Corvi e colombe

Il presagio funesto si è avverato. Domenica scorsa, all’Angelus in piazza San Pietro, il Papa ha liberato due bianche colombe simbolo della pace. Una è stata subito aggredita da un corvo nero e poi da un gabbiano che l’ha uccisa e divorata (Papa, colombe e presagi funesti). Anche non essendo superstiziosi viene spontaneo trarre dall’evento un presagio di sventura e vederlo come un segno del destino. Quasi a conferma di questa impressione ecco che, a distanza di 24 ore, sul sito ANSA compare una Flash News: “Nigeria, strage in chiesa“. Più o meno alla stessa ora in cui il Papa liberava le colombe, in un villaggio della Nigeria un gruppo di terroristi musulmani ha assaltato prima una chiesa, durante la messa domenicale, e poi un mercato, provocando la morte di 74 cristiani. Sarà un caso? Sarà solo una tragica coincidenza?

Da anni in Nigeria è in atto un’autentica caccia al cristiano da parte di gruppi armati musulmani. La stessa strage di cristiani si verifica nel mondo quasi quotidianamente, dall’Africa all’Oriente, ovunque siano presenti e convivano comunità di musulmani e cristiani. Ma di solito queste notizie passano quasi inosservate. Ecco perché anche sul sito ANSA quest’ultima strage compare brevemente fra le Flash News, quelle notiziette di poche righe che relegate in un angolino scompaiono quasi subito. Meglio che la gente non sappia, meglio non creare allarmismi. E poi, guai a toccare i musulmani, sono gente sensibile, anzi permalosa, per un nulla si scaldano e incendiano case, villaggi e chiese, specie se dentro ci sono cristiani.

Ma il Papa evita di condannare le stragi. Anzi, invita al dialogo, alla pace, alla tolleranza, all’amore del prossimo. E libera bianche colombe della pace mentre in Africa i cristiani vengono massacrati. In occasione della sua visita a Lampedusa, accennando ai musulmani, disse che “Sono nostri fratelli“. Già, anche Caino e Abele erano fratelli (Vedi “Fratelli coltelli“).

Ma i cristiani sono buoni, sopportano pazientemente le  provocazioni, le sciagure, le disgrazie, le malattie, le persecuzioni. Tutto sopportano con pazienza e rassegnazione. Anzi, le considerano come angustie inviate dal cielo per mettere alla prova la fede.  E godono delle sofferenze, più soffrono e più godono. Una malattia, una tragedia, un figlio o un familiare disabile, una menomazione fisica, un incidente grave che vi lascia immobilizzati sul letto per una vita, tutto viene visto come un dono del cielo e ringraziano il Signore. E più tragedie devono affrontare e più sono contenti perché si sentono privilegiati. Sembra, infatti, che le sofferenze siano riservate proprio ai più fedeli e devoti. Gli altri, i miscredenti,  godono tutti di buona salute, sono ricchi, fortunati, gaudenti e se la spassano alla grande. Ma se, invece, siete prediletti dal Signore, allora aspettatevi disgrazie di ogni genere e sofferenze atroci; sono un segno dell’amore divino.

Infatti, pensate ai più amati dal Signore, il “Popolo eletto“, come dice la Bibbia. Essendo gli eletti, ovvio che abbiano un trattamento speciale. Infatti da millenni vagano per il mondo, odiati, segregati, emarginati, perseguitati. Ma loro sopportano e ringraziano perché sono gli eletti dal Signore che riserva un trattamento speciale solo a quelli che ama. Ecco perché i più amati, il popolo eletto, gli ebrei, li ha fatti finire tutti in campo di concentramento nazista, nelle camere a gas e nei forni crematori. E’ un trattamento speciale riservato solo agli “Eletti“.

Sì, i cristiani sono così, aspirano a soffrire, per dimostrare la fede in Dio. Più soffrono e più godono e più ringraziano il Signore. Ecco perché, specie durante le cerimonie religiose, hanno sempre quell’atteggiamento contrito, quell’espressione triste e afflitta, da peccatori che devono pentirsi o espiare qualche peccato gravissimo. Passerebbero la vita in continuo pellegrinaggio in terre straniere, visitando tutti i santuari del mondo, vestiti di stracci, col capo cosparso di cenere, flagellandosi, per fare penitenza. Vivere per pentirsi di colpe che non hanno e per espiare peccati mai commessi. E naturalmente, amare il prossimo, perdonare 70 volte 7, porgere l’altra guancia e ringraziare il Signore per tutte le sofferenze che ci manda; sono un segno del suo amore. Ma il desiderio maggiore del vero cristiano coincide con il dono più gradito che testimonia l’amore del Signore per i figli prediletti: il martirio. Essere crocifissi, infilzati da spade e frecce, spellati vivi, arrostiti a fuoco lento su una graticola, bruciati sul rogo, decapitati, questa è la massima aspirazione, la prova suprema.

In verità questo gusto del martirio lo condividono con i cugini musulmani. Anch’essi hanno come massima aspirazione quella di sacrificarsi e morire da martiri. La differenza è che ai martiri musulmani, quando arrivano in paradiso, vengono assegnate 70 vergini con le quali sollazzarsi per l’eternità. I martiri cristiani, al massimo, vengono accolti da schiere di angeli canterini che intonano nenie medioevali o pallosissimi canti gregoriani, ti sistemano un cerchietto dorato dietro la testa (per la foto tessera paradiso) e, se ti va bene, sulla Terra, una volta all’anno si ricordano di te e ti fanno la festa, con cerimonie, incenso, ceri e candele, fiori e litanie, spari di razzi, granate e mortaretti, canti, balli e triccheballacche.  Roba da pentirsi di aver passato la vita a pentirsi! Quasi quasi se la passano meglio i seguaci del Profeta!

Cristiani da bruciare

Il Papa e la pace

Capodanno col botto

I cristiani sono buoni

Fratelli musulmani

Fratelli coltelli

Papa, colombe e presagi funesti

Stamattina il Papa si è affacciato alla finestra per il consueto messaggio dell’Angelus e per salutare i fedeli che affollavano piazza San Pietro. Poi i fedeli hanno assistito ad un altro rito consueto; la liberazione, da parte di due bambini, delle colombe della pace.

papa-colombe

Gesto più che mai appropriato ed in sintonia con lo spirito della giornata, visto che la piazza era gremita in gran parte da partecipanti  alla “Carovana della pace”. Tante volte da quella finestra è stata invocata la pace.  Sembrerebbe però, visti i risultati, che i continui appelli papali alla pace ottengano addirittura un effetto contrario.  Più i Papi invocano la pace e più conflitti si scatenano nel mondo. Tanto che sarebbe quasi consigliabile che il Papa, almeno per una volta (tentar non nuoce), si affacci a quella finestra e invece che fare il solito appello alla pace,  auspichi una bella guerra; hai visto mai che sia la volta buona che scoppia davvero la pace.

Le colombe volano libere sulla grande piazza, per la gioia di adulti e bambini. Ma forse, abituate alla sicurezza delle colombaie vaticane, sono del tutto ignare dei pericoli che incombono nel mondo esterno. La loro innocenza sembra quasi la rappresentazione in chiave animale  dell’ingenuità del classico messaggio buonista fondato sulla pace, sulla bontà d’animo e sulla fratellanza universale; concetti che trovano ampio spazio nel mondo astratto dei buoni sentimenti, del mito del buon selvaggio alla Rousseau, dell’evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso“, delle pompose dichiarazioni di tanto sbandierati, inapplicati ed inapplicabili “diritti dell’uomo“.  Concetti astratti, costruzioni artificiose della mente umana che sembrano avere giustificazione e ragion d’essere nel mondo della metafisica, ma che poca o nessuna attinenza hanno con il mondo reale. E infatti…

L'Angelus di Papa Francesco

Ecco che le candide colombe, appena liberate, si rendono subito conto che la vita, fuori dalle loro rassicuranti voliere, è qualcosa di molto diverso da quello che immaginavano. Vediamo qui una drammatica sequenza fotografica che documenta la breve libertà di una colomba della pace: “La triste fine della colomba del Papa”.

Riferisce l’articolo che la colomba, appena volata via dalle mani dei bambini, è stata prima aggredita da un corvo e poi da un gabbiano che l’ha divorata. Fine della libertà e della pace. Gli antichi àuguri, che traevano auspici interpretando il volo degli uccelli, le viscere degli animali ed altri eventi, osservando questo fatto ne avrebbero tratto tristi presagi di sventura. Un corvo nero che aggredisce una bianca colomba della pace è un segno così inequivocabile che nemmeno i segni premonitori delle piaghe d’Egitto  furono così espliciti. Triste presagio ancora più inquietante perché avviene sotto gli occhi di chi, ogni giorno, auspica la pace. Vola la bianca colomba della pace. Poi arriva un corvo nero e, sotto gli occhi atterriti della “Carovana della pace“, aggredisce la colomba che diventa così messaggera di pace…eterna!  Ma per fortuna oggi non ci sono più gli àuguri a predire sventure. Ciò non significa, però, che le sventure non possano arrivare anche senza essere previste.

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