Il prete sodomita

Ovvero; “toccarsi” è peccato, ma non per i monsignori. Premessa. Una volta la confessione era l’incubo dei ragazzini. Allora, molti e molti anni fa (non so come si siano evolute nel frattempo le consuetudini), era quasi un obbligo settimanale, perché la domenica dovevi fare la comunione, che era un  altro “obbligo” irrinunciabile; guai a non farla, ti  si prospettava la visione delle fiamme eterne e si alimentava nella comunità dei fedeli il gravissimo sospetto che, se non facevi la comunione, dovevi essere in peccato gravissimo ed aver compiuto  chissà quali orrendi crimini.  E forse eri anche scomunicato. Rito, quindi, al quale si doveva sottostare senza possibilità di rinuncia, ovviamente previa confessione.

Ma quali peccati può mai commettere un bambino? Difficile immaginarlo, oggi, in tempi in cui  le marachelle infantili ed i piccoli peccatucci quotidiani sembrano scomparsi e derubricati a caratteristiche individuali del comportamento e sono competenza non del confessore, ma dello psicologo. Oggi le anomalie comportamentali, anche le più aggressive e pericolose, e qualunque psicopatologia o disturbo più o meno grave della personalità, vengono giustificate dalle moderne teorie  pedagogiche e da stuoli di psicologi sempre ben disposti a scaricare sulla famiglia e la società le colpe delle turbe infantili, e pure quelle degli adulti, con cause esogene, esterne al soggetto ed involontarie. Insomma, l’individuo, specie se un bambino, quasi mai è responsabile del proprio comportamento; la colpa è della società, della famiglia, della scuola, della televisione, ma mai del diretto interessato. Ma allora non c’erano scusanti più o meno scientifiche, ognuno era responsabile dei propri errori e tutto poteva essere considerato “peccato” grave. Già, perché l’uomo  ha il peccato segnato nel destino. Fin dalla nascita, anzi ancor prima, già nel grembo materno,  l’essere umano si porta appresso l’onta indelebile del “peccato originale“. Ovvio che quando si parte già in peccato, tutto quello che segue non può che essere peccaminoso.

Quindi l’uomo è peccatore per il solo fatto di esistere. Non sei ancora nato, ma già sei un peccatore che, senza la misericordia divina, le più o meno plenarie indulgenze e la benevola intercessione  della Chiesa (una specie di succursale divina sulla Terra, con potere di giudizio insindacabile), sei destinato irrimediabilmente alle fiamme eterne. Ed è evidente che arrostire a fuoco lento per l’eternità non è proprio il massimo delle aspirazioni. Ma se l’uomo è peccatore fin dalla nascita, perché Dio l’ha creato peccatore? Per dimostrare poi la sua misericordia e perdonare quel peccato (forse un errore accidentale, un difetto di lavorazione; può succedere a tutti) che Egli stesso ha creato? Tanto valeva creare da subito un uomo perfetto, puro ed innocente, ed  evitarsi poi  la cura di doverlo perdonare. Oppure, dopo averlo creato, invece che spedirlo subito a colonizzare la Terra, avrebbe potuto sottoporlo ad un periodo di prove e verifiche per accertare il buon funzionamento e scoprire eventuali anomalie; e poi, nel caso si riscontrassero errori di progettazione, correggerli.  Con i controlli preventivi si evitano anche brutte figure,  gravi danni e conseguenze per l’immagine e la credibilità del produttore. Altrimenti, in mancanza di verifiche, succede, come alla Volkswagen, che poi si scoprono le magagne e si devono richiamare milioni di modelli.  Ma come si fa oggi a richiamare miliardi di uomini per correggere quel piccolo difettuccio iniziale che è il peccato originale?

Per fortuna Dio è così misericordioso che è disposto a perdonare tutto e tutti, anche i propri errori: può farlo, è Dio! Ma in ogni caso  quel peccato resta. Ne consegue che ogni atto e pensiero umano  è comunque viziato da questo “peccato originale“, così originale che nessuno ha ancora capito cosa sia esattamente. Ora, per capire la gravità di questo “bug della creazione“, pensiamo che se in un calcolo matematico si commette un errore di partenza, l’errore si ripercuote sull’intero  procedimento ed il risultato finale sarà, inevitabilmente, errato.  Così tutta l’esistenza dell’uomo, viziata da quel “peccato originale” di partenza, da quell’errore iniziale,  è  irrimediabilmente fonte di errore e peccato. Ecco perché la Chiesa, per alleggerire questo insopportabile peso, ha inventato la confessione. Quel peccato è una colpa gravissima, una macchia di disonore nel cuore dell’uomo. Per fortuna si lava facilmente. Così, grazie alla confessione ed alla misericordia divina, con tre Pater Ave e Gloria, ti assolve dai tuoi peccati e torni lindo, pulito e fresco, come appena uscito dalla lavatrice; dicono.

Questo insegnavano già alle elementari ed al catechismo. Ovvio che, con queste premesse da Santa Inquisizione ci si sentisse sempre colpevoli di qualcosa. Si inculcava già nei bambini, anche se teneri e innocenti come  puttini, la consapevolezza e la convinzione di essere in peccato comunque, anche se non avevi commesso azioni peccaminose; basta il pensiero (come i regali di Natale).  Allora, tanto per giustificare la confessione, si dava sfogo alla fantasia e si “confessava” di aver disubbidito ai genitori, di aver detto le bugie, di aver bestemmiato, di aver fatto qualche dispetto ai compagni di scuola. Insomma, colpe gravissime di questo tipo. Te le inventavi anche se non era vero, perché dire o pensare  di non aver commesso peccati sarebbe stato, a sua volta,  un grave peccato di superbia; peggio che mai. L’uomo deve essere peccatore per forza, per natura, senza scampo o possibilità di redimersi dal peccato. A meno che non si sia San Francesco, o santi e beati equipollenti.

La confessione partiva, quindi, scaricando subito in pochi secondi peccati e peccatucci gravi e meno gravi, veniali e mortali, veri o presunti, e si restava in attesa della fatidica domanda che arrivava implacabile. La voce bassa, inquisitoria e minacciosa di quel Torquemada che si celava dietro la grata, ti chiedeva se avevi commesso atti impuri, se “ti toccavi“. Ora, toccarsi a quella età è istintivo e naturale, come succhiare il latte materno. Se il buon Dio non vuole che i bambini “si tocchino” non doveva mettere quel gingillo sporgente e penzolante proprio lì, a portata di mano. Altrimenti dobbiamo pensare che lo abbia fatto per  pura cattiveria, per indurti in tentazione e metterti alla prova. E non è un bel gesto, è proprio mancanza di fiducia. Posto, dunque, che è scontato che i bambini si tocchino, la risposta era sempre un “Si”, sussurrato in tono di vergogna e di supplichevole richiesta di perdono.  Ma non bastava, perché avuta la conferma, il confessore continuava chiedendoti anche come, dove, quando lo facevi e, soprattutto, quante volte.  E la richiesta di questi dettagli ti lasciava sempre una sensazione di disagio, come se quelle domande non fossero strettamente indispensabili,  ma sconfinassero nella curiosità morbosa. Il dubbio era legittimo e resta ancora oggi.

Bene, fatta questa lunga premessa sulla confessione (ma necessaria per capire il nesso con la notizia del giorno), arriviamo al dunque. Due giorni fa monsignor Krysztof   Charamsa, nel corso di una conferenza stampa in Vaticano, ha fatto “outing“; ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità (“Io gay, ho un compagno“), dedicando questo suo atto alla “fantastica comunità gay, lesbica e transessuale“, e chiedendo al vaticano ed al Papa comprensione, rispetto per le scelte sessuali e riconoscimento dei diritti.  E’ il trend del momento, non passa giorno che qualche noto personaggio non dichiari pubblicamente le sue bizzarre abitudini sessuali. Anzi, dichiararsi gay oggi sembra quasi un titolo di merito. Lo ha fatto anche questo prete.

Non un qualunque curato di campagna, un insignificante don Abbondio, ma un monsignore, teologo e componente della Conferenza per la dottrina della fede. E lo ha fatto proprio alla vigilia del Sinodo sulla famiglia. Un caso? Non credo, anzi ha valutato bene il momento per dare massima visibilità alle sue dichiarazioni. Oggi l’aspetto mediatico è quasi tutto, il mezzo è il messaggio stesso, come diceva McLuhan. Eccolo a lato in una foto che lo ritrae mentre posa teneramente il capo sulla spalla del suo amato compagno. Che carini i nostri fidanzatini del Vaticano. Mancano solo i fiorellini,  i cuoricini, o un Cupido con arco e frecce, come i fidanzatini di Peynet.

Ma, come dicevo, niente di strano, questa è la tendenza, non c’è più una definizione netta e chiara di cosa sia il genere sessuale e di cosa sia la normale attività sessuale. Quelle che una volta erano perversioni, aberrazioni, depravazioni, vizi  e pratiche sessuali  immorali, oggi sono semplicemente abitudini stravaganti, gusti “diversi”. Così, eliminati tutti i limiti e le regole, tutte le variazioni sul tema sono lecite e “normali“; uomini con uomini, donne con donne, trans con trans, bisex, plurisex, in tutte le combinazioni possibili. Fra non molto, ormai ci siamo quasi, ciò che farà notizia non sarà vedere coppie gay e lesbiche, ma sarà vedere una coppia formata da un uomo e una donna; questo sarà lo scoop da prima pagina. E’ di questi giorni la notizia che al Grande fratello, non soddisfatti di aver fatto entrare in partenza un trans, hanno voluto esagerare ed hanno fatto entrare anche una coppia apparentemente costituita da un uomo e una donna. In realtà si tratta di una coppia di trans; lui è una donna diventata uomo e lei è un uomo diventato donna. A questo punto non possiamo più sorprenderci di niente, tutto è possibile.

Certo, ognuno è libero di avere i gusti sessuali che preferisce. Ma se tu vuoi dare libero sfogo alle tue bizzarrie e fantasie sessuali non fai il prete, fai altro. Puoi fare il cantautore e scrivere canzoni rock sui coccodrilli, puoi fare il filosofo ed inventarti una teoria sul pensiero debole, puoi scrivere romanzi che parlano di sodomie, puoi fare il direttore di settimanali di gossip, puoi fare il concorrente al Grande fratello o il giudice al concorso di Miss Italia, puoi anche dedicarti alla politica e diventare presidente di una Regione, oppure fare lo stilista e saresti in buona compagnia. Insomma, le opportunità non mancano. Tutto puoi fare, meno che il prete. Fare il prete, che significa rispettare il voto di castità, e pretendere di avere una relazione affettiva e sessuale, significa avere le idee molto, ma molto confuse. Pretendere poi, di avere questa relazione nemmeno con una donna, ma con un uomo  e, per di più, di avere anche l’approvazione della Chiesa, rasenta l’alzheimer; è idiozia pura.  Né più, né meno.

Questo monsignore, che  è anche un autorevole teologo e membro della Conferenza della dottrina della fede, dovrebbe conoscere a menadito le sacre scritture, compresa la storiella di quelle città  distrutte dal fuoco divino a causa della perversione sessuale degli abitanti. O forse monsignor Charamsa ha studiato su una Bibbia apocrifa di produzione cinese, taroccata, nella quale mancavano alcune pagine importanti, fra le quali proprio quelle su Sodoma e Gomorra?  Non si sa; è proprio il caso di dire “Mistero della fede”.

Ora, fatta questa lunga premessa su peccati più o meno originali, su “toccamenti infantili“, su confessione e confessori curiosi, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: perché se un bambino innocente “si tocca” commette peccato mortale, e se invece lo fa un adulto, prete, monsignore e teologo, che non solo si tocca, ma lo tocca anche al suo “compagno”, e ne fa uso improprio (e contro le sacre scritture), infilandoselo in pertugi corporali atti a contenerlo, non commette peccato, anzi, fa cosa di cui essere orgogliosi e per cui chiede la benedizione della Chiesa? Perché? Ecco, questo è un grande mistero della fede che il monsignore teologo, che dovrebbe conoscere molto bene la materia.  ha dimenticato di spiegarci. E’ a questi preti e monsignori che i bambini devono confessare la colpa di toccarsi e sentirsi per questo in gravissimo peccato mortale? E’ questa la Chiesa che ci fa sentire sempre colpevoli e ci chiede di far penitenza per i peccati? Sono questi i preti che fin da piccoli ci inculcano il senso di colpa su tutto ciò che riguarda il sesso? Quei preti che poi si gingillano toccandosi, toccandolo al compagno e sul resto stendiamo un velo pietoso? “Ma mi faccia il piacere!”, direbbe Totò. E non infieriamo oltre giusto per un piccolo residuo di carità cristiana. Per sua fortuna il Signore è molto misericordioso con tutti: delinquenti, ladri, assassini, mafiosi; e anche preti.

Vedi: “Il peccato originale“.

I cristiani sono buoni

Ci mancava solo il Papa. Non bastava Laura Boldrini, quella che dice di occuparsi degli ultimi. Ovvero degli immigrati di qualsiasi colore e provenienza. Quella che essendo impegnata a tutelare gli ultimi si dimentica dei “penultimi“, gli italiani che non riescono più a sopravvivere. Quella che va a Civitanova Marche  dove tre persone, non riuscendo a campare,  si sono suicidate per la disperazione  e per la vergogna e dice che non sapeva che in Italia ci fosse quella povertà (Ultimi e penultimi). Ecco, quella. Non basta la ministra congolese Kyenge che vuole abolire il reato di immigrazione clandestina, vuole introdurre lo “ius soli” e dare la cittadinanza agli stranieri. Quella che arriva in Italia come immigrata e da immigrata vuole dirci come comportarci con gli immigrati. Come se ci introducessimo in casa di qualcuno, senza essere invitati, pretendessimo di restare a pranzo e di decidere anche il menu. Ecco, quella.

Non bastano le anime belle della sinistra, quotidianamente impegnate a propagandare l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione. Quelli che si nutrono di pane e retorica buonista e vogliono convincerci che la nostra sia una società multietnica, multireligiosa, multiculturale, multirazziale, multisessuale e multicriminale. Non perché lo sia, ma perché vogliono che lo diventi. E tanto si adoperano che stanno riuscendo nell’intento. Quelli che vogliono fare dell’Italia il rifugio di tutti i disperati e delinquenti del terzo mondo; ma anche del secondo. Una specie di isola felice in cui delinquere a piacere, tanto non succede nulla. Essendo “ultimi”  tutte le loro malefatte  vengono giustificate con il pretesto del disagio sociale e godono dell’appoggio ed il sostegno morale delle anime belle e delle istituzioni. E mangiano gratis alla Caritas.

Non bastavano questi adepti dell’accoglienza sempre e comunque, a tutti e con tutti i diritti possibili. Ora ci si mette anche il Papa. E va a trovarli direttamente nel luogo preferito per gli arrivi in massa: Lampedusa. La prossima volta andrà a trovarli direttamente alla partenza, in Libia, Tunisia, Egitto. Così, tanto per festeggiare, dopo gli ultimi arrivi di giugno (Bollettino dei naviganti) ieri ed avantieri sono sbarcati due carichi di “preziose risorse“, come le chiama la Kyenge. Il primo barcone con 120 risorse è stato soccorso al largo di Portopalo (Sr). Il secondo, un barcone con 166 risorse di provenienza sub-sahariana, direttamente a Lampedusa, proprio mentre arrivava il Papa; che fortunata coincidenza.

Una curiosità accomuna questi due sbarchi. Nel primo caso, come riporta la news Ansa,  la Capitaneria di porto è stata avvertita del barcone in difficoltà, al largo della costa siciliana,  da un telefonata di un sacerdote eritreo, don Mosè Zerai. Nel secondo caso, il barcone giunto a Lampedusa, ad avvertire la Capitaneria di porto di Palermo  sarebbe stato un non meglio identificato cittadino libico il quale avrebbe avvertito le autorità italiane che alcuni suoi amici erano partiti tre giorni prima dalla Libia ed il loro barcone si trovava in difficoltà. All’opera di ricerca in mare e di soccorso hanno partecipato, dice la News, due motovedette, un pattugliatore, una motovedetta della Guardia di Finanza, una nave della Marina militare ed un mercantile (!).

Ora, la curiosità non è tanto il dispiego di uomini e mezzi, con relativi e rilevanti costi, che ogni giorno sono impegnati per soccorrere questi barconi. La cosa curiosa è notare che questi “migranti” hanno sempre i numeri di telefono giusti da chiamare al primo segnale di pericolo. Roba che il numero della Capitaneria di porto di Palermo, a meno che non abbiano sotto mano la guida telefonica della città, non lo sanno nemmeno i palermitani. Ma i preti eritrei ed i libici, in Libia, hanno il numero diretto della Capitaneria. Non è strano?

Dice il Papa, sollecitando maggiore attenzione verso i migranti, che “La cultura del benessere…rende insensibili e…porta all’indifferenza verso gli altri“. Si riferisce al benessere degli italiani? Forse, essendo giunto da poco, non è stato bene informato e corre il rischio di dover scoprire, come ha fatto la Boldrini,  che in Italia c’è la povertà, quella vera, che porta la gente a suicidarsi per la disperazione. Il “benessere” degli italiani è roba da boom economico degli anni ’60. Il benessere è morto e sepolto da un pezzo. Roba da “C’era una volta…”, come le favole. Ora i poveri sono milioni, aumentano costantemente le famiglie a rischio povertà e crescono coloro che, non avendo alcuna risorsa economica,  devono andare a mangiare alle mense della Caritas o vanno nei mercati, all’ora di chiusura, a racimolare qualcosa frugando fra gli scarti di frutta e verdura. Di quale “benessere” parla il Papa?

Bella cosa l’accoglienza. Bella, ma rischia di diventare molto pericolosa, se non si pone un limite. Perché un conto è accogliere e prestare assistenza a pochi disperati che fuggono da guerre, povertà e persecuzioni. Altro è aprire le porte indiscriminatamente a tutti i disperati. Pochi rifugiati sono benvenuti, ma se i rifugiati diventano milioni (come lo sono), non è più accoglienza o asilo, è invasione di massa.

Ma il Papa non parla di numeri (sarebbe scomodo e imbarazzante citarli), parla di principi, si tiene sul generale, sul vago, parla di concetti astratti, cita il messaggio evangelico, cita Caino e Abele, cita l’Innominato manzoniano, per condannare l’indifferenza e richiamare tutti ad assumersi la responsabilità delle condizioni disperate del terzo mondo e, soprattutto, della morte di migliaia di migranti che muoiono in mare. Farci sentire direttamente responsabili di migliaia morti in mare, durante questi viaggi della disperazione, è una vera e propria vigliaccata; anche se lo dice il Papa.

Dice Papa Francesco che “Lampedusa (ma è chiaro che si tratta della classica sineddoche; Lampedusa per intendere l’Italia) sia faro per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore. Significa che dobbiamo farci carico di tutti quelli che nel mondo “cercano una vita migliore“? Santità, ad occhio e croce, quelli che vorrebbero un mondo migliore, solo in Africa ed Asia, sono , uno più uno meno, almeno un miliardo di persone. Che facciamo, andiamo a prenderli direttamente a casa, li carichiamo su belle navi da crociera e li portiamo tutti in Italia, sistemandoli in deliziose villette lungo le coste e gli garantiamo lavoro, assistenza, scuole, sanità, pensioni e vacanze pagate? Ce lo dica. E ci dica anche chi paga.

Non c’era bisogno che si scomodasse il Papa per tenerci la solita lezioncina quotidiana di buonismo. Bastano e avanzano la Boldrini, la Kyenge e tutte le anime belle d’Italia. E sinceramente credo che gli italiani, sempre più in crisi e preoccupati del futuro,  siano anche leggermente stufi di sentire queste lagne buoniste ed ipocrite. Sì, ipocrite. Ha saputo il Papa di quel prete che ha fatto sistemare dei buttafuori all’ingresso del Duomo di Mestre per tenere lontani barboni e questuanti vari?  Certo, bisogna tenere lontani barboni e mendicanti, danno fastidio, puzzano, sono insistenti e non sta bene farli entrare in chiesa dove sta la gente perbene, elegante, profumata che ascolta la parola del Signore, predica l’accoglienza, la tolleranza, l’amore per il prossimo, la carità e la fratellanza. Sì, ma a Lampedusa, lontano dalla chiesa e dalle case dei cristiani. Santità, faccia una cosa, mandi una registrazione del suo bel discorsetto fatto a Lampedusa a quel parroco di Mestre. E poi ci faccia sapere.

Ed infine non poteva non lasciare un messaggio speciale ai “cari migranti musulmani“.  “La Chiesa vi è vicina…”, dice il Papa. Forse non è stato informato nemmeno di un’altra notiziola. In Egitto, durante le recenti proteste hanno ammazzato un prete cristiano copto (uno dei tanti già ammazzati da quando è iniziata la “primavera araba“). Ma non basta. In Nigeria una banda di islamici ha attaccato, devastato ed incendiato una scuola cristiana, causando più di 40 morti, fra i quali molti studenti arsi vivi. Negli ultimi tre anni sono complessivamente 209 le scuole attaccate dai militanti islamici. E noi periodicamente organizziamo delle raccolte di fondi per aiutare queste popolazioni, per creare ambulatori, ospedali, scuole, fornire assistenza ed aiuti di vario genere. Noi mandiamo soldi per costruire le scuole e loro le incendiano. Un po’ turbolenti questi islamici. Turbolenti ed ingrati.

Ma il Papa dice che la “Chiesa vi è vicina“. Già, perché i cristiani sono buoni, siamo tutti fratelli, ama il prossimo tuo come te stesso, porgi l’altra guancia, perdona settanta volte sette, sopporta pazientemente le persone moleste e le zanzare e accogli fra le braccia scorpioni e serpenti a sonagli come se fossero teneri e mansueti agnellini (è l’uguaglianza, le pari opportunità, insomma la par condicio). E’ una strana morale. I cristiani hanno una spiccata predisposizione genetica per il masochismo. Più vengono maltrattati, insultati, torturati, ammazzati, più sono felici e più rendono grazie al Signore. Più soffrono e più godono. La sofferenza la considerano un dono del Signore per metterli alla prova. Ecco perché più disgrazie, malattie, patimenti, sofferenze e persecuzioni devono sopportare e più sono felici, più si sentono appagati, più si sentono amati dal Signore. De gustibus. Già, perché bisogna ricordarsi che “I cristiani sono buoni…”, come disse il capo della tribù di cannibali, leccandosi le dita, dopo aver finito di divorare avidamente un missionario cristiano cotto al punto giusto.

 

El Gallo Rojo

El gallo rojo (Il gallo rosso) è una canzone popolare della guerra civile spagnola. La cantavano anarchici, socialisti e comunisti repubblicani. Potete ascoltarla qui: El gallo rojo. Mi viene in mente pensando alla morte di don Andrea Gallo, “prete dei deboli“, come titola l’ANSA. Perfetto esempio di quei “preti di strada“, come li chiamano oggi,  che vanno a braccetto con comunisti e rivoluzionari, fanno i cortei con i No global ed in chiesa, invece del brano evangelico, leggono gli articoli de L’Unità e dopo la messa di Natale cantano “Bella ciao“, agitando un drappo rosso, come un qualsiasi Santoro in TV.  Insomma, un Gallo rosso. L’ho citato spesso, proprio per le sue idee e le sue amicizie. Ecco l’ultimo post del gennaio scorso. Lo riporto integralmente.

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

 

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato; sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia di Rosi Bindi! Forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Nel 2005 scrissi una breve filastrocca su un Gallo giallo di Rapallo. Non è rosso e non è proprio di Genova, ma siamo lì (Il gallo di Rapallo).

Visto che il nostro Gallo rosso amava cantare, possiamo ricordarlo alla sua maniera, in musica, con questo “Il Gallo è morto“.

 

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato, sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia Rosi Bindi! Mah,  forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Preti, vangelo e Concita

Da che pulpito viene la predica…”, si usa dire riferendosi a qualcuno che esprime giudizi o pareri chiaramente contrari al suo modo di essere, ai suoi principi ed alla sua pratica di vita. In questo caso il pulpito è proprio quello di una chiesa e colui che “predica” è davvero un prete. Ma non è il classico don Camillo, non è il vecchio curato di campagna che dal pulpito si rivolge ai fedeli leggendo ed illustrando un brano del Vangelo. E nemmeno il Vangelo è quello che conosciamo. Pare sia stato scoperto un nuovo Vangelo, apocrifo, ma autorevole e, di conseguenza, un nuovo evangelista: la direttora dell’Unità Concita De Gregorio.

Succede che in un paesino del Veneto il parroco, don Giorgio Morlin, durante l’omelia domenicale, invece che attenersi alla consuetudine e leggere le sacre scritture, abbia letto e commentato un recente articolo dell’Unità, quotidiano fondato da Gramsci e vangelo quotidiano di generazioni di comunisti mangiapreti. Insomma, il Vangelo secondo Concita. (Il prete fa la predica con l’Unità)

Non bastava il Travaglio nazionale che ogni giovedì, in prima serata TV, si alza, apre il suo breviario e recita il passo del giorno dal “Vangelo secondo Marco“, sotto lo sguardo attento ed amorevole del santo protettore San Toro. Ora anche la Concita può, a ragione, entrare a far parte della schiera dei nuovi evangelisti laici. Apocrifi, certo, ma accettati dalla Chiesa che li assume come testi di riferimento. Che tempi, signora mia, non esistono più i preti di una volta. Non c’è più religione. Aridatece don Camillo…

Ora, sembra che la direttora Concita, per ricambiare la cortesia, offrirà come gadget in omaggio ai lettori dell’Unità “I fioretti di San Francesco” e pubblicherà, a puntate, le lezioni di catechismo. Di questo passo, altri potrebbero seguire la stessa strada e in questo clima di totale confusione di idee, di ruoli e di radici storiche, aspettiamoci di tutto. Nelle sinagoghe i rabbini leggerano passi dal “Mein Kampf“. Gli imam nelle moschee doneranno ai fedeli una raccolta completa delle “Vignette sataniche” danesi stampate in elegante veste grafica.

Nell’Apocalisse di Giovanni è detto che la fine dei tempi sarà preceduta da una serie di prodigi. E di questi prodigi oggi abbiamo la prova quotidiana. Che abbiano davvero ragione le profezie Maya e che la fine del mondo si avvicini? Mah, visto che sarà la fine di tutto, questo è l’unico caso in cui non si può dire “Chi vivrà vedrà…”. Intanto, però, in questo clima di confusione totale, la serie dei sorprendendi prodigi si allarga contagiando la società ed i politici, sempre pronti a confrontarsi per vedere chi spara il prodigio più grosso.

Vedremo Rutelli apparire in televisione e dire qualcosa di intelligente. Di Pietro organizzerà una festa a piazza Navona e leggerà con voce commossa un “Elogio di Berlusconi“. Bersani, mentre è raccolto devotamente a recitare le preghiere della sera, avrà una visione mistica in cui gli appare lo spirito di Marx che gli consiglia di chiudere il PD ed aprire una pizzeria al taglio; almeno si guadagna qualcosa. Emma Bonino e Marco Pannella, in crisi mistica dopo un pellegrinaggio alla Madonna del Divino Amore, distribuiranno sul Lungotevere rosari benedetti  e copie dell’Osservatore romano. Berlusconi trasformerà la sua taverna “Bunga bunga” di Arcore in una raccolta cappella, adornata di candidi gigli, dedicata a Santa Maria Goretti.

Walter Veltroni, per non essere da meno, dopo aver dichiarato di non essere mai stato comunista, in un messaggio video affermerà “Non sono mai stato democratico“.  Anche Carla Bruni che di recente ha dichiarato di non essere più di sinistra, rilascerà una nuova sorprendente dichiarazione in cui, parafrasando il celebre spot della Deneuve,  confesserà “No, non sono Carla Bruni“. Alfonso Signorini diventerà leghista ed affermerà con orgoglio “Ce l’ho duro...”. Infine, Nichi Vendola, ansioso di diventare leader del PD, regalerà il suo prezioso orecchino a Platinette e, abbandonato il suo compagno canadese, si fidanzerà con Rosi Bindi.

Che tempi, signora mia, niente e nessuno è più ciò che dovrebbe essere. Che sia davvero la fine del mondo? Arrangiatevi, si salvi chi può…

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News dall'Eurabia felix…

La guerra continua, ma noi facciamo finta di non saperlo. Un centinaio di morti in Nigeria, a causa della guerra dichiarata contro i cristiani dal fanatismo islamico, non ci preoccupano. La notizia passa quasi in sordina. Il Corriere si limita a riprendere dieci righe dieci dall’agenzia ANSA. E poi la notizia finisce in archivio, meglio non dare troppo spazio, potrebbe rovinarci il Capodanno. Gli attacchi, con uso di armi, bombe ed esplosivo, sono stati rivendicati da un gruppo islamista africano il cui nome, tradotto in italiano, è già tutto un programma “Popolo devoto agli insegnamenti del Profeta per la propagazione della Jihad“. Insomma, gente che ha fatto della “guerra santa” all’occidente ed agli infedeli, la propria ragione di vita.

E’ solo l’ultimo degli espisodi di violenza contro i cristiani. Ormai la serie si allunga di giorno in giorno. Basta ricordare cosa è successo in India, Pakistan, Indonesia. Una vera e propria caccia al cristiano, chiese distrutte o bruciate, meglio se con i fedeli dentro. Nei paesi islamici i cristiani sono in via di estinzione. In Iraq sono quasi scomparsi. E così succederà negli altri paesi. Non hanno scampo, o scappano o finiscono per diventare bersagli della furia fanatica islamica. Sembrano fatti lontani che non ci riguardano. Facciamo finta di non sapere che questi fanatici li abbiamo in casa nostra e sono pronti a colpire, a farsi saltare in aria tra la folla. Eppure tutto tace, salvo qualche timida protesta di circostanza. I pacifisti non organizzano cortei, i buonisti non lanciano appelli, Annozero non fa puntate speciali, Report non se ne occupa, l’Onu è in altre faccende affaccendata e la strage continua. Anzi, il nostro impegno quotidiano è quello di garantire in casa nostra tutti i diritti possibili agli islamici. Le nostre parole d’ordine sono l’accoglienza, la tolleranza, l’integrazione, il multiculturalismo.

Credo che sia il cristianesimo che la democrazia contengano lo stesso implicito errore di partenza, non prevedere una clausola di salvaguardia. Voglio dire che va bene che in democrazia tutti i cittadini sono uguali e con uguali diritti, va bene che i cristiani devono amare il prossimo come se stessi e non rispondere alle offese, ma porgere l’altra guancia. Però, se queste sono le regole, come ogni buona regola che si rispetti, dovrebbe contemplare delle eccezioni. In questo caso, ai principi democratici e cristiani, bisognerebbe aggiungere “Salvo che…”. E specificare le eccezioni. Purtroppo questa clausola non esiste, forse per una semplice dimenticanza o per un refuso. Così, nei testi fondamentali manca qualche riga, quella che ci consentirebbe di porre un freno all’autodistruzione.

La cosa strana, però, è che tutti coloro che arrivano in Italia, pur essendo poveri, ignoranti e non conoscendo una parola di italiano, appena mettono piede sul suolo italico, come per miracolo, conoscono a menadito la Costituzione, il codice penale e civile e tutte le norme sul diritto d’asilo, con tutti i vantaggi annessi e connessi. Roba che neppure gli italiani conoscono. Ma loro sono informatissimi. E’ una specie di miracolo.

Intanto prosegue senza tregua la guerra santa in casa nostra. Ne abbiamo avuto prova anche da noi, con l’invio di pacchi bomba a diverse ambasciate. Di recente in Svezia il solito kamikazzo si è fatto esplodere, Negli utlimi tempi si sono registrati decine di arresti, in tutta Europa, di terroristi che preparavano attentati. L’ultima notizia rassicurante viene dalla Danimarca e riguarda un gruppo islamico che aveva progettato di entrare nella sede del giornale danese che pubblicò le vignette su Maometto, per uccidere il maggior numero possibile di persone. Alcuni dei terroristi provenivano dalla Svezia, uno era, invece, un iracheno che vive in Danimarca dove è stato accolto per diritto d’asilo (!).

Forse non abbiamo ancora capito cosa sta succedendo. O forse siamo così ingenui da pensare che si tratti di casi isolati. Così come non ci preoccupiamo quando l’UE stampa dei diari in cui figurano tutte le ricorrenze religiose, ma non quelle cristiane; il Natale per l’EU non esiste. E non ci rendiamo conto che in gioco non è solo una festività cristiana, ma tutta la nostra cultura. Non si tratta di difendere la Chiesa, i preti, il Papa, si tratta di difendere una componente fondamentale della nostra cultura, della storia, del pensiero occidentale. Così facendo l’Europa non fa altro che agevolare il compito del fanatismo islamico che ha un fine ben preciso; la guerra santa contro l’occidente. Ma noi, non so se per ingenuità, ipocrisia o errore di calcolo, facciamo di tutto per schierarci a fianco degli islamici. E non facciamo tesoro nemmeno delle esperienze degli altri paesi europei i quali, anche se in ritardo, hanno capito quale errore madornale sia stato favorire l’ingresso incontrollato di tanti immigrati.

Un caso emblematico è quello dell’Olanda, paese multietnico da sempre. Uno dei paesi che per primo ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione un codice di convivenza civile. Oggi si rendono conto che quel progetto di integrazione è fallito e ne pagano le gravi conseguenze. Leggete qui (vi consiglio davvero di leggerlo), cosa succede ad Amsterdam, ed in altre città: “Olanda: Il multiculturalismo è fallito“. Ce n’è d’avanzo per cominciare ad avere qualche dubbio sulla propaganda buonista. Prima che sia troppo tardi.

Tanto per rinfrescarci la memoria, vedi “Il Papa e la pace“.

Dura la vita!

Vivere è sempre più difficile. Anche la tecnologia, che dovrebbe facilitarci l’esistenza, si rivela fonte di preoccupazioni, problemi per la salute e spesso anche di tragedie. Lo conferma questa notizia: “Maresciallo spara alla figlia e si uccide“. Sembra che la causa sia il fatto che la ragazza passava troppo tempo su “Facebook“. Appunto, la tecnologia è pericolosa!

Meglio lasciar perdere Facebook, il web, e pensare a cose più pratiche, magari preparare un bel pranzetto. Ottima idea, così si esce di casa, si fanno due passi, si va al vicino mercatino rionale e “Frosinone: rapita e stuprata mentre era al mercato“. La ragazza, 25 anni, è stata trascinata dentro un furgone e stuprata da due, o forse tre, extracomunitari di colore. Di che colore? Indovinate un po’. Beh, comunque fa piacere che questi immigrati apprezzino le ragazze italiane. Si vede che si stanno integrando.

Non si è più sicuri in nessun posto. Tanto vale rifugiarsi in quel luogo ancora sacro che è la chiesetta del borgo natio. Si fa una preghierina, magari ci si confessa e ci si sente in pace con Dio e con gli uomini. Poi scopri che “Vent’anni di confessioni e messe; non era prete“. Non era prete? E allora a chi avete raccontato i vostri segreti peccati? Boh! Eh, signora mia, non c’è più religione!

Già, stiamo impazzendo tutti. Continuo a ripeterlo da anni. Deve esserci una specie di virus sconosciuto che ci sta facendo perdere il ben dell’intelletto. Ed i media ci danno una grossa mano d’aiuto in questa corsa alla follia. Stiamo impazzendo, ma non ce ne rendiamo conto. Proprio perché i matti non si rendono conto di essere matti. Chi ha la pazienza di leggere il mio blog sa che ripeto spesso questa considerazione. Ma un bloggherino di provincia non fa testo. Per fortuna, o purtroppo, ogni tanto arrivano le conferme. Eccola, è un’intervista a Sandro Veronesi, autore di successo: “Siamo immersi nella follia: Ma non ce ne accorgiamo“. (Questa pagina non è più disponibile, scomparsa ogni traccia anche dal web. Chissà perché.)

Non c’è scampo. Per fortuna ci resta ancora la libertà di fare le nostre scelte e tentare di salvare il salvabile. Libertà? Sì, quella che, un giorno sì e l’altro pure, tutti rivedicano e reclamano, specie a sinistra; se vecchi comunisti tutti d’un pezzo e antifascisti ancora meglio. Infatti, ecco cosa dice un comunista duro e puro da sempre e antifascista, Andrea Camilleri: “Sotto il fascismo ero più libero dei giovani di oggi“.

Boh…dicevamo? Ah, già, dura la vita…

Il Papa e la pace.

Ancora una strage di cristiani. Questa volta in Iraq, oltre 50 morti, una sessantina di feriti. E’ l’ultimo di una serie di attacchi alle chiese ed ai cristiani che in gran parte del mondo è la dimostrazione dell’esistenza di una vera e propria guerra di religione  contro il cristianesimo. Ormai non si contano più le aggressioni, gli incendi delle chiese, l’assassinio di preti, la persecuzione nei confronti dei fedeli. E’ un lungo elenco di tragedie, un bollettino di guerra. E’ la “guerra santa” islamica. E non è solo una guerra di religione, è anche uno scontro di civiltà. Ma non si può dire. E’ in atto da lungo tempo, ma facciamo di tutto per negarla. Per primi gli stessi cristiani, sempre pronti a parlare di amore, fratellanza, accoglienza, e garantire, specie ai musulmani, la massima libertà di culto. Incuranti del fatto che, invece, nei paesi musulmani le cose siano molto diverse.

Lo ricordavo di recente, nel post “Preti in galera“, a proposito dell’arresto di un prete e di 16 fedeli, rei di celebrare una cerimonia “clandestina”. Già, succede in Arabia saudita, per un semplice motivo: “L’Arabia saudita proibisce la pratica di tutte le religioni nel paese, tranne quella islamica“. E’ abbastanza chiaro, oppure bisogna fare il disegnino? Ma noi no, non vogliamo capirlo. Noi siamo buoni, accoglienti, tolleranti. Tolleriamo perfino i nostri stessi carnefici. Così, facciamo finta di non sapere, non ricordare, non vedere, non capire; facciamo come le tre scimmiette. Abbiamo altro da pensare. Ci sono cose più importanti, per esempio l’affare Ruby. Già, ormai la politica nostrana è segnata dagli scandaletti veri o presunti legati al premier. Così la tenuta o meno del Governo è legata ad una questione di gnocche; da Noemi alla escort D’Addario, fino a Ruby. Niente di nuovo, è risaputo che è la gnocca a governare il mondo.

Così l’ennesima strage di cristiani in Iraq passa velocemente fra le notizie del giorno e domani già non se ne parlerà più. E non è solo nei paesi musulmani che i cristiani sono perseguitati. Nello stesso articolo del Corriere.it nel quale riferiscono della strage, c’è un’altra notiziola in chiusura, giusto tre righe. Eccola: “RUSSIA Due chiese ortodosse e una protestante battista sono state bruciate e distrutte a Ordzhonikidze, un villaggio della provincia caucasica russa a maggioranza musulmana di Karaciai-Circassia, tra Georgia e Cecenia.”. Credo che non ci sia bisogno di commentare.

Ed il Papa che dice di questa “guerra santa” contro gli infedeli cristiani? Condanna la violenza, certo: “Cessi questa violena feroce“.  E poi lancia il solito messaggio di pace. Già, perché possono anche massacrarci, ma noi siamo buoni, tolleranti e perdoniamo i carnefici; porgiamo l’altra guancia. E quando abbiamo finito le guance porgiamo il resto. E’ una morale da schiavi, ma noi lo chiamiamo cristianesimo. Del resto che può fare il Papa? Non può certo intervenire con le sue truppe. Come scoprì Stalin, con grande stupore, il Papa non possiede divisioni. Quindi spetterebbe alla politica attivare tutte le difese possibili per arginare non solo questa guerra santa, ma per salvaguardare la stessa sopravvivenza della nostra civiltà. Ma la politica tace, grazie all’errata convinzione che sia solo una questione di intolleranza religiosa limitata ad alcune aree particolarmente sensibili. Meglio occuparsi di questioni economiche, gli affari sono affari. Mai come in questo periodo della storia la politica si è dimostrata così cieca e sorda. Forse un esempio simile si è registrato solo durante ii periodo della decadenza dell’impero romano. E sappiamo come è finita. 

Resta solo, quindi, il solito appello alla pace, alla tolleranza religiosa. Ma è un appello che non solo non viene recepito, ma è sentito più che altro come una ulteriore prova della nostra debolezza. Il che contribuisce ad accrescere la certezza dell’Islam sulla vittoria finale nei confronti degli infedeli. Ma i cristiani sono buoni! Sembra che giochino tutti a fare i San Francesco che ammansisce il lupo di Gubbio. Ma voi non siete san Francesco ed i nuovi lupi vengono da molto lontano e non vi capiscono, perché parlano un’altra lingua. Così i vostri appelli alla pace volano nel vento, come la famosa “Risposta” di Dylan. Il fatto è che più il Papa lancia messaggi di pace e più si scatenano conflitti, più la “guerra santa” diviene cruenta, più cristiani si ammazzano e più chiese si bruciano. Allora, come ho detto in passato, o le parole del Papa non le ascolta nessuno, oppure sono, addirittura, controproducenti. Ma allora si potrebbe tentare un’altra soluzione. Santità, la prossima volta che si affaccia alla finestra, anziché invocare la pace, provi ad auspicare una bella guerra. Magari scoppia la pace…

Preti in galera.

Tempi duri per la Chiesa. Da tempo è sotto tiro in Occidente, ma specialmente in Italia; contestata, accusata, in ogni occasione che ne offra il pretesto, di “crimini e misfatti” di vario genere. E tutti sono sotto osservazione, dal Papa all’ultimo curato di campagna. Ancora peggio se la passano i religiosi che si trovano all’estero, specie in paesi in cui non si limitano a contestarli, ma non ne tollerano nemmeno la presenza. E quando capita li arrestano. Così, senza tanti complimenti. Succede, per esempio, in Arabia saudita.

Ecco l’ultima flash news da beduinolandia “Arrestato prete cattolico“: “(ANSA) – RIAD – La polizia saudita ha interrotto a Riad una messa cattolica “clandestina”, arrestando un prete e 12 fedeli filippini. Lo scrive il quotidiano Arab news. Il blitz e’ scattato venerdi’ scorso in un hotel della capitale saudita, dove circa 150 filippini partecipavano alla messa. I filippini arrestati ed il prete sono stati formalmente accusati di “proselitismo” e poi rilasciati. L’Arabia Saudita proibisce la pratica di tutte le religioni nel Paese tranne quella islamica.”

Non è il primo caso. Già in passato in quel paese sono stati arrestati religiosi o semplici cittadini di fede cattolica, solo perché sorpresi dalla polizia mentre pregavano o svolgevano riti religiosi all’interno delle proprie abitazioni, o semplicemente perché trovati in possesso di una Bibbia. Beh, quasi quasi gli va anche bene. In altre zone, come in India, non perdono nemmeno tempo ad arrestarli, bruciano direttamente le chiese con tutti i cristiani dentro. Lo hanno fatto anche di recente, ma nessuno ha protestato, nessuno ha organizzato cortei o fiaccolate, l’Onu tace (tutti in ferie?) e Laura Boldrini non ha accusato l’India di razzismo o di non rispettare i diritti civili e religiosi. Insomma, i cristiani si possono tranquillamente ammazzare, bruciare o sgozzare, come gli agnelli a Pasqua, tanto non fanno notizia.

Certo, questa gente mica è culturalmente avanzata come l’Italia. Non hanno alcun rispetto dei diritti umani, né civili, né religiosi. Ecco perché, forse, vengono in Italia; sanno che da noi possono godere di tutti i diritti possibili ed immaginabili, possono aprire quante moschee vogliono, possono occupare l’intera piazza del Duomo per mettersi col sedere all’aria verso La Mecca, possono fare proselitismo quando, come e dove vogliono, anche sulla televisione pubblica. E poi ci battiamo e facciamo di tutto per garantire una perfetta integrazione, anche quando loro non hanno nessuna intenzione di integrarsi. Ma noi ci proviamo. Anche se la cosa non è reciproca, evidentemente. Loro da noi possono fare quel che vogliono, noi da loro no; altrimenti ci arrestano. Già perché noi siamo strenui difensori dei diritti umani che garantiamo a tutti indistintamente, anche ai ladri, assassini, stupratori, siamo multiculturali, multietnici, multireligiosi, vogliamo l’integrazione degli immigrati (anche quando loro non la vogliono) e se non si integrano loro saremo noi, per compiacerli, ad adattarci alla loro cultura; perché noi siamo buoni, accoglienti e tolleranti. E un po’ coglioni…