PD e psichiatri

Carlo Calenda, dirigente del PD, per rilanciare il partito in estinzione, aveva organizzato una cenetta intima con Renzi, Gentiloni e Minniti; insomma il classico “caminetto” in cui pochi dirigenti decidono le sorti del partito, alla faccia della volontà degli iscritti e militanti. Quello contro cui si scagliava Renzi? Sì, proprio lui, quell’esempio vivente di coerenza e affidabilità e se dice una cosa la mantiene; quello che urlava “No caminetti“. Poi Calenda, guardando le facce degli invitati, deve aver avuto una crisi, si è guardato intorno e si è reso conto che per salvare un partito agonizzante come il PD non basta una cenetta o una pizzata fra amici; serve una cura drastica e radicale che intervenga su neuroni logorati e sinapsi intasate.

PD psichiatra

E così “Calenda stronca il PD: un partito da psichiatri“. E per avvalorare l’ipotesi lancia l’idea di presentarsi alle elezioni europee come “fronte repubblicano progressista“. Sono passati da PCI a PDS, da Democratici di sinistra a Partito democratico, per diventare infine “repubblicani“, come Trump. Non c’è dubbio, ha ragione Calenda; hanno urgente bisogno di uno psichiatra.

E bravo Calenda, un po’ tardi, ma se ne è accorto. A dire il vero, avevamo già  qualche sospetto che da quelle parti avessero le idee un po’ confuse e che molto spesso parlino a vanvera, senza un senso logico, senza cognizione di causa, senza rendersi conto di quello che dicono e che abbiano bisogno di una revisione cerebrale, una messa a punto. Grazie per la conferma.

Poi, come succede spesso a sinistra, riescono a dividersi anche su una pizzata. Ormai sono rimasti in quattro gatti, ma si dividono; due gatti di qua, due gatti di là. Calenda organizza una cenetta? Ecco la risposta immediata di Zingaretti che organizza una contro-cenetta in trattoria invitando alcuni rappresentanti del mondo del lavoro.  Domani magari, il segretario Martina, sentendosi escluso, organizzerà una “colazione pop: cappuccino e brioche” in un bar della Garbatella. Roba da democratici, da reparto psichiatrico; o da Zelig. Finiranno per fare una cenetta alla buona da Cesare: spaghetti pollo, insalatina e una tazzina di caffè. E amaro offerto dalla casa.

 

 

 

 

La morale è un optional

In politica la morale è un optional; si può avere o non avere. Anzi, meglio averne due, una di scorta. La doppia morale fa sempre comodo, è come la legge: per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Storia vecchia, non fa più nemmeno notizia. Specialisti in questa sottile arte della morale double face è la sinistra; è una conseguenza della presunta superiorità morale. Siccome sono “superiori” moralmente, anche quando fanno le peggiori porcherie ( e ne fanno a iosa, come e più degli avversari), il partito deve sempre restarne fuori, pulito; chi sbaglia lo fa per responsabilità personale e non tocca il partito che resta sempre pulito. Al contrario se qualche avversario commette reati è perché è il suo partito che è corrotto. L’esempio più tragico fu quello dei brigatisti rossi, che erano rossi, erano comunisti, ma il PCI non c’entrava nulla; erano “compagni che sbagliano“.  Quella curiosa interpretazione delle responsabilità del partito, che deve sempre restare fuori,  non è cambiata nel tempo; è sempre quella, ferma ai “compagni che sbagliano“.

Altro clamoroso esempio di questa doppia morale e dell’estranietà del partito alle malefatte dei suoi dirigenti lo si ebbe in occasione dell’inchiesta “Mani pulite” che, di fatto, decapitò l’intera classe politica dirigente italiana, coinvolgendo tutti i partiti: tutti meno uno, il PCI. In quel caso, il principio applicato dai magistrati e che portò in tribunale decine e decine di dirigenti politici (alcuni finirono direttamente in carcere e qualcuno ci morì) era quello che i dirigenti “non possono non sapere” quello che succede all’interno del partito; specie in merito a finanziamenti illeciti. Così inguaiarono Craxi, Forlani e tutti gli altri. Tutti, eccetto i dirigenti del PCI. Il partito comunista non solo riceveva finanziamenti illeciti come tutti, ma da decenni era abbondantemente finanziato da Mosca (cosa che era risaputa).  In tempi di guerra fredda e di cortina di ferro ricevere finanziamenti da una potenza ostile non era solo finanziamento illecito, ma poteva configurarsi come intelligenza col nemico ed alto tradimento. Ma niente di questo fu contestato al PCI.

Anche quando si scoprì l’esistenza di “fondi neri” in Svizzera, riconducibili al PCI, il compagno Greganti si accollò tutta la responsabilità, escludendo qualunque coinvolgimento del partito e dei dirigenti, dichiarando che si trattava  di un suo conto personale. Ed il bello è che gli credettero (o finsero di credergli). Come credettero anche a chi disse che non sapeva nulla di qualcuno che entrò nella sede romana del PCI, in Via delle Botteghe Oscure, con una valigetta piena di 150 milioni di lire. Era provato che c’era stato un versamento di denaro, ma non si trovava materialmente colui che lo aveva ricevuto. Inspiegabilmente, nel momento della consegna della valigetta, in ufficio non c’era nessuno: forse erano tutti al bar o erano distratti, o dormivano. Ergo, il denaro è stato consegnato, ma nessuno lo ha preso. Sono i bizzarri paradossi giuridici all’italiana. E, stranamente, il principio che il capo “Non poteva non sapere“, in questo caso non si applica. Curioso, vero? Forse anche la magistratura ha una morale ballerina; forse hanno addirittura due codici diversi e separati da usare secondo i casi e le circostanze. Questo è l’andazzo della politica, della magistratura, della sinistra e Così è se vi pare; e anche se non vi pare.

Certo, anche a destra non scherzano, ma a sinistra è proprio una caratteristica innata; forse la doppia morale te la danno con la tessera. Ti iscrivi al PD e ti danno la tessera, il distintivo, la bandierina, il manualetto “La doppia morale: istruzioni per l’uso“, e l’attestato di scienza enciclopedica  infusa che ti autorizza a partecipare a tutti i salotti televisivi e discutere con autorevolezza di tutto lo scibile umano; avendo sempre, ben inteso, la verità in tasca. Le ultime elezioni ne danno ancora una volta la conferma, anche se non abbiamo bisogno di ulteriori prove.

Il PD si è lamentato con Giannini, conduttore di Ballarò, perché, a loro dire, ha mostrato dei cartelli con i risultati elettorali, dai quali risultava un forte calo di voti, che sarebbero fuorvianti: “Il PD all’attacco di Ballarò. Cartelli sul voto fuorvianti – Ballarò dimostra (numeri alla mano) il flop elettorale di Renzi. IL PD accusa “E’ fazioso”. E chiama in causa la Bignardi “Chiarisca la violazione”. Il PD ha perso una vagonata di voti, è vero, ma non si può dire; e se lo dici sei fazioso e fuorviante. Ora, la faziosità dei programmi televisivi è risaputa, come pure che quasi tutti i conduttori sono di sinistra e quindi la loro faziosità è ben individuata, scontata, a senso unico; basta saperlo. Fra tanti programmi faziosi, uno dei più faziosi era proprio Ballarò, condotto da Floris; come del resto è sempre stata, ed è tuttora,  faziosa tutta RAI3, da sempre feudo del PCI, PDS, DS, PD. Allora, lamentarsi va bene, denunciare la faziosità di programmi e di conduttori anche, ma dovrebbe esserci un limite, perché se all’improvviso, dopo anni di faziosità sinistra di quel programma, e di tanti altri,  qualcuno si sveglia per accusare Ballarò di faziosità si passa il limite della vergogna.

E’ solo l’ennesima dimostrazione pratica della doppia morale sinistra. Finché la faziosità è a loro favore (come lo è da decenni), la chiamano informazione, giornalismo, inchiesta, o intrattenimento, spettacolo, satira. Se però non gli è favorevole, allora scatta l’allarme; non è informazione corretta, è fuorviante. Non ricordo proteste quando per anni ed anni, su tutti i canali, i “cartelli fuorvianti” erano quelli di Floris, Santoro, Gad Lerner, TeleKabul. Non sento proteste nemmeno per quelli attuali di Iacona, Formigli, Greco e l’allegra brigata dei conduttori militanti, addetti stampa del partito mascherati da opinionisti o giornalisti, giullari e pennivendoli di regime che affollano ogni giorno ed a tutte le ore i salotti televisivi. E nemmeno per le interviste su tutti i canali a Renzi (da Annunziata a D’Urso, Fazio, Del Debbio, Vespa, Gruber), sempre solo e senza contradditorio. E non sento proteste nemmeno per l’atteggiamento sempre aggressivo nei confronti del centrodestra, di Salvini in particolare (fino a raggiungere il vero e proprio insulto) su quasi tutti i talk show, politici e non politici, e programmi vari di militanza politica mascherata da intrattenimento o satira (Crozza e Fazio-Littizzetto fanno scuola; ma per anni in TV hanno imperversato Dandini, Guzzanti e programmi come “Parla con me“, autentico spot militante di sinistra mascherato da satira. Ma nessuno ha mai denunciato la loro faziosità: quella è satira). Ricordiamo ancora “Rockpolitic” di Celentano, un autentico grande spot elettorale a favore della sinistra e di Prodi (si era in prossimità di elezioni). Ma non ricordo lamentele ed accuse di faziosità: quello era spettacolo. I sinistri sono così; se la faziosità è a loro favore è sempre giustificata, la chiamano spettacolo, informazione o satira. Se è sfavorevole, è grave faziosità ed informazione fuorviante. La morale degli ex/post comunisti travestiti da democratici mi ricorda una battuta di Woody Allen sui politici: “L’etica dei politici è una tacca sotto quella dei pedofili.”.

Il mercato dei voti a Napoli

Ricordiamo ancora le scene di rom, cinesi e immigrati di varia provenienza, in fila per votare alle primarie del PD a Napoli, Milano, Roma. E ricordiamo anche che alcuni hanno dichiarato tranquillamente che per andare a votare ricevevano dei soldi. Ma trattandosi di primarie del PD tutto finisce a tarallucci e vino; niente di grave, sono casi isolati e non intaccano l’immagine del partito che è sempre quello dei duri e puri, persone perbene che hanno le mani pulite (rubano come e più degli altri, ma usano i guanti). Bene. La cosa, però, si è ripetuta anche alle ultime elezioni a Napoli (ma non è detto che non avvenga anche in altre città); ci sono testimonianze e video che lo dimostrano. Ma anche in questo caso tentano di minimizzare. Si tratta di candidati nelle liste PD che “comprano” i voti. Ma come sempre finisce che li considerano casi isolati e la responsabilità è personale; il partito deve sempre restare fuori. Sono del PD, ma il Pd non c’entra. Anzi, fanno di più; diventano le vittime, perché questi episodi gettano una luce poco simpatica sul partito che viene danneggiato, quindi…il PD è “parte lesa“.  E non gli scappa nemmeno da ridere. Lo ha dichiarato serenamente al TG,  la vice presidente del PD, Debora (senza la H) Serracchiani: “Il PD è parte lesa“. La foto a lato la mostra in tutto il suo splendore, naturale, senza trucco né inganno. Molto diversa da come appare, carina e sorridente, doverosamente truccata in Tv. E’ l’emblema delle due facce del PD: una pulita, buona rasserenante, perbene, moralmente integra, come si presenta agli elettori; l’altra, senza trucco, al naturale, com’è nella realtà.

Se le porcate le fanno gli avversari è perché sono tutti corrotti, se le fanno loro sono vittime, sono “parte lesa“.   Le magagne del centrodestra sono sempre fatti gravissimi, quelle del PD sono sciocchezze, quisquilie, pinzillacchere, casi isolati, la responsabilità è personale, il PD è pulito, candido e innocente come un angioletto. Da ridere; questa non è politica, è cabaret. Intanto, però, la procura, poco propensa a vedere il lato comico della questione, ha già aperto un’inchiesta; vedremo chi riderà per ultimo. Anche Marrazzo, allora governatore del Lazio, venne scoperto a fare i festini a base di coca con una trans brasiliana. Ma per Santoro e tutta la claque sinistra, non era l’imputato, era la vittima di un complotto; sotto processo erano i carabinieri che l’avevano scoperto. Anche Marrazzo era vittima, era  “parte lesa”. A sinistra ragionano così. Ma guai a farglielo notare; si alterano, si adombrano, si offendono e magari vi accusano di strumentalizzare i fatti per scopi elettorali. Per questa gente dall’ipocrisia congenita e la doppia morale in dotazione di serie, vale sempre un famoso titolo di Cuore:Hanno la faccia come il culo“.

 

Primarie e slip

Renato Soru ha vinto le primarie del PD in Sardegna. Ecco il motto del neo segretario per rilanciare il partito democratico…

Sarà un partito “porta a porta“. Se i sardi non vanno al PD sarà il PD ad andare a casa loro. Così se alle 8 del mattino sentirete suonare alla porta non dovete pensare che siano i Testimoni di Geova. Potrebbero essere i testimoni di Giave (siamo in Sardegna, bisogna adeguarsi) che vi invitano a riflettere insieme sui temi dibattuti alla Leopolda e sul messaggio del Vangelo secondo Matteo (Renzi).

Pari opportunità

Il tema delle pari opportunità e del difficile rapporto donna-lavoro è di attualità.  Ormai le donne svolgono tutti i lavori, anche quelli che una volta erano di stretta competenza degli uomini. E’ giusto, quindi, che se ne parli e che si superi l’anacronistico stereotipo della donna relegata in casa a fare la maglia, cucinare o rammendare calzini.

Ecco un bell’esempio di servizio giornalistico che mostra le donne impegnate in lavori manuali. Lo propone un serio ed autorevole quotidiano nazionale (I lavori di casa si fanno in slip) che mostra Laura Cremaschi (chi era costei?) intenta a tinteggiare le pareti di casa. Cosa non si fa per guadagnare un servizio sulla stampa. E cosa deve inventarsi  la stampa per riempire le pagine ed attirare lettori con la visione di un bel fondo schiena.  Forse il lavoro non sarà fatto a regola d’arte. Forse l’abbigliamento non sarà quello più adatto. Ma in questi tempi di crisi e di depressione generale, l’immagine proposta aiuta a sostenere la causa delle pari opportunità, dimostra che le donne ci sanno fare col pennello  e, soprattutto, tira su…il morale.

Faccia da Zen

Il premier Letta è in scadenza, come lo yogurt. La sua poltrona, sotto gli attacchi dell’arrembante neo segretario PD Matteo Renzi, traballa pericolosamente. Ma lui, incurante del pericolo incombente, dice che prosegue sul suo cammino. Anzi, visto che fino ad oggi non è riuscito a realizzare niente di quello che aveva promesso, fischiettando, fa finta di niente, annuncia un nuovo “Patto di coalizione” e  lancia un nuovo programma “Impegno Italia“, dove ci sarà tutto ed il contrario di tutto. Tanto non realizzerà nemmeno questi buoni propositi, ma già metterli per iscritto sembra una cosa seria, la gente ci crede e magari tira avanti ancora un annetto.

E’ la solita strategia del far finta di cambiare qualcosa, fare nuove promesse per prendere tempo e tirare a campare. Come ho ripetuto spesso, i nostri politici ogni tanto cambiano programmi, segretari, stemmi, bandiere, inni, alleanze, coalizioni, danno una mano di tinteggiatura alla facciata e sembra che la casa sia nuova. Ma sono sempre gli stessi, inventano un nuovo slogan che li caratterizzi (“rottamazione” va benissimo), si presentano come il “nuovo che avanza“, illudono i cittadini e salvano le poltrone. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti. Ma non è scontato che l’inganno funzioni. Proprio oggi l’incontro fra Renzi e Letta è finito, sembra, in maniera non proprio amichevole e rassicurante. E già domani, giovedì, alla riunione della direzione PD, si attendono le dichiarazioni del segretario Renzi. E tutto lascia pensare che non saranno proprio dei segnali di pace e di sostegno al governo in carica.

Ma Letta è fiducioso. Continua a dire che il peggio è passato, che la crisi è superata, che vediamo la luce in fondo al tunnel, che ci sono segnali di ripresa, che il suo governo ha operato bene, che hanno rilanciato l’economia. E lo dice con tale sicurezza che quasi quasi viene voglia di credergli davvero. Poi ci si guarda intorno e si leggono le notizie del giorno; aziende che continuano a chiudere, imprenditori che si suicidano, disoccupazione in aumento, povertà in crescita. E si capisce che quell’uomo, con quella faccia e “quella espressione un po’ così…” è completamente fuori dal mondo; almeno dal mondo nostro, della gente comune, quello che conosciamo. Può darsi che viva in un mondo parallelo.

Quello che mi lascia perplesso, l’ho già detto in passato, è proprio la sua faccia; impassibile, immobile, inespressiva, imperscrutabile, capace di dire le cose più inverosimili senza battere ciglio. La sua faccia è un autentico enigma. Ne parlavo tempo fa nel post “Signor Palle d’acciaio” in cui, fra l’altro dicevo: “Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

letta zen

Ma oggi è lo stesso Letta che ci viene in aiuto e ci svela il segreto di quella espressione facciale. Dice che lui è “Zen“. E’ così zen che afferma: “Dopo questa esperienza (alludendo all’esperienza di governo)  potrei  perfino insegnare pratiche zen  in qualunque monastero». Non è detto che già domani non si trovi in condizioni di mettere in pratica la sua vocazione zen. Forse è quello che si augurano Renzi, una parte del PD e molti italiani: vedere Letta che va a fare il monaco in un monastero tibetano. A proposito di zen mi viene in mente che anni fa scrissi qualcosa, dopo aver letto una classica storiella zen in rete. Mi sa che il caro Letta farà la stessa fine di questo maestro zen…

Lo Zen e la mazza

La storia del pensiero filosofico occidentale, dai presocratici ai giorni nostri, è talmente vasta che affronta tutte le possibili domande che l’uomo si pone da sempre. Ce n’è d’avanzo per chiunque. Eppure ci sono delle persone alle quali non basta. Così, per avere risposte soddisfacenti, si rivolgono alle dottrine orientali. Prima o poi capita di avere a che fare con questi cultori dell’oriente. Sono quelle persone che hanno sempre l’aria di saperla lunga, di essere depositari di antiche e segretissime verità rivelate, che guardano tutto e tutti con distacco e sembrano commiserare chiunque non segua le dottrine zen. Qualunque argomento voi stiate trattando, immancabilmente, si intromettono nel discorso sentenziando e chiosando con aneddoti, citazioni e storielle ortofrutticole, ovvero del cavolo. Queste storielline zen hanno una caratteristica; di solito non c’entrano assolutamente niente con il vostro discorso, sono incomprensibili ai comuni mortali e sono talmente surreali che i presenti si guardano fra loro chiedendosi “Ma che cavolo vuol dire?”. Certe volte ho il sospetto che anche Prodi abbia frequentato un corso zen. Ma non infieriamo sul “più grande premier cadente”. Torniamo alle nostre storielle zen. Eccone un esempio:

Il patriarca shou shan brandì la mazza davanti alla congregazione dei monaci, dicendo: “Se la chiamate mazza ne insultate l’essenza. Se non la chiamate mazza volgete le spalle alla realtà. Ditemi voi tutti, ditemi allora come la chiamerete!”

Bella domanda vero? Noi abbiamo i nostri bei problemini a cercare di capire i discorsi di politici, opinionisti e vari maestri del pensiero, ma anche questi poveri orientali non se la passano poi tanto bene; specie se sono monaci ed hanno a che fare con shou shan e le sue domande della mazza. Immagino la perplessità di questi poveri monaci. Comunque rispondano sbagliano. Non c’è scampo, lo zen è così. Allora immagino che la storiella potrebbe avere questo seguito.

Allora i monaci presero l’oggetto che il patriarca shou shan teneva in mano, che alcuni chiamavano mazza ed altri non sapevano come chiamare, e con quello cominciarono a colpire ripetutamente il patriarca.
Ed infine chiesero: “Patriarca, tu che sai come chiamare le cose, dicci: come chiameresti questo oggetto col quale ti abbiamo colpito?“.
Ed il patriarca, stoicamente insensibile alle bastonate ricevute, rispose: “Se lo chiamassi mazza insulterei l’essenza dell’oggetto. Se non lo chiamassi mazza volterei le spalle alla realtà.” E tacque.
Allora i monaci ripresero a randellarlo con più forza, fino a ridurlo quasi in fin di vita.
E ancora chiesero: “Patriarca, dicci, con che cosa ti abbiamo randellato?”
Il vecchio e saggio patriarca, con un filo di voce, rispose: “Non so come chiamarlo, ma…fa un male boia!”.
Da quel giorno i monaci seppero come chiamare quell’oggetto: “Quella cosa che fa un male boia!”.
Ringraziarono il patriarca per aver dato un nome a quella mazza che non è una mazza ed
il patriarca, da quel giorno, si guardò bene dal fare domande del ca… pardon, della mazza!

News 2014

Cominciamo bene. Una delle prime notizie di questo nuovo anno mi ha messo di buon umore. E speriamo che sia di buon auspicio. Eccola. “Balotelli va in Turchia?”.  Sembra, che il nostro super Mario, super valutato, super pagato e super presente su tutti i media, voglia lasciare il Milan per andare a giocare nella squadra turca del Galatasaray. Magari! Così ce lo leviamo dalle pall…dai palloni una volta per tutte. Pensavo di essere io a non essere proprio un estimatore (è un eufemismo) di questo calciatore. Ma sbagliavo. Basta leggere i commenti a questa notizia, nella pagina linkata, per rendersi conto che questo giovanottone strapagato sta sulle pall…sui palloni alla maggioranza degli italiani. Così, speriamo davvero che vada in Turchia. Ma, soprattutto, che ci resti il più a lungo possibile.

Primarie e buffonarie. Come tutti sanno il Partito democratico ha fatto le sue brave primarie per eleggere il segretario nazionale. Ormai in casa PD le primarie vanno come il pane. E sono motivo di orgoglio per i militanti che le sbandierano come prova di vera democrazia interna. Bene, di recente hanno fatto le primarie anche in Sardegna per eleggere il candidato alle prossime elezioni regionali che si terranno il 16 febbraio. Ha vinto Francesca Barracciu. Ma a causa di dissensi interni pochi giorni fa ha dovuto rinunciare alla candidatura. Ma non era stata votata dalla maggioranza degli elettori del PD? Certo, ma evidentemente talvolta la tanto sbandierata “democrazia” del PD va in crisi. Così, ormai in pieno clima elettorale, mentre tutti gli altri partiti hanno già definito le candidature, il PD sardo è ancora in alto mare, senza un candidato proprio (Regionali: cinque candidati in corsa. Il PD deve ancora scegliere il nome). Buffoni. Visto che le primarie non sono servite a nulla, faranno le secondarie? Non, non c’è più tempo. E allora? Forse faranno le “Buffonarie“. Se questa è serietà!

Le sentinelle dormono. Mentre il PD sardo naviga a vista, in campo nazionale, invece, il nuovo segretario, Renzi, ha le idee molto chiare. Ha già detto che i punti prioritari che il governo Letta dovrà affrontare con urgenza sono la riforma elettorale, lo ius soli e le unioni civili. Bene, così dando la cittadinanza a tutti gli stranieri e favorendo le unioni fra omosessuali, risolviamo la crisi. rilanciamo l’economia e diamo lavoro a milioni di disoccupati. Saranno felicissimi i cassintegrati del Sulcis. No? Ma il segretario del Nuovo cento destra, Angelino Alfano, ha risposto subito che su unioni civili e ius soli non è d’accordo. Per tutta risposta i senatori PD affermano che andranno avanti anche senza il suo consenso.

Ormai, dopo la rottura con Berlusconi questi quattro gatti del Nuovo Centro destra, nel governo Letta non contano più nulla. Forse non l’hanno ancora capito o non vogliono prendere atto del loro fallimento. Ma è solo questione di tempo. La dimostrazione l’abbiamo già avuta. Disse Alfano che sarebbero stati le “Sentinelle delle tasse“. Balle! Intanto non hanno fatto nulla per bloccare il pagamento della seconda rata IMU (in tutti quei Comuni che avevano aumentato l’aliquota). E poi nulla hanno fatto per bloccare tutta la serie di nuovi aumenti che graveranno sui cittadini nel nuovo anno. Mentre Letta & Co. approvavano la Legge di stabilità, con tutti i nuovi balzelli, le sentinelle delle tasse dormivano. Ora l’unico dubbio è questo: quanto tempo impiegherà Alfano a capire che lui e le sue quattro “sentinelle” contano quanto il due di picche?

Letterine di fine anno. E’ consuetudine che a fine anno i bambini scrivano le letterine a Babbo Natale. Poi crescono, diventano adulti e smettono di credere a Babbo Natale. Ma non tutti,  quelli che anche da adulti credono ancora  nelle favole continuano a scrivere letterine non più a Babbo Natale, ma a “Babbo” Napolitano e Papa Francesco. Il Papa risponde ai suoi “amici di penna” chiamandoli direttamente al telefono. Lui chiama tutti, bambini, disoccupati, edicolanti e calzolai in Argentina. Oggi ha chiamato pure le Carmelitane scalze spagnole, rimproverandole perché non hanno risposto subito al telefono (Papa chiama convento, ma non risponde nessuno). Napolitano, invece, preferisce rispondere con messaggi video. Così, durante il suo messaggio di fine anno alla Nazione, invece che affrontare temi seri ed urgenti, ha menzionato alcune delle  lettere che riceve quotidianamente dai cittadini. Circa un terzo del suo intervento lo ha dedicato a questi messaggi. Sembrava l’angolo delle lettere al direttore o la rubrica della contessa Clara. Del tipo “Sono Samantha da Ravenna, cosa posso fare per eliminare i fastidiosi brufoli giovanili?”.

Ed a tutti il nostro Presidente ha dedicato un pensiero ed una risposta. Vi sembra questo messaggio di fine anno agli italiani, a reti unificate,  degno di un Presidente della Repubblica? E’ per sostenere un Presidente e la sua reggia dorata che ci costa quasi 300 milioni di ero all’anno che gli italiani pagano le tasse?  (Napolitano chiede sacrifici, ma vive in una reggia). Eppure i media hanno esaltato il suo discorso, gridando al miracolo degli ascolti in crescita rispetto allo scorso anno: + 2.8%. Una balla grande come un palazzo, quello del Quirinale. Come tutti i media hanno riportato a fine anno, la stragrande maggioranza degli italiani, circa il 75%, contrariamente agli anni scorsi, non è andata in vacanza, né ha festeggiato il Capodanno al ristorante. Gli italiani hanno festeggiato a casa. Il che significa, ai fini degli ascolti, che essendo aumentati i potenziali ascoltatori di alcuni milioni, la percentuale del 2.8% è molto inferiore a quella che avrebbe dovuto essere tenuto conto che gli spettatori sono stati molto più numerosi rispetto all’anno scorso.

Quindi, gli ascolti in percentuale non solo non sono aumentati, ma sono diminuiti di molto. Ed anche il numero di spettatori effettivi, quasi dieci milioni, non è niente di eccezionale: E’ esattamente lo stesso numero che faceva “L’isola dei famosi” o il “Grande fratello“.  Non c’è da essere particolarmente orgogliosi se Napolitano fa gli stessi ascolti, “a reti unificate“, di Maria De Filippi su una sola rete! Questa è la solita maniera di stravolgere anche i numeri pur di manipolare la realtà a proprio uso e consumo, specie quando si tratta di sostenere “Re Giorgio“. Vergogna. Soprattutto per giustificare un discorso presidenziale che più che un messaggio agli italiani ricordava la posta del cuore di Grand Hotel o la rubrica dei cuori solitari di Zia Sally… (Video: Enrico Montesano, Zia Sally)

Zanda e i piccioni

Ieri mattina al Senato, intervenendo per dichiarazione di voto, il senatore Zanda, forse spiazzato dall’inaspettato voto di Berlusconi a favore del governo Letta, ha cercato di rimediare in extremis, ma goffamente, al discorso che evidentemente aveva già preparato contro il PDL e l’ annunciato voto contrario. Ne è scaturito un discorso sconclusionato in cui l’unica cosa comprensibile erano le solite accuse agli avversari di sempre. Dimenticando, ovviamente, che quegli avversari avevano appena assicurato il sostegno a Letta. Ma il loro odio è tale che l’unica cosa che riescono a pensare è aggredire ed insultare Berlusconi ed i suoi; sempre e comunque, anche quando Alfano è ministro di quel governo e siede a contatto di gomito con Letta. Ma i nostri ex/post comunisti mai pentiti sono così, come annunciava Letta, ex/post DC,  due giorni fa, ponendo un ultimatum al PDL: prendere o lasciare.  

Il PD è il classico esempio di come in politica al peggio non c’è mai fine. Hanno preso il peggio degli ex comunisti, li hanno miscelati con il peggio degli ex democristiani ed hanno ottenuto un ibrido, il Partito democratico; entità ancora misteriosa e tuttora sotto osservazione. Solo fra molti anni, forse, la scienza riuscirà a spiegarne la genesi, la natura, l’imprevedibile evoluzione e gli effetti tossici sulla società. Sarà come la scoperta degli effetti cancerogeni dell’amianto. Lo scoprono quando ormai è tardi ed i danni sono fatti.

Fra le altre accuse sparse ha attaccato in particolare Bondi del PDL, che era già intervenuto in mattinata, ricordandogli, quasi offeso, che non deve permettersi di accostare Berlusconi a Berlinguer. Questa affermazione indignata di Zanda conferma due verità. La prima è che questi sepolcri imbiancati che oggi si spacciano per liberal, riformisti, progressisti, democratici, dopo la caduta del muro di Berlino ed il fallimento del comunismo, per non farsi riconoscere hanno solo cambiato faccia. Hanno fatto un frettoloso lifting, ma sono sempre gli stessi; non hanno mai rinnegato il loro passato comunista, né i loro idoli. Comunisti erano, comunisti sono e comunisti saranno vita natural durante, finché morte non li separi.

La seconda verità è che, proprio perché sono comunisti, sono sempre convinti, non si sa bene a che titolo, di essere diversi dai comuni mortali, sono esseri superiori, incorruttibili, inattaccabili, simbolo di purezza di spirito e di onestà, come antichi cavalieri erranti che combattevano contro i soprusi a difesa di deboli ed indifesi. Hanno tanti scheletri nell’armadio che, per contenerli tutti,  hanno dovuto perfino cambiare l’armadio e sostituirlo con un bunker sotterraneo lungo come una galleria della metropolitana. Ma loro fanno finta di niente e sono convinti che nessuno sappia delle loro malefatte. Anche perché sostenuti dalla gran parte dei media.

Così si sentono lontani dal popolino corrotto, loro stanno a tre metri da terra, stanno su un piedistallo, puri ed incontaminati. Anche Zanda, quello che sembra avere in testa una spazzola, deve sentirsi così, come  un eroe su un piedistallo. Ma sbaglia, caro Zanda, scenda dal piedistallo e torni fra i comuni mortali. Stare su un piedistallo a lungo andare stanca, è una posizione scomoda, si ha una visione distorta della realtà, dato che si guarda sempre e solo in una direzione,  si è esposti a tutte le intemperie e i piccioni ti cagano in testa.

 

Renzi è cool?

Il nostro sindaco errante è una fonte inesauribile di fantasia e di battute; prima voleva “rottamare” i vecchi dirigenti del PD, ora vuole “asfaltare” Berlusconi. Ed ama viaggiare. Gira il mondo, va a trovare la Merkel, si fa tutti i convegni, le riunioni di sezione e le feste del PD, va a trovare il sindaco ciclista Marino a Roma, partecipa alla presentazione del libro di Cavalli, salta da uno studio televisivo all’altro. E’ ovunque, eccetto dove dovrebbe essere; a Firenze nel suo ufficio di sindaco. Ma quando lavora Renzi? Ma è pagato per fare il sindaco di Firenze o per fare il rappresentate del PD porta a porta? Mistero.

Dice che se si va al voto “asfalterà” gli avversari. Così, dopo Bersani che doveva “smacchiare” giaguari, abbiamo Renzi che si dà ai lavori di manutenzione stradale. Certo che a sinistra la fantasia non gli manca. Non soddisfatto, il nostro asfaltatore girovago dice che una volta votare PD era “Cool“, ma ora sembra essere da poveretti sfigati. E lancia la sua battaglia finale “Il voto al PD torni ad essere Cool…”.

Che riesca ad asfaltare gli avversari non è certo. Invece è più probabile che  riesca nella seconda impresa, è più facile. E’ risaputo che a sinistra i “Cul…” abbondano.

Bersani, il tic e le teste di…

Democratici, tutti contro tutti“, è il titolo di un articolo, dedicato ai conflitti interni al PD,  che compare stamattina sul Corriere,it a firma di Maria Teresa Meli. Mi colpisce l’inizio del pezzo. Scrive Meli: “Uno che di Pd se ne intende, l’ex deputato Peppino Caldarola, ha notato un particolare che a tutti è sfuggito: da qualche tempo in qua Pier Luigi Bersani «ha un tic al naso quando è nervoso, cioè sempre». Ed aggiunge: “È dai piccoli dettagli, alle volte, che si afferra quello che sta succedendo”.  Brava Meli, vero, questo è un concetto che ripeto molto spesso anch’io: talvolta è dalle piccole cose che si capiscono quelle grandi. Ma bisogna essere abituati ad osservarli questi piccoli dettagli, altrimenti sfuggono e, di conseguenza, sfugge anche la comprensione della realtà.

Ma ciò che è interessante in questa apertura è il fatto che, secondo l’articolista, Caldarola “ha notato un particolare che a tutti è sfuggito“: il tic di Bersani. Davvero è sfuggito a tutti? E’ sfuggito così tanto che a quel tic e ad altri piccoli dettagli della gestualità e della mimica facciale ho dedicato due post:

26 febbraio 2013: Bersani è nervoso

6 marzo 2013: Bersani e gli occhiali

Mi dispiace smentire la Meli, ma quei post sono lì a dimostrare che Caldarola, se pure ha notato il curioso tic di Bersani, come minimo, è arrivato buon secondo e con oltre un mese di ritardo. Ma, come ho detto spesso in passato, a sinistra sono come i motori diesel, lenti a carburare, hanno la partenza e la ripresa lenta ed hanno bisogno di tempo per capire. Però hanno sempre l’aria di essere i soli esseri intelligenti e onesti sul pianeta, tutti gli altri, specie gli avversari, sono cretini, corrotti, mafiosi  e criminali. Scoprono l’acqua calda, ma tanto sbraitano che sembra abbiano fatto la scoperta del secolo. Loro sono così, si autoesaltano. Sono davvero convinti di essere i migliori, gli unici depositari della verità rivelata.

Del resto lo ha detto senza mezzi termini, proprio di recente, un esponente di quella sinistra sapientona, Massimo Cacciari, in una intervista al Fatto quotidiano, ripresa da Libero. “A sinistra sono delle teste di cazzo“. Chiaro? Cacciari non usa eufemismi e metafore come Bersani. Se la prende con i dirigenti del PD, dopo l’esito delle ultime elezioni. Dice: “Sono delle teste di cazzo! Loro sanno tutto, loro capiscono tutto. Loro possono insegnare tutto a tutti. Mentre gli altri sono dei cretini“. Anche questo è un concetto che ripeto da anni. Se lo dico io, però,  resta un pensierino riservato a pochi intimi che hanno la pazienza di leggere quello che scrivo. Ma se lo dice il “filosofo” Cacciari, ex sindaco di Venezia e personaggio di punta della sinistra, cari compagni, bisognerebbe almeno rifletterci su. No?

Non basta, ancora di recente è arrivata una ulteriore conferma da un altro esponente di primo piano del PD, Dario Franceschini. In una intervista apparsa di recente sul Corriere.it: “Basta complessi, dialogo con Berlusconi”. Dice Franceschini: “…se noi intendiamo mettere davanti l’interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso di superiorità“. E bravo anche Franceschini che, pur con qualche decennio di ritardo, ha capito quello che altri hanno capito da sempre. Ma, come dicevo, anche lui è diesel, bisogna dargli tempo. Sono così, ogni tanto si svegliano, hanno uno sprazzo di coscienza, gli si illumina la corteccia frontale, si accendono le lucette led che indicano che il cervello è in funzione ed improvvisamente “capiscono“; sono come folgorati sulla via di Damas…pardon, di Montecitorio. Peccato che, subito dopo, i led si spengono e ricadono in letargo.

Eppure lo stesso concetto lo aveva espresso molto bene e chiaramente un altro illustre ed autorevole esponente di quella sinistra, Luca Ricolfi, in un delizioso volumetto di qualche anno fa, “Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori“, dedicato  a quello strano, curioso, ingiustificabile ed insopportabile senso di superiorità culturale e morale proprio della sinistra. Ma temo che quel volumetto abbia avuto più lettori a destra che a sinistra. Meglio evitare letture pericolose che possono creare sensi di colpa e, magari, far riflettere. No, meglio andare sul sicuro e non rimettere in discussione quella superiorità che tanto gratifica i sinistri.

La superiorità morale te la consegnano con la tessera del partito e, di colpo, anche se sei lo scemo del villaggio, diventi un enciclopedico, tuttologo, esperto, onesto, incorruttibile, persona perbene, integerrimo, con le mani pulite. Rubano come gli altri, ma hanno le mani pulite perché usano i guanti.   Se sei di sinistra, come per miracolo, da un giorno all’altro diventi “saggio“. E magari ti chiamano al Quirinale come consulente in una Commissione speciale di “Saggi“:  “Tutti gli uomini del Presidente“.  Così, da saggio, puoi rivelare al mondo le perle di cotanta saggezza e risolvere tutti i problemi di questa povera Italia, con profonde riflessioni alla Catalano del tipo “Meglio ricchi e sani che poveri e malati“.

Per male che vada, come Caldarola, puoi sempre dire di aver notato un particolare che era sfuggito a tutti. A tutti, ma non ad un acutissimo osservatore di sinistra, perché loro hanno l’acume incorporato in dotazione di serie. Grazie per averci rivelato il tic di Bersani. Sa, cara Meli,  nessuno lo aveva notato. Meno male che Caldarola c’è!

P.S.

Ultimissima della giornata. Oggi, a quanto pare, è tempo di scoperte e di risvegli. ANSA: “Barca, stop ipocrisie, PD partito sinistra“. Fabrizio Barca, ministro tecnico, si è appena iscritto al PD. Ha la tessera da poche ore, ma, come detto in precedenza, per miracolo, basta avere la tessera PD per ricevere in uso gratuito tutti i “poteri” di un tesserato PD, specie se ex comunista. Così si acquisisce di colpo scienza, conoscenza, intelligenza e saggezza. E grazie a queste doti appena acquisite comincia, anche lui, a fare delle incredibili scoperte.

Dice Barca che il PD non è un partito di centrosinjstra, ma di sinistra: “Si chiama di centrosinistra per ipocrisia“. Ma guarda guarda che scoperta incredibile. Chi l’avrebbe detto. Sa, Barca, che nessuno lo aveva notato? Magari più tardi al Corriere ci ricavano un altro scoop come quello su Caldarola. Ora non vorrei ripetermi, ma se, come ho fatto prima, dovessi fare l’elenco dei post in cui accennavo all’ipocrisia dei compagni ex PCI, PDS, DS, PD  ed a quella aberrante operazione politica che ha dato vita al PD,  facciamo notte. Gli unici a non averlo capito sono quelle anime belle degli ex democristiani della ex Margherita.  Quei cattolici, o meglio cattocomunisti confusi  che si sono uniti in matrimonio contro natura con gli ex comunisti. Per sembrare diversi da quello che erano storicamente, hanno cambiato nome, stemma, segretari, bandiere, inni, slogan. Era l’unico modo per mostrarsi “come nuovi“. Ma comunisti erano e comunisti sono. Per sopravvivere hanno solo cambiato pelle: come i serpenti.

Dev’essere l’effetto dell’arrivo della primavera. Escono dal letargo le marmotte, le lucertole e si svegliano anche  i compagni democratici. E’ tutto un rifiorire ed un risveglio dei sensi. Caldarola scopre il nervosismo di Bersani, Cacciari scopre che i compagni democratici sono delle “Teste di…”, Franceschini scopre che sempre loro, i democratici, sono affetti da “insopportabile complesso di superiorità” e Barca scopre che il PD è un partito di sinistra. Restiamo in attesa di conoscere le altre sensazionali scoperte dei compagni appena risvegliati dal lungo sonno. E speriamo che non siano in arrivo turbolenze e temporali, perché, col fresco, potrebbero ricadere in letargo.

Sindaci e sceriffi

Come si giudica un sindaco? Ovvio, dal suo operato. Se opera bene è bravo, altrimenti no. Semplice, vero? Invece no, troppo facile. Sarebbe semplice se non fossimo in Italia. Da noi, grazie a quel doppiopesismo ornai connaturato alle genti italiche di ispirazione sinistrorsa, l’operato di un sindaco ed i suoi provvedimenti si giudicano dall’appartenenza politica del primo cittadino. Se è un sindaco di sinistra tutto ciò che fa è bene, ammirevole e degno di lode. Se le stesse cose le fa un sindaco di destra è un atto gravissimo da condannare. Ecco l’ennesimo esempio quotidiano fornito dalla nostra stampa libera, indipendente, imparziale ed obiettiva (!?).

Titolo ANSA

Già il titolo è abbastanza allarmante. Una palizzata anti barboni lascia immaginare una specie di linea difensiva con lunghi pali acuminati, tipo fortini vecchio West selvaggio, che infilzano i malcapitati barboni alla stregua di minacciosi e cattivissimi indiani della tribù dei Piedi neri; terribili perché, com’è scontato,  i piedi emanano una puzza tremenda. E’ quasi naturale che un sindaco di tal fatta venga definito “Sceriffo“.

Lo immaginiamo avanzare nella polverosa strada del villaggio di confine immerso in un irreale silenzio denso di presagi funesti. I pochi paesani curiosi si affacciano guardinghi dall’ingresso del saloon, mentre improvvise folate di vento fanno sbattere ritmicamente le ante di una finestra aperta provocando un rumore sinistro e lugubre, come una campana a morto (beh, un po’ di atmosfera bisogna pur crearla. No?).

Il nostro sceriffo avanza  con passo lento, mentre una musica di sottofondo, molto drammatica ed intonata alla scena, si diffonde nell’aria (è un villaggio tecnicamente molto avanzato, all’avanguardia e dispone di filodiffusione pubblica. La colonna sonora è di Dimitri Tiomkin, sempre tragico). Lo sguardo fisso in avanti, fiero e sprezzante del pericolo, la mano all’altezza della fondina, pronta ad afferrare la sua fedele Colt ultimo modello superaccessoriata, stringendo fra i denti mezzo sigaro, con un sorriso beffardo di sfida, va incontro al destino ed al duello fatale, stile “Mezzogiorno di fuoco“.

Avvincente, vero? Eh sì, Sergio Leone mi fa un baffo! La verità è che questa storia dello “Sceriffo” mi fa un po’ sorridere. In questo caso il sindaco viene descritto in maniera poco simpatica per un semplice motivo; è della Lega Nord. In perfetta sintonia, quindi, con il classico stereotipo del leghista, così come viene normalmente presentato dalla propaganda di sinistra e dalla stampa.

Ora, per non dilungarmi troppo, cosa succede quando, invece, certi provvedimenti vengono adottati da sindaci di sinistra? Cambia la musica, invece che il drammatico Tiomkin suona un allegro motivetto popolare, stile sigla di Ballarò. Anni fa il sindaco di Padova fece costruire un lungo muro per isolare una zona periferica della città, diventata ritrovo di drogati e spacciatori: il famoso “Muro di via Anelli“.

Ecco come riportava la notizia, nel 2006, il quotidiano Repubblica, splendido esempio di stampa libera, imparziale, indipendente ed obiettiva: “Il muro dei clandestini, Padova si divide in due”. Se vi prendete la briga di leggere l’articolo linkato, noterete una curiosa dimenticanza. Si parla del muro, del problema dello spaccio di droga, dei problemi creati dall’immigrazione incontrollata, si riportano le dichiarazioni del rappresentante di un comitato spontaneo di inquilini della zona, tutto si dice, ma…senza mai citare il responsabile della costruzione del muro: il sindaco.

Stranezze giornalistiche. Una specie di miracolo che pochi sanno realizzare. Un altro specialista in miracoli simili è il nostro Presidente Napolitano il quale riesce a fare un lungo discorso sulla strage delle foibe (vedi “Foibe e amnesie“), attuata dalle truppe comuniste del comunista Tito,  senza mai usare il termine “comunismo“. Non è da tutti, bisogna aver frequentato scuole speciali. Bene, in questo caso, quindi, non solo non compare il nome del responsabile del muro, ma nemmeno il termine “sindaco“, così evitiamo possibili domande indiscrete del tipo: chi è il sindaco di Padova?

Beh, visto che Repubblica non lo dice, forse per discrezione (loro hanno la discrezione elastica, si applica o no, secondo le circostanze) ve lo dico io. Il sindaco di Padova che ha fatto costruire il muro è Flavio Zanonato, ex segretario provinciale del PCI, componente della direzione nazionale del partito e, a parte una breve parentesi dal 1999 al 2004, quasi ininterrottamente sindaco di Padova dal 1993 fino ad oggi. Una bella carriera. Ecco perché in questo caso la stampa obiettiva e libera, come Repubblica, non cita il suo nome: è un sindaco di sinistra, del partito democratico. Quindi tutto ciò che fa è bene, giusto, legittimo e sacrosanto.

Insomma, se il sindaco  di sinistra di Padova costruisce una palizzata agisce per il bene comune: è un sindaco “democratico e progressista“. Se il sindaco  leghista di Treviso fa costruire una barriera è un cinico e cattivissimo “sceriffo“. Chiaro, no? Obiettività, imparzialità, correttezza dell’informazione, deontologia? Sciocchezze, parole vuote di significato, buone solo per gli ingenui. E’ la stampa, bellezza!