Mr. Obama…

Mr. Obama, nonché premio Nobel per la pace; in Siria la popolazione scende in piazza a protestare e chiede libertà e democrazia. Polizia ed esercito sparano sui dimostranti. In una settimana 150 morti. Più o meno quello che è successo in Libia. I nostri illuminati politici ed autorevoli commentatori dicono che l’intervento in Libia è giusto perché non possiamo restare indifferenti davanti ad un popolo che chiede libertà e democrazia.

Bene, esattamente quello che chiedono in Siria. Allora, Mr. Obama, che facciamo? Lanciamo un centinaio di missili tomahawk su Damasco e bombardiamo la casa di Assad? Oppure aspettiamo che partano prima i caccia francesi? Oppure i “Volenterosi” si sono stancati di essere volenterosi e stanno diventando lavativi?

B & B e la concussione

L’accusa di concussione per Mr.B, Berlusconi, a causa della sua telefonata alla questura di Milano, mi fa venire in mente un’altra telefonata ed un altro celebre signor B, una gloria nazionale, Gino Bartali. Cosa c’entra con la concussione? Vediamo. Era il 1948, si correva il Tour de France. Il nostro portabandiera era proprio lui, Ginetaccio. Ma i giornali sportivi, considerandolo troppo vecchio, aveva 34 anni, non riponevano molte speranze nelle sue prestazioni e possibilità di vittoria. Infatti, a metà del Tour Bartali aveva 21 minuti di ritardo nei confronti della maglia gialla Bobet. Poche speranze di ribaltare la situazione.

Poi il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia e festa nazionale francese, il tour si concesse una giornata di riposo. Quello stesso giorno, in Italia, avvenne un fatto tragico, l’attentato a Palmiro Togliatti nei pressi di Montecitorio. Un esaltato gli sparò con una pistola. Togliatti fu ricoverato in ospedale, in gravi condizioni. L’attentato causò subito gravi tumulti che potevano facilmente sfociare in una guerra civile. Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio, ebbe una felice idea. Chiamò al telefono la squadra italiana impegnata al Tour e li spronò ad impegnarsi al massimo per tentare di riportare una vittoria che avrebbe calmato gli animi in patria. Il primo ad essere investito di quella responsabilità fu, ovviamente, proprio Bartali. L’episodio è stato ricostruito anche in una recente fiction televisiva dedicata al campione toscano.

Successe il miracolo. Bartali sembrò ritrovare le migliori energie di un tempo, accumulando vittorie su vittorie. E sulle tappe dei Pirenei si scatenò infliggendo a Bobet, in una sola tappa, un distacco di 19 minuti. Bobet restava maglia gialla, ma con solo poco più di un minuto di vantaggio su Bartali il quale vinse ancora delle tappe, arrivando da trionfatore a Parigi ed infliggendo un distacco di quasi mezzora al secondo classificato. Un trinfo. In quei giorni di esaltanti vittorie gli italiani seguivano con ansia e speranza il tour e gli animi si calmarono. La vittoria finale fu importantissima per scongiurare definitivamente l’aggravarsi degli scontri di piazza.

Per nostra fortuna i francesi non seppero mai di quella telefonata di De Gasperi. Altrimenti avrebbero potuto denunciarlo per “Concussione“. De Gasperi sarebbe fnito in tribunale, indagato, ci sarebbe stata una grave crisi politica, sarebbe caduto il Governo e forse sarebbero ripresi gli scontri. E’ evidente che De Gasperi, con quella telefonata che imponeva a Bartali di vincere il Tour (E mica si poteva dire di no a De Gasperi), abbia ricavato un beneficio, evitando crisi di Governo e restando saldamente al suo posto di presidente del Consiglio. Più concussione di così! Per fortuna non se ne seppe nulla. Non c’erano ancora Repubblica, Il Fatto, le procure rosse, Ruby, Boccassini, Santoro e le intercettazioni di massa. Già, l’abbiamo scampata bella! E tutto grazie ad una telefonata del presidente del Consiglio De Gasperi. Abbiamo salvato l’Italia ed abbiamo vinto anche il Tour de France. Roba che ai francesi, come cantava Paolo Conte, “Le palle ancor gli girano...”.