trionferà

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Scopo anch’io? No, tu no…

Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Oggi il Corriere della sera compie 137 anni. E’ nato il 5/6 marzo 1876, come riporta un box in prima pagina per ricordare l’avvenimento. E’ ancora il quotidiano più diffuso e autorevole. Ecco perché lo prendo come esempio molto spesso per evidenziare la poca attendibilità della stampa. Se il Corriere pecca spesso, troppo spesso, di faziosità e di più o meno evidenti trucchi giornalistici per alterare il significato delle notizie, figuriamoci cosa fanno altri quotidiani apertamente schierati e di parte.

Facciamo due esempi recentissimi; uno addirittura di oggi. Il primo riguarda una notizia di qualche giorno fa: “Gaza, misteriosa moria di razze”. Ed ecco la foto allegata che mostra decine di razze distese sulla spiaggia.

Tutte disposte in perfetta fila. Certo che queste razze hanno un particolare senso dell’ordine se vanno a morire su una spiaggia allineandosi perfettamente. Come se qualcuno le abbia sistemate così apposta. Vederle così può far pensare che si siano “spiaggiate” e questo può giustificare il fatto che si parli di “morte misteriosa“. Certo che anche un cronista sprovveduto non mancherebbe di notare che si tratta di uno spiaggiamento alquanto inusuale, visto il perfetto allineamento. La verità è che nella morte delle razze non c’è niente di misterioso, come annuncia il Corriere. Si tratta di razze pescate dai pescatori di Gaza, adagiate sulla sabbia in attesa di essere trasportate al mercato per la vendita. Lo riferisce un quotidiano israeliano “The Times of Israel“. Insomma, la misteriosa ecatombe di razze è una bufala.

Secondo esempio. Oggi in prima pagina, in bella evidenza, c’è questo box…

Ecco uno splendido esempio di “sentenza mediatica“. Chiunque legga questo titolo non può che giungere ad una sola conclusione: “Berlusconi aveva avviato ad Arcore un traffico di prostituzione”. Non c’è dubbio e non c’è possibilità di sbagliare interpretazione o di avere dubbi; questa è la verità. Evidentemente, si può pensare, si tratta della sentenza definitiva del processo per l’affare Ruby. Sarà vero? No, non è vero, è falso.

E’ solamente un’affermazione della requisitoria del pm  Antonio Sangermano. Ovvero, questa è solo l’opinione dell’accusa, visto che, come noto, il processo è ancora in corso.  Ma estrapolare quella frase e sparare questo titolo in prima pagina è come riportare una sentenza definitiva già emessa. E quel titolo resta nella memoria dei lettori e diventa verità. E’ uno di quei trucchi mediatici che denuncio spesso. La stampa nostrana ci fornisce ogni giorno esempi concreti di questa manipolazione dell’informazione.

Ora, nell’articolo che ricorda l’anniversario della nascita del Corriere, viene riportata questa frase che compariva nell’editoriale del primo numero del quotidiano: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione.”.

Belle parole, non c’è che dire, e lodevoli intendimenti. Dice l’articolista, Greta Sclaunich, che “a distanza di poco meno di un secolo e mezzo valgono ancora i principi del primo editoriale...”. Ne è proprio sicura? Basterebbero i due esempi riportati sopra (due fra centinaia di casi che ho segnalato in questi anni), per lasciare molti dubbi sull’attualità delle parole di quell’editoriale. Ho la sensazione, visto che seguo ogni giorno la versione on line, che il Corriere, strada facendo, abbia tradito i buoni propositi iniziali e si sia adeguato all’andazzo generale, quello di usare l’informazione come arma mediatica di condizionamento delle masse. In perfetto stile propagandistico in uso nelle dittature.

L’apparente indipendenza della linea editoriale e la sbandierata imparzialità di gran parte della stampa è solo un paravento per celare l’uso spregiudicato dell’informazione. E non ci si lasci ingannare dal fatto che viviamo in un sistema cosiddetto “democratico“. A ben guardare, la democrazia non è altro che un sistema “diversamente dittatoriale“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!

B & B e la concussione

L’accusa di concussione per Mr.B, Berlusconi, a causa della sua telefonata alla questura di Milano, mi fa venire in mente un’altra telefonata ed un altro celebre signor B, una gloria nazionale, Gino Bartali. Cosa c’entra con la concussione? Vediamo. Era il 1948, si correva il Tour de France. Il nostro portabandiera era proprio lui, Ginetaccio. Ma i giornali sportivi, considerandolo troppo vecchio, aveva 34 anni, non riponevano molte speranze nelle sue prestazioni e possibilità di vittoria. Infatti, a metà del Tour Bartali aveva 21 minuti di ritardo nei confronti della maglia gialla Bobet. Poche speranze di ribaltare la situazione.

Poi il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia e festa nazionale francese, il tour si concesse una giornata di riposo. Quello stesso giorno, in Italia, avvenne un fatto tragico, l’attentato a Palmiro Togliatti nei pressi di Montecitorio. Un esaltato gli sparò con una pistola. Togliatti fu ricoverato in ospedale, in gravi condizioni. L’attentato causò subito gravi tumulti che potevano facilmente sfociare in una guerra civile. Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio, ebbe una felice idea. Chiamò al telefono la squadra italiana impegnata al Tour e li spronò ad impegnarsi al massimo per tentare di riportare una vittoria che avrebbe calmato gli animi in patria. Il primo ad essere investito di quella responsabilità fu, ovviamente, proprio Bartali. L’episodio è stato ricostruito anche in una recente fiction televisiva dedicata al campione toscano.

Successe il miracolo. Bartali sembrò ritrovare le migliori energie di un tempo, accumulando vittorie su vittorie. E sulle tappe dei Pirenei si scatenò infliggendo a Bobet, in una sola tappa, un distacco di 19 minuti. Bobet restava maglia gialla, ma con solo poco più di un minuto di vantaggio su Bartali il quale vinse ancora delle tappe, arrivando da trionfatore a Parigi ed infliggendo un distacco di quasi mezzora al secondo classificato. Un trinfo. In quei giorni di esaltanti vittorie gli italiani seguivano con ansia e speranza il tour e gli animi si calmarono. La vittoria finale fu importantissima per scongiurare definitivamente l’aggravarsi degli scontri di piazza.

Per nostra fortuna i francesi non seppero mai di quella telefonata di De Gasperi. Altrimenti avrebbero potuto denunciarlo per “Concussione“. De Gasperi sarebbe fnito in tribunale, indagato, ci sarebbe stata una grave crisi politica, sarebbe caduto il Governo e forse sarebbero ripresi gli scontri. E’ evidente che De Gasperi, con quella telefonata che imponeva a Bartali di vincere il Tour (E mica si poteva dire di no a De Gasperi), abbia ricavato un beneficio, evitando crisi di Governo e restando saldamente al suo posto di presidente del Consiglio. Più concussione di così! Per fortuna non se ne seppe nulla. Non c’erano ancora Repubblica, Il Fatto, le procure rosse, Ruby, Boccassini, Santoro e le intercettazioni di massa. Già, l’abbiamo scampata bella! E tutto grazie ad una telefonata del presidente del Consiglio De Gasperi. Abbiamo salvato l’Italia ed abbiamo vinto anche il Tour de France. Roba che ai francesi, come cantava Paolo Conte, “Le palle ancor gli girano...”.

Ruby: ipocrisia di Stato

Leggendo le notizie di stampa sul caso Ruby si resta perplessi. Non è molto chiaro il nesso fra l’organizzazione di feste e cene in una casa privata ed il reato di favoreggiamento della prostituzione. Sembrerebbe che ricambiare con denaro o favori la presenza di belle ragazze nella villa di Berlusconi sia un reato. Finora tutte le ragazze hanno negato di aver avuto rapporti sessuali col premier. E se anche lo avessero avuto, da quando in qua fare sesso fra persone adulte e consenzienti è un reato? Diventa reato se la prestazione sessuale viene ricambiata con una somma di denaro o con regali? Ma allora anche il matrimonio sarebbe una forma di prostituzione. In fondo si potrebbe dire che un uomo che sposa una donna offre vitto e alloggio in cambio di prestazioni sessuali. Beh, il concetto è quello.

Se un amico ti presenta una ragazza e tu la inviti a cena e poi finite a letto, puoi essere accusato di sfruttamento della prostituzione perché le hai offerto la cena in cambio di prestazioni sessuali? Ed il tuo amico, che ti ha presentato la ragazza,  è colpevole di favoreggiamento della prostituzione?

Si dirà, però, che Ruby era minorenne. Intanto la stessa ragazza ha più volte affermato di essersi presentata come maggiorenne, 24 anni, e vista la presenza fisica  non c’era motivo di dubitarne. Ha detto anche di non aver mai avuto rapposrti sessuali col premier, né con altri, durante le feste ad Arcore. Allora dov’è il reato? E’ reato il fatto che abbia ricevuto dei regali? Era normale, come hanno dichiarato molti ospiti della villa, che tutti ricevessero dei regali dal premier. Fare regali agli ospiti è reato?

Ma allora il reato sarebbe quello che Ruby era minorenne? E’ un reato ospitare in casa ragazze minorenni? Allora tutti i genitori che hanno in casa figlie minorenni compiono un reato? I nonni che ricevono in casa nipoti minorenni compiono un reato? Organizzare in casa delle festicciole con ragazze minorenni, amiche dei figli minorenni, è reato? O forse è reato l’essere minorenni?

Sì, però, si legge sempre sulla stampa, le ragazze che frequentavano la villa avevano a disposizione gratuita degli appartamenti a Milano 2. Significa che concedere un appartamento a qualcuno in uso gratuito è reato? Allora tutti quelli che, per loro fortuna, dispongono di diversi immobili e ne concedono uno in uso gratuito a familiari, figli, anziani genitori, parenti, compiono un reato?

E non basta. Dai titoli in prima pagina ci si pone altri inquietanti interrogativi. Eccone uno: “Ruby è stata in villa 8 volte“. Significa che c’è un limite alle visite? Se ci va una volta, passi, Se ci va tre volte è a rischio e se ci va 8 volte è reato? Qual è il numero di visite consentite alla villa di Berlusconi? Altro titolo: “Ruby ad Arcore fino all’alba“.  Che significa? Che c’è un orario preciso per le visite, come in collegio, nei conventi o in carcere? Significa che andare nella vita di mattino è normale, andarci di pomeriggio pure, ma restarci dopo la mezzanotte è reato? Oppure che dopo una certa ora, circolare ad Arcore è vietato perché  c’è il coprifuoco? Dov’è il reato?

Ma il punto cruciale è sempre quello dei presunti rapporti sessuali con una minorenne. Fare sesso con minorenni è reato? Ma allora i ragazzi minorenni che hanno rapporti sessuali sono tutti colpevoli? No, si dirà, il reato è che un adulto abbia rapporti sessuali con minorenni. Siccome oggi si comincia presto, allora un ragazzo di 18 anni che fa sesso con la sua ragazza di 17 compie un reato? Beh, ma allora ditelo chiaro, perché forse c’è un sacco di gente che fa sesso felicemente senza sapere che compie un reato. No, perché già dai 16 anni è consentito avere rapporti sessuali consenzienti. E se ti capita l’occasione di farlo, ma ti mancano due giorni al compimento del sedicesimo anno che fai? Rinunci o lo fai lo stesso, correndo il rischio di essere denunciato da qualche giudice di passaggio e di finire in galera? Tutti quelli che fanno sesso prima di compiere 16 anni sono punibili? Sono scopate a rischio? Anche la masturbazione, prima dei 16 anni, è reato di “sesso a mano armata“?

E’ curioso che in maniera improvvisa ed imprevedibile si assista ad una riscoperta del puritanesimo. Di questo passo torneremo ai tempi della regina Vittoria e adorneremo le gambe del tavolo con deliziose fasciature per evitare di vedere le gambe nude. O forse questo vale solo all’interno di certe procure che, evidentemente, vivono fuori dal mondo. E vale anche per certi moralisti improvvisati che pontificano su stampa e TV, improvvisamente folgorati, come novelli Saul, sulla via di Damasco…pardon, di Arcore. O forse, più verosimilmente, è perché esistono  da noi dei principi che si applicano secondo le circostanze. Uno è scritto nel codice e si applica a tutti i cittadini; è il principio della “presunzione d’innocenza“. L’altro non è scritto,  è il principio della “Presunzione di colpevolezza” e si applica solo a Berlusconi. E’ un corollario del famoso detto “La legge, per i nemici si applica, per gli amici si interpreta“.

Sembra che facciamo finta di non sapere che la società attuale viva in una specie di esaltazione sessuale che sfiora il delirio collettivo. Stiamo recuperando il tempo perduto in anni e decenni di “proibizionismo sessuale” di tipo morale. Oggi si comincia la giornata facendo colazione con pane e sesso.  Te lo ritrovi sotto gli occhi ovunque, dalla stampa alla televisione, dalla pubblicità a internet. Il sesso è l’argomento principe di riviste e talk televisivi, ad ogni ora del giorno, con dovizia di consigli utili su come farlo, con chi, quando ed in quali varianti. Sotto sotto passa un messaggio subliminale che urla “Scopate, scopate, scopate”, sempre, in ogni occasione possibile, con chiunque vi capiti, in tutti i modi possibili, fra uomini e donne, fra gay, lesbiche, trans e categorie intermedie non meglio specificate. L’imperativo categorico è “Fare sesso”.

Ricordo una notiziola edificante di qualche tempo fa che è illuminante su questo clima da Sodoma e Gomorra. Riguardava i divertimenti degli adolescenti. In particolare si riferiva di una specie di gara che le ragazzine, quindicenni o giù di lì, usavano fare in discoteca. La gara consisteva nell’avere rapporti sessuali orali con più ragazzi possibili. Vinceva chi riusciva a farne di più in una serata. La media era di una decina, ma le più brave arrivavano a farne anche 14 o 15. Chi ben comincia…

Se però, in questa atmosfera da bordello di massa, nella villa di Berlusconi si fanno cene e feste è uno scandalo. Se poi forse, dico forse, qualche volta si fa anche sesso…orrore! E scatta la “giusta” e tempestiva azione giudiziaria di solerti giudici che non solo sono indignati per cotanto “orrore”, ma devono anche perseguirlo penalmente perché è un reato. Certo, immagino, questi giudici non organizzano mai cene fra amici, né feste e festicciole, né fanno regali agli ospiti, né si sognerebbero mai di concedere una casa gratuitamente a qualcuno, né hanno mai ospitato a casa loro dei minorenni, nemmeno per le feste dei figli, né si sognano di stare fuori casa fino all’alba. Ma soprattutto…non scopano.

E’ il trionfo dell’ipocrisia elevata a sistema. Bisognerebbe modificare l’articolo 1 della Costituzione e sostituirlo così: “L’Italia è una Repubblica fondata sull’ipocrisia“. E sul potere giudiziario…

Come dicevo nel post “Ruby 2: la vendetta“, se la magistratura applicasse ai cittadini italiani lo stesso accanimento ed i metodi usati contro Berlusconi, oggi mezza Italia sarebbe in galera e l’altra metà in attesa di giudizio. Amen

Ruby 2: la vendetta

Se la magistratura applicasse nei confronti dei cittadini italiani lo stesso accanimento e gli stessi metodi usati contro Silvio Berlusconi, oggi mezza Italia sarebbe in galera e l’altra metà in attesa di giudizio. Unici a salvarsi sarebbero loro: i magistrati. Perché possono sbagliare, ma non pagano mai pegno. E nessuno può criticarne l’operato perché qualunque rimostranza o sospetto sull’imparzialità e correttezza dell’azione giudiziaria diventa offesa ed attacco alla libertà e indipendenza della magistratura. Sono intoccabili.

Chi giudica i giudici? Ovvio, altri giudici. E se non ci fidassimo di questo giudizio, chi giudicherebbe i giudici che giudicano i giudici? Ancora altri giudici. Nessun altro è autorizzato a farlo, perché, come cantava la Caselli “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu…”. Sono l’unica categoria in Italia con l’immunità incorporata.

Per intendersi, sarebbe come se i deputati e senatori, invece che essere eletti dal popolo e periodicamente ripresentarsi al giudizio popolare che ne valuta l’operato e decide se confermare o meno la fiducia, decidessero al loro interno la validità del proprio operato e ne confermassero il mandato. Né più, né meno. Sarebbe una “dittatura parlamentare“. Una forma strana ed anomala di dittatura, ma pur sempre dittatura. Esattamente come quella della magistratura.

Calo del desiderio.

Come se non fossimo già abbastanza in crisi, oggi ci pensa il Censis a darci un’altra mazzata. Non solo c’è la crisi economica, la disoccupazione, i precari, i tagli vari, i muri pompeiani che crollano come fossero di cartapesta, Wikileaks, il Governo allo sbando, i pistolotti di Saviano, l’avvocato Bongiorno incinta (si cerca il temerario), la monnezza del Paese d’o sole, Bersani sul tetto e Fini in Camera ardente (ultimamente è molto calda). C’è di peggio. Ecco come titola oggi il Corriere

corriere calo desiderio

Quando si parla di calo del desiderio si pensa una sola cosa; quella. Era l’ultima nostra consolazione. Se adesso ci viene a mancare anche questa siamo fritti. Ecco la causa di tutti i mali, le crisi e le disavventure che stiamo sopportando: il calo del desiderio. Adesso capisco perché la Ferrari ha perso il titolo mondiale: per una improvvisa defaillance di Montezemolo. Ed ecco perché l’industria va male. Basta guardare la presidente di Confindustria, Marcegaglia, con la sua espressione da topolino impaurito ed i capelli che sembrano una vecchia parrucca con cui hanno appena giocato i cani. Beh, a vederla, non è che gli ormoni fanno la ola ed i salti di gioia. Più facile che cadano in letargo. Certo che poi tutto il comparto ne risente.

Né va meglio in politica. A parte il premier Silvio che, fra escort e Ruby, sembra che abbia ancora qualche scatto d’orgoglio, il resto è davvero da depressione. Chiaro che il PD sia in crisi. Basta che guardino il loro presidente, Rosi Bindi, e non solo cala il desiderio, ma scattano paurose crisi di identità sessuale. Tanto che molti cambiano sponda e si iscrivono all’Arcigay. Ecco perché a Milano perdono anche le primarie, a favore del candidato sostenuto da Vendola, l’uomo (si fa per dire) tutto rosario e orecchino. E i leghisti, quelli che “Ce l’abbiamo duro“? Beh, sembra da voci di corridoio che anche loro siano in crisi. Specie da quando anche il figlio del “senatur” si è dato alla politica ed appare spesso sul palco delle manifestazioni, sembra che a guardare il “Trota” anche le leghiste padane accusino un fortissimo calo del desiderio.

Povera Italia, patria di latin lovers, ci è sparito anche il desiderio. Ci hanno colpito nel punto debole. Ora bisogna ritrovare uno scatto d’orgoglio nazionale e correre ai ripari. Ci sarebbe una soluzione, visto che anche i tempi sono propizi, per tentare di risvegliare il desiderio sopito.  Si avvicina il Natale, tempo di calendari. Si potrebbe inviare a tutti gli italiani una bella raccolta di calendari erotici. E sciogliere negli acquedotti cittadini grandi quantità di viagra. Potrebbe funzionare. E all’Italia potrebbe di nuovo rizzarsi…lo stivale.