Cucù, Renzi non c’è più

Le promesse del Bomba appena eletto nel 2014, a confronto con Cetto La Qualunque: chi offre di più?

 

Il bomba a Palazzo (17 febbraio 2014)

Al liceo lo chiamavano il Bomba perché le sparava grosse“.

Lo riferisce Aldo Cazzullo nelle brevi note biografiche su Matteo Renzi. (Quando Renzi al liceo…). Fra aneddoti, curiosità e citazioni, ricostruisce la carriera politica del “rottamatore“. Dai lupetti dei Boy Scout a palazzo Chigi. Una carriera così folgorante che, parafrasando Brecht, la si potrebbe definire come “La resistibile ascesa di Matteo Ui“. Nella sua opera Brecht narrava l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui, una parodia di Adolf Hitler, grazie al potentissimo “Trust dei cavolfiori“. Nel nostro caso, visto che il nostro Matteo deve la sua notorietà alla “rottamazione“, si potrebbe dire che Matteo Ui è sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“.

Che ami “spararle” è un dato di fatto. Anche di recente, per la serie “Le ultime parole famose”, rispondendo ad una precisa domanda di Lucia Annunziata, a “In mezz’ora“, ha detto chiaramente che sarebbe andato a palazzo Chigi “solo attraverso elezioni e non per inciuci di palazzo“. Infatti! E’ chiaro che il nostro “lupetto” ha perso il pelo, ma non il vizietto…di spararle grosse.

Se aggiungiamo quest’altra dichiarazione sul rispetto della parola data, ci rendiamo conto che l’affidabilità di questo ragazzotto di belle speranze è quasi a zero. Il che lascia molti dubbi sui suoi programmi, sulle promesse e su tutto ciò che ha dichiarato fino ad oggi per ottenere consensi. Ricorda un po’ la promessa di Veltroni a Fazio, quando disse, anni fa,  che avrebbe abbandonato la politica e sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Evidentemente la coerenza dev’essere un termine scomparso dal vocabolario in dotazione ai dirigenti del PD.

Del resto basta guardarlo in faccia il nostro ex lupetto boy scout e sentirlo parlare. E’ la perfetta rappresentazione dell’immagine popolare del  classico toscanaccio, con quell’aria da  sbruffone, ciarliero, fanfarone, un po’ gradasso, che le spara grosse. Appunto. Più che a palazzo Chigi sembrerebbe più adatto a partecipare, in compagnia di altri comici toscani come Pieraccioni, Panariello, Ceccherini, ad un cine-panettone di Natale. Sarebbe un grande quartetto comico.

Invece il Bomba finisce a palazzo Chigi a governare l’Italia. Ci arriva dopo una campagna mediatica che nel corso degli ultimi anni, ne ha fatto un personaggio di primo piano del PD. Durante le ultime primarie lo si vedeva praticamente a reti unificate in TV. Ha fatto il giro di tutti i salotti, tutte le poltrone, tutti i programmi televisivi. Sarebbe interessante conoscere i dati sulla presenza di Renzi in TV e compararla con gli altri politici e con gli stessi candidati alle primarie. Ma nessuno farà questo conteggio. In questo caso la Commissione di vigilanza dorme. Si sveglia solo quando in TV compare Berlusconi. Allora contano i secondi di apparizioni sullo schermo. Se però Renzi “occupa” tutti i canali a tutte le ore, è normale. Compagni, zitti e Mosca!

Sabato scorso Napolitano ha tenuto le consultazioni per avviare il nuovo governo. Intanto, riferiscono i media, Renzi era a Firenze impegnato a stilare la lista dei ministri. Significa che Renzi sapeva già, sabato, di essere il nuovo premier designato. Ma allora se Napolitano stava ancora tenendo le consultazioni, come faceva Renzi a sapere di essere il premier in pectore? E se Renzi sapeva già di essere il nuovo premier, a che scopo Napolitano faceva le consultazioni? Misteri del Colle.

Così, dopo Monti e Letta avremo il terzo premier non eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio che, nel corso del suo mandato presidenziale, ha sempre condizionato pesantemente la politica e, specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ha di fatto deciso in prima persona la composizione dei governi. Ma siccome a condurre il gioco è Napolitano, tutto è “normale”. Anzi è giusto, fatto nel rispetto della Costituzione (!?) e nell’interesse del Paese. E’ corretto anche il fatto che a decidere la sfiducia al presidente del Consiglio non sia stato il Parlamento, ma la segreteria del partito. E’ corretto che Letta non si presenti in Parlamento per essere sfiduciato. E’ corretto che Napolitano prenda atto di una votazione della direzione nazionale del PD e la ritenga valida per accettare le dimissioni di Letta. Ed è corretto che, alla sola luce di questa votazione interna ad un partito, abbia avviato le consultazioni, sapendo già che assegnerà l’incarico al nostro “Bomba” Renzi. E tutti fanno finta che questa procedura sia corretta. Specie quelli che aspirano ad incarichi di governo o di sotto governo e pregustano già la comodità di una poltrona.

L’Italia è ancora in piena crisi, ma nessuno ha uno straccio di idea su cosa fare. Anche il nostro “Bomba”, nel suo discorso alla direzione nazionale del PD, ha cianciato di tutto, dai sentieri poco battuti nel bosco, al vento in faccia, ma di fatti concreti nemmeno l’ombra: fuffa, solo fuffa della peggior specie. E con quella fuffa ha sfiduciato Letta. Ma non è con le citazioni, le metafore e le immagini poetiche che si crea lavoro, si rilancia l’economia, si riaprono le aziende, si aumentano le pensioni, si diminuiscono le tasse. Le chiacchiere fino ad oggi non hanno risolto nulla: né le chiacchiere di Monti, né quelle di Letta. Ma del resto è la nostra politica che è fondata sulle chiacchiere, quelle dei talk show televisivi, dove da anni si confrontano i diversi schieramenti, scambiandosi accuse reciproche e difendendo con le unghie il proprio orticello, senza risolvere mai un problema.

La politica è una delle nostre vergogne nazionali, come la corruzione, i rifiuti tossici in Campania, la spazzatura di Napoli, la malavita organizzata, l’informazione manipolata, schierata ed al servizio del potere, la giustizia politicizzata, gli scandali e scandaletti quotidiani della pubblica amministrazione, la assillante burocrazia che avvolge tutto come una ragnatela immobilizzando la società produttiva, la tassazione insopportabile che porta le aziende a chiudere e gli imprenditori a suicidarsi; e l’elenco potrebbe continuare. E noi che facciamo? Mandiamo al governo un ragazzotto di belle speranze che al liceo chiamavano “Il Bomba” perché le sparava grosse, che non ha mai messo piede in Parlamento, che è all’oscuro dei regolamenti, della prassi, della complessità della guida di un governo. L’unica cosa in cui è bravo è la rincorsa al potere, raccontare balle e rimangiarsi nel giro di 24 ore ciò che aveva appena affermato.

E’ questo il nuovo che avanza? E’ con questi personaggi che pensiamo di salvare l’Italia, di rilanciare l’economia, di aiutare i milioni di italiani che vivono in povertà? Con quale serietà stiamo affidando l’Italia ad un “rottamatore” sponsorizzato e sostenuto dal “Trust degli sfasciacarrozze“? Con quale incoscienza assistiamo alla “Resistibile ascesa di Matteo Ui“? Fino a quando sopporteremo l’inaccettabile interferenza politica di un Presidente della Repubblica che, di fatto, travalicando spesso e volentieri le sue prerogative costituzionali, ha trasformato l’Italia in una Repubblica presidenziale? Cosa deve ancora succedere perché la gente apra gli occhi, scopra che il Re è nudo e ponga fine ad un sistema politico corrotto fino all’osso? Quanto dobbiamo ancora aspettare per scoprire l’inganno tragico di una democrazia che è tale solo sulla carta? Se mandiamo al governo un “Bomba” siamo proprio a fine corsa. E speriamo che quando esplode non faccia troppi danni.

Hanno giurato (ma non a Pontida)

Nuovo branco di lupi all’assalto del gregge Italia.

 

Han giurato, li ho visti sul Colle,

convenuti dal monte e dal piano.

C’era Renzi, Re Giorgio ed Alfano,

tutti in posa per foto e Tivù.

 

Come Lupi fra i Boschi celati,

pregustando il cruento banchetto,

con Matteo che fa il capo Lupetto,

sono pronti all’agguato mortal.

 

Caleranno feroci, affamati,

contro poveri agnelli indifesi,

con gli artigli fatali protesi

all’italica preda ghermir.

 

Si salvi chi può. Amen…

 

 

Siria e sollievi presidenziali

I giornalisti italiani sequestrati in Siria sono stati liberati. Bella notizia. Tutti i media riportano la notizia con grande rilievo. Ed il nostro Presidente Napolitano? Vuoi vedere che questa notizia toglie spazio e visibilità al nostro sempre presente Presidente? Lui ormai è abituato, è sempre in prima pagina, su qualunque argomento c’è sempre in bella evidenza il commento del Colle. Ormai è scontato, come le tasse e la nebbia in Val Padana. Il lato positivo di Napolitano è che il suo mandato sta per scadere. Ancora pochi giorni e non vedremo più ogni giorno in prima pagina i comunicati del Quirinale su tutto lo scibile umano e su tutti i fatti di cronaca politica, economica, nazionale, estera, europea e sulle previsioni del tempo. Ma finché è ancora inquilino del Colle non c’è pericolo che qualcuno gli tolga visibilità. Ecco l’ultimissima della giornata. Sono stati liberati i giornalisti sequestrati in Siria? Ecco come la notizia viene riportata sull’ANSA?

La notizia non è la liberazione degli italiani, è il sollievo di Napolitano! Questa è la linea editoriale, rigorosamente rispettata da tutta la stampa,  che va avanti da sette anni, fin dal primo giorno dell’insediamento del Presidente più presenzialista, invadente, interventista (non in senso bellico, per fortuna) e malato di protagonismo che l’Italia abbia mai avuto. Disse il primo giorno dell’insediamento: “Non mi limiterò a fare l’osservatore”. Ha mantenuto la parola. Bene, ora anche noi proviamo sollievo per il sollievo del Presidente. Anche i giornalisti rilasciati provano sollievo. Ed anche i loro familiari, parenti, amici e colleghi, provano sollievo. E’ tutto un sollievo generale. E domani un’altra nota ANSA, forse, ci informerà che Napolitano esprime sollievo per il sollievo dei giornalisti per il sollievo presidenziale. Che sollievo!

Non c’è argomento, fatto politico, economico  o di cronaca, sul quale non sia intervenuto rilasciando dichiarazioni quotidiane che finivano sempre come titoli d’apertura di giornali, siti web e telegiornali. Non c’è momento della vita politica italiana di questi ultimi sette anni nel quale non sia intervenuto rilasciando commenti, osservazioni e suggerimenti sull’operato e sull’attività politica parlamentare. Spesso andando ben oltre i limiti delle sue competenza e prerogative presidenziali. Tanto è vero che alcuni osservatori, riferendosi al settennato di Napolitano, parlano espressamente di semi-presidenzialismo o di prove generali di Repubblica presidenziale.

E’ un aspetto che alcuni “acutissimi” osservatori hanno scoperto solo di recente (hanno impiegato sette anni a capirlo), quando hanno cominciato a definirlo “Re Giorgio“, constatando come con i suoi interventi, a partire dal blitz della nomina a senatore a vita di Mario Monti e, subito dopo, affidandogli l’incarico di formare un governo tecnico,, abbia condizionato fortemente la politica  e l’attività parlamentare. L’hanno capito solo ora, quando ormai il suo mandato è alla fine. Meglio tardi che mai. Certo, ma ormai è del tutto inutile.

Ci sono persone, come ho ripetuto spesso, che sono come i motori diesel, sono lenti a carburare, hanno bisogno di anni per capire le cose. Eppure quelli che oggi scoprono queste anomale caratteristiche di Napolitano sono gli stessi che, in questi anni, hanno dato sempre grande spazio e rilevanza a tutti gli starnuti del Quirinale. E non mi riferisco solo alla stampa di sinistra, cosa che sarebbe anche comprensibile. Lo stesso giochino compiacente nei confronti del Colle lo ha fatto anche la stampa di destra. E questo è meno comprensibile.

Potevano anche accorgersene prima. Curioso, hanno capito solo ora ciò che vado ripetendo da sette anni, fin dall’insediamento di Napolitano e facendo anche esempi concreti.  Sarebbe bastato dare uno sguardo, anche casualmente, saltuariamente e di sfuggita al mio blog e lo avrebbero capito subito. Scusate l’autocitazione, ma ogni tanto bisogna anche sfogarsi. Per fortuna ancora pochi giorni e poi non vedrò più la sua faccia presidenziale ogni volta che apro il sito di un quotidiano on line. Roba da farsi venire un attacco violento di orticaria.