Diffidate degli intellettuali

La diffidenza nei confronti degli intellettuali è una storia vecchia, molto vecchia, risale ai tempi della scuola. E da allora questa diffidenza, anziché affievolirsi è andata crescendo. Ecco perché ho ripubblicato un vecchio post del 2009 “Diffidare è d’obbligo” e segnalato i link ad altri articoli simili in cui parlavo di Andreoli e di Scalfari. Lo spunto mi è stato fornito da due articoli recenti. Il primo è di Luisa Muraro, filosofa, della quale il Corrirere.it, pubblicava il 28 marzo scorso, il testo del suo intervento al Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente, sotto il titolo “La differenza sessuale c’è, è dentro di noi”.   Già il titolo è piuttosto ambiguo, perché sembra dire una banalità, ma, visti i tempi di teorie e cultura gender, non è mica così scontato che qualcuno scriva un articolo per dire una cosa ovvia.  La signora, pardon “filosofa”, infatti, la prende larga e per dare corpo e autorevolezza alle sue osservazioni sull’argomento parte addirittura da Aristotele, arrivando fino ai giorni nostri, con tutte le dotte citazioni del caso. Se volessi commentare il pezzo, dovrei comportarmi da perfetto “intellettuale”. Ma non vale la pena. Ne parlo giusto per riportarlo come esempio di cosa oggi riempie pagine e pagine di quotidiani in rete, anche prestigiosi come il Corriere, o di quale sia il livello culturale dominante. Chi vuole, può leggere il pezzo cliccando sul link sopra riportato. Alla fine del pezzo, dovrebbe avere l’onestà di dire cosa ha capito.

Il secondo articolo è un’intervista di Eleonora Barbieri al prof. Edoardo Boncinelli, pubblicata il 30 marzo scorso sul Giornale.it. Potete leggerlo qui “Ricercatori, basta lagne, fate scienza e divertitevi“. Il prof. Boncinelli, autore di una quarantina di opere, è uno degli scienziati di punta e di maggior prestigio ed autorevolezza della ricerca italiana. Parla spontaneamente del suo lavoro, della bellezza della ricerca, dell’inutilità dei festival della scienza, appuntamenti ormai immancabili di quel giro di “intellettuali!” che ne fanno pretesto per fare passerella e incassare lauti rimborsi: “Io di festival ne ho frequentati e fondati, e alla fine ho capito: è la predica laica della domenica. La gente ci va per stare meglio. Del resto i veri scienziati non li conosce nessuno. I veri scienziati non parlano mai, perché se bisogna parlare di scienza fanno parlare i filosofi… una cosa ridicola.”. Ed ecco il punto dell’intervista in cui accenna agli intellettuali.

Barbieri: Ha detto: «Io gli intellettuali li odio». Perché?

– Boncinelli: Mi stanno sulle scatole, sono presuntuosi. Se leggo un articolo di un intellettuale mi viene il voltastomaco.

Barbieri: Facciamo un nome?

Boncinelli: Scalfari, per esempio. Gli intellettuali sono persone che hanno ricevuto un’istruzione superiore alla loro intelligenza.

Barbieri: E non se ne sono accorti?

Boncinelli: No. E così se la tirano, si danno arie incredibili. Hanno uno spazio immeritato nella cultura perché dicono quello che piace alla gente.

Più chiaro di così non si può. Ora, ogni tanto mi viene qualche scrupolo ad essere molto critico nei confronti del mondo della letteratura, dell’arte, della cultura in genere e della categoria degli “intellettuali” in particolare. Poi leggo le dichiarazioni di un autorevolissimo scienziato come Boncinelli che non sopporta gli intellettuali ed il primo nome della lista è proprio Scalfari e…mi spariscono  dubbi e scrupoli. Anzi, mi sa che ho proprio ragione.

Vedi:

Cazzate d’autore (2005)

Scalfari e la mosca (2007)

Narcisismo intellettuale (2015)

. Fidelio pop e Prima scaligera

La Traviata di Fantozzi

Arte e autoerotismo

Biennale di Venezia

Creativi si nasce, Alberoni si diventa

Poeti Ogm

Pippe in TV

Creatività e movimento

Camminare stimola la creatività. Lo dicono i ricercatori della Stanford University. In America sono tutti ricercatori, sembra che non ci siano altre attività. Così, tanto per dimostrare che la ricerca è una cosa seria che merita i lauti finanziamenti pubblici e privati, periodicamente devono rivelare al mondo una qualche “scoperta“, di quelle geniali e fondamentali per il progresso umano. Più o meno, il lavoro di questi ricercatori ha lo stesso impatto sociale del lavoro del Parlamento europeo; quello che stabilisce la curvatura delle banane e la circonferenza del pisello.

 Gli americani hanno una passione speciale per la ricerca, ce l’hanno nel sangue. Tanto che anche quando sono in ferie o in vacanza, pur di tenersi in allenamento, i ricercatori si ricercano a vicenda. Noi da piccoli giocavamo a nascondarello, loro giocano a “ricercarello“.  Sono così ossessionati dalla ricerca che anche quando si riposano (tipo la nostra pausa caffè) si concedono una pausa letteraria e   vanno “alla ricerca del tempo perduto“. E una volta trovato il tempo, visto che hanno tempo, ricominciano a ricercare il modo di farsi finanziare altre ricerche sull’utilità della ricerca. Non è male come occupazione; sempre meglio che lavorare.

Bene, la grande scoperta di oggi è che  “Pensiero e movimento sono legati fra loro; camminare rende più creativi“. Camminate, gente, camminate e diventerete tutti geni (o quasi). Lo dicono i ricercatori americani. Se avete difficoltà a fare footing o jogging all’aperto, in un bel prato verde, va bene anche il tapis roulant (lo dicono i ricercatori). Oggi un tapis roulant ce l’hanno tutti, cani e porci. Voi non ce l’avete? Ma siete proprio sfigati. Va bene, fate le scale del palazzo; su e giù, su e giù, e la creatività vi uscirà dalle orecchie. Contenti? Del resto è risaputo che gente come Mozart, Kant, Galilei, Einstein, avevano l’abitudine di cominciare la giornata con una serie di flessioni, esercizi a corpo libero ed una salutare corsetta in città. E’ così che nascevano le loro intuizioni; correndo. Mozart si portava appresso il suo quadernetto musicale; correva e scriveva (minime, crome, biscrome), scriveva e correva.

Galilei, in questo, era un po’ penalizzato; non poteva correre e portarsi appresso il telescopio. Però correva, anche se un po’ impacciato, perché non c’erano ancora le tute e correva bardato con un lungo pastrano nel quale, infatti, inciampava continuamente. Correva e, con gli occhi al cielo,  scrutava gli astri. Ecco perché, non prestando molta attenzione a dove metteva i piedi, spesso tornava a casa mezzo pesto;  a causa delle cadute e delle tremende capocciate per terra che gli facevano vedere le stelle, anche senza telescopio!

La nuova teoria dei “camminatori creativi” trova riscontro, infatti, nella realtà. I popoli più creativi sono proprio quelli più abituati a camminare. Più camminano e più sono creativi. Infatti, chi sono i grandi creativi del pianeta? Sono i camminatori per eccellenza, quelli che non hanno rivali, sbaragliano gli avversari e vincono tutte le maratone e le gare podistiche nel mondo. Sono sempre gli stessi atleti provenienti dall’Africa, specie da Kenya ed Etiopia. Terre che, notoriamente, sono una fucina inesauribile di idee, invenzioni, scoperte e creatività in tutti i campi della scienza, dell’arte, della letteratura, la musica, la poesia, la medicina, la fisica, l’architettura. Ed il loro segreto è proprio quello; sono camminatori instancabili.

I nostri ricercatori made in USA sono così convinti della bontà della loro scoperta, fondata sulla strettissima interdipendenza fra pensiero creativo ed attività pedestre,  che quel principio lo applicano quotidianamente come metodo di lavoro. Camminano e ricercano, ricercano e camminano, camminano e pensano, pensano e camminano. E’ quel che, dalle nostre parti, si dice “ragionare con i piedi”.

Ecco perché si vede tanta gente che corre in città, nei parchi, in campagna. Ecco perché si organizzano ovunque gare podistiche e maratone. Non è solo sport; sono tutti aspiranti “creativi“. Corri, ragazzo, corri. Hai voglia di correre, puoi fare anche la maratona tutti i santi giorni, ma se sei scemo, scemo sei e scemo rimani. Alla faccia dei ricercatori americani. Punto. Punto, due punti e  punto e virgola. Ma sì, abbondiamo, che poi dicono che siamo meridionali, che siamo tirati…

A proposito di creatività, vedi: “Creativi si nasce. Alberoni si diventa…”.

Vivisezione umana

Orrore: siamo arrivati alla vivisezione umana. La notizia agghiacciante viene riportata oggi dall’agenzia ANSA: “Attrice seminuda in gabbia“. Sembrerebbe che l’attrice Loredana Cannata sia stata sottoposta a vivisezione. Oh, poverina, immaginiamo con quanto atroce dolore la Cannata abbia dovuto sopportare questa autentica tortura. Ecco come viene annunciata la notizia col solito box in prima pagina:

L’orribile pratica ha suscitato immediatamente la dura protesta degli animalisti che, con un blitz, hanno espresso la più ferma condanna “contro la vivisezione dell’attrice Loredana Cannata“.

Sarà, non sarà, abbiamo capito bene? Beh, se la lingua italiana ha ancora un valore, il significato è esattamente quello: blitz contro la vivisezione di un’attrice. Per fortuna, però,  non siamo ancora arrivati a queste pratiche degne delle camere di tortura medioevali. In realtà è l’attrice che si è chiusa nuda in una gabbia (oggi si usa, qualunque sia lo scopo il nudo è d’obbligo) per protestare. Per evitare errori di interpretazione, si dovrebbe inserire una virgola dopo la parola “animalista” ed un’altra dopo “vivisezione“. Oppure scrivere la frase in questo modo: “Blitz animalista dell’attrice Loredana Cannata contro la vivisezione”.

L’errore di valutazione, più che giustificato, è dovuto ad uno svarione sintattico, l’errata disposizione dei termini che, in tal modo, stravolge il senso della frase. Già, basta spostare l’ordine delle parole o una virgola e cambia il significato della frase. Per fortuna la nostra mente possiede una sorta di “correttore automatico” e, già nel momento in cui leggiamo un testo, opera spontaneamente l’opportuna correzione lessicale. Quindi, grazie a questo buon senso “cerebrale“,  non caschiamo nel tranello dell’inganno sintattico, ed attribuiamo alla frase il giusto significato.  E’ una delle quasi miracolose capacità dell’intelletto umano.

Il fatto, però, che abbiamo questa importantissima funzione incorporata, in dotazione di serie, non autorizza i redattori dei vari siti d’informazione a scrivere con i piedi. Già, perché questo non è un caso isolato o raro, è più frequente di quanto si pensi. Solo che, di solito, non ci facciamo caso. Se questi svarioni li fa chi scrive per passatempo e gratis, senza eccessiva attenzione alle regole di grammatica e sintassi,  è anche comprensibile. Meno comprensibile è che a fare questi errori da peracottari, siano giornalisti, o apprendisti tali, che sono pagati, e bene,  per scrivere. Chiaro? Detto questo, cosa possiamo aspettarci dalla vivisezione di un’attrice? Beh, visto che la squartano come un maiale, che almeno sia utile alla ricerca ed alla scienza!.

 

La dieta del cavolo

Oggi c’è un interessantissimo articolo sul Corriere. Parla di alimentazione riportando i risultati del solito scienziato ricercatore dell’università neozelandese di Otago: “Con più frutta e verdura migliora anche l’umore”. Ormai si sprecano gli studi che cercano di spiegare il carattere, la personalità, la salute, la prestanza fisica, le capacità mentali e perfino l’intelligenza e l’umore, come caratteristiche dell’individuo strettamente legate all’alimentazione.

Chissà cosa mangiavano Leonardo da Vinci ed Einstein. Bisognerebbe che qualche “autorevole ricercatore“, momentaneamente libero da impegni, facesse degli studi, lautamente finanziati, ovvio, dalla solita prestigiosa università. Magari si scopre che erano dei geni perché mangiavano l’erba cipollina. No?

Ecco l’apertura dell’articolo: “Una mela a colazione, una bella insalata mista a pranzo, a merenda una banana e un po’ di broccoli a cena; ecco come potrebbe essere, secondo alcuni ricercatori, il menù della felicità“.

La felicità sarebbe mangiare broccoli e insalata? A me, solo a pensare all’immagine del cavolo o della lattuga, viene tristezza. Una volta compravo la lattuga regolarmente. Sì, per darla ai canarini che ne erano ghiotti. E se, per forza maggiore, fossi obbligato a mangiare verdurame assortito, finirei in profonda depressione. Allora, visto che contraddico in pieno questa teoria, o sono io un caso clinico da curare, oppure questa ricerca è la solita “ricerca del cavolo“. La ricetta della felicità? Semplice; mangiare quello che vi piace. Punto.

Ricordo un tale, il solito nutrizionista ospite fisso dei salotti televisivi, mattino, pomeriggio e sera, ovunque, come il prezzemolo, il quale  consigliava, per restare sani, di mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Un incubo, una minaccia incombente, una sorta di visione infernale. Ho paura di sognarlo la notte, mentre mi obbliga a divorare quintali di lattuga, bietola, cavoli e carote, come il coniglio Bunny.

La stranezza di queste ricerche è che si smentiscono continuamente. Fateci caso, queste notizie vengono riportate quasi quotidianamente dai media che continuano da anni a proporre le diete più bizzarre e stravaganti. Ma spesso quella che viene presentata come l’ultima scoperta serissima dell’università di turno, dopo qualche mese viene smentita da un’altra autorevole ricerca di un’altra prestigiosa università.

Il solito nutrizionista, in altra occasione, invitava a mangiare pesce, almeno tre volte alla settimana, perché contengono gli Omega3, vero e proprio toccasana. Sapete cosa sono gli Omega3? Se lo sapete buon per voi. Se non lo sapete è lo stesso. Tranquilli, si può vivere serenamente anche ignorando cosa siano questi fantomatici Omega3.

Ma la cosa assurda è che siamo in tempi di crisi senza sbocco apparente.  Ogni giorno si registrano casi di aziende che chiudono, di gente che perde il lavoro, di imprenditori che si suicidano perché non reggono al fallimento, di genitori disperati perché non sanno più come dar da mangiare ai figli, di uno strato sociale di povertà che si allarga di giorno in giorno e sta diventando una vera bomba sociale già innescata e pronta ad esplodere,  di pensionati al minimo che sono già fortunati se riescono a comprare il pane ed il latte.

In questa situazione quasi apocalittica  ti ritrovi in televisione un tizio, apparentemente in buona salute e non in preda a turbe mentali, che, tomo tomo e cacchio cacchio (come direbbe Totò), invita la gente a mangiare frutta e verdura cinque volte al giorno (mentre c’è gente che se riesce a fare anche un solo pasto decente al giorno è un miracolo) e comprare il pesce perché fa bene alla salute. Roba che, con quello che costa il pesce, per mangiarlo tre volte a settimana bisognerebbe chiedere un mutuo in banca. Per restare in tema, questi nutrizionisti “del cavolo“, bisognerebbe “prenderli a pesci in faccia”. E non potrebbero nemmeno lamentarsi, perché il pesce contiene Omega3 e fa bene alla salute. N’est pas?

Oh, mi sono sfogato con queste diete, nutrizionisti, ricette della felicità e  ricercatori del cavolo. Quando ci vuole ci vuole; anche sfogarsi fa bene alla salute. Ecchecavolo!

Mani, cervelli e cronisti

Uno dei tanti esempi quotidiani di pezzi scritti con i piedi. Un errore può sempre capitare a tutti, ma quando si scrive sulla stampa o in rete, specie se si è pagati per farlo, bisognerebbe stare più attenti. Un conto è un errore di battuta su un post qualunque, in un blog qualunque, magari buttato giù di fretta e senza controllare eventuali errori, altro è scrivere titoli che finiscono in prima pagina su quotidiani e siti d’informazione. Ecco la perla del giorno, appena vista sulla Home Tiscali; tanto per restare “in casa“.

Sarà anche vero che la mano umana si è evoluta, ma che lo abbia fatto col preciso scopo di essere funzionale al combattimento è una delle tante sciocchezze d’autore che, quasi quotidianamente, ci vengono propinate come “scoperte scientifiche“, frutto dell’assiduo lavoro delle università americane. Quelle prestigiose università finanziate con sovvenzioni pubbliche e private per consentire alle solite braccia rubate all’agricoltura di campare tranquillamente facendo finta di dedicarsi alla “Ricerca” e produrre cavolate pazzesche. Ma questa è un’altra storia. Se avete dei dubbi, leggete l’articolo: “La mano umana si è evoluta per combattere”.

Ma, del resto, perché mai la mano avrebbe avuto una sua evoluzione tutta particolare ai fini del combattimento? E perché solo la mano e non, per esempio, i piedi? Anche i piedi, vedi le arti marziali, sono importantissimi ai fini del combattimento. E perché non la testa? Chiedetelo ai sardi i quali, notoriamente, nella lotta corpo a corpo, usano (o usavano) sferrare delle tremende capocciate in faccia agli avversari. Anche il cranio si è evoluto, indurendosi, per essere usato in combattimento? Suvvia, cari ricercatori, mi permetto di suggerire una mia teoria in proposito. Non garantisco sulla sua attendibilità scientifica, ma è ugualmente verosimile, almeno quanto la vostra. E non sono nemmeno sovvenzionato da qualche università. La mia è ricerca libera, fai da te. Secondo me le mani si sono evolute, sviluppando la loro particolare capacità prensile, per consentire ai maschietti di farsi delle seghe mostruose. Seghe mentali, s’intende! Un po’ come le vostre. La differenza è che voi siete pagati profumatamente per farvele. Noi, invece, ce le facciamo gratis.

Ma torniamo all’errore in questione. E’ evidente anche ad un ragazzino delle scuole medie (o meglio, le scuole medie di una volta, perché quelle attuali…sorvoliamo) che già nel titolo c’è un errore macroscopico: “IL  sferrare…”. Sarà il solito errore di battuta, come dicevo in apertura? No, perché se leggete il pezzo vedete che lo stesso errore è ripetuto nell’articolo, alla seconda riga. Una svista passi, due sono troppe e non sono più una svista, sono un errore grossolano. E se, una volta pubblicato, non viene corretto significa che  si scrive con i piedi e si pubblicano pezzi in prima pagina, senza preoccuparsi del risultato. Oppure, il che è anche peggio, non si corregge perché non si nota l’errore; ovvero, si è convinti che sia  la forma giusta. Eppure basta solo far attenzione nel leggere “Il sferrare” e ci si accorge che …suona male!

Ammesso e non concesso (anzi, non lo concediamo proprio) che la mano si sia evoluta per combattere, è  anche vero che il cervello si è evoluto per pensare, per creare un linguaggio e per imparare che non si scrive “Il sferrare“, ma “Lo sferrare“.

Attenti, cari cronisti, attenti a quello che scrivete, perché chi legge può pensare che quella sia la forma corretta e, quindi, imitare l’errore. Già, avete una bella responsabilità; forse non ve ne rendete conto, ma è così.  Noi possiamo sbagliare, voi no.

Naomi e le tette della cameriera.

La notiziola è la solita gossipata, tanto per riempire gli spazi vuoti. Sembra che la bella Naomi Campbell, dopo una lunga serata trascorsa in un pub londinese, bevendo champagne in compagnia di Cameron Diaz, abbia lasciato alla cameriera una lauta mancia di ben 5.500 euro. Niente di strano, può permetterselo, i soldi sono suoi e auguri alla cameriera. Però…

Viene in mente un’altra notizia divulgata di recente che, invece, non ha niente del gossip, anzi si tratta di scoperte scientifiche. Ne riferivo nel post “Più seno, più mance“. In breve, secondo i risultati di una serissima ricerca (si fa per dire) le cameriere col seno più grande ricevono mance più consistenti. Ragazzi, lo dice la scienza. E la scienza è una cosa seria. Beh, quasi sempre…

Ora è chiaro che, alla luce di questa autorevolissima ricerca, se la mancia è proporzionale al volume del seno, la generosità di Naomi fa sorgere una domanda: ma quanto sono grandi le tette della cameriera di Naomi? Boh…

L'amigdala di Casini.

“Cos’è la destra, cos’è la sinistra…” si chiedeva Gaber. Oggi, invece, ci si chiede perché si è di destra o di sinistra. E la risposta ce la fornisce la scienza. Già l’anno scorso erano stati resi pubblici i risultati dell’ennesima ricerca scientifica che spiegava il perché si sia predisposti naturalmente ad essere di destra o di sinistra. Di recente c’è stata un’ulteriore conferma. Una di quelle notizie curiose, riportate dalla stampa in rete, che salvo con il link pensando di dedicargli un post. Ma il più delle volte rinuncio. Questa, però, mi è tornata in mente perché in qualche modo legata a quelle ricerche strampalate di cui ho parlato nell’ultimo post “Più seno, più mance“.

L’articolo “Sei di destra o di sinistra? La differenza è nel cervello.” riferisce sommariamente i risultati di diverse ricerche, cominciate già nel 2003, dalle quali risulta che la propensione ad essere di destra o di sinistra è strettamente legata alla conformazione di due aree distinte del cervello; l’amigdala e la corteccia cingolata anteriore. In breve, chi è di destra ha l’amigdala più sviluppata e la corteccia più sottile; chi è di sinistra, ovviamente, il contrario. Gli effetti pratici sono che chi è di destra è meno propenso ai cambiamenti, è più lento ad accettare le novità e tende a mantenere lo status quo. Chi è di sinistra sarà esattamente l’opposto, pronto ai cambiamenti e più disposto ad adeguarsi alle novità.

Anche in questo caso i ricercatori si mostrano sorpresi dei risultati. Affermano: “Siamo stati tutti molto sorpresi dallo scoprire che c’era un’area del cervello con cui prevedere una posizione politica. È molto sorprendente perché suggerisce che c’è qualcosa di un atteggiamento politico che è codificato nella nostra struttura del cervello attraverso l’esperienza o che c’è qualcosa nella nostra struttura cerebrale che determina o si traduce in un atteggiamento politico.”. Insomma, è già scritto nel cervello. E si sorprendono di averlo scoperto. Ed io continuo a sorprendermi della loro sorpresa. Nel cervello c’è scritto molto di più di quanto pensino certi ricercatori. Ma bisogna dargli tempo, devono scoprirlo poco alla volta. Quando avranno finito di scoprire ci sarà da ridere, perché dovranno prendere atto di quante sciocchezze hanno detto, e propinato come verità scientifiche, nei decenni passati.  Aspettiamo fiduciosi…

Intanto, però, come ogni verità scientifica che si rispetti deve avere un riscontro pratico. Vediamo, allora di applicare questa sensazionale scoperta alla nostra  pratica quotidiana. Se è vero che quelli di destra sono conformisti, restii al cambiamento e conservatori, mentre quelli di sinistra sono aperti a tutti i cambiamenti e pronti ad accettare le innovazioni, allora facciamo degli esempi pratici con fatti e personaggi dell’attualità. 

Sergio Marchionne, amministratore delegato della FIAT, ha di recente sconvolto i rapporti fra azienda e sindacati, provocando proteste e scioperi, introducendo nuovi criteri di dialogo e di trattativa con i dipendenti. La CGIL si è dimostrata contraria, tanto che non ha firmato l’accordo., accusando Marchionne di autoritarismo e di aver adottato una strategia che viola le regole sindacali e perfino la Costituzione. Se ne deduce che Marchionne, che attua un cambiamento profondo, è di sinistra, mentre la CGIL che vuole mantenere le vecchie regole del rapporto azienda-sindacato, opponendosi ai cambiamenti, è di destra.

Il ministro Gelmini, che ha voluto modificare la vecchia struttura scolastica, introducendo nuovi criteri, con la sua riforma, è di sinistra. I contestatori che non accettano il cambiamento sono di destra. Berlusconi che vorrebbe riformare tutto, dalla pubblica amministrazione alla Giustizia e perfino la Costituzione, considerata ormai superata, essendo chiaramente un innovatore che guarda al futuro e vuole modificare lo status quo, è di sinistra. La sinistra, a sua volta, che è contraria alla modifica della Costituzione, perché la considera intoccabile, è conservatrice e, quindi, di destra. Insomma, secondo questa ricerca, in Italia la destra è di sinistra e la sinistra è di destra. Ohibò, c’è qualcosa che non quadra.

Ma c’è di più, cosa che non si evince da questa scoperta. In Italia esiste, oltre a destra e sinistra, anche un centro, felicissimo ed orgoglioso di essere “Centro“. Ma allora, visto che in questa ricerca non è contemplato che si possa essere di centro, che razza di amigdala ha Casini? Ma siamo sicuri che ce l’abbia? Casini, se fossi al suo posto, mi farei fare una bella controllatina al cervello. Ho paura che le abbiano fregato l’amigdala. Ma soprattutto, visto che come ipotesi scientifica non è prevista la sua esistenza, Casini, è sicuro di essere vivo? Immagino quale putiderio si scateni in Parlamento. I deputati si aggirano nervosi nel Transatlantico scambiandosi occhiate sospettose e chiedendosi l’un l’altro “Qualcuno ha visto l’amigdala di Casini?” Si tireranno in ballo complotti, cospirazioni, i servizi segreti deviati, la CIA, il Mossad (quello c’entra sempre) e, ovviamente, si accuserà Berlusconi di compravendita di amigdale. Ci saranno interrogazioni parlamentari, si chiederànno le dimissioni di un ministro a caso, Di Pietro griderà al regime e la procura aprirà un’inchiesta contro ignoti (una più, una meno…).   Insomma, un bel casino…per Casini!

Per non parlare di Fini che, partendo da posizioni di estrema destra, oggi si ritrova a fare discorsi più a sinistra di Bersani. Che strana amigdala avrà Fini? Oppure aveva una amigdala enorme e, col tempo, si è atrofizzata? Mistero, forse ce lo spiegherà la prossima serissima ricerca. In attesa di ulteriori scoperte, prendiamo atto che Berlusconi è di sinistra, Bersani è di destra e Casini non esiste. Ragazzi, questo dice la scienza. E la scienza è una cosa seria. Beh, quasi sempre…

 

Più seno, più mance.

La scienza è una cosa seria. Così importante che ci si lamenta dell’esiguità dei fondi devoluti alla ricerca. Già, ma chi ci assicura che tutte le ricerche siano utili? Non so quali siano i criteri di assegnazione dei fondi, ma ho qualche dubbio.  In passato ho ironizzato spesso sui risultati di certe ricerche strampalate, dai risultati spesso discutibili, e che ci vengono presentate dai media come importanti risultati ottenuti da illustri ricercatori di importanti università. Ne parlavo qualche mese fa in questo post “Scienza da ridere“, dove rimandavo anche a post precedenti, in cui riportavo qualcuna di queste ricerche. Poi, però, mi vengono degli scrupoli, pensando che forse esagero e che, in fondo, è pur sempre ricerca scientifica, quindi meritevole di rispetto, a prescindere dai risultati.

Oggi sul solito Corriere.it c’è un articolo che, invece, mette a tacere i miei scrupoli: “Mance più laute se hai il seno grosso“. L’articolo riprende un servizio del sito “The Week” che ironizza proprio su certe ricerche, facendo l’elenco delle 7 scoperte più inutili del 2010. Beh, almeno mi consola, Scopriamo così alcune perle “scientifiche”. Uno studio sulle “Conseguenze dell’attrazione femminile“, ha scoperto che…le cameriere con un seno prosperoso ricevono mance più consistenti. E che, sempre se si ha un bel seno, è più facile ottenere un passaggio facendo l’autostop.

Un’altra scoperta ha accertato “scientificamente” che i bambini preferiscono giocare con le macchinie, mentre le bambine preferiscono le bambole. Incredibile, vero? La responsabile di questa scoperta, determinante per il futuro dell’umanità, Sara Amalie O’Toole, ha dichiarato alla stampa: “Siamo rimasti incredibilmente sorpresi nel constatare che i maschietti hanno diverse preferenze dalle donne anche quando sono davvero piccoli.”. Beh, anche noi siamo sorpresi della sua sorpresa, ma evito di specificare i motivi per carità cristiana.

Ed ecco un’altra perla pubblicata sulla rivista Journal of Social and Clinical Psychology, mica il Corrierino dei piccoli, con il titolo “Weekend, lavoro e benessere“. Insomma, roba seria. Chissà quanto tempo, lavoro, fatica, esperimenti, per arrivare a scoprire che…le persone, durante la vacanza del fine settimana, sono più felici che al lavoro. No, non posso crederci. Chi l’avrebbe mai immaginato. Però, se lo dice un’importante ricerca scientifica, deve essere vero. Sì, perché la scienza è una cosa seria. Beh, quasi sempre…

Tipica cameriera che riceve mance generose.

seno mance

La gaia scienza.

Leggendo le notizie “scientifiche” che ogni giorno ci vengono propinate dai media, il titolo, più che richiamare alla mente l’opera di Nietzsche, ci fa pensare ad una specie di Zelig scientifico, tutto da ridere. Davanti a certe notizie non si bene come comportarsi, se ridere o chiedersi se questa informazione sia seria. Ma, soprattutto, se siano seri certi ricercatori e che utilità abbiano certe ricerche. Ne parlavo già nel post precedente “Ricercatori ricercati“. Ed ecco che oggi, a conferma di quanto dicevo, ci sono altre due notiziette curiose. Eccole…

Tennis, urla ed etica.

Nell’università canadese di British Columbia forse non avevano altro da fare. Quindi hanno deciso di fare una serissima ricerca per stabilire se, durante una partita di tennis, l’urlo di un giocatore può distrarre e confondere l’avversario. Beh, mi sembra una questione davvero fondamentale per il progresso umano. Il risultato lo riporta oggi, in prima pagina l’ANSA: “Urla durante scambio distraggono l’avversario“. Sembra dimostrato che l’urlo del giocatore, mentre invia la palla, possa determinare nell’avversario un errore della percezione della traiettoria della palla fino a 60 centimetri. Oh cacchio! E noi che vivevamo tranquilli e beati nella nostra incoscienza, ignari di questa importantissima rivelazione. Beh, ora lo sappiamo e sono certo che cambierà completamente la nostra esistenza, anche se non avete mai visto un campo da tennis in vita vostra. Ma la cosa è seria e, secondo il prof.  Scott Skinnett della stessa prestigiosa università canadese (mica l’università di Pompu!) implica addirittura una questione etica. Peccato che ai tempi di Aristotele non giocassero a tennis. Altrimenti, sono certo, non avrebbe mancato di scrivere un ponderoso trattato sull’etica delle palle…da tennis, ovviamente.

Ecco la famosa tennista Venus Williams, nota per il suo abbigliamento sempre sexy, mentre è impegnata in un’azione di gioco. In questo caso, però, non urla la tennista, è il pubblico che urla di ammirazione. E non per la volée sotto rete…

Venus Williams perizoma

Insalata mista.

La seconda notizia è la dimostrazione di quanta confusione ci sia, anche fra gli esperti, quando si tratta di argomenti che si prestano ad interpretazioni diverse. Il guaio è che molto spesso le nuove scoperte sono in contrasto con le vecchie convinzioni e, quindi, ci mettono in crisi. Fino alla nuova “scoperta” che, magari, annulla la precedente. Di esempi simili ne vediamo ogni giorno. L’ultima riguarda il mito dell’insalatina leggera, consigliata da nutrizionisti, esperti, opinionisti improvvisati, per stare in salute, mantenere la linea e sentirsi leggeri ed in forma. Siete amanti e sostenitori dell’insalatina e da anni vi alimentate così, perché lo consigliano gli “Esperti”? Eccovi serviti, ultimissime sulle Flash News dell’ANSA…

Insalatomania, inganno dietetico: “ROMA – L’insalata a pranzo? Puo’ essere un beffardo inganno per la dieta, e quindi anche per la bilancia, denunciano gli esperti. Dito puntato sull”insalatomania’, sempre piu’ frequente nelle pause pranzo dei lavoratori italiani, dice Giuseppe Fatati, presidente dell’Adi, che alla presentazione dell’Obesity Day, ha messo in guardia gli italiani dal consumare un pasto in apparenza leggero ma che in realta’ puo’ arrivare a contenere oltre 500 calorie. (ANSA) 

Eh sì, è proprio una scienza molto gaia, tutta da ridere…

Ricercatori ricercati.

Si dice che in Italia la ricerca non sia sufficientemente sovvenzionata. Forse è vero, ma con qualche riserva. Di recente, per esempio, il rettore della Sapienza, Frati,  disse chiaro e tondo, come riportatato dalla stampa (vedi Corriere.it), che molti “ricercatori” in realtà sono dei fannulloni: “Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull’università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra. Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall’università“.  Ma siccome questa verità è scomoda, meglio tacere. Infatti la notizia  è subito scomparsa dai media, senza approfondire, senza suscitare dibattiti, chiarimenti e verifiche.

Forse per questo motivo, vista la scarsa considerazione in patria, molti vanno a “ricercare” all’estero, specie negli USA, dove i ricercatori vanno come il pane; ci sono più ricercatori che spazzini. E se la passano anche abbastanza bene, visto che la ricerca gode di lauti finanziamenti pubblici e sovvenzioni private. Meglio fare il ricercatore che il lustrascarpe ad Harlem. Con ciò non voglio sminuire l’importanza della ricerca, che è fondamentale, ma forse, visti certi risultati, bisognerebbe anche interrogarsi e chiedersi se la ricerca sia sempre motivata e se i risultati siano attendibili e giustifichino gli enormi capitali che vengono investiti. Chi segue l’informazione sa che quasi quotidianamente vengono annunciate grandi scoperte in qualche campo. E sa anche che spesso i risultati di queste ricerche ci lasciano molto perplessi sulla loro attendibilità e sulla validità di certe ricerche.

Ricordo, giusto per citare un caso, che proprio di recente venne annunciato il risultato di una importante ricerca che ha stabilito “scientificamente“, dopo chissà quanti anni di studio, che le granchiette femmine usano offrire prestazioni sessuali ai granchietti maschi in cambio di protezione. Ma pensa tu! Queste sono le cose che ti cambiano la vita. Ancora ieri campeggiava in tutti i quotidiani un’altra grande scoperta: “L’amore sviluppa l’intelligenza“. E che gli rispondi? E’ una scoperta scientifica, mica lo dice il manuale delle giovani marmotte. Ma allora i cretini sono cretini per una semplice carenza affettiva? Beh, lo dicono gli scienziati. E gli scienziati…sono uomini d’onore! Come Bruto. L’elenco di queste sconvolgenti scoperte sarebbe lunghissimo, ma non divaghiamo e veniamo all’ultimissima “verità scientifica” frutto di lunghe e costose ricerche; riguarda il sonno.

Ci hanno sempre detto, fin da piccoli, che bisogna dormire almeno otto ore al giorno. Era una di quelle verità scontate che nessuno metteva in dubbio. In verità, io qualche dubbio lo avevo, visto che per me, specie da ragazzo, svegliarmi ed alzarmi alle 6 del mattino per essere a scuola alle otto, era un autentico dramma. Il mio “sogno”, è proprio il caso di dirlo, era di poter dormire almeno due ore in più. Ma non si poteva, perché qualcuno ha deciso che si debba andare a scuola, o in ufficio o in fabbrica, alle otto del mattino. In qualche caso l’orario di inizio attività era anticipato perfino alle 7.30. Io stesso, al mio primo lavoro, ho fatto questo orario per otto d’anni. Avevo un collega che veniva da lontano e per essere in ufficio alle 7.30 doveva alzarsi alle 4.30 della notte per prendere il treno delle 5.30. Significa, appunto, che se non avete l’ufficio proprio sotto casa, al piano terra, e dovete affrontare lunghi percorsi per recarvi al lavoro, dovete alzarvi almeno due ore prima, diciamo alle 5 o 5.30 del mattino; ma si dovrebbe dire della notte. Ho sempre pensato che questi orari li avesse decisi qualcuno che soffriva d’insonnia e non vedeva l’ora di alzarsi, uscire di casa, occuparsi degli affari altrui e stabilire gli orari di lavoro, delle scuole, degli asili e degli uffici pubblici. Insomma, tanto per essere in compagnia. Sadismo puro!

Veniamo al dunque. L’anno scorso venne annunciata l’ultima scoperta, sempre in USA, grazie alla quale si accertò che i bambini ed i ragazzi che frequentavano le scuole soffrivano, in generale, di scarsa capacità di concentrazione, con risultati deludenti sul profitto scolastico. E quale era la causa? Udite, udite, era la scarsità del sonno. In media i ragazzi, per essere a scuola alle otto, dormono almeno un’ora in meno del necessario. Per ovviare a questo inconveniente dovrebbero dormire un’ora in più ed entrare a scuola alle nove. Guarda tu, e io che dicevo? Finalmente un po’ di giustizia, mi sono detto. Ed ora ho anche la conferma della scienza. Ma oggi anche la scienza è ballerina, è variabile come il tempo in autunno. Quindi, mai dare qualcosa per scontato. Infatti…

Infatti, due mesi fa, ecco l’ultimissima ricerca dei ricercatori alla ricerca del sonno perduto. Ma quanto bisogna dormire? Voilà, la risposta scientifica: “Il sonno perfetto dura sette ore“; non un’ora di più, né un’ora di meno. E voi che vi eravate già abituati alle vostre otto ore di sonno, e pensavate di essere “a norma“, entrate improvvisamente in crisi e vi sentite anomali, anormali e ladri di sonno. Può essere l’inizio di una grave crisi esistenziale che potrebbe causare stress, ansia e…insonnia! Ed in questi due mesi, forse, avete tentato con grandi sacrifici, di limitarvi a quelle “sette ore”, perché lo dicono gli scienziati. E gli scienziati…sono uomini d’onore! Bene, e che succede oggi? Tenetevi forte, arriva l’ultimissima scoperta che più ultima non si può: “Cinque ore di sonno sono sufficienti“. Vi scappa da ridere? Anche a me. Eppure sono tutte ricerche serissime fatte da autorevolissimi scienziati. E, ricordiamolo, gli scienziati…sono uomini d’onore!

Mi piacerebbe vedere affissi nelle strade, negli uffici, nei metrò, nei supermercati, in tutti i luoghi pubblici, dei grandi cartelli con la scritta “Wanted…si ricercano ricercatori“. Ma non per assumerli e stipendiarli a vita come ricercatori. No, perché se si riesce a scovare certi ricercatori bisognerebbe sbatterli in galera e buttare la chiave nel fiume.