Figli, uteri in affitto e zio Nichi

Come avere un figlio in tempi di globalizzazione e mercato mondiale.  Semplice: prendi degli spermatozoi lavorati a mano, un ovulo fresco di giornata (in campagna si trovano facilmente), cerca fra gli annunci in rete  un utero da affittare (possibilmente equo canone), unisci tutti gli ingredienti, agita un po’ e aspetta 9 mesi. Amazon garantisce anche la consegna del pupo, tramite drone, direttamente a casa. La notizia di oggi è questa: “E’ nato il figlio di Nichi Vendola”. Difficile commentare l’evento, un po’ perché scappa da ridere, un po’ perché è sempre più difficile restare seri in un mondo in cui ormai non ci sono più limiti alla follia umana; tutto è possibile, tutto è permesso, tutto è lecito e tutto è “normale“. Ci stiamo facendo l’abitudine: l’eccezione è diventata la regola. Dopo il voto favorevole al Senato (grazie a Verdini & C.) sulle unioni civili, ora ringalluzziti dal successo, Renzi e le sue ancelle stanno già pensando a nuove grandi riforme. Maria Elena Boschi già promette nuove concessioni alle associazioni gay “Farò la legge sulle adozioni“. La Serracchiani, per non essere da meno, rilancia un’altra riforma per garantire la cittadinanza a favore dei migranti: “Ora ci impegniamo per lo ius soli“.  In futuro non si sa cos’altro potranno partorire le fervide menti di questa sgangherata classe politica. Non resta che confidare nell’aiuto della Divina Provvidenza. Ma anche su quella, con un Papa  cattocomunista che confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, non c’è da fare troppo affidamento. Niente di strano che anche lo Spirito santo si sia iscritto all’Arcigay.

Ma torniamo ai nostri fidanzatini anticonformisti: Nichi è pugliese, mentre il suo amichetto Ed Testa è canadese.  Oggi anche le coppie sono “global“. Così, sulla strada tracciata da Elton John,  hanno deciso di avere un figlio. Avevano già espresso il desiderio anni fa (Vedi “Saldi estivi“). Ma non avendo troppa dimestichezza con il genere femminile, l’accoppiamento lo faranno a distanza; gli spermatozoi li mandano per posta aerea.  E siccome oggi il mercato globale ha abbattuto tutte le barriere e su internet si trova tutto, ecco che si danno da fare per realizzare il loro sogno, avere un bambino. A quanto pare la strada seguita è un po’ tortuosa, ma il risultato è garantito. Hanno prenotato l’ovulo di una donna americana, l’hanno fecondato con gli spermatozoi italo-canadesi di Ed,  hanno preso in affitto l’utero di una donna indonesiana che ha fatto da incubatrice e  dopo i tempi regolamentari, ha partorito in California. Poi il pupo lo registreranno  in Canada, dove riconosceranno a Nichi la paternità.  Ed il gioco è fatto, perfetto esempio di un figlio “global”, fatto un po’ qui, un po’ là. Poi non resta che aspettare fiduciosi perché , come dicevo sopra, la Boschi ha assicurato che questo sarà il prossimo impegno del governo. Chiaro il procedimento? Volete un bambino? Facile, cercate su e-bay, lì si trova tutto, anche in offerta. Magari ci sono i cataloghi dove scegliere ovuli, uteri  e spermatozoi di prima qualità. Vedi “Mi presta l’utero?“.

Resta un dubbio. Nichi non può essere o considerarsi il padre, perché  il padre biologico è il fidanzatino Ed. Ma allora se Nichi non è né padre, ed ancor meno è la madre, con  quel bambino non ha nessun rapporto o legame di sangue. Quindi quei titoli di stampa che annunciano che Vendola è diventato padre sono falsi, sotto tutti i profili. Incredibilmente, però, lo fa anche il Giornale che, nonostante sia schierato contro le unioni civili e le adozioni gay, titola “Vendola diventa papà“, e nel sottotitolo insiste “Il figlio avuto da Vendola con l’utero in affitto…”. Anche il Giornale, senza rendersene conto, ha finito per omologarsi al pensiero unico politicamente corretto. Su gay, rom, migranti, coppie omosessuali, ed argomenti correlati, già da tempo usano lo stesso linguaggio e la stessa terminologia della sinistra, di Boldrini, Kyenge, Concia, Scalfarotto, l’Arcigay e Luxuria.

Solo pochi anni fa, in un’Italia non ancora rimbambita dalla propaganda gay e dalle teorie gender, nessuno si sarebbe sognato di fare un titolo simile. Vendola non è padre e non ha avuto nessun figlio; il padre biologico è Testa. Vendola, al massimo, e solo come segno di rispetto all’amico del padre, può essere chiamato “zio Nichi”.

P.S.

Giusto per la cronaca sarà bene sapere che  soddisfare l’istinto materno dei nostri fidanzatini è costato una cifra che oscilla tra 135.000 e 170.000 euro: “Quanto ha pagato il figlio Tobia“. Anche Libero casca nell’errore di parlare di “figlio” di Vendola. A dimostrazione di quanto dicevo; ovvero che ormai tutti si adeguano al lessico dell’Arcigay. Ora finalmente il nostro “Zio Nichi” potrà dedicarsi completamente ad accudire il pargoletto del suo amico, visto che da poco tempo, come ex deputato ed ex presidente della regione Puglia, è a tutti gli effetti un Baby pensionato, a soli 57 anni e con ricco vitalizio di 5.600 euro al mese (Vedi “Nichi, il baby pensionato; alla faccia vostra“).

Piccola osservazione per quelli che credono davvero che quando questa gente si batte per le unioni omosessuali e per i diritti delle coppie gay, (compresa l’adozione o l’utero in affitto, perché tanto, prima o poi, ci si arriva) stia lottando per il diritto della gente comune. Sì, se per gente comune si intende chi può spendere 150.000 euro per affittare un utero. Ma del resto oggi chi è che non ha 150.000 euro a disposizione per togliersi qualche sfizio? Oppure, come faceva Elton John nel 2011, far arrivare dall’America ogni giorno il latte della mamma biologica per il bimbo (Elton John, il latte materno via Fedex: spedizioni quotidiane per allattare il piccolo Zachary). Ma per un figlio si fa questo ed altro. Già, basta avere i soldi per farlo.

Mi presta l'utero?

Potrebbe sembrare una domanda impertinente. Ma non lo è. Anzi, viste le ultime notizie in fatto di procreazione, sarebbe del tutto normale. Negli ultimi tempi, diversi casi di bambini nati non proprio secondo il metodo classico, hanno trovato ampio rilievo sulla stampa. L’anno scorso fece scalpore la notizia che una celebre interprete della serie “Sex and the city”, Sarah Jessica Parker, avrebbe avuto due gemelle tramite un utero in affitto.

In verità non era poi una notizia così sconvolgente. Ci sono già stati casi simili. Qualche tempo fa una donna mise a disposizione il proprio utero, al posto della figlia che non poteva avere gravidanze. Così, nato il bebé, lei sarà contemporaneamente mamma e nonna. Un bel progresso, no? Sui bus di Londra, alcuni mesi fa, comparve un annuncio in cui una donna offriva in affitto l’utero…al miglior offerente.

Allora di che ci meravigliamo? Così, supponiamo che siate un maschietto e che abbiate voglia di avere un erede, ma non volete legami affettivi o non avete una compagna stabile con cui farlo nel modo classico. No problem. Intanto procuratevi un ovulo da fecondare. Ormai si trovano facilmente anche quelli. Ma non fidatevi degli ovuli in offerta speciale che trovate magari al Discount. No, fate un salto nella vecchia fattoria, hia hia oh, e prendete degli ovuli freschi di giornata fatti personalmente dalla contadinella giovane e bella. Dopo non vi resta che trovare l’incubatrice…pardon, l’utero. Magari siete in giro per negozi, al cinema, a teatro, ai grandi magazzini, vedete una bella e avvenente donna. La fermate e le ponete la fatidica domanda: “Scusi, mi presta l’utero per nove mesi?”. Come suol dirsi, la domanda è lecita…No?

Beh, almeno finché questo nuovo sistema non sarà accettato definitivamente e diventerà un servizio gratuito offerto dalla ASL. Allora sarà tutto più facile e potrete avere il vostro utero garantito, col bollino blu, in affitto, in prestito o in comodato d’uso. Andate alla ASL, ci saranno degli elenchi affissi: “Uteri convenzionati“. Scegliete il vostro utero ed il gioco è fatto. La cosa assurda di questa notizia è che sembra “normale“…

Ed ecco l’ultimissima, fresca di giornata: “Bebè a coppia gay; affittato l’utero negli USA“.  I due gay “vivono in provincia di Livorno, ma sono dovuti andare a Barcellona per sposarsi. E fino in California per avere un bimbo, David, come il medico che l’ha fatto nascere. Il piccolo, nato il 10 agosto scorso, è stato 9 mesi nel grembo di una trentenne messicana che vive a San Diego.”. Olè, il gioco è fatto. Facile no? Ora, però, potrebbe esserci qualche problemino che rigarda il corretto sviluppo del piccolo ed il superamento del famoso “Complesso di Edipo“.

Durante il periodo della sessualità adolescenziale il bambino manifesta un innamoramento per la figura del genitore del sesso opposto. Solo il superamento del complesso di Edipo permette di vivere in età adulta una sessualità equilibrata.” (Sigmund Freud) In pratica, detto in due parole, si tratterebbe di una pulsione inconscia del bambino che sogna di ammazzare il padre, visto come rivale, e far l’amore con la madre. Talmente conosciuto e talmente sfruttato dalla letteratura e dal cinema che evito di dilungarmi su ulteriori spiegazioni.

Ora proviamo ad immaginare cosa succede ad un bambino adottato da una coppia gay o lesbo. Come vivrà e risolverà il suo complesso di Edipo? Come farà ad individuare il “padre” da ammazzare fra due donne? E come farà ad identificare la madre fra due maschioni, magari con barba e baffi, e senza seno da poppare? Eh sì, perchè il seno materno è un elemento essenziale nello sviluppo del citato complesso edipico. Ma se questo seno non c’è…chi è la madre? Boh…!? Eh sì, se vivesse ancora, il vecchio Freud si troverebbe in grande imbarazzo a risolvere questo quesito, col rischio di dover rivedere tutta la sua teoria.

Ma il tempo passa, l’umanità si evolve ed anche i bambini non nascono più sotto i cavoli o portati dalle cicogne. 

Una volta i bambini si facevano col metodo classico, che non stiamo ad illustrare perché si suppone che tutti lo conoscano.. Non sempre il risultato era garantito, ma il sistema ha funzionato egregiamente per millenni e, per giudizio unanime, non solo funziona, ma è anche piuttosto piacevole. E’ uno dei pochi esempi pratici del famoso detto “unire l’utile al dilettevole“.

Poi arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire a Dolce e Gabbana il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo.

Le menti più brillanti della scienza mondiale si mobilitarono ed il risultato fu assicurato. E così oggi, grazie al progresso scientifico, ci sono nuovi metodi alternativi che, superato il vecchio e caro sistema scopatorio, ottengono lo stesso risultato, senza eccessivi sprechi di energie preziose e, soprattutto, garantiscono a tutti il diritto di avere un figlio. Un bel successo, no? E così, in un tripudio di ovuli, fecondazione assistita, non assistita, eterologa, non eterologa, embrioni, spermatozoi DOC di prima e di seconda scelta, uteri in affitto, o ceduti gratuitamente in comodato d’uso, avere un bambino non è più un problema. Tutti, ma proprio tutti, anche coloro che naturalmente non riuscirebbero nell’impresa, potranno avere il loro bel bambino e, date tempo al tempo, potranno scegliere anche le caratteristiche psicosomatiche.

Prevedo già che sulle pagine dei quotidiani, nella rubrica “AAA Cercasi/Offresi…” presto compariranno annunci di questo tipo.

– Affittasi utero signorile, zona centrale. Ampio, riservato. Prezzo da concordare.

Elegante utero, ristrutturato, zona turistica, a veri intenditori vendesi. Anche co-proprietà.

– Causa trasferimento, cedo ovulo già fecondato. No perditempo.

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