Democrazia e pentole

C’è qualcosa di contorto e di aberrante nell’espressione della volontà popolare, e della creazione del consenso, in democrazia. Una volta si pensava che i cittadini scegliessero il partito in base all’ideologia ed  ai programmi. Oggi, in una società dominata, plasmata e plagiata dai media e dalla forza delle immagini, forse conta più la rappresentazione della realtà della realtà stessa, più il simbolo che ciò che rappresenta, più l’immagine pubblicitaria che il prodotto stesso, più lo slogan che il programma, più la forma che l’essenza, più il contenitore del contenuto. Più che il pensiero in sé conta il modo di esprimerlo, la retorica e la capacità dialettica. Più che la testa, e quello che c’è dentro, conta la faccia.  Il guaio è che certe facce sono inguardabili e, purtroppo, spesso sono lo specchio delle loro idee. Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Così, quando vedi e ascolti certi personaggi della politica, guardi le loro facce e ti viene spontaneo votare per un partito diverso dal loro.

Si ha l’impressione che  talvolta si voti non per approvazione del  messaggio, ma per negazione del messaggero. Guardi la faccia di politici di professione che stanno da una vita  in Parlamento, di certi residuati bellici  sopravvissuti alla prima Repubblica,  li ascolti parlare e, per reazione,  pensi di votare Grillo. Poi guardi le smorfie di Grillo, il suo volto arcigno, i suoi occhi sbarrati in un’espressione tra lo stupito e lo sguardo del comico che ha appena sparato la sua battuta e si aspetta l’applauso del pubblico, ascolti i suoi insulti e le sue minacce e ripieghi su forze moderate, rassicuranti e meno aggressive. Guardi, quindi,  la faccia di Giovanni Toti, di Santanché, di Alfano, di Monti, Casini, li senti parlare e ti cascano le braccia, ti deprimi e preferisci uno pimpante e sicuro di sé come Renzi. Infine guardi Renzi, ascolti il suo eloquio da piazzista “Venghino siori, venghino…”, e ti aspetti che, da un momento all’altro, ti proponga l’acquisto di un set di pentole con asciugacapelli in omaggio. Se si governasse con le parole, le slides, le promesse e gli slogan, il fanfarone toscano di Palazzo Chigi sarebbe il più grande statista della storia. E per reazione, deluso, scoraggiato e rassegnato al destino avverso ed all’inevitabile catastrofe, rinunci a votare. Così la democrazia perde la sua carica vitale e giace agonizzante nel suo letto di ideali traditi. E l’espressione della volontà popolare si tramuta in un voto che non viene espresso per adesione ad una ideologia, un programma, una visione del mondo, ma per istintiva reazione e volontà punitiva “contro” qualcuno.

Ciò che resta oscuro, contorto e subdolo, del meccanismo di creazione del consenso popolare in un sistema democratico è il rapporto esistente fra popolo e governanti. In fondo, il principio base che regola la propaganda politica e la creazione del consenso è lo stesso che regola le televendite televisive di pentole o materassi, che non sono altro che l’evoluzione mediatica di quello che nelle fiere paesane era il rapporto fra piazzisti e  campagnoli ingenui. Ciò che offrono i politici, spacciandolo per soluzione di tutti i problemi del Paese, non è molto diverso dallo specifico spacciato da Dulcamara come rimedio miracoloso per tutti i mali, dalla calvizie  al mal d’amore.  Ma l’imbonitore politico è molto più pericoloso, può creare danni enormi e portare conseguenze irreparabili. Le pentole almeno hanno una loro utilità pratica e, se proprio non ti servono, non le compri.  Lo specifico di Dulcamara non guariva niente, ma era innocuo, non faceva danni. I piazzisti politici, invece, hanno trovato il modo, in nome della democrazia e grazie ai perversi e subdoli meccanismi di creazione del consenso, ed al loro uso spregiudicato, di plagiare le menti ed obbligarvi a comprare prodotti non solo inutili, ma spesso dannosi, camuffati da alti ideali umanitari o da opinabili teorie economiche, convincendovi che ciò che essi offrono è esattamente ciò di cui avete bisogno e quanto di meglio si trova sulla piazza.  Ci ingannano, ci illudono, ci raggirano, lentamente ci avvelenano e li dobbiamo anche pagare a peso d’oro. Meglio i piazzisti e le pentole, fanno meno danni. Meglio l’innocuo specifico di Dulcamara che le slides di Renzi.

E che scazzi!

Credo che davanti alle tragedie umane, al dolore, alla morte, ci sia una sola risposta: il rispetto ed il silenzio. Ma oggi sembra che tutto sia diventato spettacolo. E così ai funerali si applaude, come fossero a Zelig. L’ultima tragedia, la morte di Sara Scazzi, è diventata una telenovela che riempie ogni giorno le prime pagine dei giornali, i TG, gli approfondimenti, i servizi speciali, gli scoop in diretta. Un esercizio mediatico in cui si cimentano giornalisti, inviati speciali, opinionisti, esperti, criminologi, psichiatri, avvocati di parte, testimoni, parenti, amici e conoscenti. E tutto finisce in prima pagina.

Non c’è scampo. I quotidiani fanno i titoloni di prima pagina con Scazzi, I TG  danno come notizia di apertura Scazzi. I programmi Tv pomeridiani parlano di Scazzi. Porta a porta fa puntate speciali su Scazzi. Matrix risponde parlando di Scazzi. Domenica su RAI1  Giletti comincia l’arena parlando di Scazzi. Su canale 5 la D’Urso parla di Scazzi. Scazzi su, scazzi giù, scazzi sopra e scazzi sotto. Ecchescazzi!

Diventerà una specie di Cogne bis. Vespa mostrerà orgogliosamente il plastico della casa e tutti gli ospiti giocheranno a fare gli investigatori, gli avvocati ed i giudici. Ad Avetrana, intanto è già scoppiata l’epidemia del turismo idiota delle comitive che vanno a vedere la casa degli orrori, fanno le foto, si soffermano davanti alla casa del mostro (o dei mostri, tutto da verificare) e poi torneranno a casa felici e contenti e racconteranno la loro splendida giornata trascorsa sul luogo del delitto. Forse anche quelli che organizzano gite a prezzi stracciati, per poi vendervi le pentoe, organizzeranno gite turistiche ad Avetrana; visita al garage, passeggiata per le vie del centro, pranzo al sacco e pentolino antiaderente in omaggio.

C’è tanto traffico che i carabinieri hanno dovuto, come abbiamo visto in TV, transennare la casa per evitare affollamenti di curiosi. Sembra di essere in piena fiera paesana. Turisti, curiosi e branchi (mi sembra il termine adatto) di inviati speciali di giornali e TV, tutti microfonati di serie, con relativa telecamera al seguito, che ficcano il microfono in bocca a chiunque passi per strada, compresi cani e gatti, per registrare una dichiarazione, un sospetto, una battuta, un’espressione di dolore, meglio se con lacrima in primo piano.

E tutti fanno la foto ricordo. Ora bisognerebbe che qualcuno fotografasse quelli che fotografano, così, per avere una visione di gruppo ed una catalogazione dei vari tipi umani dediti al turismo macabro. Possiamo chiederci cosa scatti nella mente di un uomo per portarlo ad ammazzare una ragazzina. Ma dovremmo chiederci anche cosa scatti nella mente umana per portare tanta gente sul luogo del delitto, in un delirio collettivo di curiosità morbosa. Dovremmo chiederci cosa passa per la mente dei giornalisti che frugano ovunque, senza alcun rispetto per il dolore di familiari e parenti, alla ricerca dello scoop più intrigante e morboso. Il tutto per vendere qualche copia in più, o per far crescere l’audience del programma TV. Dovremmo chiederci anche perché le persone coinvolte in qualche modo con la vicenda sembrano fare a gara per apparire in televisione, rilasciare dichiarazioni, mostrarsi più o meno addolorate.

Ecco, oltre a chiederci chi è l’assassino, dovremmo porci anche queste domande. E possibilmente fornire una risposta. Perché non c’è dubbio che questa società stia andando fuori dalle righe, anzi, fuori di testa. Non c’è dubbio che si stia perdendo il senso della misura, della decenza, del rispetto, del pudore, di quel minimo di buon senso che una volta regolava i rapporti umani. Bisognerebbe che Vespa facesse una puntata speciale, con tanto di plastico del cervello, per tentare di capire perché la gente sta impazzendo. E perché, in questa tragica corsa verso la follia, i giornalisti siano sempre in prima fila. Ma temo che questa puntata non la faranno mai. Meglio e più facile pensare agli scazzi altrui…