Che tempi

Che tempi, signora mia, non c’è più religione. Anzi, forse la religione c’è, ma sono i religiosi che cominciano a fare un po’ di confusione. Il Papa dice che dobbiamo dialogare con i musulmani “nostri fratelli” , anche quelli che ci minacciano. Alcuni musulmani, invece,  forse equivocando il messaggio del profeta o interpretandolo troppo alla lettera, a dialogare non ci pensano neanche, anzi pensano che il massimo della fede sia sgozzare la gente come capretti al macello (più ne ammazzi, più vergini ti spettano quando crepi).

Ma non bisogna disperare, magari, prima o poi, si trova un modo di convivere pacificamente. Ora, per esempio, dopo  la morte di Padre Jacques in Francia, sgozzato da terroristi islamici, i musulmani, per  mostrarsi pentiti andranno in chiesa a sentire la messa.  Come se le monache di clausura facessero le comparse nei film porno. Sono i primi timidi segnali di sincretismo (e/o dissimulazione). La CEI è entusiasta del gesto: un miracolo.

Del resto, tempo fa Papa Bergoglio, in occasione della sua visita in Turchia (vedi “Papa a Istanbul“) , insieme a imam e muftì, a pedi scalzi, andò a pregare alla grande Moschea blu, fermandosi in raccoglimento a meditare davanti all’edicola che indica La Mecca. Avrà avuto un attimo di crisi mistica, semplice disorientamento geografico, oppure stava studiando lo stile architettonico dell’edicola per rifarne una uguale a San Pietro? Misteri della fede.  Bisogna riconoscere, però, che questo Papa ha le idee progressiste, molto aperte, così aperte che gli sfuggono, volano via e così, privo di idee, dice molte sciocchezzuole (è un delicato eufemismo). Ma lui, imperterrito, fa finta di nulla, persevera e continua a fare il Papa.

Bene, comunque è già un buon segno; tutti i musulmani in chiesa. Dopo, per ricambiare il favore, tutti i cristiani andranno in moschea. Poi cristiani e musulmani faranno una visita di cortesia in Sinagoga e, per dimostrare ancor più vicinanza agli ebrei sempre discriminati, con volo low cost e pacchetto speciale “Gerusalemme: tre giorni due notti”, andranno a pregare al Muro del pianto.  E poi, cristiani, musulmani ed ebrei, sempre con pacchetto weekend tutto compreso, voleranno in Tibet per rendere omaggio a Budda. Ed infine, buddisti, ebrei, musulmani e cristiani chiuderanno in bellezza a Napoli con una bella pizzata da Ciro alla “Bella Napoli“, con  spettacolo pirotecnico finale; razzi, granate, mortaretti, tarantella, triccheballacche, tarallucci e vino. Viva San Gennaro e sempre…Forza Napoli!

Cose da pazzi

Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto: proprio perché è impazzito.

Ormai queste notizie sono così frequenti che non ci si meraviglia più. E’ lungo l’elenco di bambini lasciati in auto sotto il sole (spesso con conseguenze tragiche), o dimenticati all’autogrill, oppure lasciati soli in auto per andare a fare la spesa, al lavoro, a giocare alle slot machines,  per andare in discoteca, o per i motivi più assurdi. Questa di oggi è solo una delle vittime dell’incoscienza di genitori distratti: “Dimenticata per ore in auto: muore bimba di 18 mesi“. E purtroppo non sarà l’ultima; sta diventando “normale” dimenticare bambini di pochi mesi in auto, come oggetti qualunque di poco conto, come ombrelli. Solo qualche decennio fa non sarebbe successo; impensabile. Non perché non ci fossero auto, bambini, autogrill, discoteche o slot machines, ma perché non c’erano mamme fuori di testa. Oppure, se qualcuna c’era, finiva  in manicomio, prima di Basaglia, invece che in libera uscita. Poi hanno chiuso anche i manicomi e tutti i pazzi sono liberi di circolare. Ma questa è un’altra storia di “buonismo” fatale. Una volta nessuna mamma si dimenticava dei figli, li aveva sempre, costantemente,  sotto controllo, non li perdeva un attimo di vista; era la loro prima preoccupazione. Non si sognavano, specie se molto piccoli, di lasciarli andare da soli in riva al mare, o di lasciarli soli in piscina o, com’è successo di recente a Disneyland, di lasciarli soli in riva ad una laguna infestata da coccodrilli. Non succedeva.

Oggi la gente è distratta da mille motivi, dai media, dalla TV, dalla pubblicità, dalle mille incombenze quotidiane, da mutui da pagare, bollette, lavoro che non c’è, affetti, famiglie allargate, divorzi, amanti, palestre, diete, prova costume, TG, politica, bond, referendum, immigrati, banche fallite, lavoro precario, Fornero, la pensione come un miraggio. E quando potrebbero rilassarsi riescono a complicarsi la vita con lo sguardo e la mente sempre occupati a seguire i social, Facebook, Twitter, inviare e ricevere sms, vivere una seconda vita parallela, una vita virtuale. E così, distratti da tante sciocchezze, ci si dimentica delle cose importanti; perché anche la nostra mente ha dei limiti e quando la carichiamo eccessivamente va in tilt. Ma stranamente nessuno sembra rendersene conto. Una volta i figli erano la cosa più importante per i genitori. Ricordiamo tutti la celebra frase di Cornelia, la mamma dei Gracchi, indicando i figli: “Questi sono i miei gioielli“. Oggi i figli non sono la cosa più preziosa per i genitori, non sono  più gioielli, sono  bigiotteria scadente da bancarella, sono come buste della spesa, si dimenticano nel bagagliaio. Lo dico da anni e lo ripeto: la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Papa Bergoglio è a Cracovia. E naturalmente non perde occasione per deliziarci con le sue dichiarazioni. Purtroppo più parla e più sciocchezze dice. L’unica soluzione sarebbe che tacesse. Da quando si è insediato a San Pietro non ne ha detta una giusta; fin dall’inizio, a partire dalla sua frase sui gay “Chi sono io per giudicare?”. Le sue dichiarazioni sono una serie di strampalate affermazioni, spesso contradditorie, senza capo né coda, né fondamento; roba da meditazione settimanale delle “pie donne” al circolo parrocchiale. Comincio ad avere seri dubbi anche sulla sua competenza teologica e, di conseguenza, sulla sua autorevolezza come guida spirituale della Chiesa. Fa gli stessi ragionamenti ed usa le stesse argomentazioni banali e prive di fondamento che avrebbe fatto la vecchia Perpetua di Don Abbondio. Mi ricorda “La professione di fede del vicario savoiardo” di J.J.  Rousseau. Solo che quel vicario cercava di spiegare la fede in Dio semplicemente perché lo sentiva con il cuore; e ciò gli bastava. Nella sua semplicità era molto più sincero di Bergoglio: il che è tutto dire.

Fra le tante sciocchezze papali, le più frequenti e più discutibili, che suscitano polemiche, critiche e stanno provocando l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa,  sono quelle relative al rapporto con i musulmani (“Sono nostri fratelli“, dice), il terrorismo islamico (condanna il terrorismo, ma non cita mai l’islam, nemmeno oggi che hanno ammazzato un prete in chiesa in nome di Allah), all’accoglienza degli immigrati e il dovere di aprire le porte a tutti, buoni e cattivi (tanto paghiamo noi, mica lui). Si potrebbe proseguire a lungo con le sue dichiarazioni che lasciano sempre più perplessi. La sua visione del mondo è un miscuglio di Vangelo e Manifesto del partito comunista. Più che la guida spirituale della Chiesa sembra un sindacalista sessantottino o un seguace di Fidel Castro; magari ha nella stanza il manifesto di Che Guevara.  Ma quando glielo fanno notare e gli rimproverano una eccessiva attenzione ai problemi del lavoro, dei poveri, delle disuguaglianze sociali, dei diritti dei lavoratori, dice che non è marxismo, è Vangelo. Peccato che molti, compresi studiosi e teologi, non siano proprio d’accordo.

Oggi, per esempio, dice che il mondo è in guerra. Questo lo abbiamo capito anche noi e già da parecchio tempo. E’ il fanatismo islamico che ha dichiarato il jihad, la guerra santa al mondo occidentale, agli infedeli. Dice Bergoglio che bisogna difendersi, ma “non con le bombe” (parole sue). E come Santità?  Porgendo l’altra guancia? Amando il prossimo come se stessi? Perdonando chi ci offende e ci minaccia di morte? Accogliendo in casa i potenziali terroristi? Oppure cercando di non dare troppo peso alle minacce, giusto per non alimentare la paura? Anche il presidente Mattarella oggi, a proposito degli attentati terroristici, ha detto: “Dobbiamo impedire che la paura ci vinca, non possiamo consentire che il nostro Paese e l’Europa entrino nell’età dell’ansia.”.

Ecco, il vero pericolo non è il terrorismo, non sono le bombe che rischiamo di trovarci sotto il culo. No, il pericolo è “l’ansia“. Non dobbiamo cedere all’ansia: magari  ci sgozzano come agnelli sacrificali, ci bucherellano con i kalashnikov, ci spiaccicano sull’asfalto con un Tir da 20 tonnellate, o ci fanno a brandelli con le bombe, ma non dobbiamo aver paura, non dobbiamo cedere all’ansia: crepiamo, ma crepiamo sereni. Enrico Mentana ieri diceva (anticipando Mattarella) che c’è gente che pensa di combattere il terrorismo con il Prozac. Ottima soluzione. Ci penseranno le Asl a distribuire gratuitamente ai cittadini tonnellate di Prozac per combattere l’ansia e la depressione. Begoglio vuole combattere il terrorismo, ma non con le armi, Mattarella, invece che preoccuparsi per il pericolo del terrorismo,  è preoccupato che non ci venga l’ansia. Ma c’è qualcuno in circolazione che sembri normale? Non dico che lo sia, ma almeno che lo sembri.

E così anche oggi Bergoglio ha detto la sua. Ammazzano la gente al grido di “Allah Akbar”, ma il Papa dice che la religione non c’entra. Sgozzano un prete in chiesa mentre celebra la messa, ma Bergoglio dice che la religione non c’entra. A Dacca in Bangladesh, hanno fatto una strage, però salvavano quelli che conoscevano il Corano; ma il Papa dice che la religione non c’entra. In tutti gli attentati messi in atto degli ultimi tempi, sia da singoli o da gruppi di terroristi, il loro grido di battaglia con il quale accompagnano le stragi è sempre lo stesso “Allah Akbar“, ma il Papa dice che la religione non c’entra. “E il Papa è un uomo d’onore…”, direbbe Marco Antonio. Comincio a pensare che il Papa o ci è o ci fa; oppure quello che non c’entra con la religione è proprio lui, il Papa

Croci e test

Ogni pretesto è buono per alimentare polemiche e contrapposizioni. E c’è chi ci gode e chi ci marcia. La polemica sul crocifisso nelle scuole è solo l’ultima della serie. Ma dovrebbe farci riflettere, onestamente e senza pregiudizi, sulle tesi ormai dilaganti che vogliono un’Italia multietnica e multirazziale e pronta ad accogliere tutto e tutti e rimettere in discussione la nostra storia e la nostra cultura; così, giusto per dimostrare che siamo aperti a tutte le innovazioni, a tutte le culture, disposti a tutto pur di dimostrare quanto siamo buoni. Siamo così buoni che, qualche anno fa, giusto per evitare che qualcuno ci accusasse di razzismo, siamo riusciti ad eleggere miss Italia, che dovrebbe rappresentare la classica bellezza italiana ( o no?) una ragazza mulatta di Santo Domingo. Questo non è essere anti razzisti, è essere stupidi.

E così siamo disposti anche a rimettere in gioco i simboli della nostra cultura pur di mostrarci tolleranti. Già, perchè oggi l’imperativo categorico è la tolleranza, sempre, dovunque e comunque. E allora ben venga anche l’islamismo, anzi, diamogli delle belle moschee, in modo che possano pregare a loro piacimento, ne hanno il diritto. Se poi le moschee diventano luoghi di aggregazione di terroristi e di incitamento alla guerra santa, pazienza, dobbiamo essere tolleranti, no? Ma se dobbiamo accettare l’islamismo e rispettare  le altre culture e tradizioni,  perchè poi lanciamo campagne mediatiche per salvare Amina dalla lapidazione? Anche quello è islamismo e quella è la legge islamica. Perché in quel caso non siamo tolleranti?

Ora, sembra che l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei locali pubblici turbi la sensibilità degli islamici.  Allora, se dovessimo eliminare tutto ciò che turba la sensibilità “islamica” dovremmo eliminare tutti i simboli che in qualche modo si rifanno alla cultura cristiana. Il crocifisso è solo uno dei simboli. Tempo fa venne sollevato lo stesso problema a proposito del presepe. Aboliamo anche il presepe? E poi cos’altro? Allora, perché non eliminare anche tutte le chiese e le basiliche, S.Pietro compreso? Perché non eliminare anche tutte le opere artistiche di ispirazione religiosa? Riduciamo in frantumi la “Pietà” di Michelangelo, perché la sua vista potrebbe urtare la suscettibilità di un islamico. Bruciamo tutti i testi sacri e distruggiamo le raffigurazioni, i quadri, gli affreschi di carattere religioso.

Ma di questo passo, se siamo coerenti,  bisognerebbe eliminare tutto ciò che in qualche modo può turbare la sensibilità di qualcuno. Bene. Allora, siccome al mondo esistono milioni di persone che non amano la cultura, distruggiamo anche tutte le opere dell’ingegno umano, dalla letteratura alla filosofia, alla musica, all’arte; così, giusto per non urtare la suscettibilità degli ignoranti.  Visto che ci siamo, eliminiamo anche gli esami a scuola, per non mettere in difficoltà i somari. Ed infine, aboliamo anche tutti i test attitudinali e le prove concorsuali, per non creare imbarazzo ai meno preparati.  Ma, soprattutto, aboliamo tutti i test di valutazione del quoziente di intelligenza (il famoso Q.I.), giusto per non irritare gli idioti e lo scemo del villaggio.  Eppure deve esserci un limite. A guardarsi intorno sembrerebbe di no, ma deve esserci un limite alla stupidità umana. Almeno, speriamo che ci sia.

P.S.

E’ un vecchio post del 2003, ma potrei averlo scritto oggi; dopo 12 anni è sempre valido. Considerato che nell’ultimo decennio, il flusso migratorio è cresciuto in maniera esponenziale, creando gravi problemi per la sicurezza e la convivenza sociale, bisogna concludere che non solo il problema non è stato risolto e non si è trovato un modo di conciliare le diverse culture e tradizioni (l’integrazione si è dimostrata impossibile e diversi paesi europei ne hanno riconosciuto il fallimento totale), ma che, al contrario, lo scontro fra la cultura occidentale e l’islam è esplosa in maniera drammatica con conseguenze gravissime e che l’auspicata “integrazione” non solo non si è realizzata, ma l’abbiamo fatta al contrario; siamo noi che ci stiamo adeguando alle altre culture. Prova ne sia il fatto che allora chiedevo “Aboliremo anche il presepe?”. Oggi sappiamo, purtroppo, che quella previsione si è avverata. Molte scuole e asili d’Italia già da tempo hanno abolito il presepe, l’alberello ed i canti di Natale. Ed il futuro ci riserverà altre sorprese impensabili.

Ma croci, presepi e alberelli sono sciocchezzuole in confronto a quello che ci aspetta. L’Isis, le minacce terroristiche, gli attentati messi a segno di recente, e la guerra dichiarata per instaurare lo stato islamico sono la dimostrazione più evidente che è in corso uno scontro di religione e di civiltà. Significa che la tanto esaltata società multietnica è una utopia fallimentare che ci sta procurando solo danni, conflitti sociali e tragedie. Eppure, c’è una vasta area di sinistra che, con una faccia tosta che solo loro possiedono (forse perché con le cooperative ed associazioni, campano sull’accoglienza, realizzando profitti milionari), continua a sostenere la necessità di accogliere tutti i disperati del mondo e di garantirgli, a spese nostre, vitto, alloggio, assistenza, casa, lavoro e soggiorno in hotel. E, giusto per non turbare la loro sensibilità, eliminare possibilmente tutti i simboli religiosi e cancellare la nostra cultura e le nostre tradizioni.

Il che dimostra che oltre alla malafede, all’ipocrisia ed allo sciacallaggio di chi specula sull’accoglienza  e sulle disgrazie del terzo mondo (il caso di Roma capitale e delle cooperative di Buzzi che intascavano milioni di euro assistendo immigrati e rom è la prova inequivocabile del fatto che l’opera umanitaria è solo un pretesto che  nasconde grossi interessi economici; vedi “Bassotti romani“), esiste ancora una larga parte di italiani  che credono ancora alla retorica buonista degli sciacalli della sinistra.  Quando si sveglieranno dal sonno e scopriranno l’inganno sarà troppo tardi.

Vedi: Eurabia news

Pane e lavoro

Fin da piccoli ci hanno insegnato questa preghiera  “Padre nostro che sei nei cieli…dacci oggi il nostro pane quotidiano...”. Passano gli anni, si cresce, cambiano i tempi, le mode e, forse, bisogna cambiare anche le preghiere. Ecco cosa ha detto ieri il Papa (Per favore, pane e lavoro)…

Come? Ora siamo noi che dobbiamo dare il pane quotidiano a Dio?  Non ci sono fornai in paradiso? E magari con il pane vuole anche il companatico ed un bicchiere di Vin santo? E lo chiede a noi che siamo senza lavoro e non arriviamo a fine mese? E dovremmo anche procurargli un lavoro. A lui che ha un lavoro garantito per l’eternità,  posto fisso (anche senza art. 18 nessuno può licenziarlo), ruolo dirigenziale al massimo livello, possibilità di spostarsi dovunque senza permessi o autorizzazioni perché “è in cielo, in terra e in ogni luogo“, senza possibilità che qualcuno lo contraddica o gli imponga degli obblighi perché “sia fatta la sua volontà“, nessuna bega con i sindacati metalmeccanici, che  ha il suo ufficio su una bianca nuvoletta da dove si gode un panorama da Dio.

Come è possibile che Dio, che una volta si dava arie da padreterno perché ogni mattina faceva trovare la manna fresca al suo popolo eletto,  sia ridotto così male da chiedere a noi un pezzo di pane ed un lavoretto anche saltuario, anche in nero, a cottimo, precario? Non sarà che anche in Paradiso è arrivata la crisi, lo spread dei Bond celesti è schizzato alle stelle e San Pietro ha varato un governo tecnico? Oppure è arrivato un rottamatore ex boy scout che vuole far piazza pulita della vecchia gerarchia di santi, beati e cherubini? Mah, tempi duri per il regno dei cieli. E se lo dice il rappresentante in Terra del Padreterno bisogna credergli. Oppure il Papa sta attraversando un momento di crisi mistica?

Eh, signora mia, non c’è più religione e, soprattutto, non ci sono più i Papi di una volta.

 

El Gallo Rojo

El gallo rojo (Il gallo rosso) è una canzone popolare della guerra civile spagnola. La cantavano anarchici, socialisti e comunisti repubblicani. Potete ascoltarla qui: El gallo rojo. Mi viene in mente pensando alla morte di don Andrea Gallo, “prete dei deboli“, come titola l’ANSA. Perfetto esempio di quei “preti di strada“, come li chiamano oggi,  che vanno a braccetto con comunisti e rivoluzionari, fanno i cortei con i No global ed in chiesa, invece del brano evangelico, leggono gli articoli de L’Unità e dopo la messa di Natale cantano “Bella ciao“, agitando un drappo rosso, come un qualsiasi Santoro in TV.  Insomma, un Gallo rosso. L’ho citato spesso, proprio per le sue idee e le sue amicizie. Ecco l’ultimo post del gennaio scorso. Lo riporto integralmente.

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

 

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato; sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia di Rosi Bindi! Forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Nel 2005 scrissi una breve filastrocca su un Gallo giallo di Rapallo. Non è rosso e non è proprio di Genova, ma siamo lì (Il gallo di Rapallo).

Visto che il nostro Gallo rosso amava cantare, possiamo ricordarlo alla sua maniera, in musica, con questo “Il Gallo è morto“.

 

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato, sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia Rosi Bindi! Mah,  forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Angeli distratti

Ieri il Papa ha affermato che gli angeli esistono, ci accompagnano per tutta la vita e ci proteggono. Infatti, a conferma delle sue parole, ieri in una chiesa di Viareggio, dove gli angeli sono di casa e maggiore è la loro protezione,  un pazzo si è cavato gli occhi con le proprie mani. Dice che una voce gli ha imposto di farlo. O c’è stata una interferenza nella comunicazione con la voce ed il messaggio è stato travisato, oppure il suo angelo era momentaneamente distratto.

Reazioni a distanza

Dopo aver minacciato di farlo mesi fa, lo ha fatto davvero. Il pastore di una Chiesa protestante in Florida, Wayne Sapp, ha bruciato pubblicamente una copia del Corano. E, incredibile, a migliaia di chilometri di distanza, in Afghanistan, scoppia la protesta. Già ieri è stata assaltata una sede ONU causando 15 morti, di cui due decapitati, e decine di feriti. Oggi la protesta prosegue in altre località e si contano una decina di morti e circa 70 feriti. Cavolo, nervosetti questi islamici. E molto suscettibili. Per un niente si accalorano e prendono fuoco. E non si limitano a rispondere occhio per occhio e dente per dente. No, loro non bruciano i testi sacri cristiani. Loro sono più pragmatici, bruciano direttamente le chiese con dentro i cristiani. Così hanno fatto in India, Pakistan, Egitto.

Ma possono stare tranquilli, perché nessuno risponderà bruciando moschee o dando la caccia al musulmano. Noi siamo pacifici, tolleranti, perdoniamo settanta volte sette, porgiamo l’altra guancia e, se necessario, anche il resto. Siamo buoni, noi. Ma così buoni, ma così buoni che la famigliola del Mulino bianco, al nostro confronto, è una setta demoniaca. Ora bisognerebbe fare un discorsetto. Ma siccome l’ho già fatto circa tre mesi fa, tanto vale ripeterlo.

Aspiranti cadaveri.

Siamo tutti buonisti e pacifisti. Lo sono i cristiani, perché lo dice il Vangelo. Lo sono i militanti di sinistra, perché sono ipocriti (il loro paci-buonismo è a senso unico). E’ pacibuonista la gente comune, plagiata da una campagna mediatica, anch’essa a senso unico, il cui scopo è quello di preparare le menti all’accettazione acritica dell’invasione islamica dell’Europa. Lentamente, giorno dopo giorno, stiamo assimilando passivamente una nuova morale da schiavi. (Vedi “Le oche buoniste“)

Dopo l’ultima strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, ci si aspetterebbe almeno un gesto di condanna dell’atto terroristico da parte del mondo musulmano. Invece arriva la risposta di un autorevolissimo imam del Cairo, Ahmed al-Tayyeb, il grande Imam di Al-Azhar, il quale accusa il Papa di “ingerenza inaccettabile” negli affari interni dell’Egitto. Ora è chiaro, noi pensavamo, sbagliando, che far saltare in aria i cristiani fosse una strage, un atto terroristico. Invece è “un affare interno“.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dice un vecchio adagio. Ed i nostri pacibuonisti ne sono l’esempio vivente, fanno come le tre scimmiette. Niente e nessuno li smuove dalle loro granitiche convinzioni a base di multiculturalismo, accoglienza, tolleranza, integrazione e, soprattutto, garantire ai musulmani la libertà religiosa e l’apertura di moschee ovunque. Poco importa se poi, come è stato ampiamente provato, certe moschee diventano centri di propaganda della jihad, della guerra santa conto gli infedeli, di addestramento di terroristi e di raccolti di fondi per finanziare il terrorismo islamico. Ma le scimmiette pacibuoniste non se ne curano. Anzi, non se ne deve parlare. E se qualcuno fa sommessamente osservare che forse, dico forse, l’accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di immigrati senza arte, né parte, seguaci di una religione che li pone già “contro“ gli infedeli occidentali e la loro cultura,  e di conseguenza, precludendo ogni possibilità di integrazione, creano qualche problema e potrebbero costituire un pericolo, passa inevitabilmente per “razzista”. E se passi per  razzista hai chiuso, non hai più diritto di parola, vieni bollato col marchio d’infamia, sei uno spregevole rifiuto sociale.

Anzi, sembra davvero che questo mondo multiculturale e multireligioso sia l’unico possibile. Anche se ormai è chiaro che in Europa il multiculturalismo è fallito, come ha dichiarato il cancelliere tedesco Angela Merkel e come è evidente in paesi europei che per primi hanno accolto milioni di immigrati ed hanno puntato sull’integrazione, anch’essa fallita. Questa grande bufala del multiculturalismo è un fallimento totale. E solo adesso paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia, l’Inghilterra, la Francia, si rendono conto del gravissimo errore di valutazione e cercano disperatamente di rimediare.

Solo noi continuiamo a crederci. In primis proprio i cristiani, proprio coloro che saranno le vittime designate dell’invasione islamica. Così è normale sentire preti, vescovi, cardinali che continuano a battersi per l’apertura di moschee e per i diritti religiosi, e civili, degli immigrati, meglio ancora se islamici. E nessuno sembra porsi l’inevitabile problemino della reciprocità. Noi garantiamo a tutti il diritto di manifestare la propria fede religiosa, loro no; ne ammettono solo una, l’islam. Allora perché noi dobbiamo garantire loro l’apertura di moschee se a casa loro non permettono la costruzione di chiese cristiane? Perché da noi possono occupare l’intera piazza del Duomo per pregare rivolti a La Mecca e in Arabia saudita, dove l’islam è l’unica religione riconosciuta e permessa, se solo ti scoprono a pregare in privato nella tua casa, ti arrestano? Perché devo riconoscere dei diritti a chi quei diritti in casa propria non li riconosce? Perché devo rispettare chi non mi rispetta? Perché?

Ma i cristiani sono buoni, tolleranti, accoglienti, amano il prossimo come se stessi, porgono l’altra guancia ed anche qualcos’altro (Porgi l’altra guancia). Ecco perché sono sempre in testa quando si organizzano fiaccolate di solidarietà, cortei per i diritti umani e marce della pace. A ruota seguono i sinistri ipocriti, sempre pronti a manifestare per i diritti umani, la pace, l’integrazione, la libertà religiosa. I cristiani organizzano marce per la pace e per garantire la libertà religiosa agli islamici. Gli islamici, in mezzo mondo, organizzano attentati, bruciano chiese, ammazzano preti e suore e praticano il loro sport preferito; la caccia ai cristiani. Non vi pare che ci sia qualcosa di strano in questa mancanza di reciprocità? Sì, c’è il fatto che, come dice l’imam del Cairo, fare strage di cristiani è un “affare interno“. Quindi non possiamo nemmeno lamentarci o protestare. E’ un loro affare interno, la cosa non ci riguarda!

Ma, dicono i pacibuonisti, non dobbiamo reagire alla violenza con la violenza. E come si reagisce, di grazia, alla violenza? Si invia un mazzo di fiori con biglietto di auguri? Non bisogna pensare, dicono sempre le nostre ancelle della misericordia e i figli dell’amore universale, che esista una contrapposizione fra islam ed occidente, né che sia in atto una guerra nei confronti della Chiesa. Esiste anche un islam pacifico. E quale sarebbe questo pacifismo islamico? Quello dell’imam Ahmed al-Tayyeb che, invece che condannare la strage, accusa il Papa di ingerenza? Quello di chi ha pubblicato di recente in rete un elenco di una cinquantina di luoghi di culto in Egitto, Francia, Germania, Inghilterra, come obiettivi da colpire? Il pacifismo di Al Qaeda e bande affiliate che, ancora attraverso messaggi sul web,  incitano i musulmani a “far esplodere questi luoghi di culto nel momento in cui saranno riempiti di fedeli per le cerimonie religiose”?  E’ questo il pacifismo islamico?

Beh, non vorrei destarvi dal letargo, ma se aprite gli occhi e guardate al di là della punta del naso, vi accorgerete che è in atto, già da molto tempo, una guerra santa contro la Chiesa e gli infedeli ed uno scontro di civiltà fra islam e Occidente. Solo le scimmiette fanno finta di non saperlo. Sarà molto utile, al fine di rinfrescarci le idee, rileggere quanto scriveva Oriana Fallaci dieci anni fa nel suo “La rabbia e l’orgoglio“. Leggetene uno stralcio qui: “Sveglia, gente…”.

Strani questi cristiani buonisti e pacifisti, non hanno ancora capito che destino li aspetta e, soprattutto, non hanno capito con chi hanno a che fare quando si parla di fanatismo islamico. Mi viene in mente una battuta di un celebre film western di Sergio Leone. Adattandola alla circostanza si potrebbe dire: “Quando un cristiano buonista pacifista incontra un terrorista islamico, il cristiano è un uomo morto”. Spiace dirlo, ma ho la sensazione che finirà proprio così; forse non lo avete ancora capito, ma siete solo aspiranti cadaveri. E, incredibilmente, lo siete da volontari. Auguri…

Il Papa e la pace.

Ancora una strage di cristiani. Questa volta in Iraq, oltre 50 morti, una sessantina di feriti. E’ l’ultimo di una serie di attacchi alle chiese ed ai cristiani che in gran parte del mondo è la dimostrazione dell’esistenza di una vera e propria guerra di religione  contro il cristianesimo. Ormai non si contano più le aggressioni, gli incendi delle chiese, l’assassinio di preti, la persecuzione nei confronti dei fedeli. E’ un lungo elenco di tragedie, un bollettino di guerra. E’ la “guerra santa” islamica. E non è solo una guerra di religione, è anche uno scontro di civiltà. Ma non si può dire. E’ in atto da lungo tempo, ma facciamo di tutto per negarla. Per primi gli stessi cristiani, sempre pronti a parlare di amore, fratellanza, accoglienza, e garantire, specie ai musulmani, la massima libertà di culto. Incuranti del fatto che, invece, nei paesi musulmani le cose siano molto diverse.

Lo ricordavo di recente, nel post “Preti in galera“, a proposito dell’arresto di un prete e di 16 fedeli, rei di celebrare una cerimonia “clandestina”. Già, succede in Arabia saudita, per un semplice motivo: “L’Arabia saudita proibisce la pratica di tutte le religioni nel paese, tranne quella islamica“. E’ abbastanza chiaro, oppure bisogna fare il disegnino? Ma noi no, non vogliamo capirlo. Noi siamo buoni, accoglienti, tolleranti. Tolleriamo perfino i nostri stessi carnefici. Così, facciamo finta di non sapere, non ricordare, non vedere, non capire; facciamo come le tre scimmiette. Abbiamo altro da pensare. Ci sono cose più importanti, per esempio l’affare Ruby. Già, ormai la politica nostrana è segnata dagli scandaletti veri o presunti legati al premier. Così la tenuta o meno del Governo è legata ad una questione di gnocche; da Noemi alla escort D’Addario, fino a Ruby. Niente di nuovo, è risaputo che è la gnocca a governare il mondo.

Così l’ennesima strage di cristiani in Iraq passa velocemente fra le notizie del giorno e domani già non se ne parlerà più. E non è solo nei paesi musulmani che i cristiani sono perseguitati. Nello stesso articolo del Corriere.it nel quale riferiscono della strage, c’è un’altra notiziola in chiusura, giusto tre righe. Eccola: “RUSSIA Due chiese ortodosse e una protestante battista sono state bruciate e distrutte a Ordzhonikidze, un villaggio della provincia caucasica russa a maggioranza musulmana di Karaciai-Circassia, tra Georgia e Cecenia.”. Credo che non ci sia bisogno di commentare.

Ed il Papa che dice di questa “guerra santa” contro gli infedeli cristiani? Condanna la violenza, certo: “Cessi questa violena feroce“.  E poi lancia il solito messaggio di pace. Già, perché possono anche massacrarci, ma noi siamo buoni, tolleranti e perdoniamo i carnefici; porgiamo l’altra guancia. E quando abbiamo finito le guance porgiamo il resto. E’ una morale da schiavi, ma noi lo chiamiamo cristianesimo. Del resto che può fare il Papa? Non può certo intervenire con le sue truppe. Come scoprì Stalin, con grande stupore, il Papa non possiede divisioni. Quindi spetterebbe alla politica attivare tutte le difese possibili per arginare non solo questa guerra santa, ma per salvaguardare la stessa sopravvivenza della nostra civiltà. Ma la politica tace, grazie all’errata convinzione che sia solo una questione di intolleranza religiosa limitata ad alcune aree particolarmente sensibili. Meglio occuparsi di questioni economiche, gli affari sono affari. Mai come in questo periodo della storia la politica si è dimostrata così cieca e sorda. Forse un esempio simile si è registrato solo durante ii periodo della decadenza dell’impero romano. E sappiamo come è finita. 

Resta solo, quindi, il solito appello alla pace, alla tolleranza religiosa. Ma è un appello che non solo non viene recepito, ma è sentito più che altro come una ulteriore prova della nostra debolezza. Il che contribuisce ad accrescere la certezza dell’Islam sulla vittoria finale nei confronti degli infedeli. Ma i cristiani sono buoni! Sembra che giochino tutti a fare i San Francesco che ammansisce il lupo di Gubbio. Ma voi non siete san Francesco ed i nuovi lupi vengono da molto lontano e non vi capiscono, perché parlano un’altra lingua. Così i vostri appelli alla pace volano nel vento, come la famosa “Risposta” di Dylan. Il fatto è che più il Papa lancia messaggi di pace e più si scatenano conflitti, più la “guerra santa” diviene cruenta, più cristiani si ammazzano e più chiese si bruciano. Allora, come ho detto in passato, o le parole del Papa non le ascolta nessuno, oppure sono, addirittura, controproducenti. Ma allora si potrebbe tentare un’altra soluzione. Santità, la prossima volta che si affaccia alla finestra, anziché invocare la pace, provi ad auspicare una bella guerra. Magari scoppia la pace…