PD e psichiatri

Carlo Calenda, dirigente del PD, per rilanciare il partito in estinzione, aveva organizzato una cenetta intima con Renzi, Gentiloni e Minniti; insomma il classico “caminetto” in cui pochi dirigenti decidono le sorti del partito, alla faccia della volontà degli iscritti e militanti. Quello contro cui si scagliava Renzi? Sì, proprio lui, quell’esempio vivente di coerenza e affidabilità e se dice una cosa la mantiene; quello che urlava “No caminetti“. Poi Calenda, guardando le facce degli invitati, deve aver avuto una crisi, si è guardato intorno e si è reso conto che per salvare un partito agonizzante come il PD non basta una cenetta o una pizzata fra amici; serve una cura drastica e radicale che intervenga su neuroni logorati e sinapsi intasate.

PD psichiatra

E così “Calenda stronca il PD: un partito da psichiatri“. E per avvalorare l’ipotesi lancia l’idea di presentarsi alle elezioni europee come “fronte repubblicano progressista“. Sono passati da PCI a PDS, da Democratici di sinistra a Partito democratico, per diventare infine “repubblicani“, come Trump. Non c’è dubbio, ha ragione Calenda; hanno urgente bisogno di uno psichiatra.

E bravo Calenda, un po’ tardi, ma se ne è accorto. A dire il vero, avevamo già  qualche sospetto che da quelle parti avessero le idee un po’ confuse e che molto spesso parlino a vanvera, senza un senso logico, senza cognizione di causa, senza rendersi conto di quello che dicono e che abbiano bisogno di una revisione cerebrale, una messa a punto. Grazie per la conferma.

Poi, come succede spesso a sinistra, riescono a dividersi anche su una pizzata. Ormai sono rimasti in quattro gatti, ma si dividono; due gatti di qua, due gatti di là. Calenda organizza una cenetta? Ecco la risposta immediata di Zingaretti che organizza una contro-cenetta in trattoria invitando alcuni rappresentanti del mondo del lavoro.  Domani magari, il segretario Martina, sentendosi escluso, organizzerà una “colazione pop: cappuccino e brioche” in un bar della Garbatella. Roba da democratici, da reparto psichiatrico; o da Zelig. Finiranno per fare una cenetta alla buona da Cesare: spaghetti pollo, insalatina e una tazzina di caffè. E amaro offerto dalla casa.

 

 

 

 

Pazzi in libertà

Pazzi in libera uscita. Il solito bravo ragazzo che, guarda caso, soffre di problemi psichici, disagio mentale, disadattamento sociale, forse anche mancata integrazione (per colpa della società xenofoba, razzista e pure un po’ fascista), aggredisce dei passanti a Londra: una donna morta e diversi feriti (Londra: donna uccisa a coltellate, 5 feriti).

Una volta si chiamavano pazzi, oggi si dice che “soffrono di disagio mentale…hanno problemi psichici“: appunto, come i pazzi. Allora non chiamateli “disagiati mentali”, chiamateli pazzi. Ma la polizia “sospetta” che possa avere legami col terrorismo islamico. Una cosa non esclude l’altra. Anzi, hanno molte cose in comune. Difficile pensare che un terrorista sia sano di mente. Sarà un caso, ma gli ultimi attentati terroristici sono fatti da islamici con “problemi mentali”, tutti soffrono di disagio sociale e sono disadattati, dicono gli esperti, a causa della mancata integrazione. Ma secondo un’indagine sanitaria del 2011 sugli immigrati, sembra che “3 su 4 soffrano di disturbi psichici“. Secondo uno studio più recente del 2016 di Medici senza frontiere “Il 60% degli immigrati ha problemi psichici“. Cambia leggermente la percentuale, ma il problema è comunque gravissimo. Significa che noi da anni stiamo importando migliaia di persone con gravi disturbi mentali, come se non bastassero i pazzi di casa nostra. Stiamo facendo dell’Italia, e dell’Europa, un manicomio a cielo aperto.  Anche perché i manicomi veri, grazie agli illuminati socialisti come Basaglia, li abbiamo chiusi; tutti fuori, all’aria aperta.

Se la percentuale di persone con disagio mentale è così alta, bisogna pensare che questi immigrati, specie se islamici facilmente irritabili, abbiano il disagio innato, in dotazione di serie. Forse si tratta di un difetto di fabbrica, all’origine. Allora bisognerebbe fare come ha fatto la Volkswagen con le sue auto: richiamarli tutti, fargli un tagliando ed eventualmente sostituire i pezzi difettosi. Oppure riaprire i manicomi. Anzi, basterebbe aprirne solo uno, ma molto grande: in Africa. Ma oggi si ha paura perfino a parlare di pazzia, si trovano eufemismi più eleganti, più rassicuranti. Così come gli spazzini sono operatori ecologici, i pazzi non sono pazzi, sono disagiati. E siccome ormai il disagio sociale è più diffuso del tifo calcistico, anche i pazzi sono normali. Ecco perché sono tutti in libera circolazione, lo impone la nuova cultura egualitaria e la psichiatria moderna e progressista. Ho l’impressione che anche gli inglesi abbiano avuto il loro Basaglia in versione laburista; quelli convinti che i pazzi non esistono, sono solo persone disagiate (per colpa della società, ovvio), che hanno solo bisogno di particolare assistenza, cure amorevoli, comprensione, dialogo, carezze e integrazione sociale; se c’è anche un sussidio pubblico  va anche meglio.. Sono pazzi normali. Poi, quando qualcuno di questi disagiati va in escandescenze e ne ammazza qualcuno a caso, ne pagano le conseguenze, spesso tragiche, i familiari, amici, vicini di casa,  passanti, persone qualunque. Già chiamare i pazzi disagiati è compiere una truffa semantica. Ma lasciare i pazzi in libertà è da pazzi: o da socialisti.

Quei ragazzi perbene

Hanno ammazzato un ragazzo “Per vedere l’effetto che fa“. Ho detto spesso che il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Conferme di questa follia dilagante ne abbiamo ogni giorno; la cronaca quotidiana è piena di episodi di violenza che non hanno una spiegazione. Non si erano mai sentite giustificazioni simili. Questa gente è completamente fuori di testa. E non è solo effetto della droga o dell’alcol. C’è qualcosa che ci sta mandando in pappa il cervello. Ma siccome è un processo graduale, non ce ne rendiamo conto.

Oggi si ammazza la gente così, per uno sfizio, per niente, per passatempo, per distrarsi, o “per vedere di nascosto l’effetto che fa“, come cantava Jannacci. Sono sempre più numerosi gli episodi di violenza, le aggressioni, le liti, i morti, “per futili motivi“, come dicono sbrigativamente i cronisti. Li chiamiamo “futili motivi” perché abbiamo paura di cercare le cause profonde di questa epidemia di follia collettiva. I futili motivi sono che la gente sta andando fuori di testa, ma siccome l’epidemia è generale nessuno ci fa caso. Sarà l’inquinamento dell’aria, del suolo e perfino delle falde acquifere, saranno i pesticidi o gli additivi nocivi che assumiamo con gli alimenti sempre più inquinati, saranno le polveri sottili nell’aria, sarà l’effetto delle dosi massicce di violenza che assumiamo ogni giorno attraverso i media, specie in televisione. Certo è che qualcosa sta modificando le normali funzionalità cerebrali. Ma nessuno ci fa caso. Ci occupiamo solo degli effetti collaterali, quando leggiamo in cronaca gli ultimi esempi di follia umana. Ci occupiamo dei sintomi, non della malattia. Questa sottospecie umana bisognerebbe confinarla in un’isola deserta: così, per vedere l’effetto che fa. Mi sa che siamo proprio alla fine del mondo. I Maya devono aver sbagliato giusto di qualche anno. Ma ormai ci siamo.

Uno dei due “bravi ragazzi” ha dichiarato: “Non so perché lo abbiamo fatto“. Si è mai sentito qualcuno che ammazzi una persona e non sa perché lo ha fatto? Se questa non è follia pura cos’è? Ma questi non sono scappati da un centro di igiene mentale, non sono in cura presso centri psichiatrici; sono ragazzi della Roma bene, che si possono incontrare in strada, a passeggio, al ristorante, sembrano “normali”. Flavia Vento, che con Marco Prato, uno dei due “ragazzi perbene “, aveva avuto una breve relazione, oggi ha dichiarato: “Marco non era violento“. Meno male, figuriamoci cosa farebbe se fosse violento. Questi ragazzi oggi sono così confusi e privi di riferimenti e valori che quella frase, appena modificata, potrebbe diventare il motto delle ultime generazioni: “Non sappiamo perché stiamo vivendo.”. Il fatto è che nessuno glielo insegna; né la scuola, né la famiglia, né la società, né la nuova cultura priva di riferimenti. Anzi, stiamo facendo di tutto per allevare generazioni di invertebrati, stressati, con gravi problemi d’identità, smarriti, confusi,  strafatti di droga e alcol, cresciuti con i falsi miti imposti dai media. Ragazzi distrutti, marci dentro, al cui confronto gli esistenzialisti, i nichilisti, e  la gioventù bruciata degli anni ’50/’60 erano il massimo del perbenismo, dell’impegno sociale, della serietà, dell’assennatezza e responsabilità.

Stiamo costruendo una società marcia, ma non ce ne rendiamo conto. Siamo distratti, abbiamo il cervello “in tutt’altre faccende affaccendato“, come direbbe Giusti. Noi pensiamo ai diritti gay, agli uteri in affitto, siamo occupati a seguire le prodezze amorose dei Vip, fiction, talent, Sanremo, bambini canterini, adulti ballerini, cuochi estrosi, il nauseante chiacchiericcio della compagnia di giro di politici ed opinionisti, le ochette starnazzanti  nei salotti televisivi del pomeriggio, giochini preserali con o senza pacchi, la posta lacrimevole della De Filippi, morti ammazzati a tutte le ore e l’ultima puntata di  “Signor giudice, Montalbano sono“; un record di ascolti.  Giorno per giorno stiamo assumendo a piccole dosi il nostro veleno quotidiano, una sorta di mitridatismo mediatico, senza rendercene conto o sperando forse di diventare immuni alla tossicità della televisione. Ed ecco il risultato; dei “ragazzi bene” che ammazzano un altro ragazzo, senza sapere perché lo fanno, così, per distrarsi, per passatempo, per provare nuove emozioni, per “vedere di nascosto l’effetto che fa“. Auguri.

Vedi, uno dei tanti post su media e violenza: “Cara sorellina ti ammazzo, per gioco…”.