Ravioli scatologici

I creativi (si chiamano così) pubblicitari danno prova di grande fantasia. Sono quelli che creano gli spot che vediamo in TV, spesso noiosi, ma talvolta anche simpatici; dipende.  Trovare l’idea giusta, che faccia presa sul pubblico,  può essere determinate per il successo del prodotto  sul mercato.  Non sempre, però, il risultato è apprezzabile. Talvolta il voler stupire con “effetti speciali“, può avere effetti molto discutibili e perfino sconvenienti.

Da qualche tempo va in onda uno spot pubblicitario di una nota azienda produttrice di pasta. Immagino che tutti lo abbiano visto. Il nuovo prodotto reclamizzato è una confezione di pasta a due colori. Infatti la chiamano “Duetto“. E chi la presenta ne tesse le lodi e sembra entusiasta della nuova proposta.  Non so cosa ne pensi la gente; a me fa un po’ impressione. Anzi, sinceramente, mi fa proprio schifo e non capisco come si possa concepire questo obbrobrio gastronomico. Tanto che ho deciso di dedicargli un post. Si dice che le pietanze, prima che con il palato, si gustino con gli occhi. La mente associa l’immagine al ricordo di ciò che vede e riconosce, le papille gustative vengono attivate e si ha l’impressione di sentire in bocca il “gusto” di quella pietanza. E’ una reazione spontanea, quella che fa venire l’acquolina in bocca alla sola vista di qualcosa di cui siamo particolarmente golosi. Vista e gusto si attivano insieme. Ecco perché gli chef prestano molta attenzione alla cura anche visiva del piatto che propongono. Se così è, questa nuova creazione non lascia immaginare niente di buono. Anzi è una creazione, letteralmente,  di “pessimo gusto“. Infatti, che gusto possono avere dei ravioli al colore di merda?

Parla come mangi

Oggi quel vecchio detto popolare non si potrebbe più usare. Infatti, visti i continui casi di alimenti adulterati o contaminati con prodotti nocivi, è chiaro che, senza saperlo,  ingurgitiamo ogni giorno porcherie di ogni genere. Se dovessimo, quindi, adeguare il modo di parlare al cibo, il nostro linguaggio sarebbe un unico, continuo turpiloquio.

Forse non ci sorprendono più le notizie quasi quotidiane di prodotti e alimenti inquinati. Ci stiamo facendo l’abitudine, dimentichiamo presto e continuiamo a consumare prodotti industriali preconfezionati, prelavorati, precotti, preconditi, prearomatizzati, preadulterati e, forse, anche predigeriti. Ma tant’è, non abbiamo più tempo per scegliere i prodotti giusti, cucinare come una volta e gustare i sapori ormai perduti e dimenticati. I ritmi della vita moderna non ci consentono pause e tempo da dedicare alla cucina. Meglio e più comodo prendere qualcosa che somiglia al cibo, metterlo qualche minuto nel microonde e servire in tavola. Siccome, però, questi alimenti prodotti industrialmente non hanno alcun gusto particolare, bisogna guardare bene le foto e le indicazioni riportate sulla confezione. E’ l’unico modo per sapere che cavolo state mangiando.

Negli ultimi tempi abbiamo affrontato allarmi alimentari periodici: la mucca pazza, la peste suina, l’influenza aviaria, la lingua blu degli ovini. Periodicamente scopriamo che non possiamo più fidarci di niente. Ed ecco che questi giorni scopriamo che prodotti tipici come i ravioli, tortellini e lasagne, invece che essere fatti con carne di manzo o di puro suino, contengono carne di cavallo, così pure le polpette Ikea. A seguire si scopre che nelle torte prodotte dalla stessa casa svedese  vengono riscontrate trecce di colibatteri fecali.

Non abbiamo ancora finito di sorprenderci per queste poco rassicuranti notizie, che arriva l’ultimissima: anche il classico ragù Star…nitrisce! Sì, anche nel condimento italico per eccellenza c’è carne equina. Ora, la notizia in sé non sarebbe nemmeno allarmante. La carne di cavallo non è dannosa, anzi molti la gradiscono e la consumano regolarmente. Il fatto è che la presenza di carne equina non viene dichiarata nell’etichetta e, quindi, costituisce informazione scorretta nei confronti del consumatore.

Ma l’aspetto inquietante, invece, è un altro. Si scopre, infatti, che la carne equina non viene nemmeno acquistata direttamente da produttori che ne garantiscano la provenienza ed i necessari controlli, ma viene acquistata da una ditta francese che, a sua volta, importa la carne congelata dalla Romania: “Nei Ragù sotto accusa – secondo l’azienda – sono state utilizzate partite di carne macinata congelata proveniente dalla Romania e acquistate dal fornitore francese Gel Alpes di Saint Maurice – Manosque, già posto sotto attenzione da parte delle autorità transalpine.”. Lungo questi tragitti fra la Romania e l’Italia, come è immaginabile, è quasi impossibile avere le dovute garanzie sull’allevamento, l’alimentazione ed i controlli sanitari dei cavalli.

Finito? No, ecco un’altra chicca: “Scandali alimentari: un topo tra i fagiolini. Veleno nell’insalata importata dall’Italia”. In Francia scoprono un topolino morto in una confezione di fagiolini. In Germania, invece, trovano tracce di veleno per topi in una partita di lattuga romana proveniente dall’Italia. Magari quel topolino in scatola con i fagiolini è morto perché aveva mangiato la lattuga romana avvelenata. No?  Oggi si è accertato che la lattuga incriminata proviene da Salerno. Ovviamente, nessuno ci assicura che altre partite di lattuga, potenzialmente avvelenate,  non siano state distribuite nei mercati nazionali e consumate.

Basta? No, ci mancava anche questa: “Cinghiali «radioattivi» nei boschi della Valsesia“. Poveri cinghiali, sembra siano contaminati col Cesio 137, lo stesso che si sprigionò a suo tempo dalla centrale di Chernobyl. Avete appena finito di mangiare delle ottime pappardelle al sugo di cinghiale? Bene, bene, niente di grave, al massimo diventerete leggermente radioattivi.

Non c’è pace, non c’è tregua. Ecco l’ultimissima di stamattina, riportata in prima pagina dal Corriere: “Cinque tonnellate di carne avariata sequestrate in un’azienda milanese“. “Facendo un’ispezione in un’azienda di Milano che commercia all’ingrosso prodotti di origine animale, i carabinieri del Nas di Milano hanno trovato e sequestrato 5 tonnellate e mezza di carni confezionate (bovine, avicole, ovine) congelate illecitamente senza l’utilizzo di idonee apparecchiature e conservate alla rinfusa all’interno di due celle frigo.”. La carne era stoccata insieme ad altri prodotti scaduti già nel 2005.

Ok, rinunciamo alla carne, ai tortellini al cavallo, alle pappardelle, alle tagliatelle al ragù, e mangiamo pesce, più sicuro. Ne siamo certi? Tempo fa comparve la notizia che davanti alle coste toscane furono trovate delle sogliole con una altissima percentuale di mercurio. Si possono usare come termometro. Ma ecco l’ultimissima: “Capesante al cadmio“, già distribuite sul mercato nazionale. Se avete già mangiato delle capesante e sentite una strana sensazione, come se vi foste “ricaricati“, tranquilli, è “l‘effetto batteria” del cadmio.

Non c’è scampo. Ecco la soluzione, andare a mangiare in ristorante, così almeno abbiamo la certezza che i prodotti vengono scelti da cuochi esperti ed andiamo sul sicuro. Specialmente se andiamo in ristoranti famosi, di provata serietà, quelli che costano un occhio della testa, però si mangiano prelibatezze e squisitezze di alta cucina. Facciamo un esempio, andate nel più famoso e più caro ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen. Ed ecco cosa succede: “Scarsa igiene e 63 intossicati. Scandalo nel miglior ristorante del mondo“, cibo contaminato da un virus e scarsa pulizia del personale.

Andiamo bene, altro che “Parla come mangi…”, qui si resta muti, senza parole. Allucinante. Di questo passo tanto vale mangiare le crocchette di cani e gatti. Almeno si risparmia qualcosa. L’unico rischio è che se “parli come mangi“, al massimo rispondi con un Miao o con un Bau bau…

Misteri elettorali e ravioli equini

Oggi si vota. Ma quanti sono gli italiani che hanno diritto di voto? Beh, facile saperlo, basta leggere i giornali o vedere su internet.  Che bella la rete, c’è tutto, ma proprio tutto. E ci trovi un sacco di notizie, serie e attendibili, su tutto lo scibile umano. Ecco, per esempio, svelato il mistero del numero dei votanti. Basta dare uno sguardo alla Home Tiscali (beh, restiamo in casa, tanto per cominciare). Ed ecco la risposta alla nostra domanda, oggi è proprio la notizia di apertura, in testa alla prima pagina, che fortuna…

Bene, ora sappiamo che gli italiani che andranno a votare sono più di 47 milioni. Ma mentre leggo, rassicurato, questa notizia, vedo scorrere proprio sopra la notizia d’apertura, i titoli delle flash news di LaPresse. E leggo che…

Oh, perbacco, 50 milioni? Ma non può essere. Sarà un errore di battitura. Clicco sulla notizia ed ecco…

Conferma, dice proprio 50 milioni. E se lo dice LaPresse bisogna crederci. Ma come è possibile, sulla stessa pagina, una sull’altra, due notizie contrastanti? Boh, misteri mediatici. (Vedo adesso, dopo aver pubblicato il post, che la notizia in apertura è stata corretta. Bene, meglio tardi che mai).

Ma non è il solo mistero della comunicazione. Nei giorni scorsi abbiamo appreso la notizia, diffusa da stampa e TV, sulla presenza di carne di cavallo nei ravioli e tortellini, invece che carne di manzo o suina, come specificato sulle confezioni. E ancora una volta ci dobbiamo fidare di quello che vediamo in rete sui siti d’informazione. Allarme generale, controlli dei NAS e confezioni sotto sequestro. Poi, per fortuna arriva la smentita. Ecco: “Test negativi sulla carne; non c’è cavallo“.

Meno male, ora siamo tranquilli. O meglio, lo siamo finché non leggiamo, nello stesso giorno, un’altra notizia: “Trovata carne di cavallo in lasagne a Bologna”.

Ecco, come volevasi dimostrare. La carne equina c’è, anzi non c’è, o meglio non c’è nei ravioli, ma c’è nelle lasagne, beh, forse c’è, chissà, boh!?  Ora siamo davvero sicuri che…non possiamo essere sicuri. L’unica cosa da fare è provare. Acquistate una confezione, l’aprite e se sentite nitrire vuol dire che c’è il cavallo. Facile, no? Ma guai a protestare; l’informazione è una cosa seria. E’ la stampa, bellezza!

Balle da Oscar

Niente è ciò che sembra. L’ho ripetuto molte volte, specie riguardo a ciò che passa sui media. Ogni giorno scopriamo nuove truffe, bufale e tarocchi. “Buono come il pane“, si diceva una volta. Ora non più. Da quando si usano farine di scarsa qualità e la lavorazione, la lievitazione e la cottura sono accelerate per risparmiare tempo e diminuire i costi, neanche il pane sa di pane. Ora col pane ci puoi fare molte cose; tappi per le orecchie, zeppe per tavoli traballanti, palline per giocare ai birilli. Tutto puoi farci, meno che mangiarlo; è sconsigliato, può causare problemi digestivi.

Come hanno riferito i media questi giorni, anche delle glorie della gastronomia nazionale,  come ravioli e tortellini, sono sotto inchiesta. Pare che, invece che il classico ripieno a base di manzo o suino, come indicato sulle confezioni, usino carne equina. Così, dopo i quattro salti in padella, avremo ravioli al trotto e tortellini al galoppo, col nitrito incorporato. Anche la sofisticazione alimentare ormai è all’ordine del giorno. Non c’è scampo.

Non sfuggono a questa alterazione generale nemmeno i personaggi pubblici. C’è un tale, per esempio, che spopola su tutte le reti da anni, presentandosi come esperto economista. Inconfondibile, non passa inosservato,  è una barba con gli occhiali che si veste come un clown tanto per farsi notare. Questo “esperto” andava dicendo di essere in possesso di due lauree e di un prestigioso master conseguito a Chicago. Poi è stato sbugiardato; non ha mai conseguito un master e non ha nemmeno le due lauree.

Non soddisfatto di aver raccontato balle accademiche, faceva credere anche di essere stato, da piccolo, fra i partecipanti allo Zecchino d’oro. Beh, oggi ecco la smentita da parte del Mago Zurlì: non è mai stato nemmeno allo Zecchino. L’economista ballista forse si è inventata una vita parallela e l’ha scambiata per quella reale. E’ possibile, quindi, che anche la barba sia finta. E che sia finta perfino la pelata e che in realtà sia una parrucca da calvo. Ora dice di aver fondato un movimento “Fermare il declino” e di essere candidato premier al Parlamento. Ma sarà vero? Boh, magari domani, dopo essere stato smentito dal mago Zurlì,  viene smentito anche da Topo Gigio!

Questa barba con gli occhiali vestito da clown dice di chiamarsi Oscar Giannino. Ma siamo sicuri? Visti i precedenti c’è da dubitarne. Non vorrei che qualcuno smentisca anche questa affermazione. Niente di strano che domani sui giornali si legga questo titolo: “Oscar Giannino non esiste”

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