Maison Italia

Un ministro, Josefa Idem, e la presidente della Camera, Laura Boldrini, il 14 giugno andranno a Palermo per partecipare a quella carnevalata fuori stagione che chiamano  Gay pride. Una presenza ufficiale da parte di un componente del Governo e della terza carica dello Stato. Anche il Gay pride sarà così istituzionalizzato. Dice la Idem: “Serve un forte impegno a livello nazionale e europeo per contrastare ogni tipo di discriminazione, per garantire parità di trattamento e dignità delle persone lgbt”. Questo è urgente; tutelare i “Lgbt“, i creativi del sesso, i “diversamente sessuali“.

Ecco perché due autorevolissimi esponenti istituzionali vanno a sfilare al gay pride palermitano. Manca solo che ci vada anche il presidente del senato, Piero Grasso e, perché no, anche Napolitano. Ovviamente, per essere in perfetta sintonia con i partecipanti, indosserebbero completini sexy, svolazzanti vestagliette rosa trasparenti, coroncine di fiori e piume di struzzo e salirebbero sui carri carnevaleschi per esibirsi in languide e sensuali danze orientali. Del resto non c’è da stupirsi. In Parlamento abbiamo già visto una porno star, Cicciolina, ed un trans, Luxuria. Due governatori di Puglia e Sicilia, come Vendola e Crocetta, sono dichiaratamente gay ed un altro esponente delle Istituzioni come l’ex governatore del Lazio Marrazzo andava matto per le trans brasiliane.

Ormai con questo governo “contro natura“, le priorità nazionali sono diventate queste; tutela degli immigrati, cittadinanza agli stranieri, legge sull’omofobia, unioni di fatto, Rom e centri sociali. Per l’ideologia, la politica ed il culturame della sinistra queste sono le “priorità“. Poco importa se gli italiani si suicidano per la crisi. L’importante è tutelare i gay, trans, lesbo, bisex e sessualmente confusi. Non passa giorno che i media non diano ampio spazio e visibilità a tutto ciò che riguarda il mondo Lgbt (così lo chiama la Idem). E’ l’argomento più importante della cronaca, della politica, del gossip, dello spettacolo, della cultura. E’ una campagna assidua, portata avanti scientificamente dalla lobby gay a livello mondiale, che va avanti da anni promuovendo tutto ciò che sessualmente è strano, fuori dalla norma, provocatorio, ambiguo. E lo fanno passare per “normale“. Ecco, per esempio, cosa c’è in programma a Padova: “Sesso gay sul balcone“.

Ma dove vogliono arrivare? Stanno minando la società nelle sue radici, stravolgendo la famiglia, gli affetti, i rapporti umani, la natura stessa. Vogliono distruggere tutte le regole della convivenza. Perseguono la completa destabilizzazione sociale, al solo scopo di far diventare “normali” i ghiribizzi sessuali dei “diversamente normali“. Molti anni fa la senatrice Merlin fu la promotrice di una legge, che infatti porta il suo nome, per chiudere le “case chiuse” che erano già “chiuse“, ma così le chiusero meglio. Le chiusero così bene che poi, invece che piccole case chiuse sparse sulla penisola, ne aprirono una sola, ma grande, dalle Alpi alla Sicilia.

Oggi l’Italia è diventato un grande casino a cielo aperto, a disposizione di prostitute dell’est, nigeriane, trans brasiliane, trans nostrane, e papponi albanesi, rumeni e di varia provenienza. Ma oggi anche il sesso, specie quello dai gusti particolari, viene rivalutato, reinterpretato, rivisto; una specie di revisionismo sessuale.  Così i luoghi di piacere non si chiamano più bordelli o casini. Si chiamano “centri massaggi”, club privé, incontri al buio, scambio di coppie.  Perfino le “signorine“, modernizzate, tecnologicamente avanzate e globalizzate, oggi si chiamano “Escort“. Sempre prostitute sono, ma di alto livello. E costano di più.

Così anche il gran casino italico deve essere aggiornato, ingentilito, glamour, culturalmente nobilitato, acquisisce un’atmosfera di eleganza e raffinatezza. Così, invece che casino o bordello, lo chiameremo, alla francese, “Maison close“. O, brevemente, “Maison“, o “Salon” (Trailer di Salon Kitty, di Tinto Brass),  come usava chiamarle Toulouse Lautrec, quasi per nascondere dietro una parola apparentemente innocua, la vera attività della “casa“.  Ma lui era un affezionato frequentatore di quell’ambiente, tanto che finì per viverci in una Maison, utilizzarla come studio e lasciarci molte testimonianze di ambienti e personaggi di quelle case (Lautrec ritratto davanti ad una delle opere più celebri, in compagnia di una ragazza “ospite” della Maison).  Ma sì, siamo buoni e questo gran casino a cielo aperto che è diventato  il Bel Paese,  chiamiamolo “Maison Italia“. Suona meglio, ma sempre un casino è.

Quasi quasi sarebbe meglio tornare alle nostre care, vecchie, dimenticate case chiuse di una volta. Ecco una scena da “Film d’amore e d’anarchia” del 1973, diretto magistralmente dalla grande Lina Wertmuller, ambientato proprio in una casa di tolleranza, che rievoca molto bene l’atmosfera di quelle case. La canzone in sottofondo, un grande successo degli anni ’30,  è “La petit tonkinoise“, cantata da Joséphine Baker .

 

Gli ultimi saranno i primi

A Natale e Pasqua, è risaputo, siamo tutti più buoni. Una colata di bontà che sommerge borghi, città e campagne, come un enorme blob di melassa e panna montata. Ultimamente poi la bontà sembra essere diventato un dovere sociale. E tutti sembrano fare a gara nel sembrare più buoni degli altri. Appena insediati, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, hanno dichiarato subito di ridursi lo stipendio del 30%. Poi Grasso, non soddisfatto, ha rilanciato ed ha detto che lo ridurrà del 50%.  Anche Malagò, presidente del CONI, per non essere da meno, ha detto che non solo si riduce lo stipendio, ma ci rinuncia proprio e lo devolve interamente in beneficenza. Chi offre di più?

Il Papa va a lavare i piedi ai ragazzi di un carcere minorile. Laura Boldrini, presidente della Camera, va a fare il pranzo di Pasqua alla mensa dei poveri di Ancona.  Enzo Jannacci, scomparso pochi giorni fa, viene ricordato sui media come “cantore degli ultimi“. Anche Franco Califano, pure scomparso due giorni fa, viene salutato come il cantore di borgata, ovvero della povera gente. E’ un tripudio di buoni sentimenti, una rincorsa a chi è più vicino ai poveri, agli ultimi. Una autentica epidemia di bontà.

Migliaia di associazioni raccolgono fondi per l’assistenza ai poveri. Una montagna di soldi che dovrebbe servire a migliorare le condizioni dei poveri ed un esercito di persone di buona volontà che dedicano tempo e fatica per aiutare i bisognosi.  Con tanto dispiego di energie e finanziamenti ci si aspetterebbe che  la povertà sia scomparsa. Ma allora perché i poveri sono sempre poveri ed i ricchi sono sempre ricchi? C’è qualcosa che non quadra in questa storia.

Ma l’importante è far finta di essere dalla parte dei poveri. O almeno mostrarsi buoni e caritatevoli in pubblico. Poi, in privato, è tutta un’altra storia. Ma anche i poveri non dovrebbero sentirsi troppo emarginati e derelitti. “Gli ultimi saranno i primi“, disse il Signore. Quindi coraggio, bisogna anzi essere felici di essere gli ultimi. Se siete a metà classifica non succede niente, lì siete e lì restate, non c’è speranza di miglioramento. Se, invece, siete ultimi,  ecco che succede il miracolo; di colpo vi trovate ad essere primi.

Ora, però, sorge un problema. Se gli ultimi diventano i primi è ovvio che i primi scalano di posizione. Anzi, a rigore, per scambio di posizione, i primi dovrebbero finire ultimi. A quel punto, però, grazie al principio per cui “Gli ultimi saranno i primi“, gli ultimi  diventeranno di nuovo primi. E quelli che erano appena diventati primi tornano ad essere ultimi. E l’alternanza continua all’infinito. Non hai nemmeno il tempo di rilassarti, riposarti, abituarti ad essere primo  e goderti un po’ il primato, che finisci subito  in coda alla classifica. Ma appena ti trovi ultimo ecco che, di colpo,  ridiventi primo. Su e giù, su e giù, senza tregua. Direi che è una vita molto movimentata, incerta e piuttosto stressante.

Non sforzatevi, quindi, di cercare di essere primi, non vale la pena. Molto meglio essere in una posizione intermedia, in mezzo alla graduatoria, e stare lì, buoni buoni, non si sale e non si scende. Ma almeno si vive tranquilli senza continui saliscendi da ottovolante che, alla fine, ti fanno anche venire il mal di mare. E poi, in fondo, bisogna ricordare sempre la saggia riflessione di Massimo Catalano: “Meglio essere ricchi e sani, che poveri e malati”.