Riforme e tagliatelle

Appena nominato premier, Matteo Renzi annunciò l’elenco delle grandi riforme per cambiare l’Italia. La prima della lista era la riforma della scuola, al fine di valorizzare le competenze e la professionalità degli insegnanti e combattere il fenomeno del precariato. La prima cosa che mi venne in mente allora fu che forse partiva dalla scuola perché il problema lo toccava da vicino in quanto la moglie era una “insegnante precaria“. Forse se la moglie avesse svolto un’altra attività avrebbe annunciato la riforma di quel settore ed avrebbe trovato anche la giustificazione. Che so, se avesse avuto una palestra, avrebbe proposto una grande riforma sociale per migliorare le condizioni atletiche degli italiani come rimedio alle malattie ed alle spese sanitarie. Sembra una battuta, ma questo, solitamente, è il metodo usato dai governanti per realizzare l’interesse privato facendolo passare per utilità pubblica. Il bello è che il giochino riesce quasi sempre e la gente è fessa e contenta.

Oggi, però, a proposito dell’annunciata riforma della scuola della ministra Stefania Giannini, in questo articolo “Riforma della scuola, come cambia l’esame di terza media e maturità“, leggo questa notizietta: “Con l’aiuto della moglie di Matteo Renzi, Agnese, che fa la prof, il ministro Giannini avrebbe preparato, secondo Corrado Zunino, un fascicolo che andrà approfondito e magari anche rivisto dopo l’approvazione della riforma contrattuale.”.

Oh, perbacco. Oltre a promettere una riforma al giorno (la domenica si riposa), il nostro sbruffoncello toscano, detto  “il Bomba” per la sua abitudine di spararle grosse fin da ragazzo,  tutto slides e chiacchiere, deve aver introdotto, grazie alla sua fervida fantasia, anche un nuovo metodo di lavoro per i ministri. Le proposte di legge e le riforme non si faranno tenendo conto del parere di esperti ed autorevoli esponenti dei vari settori, ma consultando familiari, amici e conoscenti. E’ una applicazione della spending review; valorizziamo le competenze dei parenti e risparmiamo qualcosa sulle consulenze. Geniale. Come se Berlusconi, per predisporre una qualche norma sulla tutela degli animali, si affidasse al parere di Dudù.

E così, la riforma della scuola si predispone con il parere della moglie Agnese. Forse si interpellerà anche una vecchia zia che faceva la maestra elementare, l’amica della colf che faceva la bidella ed un conoscente che fa piccoli lavoretti di  ristrutturazione nelle scuole della Toscana.

Un tipo deciso questo Renzi. Così sicuro di sé che dice di non prendere lezioni da nessuno. Lui sa tutto, può tutto, è una enciclopedia vivente, un pozzo di scienza ed una fucina di idee geniali. Al massimo si fa consigliare dalla zia, dal macellaio di fiducia, dal fornaio, dal barbiere di Rignano  o, per questioni particolarmente importanti come le grandi riforme, dalla moglie Agnese. Insomma, lui non ha bisogno di consigli, suggerimenti e pareri di esperti, non ha bisogno di rivolgersi a consulenti esterni, perché la mogliettina Agnese le grandi riforme gliele fa in casa; come le tagliatelle.

Quiz cinese

Il nostro premier tutto nei e chiacchiere è andato a quel paese…in oriente. E’ stato in Vietnam, poi ha fatto un salto in Kazakistan e visto che si trovava in zona,  oggi è in Cina. Così si distrae. Ed ovunque, a quanto pare, va a spiegare le sue grandi riforme; quelle che per il momento ha solo in testa. Ma siccome il nostro boy scout è molto sicuro di sé, per lui è come se le riforme siano già fatte, attuate ed in vigore; scambia la realtà con le buone intenzioni o i deliri notturni. Devono pensarlo anche tutti i suoi interlocutori, forse un po’ confusi dalla sua loquacità. Già appena insediato, parte subito per spiegare le riforme in Europa, ad Hollande, alla Merkel, a Cameron. E tutti si dichiarano entusiasti. La Merkel disse che era “affascinata” dal programma del nostro premier. Ma se non si era ancora nemmeno seduto sulla poltrona a Palazzo Chigi, come fa ad andare in giro per il mondo a sbandierare riforme che sono solo nella sua testolina? Ma, soprattutto, come fanno capi di Stato seri ed autorevoli a prendere per buone le visioni renziane? Mistero. Ecco come oggi titola l’ANSA a proposito del viaggio del riformatore Renzi

 

Anche Xi Jinping (da non confondere con il Jumping, meno pericoloso dei cinesi), a quanto pare è stato profondamente colpito da queste misteriose riforme che, afferma, “Hanno avuto una grande risonanza internazionale” (!?). Fra capi di Stato si usa così, se la suonano e se la cantano. Chissà se al presidente cinese è riuscito a parlare di “diritti umani” o a proporre, per restare in tema, una bella “riforma” dei Laogai. No, forse è meglio sorvolare su certi argomenti; vero Renzi? (Vedi “Ombre cinesi“)

Sembra incredibile che tutto il mondo sia a conoscenza delle sparate (perché finora siamo ancora a questo livello) del Bomba di Rignano. E’ un mistero, sembra un quiz: “Posto che Renzi si è appena insediato, come fanno in Cina a conoscere le riforme che devono ancora essere attuate?”. Ci spiano? Hanno particolari doti di preveggenza? Sono attentissimi alle innovazioni italiche perché poi ci copiano e ci rivendono delle riforme taroccate? Boh, mistero. Però deve esserci qualcosa di vero nella possibilità che riforme e tarocchi abbiano un nesso. Infatti, finora, questa storia delle grandi riforme renziane sembra proprio solo fuffa,  fumo. Vuoi vedere che si tratta proprio dei soliti tarocchi cinesi? Siamo sicuri che lo stesso Renzi sia originale e non sia invece un cinese travestito da toscano che spaccia riforme taroccate made in China?

La cosa curiosa è che mentre sembra che tutto il mondo sia a conoscenza di queste misteriose riforme, solo gli italiani non le hanno ancora viste e capite. Per il momento si sentono solo ipotesi, promesse e buone intenzioni sbandierate quotidianamente sui media di regime, ma di concreto zero. Dove andrà adesso il nostro premier riformista ad illustrare il suo programma? Forse andrà a spiegare le riforme ai tagliatori di teste del Borneo, alle tribù cannibali della Nuova Guinea, oppure agli esquimesi ed agli orsi polari? Bene, sono certo che anche le foche ed i pinguini saranno affascinati da questo “grande statista” e pifferaio mediatico. Speriamo solo che, al ritorno in patria, spieghi queste sue miracolose riforme anche agli italiani, che non le hanno ancora capite.

A proposito di quiz…

Pochi giorni fa sul Corriere è comparso questo articolo “Cina,  alle elementari test-rompicapo di matematica: riuscite a risolverlo?“. Il quiz è quello riportato a lato e la domanda è questa: “…in quale posto è parcheggiata la macchina? Hai 20 secondi per rispondere.”. Non viene specificato, anche se sarebbe opportuno, ma si intente “in quale numero di posto“. E’ un classico problemino di logica. Facilissimo ed intuitivo risolverlo se avete una mentalità logica ed una buona capacità di osservazione. Un po’ più impegnativo se voi con la logica fate a pugni ed avete qualche difficoltà di concentrazione. Ma la cosa strana è che, secondo l’articolo, questo test non è rivolto a persone adulte, ma viene sottoposto ai bambini per l’accesso alle scuole elementari. Ma se questi bambini devono ancora frequentare la scuola primaria e, si presume, non sappiano ancora leggere, scrivere, riconoscere i numeri , come fanno a capire il test? Ammettiamo pure che, grazie al progresso e ad un livello culturale medio della popolazione molto superiore a quello del passato, oggi i bambini sappiano già leggere prima dell’accesso alla scuola elementare, resta qualche dubbio su questo test.  Oppure i cinesini sono tutti genietti che già a 5 anni leggono, scrivono, sanno far di conto e risolvono tranquillamente i problemini di logica?

Ho la sensazione che anche questa notizia sia il solito tarocco made in China. Ma non sarà che i cinesi, per predisposizione genetica, nascono già taroccati? Ma i cinesi esistono davvero, oppure sono una bufala raccontata da Marco Polo? Ma Marco Polo è esistito davvero, oppure era un cinese travestito da veneziano che  raccontava balle sulla Cina, tanto per darsi arie e guadagnare alle spalle dei creduloni?  Boh, misteri cinesi…

 

 

Letta e le riforme

La gente è esasperata perché non arriva a fine mese. Ce lo ricordano ogni giorno statistiche e indagini. Ora, però, i 40 saggi nominati da Letta, dopo lunga ed attenta riflessione, hanno trovato la soluzione al problema. Hanno scoperto che la difficoltà di arrivare a fine mese è dovuta al fatto che i mesi sono troppo lunghi. Quindi la soluzione migliore è accorciarli, fare mesi di 15 o 20 giorni. Geniale, vero? Beh, mica sono saggi per niente! E’ la prima delle grandi riforme annunciate da questo miracoloso governo delle larghe intese. Ecco infatti il premier che annuncia felice la geniale soluzione.

Letta e la bocca extra large

Summit romano fra Italia, Francia, Spagna e Germania. Da una riunione così ci si aspetta che si trovino soluzioni concrete per affrontare la crisi che diventa sempre più drammatica. Bene, allora vediamo cosa è successo partendo da una premessa, una dichiarazione del premier italiano Enrico Letta, fatta proprio in apertura dei lavori. Dice Letta che da questo summit bisogna uscire con “fatti concreti, non parole“. Chissà quanto ha dovuto spremersi le meningi per arrivare a questa geniale e sconvolgente riflessione. In verità, però, bisogna dire che il concetto non è proprio originale. Lo ha  ripreso da un simpatico comico di Zelig, Paolo Cevoli, il bizzarro “Palmiro Gangini, assessore alle varie ed eventuali” del Comune di Roncofritto, il quale con forte accento romagnolo, gridava “Fatti, non pugnette”. Ecco, il concetto è quello.

Bravo Letta, esattamente quello che continuo a ripetere fino alla noia; tutto quello che ha prodotto la politica, fino ad oggi, è solo una montagna di parole vuote, inutili, generiche, discorsi inconcludenti e zero proposte concrete. Ma se Letta fa questa premessa “fatti concreti, non parole“, sarà la volta buona che  cominciano a fare le persone serie? Vediamo una serie di dichiarazioni (riportate dalla stampa.) fatte ieri dal nostro premier in formato esportazione.

– “Non abbiamo più tempo, bisogna agire subito“, dice in apertura dei lavori, facendo notare che la presenza contemporanea allo stesso tavolo di ministri del lavoro e dell’economia è “la chiave” per la lotta alla disoccupazione. “Agire subito“, certo, ma…per fare cosa? Letta, è solo una domandina facile facile…per fare cosa?

– Dal prossimo vertice di Bruxelles l’Italia si aspetta “misure concrete” di contrasto alla disoccupazione giovanile e “non solo parole, ma fatti“. “L’eccesso di parole è stato uno dei problemi della Ue”, ha ribadito intervenendo alla Conferenza dei prefetti. Visto che batte su questa necessità di passare dalle parole ai fatti, sembrerebbe che ne sia davvero convinto. Dimentica, però, che anche l’Italia fa parte dell’Europa. Chiedere più concretezza all’UE, come se l’Italia ne fosse fuori, è  solo un goffo tentativo di scaricare sull’Europa, come entità astratta, precise responsabilità che sono, invece, di ogni Stato dell’Unione, compresa l’Italia. Letta, perché le “proposte concrete” non le fa lei?

– “Dobbiamo rilanciare nel nostro Paese l’orgoglio del servizio pubblico, che in Italia è stato calpestato negli anni e nei decenni scorsi dall’idea che ciò che è pubblico è di per sé inefficiente. Il servizio pubblico è interesse generale“, dice ancora Letta e precisa “…è una missione che mi carico sulle spalle, insieme al vice premier e agli altri ministri, e che affido a voi Prefetti: cercate di rendere sempre più forte questo orgoglio del nostro Stato, della nostra comunità, delle nostre istituzioni, perché funzionano“.

Servizio pubblico inefficiente“? Caro Letta, sa qual è il più “inefficiente” dei “Servizi pubblici“? E’ la politica. Già, anche la politica è un servizio pubblico. Anzi è il primo ed il più importante “servizio pubblico“, perché da esso dipendono tutti gli altri. E’ sempre la politica che dovrebbe risolvere i tantissimi e gravi problemi dell’Italia. Invece si limita ad elencarli, come se fare l’elenco delle disgrazie sia una prova di serietà e di capacità di intervenire. Ma, come diceva Ronald Reagan “Lo Stato non risolve i problemi. Lo Stato è il problema“.

– Sul tema delle riforme dice che “quando il nostro Stato non è all’altezza delle aspettative, si moltiplicano i costi e i problemi“. E si pone un obiettivo preciso, questo: “Istituzioni che rispondano nei tempi e nei modi giusto, con sobrietà e austerità ma con efficienza: termini che si possono coniugare. E poi bisogna reinterpretare la parola semplicità: non arzigogolare modalità complesse per rispondere ai cittadini“.

Ricordando che in premessa aveva auspicato “fatti concreti, non parole“, vi sembra di poter onestamente individuare in queste dichiarazioni riportate almeno una, dico una sola, proposta concreta? Vi sembra di aver sentito finora, nelle varie dichiarazioni quotidiane una qualche proposta reale, concreta e fattibile? Zero, solo parole vuote, dichiarazioni generiche di buone intenzioni e zero proposte. Esattamente quello che continuo a denunciare da tempo.  Anche questo governo di larghe intese è del tutto simile a quelli precedenti, almeno nella totale assenza di idee e di iniziative pratiche.

Quest’uomo è una contraddizione in termini. Mentre dice che bisogna essere concreti, invitando alla semplicità ed evitando di “arzigogolare modalità complesse“, da mesi non fa altro che tergiversare, non assumere provvedimenti, portare i ministri in ritiro spirituale in una vecchia abbazia, come scolaretti alla gita annuale, prendere tempo nominando Commissioni di saggi, prendere come modello per la rinascita dell’Italia  il pesciolino Nemo  e rilasciare ogni giorno delle dichiarazioni che sono esattamente il contrario di quanto ha affermato ieri. Contraddice se stesso. E’ un paradosso vivente. Il vecchio Epimenide ed il suo celebre paradosso del mentitore gli fanno un baffo. Forse c’è una qualche interferenza nel passaggio tra la formulazione mentale dei pensieri e l’espressione verbale degli stessi e quello che esce dalla bocca è qualcosa di diverso da quello che nasce nel cervello. Magari c’è solo un fusibile bruciato. Dovrebbe darsi una controllatina, oggi con l’altissima tecnologia moderna si aggiusta quasi tutto.

Oppure c’è un’altra spiegazione. Avete visto la bocca di Letta? L’unica cosa larga di questo governo delle  larghe intese è la bocca del premier; una bocca di formato extra large. Ha una bocca che sembrano due. Una bocca larga come le Bocche di Bonifacio. Una bocca così ce l’hanno in pochi: lui, Daniela Santanchè e Lilly Gruber. Forse è questa la causa delle contraddizioni. Avendo una bocca troppo larga le parole escono troppo facilmente, in ordine sparso, a caso, senza un ordine logico. E ride. Gli italiani si suicidano per la disperazione e lui ride. Dice che bisogna attuare “Fatti concreti, non parole“, ma fatti concreti zero e parole a vagonate. E  ride. Gli italiani piangono e lui ride.

Ecco perché Letta continua a sparare le solite cavolate in politichese, senza alcun senso razionale, logico e pratico. Ecco perché può permettersi di esordire con un perentorio “fatti concreti, non parole“, e poi lanciarsi, senza paracadute e senza ritegno, in una serie di spericolate dichiarazioni generiche e parole al vento senza accennare, nemmeno per sbaglio, ad una sola proposta concreta. Ma essendo un politico di lungo corso, sproloquiare a vuoto è del tutto normale. E’ come Virna Lisi di un vecchio Carosello: “Con quella bocca può dire ciò che vuole”.

La bocca è fondamentale per comunicare correttamente i propri pensieri. Avere una bocca piccola, specie quando si parla molto, può creare problemi; se l’uscita è stretta e le parole sono troppe fanno fatica ad uscire dalla bocca. Un eccesso di verbosità può provocare il classico effetto “collo di bottiglia” e le parole, nel tentativo di guadagnare l’uscita per prime,  inciampano, si ammucchiano, si accalcano, si sovrappongono, si incastrano, si ingarbugliano, si crea un ingorgo ed escono a fatica disordinatamente. Ecco perché per un politico avere una bocca grande è un vantaggio: escono meglio le cazzate.

 

Facce e mutande

In Italia quando c’è un problema e non si sa come risolverlo si nomina una Commissione, oppure si apre “un tavolo” di trattative con le “parti sociali“. Avevamo assistito, speranzosi, alla nomina di una “Commissione di saggi“, voluta da Napolitano, col compito di individuare gli argomenti più importanti da affrontare; le “priorità“. Risultato zero. Disse Napolitano che il loro lavoro sarebbe stato utilissimo al governo. Infatti il premier Letta non lo degna di uno sguardo. Invece che far tesoro del lavoro già fatto dalla “Commissione dei saggi 1“, forse non fidandosi troppo della saggezza dei “Saggi 1nomina un’altra “Commissione dei saggi 2“, la vendetta, che dovrebbe occuparsi delle riforme.  Ne fanno parte 35 saggi che più saggi non si può e che, si suppone, siano più saggi dei saggi precedenti. In Italia ci manca quasi tutto, ma abbondiamo di saggi; potremmo esportarli.

E quando questi saggi avranno finito il lavoro cosa succede? Succede che il risultato verrà sottoposto all’attenzione di un’altra “Commissione di saggi 3” ristretta che farà una specie di riassunto e trarrà le conclusioni; una specie di Bignamino della saggezza. Il tutto poi passerà all’esame del Parlamento. Poi si vedrà. Non è una battuta, lo riporta il Corriere: “Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto i trentacinque  componenti della commissione per le riforme costituzionali. Nel relativo decreto, informa una nota di Palazzo Chigi, sarà contestualmente nominato un comitato per la redazione del rapporto finale“. Non sappiamo se ridere o piangere.

Ma non bastano le Commissioni ed i “Tavoli”, Ci sono anche i Commissari, normali o straordinari, secondo le necessità. L’ultimo Commissario nominato è Enrico Bondi il quale dovrà gestire l’affare ILVA di Taranto, mica il circolo delle bocce. Visto che fra magistrati, i Riva titolari dell’azienda, Governo, denunce, blocchi della produzione, conflitti di competenza fra Istituzioni e procure e cavilli vari, non si sapeva come uscirne, ecco la soluzione all’italiana; la nomina di un Commissario. Questo…

Sembra uscito da un film di Dracula o di morti viventi, ma è un Commissario vero. Ma siamo sicuri che si regga in piedi? Con quella faccia si direbbe che abbia urgentissimo bisogno di una trasfusione di sangue. Più che occuparsi di acciaierie dovrebbe chiedere aiuto all’AVIS. Ma non si può dire con certezza, Forse, per accertarlo, nomineranno una “Commissione speciale di ematologi“. Ematologi “saggi“, ovviamente.

Chiudiamo in bellezza. Sulla Home Tiscali, compare questa immagine che mostra Kim Kardashian con il pancione. Indossa, dice il servizio, un mini vestitino leggerissimo di seta che al primo alito di vento svolazza, lasciandola…in mutande. Incredibile, ormai non c’è più limite, scomparsa ogni minima traccia di decenza. Questa ha già un piede dentro la sala parto e si veste da ragazzina ansiosa di mostrare “Urbi et Orbi” le mutandine.

Sono due “Facce” di un mondo che va a rotoli, come dicono alla Scottex. Uno ha bisogno di una trasfusione urgente, l’altra avrebbe bisogno di un trapianto di cervello. Ma per decidere quando e come intervenire verrà nominata una “Commissione di saggi“. Se tutti i saggi sono occupati a lavorare per il Governo, va bene anche una mini Commissione di scemi del villaggio. Tanto il risultato è lo stesso.

Le grandi riforme

Si dice che gli italiani non arrivino a fine mese. E nessuno sembra in grado di risolvere il problema. Eppure c’è una vecchia ricetta di quel genio di Romano Prodi che propone una riforma epocale per risolvere definitivamente il problema ed assicurare a tutti di arrivare tranquillamente a fine mese. Eccola…