Femminicidio e TV

Anche oggi tre donne ammazzate. Tutti i giorni c’è qualcuno che ammazza la compagna; per “futili motivi”, dicono i cronisti. Ma se questi “futili motivi” scatenano la furia assassina, forse non sono poi così futili. No? Vedi: “Futili motivi, TG e inviati speciali“.

Ma non ammazzano solo le compagne; spesso ammazzano anche i figli o, come è successo oggi, anche l’amica della compagna: “Ortona: due donne uccise a coltellate“. A Vicenza, invece, l’assassino si è limitato ad accoltellare la moglie. Per fortuna la figlia piccola non era in casa. E i media ci sguazzano per giorni, con dovizia di dettagli macabri. Ora dovrei ripetere quanto dico ormai da tempo. Ma facciamola breve. Se tutti i giorni i media ci raccontano di donne  ammazzate dai compagni, alla fine ci si abitua e la gente comincia a pensare che quando due persone litigano sia normale che debba finire a coltellate; anzi se lo aspettano. E così, se una persona dal precario equilibrio psichico si trova ad affrontare situazioni di crisi, conflitti, liti familiari, la prima reazione è quella di fare quello che sente ripetere ogni giorno in TV, quello che fanno tutti: ammazzare la compagna. Si chiama “emulazione”. Semplice no? E’ un primordiale istinto umano.

Ma naturalmente, i media sono innocenti. Non si può nemmeno lontanamente sollevare un leggerissimo sospetto che forse, dico forse, tanta quotidiana evidenza mediatica alla violenza possa generare qualche forma di emulazione. Anzi, dicono gli esperti che la violenza in TV non è pericolosa; serve a scaricare l’aggressività e sublimare gli istinti violenti. Ricordo bene una simile affermazione fatta in TV anni fa da una “esperta” psicologa. E se lo dicono gli esperti! E poi c’è sempre la giustificazione che non ammette repliche: il diritto di cronaca. Anche ieri parlavo di violenza e sfruttamento mediatico della cronaca nera: “Igor, media e violenza“. Nella colonna a destra “Mass media, società e violenza” ci sono alcuni dei post dedicati a questo argomento.

Ma sembra che nessuno si renda conto della serietà del problema. Anzi tendono a sminuire il pericolo e negare che fra media e violenza ci sia qualche legame e relazione. Purtroppo la relazione c’è ed è piuttosto stretta. Solo dei ciechi, sordi e pure in malafede possono fingere di non vederla. Oppure, come li definisce K. Popper, degli “Imbroglioni che vogliono arricchirsi con lo spettacolo della violenza, educando alla violenza.”. Ma molti sulla cronaca nera ci campano ed allora continuano a negare che la quotidiana diffusione di messaggi violenti possa creare effetti di emulazione. Ho fatto spesso esempi pratici. Ed ecco oggi l’ultima conferma: “Si ispirano al film Manchester by the sea ed uccidono il figlio“.

Più chiaro di così non si può. Se questi genitori, ispirandosi ad un film (pare che abbia vinto due premi Oscar) appena visto in televisione, ammazzano il figlio ed incendiano la casa, si può dire che esista una relazione tra i fatti? Oppure continuiamo a negare l’evidenza?  Ma gli psicologi negano; anzi per loro le immagini violente  hanno un effetto positivo perché permettono di sublimare l’aggressività.  Ho il sospetto che abbiano studiato per corrispondenza ed abbiano smarrito qualche fascicolo; magari i più importanti. Oppure hanno preso la laurea in Albania, o nei corsi serali nelle capanne del Burundi. Sì, deve essere così, perché se nelle nostre università si insegna questo, allora è meglio chiuderle e ricavarci alloggi per i senzatetto.

Futili motivi per morire

Si può morire per una mancata precedenza? Evidentemente sì. E, purtroppo, non è nemmeno il primo caso. E’ solo l’ultima pazzia in ordine di tempo: “Mamma uccisa perché non ha dato la precedenza“. E’ successo domenica scorsa a Independence nel Missouri. Una donna, ad un incrocio non ha rispettato la precedenza rischiando di provocare un incidente. Non c’è nemmeno stato l’incidente, ha solo rischiato di provocarlo. Per questo il conducente dell’altra auto è sceso ed ha sparato un colpo di pistola che ha colpito mortalmente la donna.

Oggi si muore così, senza una ragione valida. Ci si ammazza per una precedenza, un parcheggio, uno sguardo non gradito, una parola di troppo; per “futili motivi”, dicono le cronache. Ma non è niente di grave, quasi non fa più notizia, sta diventando normale. Si può morire per malattia, per un incidente stradale o sul lavoro, per le bombe e le cannonate, per un naufragio, per un terremoto o un uragano, oppure si può  morire “per futili motivi”. Esci a fare una passeggiata in auto con i bambini, ti distrai un attimo, sfiori l’incidente e qualcuno ti spara addosso. Fine della passeggiata. Perché? Perché ci sono troppi pazzi in circolazione. Stiamo diventando una società di aspiranti assassini che hanno accumulato tanta aggressività repressa che, se non sono proprio pazzi, sono sulla buona strada per diventarlo. E’ solo questione di tempo e di trovare l’occasione giusta; basta un niente, bastano “futili motivi” per scatenare la follia. Lo ripeto da anni. Forse a causa dell’inquinamento, dei veleni che assorbiamo con gli alimenti, o della nefasta influenza dei media che ogni giorno ci scaricano addosso tonnellate di violenza, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Nessuno ci fa caso perché siamo distratti, impegnati a seguire un maleodorante e nefasto Blob televisivo, o seguire le avventure amorose dei Vip, l’ultimo reality, le passerelle di politici, opinionisti e intellettuali della domenica,  o l’ultimo caso di morti ammazzati con servizio esclusivo dell’inviato sul luogo del delitto, con intervista ai passanti e dolore dei familiari in primo piano. Stiamo scivolando verso il baratro morale, il precoce degrado mentale e l’atrofia cerebrale per mancato uso dell’organo. Ma non lo sappiamo. Anzi, siamo convinti che quello che facciamo ogni giorno sia normale, anzi sia l’unico modo possibile di vivere perché “Così fan tutte“. Basta leggere ciò che passa in rete per capire che la gente pensa ad altro, a divertirsi, a scambiarsi pettegolezzi da cortile, ad inventarsi maschere ed avatar da proporre sui social, a immedesimarsi nella realtà virtuale, ad imitare idoli e modelli proposti dal mondo dello spettacolo, a  scoprire chi scopa con chi, a cantare e ballare mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Eppure abbiamo stuoli di psicologi, sociologi, psichiatri, scienziati, che studiano la psiche umana e dovrebbero non solo spiegarci le ragioni della follia dilagante, ma anche trovare i rimedi. Invece, al massimo, si occupano di problemi affettivi e sentimentali, di crisi adolescenziali, di problemi della coppia, di amori e tradimenti, di narcisismo, di depressione, di come superare lo stress della vita quotidiana e il dramma esistenziale. Curano i sintomi della malattia, invece che la causa.  Ma nessuno si chiede cosa sta succedendo all’uomo. Ci preoccupiamo di salvare il panda, di tutelare orsi e foche, leoni ed elefanti, e nessuno si rende conto che la specie più a rischio è quella umana che finirà per autodistruggersi. Ma forse è meglio così; sfiorire piano piano, giorno dopo giorno, senza rendercene conto, appassire lentamente e poi, di colpo all’improvviso, cadere a terra, morti: “Come d’autunno sugli alberi le foglie”. Del resto gli idioti non hanno problemi. La persona più felice di questa terra sembra proprio lo scemo del villaggio: sereno, tranquillo, ride ed è felice come un bambino col suo giocattolo nuovo; perché è idiota, ma non sa di esserlo.

Vedi: “Ballando mentre la nave affonda” (2007)

Il “motivatore”: i guru moderni

Cos’è un “motivatore? E’ un tale che vi insegna come diventare tutti geni con poche mosse. Beh, magari non tutti riusciranno ad emergere ed avere fama, gloria, successo e denaro, ma lui certo ha trovato il modo di campare tranquillo: questa è già una trovata geniale. Ci spiega il miracoloso segreto un articolo di poche righe su Libero: “Vuoi diventare una persona migliore? Basta una sola mossa“. Chiaro? Vuoi diventare un genio? Facile, basta volerlo.

mario furlan

Eccolo qui a lato, il nostro “Motivatore”, Mario Furlan, una specie di dottor Dulcamara in versione moderna. Così come il nostro dottore spacciava il suo specificio come cura miracolosa per tutti i mali, il nostro Dulcamara moderno dice che tutti, ma proprio tutti, possono risvegliare in sé le doti ed i talenti nascosti: basta poco, basta seguire i suoi consigli. Per lui anche lo scemo del villaggio, sotto sotto, è una specie di piccolo genio incompreso. Basta togliere un po’ di patina, qualche incrostazione, un po’ di polvere, cercare nel fango e nella melma in cui è immerso il nostro “Io” segreto, rompere quell’involucro che racchiude i nostri talenti, ed ecco venire fuori  lo splendore di un diamante. “Basta poco, che ce vò“, diceva Covatta in uno spot umanitario.

Dalle note su Wikipedia apprendiamo che il nostro guru ha un curriculum di tutto rispetto ed una carriera di successo, anche se un po’ tormentata: “Dopo una gioventù turbolenta e violenta tra centri sociali, gruppuscoli anarchici e di estrema sinistra e frange della tifoseria estrema, ha abbracciato una filosofia pacifista e fortemente spirituale, all’insegna della fratellanza universale e del rispetto di ogni forma di vita.”. Ecco, un altro folgorato sulla via di Damasco. Almeno Furlan, per sua fortuna, lo ha capito presto. Altri “rivoluzionari” capiscono le stronzate giovanili solo in età molto avanzata e quando hanno già procurato danni irreparabili a chi gli stava vicino. Quindi è giusto segnare un punto a suo favore.

Però restano tutti i dubbi su queste miracolose ricette per far diventare tutti dei “diamanti“, anche le palline di sterco. Stessi dubbi che ho sempre avuto sulle varie terapie e correnti di pensiero che affollano il panorama degli studi e degli studiosi della psiche umana. Ne parlavo di recente su “Psicologia, cani e pulci”. Queste teorie sul fatto che gli uomini siano sostanzialmente tutti uguali, fatti in serie, e che tutti siano in possesso di grandi talenti nascosti, e che tutti possano scoprirli e valorizzarli solo con un po’ di applicazione, di volontà e di impegno nel seguire poche regolette…beh, mi ricorda molto la storica frase di Fantozzi sulla Corazzata Potemkin: “E’ una cagata pazzesca“.

Ma c’è un sacco di gente che ci crede; ed un altro sacchetto che…ci campa. Un conto è insegnare qualche trucco o dare dei consigli per migliorare le proprie capacità e cercare di esprimere al meglio le potenzialità individuali, altro è lasciar credere che tutti abbiano delle grandi doti nascoste (che è falso) e possano scoprirle facilmente ed esprimersi ai massimi livelli. E’ una vera e propria truffa culturale, a livello  di circonvenzione di incapace; si sfiora il reato penale.

Lo stesso concetto della fondamentale uguaglianza degli uomini e del fatto che tutti possano diventare migliori di quello che sono, tutti geni, artisti, “poeti, santi e navigatori“, basta volerlo, è piuttosto diffuso, purtroppo. Un altro guru di successo, Raffaele Morelli, lo affermava dieci anni fa in un suo libro “Ciascuno è perfetto“. Gli dedicai un post nel 2006: “Come vivere felici con 5 euro“. La gente magari non riuscirà ad essere proprio felice, come prometteva Morelli, o non diventerà un diamante, come promette Furlan, ma gli autori hanno comunque successo, fama e denari perché gli ingenui e creduloni in circolazione sono più di quanto si pensi. Se fosse così facile come dicono i nostri autori, e tanti (troppi) psicologi e terapeuti, dovremmo vivere a lungo felici e contenti in un mondo perfetto, come nelle favole. Siccome così non è, basta guardarsi intorno per capirlo,  e la realtà è diversa, sussiste qualche giusto sospetto sulla validità di queste ricette miracolose. E chi le spaccia come rimedio universale dovrebbe essere denunciato per abuso della credulità popolare.

Vedi

 What a wonderful world (2003)

Come vivere felici con 5 euro (2006)

La psicoanalisi ed i peni volanti (2006)

Donne, uomini, erotismo ed altro (2009)

Ritorno al passato (2015)

Geni, cani e ovini estinti

Cosa succede in questo mondo di pazzi.

Ladri e cani da guardia

Tempi duri per i cani. Una volta si tenevano in casa non solo per compagnia, come si usa oggi, ma anche perché facessero la guardia. Oggi  rischiano di andare in pensione, non servono più. Anzi, tenere un cane da guardia è pericoloso. Se dovesse entrare un ladro in casa ed il vostro cane fa quello che da sempre fa un cane da guardia, ovvero spaventare il ladro e, se è il caso, anche azzannarlo, si rischia di dover risarcire il ladro: “Ladro magrebino morso dal cane chiede i danni“.  Sono le conseguenze del nuovo indirizzo giuridico della nostra magistratura progressista, di leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti (ed i malviventi, capita l’antifona, ne approfittano) e del pensiero unico dominante politicamente corretto che è sempre pronto a correre in difesa dei ladri contro i padroni di casa. Poveri padroni; e poveri anche i cani che rischiano di perdere il lavoro, essere licenziati, pensionati o, peggio, “esodati“: che vita da cani!

Nella vecchia fattoria, quante bestie ha zio Tobia…

C’era una volta. Ora non c’è più lo zio Tobia, non ci sono più le sue bestie e, fra poco, non ci sarà nemmeno la fattoria: al suo posto sorgerà un grande centro commerciale con ampio parcheggio intorno, dove la gente con poca fantasia, per distrarsi,  andrà a passare il tempo, ed i bambini penseranno che i polli crescano dentro le vaschette in polistirolo, abbiano quattro zampe, due lunghe e due corte come i canguri, e nascano già morti. Lo denuncia la Coldiretti (La vecchia fattoria è quasi vuota). Stanno scomparendo, o rischiano di scomparire 130 razze animali: 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. Una strage.

Forse non rendono abbastanza o non sono in linea con i gusti dei consumatori, o con le direttive europee di quelli che stabiliscono la circonferenza dei piselli, la lunghezza delle vongole e la curvatura delle banane. E dire che è grazie a questi animali, utilissimi per il lavoro nei campi, per le varie attività umane e fondamentali ed insostituibili per l’alimentazione, che l’umanità deve la sopravvivenza e l’evoluzione della stessa civiltà. Ma oggi, se non sono in linea con il progresso ed il trend del mercato diventano inutili. Poi, una volta scomparsi, si andrà alla ricerca dei pochi esemplari rimasti per mostrarli come reperti da museo. Come si fa con le vecchie ricette della nonna, quelle che abbiamo dimenticato per sostituirle con i prodotti già pronti, precotti, preconfezionati, predigeriti, prodotti industrialmente a base di additivi, coloranti, conservanti e chissà quali porcherie: quelle che oggi cerchiamo di ritrovare disperatamente alla riscoperta di sapori perduti e antiche tradizioni. Stiamo cominciando a capire, un po’ tardi, quanti errori abbiamo commesso e che li pagheremo molto cari. Idioti; e non aggiungo altro perché se anche glielo spieghi non lo capiscono perché sono idioti. Di quanto sia scellerata, incosciente e criminale la scelta progressista che cancella il passato a favore della tecnologia, ho già parlato in un post del 2008 “Il cappellino di Lianne“.

Evoluzione della specie

Molti anni fa dicevo che in un futuro neanche molto lontano la scienza avrebbe trovato il modo di manipolare i geni umani per modificarli e “creare” una nuova specie umana migliorandone le caratteristiche psicofisiche (quello che poi hanno fatto con gli organismi geneticamente modificati: intanto lo applichiamo al mais, poi…). La chiamavo “ingegneria genetica”, senza sapere che, dopo pochi anni, la scienza avrebbe usato proprio quel termine per definire le ricerche in quel settore. E’ passata solo qualche decina d’anni ed ora ci stiamo arrivando.

 Così come sta mutando l’ambiente naturale (e continuerà a mutare nel tempo) esisterà una nuova razza umana creata in laboratorio. Ormai le conoscenze scientifiche ci mettono in condizioni di manipolare a piacere i geni, ed il futuro, che ci piaccia o no e con tutti i pro ed i contro possibili,  è nell’ingegneria genetica. Il fine della ricerca sarà quello di creare una nuova razza umana, o umanoide (più o meno come quella ipotizzata nei film di fantascienza), con migliori potenzialità psicofisiche e caratteristiche che lo rendano più adattabile a condizioni di vita alterate e precarie (come le missioni spaziali o un ambiente terrestre devastato dall’inquinamento, dalle mutazioni climatiche o scenari da Day after) e dotato di capacità fisiche ed intellettuali predefinite e graduabili, secondo la finalità prevista. Non sembri sconvolgente. Basta pensare che solo 50 anni fa gran parte delle conquiste recenti della scienza, ma anche leggi e norme, che hanno modificato profondamente la società di oggi e che fanno parte integrante della nostra vita quotidiana, erano pura fantasia.

Ma l’altra faccia della medaglia è che sarà possibile “creare” anche una razza di umanoidi facilmente controllabili, da usare per particolari lavori e attività pericolose o che richiedano speciali attitudini psicofisiche. Sono certo che nei laboratori di ricerca gli studi su questo argomento sono già avanzati. Ma tutto avviene in gran segreto, non se ne può parlare perché potrebbe sconvolgere la società e si scatenerebbe la solita battaglia etica tra i sostenitori della massima libertà di ricerca e quelli contrari alla manipolazione genetica (ma è solo questione di tempo). E siccome non possono dirlo apertamente (o forse per ricevere finanziamenti ed autorizzazioni ufficiali devono giustificare gli studi), fingono di fare esperimenti per scopi terapeutici. Questa ricerca ne è la prova concreta (Sì alla modificazione genetica degli embrioni umani). Al confronto di quello che avverrà nei prossimi decenni, gli esperimenti di eugenetica nazisti saranno giochini da ragazzi, roba da “piccolo chimico”.

Il dramma del bambino dotato

E’ il titolo di un libro di Alice Miller del 1985. Fate una piccola ricerca in rete e scoprirete che l’autrice aveva molte e fondate  riserve sulla psicanalisi, sui metodi terapeutici e pedagogici. Mi viene in mente leggendo questa curiosa notizia: “Bill Gates: sono stato in cura da uno psicologo infantile“.

Bill Gates, il genio informatico che ha fondato Microsoft, quel sistema grazia al quale qualcuno dall’altro capo del mondo può leggere in tempo reale quello che scrivo. Il sistema che ha cambiato radicalmente la società, il lavoro, il gioco, lo studio, la comunicazione, e le relazioni sociali.  Da bambino fu portato in cura da uno psicologo perché era irrequieto ed insofferente alle regole: “Ero davvero indisciplinato. Dovevo rispettare regole severe, ma le respingevo.”. Questo è il problema dei bambini intelligenti, la difficoltà di accettare le regole imposte dagli adulti stupidi. Ma gli adulti, essendo stupidi, non lo capiscono e pensano che quei bambini siano da curare. E purtroppo comandano gli adulti. Vedi “I bambini ad alto potenziale intellettivo“.

Guarda guarda, un altro genio che viene mandato dallo psicologo per curarsi. Viviamo in uno strano mondo. I bambini difficili, quelli che per qualche motivo hanno difficoltà ad apprendere, li facciamo assistere da un insegnante di sostegno (perché, sapete, in ossequio al principio di uguaglianza e delle pari opportunità, tutti devono andare avanti, essere promossi, e diventare dottori, anche gli asini; altrimenti i genitori ci restano male, si risentono e fanno ricorso al TAR). I bambini dotati, invece, i piccoli geni che da grandi faranno invenzioni e scoperte a beneficio dell’umanità e diventeranno protagonisti della cultura, della politica, della scienza, dell’arte, quelli che avrebbero bisogno di un’attenzione particolare perché dotati di una grande sensibilità,  non solo non li facciamo seguire da un insegnante adatto, ma li consideriamo iperattivi, irrequieti, e li mandiamo dallo psicologo per curarsi. Vi sembra che questo sia un mondo normale?

No, non è normale, è un mondo stupido. Bisognerebbe curare il mondo, invece curiamo i bambini. Sarà un caso, ma è esattamente quello che dicevo proprio 15 giorni fa nel post “Psicologia, cani e pulci“.   E per oggi basta e avanza, altrimenti la cronaca di questo mondo di pazzi finisce per essere troppo deprimente. Ma non ci sono molte speranze di vedere un mondo migliore, almeno finché sarà governato da idioti; tutti dottori e sapienti, ma idioti. “Oggi anche il cretino è specializzato“, diceva Ennio Flaiano. Ed il guaio è che la democrazia insegna che tutti gli uomini sono uguali; anche i cretini.

Vedi

What a wonderful world (2003)

Come vivere felici con 5 euro (2006)

La psicoanalisi ed i peni volanti (2006)

Donne, uomini, erotismo ed altro (2009)

Ritorno al passato (2015)

P.S.

A proposito di terapia, l’ultimissima delle ore 21, da L’Unione sarda: “La neuropsicanalisi per curare l’alzheimer: camici bianchi a processo“.

Psicologia, cani e pulci

Se il mondo non vi piace curatevi. Quando si ha una visione della realtà diversa da quella comunemente accettata dalla collettività, si vive male, in perenne conflitto con il mondo. E non è detto che sia l’individuo ad essere sbagliato e debba sentirsi in colpa: può essere che sia sbagliato il mondo. O almeno è così quando non ci siano situazioni patologiche che, a causa di malformazioni o traumi, impediscano o limitino la funzionalità mentale. Se così non fosse vivremmo in un mondo perfetto, ideale e unanimemente riconosciuto come tale;  “il migliore dei mondi possibili”, diceva Leibniz. Ma il mondo proprio perfetto non è; anzi, la percezione comune è di un mondo profondamente ingiusto e ben lontano dalla perfezione. Allora significa che non esiste un mondo perfetto in cui vivono degli esseri umani sbagliati che non sanno o non vogliono adeguarsi, ma esistono degli individui “giusti” in un mondo sbagliato. E sono quelli che pagano più alto il prezzo dell’esistenza, perché gli idioti ed i matti, non avendo consapevolezza della loro condizione, sono quasi felici, come pure gli ipocriti che fanno finta che il mondo vada bene com’è perché ci campano, ingannando e sfruttando l’ingenuità della gente (una categoria a caso: i politici).

Eppure la cultura dominante sembra volerci convincere del contrario. Così, invece che cercare di migliorare il mondo per renderlo più vivibile ed a misura dell’uomo, si cerca di cambiare l’uomo per adeguarlo alla realtà, e se non vi adeguate siete condannati a vivere in uno stato di continua conflittualità. Se avete dei problemi esistenziali, provate insofferenza verso le ingiustizie del mondo, trovate insopportabile la cattiveria e la stupidità umana, e ciò vi procura degli stati di depressione o altri problemi nei rapporti sociali, lavorativi ed affettivi, ne pagate le conseguenze anche pesanti; ne risente la vostra serenità, l’autostima, possono scatenarsi reazioni anche patologiche, sia mentali che fisiche, e vanno in crisi le vostre relazioni familiari, affettive  e sociali. In questa condizione si può facilmente cadere nella trappola dei guru mediatici che propongono terapie miracolose per tutte le patologie; una sorta di “specifico”, come quello di Dulcamara, che cura tutti i mali, dai calli al mal d’amore.

Spopolano in TV e sui media gli esperti vari che dispensano rimedi e consigli per tutti gli usi. Specie per i problemi di carattere psicologico, difficili da identificare, difficili da curare, ed altrettanto difficili da considerare guarite. Una terra di nessuno in cui facilmente possono celarsi imbroglioni e truffatori. Ma è anche il terreno in cui operano con autorevolezza e professionalità gli psicologi che imperversano sulla stampa, in rete, in televisione; si giocano la visibilità mediatica alla pari con politici, giornalisti e cuochi. Non c’è programma che non abbia lo psicologo come ospite, non c’è rivista che non abbia pagine e pagine dedicate a problemi di psicologia, l’angolo dei consigli dell’esperto o la rubrica di consulenza che risponde alle domande dei lettori e fornisce risposte e consigli. Perfino il tuttologo Maurizio Costanzo,  oltre a tutti i suoi impegni e presenze in radio e televisione, aveva, e forse ce l’ha ancora, una rubrica su un quotidiano nazionale, in cui rispondeva alle lettere dei lettori (ma più spesso lettrici; chissà perché) su argomenti vari, dalla ricetta dell’amatriciana ai problemi di coppia.  Infatti, quello che si trova più spesso su stampa, rete e televisione sono consigli di psicologia e ricette gastronomiche.

Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Esiste uno stuolo di esperti (sociologi, psicologi, psicanalisti, e strizzacervelli di varia scuola) che ci tempestano ogni giorno da tutti i mezzi di comunicazione, e vogliono farci credere che se abbiamo problemi di compatibilità con il mondo e questo ci procura stress, ansia, nevrosi, paure, conflitti della personalità e problemini vari,  è perché soffriamo di qualche forma di nevrosi che è la conseguenza di un complesso di fattori che interessano in vario modo la personalità individuale, la nostra formazione culturale, l’educazione e le esperienze di vita (gli addetti ai lavori tutto questo lo chiamano “vissuto”). Ma non è grave; basta consultare un esperto, sottoporsi ad un ciclo di sedute, ed il problema si risolve facilmente. Se sentite qualcuno che parla di “vissuto” state in guardia; o sono psicologi o sono persone in cura da strizzacervelli (gli americani li chiamano così e non ne hanno una grande stima). Avere a che fare con loro comporta sempre un’attenzione particolare e bisognerebbe seguire le avvertenze, come si fa con certi farmaci: “tenere lontano dalla portata dei bambini, seguire attentamente le istruzioni  e maneggiare con cura”.

A sentire loro, (non tutti, per fortuna), la conflittualità dell’individuo con la società, ha una causa patologica. E come tale si può e si deve curare. Secondo questa teoria bisognerebbe mandare in terapia quasi tutti gli artisti, i poeti, i filosofi, scienziati. La storia del pensiero umano è la storia di pazzi, esaltati, complessati, nevrotici e psichicamente instabili. Quasi quasi, viene da pensare che se la gente non sopporta più la classe politica corrotta, non è colpa dei politici corrotti, ma è colpa dei cittadini che sono incontentabili. Se non vi piacciono le oche starnazzanti nei salotti televisivi, non è perché in TV ci sono i pollai, ma perché avete gusti difficili; curatevi. Andate da uno psicologo e nel giro di qualche anno, con lunghe e costose sedute, magari riuscite a guarire, cambiare gusti e trovate appassionanti i pollai televisivi, gli oroscopi, Maria De Filippi, la Vita in diretta, Storie maledette, Forum, Don Matteo, Montalbano e via spazzaturando. Basta curarsi.

Non me ne vogliano gli psicologi, hanno tutta la mia stima; in molti casi il loro aiuto è prezioso e determinante per risolvere situazioni conflittuali o di disagio. Ma non sempre, specie oggi che si ricorre allo psicologo con troppa leggerezza, anche quando non sarebbe necessario, anche per normalissimi problemini affettivi e sentimentali da adolescenti, come se si andasse dalla parrucchiera. Ho sempre avuto una certa diffidenza nei confronti di certe teorie, scuole e terapie; oggi ancora di più. E continuo a pensare che la psicologia è quella “scienza” che cerca di convincervi che l’insofferenza verso la stupidità del mondo, che causa il vostro malessere esistenziale, sia una forma di psicopatologia e vi convince della necessità, per curarla, di sottoporvi a lunghe e costose terapie. Raramente risolve il problema perché, invece che affrontare la causa del male (esterna al paziente, nel mondo, quindi ineliminabile), cerca di curare gli effetti e alleviare i sintomi; il mondo resta stupido tale e quale, e voi vi tenete il malessere. Come dire che se voglio riprendere un bel paesaggio bucolico e fotografo una discarica di rifiuti puzzolenti, ottenendo una foto orribile, invece che cambiare il soggetto, cambio la macchina fotografica. Come dire che se un cane ha le pulci, invece che eliminarle, si cerca di convincerlo a convivere con le pulci e sopportarle pazientemente. Non sempre, ma talvolta è così!

 

Diffidare è d’obbligo

Nutro da sempre un po’ di diffidenza nei confronti di certa cultura, arte, intellettualismo da salotto e informazione in offerta speciale. Anzi, ad essere sincero, dovrei dire “sana diffidenza”. E’ l’unica arma di difesa nei confronti di un eccesso di informazioni che ci vengono scaricate addosso quotidianamente dai media sempre più presenti ed ossessivi. Si rischia di andare in tilt. Ecco che allora un po’ di sana diffidenza ci aiuta ad operare delle scelte, un minimo di scrematura, fra ciò che è utile, credibile o verosimile e ciò che non lo è.

Spesso scrivo in maniera piuttosto critica di alcune categorie che ritengo responsabili della formazione dell’opinione pubblica e delle sue conseguenze sociali. Una di queste categorie è composta da persone che, a vario titolo, si occupano proprio di tematiche sociali e che, pertanto, sono sempre pronti a fornire spiegazioni per qualunque problema e proporre soluzioni adeguate. Parlo di psicologi, sociologi, opinionisti, criminologi, massmediologi (si definiscono così), filosofi, editorialisti autorevoli: una schiera di esperti con la risposta pronta ad ogni domanda e quotidiani dispensatori di consigli utili e segreti  della felicità. Ma sono davvero esperti? E sono affidabili? Fra le varie letture in rete, seguo talvolta  la rubrica del sociologo Alberoni, sul Corriere. Ogni lunedì c’è un suo pezzo, una ventina di righe al massimo. Sono certo, fra l’altro, che guadagna più lui per quelle venti righe settimanali che non voi in un mese di lavoro. Non commento, anche se spesso sono tentato di dedicargli un post tutto per lui. Ma non vale la pena. Lo leggo con la stessa curiosità con la quale leggerei una rubrica di umorismo e satira: qualche volta mi fa sorridere.

Oggi, invece, ho letto alcuni articoli di una psicologa, Evi Crotti, sul Giornale. Se verso le altre categorie nutro, come ho detto, una sana diffidenza, nei confronti degli psicologi vado oltre, quasi a rasentare il pregiudizio. Quando mi capita leggo con interese e curiosità anche i loro articoli. Ma ci sono anche dei blog tenuti da psicologi che offrono consulenza e risposte a tutte le domande. Mi ricordano tanto le vecchie rubriche che c’erano in tutte le riviste (e forse ci sono ancora), la classica “Posta del cuore” della contessa Clara. Ma oggi i consulenti ed esperti dilagano. Perfino Maurizio Costanzo ha sul Messaggero una rubrica simile nella quale risponde ai quesiti dei lettori e ne tiene una anche alla radio, sempre su problemi affettivi, familiari, sentimentali. Beh, con tanti specialisti sempre pronti, in radio, stampa, TV a rispondere a tutte le domande e risolvere tutti i problemi, dovremmo essere una società perfetta, tutti felici e contenti. No? No, sembra proprio di no. Allora c’è, evidentemente, qualcosa che non va. E veniamo al dunque.

Scrive Evi Crotti in un articolo di agosto 2008: “E’ difficile essere genitori?”:

Per esempio nell’adolescente è molto importare la valorizzazione del fisico; scatta in questa età la necessità di piacere per cui non importa tanto la resa scolastica, poiché l’importante è che egli si senta accettato e amato dall’altro sesso. In questa fase il narcisismo occupa un ruolo importante e occorre che l’adulto faccia attenzione a non competere fisicamente con i figli. I complessi fisici sono causa di mutamenti d’umore, di incoerenza, di timidezza e di chiusure immotivate. E’ necessario che non si sottovaluti questa necessità poiché, se egli non impara ad amare il proprio corpo, potrà in seguito trovare delle difficoltà di interazione. Se un ragazzo si trova bene nei propri panni, anche gli apprendimenti cognitivi troveranno un terreno fertile per mettere a frutto le proprie risorse interiori e il proprio potenziale.”

Chiarissimo,  non c’è pericolo di fraintendere. Dice chiaramente che l’aspetto fisico è importantissimo ed è essenziale per un corretto ed equilibrato sviluppo generale. Bene, abbiamo capito. Ora vediamo cosa scrive nell’ultimo articolo di 3 giorni fa: “La vera crescita interiore”.

Forse i malesseri e i disagi emotivi che si riscontrano nei ragazzi d’oggi sono dovuti alla dimenticanza della crescita interiore; si dà, infatti, tanta importanza alla crescita fisica e ci si dimentica dell’anima.”.  Chiarissimo anche questo; si dà troppa importanza alla crescita fisica e ci si dimentica dell’anima. Ma nel precedente articolo non aveva detto che l’aspetto fisico è fondamentale? Sì, e allora?

Certo, si dirà, l’una non esclude l’altra. Possiamo dire che sia lo sviluppo fisico, sia la crescita interore siano ugualmente importanti. Ma dalla lettura dei due articoli separati si capisce tutt’altro. Poco male, forse nel prossimo articolo farà una sintesi e sarà più chiara. Intanto, però, fornisce anche degli utili consigli come questo: “I figli sono come carta assorbente per cui, se vogliamo che essi siano pronti ad affrontare la vita dobbiamo educarli alla verità, alla giustizia e all’amore. “. Bella frase e, apparentemente, è del tutto condivisibile. Se non fosse per un piccolo dettaglio. Mettere in pratica quel consiglio significa sapere, preventivamente, quale sia il significato dei termini “verità, giustizia, amore”. Come fa il bracciante analfabeta a educare i figli alla verità se da millenni le più brillanti menti umane si interrogano sul suo significato senza aver ancora trovato una risposta definitiva? Se, invece, i genitori sono colti non va certo meglio. Probabilmente, anzi, va anche peggio, perché in tempi di relativismo imperante, e di “pensiero debole” alla Vattimo, affermare il concetto di “verità” è quasi una bestemmia. E allora come fanno ad insegnare il concetto di verità se per loro la verità non esiste? Non vi basta?

Ecco un altro esempio di “consigli per gli acquisti” esistenziali in offerta speciale, lapidario, quasi un assioma: ” Un rapporto armonico con noi stessi è la premessa per costruire un mondo migliore.“. Stabilire un “rapporto armonico” con noi stessi non è propriamente la cosa più facile di questo mondo, ma questo non lo spiega; magari alla prossima puntata. Però è una bella frase, d’effetto. Altre volte ho detto che non sempre le belle frasi sono anche vere; spesso sono solo belle. In realtà queste frasi hanno lo stesso valore oggettivo di quando voi, preparandovi alla gita fuori porta di fine settimana, esclamate “Speriamo che sia una bella giornata”. Né più, né meno. E’ vero che avete pronunciato quella frase. E’ anche vero che lo sperate veramente. Ma la vostra seperanza non influirà minimamente sulle reali condizioni meteorologiche. E’, quindi, una frase vera, ma inutile. Come certi consigli degli esperti. Appunto.

Ecco cosa intendo quando parlo di “sana diffidenza”. Non prendiamo tutto per oro colato perché lo scrive l’eminente sociologo o l’autorevole psicologa. Diffidate, diffidate. (27 febbraio 2009)

Vedi:-

L’esperto risponde”

– “Cazzate d’autore

Scalfari e la mosca

Mondiali e delitti

Ci sono molti modi di vedere il mondiale di calcio. Ognuno lo guarda con occhi diversi e   ne evidenzia gli aspetti più interessanti secondo il proprio punto di vista.

Ecco, per esempio, come lo vede il quotidiano Libero. Una bella visuale, non c’è che dire. Se non altro è una prospettiva diversa dal solito. Niente campi di calcio, spalti gremiti, tifosi in delirio e calciatori in mutande. Ecco un aspetto poco conosciuto del tifo calcistico visto da dietro…le quinte. Diciamo che è una “retrospettiva“, quella di una certa “Laura Cremaschi” che, onestamente, visto che non viene specificato, non so  chi sia e cosa faccia, ma possiede delle evidenti doti naturali. L’unica relazione fra lei ed il mondiale in Brasile sembra essere, a prima vista, il suo notevole culetto “alla brasiliana“.   E’ un’immagine che, insieme ad altre due è da due giorni al centro pagina e, per restare in ambito artistico, costituisce un “trittico” dedicato appunto ai mondiali. Oltre alla retrospettiva della Cremaschi, si possono vedere qui le altre due “pale“: “Galleria di tifose brasiliane” e “Claudia Romani, sexy tifosa dell’Italia“. Magari oggi, cambieranno le foto e ci mostreranno altre tifose ed una nuova “prospettiva” dei mondiali.

Segreti e delitti.

Aldo Grasso è il critico televisivo del Corriere. Leggo quasi sempre i suoi pezzi perché non risparmia critiche a nessuno e di solito concordo con i suoi giudizi negativi. Le uniche volte che non sono d’accordo con lui è quando, raramente, parla bene di qualche programma (come in questo caso).

Stamattina dedica il suo pezzo ad un nuovo programma di Gianluigi NuzziSegreti e misteri“, che sostituisce il vecchio “Quarto grado“. Non ho visto questo nuovo programma, così come non ho mai visto nemmeno il vecchio. Fanno parte di quel genere di programmi che evito come la peste. Eppure sono programmi di successo. Prima di Nuzzi c’era Salvo Sottile a condurre “Quarto grado”, poi trasferitosi, armi e bagagli, su LA7 con un altro programma, non ricordo il titolo, che si occupa sempre di cronaca nera e delitti irrisolti. Ma pare abbiano grande successo anche “Chi l’ha visto?” condotto da Federica Sciarelli, ed altri programmi simili. Ricordo, se non sbaglio, ancora su RAI3, “Storie maledette” ed un altro programma che si occupa sempre di delitti irrisolti condotto da Lucarelli, quello che già la faccia, il tono di voce  e l’espressione è da tragedia. Evidentemente RAI3 ha una passione ed una attenzione speciale per questo tipo di programmi basati sulla cronaca nera. Ma sono certo di dimenticare altri programmi simili. Bisogna aggiungere che, a parte i programmi espressamente dedicati alla cronaca nera, ci sono una serie di talk show e programmi di intrattenimento che dedicano ampio spazio ai fatti di cronaca. Uno per tutti Porta a porta con i suoi classici plastici in studio o i vari talk salottieri del pomeriggio. Ma c’è chi apprezza il genere.

Ricordo che una volta, decenni fa, c’era una rivista, mi pare “Cronaca vera“, che si occupava esclusivamente di cronaca nera e di storie torbide: lo si capiva dai titoli di copertina. Era l’unica che si dedicava esclusivamente a quel genere e non credo che avesse un gran numero di lettori. Non l’ho mai letta, né mi risulta che la leggessero amici o persone di mia conoscenza. Forse si trovava qualche copia dal barbiere! Poi c’è stata l’esplosione delle riviste di ogni genere e la cronaca nera ed il gossip sono diventati pane quotidiano di lettori curiosi e dai gusti particolari. E la televisione ha amplificato e sfruttato pienamente questa curiosità. Oggi la cronaca nera, da argomento per pochi lettori amanti del genere, è diventato fenomeno di massa, da prima pagina, da prima serata TV.

Bisognerebbe chiedersi il perché dell’esplosione di questo interesse un po’ macabro e maniacale per i fatti di sangue  Dovrebbe essere oggetto di studio per psicologi e sociologi, dovrebbero spiegarci questo graduale e progressivo aumento dell’interesse per i fatti di cronaca nera e la moltiplicazione di riviste e programmi televisivi che se ne occupano. Si fanno tanti programmi di nera perché la gente ama occuparsi di delitti, oppure la curiosità della gente cresce perché i media dedicano tanto spazio a quel genere? Difficile stabilire quale sia la causa e quale l’effetto. Ma ho la sensazione che la motivazione che giustifica certi programmi (non solo di nera, ma di gossip, di sport, di politica etc.) non sia tanto la volontà di assecondare i gusti del pubblico, ma sia perché su quei programmi ci campano in tanti.  In ogni caso, ho sempre avuto l’impressione che le persone che amano questo genere di notizie ed hanno una curiosità morbosa per i delitti, il sangue, le tragedie, debbano avere qualche problemino di carattere psicologico. Non sarebbe male fare un salto presso un centro di igiene mentale. Tanto è gratis, paga la ASL.

Quello che mi lascia perplesso (è un mistero, un caso clinico) è il fatto che Aldo Grasso, pur facendo un lavoro che lo obbliga a guardare tutto quello che passa in televisione, sia sempre vivo e vegeto e, apparentemente, goda di buona salute. Il suo non è un lavoro, è una tortura, un supplizio. Guardare la televisione ogni giorno e seguire tutti i programmi, è come assorbire quotidianamente delle dosi massicce di elementi tossici che provocano un lento, ma inarrestabile avvelenamento e possono alterare la funzionalità cerebrale.  Dovrebbe avviare una causa di servizio e chiedere i danni all’editore.

Ragazzi, stress e cavalli

Stamattina sul sito Ansa c’è l’ennesima notizia del suicidio di un ragazzo: “Ragazzino suicida a Roma, sms alla fidanzata“.

Siamo sempre più stressati,  in balia di una società che ci obbliga a ritmi convulsi e modelli di vita che creano tutti i presupposti per far crescere dei ragazzi insicuri, immaturi e con un precario equilibrio psichico. Ne abbiamo conferma, purtroppo, quasi quotidianamente. Oggi, basta un niente per mettere in crisi un adolescente. Spesso sono motivi che lasciano perplessi e quasi increduli. Eppure le tragedie ci dicono che questi motivi che per noi sono quasi insignificanti, in ragazzi ancora immaturi possono sfociare in tragedie. Pare che questo ragazzo si sia suicidato a causa dei continui litigi con la fidanzatina (lo ha rivelato lei stessa).  E’ difficile pensare che una volta ci si suicidasse a 15 anni per un litigio con la fidanzatina.  Ma se non vogliamo fare paragoni con le generazioni precedenti, allora spiegateci perché oggi i ragazzi sono così instabili emotivamente. Deve esserci una spiegazione.

Li chiamavano “Ragazzi del ’99“, quelli che nel 1917, appena diciottenni, partivano per il fronte, in trincea e lì, sotto il fuoco nemico, non c’era il tempo per pensare o per essere in crisi; bisognava crescere in fretta e lottare per salvare la vita che era appesa ad un filo: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie“, scriveva al fronte il soldato Ungaretti. Anche dopo la seconda guerra mondiale i ragazzi non ebbero il tempo di pensare o di deprimersi per questioni sentimentali. In uno scenario di macerie, desolazione  e fame,  bisognava crescere in fretta e rimboccarsi le maniche per ricostruire ciò che era distrutto e pensare al futuro.

I ragazzi di oggi, quelli cresciuti a merendine, PlayStation e Grande fratello hanno trovato tutto già pronto. Sarà per questo che sono così fragili? Anche questo dovrebbero spiegarci gli studiosi della psiche umana. Oggi gli psicologi vanno come il pane, te li ritrovi ad ogni angolo di strada, pronti  a fornire dotte spiegazioni per tutti i problemi ed i conflitti di carattere affettivo, sentimentale ed esistenziale; cominciano a seguire i bambini fin dalle materne. Ma allora, com’è che ci sono tanti ragazzi che si ammazzano?  Mi ricorda la storiellina del Papa, che ripeto spesso: più fa appelli per la pace e più scoppiano conflitti nel mondo. O ancora quanto dicevo poco sopra a proposito del nesso fra programmi di cronaca nera e curiosità della gente. Quale è la causa e quale l’effetto? Nel nostro caso, si direbbe; ci sono tanti psicologi perché c’è sempre più gente che ha problemi? Oppure la gente scopre sempre nuovi problemi perché ci sono troppi psicologi in giro? Mistero.

Per fortuna, però, ecco una buona notizia, come da box in alto, riportata proprio qualche giorno fa: “L’equitazione riduce l’ormone dello stress“. Capito, cari ragazzi, se avete qualche problema sentimentale, esistenziale o di altro genere, non deprimetevi, non lasciatevi abbattere dalle difficoltà della vita, c’è l’equitazione che vi salva. Viene spontaneo ricordare il classico consiglio che una volta si dava a chi tentava maldestramente di occuparsi di faccende per le quali non era portato o a chi, per inadeguatezza e incapacità, produceva solo danni. Cari ragazzi coraggio, l’equitazione fa bene; quindi, invece che suicidarvi…datevi all’ippica.

Ordinaria follia?

Tre notiziette fresche di giornata. La prima riguarda un ragazzino inglese che ammazza l’ex fidanzatina per scommessa: “Ispirato da un film“. La posta in gioco era una colazione. Tanto vale oggi la vita di una ragazza: il costo di una colazione. Era appassionato di film e videogiochi violenti.  Ma, per carità, guai a mettere sotto accusa la violenza sparsa a piene mani dai media. Ci sarà sempre lo psicologo esperto che vi spiegherà che non esiste alcuna relazione fra la violenza dei media e la violenza reale. Anzi, così dicono, le scene di violenza servono a sublimare gli istinti aggressivi e, quindi, hanno addirittura un effetto terapeutico. Certi psicologi avrebbero urgente bisogno di farsi vedere da uno psicologo. Ma che sia bravo.

Di recente negli USA è stato abolito il divieto di commercializzare videogiochi eccessivamente violenti. Via libera a tutte le forme di violenza, in nome della libertà di espressione. Ed in nome di questa stramaledetta libertà di espressione si sta allevando una generazione di ragazzi che finiranno per autodistruggersi.

La seconda notizia, di casa nostra, riporta l’impresa di quattro ragazzotti di Aprilia che hanno rapinato una gioielleria. Ma non sono delinquenti o ladri comuni che rapinano per professione. Non sono nemmeno disperati che rubano per fame. No, sono i soliti “ragazzi bene“, così li definiscono, di buona famiglia, figli di imprenditori locali, che rubano per procurarsi i soldi necessari ad acquistare capi di abbigliamento firmati.

Il pericolo, di fronte a queste notizie, è che ormai ci si sta assuefando alla follia quotidiana, tanto da considerarla come componente quasi normale della società. L’altro errore è quello di considerarli come casi isolati. Ma quando notizie di questo genere appaiono con sempre maggior frequenza nelle cronache quotidiane non siamo più di fronte a casi isolati. Sono il segnale allarmante di una epidemia di follia collettiva che dilaga incontrollata nell’indifferenza generale e affonda le radici nella cultura dominante. Ma nessuno sembra cogliere la gravità del fenomeno, né si interroga sulle cause, né cerca rimedi. Uno dei sintomi dello stato di alterazione mentale, individuale o collettivo, è proprio questo: non cercare rimedi perché non si ha la sensazione e la percezione del pericolo.

La terza notizia riguarda un bizzarro automobilista romano che viaggiava in auto portandosi sulla spalla un iguana di un metro di lunghezza. Una volta in auto si appendevano i pupazzetti o si teveva dietro il cagnolino che, grazie alle vibrazioni dell’auto, dondolava la testa. Ora si portano iguana in spalla. Forse a causa di un brusco movimento dell’insolito compagno di viaggio, l’automobilista ha perso il controllo, ha sbandato ed è andato a sbattere contro il guardrail. L’iguana è illeso, l’automobilista, invece, è ricoverato in ospedale dove si è rifiutato di sottoporsi al test per accertare l’eccesso di alcool o la presenza di droga. Ha ragione, per portarsi appresso in macchina un iguana di un metro non c’è bisogno di essere ubriachi o drogati. Basta essere un po’ scemi, dalla nascita…

Stress, felicità e diete.

Leggevo qualche giorno fa un vecchio articolo sullo stress da SMS. Potete leggere la notizia qui: "Stress e ansia da sms".  Cercando di rintracciare altre notizie sull’argomento mi imbatto in un altro articolo, la recensione di un libro: "Addio stress, è l’ora del relax". E penso "Ecco un altro che ha scoperto il segreto della felicità." Sì, perché in questa nostra caotica società moderna nella quale siamo sempre più incasinati e stressati, e non si vede una soluzione, ci sono un sacco di persone che continuano a scrivere libri per rivelare al mondo la ricetta segreta per vivere felici. Sono, in genere, le stesse persone che saltano da un salotto televisivo all’altro, per deliziarci con le loro geniali scoperte. Un altro dispensatore di felicità lo avevo già segnalato in un precedente post "Come vivere felici con 5 euro".

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Come vivere felici con 5 euro

I giovani hanno il compito di distruggere i valori della generazione precedente: Se non fanno questo hanno fallito.” Non è la dichiarazione di un pazzo ad un convegno di anarchici rivoluzionari, è l’affermazione, fatta in televisione, da uno dei guru mediatici più in auge: Raffaele Morelli. Quando sento certi “maestri del pensiero” moderni mi chiedo se si rendano conto di quel che dicono. Mi viene in mente Moretti che invitava D’Alema a dire “qualcosa di sinistra”. Io mi accontenterei che coloro che usano i mezzi d’informazione e che hanno il potere di condizionare l’opinione pubblica, dicessero “qualcosa di sensato”.

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