Natale con gli ultimi

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi degli poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.

I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie  li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarmi, portargli conforto sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi  ladri e prostitute. Tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore.  Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“?  Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure solo in testi segreti? Se esistono queste parole miracolose che guariscono le malattie, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

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Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati?  Mi sa che sono i terremotati a confortarlo, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta,  fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo.  Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo  individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più è meritoria.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status simbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano. Più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli e argenteria; e via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su mala sanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletanoed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Vedi

El gallo rojo

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Santi in paradiso

Aboliamo la ricchezza

Come eliminare la povertà

Ricchezza e oscenità

I cristiani sono buoni

Ultimi e penultimi

Gli ultimi saranno i primi

Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Ama il prossimo tuo

Servire i servi

Papa: acqua e fogne per tutti

Bollettino dei migranti

I migranti sono nostri, vivi o morti; Dio ce li ha dati, guai a chi li tocca. Anzi, per evitare che ce li freghino, che so, Malta, la Spagna o la Tunisia, non aspettiamo nemmeno che arrivino a Lampedusa; andiamo a prenderli direttamente appena partono, in acque libiche, come è successo pochi giorni fa e come succede spesso (“Immigrazione, indagini su presunto naufragio: 60 morti“): “Un nuovo naufragio, con un possibile bilancio di circa 60 morti, sarebbe avvenuto in acque libiche a una trentina di miglia dalla costa.” (ANSA).  Chiaro? In futuro, però, pensiamo di poter fare anche meglio. Andremo a prenderli addirittura prima che partano: direttamente dalla spiaggia.

La media degli arrivi è sempre intorno ai mille sbarchi quotidiani. Giorni fa al TG hanno riferito che nelle ultime 24 ore erano sbarcati in 2.500. Ma di questa notizietta sui siti in rete non c’era traccia, almeno nei principali quotidiani. Forse ormai è talmente normale che ogni giorno arrivino migliaia di migranti che non fa più notizia. A meno che non ci siano dei morti. Allora bisogna mettere la notizia bene in evidenza, specie se ci sono donne e bambini, per suscitare la pietà dei cittadini e predisporci mentalmente all’accoglienza di tutti i disperati del mondo.

Nello stesso TG in cui si annunciavano i 2.500 arrivi di “preziose risorse“, come li chiamano Boldrini, Kyenge, la Caritas, i buonisti italici e tutte le cooperative, onlus, associazioni varie che sull’accoglienza dei migranti ci campano, si dava anche un’altra curiosa notizietta: la polizia di Pistoia ha inviato delle lettere a Comune, provincia ed Enti vari, per comunicare che non potevano assicurare il servizio in quanto non avevano soldi per la benzina delle auto. (Vedi video TGManca carburante per le volanti“).  Anche di questa notizia non c’è traccia su agenzie stampa e quotidiani in rete. Meglio non ricordare che gli italiani sono alla fame, che ci sono dieci milioni di poveri, che la polizia non può garantire il servizio perché non ha i soldi per la benzina. Altrimenti la gente potrebbe chiedersi come mai la polizia è senza benzina,  ma abbiamo soldi da spendere e spandere per finanziare quella specie di servizio “Taxi di mare” al servizio  dei migranti che è l’operazione Mare nostrum, che ci costa solo di spese vive 300.000 euro al giorno; alle quali vanno aggiunte poi, è bene ricordarlo, le spese di accoglienza, vitto, alloggio, assistenza sanitaria, annessi e connessi.

Ecco, a lato, una rassicurante notizia di circa 20 giorni fa; 5.000 immigrati sbarcati nell’arco di due giorni. E non siamo certo alla fine, anzi, vista la buona stagione, il numero degli sbarchi è destinato a crescere.  Una situazione insostenibile, sia sotto l’aspetto economico che su quello sociale, in quanto l’accoglienza incontrollata di decine di migliaia di persone senza arte né parte, che si aggiungono ad altre centinaia di migliaia di immigrati arrivati negli anni scorsi, ai quali non siamo in condizioni di assicurare una sistemazione decente, né lavoro, né casa, né assistenza, a lungo andare generano pericolosi conflitti sociali, rischi per la sicurezza e incrementano la criminalità, con tutte le conseguenze del caso e possono sfociare in gravi tumulti, proteste o rivolte. Per non citare il pericolo di rischi di carattere sanitario (vedi l’esplosione dell’epidemia di Ebola in Africa, che ha già causato centinaia di morti e che si fa fatica ad isolare e tenere sotto controllo) che sono quasi una naturale conseguenza dell’arrivo di migliaia di persone, senza alcun controllo preventivo sulle loro condizioni sanitarie. (Vedi “Ebola, epidemia fuori controllo“)

Ma i buonisti ipocriti di casa nostra dicono che non c’è pericolo. Anzi, sollecitano maggiori interventi e fondi per garantire una migliore accoglienza a tutti i disperati del mondo. Lo ripete spesso anche il Papa; “gli immigrati non sono un’emergenza“, dice. Certo, infatti in Vaticano  non si vedono immigrati e Piazza San Pietro non è invasa, come il resto d’Italia, da ambulanti marocchini o senegalesi che vendono cianfrusaglie. Non se ne vedono proprio in circolazione. Ecco perché per il Papa non sono un problema. Anzi, lamenta poca attenzione verso i migranti e, tanto per non smentirsi, ci accusa di xenofobia e razzismo (normale, questa è la classica litania dei buonisti). Evidentemente quello che già facciamo, a spese nostre, non è abbastanza. Dovremmo fare di più, dice il Papa, e garantire più diritti; a costo di farci aumentare le tasse e toglierci il pane di bocca. Quelli che ce l’hanno, visto che milioni di italiani fanno fatica anche a comprarsi il pane. Ma il Papa dice che facciamo poco. E se lo dice il Papa…( Vedi “Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’“)

Lo dice anche Laura Boldrini che, forte del prestigio e delle opportunità comunicative della carica ricoperta,  non perde occasione per cantare le litanie quotidiane del buonismo internazionale e terzomondista. Dice che l’immigrazione non è un problema, anzi, come ha ripetuto spesso in passato, è una risorsa:  (Boldrini nega anche l’evidenza: Nessuna invasione“). Non è strano che Il Papa e la sinistra militante, in prima fila i “comunisti” mangiapreti vendoliani ex Rifondaroli (quelli che hanno portato Boldrini in Parlamento) ed i Radicali (ricordate PannellaBonino in piazza dietro i cartelli “No Vat“?), abbiano la stessa posizione in merito agli immigrati? Come è possibile che il Papa ed i mangiapreti vadano a braccetto? Non sono quelli che, quando la Chiesa esprimeva condanna verso l’eutanasia (ricordate il caso Englaro?), scendevano in piazza rivendicando la laicità dello Stato e  condannando a gran voce qualsiasi tipo di interferenza del Vaticano? Certo che sono loro. Ma allora, perché adesso che il Papa si occupa dell’accoglienza dei migranti, che è una precisa competenza dello Stato italiano, non protestano e chiedono al Papa di non interferire?  Hanno la “laicità” col timer che funziona a tempo, secondo le circostanze? Sì, è l’ennesima dimostrazione pratica dell’ipocrisia connaturata della sinistra.

La Boldrini, dall’aria costantemente afflitta, specie quando parla di migranti, è difficilmente classificabile all’interno delle normali categorie umane. Appartiene a quella specie di umani che hanno il dono speciale di risultare antipatici subito, a prima vista. Quando li senti parlare poi saresti tentato di convertirti alla Jihad e immolarti per la guerra santa contro gli infedeli. Ma non c’è bisogno di insultarla o di dedicarle epiteti poco lusinghieri. Basta lasciarla parlare e si insulta da sola. E’ un insulto vivente alla razionalità, alla logica e perfino al semplice buon senso. E’ la dimostrazione pratica di come la deleteria ideologia sinistra possa obnubilare la mente umana.

Secondo lei, più di 60.000 immigrati arrivati in Italia, nei primi sei mesi dell’anno, non sono un’invasione. Forse sono un gruppetto di amici col gusto dell’avventura che scelgono di venire in Italia per un periodo di riposo e svago gratuito (offriamo noi). Anzi, sono pochi, dovremmo augurarci che ne arrivino molti di più.  In Africa, dice, ne accolgono 14.000.000. Sì, Boldrini, ma nell’intero continente africano; capisce la differenza? Quindi, secondo lei, anche noi dovremmo accoglierne molti di più. Anzi, più ne arrivano, meglio è, perché sono “preziose risorse” e, soprattutto dovremmo prendere esempio da come trattano gli africani in casa loro,  dovremmo “imparare dall’Africa“.

Dice Boldrini: “L’Africa ne ospita circa 14 milioni. In uno Stato fragile con una popolazione di dodici milioni di persone,  come il Ciad, hanno trovato rifugio quasi mezzo milione di persone. E, dunque, è dall’Africa che dobbiamo imparare, è all’Africa che dobbiamo guardare quando parliamo di ospitalità, di generosità, di responsabilità.”. Ospitalità, generosità, responsabilità? Ma di che parla? Qualunque commento a queste parole sarebbe al limite dell’insulto. Quindi, per carità cristiana, sorvoliamo.

Di quale Africa parla Boldrini, di quale ospitalità e generosità? Dei genocidi che da decenni hanno provocato milioni di morti? Di questo massacro in Sudan proprio di due masi fa? (Pulizia etnica in Sud Sudan). Oppure bisogna ricordarle cosa è successo in Ruanda? La nostra Boldrini deve avere la memoria corta, oppure soffre di improvvise e momentanee   amnesie. Dimentica di dire che il Ciad ha un territorio che è almeno il doppio dell’Italia e che i rifugiati sono scappati a causa delle guerre tribali degli stati confinanti; quelli dove gli “africani buoni” (come li vede la Boldrini, affascinata dal mito del buon selvaggio di Rousseau), da decenni si scannano fra loro, sterminano villaggi e intere comunità, arrivano al genocidio, come in Ruanda o, di recente,  in Sudan, dove hanno provocato centinaia di migliaia di morti e circa 2 milioni di sfollati (mai sentito parlare dei “diavoli a cavallo” del Darfur?). Questo succede nell’Africa tanto amata dalla Boldrini, dove gli integralisti islamici stanno attuando la più spietata Jihad, dove si bruciano le chiese cristiane, possibilmente con i cristiani dentro o, come succede in Nigeria ad opera dei terroristi islamici di Boko Haram, si sequestrano 200 ragazze per obbligarle a convertirsi all’islam, per  rivenderle o renderle schiave.  E’ questa l’ospitalità e la generosità africana? E’ questa l’Africa dalla quale dovremmo imparare?. Boldrini, ma ci faccia il piacere…direbbe Totò.

A proposito di migranti, immigrati e buonisti vari, vedi una serie di post: “Preziose risorse“.

Digiuni, detriti, tumori e pesci rossi

Napolitano: se non ci fosse Non bisognerebbe inventarlo. Non c’è mai stato nella storia della Repubblica un Presidente così invasivo, presenzialista, accentratore ed egocentrico, che tutto vede, a tutto provvede (come il Padreterno), che si occupa di tutto e di tutti e tutto commenta ogni giorno, senza sosta o interruzioni, festivi compresi. Ieri la solita nota del Quirinale, riportata dall’ANSA riferiva che il Presidente ” E’ stato dolorosamente colpito dal crollo della palazzina a Palermo“. Oh, perbacco, certo deve essere stato un crollo particolarmente devastante, più di un terremoto, se calcinacci e detriti sono arrivati fino a Roma, in zona Quirinale, ed hanno colpito “dolorosamente” Napolitano. Ma, visto che il Presidente è ancora vivo e vegeto, deve essere stato colpito solo di striscio. Che fortuna!

Infatti oggi, a conferma del suo ottimo stato di salute, arriva la solita sfilza di comunicati del Colle. Al TG1 delle ore 13.30, dopo la solita deprimente e scontata tiritera sulle novità (!?) della politica (con siparietto d’obbligo riservato alle “Quirinale News“), sulla povertà degli italiani, sui morti ammazzati e sul “Ma che freddo che fa“, si arriva alla fine. Ma ecco che proprio in chiusura, la conduttrice del TG1 annuncia: “Un’ultima notizia, arrivata proprio in questo momento“. Oddio, pensate, cosa sarà successo di grave o di importante, tanto da inserire la notizia all’ultimo momento? Un’altra strage in una scuola americana? Un terremoto? Benigni ha deciso che non parlerà più di Berlusconi? Flavia Vento ha detto una cosa intelligente? Casini ha deciso cosa farà da grande? Rosi Bindi si è fidanzata? No, no, niente di tutto questo.

No, ecco la notizia importantissima: “Il Presidente Napolitano ha appreso con sollievo che Pannella ha accettato la terapia di reidratazione tramite una flebo“. Meno male che il TG ci ha informato in tempo. Eravamo tutti in ansia, l’intera nazione si chiedeva “Ma Pannella avrà ripreso a bere e mangiare?”. Sono decenni ormai che Pannella, periodicamente, come la muta dei serpenti, si mette a dieta e fa lo sciopero della fame. Ed ogni volta rischia la salute e la vita. Coraggio, Pannella, prima o poi riuscirà nell’intento. Ma la vera domanda, ancora più angosciante, che martella la mente degli italiani, è un’altra: “Napolitano avrà saputo di Pannella?”.

La gente si fermava per strada, interrogandosi a vicenda “Napolitano avrà saputo?“. Al bar dello sport ad ogni cliente che entrava si proponeva la solita angosciante domanda “Ci sono novità? Che ha detto Napolitano?”. Questa era la domanda che milioni di italiani, in particolare precari, disoccupati,  esodati, cassintegrati,  pensionati al minimo e la solita casalinga di Voghera,  si facevano durante tutta la mattinata. L’inquietante interrogativo correva di bocca in bocca, da Trento ad Agrigento, evitando la Salerno-Reggio Calabria per non perdere tempo prezioso. Poi, finalmente, è arrivata la notizia tanto attesa a rassicurare l’intera nazione: Napolitano ha saputo di Pannella ed ha espresso il suo sollievo. Oh, meno male. Adesso siamo tutti più tranquilli.

Beh, certo che non è facile doversi occupare di tutto e di tutti; passare dalle palazzine crollate a Palermo ai digiuni di Pannella, dalle bizze dei partiti in cerca di alleanze alla data delle prossime elezioni, dalla “vicinanza” ai minatori del Sulcis ad accendere, via tablet, l’albero di Natale di Gubbio. Ed inviare note, comunicati e dichiarazioni di solidarietà, di vicinanza e di cordoglio, sfornate quotidianamente come pizze al taglio, a tutte le agenzie di stampa, radio e TV per informare il mondo sugli starnuti presidenziali (tutto il Quirinale, minuto per minuto) e sui chicchirichì del Galletto del Colle. Già, dura la vita del Presidente. Ma anche gli italiani, ultimamente, non se la passano proprio bene.

I tumori possono essere maligni o Benigni. Ma sempre tumori sono. In ogni caso è meglio non sottovalutarli; sono sempre pericolosi.  Si scherza,  Robertaccio, si scherza. Anzi, come dite voi “comici“? Ah, già,  è satira! No? A proposito, andare in onda in televisione, su RAI1 in prima serata, non è come fare battute su Berlusconi davanti ai “compagni” sul palco di una festa de L’Unità, dove tutti si scompisciano dalle risate qualunque cosa dica il nostro giullare di corte. C’è una differenza, una grossa differenza, specie quando ci si rivolge ad un pubblico vasto che comprende anche persone che trovano di dubbio gusto certe battute e sberleffi sempre e solo contro lo stesso bersaglio e quando si è pagati a suon di milioni di euro di denaro pubblico di tutti e non solo dai “compagni“.

Specie quando si va in TV col pretesto di parlare della Costituzione e si apre con 40 minuti di comizio contro Berlusconi, mascherato da satira politica. Qualcuno dovrebbe informare il nostro buffone e fargli notare la differenza; tanto perché si regoli in futuro. Precisiamo che “Buffone” si può dire, lo ha stabilito la Cassazione, assolvendo tale Ricca che aveva così apostrofato Berlusconi in tribunale, perché il termine “Ha valenza sociale“.

E se lo ha stabilito la Cassazione significa che è una cosa seria. Sì, perché in Italia la Giustizia e l’applicazione delle leggi è una cosa molto, ma molto seria. Una dimostrazione? Ecco questa esilarante notizia che conferma la serietà dei tutori dell’ordine, vigili e guardie comunali: “Milano, sequestrati due pesci rossi. Vivevano sotto stress“. Breve stralcio del testo: “Il blitz è scattato per presunte violazioni degli articoli 2 e 3 del regolamento di detenzione di animali: “I pesci sono stressati – spiega in una nota il Comune – La boccia impedisce una corretta ossigenazione dell’acqua e risulta scorretta l’ubicazione, sopra a un pianoforte”. Un pianoforte che non può suonare, peraltro, perché privo di tasti.” . Ridete, ridete…e starete sani, diceva un motto nella pagina umoristica di  una vecchia rivista. Il guaio, anzi il dramma, è che viene da ridere, ma non siamo su “Scherzi a parte“. No, purtroppo, siamo in Italia.

Letto a tre piazze

Si sono riuniti a Todi per creare il “Terzo polo”, Casini, Fini e Rutelli. Dice Casini che si candidano a governare l’Italia. Lo dice anche Rutelli, quello che tutti i sondaggi danno forte (si fa per dire) di un favoloso 1%. Ora, come faccia uno che può contare, salvo imprevisti, su 1% di elettorato a sentirsi autorizzato a governare l’Italia è un mistero. Del resto, il nostro bello guaglione, notoriamente, non ha le idee molto chiare. Parte come radicale con Pannella, passa ai popolari, ne esce per fondare la Margherita e poi, durante una crisi mistica, ha la felice intuizione di unirsi in matrimonio contro natura, con gli ex/post comunisti del PCI, PDS, DS di Fassino.

Ex democristiani ed ex comunisti uniti in fraterno abbraccio, dopo essersi scannati a vicenda per decenni. Ma loro dicevano di avere le stesse radici e di volere le stesse cose. Roba da sit com, con tanto di risate registrate in sottofondo. Infatti ecco il nostro Rutelli, coofondatore del PD, che comincia a capire che forse non hanno proprio le stesse radici e che, forse, non vogliono le stesse cose. Ma, soprattutto, che all’interno del PD conta come il due di picche. Così lascia il PD e… si ritira a vita privata? Ma neanche per idea. Fonda un nuovo partito, l’API che, come abbiamo detto, conta sul’1% di voti. Grandioso. Ed infatti, forte di questo altissimo consenso popolare, ora si appresta ad unirsi in seconde nozze con Casini e Fini per “governare l’Italia“. In verità il bello guaglione è ancora in crisi d’identità, non ha ancora deciso cosa farà da grande. Diamogli tempo, poverino…

Ma come sarà questo matrimonio a tre? Mah, ricorda un po’ il famoso “Letto a tre piazze” di Totò. Convivenza difficile, ma ormai in questo clima di unioni di fatto, di famiglie allargate, di crisi del matrimonio, di scomparsa del ruolo maschile e femminile, non c’è più alcun riferimento, tutto è possibile, anche un matrimonio a tre. Basta stabilire i turni per il bagno. L’importante è che “abbiano le stesse radici e vogliano le stesse cose“. Sarà così? Vediamo.

Oggi Benedetto Della Vedova, finiano, intervenendo al convegno di Todi, ha già scatenato polemiche, come riferisce una nota ANSA perché “ha attaccato la Chiesa sul terreno dei temi etici, che i cattolici giudicano non negoziabili.”. Cominciamo bene! Infatti, a dimostrazione di quale unità d’intenti e corresponsione di amorosi sensi esista fra i convenuti, Buttiglione dell’UDC, replica subito e “…risponde che ha sbagliato i suoi calcoli chi pensa che il nuovo polo possa contribuire alla scristianizzazione della societa“. Appunto, come volevasi dimostrare. Non sono ancora nati e già litigano; separati alla nascita. E mica su questioni marginali, irrilevanti, ma su questioni fondamentali come i temi etici. Gli stessi temi che anche all’interno del PD furono causa di scontri interni e di defezioni. Ricordiamo ancora la battaglia sulle unioni di fatto, su PAC poi trasformati in DICO ed infine definitivamente abbandonati perché non si riuscuva a trovare un’intesa.  Non vi ha insegnato proprio niente?

Questo terzo polo nasce già con un grave errore di valutazione, un peccato originale che, in breve tempo, si rivelerà insormontabile, come furono i PAC per il PD. Ma in fondo a loro che gli frega? L’importante è far finta di fare politica, di mantenere le poltrone e di far la guerra a Berlusconi. Finché dura. E Fini? Non c’è, assente per malattia. Pare sia in preda ad un attacco di sindrome monegasca, una patologia rara che solo ultimamente è balzata agli onori della cronaca. Pare che venga trasmessa dai cognati. Auguri…