Europa? Che risate (amare)

Il nostro rapporto con l’Europa, specie ultimamente, è piuttosto conflittuale. Ma guai a parlar male dell’EU, si viene accusati di antieuropeismo, ed etichettati come pericolosi populisti, sovranisti, nazionalisti, xenofobi e fascisti. Sarà così? Pochi anni fa Mario Giordano nel suo libro “Non vale una lira” tracciò un ritratto non proprio positivo ed incoraggiante di questa Europa. Ne parlavo nel post “Nouvelle cuisine” e in “Europa, banane e sciacquoni” del 2014.

Europa e sciacquoni (2014)

Il Parlamento europeo, più che un importantissimo e serio organismo politico transnazionale, sembra un’associazione di buontemponi; di quelli che periodicamente si riuniscono per allegre serate all’insegna della goliardia o per mettere in atto scherzi e zingarate in stile Amici miei. Lo si evince dalle proposte bizzarre e strampalate che si discutono nelle austere aule di Bruxelles o Strasburgo e dalle direttive che vengono approvate. Una di queste bischerate, sull’invito a consumare larve, insetti e vermi, la ricordavo di recente nel post “Nouvelle cuisine“. Ma l’elenco delle eurozingarate sarebbe lungo.

La cosa drammatica, tuttavia, è che non si tratta di un ristretto gruppo di amici dediti allo scherzo o alla battuta facile, alla maniera di Quelli della notte di Arbore. No, questa allegra brigata è composta da 751 parlamentari (più un esercito di dipendenti) che godono di lauti compensi e di una lunga serie di benefici e privilegi, al fine di garantire l’espletamento delle loro funzioni in un ambiente comodo, tranquillo e rilassante, con tutti i confort di serie, dove sfogare liberamente la loro fervida fantasia per inventarsi le norme più inverosimili.

Un organismo, insomma, agile, leggero e sobrio, che ci costa la bellezza di 227 milioni di euro solo per stipendi, pensioni, rimborsi, assicurazioni e indennità varie (Vedi “Parlamento UE, costi e sprechi“). A cui si aggiungono 620 milioni di euro per funzionari e dipendenti e circa 100 milioni di euro per servizi esterni, circa 100 milioni di euro per la pubblicazione e diffusione di documenti e accoglienza di visitatori, e 140 milioni per telecomunicazioni. Questo organismo, per essere più snello e funzionale, dispone di tre sedi: una a Bruxelles, in Belgio (dove si riuniscono e lavorano le varie Commissioni), una a Strasburgo, in Francia (dove si riunisce il Parlamento in seduta plenaria per 4 giorni al mese, escluso agosto; ovvero, per soli 44 giorni all’anno), ed una in Lussemburgo, dove hanno sede gli uffici amministrativi ed il segretario generale.

Solo questo assurdo ed ingiustificato andirivieni di parlamentari, funzionari e circa 5.000 persone impiegate a vario titolo ad ogni spostamento fra le tre sedi (con treni, auto, aerei e camion per il trasporto di tonnellate di documentazione al seguito), ci costa 200 milioni di euro. Ma la cifra quasi complessiva, e inverosimile, delle spese annuali di questo organismo è quella riportata nella pagina web della stessa Unione europea, dove compare il bilancio consuntivo 2013: 150,9 miliardi di euro! Si ha quasi paura a riportare quella cifra. Viene spontaneo, almeno per chi non è giovanissimo, fare l’equiparazione con le vecchie lire, ci si capisce meglio. Sarebbero circa 300.000 miliardi di lire!

Una cifra talmente spropositata e assurda che sembra un errore di stampa, un refuso. Leggiamo quel numero nel sito ufficiale dell’UE e continuiamo a pensare che sia un errore. Ci rifiutiamo mentalmente di pensare che quella cifra sia reale. Ma, fatte alcune verifiche, ci rendiamo conto che, purtroppo, è vero. Ne abbiamo conferma leggendo che il bilancio preventivo 2014/2020 prevede una spesa di 960 miliardi di euro. Ma non è nemmeno tanto chiaro. Forse hanno vergogna a dire chiaramente quali sono i costi esatti e specificare le varie voci. Per esempio, sembra che quella cifra sia raddoppiata e così suddivisa: 960 miliardi in impegni finanziari e 980 miliardi in pagamenti. Qual è la differenza? Significa che in totale le spese ammontano a 1.940 miliardi di euro? Provate a riportarlo in vecchie lire: diventa una cifra difficile da pronunciare e da pensare. Numeri che finora si usavano solo per calcoli e grandezze astronomiche.

Se non siete esperti di contabilità pubblica, o non avete accesso ai bilanci ufficiali, nonostante le ricerche in rete, non capirete mai come vengono spesi quei soldi. Anche i siti d’informazione e quotidiani si limitano a riportare cifre generiche, senza entrare nei dettagli.
Tanto dispiego di uomini e mezzi lascerebbe intendere che gli euro-parlamentari siano impegnati giorno e notte nell’estenuante attività di curare gli interessi dell’Europa, dei suoi cittadini e di garantire un continuo progresso economico e sociale di tutti i Paesi membri dell’Unione. Sarà così? Visti i risultati, viene il sospetto che tanto lodevole impegno non sia solo sprecato, ma addirittura controproducente. Forse sarebbe meglio che lavorassero poco e pensassero anche meno.

Di recente è uscito un libro di Mario Giordano “Non vale una lira“, in cui, oltre alle valutazioni politiche sull’attività del Parlamento europeo, dei suoi costi stratosferici, dei risultati discutibili e degli effetti deleteri per gli Stati membri (in particolare per l’Italia), ha raccolto pazientemente una serie di autentiche perle dell’attività parlamentare europea. Alcune bizzarre, altre quasi inverosimili, altre ancora che sembrano estrapolate da un monologo umoristico da cabaret. Purtroppo, però, c’è poco da ridere. (Qui si può leggere una recensione ed alcuni brani del libro di Giordano: “L’Europa? Non vale una lira“).

Forse non riusciremo a capire esattamente il bilancio dell’UE, ma già da alcune voci di spesa, possiamo farci un’idea di cosa sia questo carrozzone mangiasoldi (i nostri). Visto che si è appena votato per il Parlamento europeo, è bene che gli italiani sappiano cosa andranno a fare i loro rappresentanti appena eletti e riflettano leggendo alcune di queste “europerle” scovate e catalogate da Giordano. Vedremo, facendo una breve sintesi, di riportarne alcune: dalla lunghezza della banana, alla curvatura del cetriolo, dalla definizione di acqua calda alle misure del perfetto sciacquone europeo. Al prossimo post.

giordano europa

Tutto questo spreco di denaro pubblico per fare cosa?  Ecco un breve riepilogo (e risate amare), delle bizzarre iniziative dei nostri europarlamentari:

Nouvelle cuisine (2014)

Fritto misto di grilli, cavallette e scarafaggi. In futuro, fra non molto, potrebbe essere questo uno dei piatti consigliati dallo chef e presenti nei menu dei ristoranti europei.
Basta con lasagne, bistecche, carbonara, brasati, sogliole, fritto misto del golfo, risottino alla pescatora, scampi, gamberoni, bollito misto, tagliatelle, ragù, grigliata mista, tartufo, cotechino, carbonara, aragosta. Dimenticatevi di queste prelibatezze. Lo consiglia la FAO e l’Unione europea (quella che stabilisce la lunghezza delle banane e la circonferenza del cetriolo), ha recepito immediatamente il suggerimento degli “esperti” ONU e nel 2012 ha approvato (e finanziato) un progetto per stimolare i paesi membri dell’Unione, a consumare meno carne, cambiare le nostre abitudini alimentari, rinunciare alle nostre tradizionali pietanze e prelibatezze nazionali e specialità regionali, e sostituirle con una alimentazione a base di insetti, vermi e larve. E per dimostrare che è una cosa seria ha stanziato 3 milioni di euro per ogni Paese che si impegni a diffondere il nuovo verbo culinario made in Bruxelles. E purtroppo non è uno scherzo.

insetti fritti

Il box riportato in alto è comparso due giorni fa (ma era già stato pubblicato alcuni mesi fa) su un portale internet. Visualizzando l’articolo si può scorrere una curiosa slide che mostra una cinquantina di “piatti” a base di insetti. La didascalia del pezzo dice: “Perché limitarsi a cucinare il pesce o la solita carne quando la natura offre un’infinità di ingredienti commestibili e facilmente reperibili? Ecco alcune pietanze a base di scarafaggi, scorpioni insieme all’ultima trovata: il lecca lecca con la larva.“. Se siete curiosi e di stomaco forte potete vedere qui la carrellata di leccornie: “Insetti & co.”. Buona visione.
Dopo la “nouvelle cuisine” degli anni ’70, questa è la nuova rivoluzione gastronomica sponsorizzata dall’EU. Sulla genesi di questa iniziativa (promossa già anni fa dalla FAO) e sugli aspetti anche economici della campagna dell’ONU (e dell’EU) vedi: “Insetti, FAO, ONU e sprechi“.

La giustificazione di questa iniziativa bislacca è collegata all’annoso problema della fame nel mondo. Dicono gli esperti ONU che noi, in Occidente, consumiamo troppa carne, mentre nel terzo mondo soffrono di carenze alimentari, proprio a causa del nostro eccessivo consumo di risorse. Questa strana relazione di causa/effetto fra il nostro benessere e la scarsità di risorse dei paesi poveri è tutta da dimostrare, ma è un’invenzione che fa comodo a tutte le associazioni che campano sulla vera o presunta attività di intervento umanitario a favore del terzo mondo. Se si ha qualche dubbio in proposito, sarebbe il caso di leggere attentamente l’articolo sopra linkato su insetti, Fao, ONU e sprechi.

Allora, siccome noi mangiamo troppa carne ed i paesi poveri, non potendo mangiare carne, devono cibarsi di insetti, vermi e larve, per risolvere il problema, ecco la soluzione geniale: ai poveri del terzo mondo mandiamo un po’ delle nostre bistecche e noi cominciamo a sostituire la carne con cibi alternativi che, assicurano i soliti esperti, sono comunque ricchi di proteine (provare per credere). Da domani, quindi, possiamo sbizzarrirci a cucinare grilli, formiche, scarafaggi, locuste, scorpioni, cavallette, ragni, larve. Insomma, il menu è vario e ricco di piatti (vedi la slide citata). Lo consiglia l’Unione europea. E se siamo bravi ci regala anche 3 milioni di euro (tanto sono sempre soldi nostri). Vedi “L’unione europea stanzia milioni di euro per farci mangiare ragni“.

Ecco perché già dall’anno scorso, periodicamente, sui media compaiono servizi ed articoli proponendoci questo nuovo corso gastronomico. Lo fanno per adeguarsi alle direttive europee. Piccolo particolare non trascurabile, visto che siamo sempre noi a pagare (e l’Italia è uno dei maggiori finanziatori dell’EU): se tutti i Paesi dell’Unione ottemperano a questa direttiva, significa moltiplicare 3 milioni per 28, ovvero…84 milioni di euro. Geniale questo Parlamento europeo. Siamo ancora in piena crisi economica, praticamente col culo per terra, col debito pubblico che continua a crescere, la povertà che avanza, aziende che chiudono, metà dei giovani senza lavoro, disoccupati, precari, cassintegrati, esodati, pensionati che per campare cercano di racimolare qualcosa frugando nei cassonetti degli scarti ai mercati e in questa situazione tragica il Parlamento europeo non trova di meglio da fare che impiegare 84 milioni di euro per invitarci a mangiare cavallette, grilli e scarafaggi.

Eppure, a sentire quelli che in questi giorni chiedono il voto agli italiani, sembrerebbe che questa Unione europea sia una cosa seria e che l’Europa e l’euro siano la nostra salvezza. Se anche voi ne siete convinti (beata ingenuità) votateli pure. Ma tenete a portata di mano (in cucina) un buon digestivo robusto. Ne avrete bisogno dopo una scorpacciata di fritto misto a base di cavallette e scarafaggi. Auguri e buon appetito.

Alghe, insetti; il cibo dei prossimi vent’anni

Insetti & co nel piatto (altra carrellata di specialità)

Grilli arrosto e formiche tostate

 

Carne, tumori e insetti fritti

Sta facendo scalpore la notizia che la carne rossa è cancerogena. Lo dice l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’ Oms, scatenando polemiche e commenti di opposto tenore. Periodicamente si lanciano allarmi di ogni tipo, dal riscaldamento globale alla deforestazione, dall’inquinamento ambientale alla nocività di alimenti e bevande. A dar retta agli esperti siamo così in pericolo, minacciati da veleni di ogni tipo,  che è già una fortuna essere ancora vivi. L’ultimo allarme è questo: “Carni rosse e lavorate causano il cancro.”.

Molte delle notizie che vengono sparate ogni giorno in prima pagina, spesso in maniera allarmistica, servono solo a riempire le pagine, come ho ripetuto spesso a proposito dell’informazione.  Ieri, per fare un esempio di falso allarme, ci hanno comunicato che una stella cometa ci sta cadendo addosso e potrebbe colpirci anche subito. Ecco il titolo catastrofico: “Scoperta la cometa dell’Apocalisse: potrebbe colpirci anche adesso.”. Così allarmante che si è presi dal panico e si corre alla finestra con la paura di vederla cadere in giardino. Poi si legge il pezzo e si scopre che il pericolo c’è (niente di nuovo), ma l’evento è previsto fra circa 15 milioni di anni. Ecco, questa è la linea editoriale che ormai domina la stampa e l’informazione in genere: sparare in prima pagina titoloni ad effetto per attirare l’attenzione dei lettori ed incrementare il numero delle visite che poi, al momento di stipulare i contratti pubblicitari, hanno il loro peso. La serietà è un optional., ed il rispetto per i lettori anche.

Le notizie che riguardano la salute dei cittadini sono sempre di grande richiamo. Ecco perché quest’ultima denuncia dell’Oms sulla pericolosità del consumo di carne suscita reazioni contrastanti. Visti i frequenti allarmi sull’effetto cancerogeno di molti alimenti, comincio a pensare che la vera causa dell’incremento dei casi di tumori vari, siano altre e ben più pericolose. Ma evitano di dirlo chiaramente, per difendere chissà quali segreti e interessi economici (ormai niente è ciò che sembra, specie sulla stampa: diffidare è d’obbligo), e sviano l’attenzione mettendo sotto accusa altri fattori e prodotti di largo consumo come alimenti e bevande. Magari sbaglio, ma il sospetto è forte.

Il recente scandalo delle emissioni truccate delle auto Volkswagen dovrebbe essere ben più allarmante del mangiare una salsiccia; specie per milioni di persone che vivono in quelle specie di camere a gas che sono diventate le metropoli. Perché tanto clamore per una piccola differenza nelle emissioni di gas di scarico? Non sarà che i dati che ci propinano sulla pericolosità di queste emissioni delle auto siano inattendibili ed i gas di scarico siano  molto più pericolosi di quanto lascino intendere? Studi scientifici hanno dimostrato che le polveri sottili, lo smog e gli scarichi auto non solo procurano affezioni broncopolmonari, ma alterano addirittura i neuroni cerebrali (Lo smog danneggia il cervello). Il che significa che, giorno per giorno e senza rendercene conto, stiamo impazzendo (come ripeto da anni e come ci conferma la cronaca quotidiana, visti i continui casi di persone che per “futili motivi” si ammazzano; proprio ieri un ragazzo di 18 anni è stato accoltellato a morte per un debito di 10 euro. Vi sembra normale?).  Allora sarà più pericoloso mangiare una braciola di maiale, oppure essere immersi ogni giorno in una specie di ciminiera a respirare veleni che ci stanno mandando in pappa il cervello? Aspettiamo risposta dall’Oms.

Il vero pericolo è l’inquinamento globale a causa del quale tutti gli alimenti sono inquinati; la carne, il pesce, frutta e verdura, perfino l’acqua, l’aria ed i mari, a causa degli scarichi fognari, rifiuti tossici e scarti di lavorazione industriale riversati direttamente in mare, o lungo i fiumi diventati cloache a cielo aperto. Qualche anno fa Greenpeace lanciò l’allarme sulla presenza di mercurio e piombo nel pesce del Tirreno (sogliole al mercurio): non credo che ultimamente la situazione sia migliorata; è molto probabile che sia peggiorata. Un altro articolo riferiva dei risultati di esami di campioni di acqua marina del Mediterraneo, da cui risulta che il Mare nostrum è una specie di “Zuppa di plastica tossica“. Sull’inquinamento terrestre è meglio tacere, ormai siamo a livelli irrimediabili: la Terra dei fuochi in Campania è solo un esempio, quello che ha suscitato più scalpore e denunce, ma ormai le terre dei fuochi sono sparse su tutta la penisola e solo di una parte si conosce l’esistenza. E tutto ciò che cresce, si alimenta e vive in un territorio inquinato è a sua volta inquinato; siano prodotti vegetali o siano animali di cui ci nutriamo.  Aggiungete l’inquinamento atmosferico e quello elettromagnetico ed il quadro è completo; da Day after.

Ma è meglio non dare troppo spazio al pericolo derivante da questo inquinamento globale. Basta dare piccoli segnali, denunce saltuarie, fare qualche titolo sulla stampa, qualche dichiarazione del politico di turno, giusto per riempire i giornali, mettere insieme quattro opinionisti ed esperti in uno dei tanti inutili talk show o realizzare qualche servizio televisivo.  Così facciamo finta di occuparci del problema, ma senza esagerare, altrimenti si manda in crisi l’intero sistema produttivo e commerciale. Mercurio e piombo nei pesci possono mandare in crisi l’intero comparto della pesca. L’inquinamento della campagna mette in crisi l’agricoltura. L’uso di ormoni e antibiotici usati per accelerare la crescita degli animali, mette in crisi gli allevatori. La reale tossicità dei veleni scaricati dalle auto metterebbe in crisi le aziende automobilistiche. Se si decidesse di  vietare tutto ciò che è dannoso per la salute umana o per la salvaguardia dell’ambiente, si bloccherebbe di colpo gran parte dell’intera produzione industriale; sarebbe una catastrofe economica. Allora denunciare sì, ma con calma, senza sollevare troppi polveroni. Un giorno ce la prendiamo con le sogliole al mercurio, il giorno dopo con gli scarichi delle auto, poi con i vitelli allevati con gli ormoni, poi con le piogge acide e la deforestazione, infine con l’olio di palma e le merendine, e così via; intanto le notizie si dimenticano presto e sembra che l’unico pericolo per l’uomo sia quello della denuncia del giorno, il resto è già dimenticato. La settimana scorsa sotto accusa era l’olio di palma, oggi il pericolo è la carne cancerogena; domani chissà.

Di recente il Parlamento europeo, accogliendo il suggerimento della FAO e dell’ONU,  ha finanziato una campagna pubblicitaria per convincere la gente a mangiare meno carne e sostituirla con insetti, vermi e larve;  alimenti sani, altamente proteici, basso costo di produzione e minor impatto ambientale, rispetto alla quantità di mangimi  e acqua occorrente per l’allevamento animale (Insetti, il cibo del futuro). Per divulgare l’entomofagia i cervelloni di Bruxelles hanno stabilito di erogare 3 milioni di euro ad ogni Paese che si impegni a diffondere e sostenere l’utilizzo degli insetti per uso alimentare (milioni di euro per farci mangiare ragni). Se tutti aderiscono, e non c’è motivo di dubitarne, 3 milioni per 27 paesi vuol più di 80 milioni di euro; per farci mangiare insetti.  Adesso è chiaro perché ultimamente su stampa e televisione si parla sempre più spesso di insetti e del loro utilizzo alimentare. Poi c’è ancora gente convinta che quelli del Parlamento europeo siano persone normali.

La giustificazione di questa iniziativa bislacca è collegata all’annoso problema della fame nel mondo. Dicono gli esperti ONU che noi, in Occidente, consumiamo troppa carne, mentre nel terzo mondo soffrono di carenze alimentari, proprio a causa del nostro eccessivo consumo di risorse. Questa strana relazione di causa/effetto fra il nostro benessere e la scarsità di risorse dei paesi poveri è tutta da dimostrare, ma è un’invenzione che fa comodo a tutte le associazioni che  campano sulla vera o presunta attività di intervento umanitario a favore del terzo mondo. Se si ha qualche dubbio in proposito, sarebbe il caso di leggere attentamente questo articolo: “Insetti, Fao, Onu e sprechi“.

Non sarà che anche questa sparata dell’Oms sulla pericolosità del consumo di carne è funzionale a quella campagna insettivora? Inculcandoci la paura che la carne sia cancerogena, vogliono convincerci a rinunciare alla salsiccia per mangiare fritto misto di grilli e spiedini di cavallette. Così si raggiunge un equilibrio dei consumi alimentari fra occidente ricco e paesi poveri; noi mangiamo più insetti ed i poveri del terzo mondo ogni tanto possono farsi una braciola, che evidentemente è cancerogena solo per noi, a loro fa bene (sono stranezze degli esperti ONU).  Resta il sospetto che ci sia qualcosa di poco chiaro in queste campagne a favore del terzo mondo, specie quando vogliono convincerci a mangiare insetti per dare le bistecche ai poveri. E tanto per cambiare ho l’impressione che dietro questa novità alimentare ci siano già aziende specializzate che hanno scoperto un nuovo business (Insetti, partono i primi allevamenti); guarda caso tra i primi interessati alla novità c’è la Coop, chissà perché. Sì, c’è qualcosa che non mi convince. Sarò troppo diffidente, ma il dubbio me lo tengo.

Vedi:Nouvelle cuisine” (maggio 2014)

Mucche, vongole e l’argenteria di casa

Tempi duri per le mucche; ed anche per le vongole. Nonostante il caldo opprimente gli euro cialtroni di Bruxelles sono sempre al lavoro (si fa per dire) e danno il meglio di sé (o il peggio, dipende dai punti di vista) nell’inventare quasi quotidianamente norme, leggi, regolamenti  e cervellotiche direttive che imbrigliano l’apparato produttivo, aggravando la già grave crisi economica, e complicano la vita ai cittadini europei.

Non abbiamo ancora digerito l’ultima eurostronzata (sono le stronzate secondo le norme CE) che, dopo il vino senza uva ed il cioccolato senza cacao,  consente di fare il formaggio con il latte in polvere (Vedi “Cheese, Europa“). Ed ecco altre due notiziette illuminanti. La prima riguarda il divieto di pescare vongole che misurino meno di 25 millimetri (“Vongole addio, illegali per un millimetro“). Significa che i pescatori dovrebbero misurarle tutte una per una per essere certi che rientrino nelle misure previste. Altrimenti, se c’è anche una sola vongola che misura meno di 25 millimetri sono guai seri; multe fino a 4.000 euro. Sembra una barzelletta, ma purtroppo è una cosa seria. Il dramma per il settore ittico è che le vongole, sembra a causa di una diminuzione della salinità del mare, non crescono oltre i 22 millimetri. Il che significa che tutto il settore è fermo, inattivo, per 3 millimetri di differenza.   Ancora una norma europea che sembra fatte apposta per danneggiare l’economia italiana, specie il settore agroalimentare.

L’altra invenzione riguarda le mucche; povere bestie, sempre sotto osservazione.  Gli ambientalisti le accusano di mangiare troppo, sprecando risorse che potrebbero essere usate per sfamare i poveri del terzo mondo, invece che per alimentare le bestie e produrre bistecche per i paesi ricchi. Gli eurocontrollori le accusano di produrre troppo latte, andando oltre i limiti imposti dalle direttive (e piovono salatissime multe ai produttori).  Ora finiscono sotto accusa per i “gas di scarico“,  eccessiva flatulenza e produzione di metano; insomma, sono delle grandi scoreggione (“Ultima follia di Bruxelles, tappare il culo alle mucche“).

Ne parlavo già 7 anni fa nel post “Mucche e marmitte“. Già allora i nostri solerti euro creativi (col culo degli altri, in questo caso quello delle mucche) avevano messo sotto osservazione le mucche ed il loro gravissimo difetto che contribuiva all’allargamento del buco nell’ozono. Scrivevo allora: “La soluzione è che per non allargare il buco dell’ozono bisogna chiudere il buco delle mucche. Così o le doteranno di regolare marmitta catalitica, oppure le tamponeranno con apposito tappo nel sedere.“. Passano gli anni ed ora tornano alla carica, più decisi che mai a vietare alle mucche di scoreggiare. La realtà, ancora una volta supera la fantasia. Quella che era una battuta oggi diventa realtà e  direttiva UE. Finiranno per imporre davvero l’applicazione di un sistema filtrante alle mucche, per trasformare il metano in profumo di violetta e lavanda. Resta solo da stabilire il modello standard  della marmitta in due versioni; la marmitta da stalla e quella da pascolo. Ovviamente anche il culo delle mucche dovrà essere a norma CE  e rispettare le misure standard.

Ma non abbiamo nemmeno il tempo di riflettere sull’assurdità di certe direttive, che ecco l’ultimissima, tanto per chiudere in bellezza: “Mogherini spende 3 milioni per un servizio da tavola“. “Bicchieri di cristallo, candelabri e secchielli d’argento per il ghiaccio, porcellana finissima con lo stemma dipinto in oro.”.  La notizia è stata riportata dalla stampa inglese: “Secondo fonti del britannico “The Telegraph“, le istituzioni europee avrebbero ordinato un servizio da tavola che verrà usato dai 3.360 impiegati e ospiti delle sedi di Bruxelles e dalle 140 ambasciate in tutto il mondo. Il tutto per la folle cifra di quasi tre milioni di euro, pari a dieci volte la spesa di un analogo servizio recentemente acquistato dalla Casa Bianca.”. Immagino che gli italiani siano felicissimi di sapere che la nostra Mogherini non bada a spese quando c’è da tutelare il prestigio e l’immagine dell’Unione europea. Se poi dobbiamo fare qualche sacrificio, pazienza, lo facciamo volentieri.  Però facciamo un figurone con bicchieri di cristallo, servizio in argento, stemma in oro e facce di bronzo.

A proposito di mucche, vedi:

–  Cheese,Europa

Cessi d’Europa

Una mucca al bar

Latte in polvere

San Valentino e la mucca

Mucche e marmitte

I sardi sono poveri

Secondo i dati pubblicati dall’ultimo dossier 2014 della Caritas, in Sardegna 1 sardo su 4 è povero, il doppio della media nazionale che è del 12,6%. Se poi si aggiungono anche le persone “a rischio povertà“. la percentuale sale ancora fino al 31,7%, circa 520.000 persone, un terzo dell’intera popolazione dell’isola.

Un bel primato, no? Una volta tanto siamo in testa alla classifica. Non che le altre regioni stiano molto meglio. Ormai la crisi economica di cui non si vede la fine è aggravata anche  dai costi dell’invasione di disperati africani e asiatici (per la gioia dei buonisti d’Italia e delle Coop che li assistono  spese nostre) e sta mettendo in ginocchio l’intera economia italiana, creando gravi rischi di conflitti sociali e disordini, nonché un aumento esponenziale della criminalità. Ma queste cose non si dovrebbero dire; scatta subito l’accusa di razzismo e xenofobia. Ma noi le diciamo lo stesso, anche se le anime belle ed i media nazionali fanno di tutto per nascondere il problema, negare che l’immigrazione sia un problema e facendo appello al dovere di accogliere i migranti ed assisterli amorevolmente a nostre spese.

In verità la Sardegna non ha solo questo triste primato della più alta percentuale di poveri. Da anni, anzi bisognerebbe dire da decenni, vanta anche il primato della disoccupazione e dell’area più povera d’Italia, quella del Sulcis-Iglesiente. Ma la gente ormai ci ha fatto l’abitudine, convive con la precarietà del lavoro e la povertà come una volta si conviveva con pulci, pidocchi e malaria. Ma i sardi sono gente forte, austera, orgogliosa; ogni tanto, è vero, protestano, ma di solito preferiscono sopportare in silenzio, “pan’e casu e binu arrasu” e si tira a campare. Anzi, quando giunge nell’isola qualche grosso esponente del potere dal “Continente“, lo ricevono con tutti gli onori e, per dare prova della leggendaria ospitalità sarda, sono tutti lì, intorno, ad ossequiarlo, omaggiarlo, ringraziarlo per la visita, ricoprendo il percorso di fiori ed erbe aromatiche, “sa romadura“, come si usa fare per la processione di S. Efisio. Così Presidenti, esponenti politici, segretari sindacali, Papi, sembrano tanti santi scesi dal cielo per aiutare i sardi.

Li riempiono di doni, li sorprendono con effetti speciali: l’esplosione di colori e ricchezza dei costumi tradizionali adornati con preziosi monili d’oro, argento  e corallo, si esibiscono in balli popolari, da “su ballu tundu” a “su passu torrau“, cori e canti a tenore, culurgionis, malloreddus, porceddu, casu marzu, cannonau, vernaccia e pistoccus, sperando così di toccare il cuore degli illustri ospiti che ringraziano commossi, elogiano la bellezza della Sardegna, baciano qualche bambino, accarezzano un disabile in carrozzina, stringono mani di minatori disperati, assicurano la vicinanza, il sostegno e promettono di tutto e di più. Poi i “grandi” tornano nei loro palazzi (siano Presidenti, Papi o sindacalisti), si riposano, ritemprano le forze e ripartono per altre regioni e città dove riceveranno altre festose accoglienze e dove faranno le stesse promesse.

Il fatto è che, dicono, non ci sono le risorse per affrontare seriamente la situazione lavorativa. Sarà vero? Forse, ma solo in parte. In realtà i soldi ci sono, anzi c’è un mare di denaro pubblico che viene elargito regolarmente a soggetti pubblici e privati, sotto diverse voci e con diverse destinazioni d’uso. Un flusso enorme di denaro che la Regione versa annualmente a questi soggetti. Soldi che, spesso, si aggiungono ad altri contributi da parte dello Stato e dei Comuni per le più svariate attività; sport, editoria, associazioni culturali, sagre e feste paesane, gruppi teatrali e musicali, danza, mostre…insomma ce n’è per tutti. Mamma Regione finanzia tutti, dalla filodrammatica di Trescagheras alla sagra delle lumache della Marmilla.  Chi ha un po’ di pazienza, e di curiosità, potrebbe dare uno sguardo a questo sito (Regione Sardegna: finanziamenti) dove scoprirà tutti i finanziamenti, agevolazioni e contributi concessi.

Ecco un esempio concreto. Riguarda i finanziamenti del progetto “Beni benius” (benvenuti) per favorire l’integrazione culturale e  lavorativa dei migranti (vedi qui documento completo in formato pdf).

Se ne sentiva il bisogno, vero? Bisognerebbe chiederlo ai minatori del Sulcis.  Ma noi, è risaputo, siamo ospitali. Quindi non solo accogliamo tutti con un abbraccio fraterno, offriamo doni, orniamo il percorso con “sa romadura“, perché “sono nostri fratelli” (dice il Papa), sono “preziose risorse” (come dicono Boldrini e Kyenge), ma siamo disposti anche a rinunciare a dei soldini della Regione in loro favore. Così, non solo i migranti vengono ospitati (sempre a spese nostre, ovvio), ci costano un sacco di soldi e fanno la fortuna delle associazioni e Coop che li assistono (Mafia Capitale docet), ma ci aggiungiamo anche del nostro, soldini che potrebbero essere usati per alleviare i problemi di quel quarto della popolazione sarda che secondo la Caritas è in povertà. Siamo disperati, non riusciamo ad arrivare a fine mese, abbiamo sempre qualche balzello da pagare, facciamo i salti mortali per sopravvivere, ma poi abbiamo soldini da destinare ai migranti; ce li togliamo praticamente di tasca, ci tassiamo, rinunciamo anche al companatico e mangiamo solo pane, per tenere alto l’onore e la fama di sardi ospitali.  Ed ecco quanto mamma Regione ha stanziato per questo progetto umanitario: 372.562.08 euro.

Contenti? Già, i sardi sono buoni, accoglienti, ospitali. Forse un po’ rudi, burberi, taciturni e di poche parole, ma sono gente tutto cuore, si tolgono il pane dalla bocca per aiutare gli africani che poi, riconoscenti, troviamo in tutte le spiagge dell’isola, ad offrirci cianfrusaglie di ogni genere, e nei parcheggi della città e dintorni, ospedali, cimiteri, centri commerciali. Ci indicano il parcheggio vuoto, che noi abbiamo già visto da lontano, ma loro sentono il dovere di indicarcelo con precisione. E’ il loro modo di ringraziarci per l’accoglienza (dietro versamento dell’obolo, ovvio, altrimenti vi rigano l’auto).

Per fortuna, di recente i sardi hanno eletto un loro rappresentante al Parlamento europeo, Renato Soru, che era già stato presidente della regione per 5 anni e che, dunque, conosce molto bene i problemi dell’isola. Siamo certi che, forte della sua esperienza da governatore, opererà bene nell’interesse dei sardi. Infatti, appena insediato, ha fatto subito una proposta, favorevolmente accolta da Bruxelles. Ovviamente si tratterà di una proposta che interessi la Sardegna, penserete voi. Peccato, vi sbagliate. Ecco la notizia riportata dal quotidiano locale L’Unione sarda circa un mese fa: “L’Unione europea dice sì a Renato Soru: a Lampedusa il premio per la Cittadinanza europea“.

Eccolo che posa, per la classica foto ricordo, con il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il deputato del PD Khalid Chaouki, originario marocchino, uno dei tanti che ultimamente hanno trovato l’America in Italia. Dice Soru, felicissimo di questa sua prima vittoria: “E’ con grande soddisfazione che ricevo la notizia che il Premio per la Cittadinanza Europea è stato assegnato agli abitanti di Lampedusa. E’ per me motivo di grande gioia sapere che la proposta da me inoltrata l’11 settembre ha trovato l’unanime riconoscimento del Parlamento Europeo che così rende merito all’enorme sforzo di solidarietà compiuto dai lampedusani in questi anni terribili di tragedie sulle loro coste“. Ci comunica la sua vittoria  “con viva e vibrante soddisfazione…”; sembra di sentire Crozza quando imita Napolitano. Sardo, eletto dai sardi, va a Bruxelles ed invece che pensare ai sardi pensa ai migranti africani e a  Lampedusa. No comment; si commenta da solo. Punto.

Bene, bene, la Sardegna può aspettare, prima viene Lampedusa ed i migranti. Poi, se abbiamo tempo, soldi ed energie residue proveremo anche a pensare alla Sardegna ed ai sardi. Ma con calma, non c’è fretta. I sardi sono pazienti, hanno sopportato tante invasioni nel corso della loro storia, fenici, cartaginesi, romani, vandali (sì, ci sono passati anche quelli), pisani, genovesi, spagnoli, piemontesi; sopporteremo e sopravvivremo anche a questa nuova invasione (speriamo). Intanto pensiamo a spendere bene quei 372.000 euro per aiutare i poveri immigrati ad integrarsi e trovare un lavoro. Sì, è vero che il lavoro non c’è nemmeno per i sardi, ma prima pensiamo agli africani; altrimenti dove va a finire la nostra proverbiale ospitalità? I sardi poveri e senza lavoro,  invece,  se non hanno di che sfamarsi, possono sempre andare a mangiare alla Caritas. No?

A proposito di Sardegna, vedi anche…

Cose di Sardegna

Tutto va ben, madama la marchesa (#sardistatesereni)

Sardi e cataclismi

Gigi Riva e Van Persie

Parassiti e culi

Festa di popolo e riti collettivi

Morti , Presidenti e Papi

Tette, Papi e Femen

Non tutte le tette sono uguali. O meglio, come direbbero  i maiali di Orwell, si potrebbe dire che “Tutte le tette sono uguali, ma alcune tette sono più uguali di altre“. Insomma, secondo il più classico doppiopesismo dei moralisti a corrente alternata, c’è tetta e tetta.  Ha fatto scalpore il curioso “incidente hot” successo nel corso del programma  Tale e quale show, condotto da Carlo Conti.  Veronica Maya, durante la sua esibizione canora, forse per un movimento eccessivo del corpo, ha causato lo scivolamento del vestito lasciando in bella vista il seno (Video su Corriere.it).

Grande imbarazzo, ma la nostra “Maya desnuda” continua ad esibirsi, facendo finta di coprirsi ( sembra che sia  recidiva; lo stesso “incidente” le era successo già in passato), e intervento di Conti che  interrompe il numero e cerca di coprire le grazie nude della Maya. Del resto, scoprire improvvisamente alcune parti del corpo solitamente nascoste, è un “incidente” che succede molto frequentemente nel mondo dello spettacolo.  Basta ricordare Belen Rodriguez che in diretta TV a Sanremo mostra con disinvoltura la sua farfallina inguinale. O Laura Pausini che durante un concerto in Messico, rientra sul palco, dopo una pausa,  indossando solo un accappatoio che si apre sul davanti, lasciando vedere a tutto il pubblico che, forse per una dimenticanza o per la fretta di rientrare, ha dimenticato di indossare le mutandine (Guarda qui il video). Succede a tutti, no? Strani incidenti che lasciano molti dubbi sul fatto che si tratti di un “incidenti casuali“.

Si tratta, comunque, di immagini di nudità che, solitamente, sui media  appaiono ritoccate o censurate (esempio classico è quel ridicolo quadratino o fascetta che nasconde i capezzoli o la sfocatura su foto e video). Poi magari, subito dopo va in onda un film della serie Giovannona coscia lunga, dove si vede di tutto e di più, ma continuano a mettere le fascette sui capezzoli. E’ lo stesso principio per cui, quando ci sono espressioni forti o scurrili in TV vengono censurate col classico Bip. Poi guardate un talk show, dove piovono insulti di ogni genere, o un monologo di Crozza e comici vari, e volano cazzi, culi, fighe e coglioni  come libellule a primavera.  Valli a capire questi censori ed i loro criteri.  Infatti anche nel video pubblicato dal Corriere.it, sopra linkato, si può vedere che il seno viene offuscato da una macchia biancastra. Quanto pudore! E quanta ipocrisia, in dosi industriali.

Ma anche il pudore in Italia, come la morale,  è a corrente alternata. Questa a lato è Eva Grimaldi, reduce da non ricordo quale reality, ospite al programma “Quelli che il calcio” su RAI3, di primo pomeriggio, ora di massimo ascolto. Qui un servizio fotografico che documenta la sua performance da far invidia a Sharone Stone (Eva Grimaldi accavalla le gambe e infiamma lo studio). Il fatto è che indossa un vestitino che non può dirsi nemmeno “mini“, è già a livello pubico e, come se non bastasse, ha due lunghi spazi laterali, col risultato che quando si siede, praticamente è come se fosse in  mutande. C’è chi mostra il sopra e chi mostra il sotto. E sembra una gara a chi mostra di più. Le tette della Maya alle 10 di sera fanno scandalo, le mutande della Grimaldi alle 3 del pomeriggio no. Qual è, secondo voi, il parametro di giudizio su ciò che è lecito e ciò che non lo è? Ah, saperlo. Ma non è il caso di farsene un problema, non lo sanno nemmeno gli addetti ai lavori,vanno a caso; questo sì, questo no.

Ma torniamo alle tette. Abbiamo appena detto che mostrare il seno in TV non è consentito. Ora, proprio due giorni fa al programma Anno uno su LA7 si sono viste non due tette, ma addirittura 10, tutte nude, ben in vista e con i capezzoli in primo piano, senza sfumature o  quadratini che li coprissero. Erano le Femen, ormai famose per le loro azioni di protesta a seno nudo. Non sono capitate lì per caso, né si è trattato di una incursione, come sono solite fare. No, sono state espressamente invitate dalla conduttrice Giulia Innocenzi, quella che ha poche rivali nel giocarsi il ruolo di più antipatica della TV, grazie alla sua vocina leggermente nasale, il parlare cantilenante e l’aria spocchiosa e supponente della ragazzina  impertinente con la puzza sotto il naso. Ma questa esibizione è considerata del tutto normale. Infatti la Innocenzi, essendo “innocente“, ingenua e pura di cuore, non ci vede niente di male, non corre a coprile ed anzi le ringrazia per la partecipazione. Conclusione: le tette delle Femen sì, quelle della Maya no.

Ma cosa c’entrano le Femen in quel programma? Sono andate per protestare contro la visita del Papa al Parlamento europeo, programmata per il prossimo 25 novembre. Dicono: “Siamo qui per annunciare che la parità, i vostri diritti, i nostri diritti, sono in pericolo e, sfortunatamente, la fonte del pericolo è proprio qui in Italia. Il 25 novembre il Papa si reca a parlare al Parlamento europeo, a Strasburgo in Francia. E questo è un attacco diretto alla laicità, alla parità, ai diritti umani ed alla separazione fra Chiesa e Stato, che deve diventare una priorità oggi.“.  Insomma, queste ragazzotte accaldate vogliono decidere chi può e chi non può andare al Parlamento europeo. Alla faccia della libertà di pensiero. (Vedi qui Femen ad Announo)

Come se non bastasse, non si sono accontentate di fare la loro apparizione in TV. Visto che si trovano in Italia, approfittano delle “Vacanze romane” per fare, come tutti i bravi turisti, una visita a San Pietro. Ma loro sono turiste un po’ particolari e, quindi, si esibiscono in una performance non proprio rispettosa del luogo e del simbolo della fede cristiana.  Eccole che tengono un crocifisso in mano e se lo mettono…nel sedere.  Ecco, queste “brave ragazze“, invece di denunciarle e sbatterle in galera, noi le ospitiamo in televisione e le ringraziamo. Saremmo curiosi di vederle andare a Teheran (o in un altro paese musulmano) e fare una cosa del genere tenendo una copia del Corano sul culo. Non credo che le ospiterebbero sulla televisione nazionale. Di recente due cristiani (marito e moglie) in Pakistan, con l’accusa di blasfemia per aver offeso il Corano, sono stati bruciate in una fornace per laterizi. Altro che ospiti in TV. Ma è risaputo, la Chiesa ed  il Papa si possono offendere, sbeffeggiare, oltraggiare tranquillamente: è libertà di pensiero. Ma guai anche solo ad insinuare qualcosa di poco simpatico contro i musulmani: sarebbe gravissimo atto di islamofobia.  Ecco, questo è un perfetto esempio di doppia morale. (Qui è visibile il video della loro esibizione: “Femen a San Pietro“).

Ora, oltre alla sottile differenza fra tette sì e tette no, tette scandalose e tette lecite, fra “tette buone” e “tette No buone“, si pone un altro problema. Non solo le tette delle Femen sono permesse (forse sono politicamente corrette e progressiste, al contrario di quelle della Maya che, evidentemente, sono reazionarie),  ma si tira in ballo il Papa ed il suo diritto di intervenire al Parlamento europeo. Allora bisogna fare un passo indietro e bisognerebbe leggere questo articolo del 28 settembre “Conchita Wurst in Europa; nell’Unione europea si parla di gay e trans”.

Conchita Wurst è una trans (oggi vanno come il pane), ma con tanto di barba, che tempo fa ha vinto il festival europeo della canzone. Non è molto chiaro se abbia vinto perché più brava degli altri partecipanti, oppure perché è trans (sembra essere un titolo di merito: si vincono i festival, i reality, si va in Parlamento, si è ospiti fissi in TV)); resta il dubbio. Ovviamente è una delle attiviste militanti della lobby che raggruppa gay, lesbo, trans, bisex  e varia sessualità. Come programmato, lo scorso 8 ottobre, è intervenuta al Parlamento europeo dove ha tenuto un discorso sui diritti omosessuali, con interventi di altri europarlamentari di diversi gruppi. Successivamente si è esibita all’esterno interpretando alcune canzoni. (Vedi AnsaConchita e i diritti gay” e video “Conchita canta“).

Bastano questi pochi esempi (ma se ne potrebbero fare a centinaia) per  capire che, evidentemente, esiste una strana morale grazie alla quale certe nudità sono oscene ed altre sono del tutto naturali. Basterebbe ricordare che tempo fa la solita sinistra con la doppia morale fece una campagna contro Striscia la notizia, accusando il programma di Ricci di sfruttare il corpo femminile. Ora riguardate la foto di Eva Grimaldi e giudicate le differenze con le due veline che ballano a Striscia e che sono molto più coperte della Grimaldi. Basta ricordare le tante show girl che stazionano perennemente nei salotti TV ad ogni ora del giorno e della notte per notare che tutte sembrano impegnate in quel giochino del mostrare tette, gambe e culi, perché più mostri e più facilmente finisci sulla stampa.

Ma allora come si fa a distinguere ciò che è lecito da ciò che non lo è? Non è possibile; l’unico criterio è che non esiste un criterio, vale la regola della doppia morale. Tutto ciò che è in sintonia col pensiero unico dominante e politicamente corretto è bene, lecito, giusto e democratico. Tutto il resto, fossero anche le stesse cose (o le stesse tette), è deleterio, provocatorio, indecente, maschilista, osceno, esecrabile, fallocratico. Chiaro? Ecco perché le veline di Striscia sono un’offesa alle donne e sfruttano il corpo femminile e le tette della Maya sono un “incidente” e vanno subito coperte,  mentre le tette delle Femen dalla Innocenzi sono lecite e regolamentari.

Ma, soprattutto, si pone una domanda: perché al Parlamento europeo ci possono andare i trans e non ci può andare il Papa? E perché se una trans va al Parlamento europeo per sostenere la causa dei diritti gay, lesbo, trans, bisex, plurisex, annessi, connessi ed assimilati,  è una legittima e democratica espressione della libertà di pensiero,   mentre se ci va il Papa  è un grave attentato ai diritti umani? Provate a dare una risposta logica ed onesta.

Vedi anche “Pane, sesso e violenza“.

La strana coppia

Attenti a quei due. Sono i due pezzi da novanta del Parlamento europeo, l’importantissimo consesso che decide la curvatura delle banane, la circonferenza del pisello e le misure standard dello sciacquone. Uno, Jean-Claud Juncker, appena eletto presidente della Commissione europea, ha subito annunciato un faraonico progetto per il rilancio dell’economia e del lavoro in Europa, per un importo di 300 miliardi  di euro (esagerato!). L’altro, Martin Schulz, è stato riconfermato  presidente del Parlamento. Eccoli raffigurati in un affettuoso abbraccio.

La cosa curiosa è che sembrano due controfigure, due sosia di altri personaggi famosi. Uno, Juncker, visto di profilo, è il sosia perfetto del vecchio conduttore televisivo Luciano Rispoli (vedi foto). L’altro, Martin Schulz, è l’incarnazione umana di Bobo, personaggio delle vignette  di Staino (vedi foto). Purtroppo, però, questi due personaggi, non fanno ridere. Anzi…

 

Europa, banane e sciacquoni

Il Parlamento europeo, più che un importantissimo e serio organismo politico transnazionale, sembra un’associazione di buontemponi; di quelli che periodicamente si riuniscono per allegre serate all’insegna della goliardia o per mettere in atto scherzi e zingarate in stile Amici miei. Lo si evince dalle proposte bizzarre e strampalate che si discutono nelle austere aule di Bruxelles o Strasburgo e dalle direttive che vengono approvate. Una di queste bischerate, sull’invito a consumare larve, insetti e vermi,  la ricordavo di recente nel post “Nouvelle cuisine“. Ma l’elenco delle eurozingarate sarebbe lungo.

La cosa drammatica, tuttavia, è che non si tratta di un ristretto gruppo di amici dediti allo scherzo o alla battuta facile, alla maniera di Quelli della notte di Arbore. No, questa allegra brigata è composta da 751 parlamentari (più un esercito di dipendenti) che godono di lauti compensi e di una lunga serie di benefici e privilegi, al fine di garantire l’espletamento delle loro funzioni in un ambiente comodo, tranquillo e rilassante, con tutti i confort di serie,  dove sfogare liberamente la loro fervida fantasia per inventarsi le norme più inverosimili.

Un organismo, insomma, agile, leggero e sobrio, che ci costa la bellezza di 227 milioni di euro solo per stipendi, pensioni, rimborsi, assicurazioni e indennità varie (Vedi “Parlamento UE, costi e sprechi“). A cui si aggiungono 620 milioni di euro per funzionari e dipendenti e circa 100 milioni di euro per servizi esterni, circa 100 milioni di euro per la pubblicazione e diffusione di documenti e accoglienza di visitatori, e 140 milioni per telecomunicazioni. Questo organismo, per essere più snello e funzionale, dispone di tre sedi: una a   Bruxelles, in Belgio (dove si riuniscono e lavorano le varie Commissioni), una a Strasburgo, in Francia (dove si riunisce il Parlamento in seduta plenaria per 4 giorni al mese, escluso agosto; ovvero, per soli 44 giorni all’anno), ed una in Lussemburgo, dove hanno sede gli uffici amministrativi ed il segretario generale.

Solo questo assurdo ed ingiustificato andirivieni di parlamentari, funzionari e circa 5.000 persone impiegate a vario titolo ad ogni spostamento fra le tre sedi (con treni, auto, aerei e camion per il trasporto di tonnellate di documentazione al seguito), ci costa 200 milioni di euro. Ma la cifra quasi complessiva, e inverosimile, delle spese annuali di questo organismo è quella riportata nella pagina web della stessa Unione europea, dove compare il bilancio consuntivo 2013: 150,9 miliardi di euro! Si ha quasi paura a riportare quella cifra. Viene spontaneo, almeno per chi non è giovanissimo, fare l’equiparazione con le vecchie lire, ci si capisce meglio. Sarebbero circa 300.000 miliardi di lire!  

Una cifra talmente spropositata e assurda che sembra un errore di stampa, un refuso. Leggiamo quel numero nel sito ufficiale dell’UE e continuiamo a pensare che sia un errore. Ci rifiutiamo mentalmente di pensare che quella cifra sia reale. Ma, fatte alcune verifiche, ci rendiamo conto che, purtroppo, è vero. Ne abbiamo conferma leggendo che   il bilancio preventivo 2014/2020 prevede una spesa di  960 miliardi di euro. Ma non è nemmeno tanto chiaro. Forse hanno vergogna a dire chiaramente quali sono i costi esatti e specificare le varie voci. Per esempio, sembra che quella cifra sia raddoppiata e così suddivisa: 960 miliardi in impegni finanziari e 980 miliardi in pagamenti. Qual è la differenza? Significa che in totale le spese ammontano a 1.940 miliardi di euro? Provate a riportarlo in vecchie lire: diventa una cifra difficile da pronunciare e da pensare. Numeri che finora si usavano solo per calcoli e grandezze astronomiche. Se non siete esperti di contabilità pubblica, o non avete accesso ai bilanci ufficiali, nonostante le ricerche in rete, non capirete mai come vengono spesi quei soldi. Anche i siti d’informazione e quotidiani si limitano a riportare cifre generiche, senza entrare nei dettagli.

Tanto dispiego di uomini e mezzi lascerebbe intendere che gli euro-parlamentari siano  impegnati giorno e notte nell’estenuante  attività di curare gli interessi dell’Europa, dei suoi cittadini e di garantire un continuo progresso economico e sociale di tutti i Paesi membri dell’Unione. Sarà così? Visti i risultati, viene il sospetto che tanto lodevole impegno non sia solo sprecato, ma addirittura controproducente. Forse sarebbe meglio che lavorassero poco e pensassero anche meno.

Di recente è uscito un libro di Mario GiordanoNon vale una lira“, in cui, oltre alle valutazioni politiche sull’attività del Parlamento europeo, dei suoi costi stratosferici, dei risultati discutibili e degli effetti deleteri per gli Stati membri (in particolare per l’Italia), ha raccolto pazientemente  una serie di autentiche perle dell’attività parlamentare europea. Alcune bizzarre,  altre quasi inverosimili, altre ancora che sembrano estrapolate da un monologo umoristico da cabaret. Purtroppo, però, c’è poco da ridere. (Qui si può leggere una recensione ed alcuni brani del libro di Giordano: “L’Europa? Non vale una lira“).

Forse non riusciremo a capire esattamente il bilancio dell’UE, ma già da alcune voci di spesa, possiamo farci un’idea di cosa sia questo carrozzone mangiasoldi (i nostri).  Visto che si è appena votato per il Parlamento europeo, è bene che gli italiani sappiano cosa andranno a fare i loro rappresentanti appena eletti e riflettano leggendo alcune di queste “europerle” scovate e catalogate da Giordano.  Vedremo, facendo una breve sintesi, di riportarne alcune: dalla lunghezza della banana, alla curvatura del cetriolo, dalla definizione di acqua calda alle misure del perfetto sciacquone europeo. Al prossimo post…

Nouvelle cuisine

Fritto misto di grilli, cavallette e scarafaggi. In futuro, fra non molto, potrebbe essere questo uno dei piatti consigliati dallo chef e presenti nei menu dei ristoranti europei.

Basta con lasagne, bistecche, carbonara, brasati, sogliole, fritto misto del golfo, risottino alla pescatora, scampi, gamberoni, bollito misto, tagliatelle, ragù, grigliata mista, tartufo, cotechino, carbonara, aragosta. Dimenticatevi di queste prelibatezze. Lo consiglia la FAO e l’Unione europea (quella che stabilisce la lunghezza delle banane e la circonferenza del cetriolo), ha recepito immediatamente il suggerimento degli “esperti” ONU e nel 2012 ha approvato (e finanziato) un progetto per stimolare i paesi membri dell’Unione, a consumare meno carne, cambiare le nostre abitudini alimentari, rinunciare alle nostre tradizionali pietanze e prelibatezze nazionali e specialità regionali, e sostituirle con  una alimentazione a base di insetti, vermi e larve. E per dimostrare che è una cosa seria ha stanziato 3 milioni di euro per ogni Paese che si impegni a diffondere il nuovo verbo culinario made in Bruxelles. E purtroppo non è uno scherzo.

Il box riportato in alto è comparso due giorni fa (ma era già stato pubblicato alcuni mesi fa) su un portale internet. Visualizzando l’articolo si può scorrere una curiosa slide che mostra una cinquantina di “piatti” a base di insetti. La didascalia del pezzo dice: “Perché limitarsi a cucinare il pesce o la solita carne quando la natura offre un’infinità di ingredienti commestibili e facilmente reperibili? Ecco alcune pietanze a base di scarafaggi, scorpioni insieme all’ultima trovata: il lecca lecca con la larva.“. Se siete curiosi e di stomaco forte potete vedere qui la carrellata di leccornie: “Insetti & co.”. Buona visione.

Dopo la “nouvelle cuisine” degli anni ’70, questa è la nuova rivoluzione gastronomica sponsorizzata dall’EU. Sulla genesi di questa iniziativa (promossa già anni fa dalla FAO) e sugli aspetti anche economici della campagna dell’ONU (e dell’EU) vedi: “Insetti, FAO, ONU e sprechi“.

La giustificazione di questa iniziativa bislacca è collegata all’annoso problema della fame nel mondo. Dicono gli esperti ONU che noi, in Occidente, consumiamo troppa carne, mentre nel terzo mondo soffrono di carenze alimentari, proprio a causa del nostro eccessivo consumo di risorse. Questa strana relazione di causa/effetto fra il nostro benessere e la scarsità di risorse dei paesi poveri è tutta da dimostrare, ma è un’invenzione che fa comodo a tutte le associazioni che  campano sulla vera o presunta attività di intervento umanitario a favore del terzo mondo. Se si ha qualche dubbio in proposito, sarebbe il caso di leggere attentamente l’articolo sopra linkato su insetti, Fao, ONU e sprechi.

Allora, siccome noi mangiamo troppa carne ed i paesi poveri, non potendo mangiare carne, devono cibarsi di insetti, vermi e larve, per risolvere il problema, ecco la soluzione geniale: ai poveri del terzo mondo mandiamo un po’ delle nostre bistecche e noi cominciamo a sostituire  la carne con cibi alternativi che, assicurano i soliti esperti, sono comunque ricchi di proteine (provare per credere). Da domani, quindi, possiamo sbizzarrirci a cucinare grilli, formiche, scarafaggi, locuste, scorpioni, cavallette, ragni, larve. Insomma, il menu è vario e ricco di piatti (vedi la slide citata). Lo consiglia l’Unione europea.  E se siamo bravi ci regala anche 3 milioni di euro (tanto sono sempre soldi nostri). Vedi “L’unione europea stanzia milioni di euro per farci mangiare ragni“.

Ecco perché già dall’anno scorso, periodicamente, sui media compaiono servizi ed articoli proponendoci questo nuovo corso gastronomico. Lo fanno per adeguarsi alle direttive europee. Piccolo particolare non trascurabile, visto che siamo sempre noi a pagare (e l’Italia è uno dei maggiori finanziatori dell’EU): se tutti i Paesi dell’Unione ottemperano a questa direttiva, significa moltiplicare 3 milioni per 28, ovvero…84 milioni di euro. Geniale questo Parlamento europeo. Siamo ancora in piena crisi economica, praticamente col culo per terra, col debito pubblico che continua  a crescere, la povertà che avanza, aziende che chiudono, metà dei giovani senza lavoro, disoccupati, precari, cassintegrati, esodati, pensionati che per campare cercano di racimolare qualcosa frugando nei cassonetti degli scarti ai mercati e…in questa situazione tragica il Parlamento europeo non trova di meglio da fare che impiegare 84 milioni di euro per invitarci a mangiare cavallette, grilli  e scarafaggi.

Eppure, a sentire quelli che in questi giorni chiedono il voto agli italiani, sembrerebbe che questa Unione europea sia una cosa seria e che l’Europa e l’euro siano la nostra salvezza. Se anche voi ne siete convinti (beata ingenuità) votateli pure.  Ma tenete a portata di mano (in cucina) un buon digestivo robusto. Ne avrete bisogno dopo una scorpacciata di fritto misto a base di cavallette e scarafaggi. Auguri e buon appetito.

Alghe, insetti; il cibo dei prossimi vent’anni

Insetti & co nel piatto (altra carrellata di specialità)

Grilli arrosto e formiche tostate

Leopardi e gli eurosprechi

In che mondo viviamo? Basta osservare alcuni piccoli particolari per capirlo. Ecco due perfetti esempi che ci aiutano a capire che questo mondo è ormai in completo disfacimento e senza speranza. Il primo esempio riguarda un test culturale fatto al “Grande fratello“. Ne ha dato notizia il TG4 qualche giorno fa riprendendo le immagini del reality. Un ragazzo legge L’infinito di Giacomo Leopardi. Ed il celebre “ermo colle“, diventa subito “l’eterno colle“.  Cominciamo bene! A seguire, una ragazza, commentando la poesia e l’autore, afferma che Leopardi era uno straniero che voleva suicidarsi gettandosi da quel “colle“.

Questo è il livello culturale dei ragazzi di oggi? Sembrerebbe una esagerazione, una forzatura. O, magari, potrebbe essere tutta una messinscena preparata dagli autori del programma (oggi niente di quello che appare è davvero ciò che sembra, specie in TV). Così quelli del TG4 hanno voluto verificare e sono andati in strada chiedendo ad alcuni passanti cosa richiamino  alla mente i versi “Sempre caro mi fu quest’ermo colle…” o “il naufragar m’è dolce in questo mare”. Ed il risultato è esilarante. Ecco qui il servizio: “Leopardi e l’ermo colle“. (Per andare subito al punto interessato, saltando le precedenti notizie del TG,  basta spostare la freccetta del puntatore sulla barra di scorrimento, in basso al video, e cliccare al minuto 24′).

Del resto se il livello culturale dei cittadini normali è davvero desolante non è certo meglio quello dei nostri rappresentati in Parlamento. Diverse volte, interpellati da cronisti d’assalto, hanno fatto delle figure barbine. Ecco l’ultima, ripresa e diffusa da diversi siti e TG. Il deputato del M5S, Tripiedi, chiede la parola in aula e così esordisce: “Sarò breve e circonciso…”.

Un altro aspetto quasi incredibile di questa società in balia di una classe politica e dirigente che sarebbe da rottamare in blocco è l’enorme spreco del parlamento europeo che ad un costo faraonico accomuna un’attività spesso incomprensibile e addirittura ridicola. Tutta da ridere, se non fosse tutto vero e se non fossimo noi a pagare. Ecco come Crozza ne spiega il funzionamento ed i costi (ma l’elenco degli sprechi sarebbe molto, ma molto più lungo di quello fatto dal comico). Queste informazioni bisognerebbe darle ogni giorno come notizie di apertura dei TG, non lasciare che siano i comici a parlarne, facendola passare come satira, perché non c’è proprio niente da ridere.  Ecco il video: “L’Europa sprecona“.

A proposito di Leopardi (per chi volesse rinfrescarsi la memoria), ecco un video che ho realizzato ed inserito su YouTube 6 anni fa; L’infinito declamato da Vittorio Gassman.

Napolitano e la cresta

Dopo le recenti rivelazioni di Alan Friedman che sollevano molti dubbi sulla correttezza istituzionale del Presidente Napolitano (Hillgate , i misteri del Colle), e confermano con le prove ciò che già si sospettava, ecco un’altra notizietta che riguarda Re Giorgio; quando da europarlamentare faceva la cresta sul rimborso spese. Lo riferiva già un articolo di tre anni fa “Toh, Napolitano…”. citando un video del 2004, di un canale televisivo tedesco, che circolava da tempo su internet. Stranamente quel video oggi non è più disponibile; è stato eliminato da YouTube di recente. Guarda che combinazione! E’ stato, però, ripreso e riproposto l’anno scorso in una puntata di La Gabbia su LA7. Sarà bene rivederlo, tanto per ricordarsi chi sono questi personaggi che si ergono a integerrimi custodi della morale, quelli che hanno la verità in tasca, quelli che sono sempre dalla parte giusta, i “migliori”, quelli che si autodefiniscono “Persone perbene“. Gli stessi che anni fa, ai tempi di Tangentopoli, graziati dalla magistratura amica, proclamavano “Noi abbiamo le mani pulite…”. Ecco, quelli, i compagni di Napolitano…

Stranamente quel video non è mai passato nelle reti televisive italiane. Distratti? Non si sapeva? Non era una notizia importante? Curioso che con tanti giornalisti d’assalto, sempre pronti a denunciare le magagne dei politici, nessuno abbia sentito il dovere di parlarne. Non lo ha fatto Santoro, il tribuno della plebe che da 20 anni usa la televisione per condurre la sua battaglia personale contro Berlusconi. Non ne ha parlato la Gabanelli nelle sue inchieste a Report, dove si denuncia la cattiva amministrazione, la corruzione e gli sprechi della politica. Né lo abbiamo visto a Ballarò di Floris. Nemmeno Fazio ne ha parlato nel suo salottino TV “Che markette che fa…” dove pubblicizza tutto, libri, CD, film in uscita, specie se sono opera di “compagni“.  Non ne hanno parlato i telegiornali, sempre attenti a illuminarci su tutta la spazzatura nazionale ed estera, che chiamano informazione, e sempre pronti a riservare al nostro Presidente Napolitano il suo spazio quotidiano e dove tutti gli starnuti presidenziali diventano notizie di primo piano. “Tutto Napolitano minuto per minuto“; tutto, eccetto questa piccola magagna; non si deve sapere. Eppure tutti sono pronti a scendere in campo per difendere il diritto di cronaca, la libertà d’informazione. Ogni tanto, però, hanno delle amnesie, degli attimi di distrazione; io non c’ero, e se c’ero dormivo.

Non ne sapevano nulla nemmeno i tanti buffoni e giullari di regime sempre pronti a sbeffeggiare i politici (meglio se sono di destra) con qualunque pretesto. Quelli che da anni sono militanti politici mascherati da comici e fanno propaganda mascherandola da satira. Sono un esercito agguerrito, hanno i loro spazi  in televisione, sui giornali, alla radio. Ma nessuno ha mai visto quel video che da anni era su internet, visto da centinaia di migliaia di persone. Lo hanno visto tutti eccetto i nostri comici ed i nostri giornalisti d’assalto. Curioso, vero? Già, è uno dei tanti misteri d’Italia…

Ultimissime

Box in primo piano sul Corriere.it mostra Prodi appisolato mentre parla Letta (Guarda il video). Dice la didascalia “Letta fra Expo e governo. Ma Prodi si appisola“. Ma il Corriere sbaglia. Quando Prodi dorme, o sembra che dorma, in realtà…sta pensando! Lo aveva rivelato anni fa l’allora ministro Santagata in risposta a Beppe Grillo il quale dichiarò che quando andò a trovare il premier, mentre parlava, Prodi chiuse gli occhi e dormiva: “Prodi-valium che quando sono andato a trovarlo per suggerirgli delle nostre proposte, dopo un po’ dormiva“.  Ne parlavo in questo post del 2007: “Chi è il comico?”.  E c’è ancora chi lo tira in ballo e lo propone come nuovo Presidente della Repubblica. Uno che pensa quando dorme e dorme quando dovrebbe pensare, ma che sarebbe meglio per tutti che continuasse a dormire…farebbe meno danni. Boh…