Piazza (quasi) pulita

Come fare pubblicità a un macellaio e farla passare come inchiesta sugli allevamenti intensivi di animali.

Lunedì sera, facendo zapping sul tardi, capito su La7 dove è in corso Piazza pulita di Corrado Formigli (programma che di solito evito perché il conduttore, degno allievo di Santoro, è leggermente indisponente, come tutti i conduttori sinistrorsi), quello che ha sempre la penna stretta in mano e la agita continuamente davanti alla telecamera per ricordarvi che è un giornalista  e sa leggere e scrivere. Forse si porta la penna anche in bagno, seduto sul water; non si sa mai che gli venga l’ispirazione per un pezzo giornalistico, una grande inchiesta, o una battuta su Berlusconi, che ci sta sempre bene. Una volta in televisione i conduttori, presentatori e moderatori, si presentavano sempre in giacca e cravatta, rasati e in ordine. Ora va di moda lo stile trasandato, da centro sociale o bar dello sport;  si presentano in jeans, camicia, meglio se con le maniche arrotolate (fa più proletario), possibilmente con barba lunga e capigliatura incolta (anche questo fa molto anticonformismo). Bene, stava per lanciare un servizio sull’allevamento di animali da carne destinati al consumo umano. Vediamolo, qualche informazione su ciò che portiamo in tavola è sempre utile.

Il servizio è stato realizzato dalla giornalista Sara Giudici che, nottetempo e con l’aiuto di alcuni attivisti dell’associazione Essere animali, ha visitato e filmato alcuni allevamenti intensivi di polli, maiali, conigli e bovini. 

Com’era prevedibile, le scene sono da inorridire. Animali costretti in spazi angusti, spesso (come nel caso dei maiali e dei conigli) in gabbie così strette da impedire perfino di girarsi. Locali sporchi, escrementi ammucchiati, animali malati o con vistose infezioni. Insomma, le solite scene già viste che, più che ad un allevamento, fanno pensare ad un lager per animali. Questo a lato è un capannone di una grande azienda nazionale. Quando si sente dire che i polli sono allevati a terra,  i consumatori immaginano che pulcini e galline razzolino allegramente in grandi spazi aperti, beccando granaglie nel verde della Vecchia fattoria, ia-ia-o. Invece nascono in incubatrici e  crescono fino alla macellazione in grandi capannoni come quello nella foto, alla luce artificiale, non vedono mai la luce del sole, né un prato, alimentati con mangimi spesso integrati con farmaci e ormoni per accelerarne la crescita e antibiotici per prevenire infezioni e malattie.

Finito il breve servizio, si torna in studio dove sono ospiti Giuliano Marchesin, presidente dell’associazione allevatori di bovini, Paola Maugeri vegana dichiarata, e Vittorio Zucconi, giornalista. Di recente facevo notare come un esponente della nuova scuola di giornalismo (Vedi “Giornalismo d’inchiesta“), per scoprire se a Cagliari tra gli immigrati musulmani ci fossero dei fondamentalisti islamici potenzialmente pericolosi, lo ha chiesto, indovinate un po’, al rappresentante della comunità musulmana! Ecco, Formigli, per sapere se gli animali subiscono maltrattamenti o sono trattati bene, lo chiede al presidente degli allevatori; come chiedere all’oste se il vino è buono.  E questo lo spacciano per giornalismo e informazione. Il primo ad intervenire nel dibattito è proprio Marchesin che contesta subito il servizio dicendo che non rende giustizia a quegli allevamenti, che le riprese notturne, la musichetta di sottofondo ed il tono di voce ansimante, come se dovesse succedere una catastrofe da un momento all’altro,  danno un’idea falsata, e che di giorno l’effetto sarebbe diverso. Stranamente nessuno fa a Marchesin la domanda più spontanea e naturale: “Marchesin, vuol dire che le gabbie dei maiali e conigli, che impediscono qualunque movimento agli animali, di notte sono strette, ma di giorno si allargano?”. Ma queste domande non si fanno, sono scortesi e provocatorie; sarebbe come dire “Marchesin, ma lei è scemo?”.

In TV c’è un sacco di gente che spara cazzate madornali e insulti reciproci da mattina a sera (li chiamano Talk show), ma siccome nessuno glielo fa notare., continuano imperterriti a spararle; tanto nessuno gli fa domande scomode. Gli risponde la vegana Maugeri, ricordando i danni provocati all’ambiente dallo sfruttamento della terra allo scopo di produrre mangimi per animali. Zucconi si dice subito inorridito dalla vista dei maltrattamenti subiti dagli animali. Ma, subito dopo, attacca la Maugeri, e le posizioni estremiste dei vegani e vegetariani. Afferma la necessità di mangiare carne e confessa che da emiliano di Modena, per lui il maiale è sacro e che senza prosciutto…è da suicidio. Così, invece che parlare degli allevamenti intensivi il dibattito diventa la solita contrapposizione fra carnivori e vegetariani.

E per sviare ancor più il discorso e farci dimenticare le immagini dei lager animali, Formigli lancia un altro servizio, un collegamento esterno con l’inviato Antonino Monteleone che si trova, lo specifica bene, nella “Antica macelleria Cecchini” a Panzano in Chianti, Firenze, che non è solo macelleria; ci sono anche due ristoranti ed una sala dove si organizzano convegni e lezioni sull’allevamento di bovini da carne di qualità. Ed ecco che entra nel ristorante dove, accanto ad una grande tavolata di clienti, intervista il titolare Dario Cecchini che indossa un grembiule che riporta in bella evidenza il logo della sua macelleria e mostra con orgoglio un classico taglio da “fiorentina” che si appresta a mettere sulla brace. Già questo farebbe scattare il sospetto che si tratti di pubblicità gratuita a Cecchini ed alla sua macelleria/ristorante.

Più che sospetto è una certezza. Non si tratta della cosiddetta “Pubblicità occulta”, questa è pubblicità vera e propria. Ancor più evidente quando, col pretesto di inquadrare la “fiorentina“, la telecamera stringe e riprende in primo piano proprio il logo della macelleria. Un simile servizio “giornalistico” è molto più efficace di un qualunque spot pubblicitario; ed è gratuito (ma su questo non scommetterei). Ora bisognerebbe tener presente che in TV la pubblicità occulta è vietata. Tanto è vero che gli spot vanno in onda in appositi spazi ben individuati, regolati da precise norme, e che, quando si propongono prodotti all’interno di un programma, appare la dicitura “messaggio promozionale” o l’avvertimento che nel corso del programma vanno in onda messaggi pubblicitari. A conferma di questo, notiamo che quando in televisione si fanno dei servizi su prodotti commerciali per chiarirne composizione, qualità, componenti, uso corretto, ed altre informazioni utili, i prodotti usati sono presentati in confezioni anonime o hanno sempre il logo dell’azienda coperto o mascherato.

A proposito di pubblicità più o meno occulta, e delle possibili conseguenze anche gravi,  sarà il caso di ricordare almeno due casi, verificatisi alla RAI e che hanno comportato pesanti sanzioni per gli interessati: Alessandro Di Pietro, che conduceva un programma mattutino di informazione su prodotti alimentari “Occhio alla spesa“  (La RAI licenzia in tronco Alessandro Di Pietro: pubblicità occulta nella sua trasmissione) e Gianfranco Agus ed il regista Pietro Pellittieri per dei servizi, nei quali si prefigurava l’ipotesi di pubblicità occulta,  all’interno di “La vita in diretta” programma condotto da Michele Cucuzza (Pubblicità occulta alla RAI; via regista e inviato).  Giusto per ricordare che la pubblicità occulta è vietata. Ma, come tante altre cose in Italia, anche questa è a discrezione. C’è chi paga e chi no: dipende.

Ora, questo servizio di Monteleone sull’Antica macelleria Cecchini non è simile a quello fatto dall’inviato di Cucuzza? Non solo è simile, ma è anche peggio, è molto più evidente, perché in quello di Cucuzza, l’inviato faceva un servizio su un evento che vi si svolgeva all’interno del ristorante, ed il logo appariva di sfuggita durante le riprese. In questo caso, invece, si fa il servizio proprio sul ristorante, citandolo più volte, intervistando il titolare e mostrando in primo piano il logo. Allora, la domanda, ancora una volta, viene spontanea: perché i casi di Di Pietro e Cucuzza sono “pubblicità occulta” e questo servizio, sulla macelleria Cecchini non lo è?  Forse questo non rientra tra i casi in cui chi sbaglia paga; questo rientra fra quelli che “dipende“.  E l’Agcom, sempre così attenta a vigliare su tutto quello che passa in TV non lo ha visto, non ha niente da dire? Oppure anche l’Agcom controlla sì, ma “dipende“?  (Vedi alcuni post su “Pubblicità occulta“)

Ma poi questo servizio avrà fornito indicazioni utili? Vediamo. Marchesin, nonostante continui a fornire garanzie sugli allevamenti italiani, conferma che il 50% della carne che consumiamo arriva dall’estero. Ma allora che garanzia abbiamo? Oppure pensa che tutti gli italiani, quando devono prendere bistecche e fettine, vadano a prenderla in Toscana, alla Macelleria Cecchini? Così la casalinga calabrese al mattino saluta il marito (bracciante disoccupato; altrimenti non fa notizia) e siccome non si fida della macelleria sotto casa,  va a fare la spesa in Toscana: “Faccio un salto da Cecchini, prendo due bistecche e torno per il pranzo”. Funziona così? Ma siete proprio scemi o fate finta di esserlo? In fondo, però, non è necessario andare in Toscana per comprare la carne buona, basta saperla riconoscere. E come si fa? Lo chiedono all’Antico macellaio  Cecchini. Risposta. “Bisogna guardare il macellaio negli occhi“. Chiaro, ora abbiamo capito. Ma non guardatelo troppo intensamente, potrebbe scambiare quello sguardo per un tentativo di approccio.

Oppure. se volete essere sicuri, andate a mangiare direttamente da Cecchini. Ma tenete presente che la bistecca costa 24 euro al chilo e che, per averla, dovete prenotare due giorni prima. Del resto, la qualità ha un costo,  e non è per tutti.  Lo dice anche Formigli che, già in apertura, da buon toscano si era detto grande mangiatore di carne, in particolare di “fiorentina” che deve essere esclusivamente  della pregiata razza “Chianina“: “Non possiamo avere tutta la carne del mondo a un prezzo sempre più basso. Non possiamo avere la bistecca Chianina per tutti, sempre e comunque.”. Chiaro, è per pochi.  Solo un dubbio. Ma questo Formigli non è di quelli che pendono a sinistra, quelli che hanno sempre in bocca l’uguaglianza e che qualunque diversità di trattamento è “discriminazione“? Sì, è di quella razza, ma anche in questo caso, certi principi di uguaglianza, per alcuni si applicano, per altri “dipende“. Formigli si mangia la Chianina (che è riservata a pochi privilegiati, specie toscani, che possono pagarla a 24 euro al chilo), voi dovete accontentarvi della bistecca gonfiata con ormoni e antibiotici che appena la mettete in padella si restringe e si riduce a metà. Sì, perché l’uguaglianza è bella, però “Io so’ io e voi non siete un cazzo“, diceva il marchese Del Grillo.

A proposito, ma perché le bistecche si restringono in cottura? Il motivo è che sono gonfiate da farmaci vari, ormoni e antibiotici. Ma questi antibiotici, negli allevamenti intensivi, vengono usati o no? Nessuno risponde. Pare che li usino a scopo preventivo, ma non è obbligatorio riportarlo nelle etichette. Insomma, li usano, ma non bisogna dirlo. Formigli prova a chiederlo direttamente a Cecchini, sempre in collegamento, mentre segue attentamente la cottura della Fiorentina sulla brace: “Come si distingue una bistecca buona da una meno buona?”. Domanda precisa alla quale ci si aspetta una risposta semplice e chiara.  Ed ecco la risposta dell’esperto, antico macellaio e ristoratore Cecchini: “Faccio questo lavoro da 41 anni e non sopporto che tutto sia formatizzato.  C’è un umano dietro a un animale, c’è qualcuno che deve essere responsabile…”.  Ci gira intorno, blatera alcune frasi sul rapporto fra uomo e animale, sull’occhio dell’allevatore, ma non risponde alla domanda. Questa abitudine di chiacchierare a vuoto e girare intorno al problema,  senza affrontarlo e senza dare risposte concrete, insomma da “supercazzola” alla Amici miei, deve essere tipico dei toscani. Ne abbiamo un esempio dalle parti di Palazzo Chigi.

Ma visto che non ha risposto alla domanda, ci riprova l’intervistatore Antonino (Cecchini lo chiama per nome e gli dà del tu, forse si conoscono bene) chiedendo: “La bistecca che si stringe quando la metti sulla brace…”. Non finisce nemmeno la frase, ecco la risposta: “Ma mangiate una patata…”. Non c’è verso di riuscire ad avere una risposta. Chiuso, lasciate perdere la carne (a meno che non andiate da Cecchini a 24 euro al chilo e prenotando due giorni prima); mangiate patate.  Nessuno ha risposto  sull’uso degli antibiotici, su come si riconosce la carne buona e sul perché la bistecca da 300 grammi in padella si riduce alla metà. Dopo aver visto la puntata ne sapete quanto prima. L’unica cosa che si è capita è che, col pretesto di parlare degli allevamenti intensivi si è fatto un grande spot pubblicitario, e gratuito,  a Cecchini (Ma l’Agcom non lo ha visto, era tardi, a quell’ora dormono; si svegliano solo quando devono richiamare Vespa che intervista Riina o Del Debbio perché non corregge gli ospiti che usano la parola “zingari” invece che Rom: beh, mica possono vedere tutto). Fine della puntata. Ragazzi, questo è grande giornalismo, è informazione, è inchiesta seria, è…(censura).

Vedi

Prodi e la pubblicità progresso…pardon, occulta (2006)

Facebook e i numeri ambigui (2009)

Fazio e la pubblicità occulta a L’Unità (2011)

RAI3, Kennedy e L’Unità (2013)

L’asparago col trucco (2014)

Cena a Istanbul (2014)

Blog, frati e misticanza (2014)

Donne e tacchi

I tacchi a spillo delle donne più che tacchi alti sembrano trampoli bassi. Così, se cadono, rischiano  guai seri; finiscono dritte dritte in ortopedia. Infatti sono frequenti le cadute, specie fra le modelle che sfilano in passerella, e talvolta anche con conseguenze serie. Tutto per sembrare più alte di quello che sono? Anche, ma non solo. Dicono che il tacco alto slancia la figura, dona eleganza e sensualità nella camminata, è una questione estetica; dicono.

Sarà. Ma allora, perché li usano anche quando stanno ferme, sedute e magari con le gambe sotto il tavolo? Ecco un caso esemplare: Lilly Gruber. Sta seduta, con le gambe sotto il tavolo, non si alza mai da quella sedia dove siede sempre pericolosamente sul bordo; tanto che si resta sempre con l’ansia che da un momento all’altro scivoli e cada, oppure che la sedia si ribalti. Ma se quella sedia è troppo grande o scomoda per lei, perché non gliene procurano una più adatta? Ma soprattutto, che bisogno c’è di avere quelle scarpe con tacco 12, appuntite come frecce (che obbligano il piede ad assumere una posizione innaturale), che sembrano armi improprie e per indossarle bisognerebbe avere il porto d’armi? Slancia la figura nella camminata? No, perché sta ferma. La fa più alta? No, perché sta seduta, quindi non la alza di un centimetro. Allora? Allora niente, prendere o lasciare; quando si parla di donne e del loro comportamento  non bisogna mai cercare una spiegazione logica e razionale. Le donne e la logica vivono in universi paralleli; non si incontrano mai. E poi, perché la inquadrano sempre di lato e dal basso, come se intenzionalmente vogliano mettere in evidenza proprio quelle scarpe e quei tacchi? Chi segue Otto e mezzo può constatare facilmente che spesso, nel corso del programma, l’inquadratura parte con un campo lungo sul tavolo degli ospiti, e “stringe” proprio sulle gambe ed i tacchi della Gruber. E’ una inquadratura che, dal punto di vista della regia televisiva, non ha alcuna giustificazione “logica e razionale”.  Allora, o hanno i calzaturifici come sponsor, o il regista è una donna, oppure è un feticista con una passione speciale per i tacchi alti. Misteri mediatici.

La cosa buffa, però, è che usano tacchi altissimi anche quelle donne che sui tacchi non ci sanno andare e devono fare faticosi esercizi di equilibrismo per non cadere. Un esempio per tutte: Antonella Clerici. Queste scarpette a lato, molto fini ed eleganti (?), con tacco 15 e plateau, sono sue; roba che non si vede nemmeno nei viali di periferia (Guarda qui il video: I tacchi della Clerici). Quella che quando parte la sigletta delle “Tagliatelle di nonna Pina“, si agita, scodinzola, ancheggia, ride, sgrana gli occhi e fa le smorfiette come una bambina. Sì, ma lei ha 50 anni! E allora ti chiedi “Ma questa ci è o ci fa?”.  Quella che sembra un tortellone gigante, che nelle serate speciali, tipo Sanremo e simili, si veste come un uovo di Pasqua (Bonolis, la fatina bionda e du’ palle!). Quella che non perde occasione per mostrare le tette in primo piano ed in bella evidenza (Le tette di Antonella). Quella che si ostina ad indossare scarpe col tacco 12 anche se fa una fatica enorme per muoversi e stare in equilibrio. Ecco, quella. Lei sui tacchi proprio non ci sa camminare; si muove a piccoli passettini per paura di cadere. Così ha sempre l’aria di chi sta correndo in bagno perché le scappa la pipì. Benedetta ragazza, se fai fatica a camminare sui tacchi alti perché ti ostini ad usare quei trampoli, facendo la figura della paperella? Usa le ciabatte, almeno vai tranquilla.

Ma la nostra conduttrice esperta di tagliatelle non è la sola a fare sacrifici e correre anche qualche rischio (le cadute dai tacchi sono all’ordine del giorno) pur di guadagnare qualche centimetro ed essere più slanciata (così pensa lei). Ecco perché anche le ditte produttrici, sfruttando questa tendenza masochista delle donne, offrono tacchi sempre più alti. Per esempio questi mostrati nella pubblicità a lato; sembrano armi improprie o strumenti di tortura più che normali scarpe. Ma se questa è la moda, costi quel che costi, bisogna usarle, anche rischiando fratture multiple.

Ecco un’altra conduttrice televisiva che ha la passione dei tacchi altissimi. E’ Tiziana Panella; conduce Tagadà il pomeriggio su La7,  l’ennesimo talk show (se ne sentiva proprio il bisogno) con i soliti ospiti tuttologi della compagnia di giro dei salotti televisivi che discutono di tutto lo scibile umano. Anche lei rinuncia ad una sedia normale per stare arrampicata pericolosamente (ricorda la temeraria Gruber) su una specie di trespolo più adatto ai pappagalli che agli umani. Ma ormai questa sembra essere la nuova moda degli arredamenti degli studi televisivi; non più normali sedia o poltrone, sorpassate, anacronistiche e sostituite da più moderni sgabelli (quelli che una volta si vedevano solo negli american bar). Con l’effetto ridicolo di vedere certi personaggi anzianotti e grassotelli, che se ne stanno in equilibrio precario su questi alti sgabelli, impacciati ed a rischio caduta. Danno un tono di suspense al programma; la gente li guarda e pensa “Ora cade…ora cade…”. Anche Panella, così come Gruber,  viene inquadrata spesso di lato, mettendo in evidenza in primo piano, come si vede dalla foto, proprio i tacchi altissimi. Anche questo regista avrà la passione per i tacchi? Tutti feticisti i registi televisivi? Mistero.

Sembra che in televisione questa sia la norma; sgabelli per equilibristi, trespoli e tacchi 12, meglio se 14. E inquadrature di lato che valorizzino  tacchi e sgabelli. E’ la nuova tendenza, forse per motivi di inquadratura, o per lanciare la moda degli sgabelli al posto delle normali sedie; o più semplicemente perché la gente non si rende conto di quello che fa. Ma perché le conduttrici televisive portano quei tacchi? Per aumentare l’altezza? No, visto che stanno sedute. Per ingentilire e rendere sensuale l’andatura? No, perché stanno ferme. Il mistero continua. E non cercate una logica in tutto questo; non c’è. 

Indovina chi è

Quando s’installò a palazzo Chigi, in piazza Colonna, (…) aveva trentanove anni. Mai l’Italia aveva avuto un presidente del Consiglio più giovane, più dinamico, più volitivo, più pittoresco, più ambizioso, più magnetico e imprevedibile. Ogni sua mossa era una sorpresa, ogni suo gesto lasciava il segno, ogni sua parola era un proclama, ogni suo silenzio un problema.”.

Chi è il personaggio in questione? La descrizione è così chiara che non lascia adito a dubbi. Non può che essere lui, Matteo Renzi.  Arriva a palazzo Chigi a 39 anni, è ambizioso, volitivo, dinamico. Alle sei del mattino è già in piedi, al lavoro, lancia messaggi su Twitter e convoca le riunioni della segreteria PD alle 7 del mattino. Riesce ad essere ovunque, a Parigi, Berlino,  Londra, dalle scuole del Friuli a quelle della Sicilia, dal Parlamento a tutti i canali televisivi a reti unificate, ad ogni ora; se non lo avesse bloccato la par condicio sarebbe andato ad Amici dalla De Filippi e sarebbe sceso in campo a giocare la partita del cuore. Pare che si stia preparando per leggere le previsioni del tempo, l’estrazione del lotto e per andare a cucinare la ribollita toscana alla Prova del cuoco della Clerici. Usa un linguaggio molto pittoresco con discorsi ufficiali infarciti di slides, “Venghino, siori, venghino…” (in perfetto stile imbonitore da fiera paesana), e offerte speciali di auto blu usate (più che un premier, ricorda i televenditori di pentole e materassi nelle TV commerciali). I  “proclami“, poi, sono il suo pane quotidiano: dalla volontà di “rottamare” tutto e tutti alla promessa di far cambiare verso all’Italia; non passa giorno che non annunci una nuova riforma epocale.  Troppo facile, quindi, indovinare il nome del personaggio; vero? Attenti, però, perché spesso l’apparenza inganna. E non sempre la prima impressione è quella giusta. Infatti, sembra il ritratto perfetto di Matteo Renzi, invece, nel brano originale, al posto dei puntini fra parentesi  il nome non è Renzi, ma…Mussolini!

Questi sono quelli che danno del fascista agli avversari.

E’ l’incipit del capitolo “Benito premier“, pag. 28, dall’ultimo libro di Roberto Gervaso “Lo stivale zoppo“. Eppure tutte le caratteristiche del personaggio si adattano perfettamente sia a Mussolini che a Renzi. Sarà un caso? Pura coincidenza? Oppure…

Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

L’opera e il clown

Ieri pomeriggio Canale 5 ha mandato in onda un bel programma, “Opera on ice“, perfetta unione di grande musica operistica e pattinaggio sul ghiaccio, realizzato nello scenario unico dell’Arena di Verona, con una madrina d’eccezione; Carolina Kostner. Fra tanti sdolcinati programmi natalizi che da giorni occupano tutti i canali TV, con Babbo Natale in tutte le salse, cartoons, filmetti per bambini e tutto l’armamentario del buonismo d’occasione, roba da farsi venire il latte alle ginocchia, è stata una bella sorpresa. L’unico neo, non poteva mancare, il presentatore della manifestazione: Alfonso Signorini.

Mi viene in mente che già altre manifestazioni musicali tenutesi all’Arena di Verona hanno avuto presentatori la cui scelta lascia molti dubbi. Una per tutti; Antonella Clerici che passa con disinvoltura dalle “tagliatelle di nonna Pina” alla musica di Verdi. Ma siccome siamo ancora in aria natalizia, cerchiamo di essere buoni e stendiamo il classico velo pietoso sulla Antonellina nazionale. Ma è possibile che non si riesca a trovare dei presentatori seri che per capacità, cultura e conoscenze specifiche, siano più adatti, e più credibili, a presentare spettacoli di musica seria? Possibile che si debba ricorrere sempre ai soliti volti noti che imperversano da anni in TV e che vanno bene per tutte le stagioni e tutti i canali; dai programmi di cucina ai talk show pomeridiani, dai giochini scemi con pacchi e pacchetti al giornalismo d’assalto?

Sembra incredibile, ma è così. Ecco perché la Clerici passa con indifferenza dalla prova del cuoco ai programmi serali con bambini canterini, al palco di Sanremo ed all’Arena di Verona a presentare musiche di Verdi. Bene, è successo anche per questa edizione di “Opera on ice“. Chi è il presentatore? Alfonso Signorini, quello che fino a pochi anni fa era un illustre sconosciuto che d’improvviso acquisisce notorietà e, grazie ad i suoi eccentrici gusti sessuali, diventa un’icona gay, fa l’ospite di professione in tutti i salotti TV, diventa anche conduttore di un suo programma e dirige riviste gossipare. Bella carriera! Ed ecco che il nostro poliedrico Signorini approda anche al prestigioso palco dell’Arena a presentare le eleganti evoluzioni di glorie nazionali ed estere del pattinaggio artistico su ghiaccio e celebri arie e brani da opere. Eccolo nel suo impeccabile abito da “bravo presentatore“.

Una giacca fuori misura e troppo larga (forse gliel’hanno rimediata all’ultimo momento), un orribile pantalone rosso fuoco che indossano solo personaggi bizzarri: Signorini, Luca Giurato ed Oscar Giannino. Gli manca solo una pallina rossa sul naso ed un cappellino fiorito in testa e sarebbe perfetto come clown da circo equestre. Ma questa gente ha mai avuto il senso del buon gusto? Forse no. Certo è che l’unica giustificazione per presentarsi con quell’abbigliamento sarebbe stato nel caso avesse dovuto presentare un’aria da “Pagliacci” di Leoncavallo. Direbbe Totò: “Signorini, ma mi faccia il piacere…”.

A proposito di Antonella Clerici, vedi:

Lirica Kitsch

Musica e tagliatelle

Antonella torna ai fornelli; e piange

Le tette di Antonella

Bonolis, la fatina bionda e…du’ palle!

Musica e tagliatelle

Ovvero, tagliatelle di nonna Pina e Giuseppe Verdi. Se non ho capito male, stasera in televisione sulla RAI dovrebbe esserci una serata speciale all’Arena di Verona. Serata dedicata alla grande musica di Giuseppe Verdi. Ospiti illustri, cantanti di “grido”. Insomma un omaggio al grande maestro ed alla sua musica immortale. E’ tutto quello che so e che ricordo dalla fugace visione, nei giorni scorsi, di un promo in TV, insieme ad una scena di cavalli e cavalieri, vestiti all’egiziana, che irrompono sul palco. Ovvio che si tratta di una scena dell’Aida.

E chi presenta la serata? A prima vista si penserebbe che sia un personaggio che abbia dimestichezza con l’opera lirica, il bel canto, il melodramma, le grandi voci, la storia della musica. Non sforzatevi di indovinare. Anche perché se l’ho visto io è molto probabile che quel promo l’abbiano visto in molti. Quindi sappiamo già chi sarà la conduttrice della serata: Antonella Clerici.  Quella che ogni giorno, cascasse il mondo, intorno a mezzogiorno, conduce il suo programma di ricette “creative” e di cuochi allo sbaraglio: “La prova del cuoco“.

Quella che quando parte la sigletta delle “Tagliatelle di nonna Pina“, si agita, scodinzola, ancheggia, ride, sgrana gli occhi e fa le smorfiette come una bambina. Sì, ma lei ha 50 anni! E allora ti chiedi “Ma questa ci fa o è proprio scema?”.  Quella che sembra un tortellone gigante che nelle serate speciali, tipo Sanremo e simili, si veste come un uovo di Pasqua (Bonolis, la fatina bionda e du’ palle!). Quella che non perde occasione per mostrare le tette in primo piano ed in bella evidenza (Le tette di Antonella). Quella che si ostina ad indossare scarpe col tacco 12 (vedi i tacchi della Clerici), non ci sa camminare e si muove a piccoli passetti come se corra in bagno perché le scappa la pipì. Ecco, quella.

Sembra che in Italia ci siano solo due conduttori che possono alternarsi in tutti i programmi, diurni, serali, notturni, di qualunque genere. Vanno bene per tutte le stagioni: Antonella Clerici e Carlo Conti. Infatti conducono giochini pomeridiani (L’eredità” ?), programmi serali (I migliori anni) e “speciali” TV. Due giorni fa Conti ha presentato una serata speciale di musica leggera dal grande piazzale della basilica di Assisi. Antonella Clerici, oltre a condurre programmi di cucina ha condotto in passato programmi con bambini canterini (non ricordo il titolo. Forse era “Ti lascio una canzone“?), poi ha condotto un altro serale ancora dedicato all’arte culinaria “La terra dei cuochi” (?). Insomma, non c’è scampo: o ti becchi Conti o la Clerici.

Conti è quello che è sempre cotto al punto giusto. Anche a dicembre sembra appena tornato da un mese di vacanza sotto il sole dei tropici. Si dice che sia un patito delle lampade. Ma forse non si tratta proprio di semplici lampade. Forse ogni giorno lo inseriscono per una decina di minuti in un forno da pizzeria. Ecco perché ha sempre quel bel colorito dorato da fette biscottate.

Già, e la Clerici? Quella che ogni giorno ti spiattella, letteralmente, ricette così assurde ed improbabili che bisognerebbe prendere i piatti e rovesciarli in testa ai cuochi? Cosa c’entra con il bel canto, con la lirica e l’opera? Cosa c’entrano le tagliatelle di nonna Pina con l’Aida di Verdi?

Ricordo di aver visto, tempo fa, un’altra serata speciale dall’Arena, sempre condotta dalla Clerici. Evidentemente deve avere un contratto speciale. Riuscii a seguire giusto qualche minuto, sempre con lo spirito di Totò nella scenetta di “Pasquale” che si chiedeva “Vediamo questo stupido dove vuole arrivare“. Ecco, la guardavo e mi chiedevo “Vediamo cosa dice e dove va a parare”. I suoi interventi erano incentrati sull’immancabile sviolinata al pubblico, (sempre grande, fantastico, meraviglioso, così lo si lusinga e si guadagna un applauso) e sulle difficoltà del mettere in scena una serata come quella, i ringraziamenti ai tecnici, alle comparse, a tutti quelli che collaborano alla realizzazione, alla RAI, alle telecamere, ai ragazzini che portano le bibite, alle sarte, agli elettricisti, ai carpentieri, agli scenografi, alla “Regia” (ovvio), al pubblico che segue da casa, allo sforzo della produzione RAI, alla gran fatica delle prove, a tutti quelli che operano dietro le quinte.

Insomma, tutta la sua conduzione era basata non su ciò che accadeva sul palco, ma su ciò che “prepara” lo spettacolo. Come se un cantante o un attore che esca sul palco, invece che cantare o recitare si limitasse a raccontare quante prove ha fatto, com’è duro studiare il pezzo, quanta fatica ha fatto e cosa ha mangiato a colazione. Ecco, questo è il leit motiv della conduzione della Clerici. Sembra assurdo, ma è proprio così. Se avrete la pazienza di seguirla stasera, verificate se dico cose campate per aria, oppure se c’è un po’ di verità. E, giusto per curiosità statistica, provate a contare quante volte, sgranando gli occhi per l’ammirazione e la sorpresa, con un sorriso estatico da bambina al Luna Park, esclamerà “Ma che meraviglia!”.

Che meraviglia le “palle” di Antonella…

P.S.

Ho visto alcuni passi del programma. Questa volta non ha improvvisato parlando a vanvera delle prove, del lavoro dei tecnici e del dietro le quinte. Per evitare che straparlasse, questa volta gli autori le hanno scritto il testo con tutte le battute; giusto poche parole per presentare cantanti e brani. Infatti, abbassava lo sguardo e leggeva tutto dal gobbo. Ecco perché è stata “QUASI” normale e non ha fatto eccessivi danni. Il vestito, però, è sempre da uovo di Pasqua. I tacchi sono sempre troppo alti e le tette sono sempre in esposizione. Bisogna capirla, deve sostituire Eddy che l’ha mollata.