Pesci d’aprile

Vigili in Ferrari e poliziotti in Lamborghini. Sarà vero? Ormai siamo così abituati alle notizie più strampalate che non sappiamo più distinguere il vero dal falso, le notizie reali dalle bufale. Così, se i pesci li abbiamo tutto l’anno, anche il classico “Pesce d’aprile” rischia di perdere significato; le bufale sembrano vere e le notizie vere sembrano pesci d’aprile. Vediamo.

Vigili  e auto di servizio

Cominciamo proprio da questa notizia curiosa: “I vigili urbani di Milano avranno in dotazione una Ferrari 458 spider“. L’auto, sequestrata alla mafia, è stata assegnata gratuitamente ai vigili urbani milanesi i quali hanno dichiarato che la useranno “per progetti di educazione alla legalità“. Come si faccia a educare alla legalità passeggiando in Ferrari non è chiaro. Pensateci, perché la risposta non è proprio intuitiva. Intanto che ci pensate, ecco un’altra notizietta di due giorni fa: “Il ministro Minniti consegna alla polizia una nuova Lamborghini Huracàn“. L’auto sarà in dotazione alla polizia stradale di Bologna che la userà “sia per attività operativa, sia per consegne urgenti“.  L’attività operativa in Lamborghini forse la fanno sul circuito di Monza a 300 Km/h, ma le “consegne urgenti“? Mah, forse fanno il  servizio pizza express per i colleghi di pattuglia  in autostrada.  Ecco due notizie che non sappiamo se considerarle serie o come battute da bar sport. Purtroppo sono vere. Magari dopo le Ferrari ai vigili di Milano e la Lamborghini ai poliziotti di Bologna, daranno una Limousine alle guardie carcerarie di Roma che la useranno per ispezionare le celle di Rebibbia. Ma vi sembra che questo sia un mondo normale?

Attenti ai ciclisti

Spesso accusiamo i nostri parlamentari di essere pagati troppo e non lavorare abbastanza.. Ma è un’accusa infondata: lavorano, purtroppo.  Ecco l’ultima proposta presentata in senato da un gruppo di senatori  di diversa appartenenza politica (a dimostrazione del fatto che la stupidità è super partes): “Le auto che sorpassano i ciclisti devono tenersi ad almeno 1,5 metri di distanza.”. Previste sanzioni da 163 a 651 euro, oltre alla sospensione della patente. Non ho mai capito chi stabilisca gli importi delle multe e con quale criterio. Perché 163 € e non 160, perché 651 e non 650? Misteri ministeriali. Ma questo è niente. La prova ardua sarà misurare la distanza esatta di 1,5 metri fra due corpi in moto parallelo che procedono a velocità diversa.  E farlo, ovvio, mentre si guida. E con quale strumento? Lo devono ancora inventare? Incredibile quali idiozie riesce a partorire la mente umana. Ecco perché non hanno tempo per occuparsi di cose serie; stanno pensando alle cazzate. Questa idiozia ci dà l’idea del livello intellettuale dei nostri governanti. Ma misurare l’esatta distanza tra auto e bici in moto parallelo è niente, un gioco da ragazzi, in confronto alla missione impossibile di misurare il livello incommensurabile della stupidità di questa gente; anche da fermi.

Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.

Nel 2014, invece, due senatrici del PD,  Leana Pignedoli e Venera Padua (si vede che nel PD hanno una spiccata predisposizione ad occuparsi di economia e di Iva in particolare), dopo lunghe ricerche e studi, fecero una scoperta incredibile: “L’origano è tassato più del basilico e del rosmarino“. Ecco quale era la radice dei nostri guai e della crisi economica. Ed iniziarono subito una battaglia epocale per abbassare l’Iva sull’origano; un provvedimento che resterà nella storia dell’economia mondiale; come il “New deal” di Roosevelt. E che dire della proposta di Pippo Civati, ex PD, che l’anno scorso per rilanciare l’economia e superare la crisi, dopo chissà quale travaglio interiore e notti insonni, riuscì a partorire questa idea determinante per rilanciare l’economia: “Giù l’Iva sugli assorbenti“.  Ne parlavo in questo post: “Origano, assorbenti e Iva“.

Shakespeare in sardo

La Sardegna ha alcuni primati poco invidiabili. Abbiamo il record della disoccupazione, abbiamo le due province più povere d’Italia (Iglesias-Carbonia e Medio Campidano), e di recente abbiamo scoperto che i ragazzi sardi sono i più precoci e tra i maggiori consumatori di alcol e droga: “Primo spinello a 12 anni“. Chi ben comincia! Ma l’intera economia della Sardegna è perennemente in crisi. Ad aggravare ulteriormente la già grave situazione, da qualche anno si aggiunge l’arrivo di ospiti africani non invitati che dobbiamo accogliere e mantenere a spese nostre. Ne parlavo in questo post: “I sardi sono ospitali“.

Eppure, a leggere la cronaca quotidiana, sembrerebbe che l’isola non solo non abbia problemi di natura economica, ma sia talmente ricca che  possa permettersi il lusso di utilizzare grandi risorse finanziare per organizzare delle attività culturali e di intrattenimento che coinvolgono praticamente l’intero territorio. Proprio ieri il Consiglio regionale ha approvato la finanziaria 2017: “Approvata manovra da 7,6 miliardi di euro“.  Ne parlo perché in quel documento finanziario, ci sono anche notevoli risorse destinate proprio ad attività nel settore cultura e spettacolo e per la valorizzazione della lingua sarda. Ed ecco la notizietta curiosa, proprio di pochi giorni fa che sembra proprio da Pesce d’aprile.

Qualcuno potrebbe giustamente pensare che, vista la grave crisi che soffre l’isola, i finanziamenti vengano usati per progetti seri e interventi strutturali che servano a rilanciare l’economia e creare lavoro. Invece si stanziano 170.000 euro per tradurre i cartoni animati in lingua sarda e organizzare un festival itinerante di arte e tradizioni. Avete capito bene? Per tradurre i cartoni animati in sardo. Ma non c’è da meravigliarsi. Ho parlato spesso di questa anomalia: siamo col culo per terra, ma spendiamo decine di milioni di euro all’anno per organizzare eventi culturali, musicali, rassegne cinematografiche, festival Jazz, teatro di strada, giullari e saltimbanchi, sagre della fregola e della pecora bollita. Non c’è paesello anche piccolo della Sardegna che non organizzi una sagra o un evento culturale. Così ci si affanna ad inventarsi iniziative varie in lingua con scritti, programmi Tv, teatro, traduzioni in sardo della Divina Commedia, del Don Chisciotte, ed ora arriva anche la traduzione del Tito Andronico di Shakespeare. Sembra proprio un Pesce d’aprile, invece è vero. Non abbiamo soldi nemmeno per piangere e spendiamo 100.000 euro per tradurre il gatto Silvestro in sardo. Vedi “I sardi sono poveri“. E meno male che sono poveri, figuriamoci se fossero ricchi.

Ecco, queste sono alcune notizie recenti (ma ne abbiamo esempi ogni giorno) che potrebbero tranquillamente essere scambiate come “Pesce d’aprile“. Invece, purtroppo, sono tragicamente vere. Voi continuate a sperare che sia possibile un mondo migliore? Io no.

Expo, vandali e artisti

L’Italia è il paradiso dei delinquenti. L’ennesima conferma (ma lo avevamo capito e lo diciamo da tempo) arriva da questa notizia che riguarda i controlli fatti dalla polizia, a scopo di prevenzione,  nei giorni precedenti la manifestazione anti Expo a Milano. Alcune persone sono state fermate, ma sono state subito rilasciate. Ecco un titolo molto eloquente: “Per il giudice erano solo writer“.

 

Il caso di Joseph, inglese, con precedenti penali, appena tornato in libertà da 3 settimane dopo aver scontato 5 mesi di carcere in Svizzera, denunce in passato per droga e possesso di armi, arrivato in Italia con un’auto con targa francese, trovato in possesso di 120 bombolette di vernice. Il giorno prima era già stato denunciato per  “detenzione o fabbricazione di materie esplodenti“. Ritenendolo elemento potenzialmente pericoloso, la polizia ne aveva chiesto l’allontanamento dall’Italia. Ma il nostro Joseph, davanti al giudice, si è giustificato dicendo di essere semplicemente un “writer“. La cosa incredibile è che il giudice gli crede e non autorizza l’espulsione. Per altri fermati, fra i quali 13 francesi, non è stato possibile procedere perché non erano in possesso di documenti di riconoscimento.

Altro caso il 29 aprile. Tre ragazzi tedeschi vengono fermati perché in possesso di bombolette di vernice, spray urticante e passamontagna. Ma anche questi si giustificano dicendo che erano venuti a Milano per assistere ad una partita a Bologna della quale, però, stranamente non ricordano nemmeno il risultato: “Siamo venuti a Milano per vedere una partita di calcio lunedì sera a Bologna, non ricordo il risultato. Preciso che non sono tanto interessato alla partita ma alla subcultura dei tifosi. Sono in vacanza per motivi di turismo e culturali.”, hanno dichiarato.  Già, oggi il turismo culturale si fa così, con le bombolette di vernice ed il passamontagna: “Avevamo tutte quelle bombolette per interesse artistico“. Anche questi sono “writer“, sono artisti. Tutti questi “artisti” due giorni dopo erano liberi di partecipare alla manifestazione, di imbrattare i muri, sfasciare  vetrine, incendiare auto e lanciare molotov contro la polizia.  Ma per i giudici erano artisti in vacanza di studio; turismo culturale.

Niente di nuovo, si sa da anni che questo è l’atteggiamento della giustizia italiana. La polizia li ferma ed i giudici li liberano. Ecco perché tutti i delinquenti  arrivano in Italia; sanno di poter contare sulla clemenza di giudici che, non avendo molta dimestichezza con la storia dell’arte, scambiano i delinquenti per “writer“.

Tempo fa lessi in un articolo una battuta tratta dal film “This must be the place” di Sorrentino. La pronuncia il protagonista, impersonato da Sean Penn. Mi è rimasta nella mente perché molto sinteticamente esprime un concetto che è emblematico della società moderna. Dice: “Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico.“. Appunto, oggi sono tutti artisti; anche i delinquenti.

EXPO e teppisti

Primo maggio, Milano a ferro e fuoco: la polizia sta a guardare. Le immagini della devastazione di Milano (vedi qui) le abbiamo viste sulla stampa, in rete, in televisione; non hanno bisogno di commenti. Gli italiani hanno capito benissimo cosa è successo, perché è successo e perché la polizia, ieri come tante volte in passato, si tiene a debita distanza dai vandali; ordini dall’alto, bisogna limitarsi a controllare la situazione, evitando gli scontri con i manifestanti ed evitando di provocare i delinquenti per evitare reazioni violente e maggiori danni. Questa è la linea “politica” del nostro sistema di difesa dei cittadini e di tutela dell’ordine pubblico.

Ciò che lascia allibiti è la reazione del potere, della stampa  e dei commentatori. A sentire e leggere certi commenti sembra che si riferiscano a fatti diversi da quelli visti a Milano. Ma chi è abituato a guardare la realtà in maniera critica e, soprattutto, a giudicare i fatti non lasciandosi condizionare dai media, sa benissimo che l’informazione è talmente manovrata e manipolata da essere del tutto inattendibile. Non ci meravigliamo più di tanto, quindi, ben sapendo che la realtà viene presentata dai mezzi d’informazione applicando il criterio della doppia morale. “La verità è ciò che conviene al partito“, diceva Togliattiil migliore” (figuriamoci gli altri).  Quel principio è sempre valido: raccontare la realtà non per quello che è, ma secondo la convenienza del potere politico, economico, culturale.

Ultimamente la parola d’ordine sembra essere l’ottimismo. Tutto va ben madama la marchesa, va tutto ben. Chi non è d’accordo ne paga le conseguenze. Vedi, giusto per fare un esempio recente, la sostituzione di dieci deputati del PD in Commissione riforme, colpevoli solo di non essere d’accordo con la linea del premier Renzi sulla riforma elettorale. Un provvedimento che non si era mai visto alla Camera. Ma guai a parlare di autoritarismo; Matteo dice che è nelle regole della democrazia. E se lo dice Matteo non si può contestare (salvo andare incontro a guai seri), le sue parole sono legge: ipse dixit. Ma torniamo alle prove di guerriglia urbana messe in atto a Milano.

Ecco il titolo dell’ANSA :”Teppistelli figli di papà“, così se la cava il nostro fanfarone toscano.  Insomma, quattro ragazzi un po’ scalmanati, ma niente di preoccupante. E tanto per confermare che non è successo niente di grave, come viene ripreso nel titolo, il sindaco Pisapia invita i milanesi a rimboccarsi le maniche per ripulire la città e rimediare ai danni. Come dire che non è successo niente, ora diamo una ramazzata, sostituiamo qualche vetrina rotta, rottamiamo le auto bruciate e tutto torna come prima. Anche il ministro Alfano è soddisfatto: “La tattica di ordine pubblico adottata a Milano  ha infatti evitato il peggio.”.  Chiaro? Ringraziamo il cielo perché poteva andare molto peggio.

Lo afferma anche un autorevole editorialista del Corriere, Luigi Ferrarella, che senza nemmeno vergognarsi un po’, afferma “E’ andata bene” ed apre così il suo pezzo: “Com’è andata? Bene.” . E chiarisce anche il perché della sua soddisfazione: “… il risultato “nessun ferito” serio, e 11 contusi tra i poliziotti, é già una gran cosa.”. Chiaro, un ottimo risultato. Queste sono le “grandi firme” del giornalismo di casa nostra, quelli che creano l’opinione pubblica. Anche Napolitano, che insieme alla sua Clio non ha voluto rinunciare all’occasione della passerella all’Expo, ha minimizzato la devastazione: “Ieri è stata una giornata bellissima, una magnifica inaugurazione“. Anzi, ha criticato i media perché, a suo dire, hanno dato troppo spazio ai disordini e i vandalismi dei black bloc; “capovolgono la realtà“. Non bisognava parlarne per non rovinare la festa.

Avrebbero voluto che i media tacessero sui black bloc. Sì, niente resoconti, niente servizi televisivi, silenzio. Meglio dedicare spazio alla passerella di Renzi, Napolitano e consorte, Pisapia, Prodi (c’era anche lui) e tutta la coorte di compagni sinistri. Come se già non fossero tutti i giorni in prima pagina e su tutti i TG. Strano, quando al governo ci sono loro non sopportano le contestazioni, gli scioperi, i disordini. Guastano il clima da salvatori della patria. Se invece al governo c’è il centrodestra, allora via con i cortei, le proteste, il diritto alla manifestazione, la rabbia della gente, il popolo che scende in piazza. Già, anche la protesta è elastica, dipende da chi la fa e contro chi. E siccome questi black bloc o antagonisti, o No Expo, o centri sociali, o disubbidienti, o comunque li si voglia chiamare, sono quasi sempre di estrazione sinistra, allora si cerca di minimizzare. Ricorda molto la vecchia storiella dei terroristi delle brigate rosse che insanguinarono l’Italia negli anni di piombo, nati, cresciuti e allevati nelle sezioni del PCI a pane e Marx, lotta di classe e anticapitalismo, ma che per la sinistra erano solo “compagni che sbagliano“.

Pensate che se i disordini fossero stati causati da movimenti di destra, la reazione sarebbe stata la stessa? No, altra storia, allora ne avrebbero fatto una sorta di attentato, di insurrezione, di rivoluzione armata, di guerra, avrebbero chiesto le dimissioni di ministri, sindaci, prefetti, questori e dell’intero governo. Sarebbe successo il finimondo. Ma se i dimostranti sono di sinistra, allora la cosa non è molto grave; sono solo quattro teppistelli. Sono talmente disonesti e in malafede che arrivano perfino a travisare completamente i fatti. Ieri Andrea Camilleri, comunista e intellettuale di regime, appena avuto notizia dei disordini di Milano ha scritto su Twitter “Caro ragazzino di Casapound che oggi hai fatto il #blackblock Lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?”. Per Camilleri i vandali di Milano erano di Casa Pound. Effetti della senescenza, ma anche della malafede congenita.

Questa però supera anche la fantasia più sfrenata. E’ ancora un titolo dell’ANSA “Savina, il questore che ha fermato i black bloc“. Un elogio sperticato del questore, dell’azione della polizia, dell’attività di controllo preventivo, della strategia adottata: “La strategia della Questura è stata vincente“, scrive l’Ansa. E meno male che è stata vincente e che il questore “ha fermato i black bloc“. Figuriamoci se non li avesse fermati! Insomma, dobbiamo ringraziare il cielo che ce la siamo cavata con poco. Ma andate a dirlo a chi ha avuto l’auto bruciata, le vetrine rotte, i negozi devastati. E ditelo ai cittadini che devono pagare i danni. Maroni ha promesso un primo intervento di un milione e mezzo di euro per venire incontro a chi ha subito danni. Ma non sono soldi che calano dal cielo, sono sempre soldi dei cittadini, dei milanesi, degli italiani. I delinquenti distruggono e noi paghiamo i danni.

Ma i media tendono a sminuire gli effetti della guerriglia e vogliono far dimenticare l’accaduto, per non intaccare l’immagine positiva del governo Renzi, non guastare la festa dell’inaugurazione dell’EXPO e rovinare l’atmosfera idilliaca di un’Italia che esiste solo nei tweet mattutini del premier per caso. Così, minimizzano l’accaduto e, anzi, tutti si dicono soddisfatti di come sono andate le cose. E’ la dimostrazione che questa gente vive in un altro mondo, non in quello della gente normale, è un’altra dimensione, un universo parallelo in cui va tutto bene e centinaia di delinquenti che devastano il centro di Milano sono solo quattro teppistelli figli di papà, magari annoiati, che fanno un po’ di baldoria per distrarsi e divertirsi. Niente di grave. Ora i milanesi si armano di scope e stracci, ripuliscono tutto e Milano torna come nuova.

Si rifiutano di riconoscere la loro responsabilità: la completa incapacità dello Stato di difendere i cittadini e le città dalla violenza di delinquenti di professione, dall’internazionale della guerriglia e da bande di criminali stranieri che vengono a delinquere in Italia contando su leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti e punire le forze dell’ordine, e sulla benevolenza dei giudici. Attraverso i mezzi d’informazione, controllati e manipolati ad arte,  ci presentano una realtà virtuale che esiste solo nei palazzi del potere. Non vedono e non vogliono vedere la quotidianità scomoda. Preferiscono vivere di promesse, di slides, di cartoline di un Paese che non esiste, di autocompiacimento, di ologrammi che scambiano per realtà. Ecco perché nello  spettacolo musicale dedicato all’ inaugurazione dell’Expo, trasmesso in mondo visione da piazza del Duomo il 30 aprile, hanno voluto sul palco un interprete di questo nuovo modo di guardare il mondo, o meglio di “non guardare e non vedere”; hanno scelto il testimonial ideale, Andrea Boccelli, un tenore cieco  Geniali.

Questa doppia morale della sinistra mi fa venire in mente un vecchio post del 2007 in cui ricordavo che quando per decenni si allevano i giovani a pane e rivoluzione, ideologia e contestazione del potere, può succedere che quando poi quei maestri di violenza arrivano al potere la contestazione gli si ritorce contro e gli alunni prendono a sassate i professori.  Vedi “Cria cuervos“.

Crimini e bugie

Appena ieri ho riportato nel post “Sardegna Felix” un lungo elenco di reati commessi negli ultimi 45 giorni dello scorso anno. C’è voluta una buona dose di pazienza per farlo, ma così resta agli atti la documentazione di una situazione allarmante che è l’immagine del completo degrado sociale al quale siamo avviati. Ed è anche la dimostrazione che, forse, certe dichiarazioni rassicuranti da parte di questori e dirigenti che tendono a rassicurare i sardi e non creare allarmismi, sono poco credibili e per niente convincenti. Ed ecco, a distanza di appena un giorno, la conferma dei miei dubbi, ovvero la smentita delle bugie ufficiali sulla diminuzione della criminalità e  sicurezza dei cittadini.

Non lo dice un pericoloso sobillatore, lo dice la polizia di Stato: “Crimini sono in aumento, governo latitante“. La situazione è grave specie nelle grandi città. Ecco alcuni dati. A Milano le denunce per scippi sono cresciute del 16,7%, quelle per estorsione del 9,1%. A Bologna le rapine sono aumentate del 10%. Perfino a Trento. città in testa alla classifica della qualità della vita, i furti sono aumentati del 10%. Non va meglio nemmeno nei piccoli centri. A Cuneo le rapine sono aumentate del 42%. Ad Arezzo si registra una rapina ogni 4 giorni. Non è la prima volta che il sindacato di Polizia interviene denunciando l’inadeguatezza delle forze dell’ordine per combattere la criminalità in costante crescita. Mancano uomini, mezzi e fondi. Spesso manca anche la benzina per le auto e piccole riparazioni vengono fatte a spese dei poliziotti. Ad aggravare la situazione si aggiunge la prossima chiusura di 251 presidi della polizia, con la conseguenza che intere zone resteranno del tutto scoperte dalla sorveglianza. Ma manca soprattutto la volontà politica di intervenire in un settore fondamentale della vita sociale. Quando in una nazione non è garantita la sicurezza, tutto è in balia del più forte, del più furbo e dei criminali, e qualunque progetto per superare la crisi e rilanciare l’economia ed il  lavoro è destinato a fallire.  Nessuno si sente sicuro e rischia impegno, capitali e risorse umane in una specie di Far West dove regna la banda dei pistoleri. Ecco l’ennesima protesta della Polizia, del giugno scorso, riportata nel sito della Regione Sardegna: “La polizia protesta, basta tagli”.

Ora, ci si potrebbe chiedere come mai la sicurezza dei cittadini conta così poco, se invece che potenziare le strutture si vuole ridurre il numero di uomini e presidi. Mancanza di fondi? Ma come mai, allora i fondi ci sono per continuare a finanziare enti e strutture pubbliche notoriamente inutili e che costano miliardi di euro alle casse dello Stato? Come mai il CNEL, giusto per citarne uno, da tutti ritenuto inutile e mangiasoldi, nonostante l’assicurazione che sarebbe stato chiuso già l’anno scorso, è ancora in piedi? Come mai, nonostante le promesse di eliminazione, le province sono sempre lì al loro posto?  Ed il dimezzamento del numero di parlamentari e del loro stipendio che fine ha fatto?

L’elenco delle promesse non mantenute e degli sprechi di Stato sarebbe troppo lungo, ben oltre l’elenco dei reati riportati nel post precedente. Ed infine, come mai non abbiamo soldi per potenziare la Polizia e garantire la sicurezza dei cittadini, ma abbiamo miliardi di euro per perlustrare il Mediterraneo con una scellerata operazione “Mare nostrum” ed andare a prendere chiunque si avventuri in mare, per portarli in Italia, alloggiarli in hotel e garantirgli vitto, alloggio, biancheria, sigarette, ricariche telefoniche, prodotti per l’igiene personale e pure la paghetta mensile? Ed il tutto a beneficio di Cooperative ed associazioni che sull’accoglienza dei migranti incassano milioni di euro, come ha dimostrato lo scandalo di Mafia capitale e delle Coop di Buzzi? Strano paese l’Italia, dove ogni giorno c’è una statistica sulla crescente povertà degli italiani (l’ultima parlava di 17 milioni di italiani in condizioni di disagio), ma abbiamo soldi da scialacquare per accogliere tutti i disperati del terzo mondo.

Ecco la notizia riportata dall’agenzia Adnkronos, appena la settimana scorsa: “Quasi il 30% degli italiani a rischio povertà“. Secondo i dati Eurostat sulla situazione nell’area europea a fine 2013 (ma nel corso del 2014 è ancora peggiorata), sono 17,3 milioni gli italiani in condizioni di disagio economico e a rischio di esclusione sociale. Una situazione allarmante che può sfociare da un momento all’altro in una bancarotta generale dello Stato (vedi Grecia) e in violente sommosse popolari. Ma il nostro fanfarone di Palazzo Chigi vola felice sul suo “Aereo blu” di Stato per andare  a sciare a Courmayeur, ogni giorno fa una nuova promessa, sorride, salta da uno studio televisivo all’altro, annuncia grandi riforme, lancia tweet di prima mattina, fa finta di indignarsi per i vigili romani assenteisti, ha tempo di dedicare un tweet anche alla morte di Pino Daniele…tutto fa, meno che risolvere la crisi. Ancor meno occuparsi dell’invasione dei migranti. Lo avete mai sentito parlare del problema dell’immigrazione?  Non ne parla mai, non rientra fra le sue preoccupazioni. Lui vive in un mondo tutto suo, dove è circondato da belle ministre che gli sorridono e lo adulano e dove vede tutto rosa, un paese delle meraviglie dove lui, ex boy scout, fa  il lupetto capo branco, il maschio Alfa.

L’Italia è governata da incapaci, incompetenti, furbi e corrotti. E le nostre città sono in preda a criminali di ogni genere, la gente non esce più di casa, non si è più sicuri nemmeno in strada, a casa, di giorno ed in pieno centro.  E siccome non ci bastano i delinquenti di casa nostra ne accogliamo a migliaia anche dall’estero. E per rassicurare i cittadini, invece che potenziare la Polizia, riduciamo i fondi, gli organici e le strutture. Così i delinquenti possono agire in tutta tranquillità, godono e ringraziano il cielo di vivere in un’Italia così permissiva.  Ringraziano i cattocomunisti che confondono il Vangelo col Capitale e giustificano sempre la delinquenza col pretesto della povertà, del disagio sociale e gli influssi negativi dell’ambiente. Ringraziano sociologi, intellettuali ed opinionisti di regime sempre pronti a trovare giustificazioni nelle colpe della società borghese. Ringraziano i terzomondisti che sognano una società multietnica e multiculturale e, possibilmente, islamizzata e che fanno di tutto per incentivare l’invasione dei nuovi barbari. Ringraziano anche il Papa ed i buonisti militanti che predicano l’accoglienza di tutti i disperati della Terra, purché stiano lontano dalla propria casa e dal Vaticano. Ed infine ringraziano anche gli italiani coglioni che consentono tutto questo senza reagire.

Sardegna felix

Isola felice, baciata dal sole e dalla fortuna, dove non esiste criminalità. Anzi, se dovessimo dar credito alle statistiche ed ai comunicati ufficiali delle autorità preposte alla sicurezza, che da anni ci parlano di un continuo e costante calo dei reati, ormai la criminalità dovrebbe essere scomparsa del tutto. Ecco alcuni titoli recenti molto rassicuranti che non lasciano adito a dubbi.

1) 7 marzo 2014Criminalità, Sardegna isola felice, i sardi si sentono sicuri.”

2) 5 novembre 2014Vice dirigente squadra mobile Cagliari: Non c’è alcun allarme sociale, il trend delle rapine rispetto allo scorso anno è in calo.”

3) 11 novembre 2014Questore: nessun allarme criminalità a Cagliari“.

4) 22 dicembre 2014Carabinieri, a Cagliari i reati sono in calo“.

5) 23 dicembre 2014Polizia, questore Dispenza: reati in calo“.

Queste sono solo alcune delle dichiarazioni riportate recentemente dalla stampa. Ma se torniamo indietro nel tempo troviamo altre dichiarazioni simili ripetute negli anni scorsi. Una per tutte, risale al 6 ottobre 2011:Criminalità, reati in calo nell’isola“. Ma sarà davvero così come affermano questori e dirigenti? Ho qualche  dubbio. Tanto è vero che giusto un mese fa, nel post “Tutto va ben, madama la marchesa…” , riportavo un elenco non proprio rassicurante di reati compiuti nell’isola nell’arco di appena 15 giorni.  Le dichiarazioni ufficiali e le statistiche vanno prese sempre con beneficio d’inventario. I numeri spesso vengono presentati in maniera distorta, ad uso e consumo delle tesi che si vogliono dimostrare, per non creare allarmismi o per convincere la gente che la situazione è sotto controllo.

Vediamo allora, riprendendo le ultime notizie di cronaca, se davvero la Sardegna è quell’isola felice che vogliono mostrarci e se i sardi si sentono sicuri  e possono dormire sonni tranquilli. Teniamo ben presente, però, che molto spesso, specie per piccoli reati o per quelli compiuti in piccoli centri dell’interno della Sardegna, non viene nemmeno presentata denuncia (spesso del tutto inutile) e che non sempre questi atti di piccola criminalità finiscono in cronaca.  Ed inoltre le notizie riportate sono prese dal quotidiano L’Unione sarda che dedica ampio spazio alla cronaca del sud dell’isola, ma un po’ meno alle notizie riguardanti il nord dove il quotidiano più diffuso è La Nuova Sardegna.  Questo elenco, quindi, riporta solo una piccola parte, forse nemmeno 1/3,  dei reati effettivamente commessi nell’arco di soli 45 giorni.

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Colori misteriosi

La prima notizia curiosa del mattino è questa riportata nel box sotto.

Chi vuole approfondire la notizia clicca sul titolo,  legge l’articolo, guarda il video e magari scopre l’arcano. Ma se uno  non ha molto tempo a disposizione, si limita a dare uno sguardo veloce alla pagina, legge un po’ distratto  e si ferma al titolo, resta un forte dubbio. La cosa certa che si ricava dal titolo è che  a St. Louis la polizia ha ucciso un ragazzo di colore e che, per la delizia degli appassionati del genere,  c’è anche un video in cui si mostra la dinamica del fatto. Ma poiché non ci sono ulteriori precisazioni, si potrebbe pensare che a St. Louis i ragazzi abbiano l’abitudine di circolare dipinti di verde pisello, rosso pompeiano, ocra, blu di Prussia etc. Insomma, a St.Louis se ne vedono di tutti i colori. Ecco perché sorge il dubbio e viene spontaneo chiedersi “Ma di che colore è un ragazzo di colore?”. Boh, misteri cromatici!

Bollettino dei migranti

I migranti sono nostri, vivi o morti; Dio ce li ha dati, guai a chi li tocca. Anzi, per evitare che ce li freghino, che so, Malta, la Spagna o la Tunisia, non aspettiamo nemmeno che arrivino a Lampedusa; andiamo a prenderli direttamente appena partono, in acque libiche, come è successo pochi giorni fa e come succede spesso (“Immigrazione, indagini su presunto naufragio: 60 morti“): “Un nuovo naufragio, con un possibile bilancio di circa 60 morti, sarebbe avvenuto in acque libiche a una trentina di miglia dalla costa.” (ANSA).  Chiaro? In futuro, però, pensiamo di poter fare anche meglio. Andremo a prenderli addirittura prima che partano: direttamente dalla spiaggia.

La media degli arrivi è sempre intorno ai mille sbarchi quotidiani. Giorni fa al TG hanno riferito che nelle ultime 24 ore erano sbarcati in 2.500. Ma di questa notizietta sui siti in rete non c’era traccia, almeno nei principali quotidiani. Forse ormai è talmente normale che ogni giorno arrivino migliaia di migranti che non fa più notizia. A meno che non ci siano dei morti. Allora bisogna mettere la notizia bene in evidenza, specie se ci sono donne e bambini, per suscitare la pietà dei cittadini e predisporci mentalmente all’accoglienza di tutti i disperati del mondo.

Nello stesso TG in cui si annunciavano i 2.500 arrivi di “preziose risorse“, come li chiamano Boldrini, Kyenge, la Caritas, i buonisti italici e tutte le cooperative, onlus, associazioni varie che sull’accoglienza dei migranti ci campano, si dava anche un’altra curiosa notizietta: la polizia di Pistoia ha inviato delle lettere a Comune, provincia ed Enti vari, per comunicare che non potevano assicurare il servizio in quanto non avevano soldi per la benzina delle auto. (Vedi video TGManca carburante per le volanti“).  Anche di questa notizia non c’è traccia su agenzie stampa e quotidiani in rete. Meglio non ricordare che gli italiani sono alla fame, che ci sono dieci milioni di poveri, che la polizia non può garantire il servizio perché non ha i soldi per la benzina. Altrimenti la gente potrebbe chiedersi come mai la polizia è senza benzina,  ma abbiamo soldi da spendere e spandere per finanziare quella specie di servizio “Taxi di mare” al servizio  dei migranti che è l’operazione Mare nostrum, che ci costa solo di spese vive 300.000 euro al giorno; alle quali vanno aggiunte poi, è bene ricordarlo, le spese di accoglienza, vitto, alloggio, assistenza sanitaria, annessi e connessi.

Ecco, a lato, una rassicurante notizia di circa 20 giorni fa; 5.000 immigrati sbarcati nell’arco di due giorni. E non siamo certo alla fine, anzi, vista la buona stagione, il numero degli sbarchi è destinato a crescere.  Una situazione insostenibile, sia sotto l’aspetto economico che su quello sociale, in quanto l’accoglienza incontrollata di decine di migliaia di persone senza arte né parte, che si aggiungono ad altre centinaia di migliaia di immigrati arrivati negli anni scorsi, ai quali non siamo in condizioni di assicurare una sistemazione decente, né lavoro, né casa, né assistenza, a lungo andare generano pericolosi conflitti sociali, rischi per la sicurezza e incrementano la criminalità, con tutte le conseguenze del caso e possono sfociare in gravi tumulti, proteste o rivolte. Per non citare il pericolo di rischi di carattere sanitario (vedi l’esplosione dell’epidemia di Ebola in Africa, che ha già causato centinaia di morti e che si fa fatica ad isolare e tenere sotto controllo) che sono quasi una naturale conseguenza dell’arrivo di migliaia di persone, senza alcun controllo preventivo sulle loro condizioni sanitarie. (Vedi “Ebola, epidemia fuori controllo“)

Ma i buonisti ipocriti di casa nostra dicono che non c’è pericolo. Anzi, sollecitano maggiori interventi e fondi per garantire una migliore accoglienza a tutti i disperati del mondo. Lo ripete spesso anche il Papa; “gli immigrati non sono un’emergenza“, dice. Certo, infatti in Vaticano  non si vedono immigrati e Piazza San Pietro non è invasa, come il resto d’Italia, da ambulanti marocchini o senegalesi che vendono cianfrusaglie. Non se ne vedono proprio in circolazione. Ecco perché per il Papa non sono un problema. Anzi, lamenta poca attenzione verso i migranti e, tanto per non smentirsi, ci accusa di xenofobia e razzismo (normale, questa è la classica litania dei buonisti). Evidentemente quello che già facciamo, a spese nostre, non è abbastanza. Dovremmo fare di più, dice il Papa, e garantire più diritti; a costo di farci aumentare le tasse e toglierci il pane di bocca. Quelli che ce l’hanno, visto che milioni di italiani fanno fatica anche a comprarsi il pane. Ma il Papa dice che facciamo poco. E se lo dice il Papa…( Vedi “Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’“)

Lo dice anche Laura Boldrini che, forte del prestigio e delle opportunità comunicative della carica ricoperta,  non perde occasione per cantare le litanie quotidiane del buonismo internazionale e terzomondista. Dice che l’immigrazione non è un problema, anzi, come ha ripetuto spesso in passato, è una risorsa:  (Boldrini nega anche l’evidenza: Nessuna invasione“). Non è strano che Il Papa e la sinistra militante, in prima fila i “comunisti” mangiapreti vendoliani ex Rifondaroli (quelli che hanno portato Boldrini in Parlamento) ed i Radicali (ricordate PannellaBonino in piazza dietro i cartelli “No Vat“?), abbiano la stessa posizione in merito agli immigrati? Come è possibile che il Papa ed i mangiapreti vadano a braccetto? Non sono quelli che, quando la Chiesa esprimeva condanna verso l’eutanasia (ricordate il caso Englaro?), scendevano in piazza rivendicando la laicità dello Stato e  condannando a gran voce qualsiasi tipo di interferenza del Vaticano? Certo che sono loro. Ma allora, perché adesso che il Papa si occupa dell’accoglienza dei migranti, che è una precisa competenza dello Stato italiano, non protestano e chiedono al Papa di non interferire?  Hanno la “laicità” col timer che funziona a tempo, secondo le circostanze? Sì, è l’ennesima dimostrazione pratica dell’ipocrisia connaturata della sinistra.

La Boldrini, dall’aria costantemente afflitta, specie quando parla di migranti, è difficilmente classificabile all’interno delle normali categorie umane. Appartiene a quella specie di umani che hanno il dono speciale di risultare antipatici subito, a prima vista. Quando li senti parlare poi saresti tentato di convertirti alla Jihad e immolarti per la guerra santa contro gli infedeli. Ma non c’è bisogno di insultarla o di dedicarle epiteti poco lusinghieri. Basta lasciarla parlare e si insulta da sola. E’ un insulto vivente alla razionalità, alla logica e perfino al semplice buon senso. E’ la dimostrazione pratica di come la deleteria ideologia sinistra possa obnubilare la mente umana.

Secondo lei, più di 60.000 immigrati arrivati in Italia, nei primi sei mesi dell’anno, non sono un’invasione. Forse sono un gruppetto di amici col gusto dell’avventura che scelgono di venire in Italia per un periodo di riposo e svago gratuito (offriamo noi). Anzi, sono pochi, dovremmo augurarci che ne arrivino molti di più.  In Africa, dice, ne accolgono 14.000.000. Sì, Boldrini, ma nell’intero continente africano; capisce la differenza? Quindi, secondo lei, anche noi dovremmo accoglierne molti di più. Anzi, più ne arrivano, meglio è, perché sono “preziose risorse” e, soprattutto dovremmo prendere esempio da come trattano gli africani in casa loro,  dovremmo “imparare dall’Africa“.

Dice Boldrini: “L’Africa ne ospita circa 14 milioni. In uno Stato fragile con una popolazione di dodici milioni di persone,  come il Ciad, hanno trovato rifugio quasi mezzo milione di persone. E, dunque, è dall’Africa che dobbiamo imparare, è all’Africa che dobbiamo guardare quando parliamo di ospitalità, di generosità, di responsabilità.”. Ospitalità, generosità, responsabilità? Ma di che parla? Qualunque commento a queste parole sarebbe al limite dell’insulto. Quindi, per carità cristiana, sorvoliamo.

Di quale Africa parla Boldrini, di quale ospitalità e generosità? Dei genocidi che da decenni hanno provocato milioni di morti? Di questo massacro in Sudan proprio di due masi fa? (Pulizia etnica in Sud Sudan). Oppure bisogna ricordarle cosa è successo in Ruanda? La nostra Boldrini deve avere la memoria corta, oppure soffre di improvvise e momentanee   amnesie. Dimentica di dire che il Ciad ha un territorio che è almeno il doppio dell’Italia e che i rifugiati sono scappati a causa delle guerre tribali degli stati confinanti; quelli dove gli “africani buoni” (come li vede la Boldrini, affascinata dal mito del buon selvaggio di Rousseau), da decenni si scannano fra loro, sterminano villaggi e intere comunità, arrivano al genocidio, come in Ruanda o, di recente,  in Sudan, dove hanno provocato centinaia di migliaia di morti e circa 2 milioni di sfollati (mai sentito parlare dei “diavoli a cavallo” del Darfur?). Questo succede nell’Africa tanto amata dalla Boldrini, dove gli integralisti islamici stanno attuando la più spietata Jihad, dove si bruciano le chiese cristiane, possibilmente con i cristiani dentro o, come succede in Nigeria ad opera dei terroristi islamici di Boko Haram, si sequestrano 200 ragazze per obbligarle a convertirsi all’islam, per  rivenderle o renderle schiave.  E’ questa l’ospitalità e la generosità africana? E’ questa l’Africa dalla quale dovremmo imparare?. Boldrini, ma ci faccia il piacere…direbbe Totò.

A proposito di migranti, immigrati e buonisti vari, vedi una serie di post: “Preziose risorse“.

Sardi e cataclismi

I sardi sono impazienti. Sì, hanno tante buone virtù, ma la pazienza non è il loro forte. Prendiamo, per esempio, l’alluvione che a novembre scorso ha devastato Olbia e vari centri dell’isola, provocando distruzione e vittime. Arrivarono subito le alte autorità dello Stato a fare la passerella rilasciando dichiarazioni di circostanza con l’espressione contrita e la faccia da funerale d’obbligo in simili tristi occasioni. Il premier Enrico Letta atterrò, fece un giro in piazza e ripartì subito garantendo l’impegno dello Stato e finanziamenti per la ricostruzione. Finanziamenti mai arrivati. I sardi sono tosti e la parola data ed una stretta di mano sono un vincolo più forte di qualunque rogito o giuramento. La parola data si rispetta, costi quel che costi. Beh, diciamo che una volta era così! Ecco perché, dopo otto mesi dalle promesse di Letta, visto che non è stata mantenuta la parola, protestano sotto gli uffici della Regione, come riferisce il quotidiano locale L’Unione sarda: “Fondi per la regione mai arrivati“. Via, non siate così impazienti, date tempo al tempo.

Primo risultato della protesta; verranno messi a disposizione i fondi raccolti da C.R.I. Caritas ed altri Enti (12 milioni di euro). In pratica, i soldi donati dai cittadini attraverso le varie associazioni. Per il resto, i fondi promessi dallo Stato,  si vedrà, con calma. Ma non sono solo  i sardi danneggiati dall’alluvione a protestare. In Sardegna la protesta è ormai endemica, fa parte dell’identità degli isolani. Sai sardo? C’è sempre qualche buon motivo per protestare. Protestano i minatori del Sulcis, emblema di un territorio che è il più povero d’Italia, protestano i pastori sempre in lotta con  periodiche epidemie di peste suina o “Lingua blu” che  fanno strage di ovini e suini. Protestano i cassintegrati, orfani delle cattedrali nel deserto, protestano gli agricoltori illusi  dai contributi facili ed ora sempre più ostaggio delle banche, protestano coloro che hanno perso il lavoro a causa della chiusura delle aziende falcidiate dalla crisi economica.

Nei giorni scorsi hanno protestato perfino i poliziotti contro i tagli previsti dal governo che rendono sempre più difficile assicurare il servizio: “La polizia protesta: basta tagli“. Devono anticipare le spese di viaggio e soggiorno per le trasferte di servizio e, spesso, devono provvedere personalmente alle pulizie di caserme e stazioni.  Mancano le auto di servizio e perfino la benzina. Mancano anche i mezzi idonei per interventi speciali in caso di calamità naturali e, giusto per migliorare il servizio, si prevede la chiusura di una ventina di presidi sul territorio regionale. Le spese per le piccole manutenzioni ai mezzi ormai obsoleti in dotazione, spesso sono a carico degli agenti. Insomma, ogni giorno c’è qualche protesta in corso.  Ma se cominciano a protestare anche i poliziotti che sono quelli che devono assicurare l’ordine pubblico, anche durante le manifestazioni di protesta, vuol dire che siamo proprio al limite.

I sardi sono protestanti per natura, per destino. Poi, però, quando arriva il Papa in visita ufficiale, riscoprono la famosa ospitalità sarda, dimenticano i problemi, la crisi, le miniere, la peste suina, i debiti, riempiono piazze e strade, si accalcano festanti lungo il tragitto papale, vestono i ricchi e variopinti costumi tradizionali, si agghindano con monili d’oro e d’argento, ballano in piazza Su ballu tundu e, per rispetto all’ospite, smettono di essere protestanti e diventano tutti cattolici, apostolici, romani. Poi il Papa riparte, i sardi si rendono conto che non è cambiato niente, si ricordano dei problemi e ricominciano a protestare.

Ora, però, cari sardi, devo fare un piccolo appunto. Forse avete anche ragione di protestare, però dovete anche tener conto della situazione generale. Capisco che sono passati quasi otto mesi dall’alluvione e che i tanto sbandierati fondi per la ricostruzione sono ancora al di là del Tirreno e forse  ci resteranno ancora per molto tempo. Però ricordatevi che c’è la crisi, la spending rewiew, la necessità di risparmiare sulla spesa pubblica. Sì, è vero che le spese non solo non diminuiscono, ma anzi aumentano. E’ vero che quasi tutte le Regioni sono sotto inchiesta per l’uso personale ed ingiustificato di una montagna di denaro pubblico. E’ vero che tutti rubano, che il denaro pubblico viene vergognosamente sperperato, che, nonostante le promesse di ridurre deputati e senatori, e loro stipendi, il numero dei parlamentari è sempre lo stesso ed i loro stipendi anche. E’ vero che, nonostante aumentino le tasse per ridurre il debito pubblico, stranamente, questo debito continua ad aumentare. E’ vero che proprio in Sardegna si continuano a pagare lauti vitalizi (mediamente 4.000 euro al mese) a 371 ex consiglieri regionali e che c’è chi, come Claudia Lombardo, ex presidente del Consiglio regionale. a 41 anni, va in pensione con oltre 5.000 euro al mese, alla faccia  di quelli che andranno in pensione a 70 anni ( se ci arriveranno). Vedi “Parassiti e culi“.

Potremmo continuare questo lungo elenco di vergognose sconcezze italiche, di assurdi privilegi e ruberie di regime, ma sarebbe troppo lungo e potrebbe rovinarci il fegato. Ma  basta dare uno sguardo alle notizie di cronaca per rendersi conto che i problemi sono tanti, le spese aumentano e le risorse disponibili sono sempre meno.

Per esempio, solo nell’ultimo fine settimana, nel giro di due giorni sono stati “salvati” dai mezzi della marina, 5.000 migranti. E’ l’operazione “Mare nostrum“, voluta dal premier  Letta dopo la tragedia di Lampedusa con centinaia di morti. Anche allora fu una mesta passerella di ministri e personalità dello Stato che, sempre con la faccia di circostanza, si mostrarono addolorati e promisero interventi importanti per scongiurare il ripetersi di tragedie simili. Andò anche il Papa, il quale lanciò in mare una corona di fiori (non serve a niente, ma fa scena) e gridò “Vergogna…”. Tutti si guardarono a vicenda e non sapendo esattamente a chi si riferisse il Papa e chi si dovesse vergognare, fecero orecchie da mercante e tornarono alle solite occupazioni politiche istituzionali (quelle di cui dovrebbero davvero vergognarsi).

Ma la prima trovata mediatica più che politica, giusto per trovare un colpevole,  fu scaricare la responsabilità sull’Europa, accusata di non intervenire e di non finanziare adeguatamente le operazioni di soccorso. Nessuno si azzardò a dire che l’unica cosa seria da fare era quella di cercare di fermare o scoraggiare questo traffico di disperati. No, non gli passa nemmeno per la testa. Dissero, invece, che bisognava intervenire in modo da assicurare una migliore accoglienza e rendere più sicuri i viaggi di barche incollate con lo sputo  e gommoni bucati. E si inventarono l’operazione “Mare nostrum“, che coinvolge mezzi navali ed aerei della Marina e della Guardia costiera. Il loro compito è quello di perlustrare il Mediterraneo ed intervenire in soccorso dei natanti avvistati. Un perfetto servizio “Taxi” per migranti. Appena partono dalla Libia, vengono avvistati, o viene segnalata via cellulare la posizione e la situazione di pericolo, ed i nostri mezzi arrivano fin sotto la costa africana, in acque libiche, per soccorrerli e portarli in Italia. Un servizio che, anziché scoraggiare gli arrivi, li incoraggia, visto che garantiamo questo servizio di intervento rapido alla prima segnalazione di pericolo.

Bene, questa operazione umanitaria ci costa la bellezza di 300.000 euro al giorno, solo di spese vive per tenere in mare uomini e mezzi. Ma è solo l’inizio, perché, una volta sbarcati, vengono accolti nei porti di arrivo o smistati in centri di prima accoglienza sparsi nelle varie Regioni, o sistemati in hotel o centri gestiti da associazioni e cooperative (ben felici di assicurarsi la ben remunerata  assistenza degli ospiti). Insomma, un vero e proprio mercato dei migranti sul quale molti ci campano. Secondo quanto riferito dalla stampa ogni migrante ci costa circa 40 euro al giorno, perché bisogna garantirgli vitto e  alloggio, pulizia, abbigliamento, assistenza sanitaria e piccole spesucce personali. Ovvero, più di quanto prende al mese un lavoratore normale o la maggior parte dei pensionati italiani.

E non basta ancora, perché poi bisogna pensare anche a garantire l’integrazione, il lavoro, la casa, la scuola e tutti quei diritti che nemmeno gli italiani sanno di godere. Ma ancora non basta per i nostri buonisti militanti. La presidentessa della camera Boldrini non è soddisfatta del trattamento riservato agli immigrati. Vorrebbe alloggiarli tutti all’Hilton 5 stelle lusso e mandare i turisti a dormire nei centri di accoglienza o nei dormitori pubblici; tanto per incrementare il turismo (“Boldrini, turismo di lusso, ma coi migranti…”). Poi si meraviglia che gli italiani non la sopportino e deve ritirarsi in campagna con il suo staff  per riflettere e studiare i trucchi per cercare di migliorare la sua immagine pubblica: “La Boldrini si affida a Gad Lerner per rifarsi il look“. La soluzione migliore per guadagnarsi la stima e l’eterna riconoscenza degli italiani è solo una: ritirarsi a vita privata, scompartire dalla circolazione e non mostrarsi più in pubblico.

Un giovane italiano è fortunato se riesce a lavorare in un call center e prendere 800 euro al mese. Un africano, senza arte, né parte, che sbarca in Italia senza essere invitato e viene sistemato in   hotel a grattarsi le pa…palpebre dalla mattina alla sera, ci costa 1.200 euro al mese. Ecco alcune notiziette edificanti: 1) Chioggia; immigrati in hotel, italiani in auto. 2) Pavia; proteste contro immigrati in hotel. 3) Napoli; immigrati, 17 mesi in albergo, 50 milioni di euro. 4) Imola; immigrati in hotel protestano per cibo, poco e inadeguato. 5) Sassari; immigrati in hotel sul mare, a Castelsardo, sardi  per strada. 6) Frosinone: Immigrati ospitati in albergo protestano, vogliono la “paghetta” di 6 euro al giorno. 7) Toscana; immigrati ospitati per 8 mesi in albergo a spese della collettività.  Basta e avanza, ma si potrebbe continuare ancora per molto, purtroppo.  Vi sembra normale? Vi sembra giusto? Se vi sembra normale continuate a sostenere i buonisti ipocriti, il Papa, Laura Boldrini, Cécile Kyenge e la sinistra terzomondista e multietnica. E naturalmente, continuate a pagare le tasse per sostenere queste spese. Altrimenti riflettete, prima che sia troppo tardi.

Per fare un piccolo esempio, andando a vedere le graduatorie dell’assegnazione degli alloggi popolari a Milano, si scopre che più della metà degli assegnatari sono stranieri( Case popolari; una su due va agli stranieri). Ma, per restare in Sardegna, ecco un recente progetto approvato dalla Regione Sardegna: “Beni benius; progetti formativi destinati agli immigrati in Sardegna“. Il progetto è finanziato con 372.562,08 euro. Da notare il capolavoro contabile di quegli “08” centesimi, che non si sa a chi andranno e cosa ci compreranno. E non è la sola iniziativa a favore degli stranieri. Ormai l’impegno principale degli amministratori pubblici sembra essere quello di inventarsi nuovi modi di favorire e finanziare chiunque arrivi in Italia, africani, cinesi, zingari. Ecco un’altra recente bella pensata del  Comune di Cagliari: “Stanziati 20.000 euro per libri e lezioni per i Rom”. I poveri di Stampace, San Michele, Marina, e Sant’Elia?  Possono aspettare, dobbiamo istruire gli zingari.

Cari sardi, ecco perché non ci sono soldi per gli alluvionati; servono per finanziare progetti per gli immigrati. E questa è solo una delle tante iniziative destinate agli stranieri. Facciamo di tutto per attirarli; pattugliamo il Mediterraneo giorno e notte, pronti a soccorrere tutte le barchette sgangherate, appena lasciano la costa libica, abbiamo abolito il reato di immigrazione clandestina, li sistemiamo in centri di accoglienza e, quando non bastano i centri, ormai al collasso, vanno in hotel e residence, stiamo tentando da anni di concedere a tutti la cittadinanza per i nuovi arrivati e lo ius soli per i nati in Italia. Abbiamo istituito enti specifici che si occupano dei migranti, Ci sono centinaia di associazioni che si occupano dell’accoglienza e dell’assistenza. Stiamo facendo dell’Italia il Paese di Bengodi per tutti i disperati del mondo.

E poi, quando ci rendiamo conto che i costi sono eccessivi ed insopportabili, scarichiamo la responsabilità sull’Europa che, giustamente ci manda a quel paese e ci ricorda che la responsabilità è solo nostra. Ecco cosa scrivevo, a proposito di questo scaricabarile, a ottobre scorso: “Ma il Consiglio d’Europa, giusto due giorni fa ha bocciato l’Italia, ritenendo che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati” non solo le misure adottate per regolare i flussi migratori sono “sbagliate e controproducenti“, ma addirittura incoraggiano e favoriscono gli arrivi, così che “l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione” (!). Chiaro o bisogna farvi il disegnino?”. Vedi: “Ipocrisia di Stato”.

Cari sardi, ecco perché si dimenticano delle nostre alluvioni e delle calamità naturali. Sono “in tutt’altre faccende affaccendati...”. Stanno pensando a sistemare gli immigrati. Solo da gennaio ne sono già arrivati 60.000, che si aggiungono ai 43.000 arrivati lo scorso anno, a quelli arrivati negli anni precedenti, ed a quelli che, visto che li trattiamo bene, arriveranno in futuro sempre più numerosi. E’ una migrazione biblica, una vera invasione di massa, che ci costa oneri insostenibili e toglie risorse, uomini e mezzi da dedicare a risolvere i gravissimi problemi degli italiani. E non possiamo rifiutarci perché tutti i buonisti di casa nostra si appellano alla Costituzione, all’ONU, ai diritti umani, al dovere di accogliere i rifugiati di ogni genere e provenienza e garantire il diritto d’asilo. Abbiamo fatto noi queste leggi e sottoscritto gli accordi internazionali. Ora ne paghiamo le conseguenze.

Le calamità naturali bene o male si superano, con pazienza, lavoro e tenacia, si ricostruisce, si riparano i danni, si ricomincia a vivere. Ma la calamità più grave che affligge l’Italia da decenni è una classe politica inetta, incapace, corrotta, che persegue cinicamente solo il proprio interesse o quello del proprio “branco” di lupi. E contro questa calamità non c’è argine, non c’è soluzione o rimedio. E’ peggio delle piaghe bibliche; quelle passavano, questa non passa mai, si rinnova continuamente ed è sempre peggio della precedente. Cari sardi, non siate impazienti, dunque, sopportate con rassegnazione anche questa calamità, e prima o poi, quando avranno finito di occuparsi degli immigrati, forse dedicheranno un po’ di attenzione anche a voi. Ma prima dobbiamo pensare agli immigrati, agli asiatici, agli africani, ai disperati di mezzo mondo. Poi, se avanza tempo e denaro, penseremo anche agli italiani ed ai sardi. E ricordate che alle alluvioni si sopravvive, alla politica no.

– Vedi “Il tariffario dei trafficanti di uomini“.

Bravi ragazzi.

Dopo il sacco di Roma messo in atto dai soliti barbari, un sospetto aleggiava fra le righe della stampa. Riguardava un misterioro “uomo con la pala“, ripreso in diversi momenti degli scontri fra dimostranti e polizia. Si lasciava intendere, specie dai soliti “pacifisti” di sinistra, che fosse addirittura un infiltrato della polizia fra i manifestanti. Cosa non si inventano con la loro fervida fantasia, pur di difendere i nuovi vandali e lanciare sospetti sulle forze dell’ordine.

Oggi si scopre, però, che si tratta di un liceale romano di 16 anni, già noto alla polizia per rissa e resistenza a pubblico ufficiale. Da una Flash news sul Corriere, apprendiamo che per gli amici ed i colleghi del liceo si tratta di “un bravo ragazzo“. Meno male, figuriamoci se fosse un bad boy! Scopriamo anche che è figlio di ex brigatista romano deli anni ’70. Insomma, una tradizione di famiglia. Poi dicono che i ragazzi di oggi non hanno valori e non rispettano le tradizioni. Ecco un esempio di un “bravo ragazzo” che si impegna al massimo per preservare e perpetuare le buone e sane tradizioni familiari.

Secondo le prime stime, questi “bravi ragazzi” hanno causato danni per circa 20 milioni di euro. I 26 fermati dalla polizia e processati per direttissima sono stati…condannati a pagare i danni? Ma no, sono già tutti liberi, a casa. Così possono prepararsi alla prossima “ragazzata“. I nostri giudici sono sempre molto comprensivi con queste innocue manifestazioni di esuberanza giovanile. Giusto, in fondo mica sono delinquenti, sono solo “bravi ragazzi“. No?

Roma 14 dicembre 2010

Walkiria e manganelli.

Va in scena la Prima della Scala con la Walkiria di Wagner diretta da Baremboim. Evento musicale, culturale, mondano, l’evento clou per Milano e per tutti gli appassionati di lirica, trasmesso in diretta in mezzo mondo. Finalmente anche la RAI si ricorda di essere un servizio pubblico ed inaugura il suo nuovo canale “RAI 5”, sul digitale terrestre, trasmettendo in diretta l’intera serata. Ovvio che anche la stampa se ne occupi. E’ suo dovere informare il pubblico. Anche perché non tutti conoscono la Walkiria, Wagner e Baremboim. Quindi è l’occasione per fornire notizie utili sull’opera, il compositore, il direttore d’orchestra e, se proprio vogliamo esagerare, anzche qualche notizia curiosa sulla mondanità dell’evento. Questo è il compito dell’informazione. Allora, incuriositi, andiamo a vedere come la stampa on line riporta la notizia. Ecco i titoli d’apertura di alcuni fra i maggiori quotidiani nazionali…

Corriere della sera

Scala corriere 

 

Repubblica

Scala Repubblica 

 

La Stampa

Scala Stampa

L’Unità

Scala Unità

Si resta perplessi a leggere questi titoli; lacrimogeni, feriti, manganelli. Tutto sembra meno che parlino di un evento musicale. Potrebbe essere il resoconto di un qualunque sciopero o corteo No global, uno dei tanti. Eppure non abbiamo sbagliato sito o quotidiano. Allora ci ricordiamo che oggi la stampa è come le medicine; leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso. In questo caso significa ricordarsi che la stampa fornisce le notizie secondo un particolare criterio che non necessariamente è quello più logico o quello che ti aspetti. Così, se parlano della Prima della Scala, non devi aspettarti che parlino necessariamente dell’opera. Parlano dei contestatori. Ci frega assai della Walkiria, di Wagner, di Baremboim, ciò che conta sono quei quattro cialtroni protestanti di professione che contestano davanti al teatro. Questa è la notizia da prima pagina. Al diavolo la cultura. 

Questa è quella che chiamano informazione, diritto di cronaca e libertà di stampa.  E’ lo stesso sistema che usano quando trattano di politica. Non parlano dei fatti concreti, degli atti di Governo, parlano del contorno, delle chiacchiere di corridoio, di battute raccolte al volo, di pettegolezzi. Ecco perché invece che parlare del’opera di apertura della Scala, parlano dei protestanti fuori dal teatro. Così si evita di fare vera informazione. E’ la stampa, bellezza!

A proposito, vorrei dare un consiglio agli “studenti” manganellati dalla polizia. C’è un sistema molto semplice per evitare manganellate: stare lontani dai manganelli. Per esempio, invece che uscire al freddo ed al gelo, restare a casa a studiare. Nessuno verrà a manganellarvi nella vostra calda cameretta addobbata con bandiere rosse, caschi e passamontagna d’ordinanza (fanno parte della divisa da studente) e ritratti di Marx e Che Guevara. Così voi state tranquilli e L’Unità non dovrà fare quei titoli allarmistici da guerra civile.